10 agosto 2007
E così anche per un precario arriva il tanto agognato ultimo giorno di lavoro. E però, a differenza degli altri, dei lavoratori che hanno meritato il riposo, il precario non va in vacanza a cuor leggero, no, si sente quasi in colpa, come il soldato che depone le armi e si fa una pennichella quando dovrebbe stare di guardia. Perché per il precario le ferie sono una gentile concessione, testimonianza della magnanimità del capo. Così prima di andare tocca genuflettersi e ringraziare.
E con questa amara considerazione, vi saluto.
Buone vacanze e ci si vede a settembre con nuove esilaranti avventure da Precariolandia.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:24:00 PM | Permalink | 6 comments
07 agosto 2007
Ecco, uno fa rassegna stampa a caccia di notizie sul gpl e che cosa trova, tra uno sbadiglio e una sigaretta? Lui, tale Alessandro Ramazza, presidente di Obiettivo Lavoro che, a pag. 8 di Italia Oggi del 7 agosto 2007, tesse le lodi della Legge 30 e si congratula con il governo di centrosinistra per essere stato tanto lungimirante da riconoscerne l'utilità e, quindi, averla lasciata così com'è. Il Ramazza sostiene che sulla Legge Biagi c'è solo un dibattito ideologico fomentato dalla sinistra radicale e dai sindacati (cattivi!). Ma i dati Istat parlano chiaro: la Legge Biagi ha salvato il paese dalla disoccupazione. Fatti, numeri, non pugnette.
E del tetto di 36 mesi cosa pensa, il Sig. Ramazza nella sua infinita saggezza?
Che sia un colpo di genio che non fa che migliorare la Legge 30: perché l'azienda ha interesse a creare un rapporto stabile e quindi sarà suo interesse, allo scadere di questi 36 mesi, assumere il buon dipendente.
Non contento di aver già fatto abbondantemente la figura dell'allocco, il Ramazza aggiunge che a rendere ancora migliore la trovata dei 36 mesi è la postilla che consente all'azienda di prorogare il contratto a termine, a patto però che si vada tutti a fare un giretto davanti al giudice del lavoro con un assistente sindacale.
Data la competenza del Ramazza, il giornalista approfitta per chiedergli cosa ritiene sia necessario per il mercato del lavoro italiano. Beh, risponde lui probabilmente fregandosi le mani, siccome c'è bisogno di forza lavoro bisogna incentivare la natalità (!), la formazione e la mobilità dei lavoratori su e giù per la penisola. E poi non bisogna trascurare gli over 50, anche loro hanno molto da offrire. Già, come in Fantozzi va in pensione: li piazziamo nello scantinato e ci facciamo pagare per farli lavorare, in fondo li aiutiamo a non sentirsi inutili, no?
Adesso su, da bravi, fate un applauso al Sig. Ramazza, ma soprattutto al giornalista di Italia Oggi. Fateglielo perché a noi piace la gente che ha coraggio; ed è indubbio che ce ne voglia tanto per pubblicare una roba del genere quando forse metà della redazione è co.pro e per arrivare a fine mese chiede l'elemosina a papà.

 
co.co.prodotto da Atipica at 5:13:00 PM | Permalink | 15 comments
Si fa fatica a tener svegli i neuroni. Avevo proposto di dare una svolta al nostro destino di impiegati annoiati e accaldati organizzando tornei di tressette e corsi di uncinetto, ma l'idea è stata bocciata: hanno preferito parlare di politica. E ora, siccome non ho nulla di meglio da fare, vi enuncio le magnifiche sorti e progressive del nostro paese secondo La Spia.
La sua complessa costruzione teorica, che poi è farina del sacco di Ursus, muove le mosse da tre postulati:
1) I politici sono tutti ladri;
2) Ormai stiamo tutti di merda;
3) Gli extracomunitari stanno meglio di noi.
