Ci sono giorni che ho paura di scrivere. Guardo il mondo con occhi spenti e non ho voglia di raccontare niente. Come mangiare: ci sono giorni che non ho nessuna voglia di nutrire il mio piccolo corpicino dispettoso, che sta lì da anni, che non si può buttare come un vestito vecchio per sostituirlo con uno nuovo, in linea con il tuo gusto del momento.
Facevo una riflessione sulla vecchiaia: ho una paura folle di invecchiare. Deve essere un momento a suo modo molto bello, la vecchiaia, ma è solo un punto di arrivo. Quello che c'è in mezzo mi spaventa. Tutti i giorni che devi vivere, tutte le rughe che devi veder spuntare, appena accennate che poi diventano sempre più profonde. Ieri guardavo La Meglio Gioventù, su RaiTre. In una scena, Capodanno 80 e qualcosa, tutta la famiglia riunita intorno a un tavolo giocava a carte. Facevano un po' i buffoni per far divertire i bambini. Anche i miei zii lo facevano per me e i miei cugini. Carta da parti ai muri, telefoni senza la tastiera, ma con quella specie di ghiera che facevi girare, pesanti come macigni. Nel film qualcuno ha sollevato il ricevitore e m'è sembrato di sentirlo, quel peso. Mi sono chiesta chissà se era pesante davvero, o ero io bambina che lo sentivo pesante. Adesso i bambini di quel film sono come me: telefonino, vita strascinata fra un co.co.pro e l'altro, cameretta in affitto 30 anni. Hanno alle spalle l'adolescenza negli anni Novanta, la caduta del muro di Berlino, il grunge e la morte di Kurt Cobain. Hanno dato il primo bacio con One degli U2. Hanno imparato a guidare il motorino su un Ciao, si ricordano il Commodore 64. E sono arrivati fin qui. Come me. Il punto non è dove siamo arrivati, ma come ci siamo arrivati. Nel film si passa dal '68 al '77, poi agli anni '80. Cambiano le mode, ingrigiscono i capelli, si curvano le schiene. I neonati diventano bambini, poi ragazzi, poi adulti. Infine vecchi. Nei film il tempo lo tocchi, lo senti scorrere. Io invece no, non lo sento. Finchè un giorno, guardando un film e la carta da parati negli '80 mi rendo conto che io c'ero allora, avevo più o meno l'età della figlia di Giulia (la brigatista), ero vestita in quel modo e facevo le stesse cose. E adesso sono qui. Se mi fermo a pensare, se conto i ricordi, sommo gli attimi, mi accorgo che il tempo è passato. Ma non l'ho sentito scorrere. Mi sembra di essere sempre stata qui ed ora, così.
Magari a 60 anni guarderò un altro film, mi riconoscerò in qualcuno, mi fermerò a guardare la mia immagine nello specchio, accorgendomi che non sono sempre stata così, c'è un'infinita somma di attimi che mi separa da com'ero quando sono venuta al mondo. Una somma di attimi che non ho sentito scorrere, non ho percepito quando c'erano, di cui mi accorgo solo dopo, quando mi fermo a contarli. Forse è questo che davvero mi spaventa, quando penso al tempo che passa.







