Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio, e le partite di calcio come se fossero guerre
W. Churchill
Vorrei, avrei voluto, scrivere qualcosa sui mondiali. Inneggiare alla vittoria con l'entusiasmo del primo giorno, ma non ho avuto tempo. E ora non ne ho più voglia. Portata a casa la coppa del mondo, gli azzurri sono stati festeggiati come gli spartani di ritorno dalla guerra, sono sicura che agli alpini che tornavano dal fronte non era destinata un'accoglienza così trionfale. In fondo gli alpini non avevano mica vinto niente, erano sporchi, stanchi e mezzi devastati dal trauma di veder morire la gente. Non è che fossero proprio l'archetipo dell'eroe, suppongo. Comunque da quando i nostri Achillini azzurri sono tornati a casa le loro facce sono dappertutto. Pubblicità del salame, della nutella, ringraziamenti da case automobilistiche e produttori di pannolini che, è deciso, da questo momento in poi saranno azzurri con un loghino della coppa del mondo sul fianco. Che chi nasce nel 2006 non abbia mai a dimenticare che l'Italia è diventata campione del mondo. Cannavaro e Buffon sono dappertutto, e ridono sempre, da far venire i nervi a fior di pelle. Santificateli, fate quello che volete, ma per favore, basta mostrarci le loro facce.
Per non parlare del caso Zidane-Materazzi: uno insulta, l'altro incorna. Va bene, s'è detto così tanto sulla faccenda che mi viene la nausea al solo tentativo di formulare un'opinione. Comunque, per amor di par condicio, ci provo: chi picchia è un violento, chi provoca un provocatore (to', ma va?!). Nè i provocatori nè i picchiatori meritano lodi ed encomi. Quindi, se uno s'è preso un opportuno cartellino rosso, non vedo perchè l'altro debba essere trattato come un martire. Ho sentito ogni sorta di stupidaggine sul caso, persino che siccome i giocatori di calcio in campo sono adusi a provocare ed essere provocati, uno deve sopportare di sentirsi dire ogni sorta di vituperio senza battere ciglio. Vabbè, certo non si chiede che Materazzi sappia che in genere gli islamici prendono piuttosto sul serio le offese indirizzate alle madri, ma almeno che si aspetti che non tutti abbiano reazioni composte. Come dire che tu vai da uno, gli dici che sua madre pratica il mestiere più antico del mondo, e poi ci resti male se quello s'impermalosice e ti tira una sberla. Poi noi siamo pacifisti e odiamo le sberle, però non andiamo nemmeno a fare ipotesi sulla moralità delle madri degli altri, in campo e fuori. Poi ora c'è la guerra dei parenti: famiglia Zidane e famiglia Materazzi, tipo Montecchi e Capuleti, hanno sguinzagliato i parenti, prossimi e non, in giro per radio, tv, siti e altri organi d'informazione per commentare l'accaduto. E dai commenti siamo passati agli insulti e alle minacce di morte. Si invoca persino la castrazione. Qualcuno s'è lamentato che i francesi non sono stati opportunamente severi con il loro eroe calcistico nazionale. Vero, avrebbero dovuto appenderlo sulla pubblica piazza. Anzi no, pardon, ghigliottinarlo seduta stante ed esporne la testa su una lancia, come fecero con Robespierre. Suvvia, se proprio vogliamo creare un incidente diplomatico con la Francia, cerchiamo almeno una ragione migliore. Aad esempio che hanno tradotto in francese i menù del McDonald.