La conclusione che La Spia trae da queste premesse è che fra meno di vent'anni andremo in banca per chiedere un prestito e a negarcelo ridacchiando sarà proprio uno di quegli omaccioni di colore che oggi vendono borse sulle nostre spiagge. O finiremo in ospedale e, in sala operatoria, armato di bisturi e pronto ad asportarci una preziosa appendicite occidentale, troveremo un cinese.
E fin qui, direi che c'è poco da essere catastrofici: si chiama società multirazziale. E sorge un problema solo se il direttore di banca non ti concede il prestito o se il medico usa il bisturi come una zappa. Per il resto direi che colore della pelle e forma degli occhi sono dettagli irrilevanti. E invece no: secondo La Spia a questo punto il futuro comincia a tingersi di nero. Perché si sa che quelli (da pronunciare arricciando il naso con aria di disprezzo), i nuovi ricchi, figliano e si riproducono come scarafaggi, mentre noi siamo sempre più tirchi di prole. Di conseguenza l'italico stivale si riempirà di bambini di colore ("la scalata comincerà dagli asili, poi le scuole elementari, poi le superiori. E quando saranno pure laureati, allora sì che succederà un casino"), pupini cinesi, lattanti pakistani che molesteranno i nostri figli, gli tireranno i capelli e le palline di carta al grido di "Allah è grande!" e infine li costringeranno a farsi musulmani. Forse li stermineranno. Quando saranno grandi, poi, si metteranno di picca a costruire moschee dalle Alpi al Manzanarre, abbattendo contestualmente le nostre chiese e sradicando i crocifissi dalle scuole. I pochi italioti sopravvissuti alle pulizie etniche saranno costretti a scegliere fra abbracciare il culto di Allah o essere impiccati sulla pubblica piazza. Noi donne ci rimetteremo il velo e saremo lapidate alla minima infedeltà. Infine, Bin Laden in persona pianterà la bandiera saudita sul Campidoglio, proclamerà l'Italia un paese islamico e buonanotte ai suonatori. Conclusione: altro che accoglierli a braccia aperte e concedere permessi di soggiorno, bisognerebbe cacciarli a pedate.
E così, mentre La Spia spreca tempo ed energie in fosche previsioni e guarda in cagnesco il povero pakistano sotto casa, a sua figlia hanno sfilato dal taschino diritti conquistati con cent'anni e più di lotte sindacali. E se le dici che pure a noi indigeni piace riprodurci e fare i figli, ma il motivo per cui non li facciamo è che non abbiamo i soldi per camparli perché c'è gente come SS (che non viene dal Pakistan) che ci sfrutta legalmente, lei storce il naso e borbotta: "Voi comunisti, sempre a prendervela col povero Biagi".
Ora io dico, non sarebbe stato meglio passare il pomeriggio a giocare a fare l'uncinetto? Magari quando torneremo a fare gli angeli del focolare seppellite in un burka potrebbe tornarci utile.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:39:00 PM | Permalink | 4 comments
06 agosto 2007
Io vorrei scrivere un bel post. Davvero vorrei. Ma prima dovrei raccogliere i pezzi del mio cervello mandati in frantumi da due settimane di inserimento dati. 5000 articoli da inserire in database. Prendi l'articolo, copia il titolo, il sottotitolo, l'occhiello, l'editore del giornale, l'autore del pezzo, il numero di telefono, fax, email, conto corrente, codice fiscale, numero di scarpe e di figli a carico. Chiudi l'articolo. Poi ne apri un altro, copi, chiudi. Apri, copi, chiudi. E così all'infinito mentre passano i secondi, i minuti, le ore. Mentre passa il mese di agosto.
Poi un venerdì prendo il treno per tornare a casa. E' in ritardo, non funziona l'aria condizionata e quando, dopo sei ore di viaggio, sbarco nel paesino di mare dove in questo momento soggiornano i miei genitori, vengo catapultata in una realtà parallela fatta di feste sulla spiaggia, stabilimenti aperti la sera che non ti fanno chiudere occhio, fanciulle abbronzate a caccia di amori estivi, bambini che dormono placidi nelle carrozzine mentre i genitori si riposano da un anno di duro lavoro leggendo Federico Moccia sotto l'ombrellone. Segno che sono in vacanza anche i neuroni. Così scopro che è estate, la gente è in ferie e persino mia zia, un'attempata e logorroica signora prossima a 70, si lascia coinvolgere in una storia d'amore con l'ottantenne vedovo vicino di ombrellone. Sotto lo sguardo attonito dei figli di lui che non si capacitano di come al padre abbia dato di volta il cervello per una tizia così antipatica. Non mi capacito nemmeno io, ma spero che duri perché apprezzo gli effetti collaterali: siccome parla tutto il santo giorno con lui, non vengo ammorbata io. Mors tua, vita mea.
Sabato sera sono stata trascinata a forza alla cena per il diciottesimo compleanno del Romeo della terza età. Un evento mondano di prim'ordine, a giudicare dai SUV parcheggiati fuori. Ho dovuto scegliere se sedere al tavolo con i diciottenni o con i quarantenni. Ho scelto questi ultimi, per non sentirmi troppo vecchia. La cerebrolesa che mi sedeva a fianco, con una vocina acuta e perforante, mi ha domandato: "Di cosa ti occupi?"
"Lavoro in un ufficio stampa"
"Pubbliche relazioni?"
"Una specie"
"O tesoro, che bello!Dev'essere splendido lavorare con persone creative e stimolanti!Un lavoro dinamico, fuori dagli schemi!"
Ho fatto sì con la testa, improvvisando un sorrisetto falso mentre trafficavo con una cozza fermamente decisa a sfuggirmi.
Persone creative e stimolanti. Un lavoro fuori dagli schemi. Certo, come no.


 
co.co.prodotto da Atipica at 4:25:00 PM | Permalink | 2 comments
03 agosto 2007
Mai stata un tipo pieno di certezze. Al liceo non riuscivo a scegliere nemmeno fra il dentifricio alla menta e quello alla fragola. Impalata davanti allo scaffale del negozio, mi allenavo a cogliere il lato positivo della mia incapacità: almeno, mi dicevo, se non so scegliere nemmeno fra due dentifrici identici senza entrare nel vortice dei dubbi esistenziali, non sarò mai capace di sparare a un uomo. Ora, visto che si sceglie il dentifricio più o meno una volta al mese, mentre ci si trova assai di rado nell'incresciosa situazione di freddare uno con un colpo di pistola, questa non è che l'ennesima conferma del fatto che sono una pazza furiosa.
Con il passare degli anni non è cambiato nulla, anzi, la mia quota-certezze ha raggiunto forse i minimi storici: col dentifricio ho acquisito una certa scioltezza, in effetti, ma il resto dell'esistenza resta avvolto nella nebbia.
Di una cosa, però, sono assolutamente certa: se domani potessi scappare dal CSM, e non tornarci mai più, lo farei. E lo stesso vale per i miei colleghi, nonostante la loro vistosa idiozia.
Eccetto lei, il Cane Bastonato.
Il Cane Bastonato ha 29 anni e ne dimostra 59, il viso divorato dall'acne e lo sguardo da sotto in su come un cane che aspetti una carezza. Il Cane Bastonato non parla, si lamenta, sospira, geme anche quando ti chiede se vuoi un caffè. Cammina in punta di piedi per paura di disturbare, oppure li trascina per la fatica di vivere. Appena vede un sopracciglio aggrottato attacca la litania del "ti ho fatto qualcosaaaaa?" e, per quanto ti sforzi di rassicurarla che no, non ti ha fatto niente, hai solo la luna di traverso, lei prende a scusarsi e riscusarsi se ha fatto/detto/pensato qualcosa che ti ha offeso. Lei non vuole offendere nessuno, non se lo perdonerebbe mai. Evidentemente si è perdonata di aver riferito alla Kapò pettegolezzi, maldicenze e semplici opinioni su di lei che sono costati un brutto quarto d'ora al denunciato. Tant'è che dopo sei mesi di permanenza qui tutti, e dico tutti, avevano il terrore di parlarle ben consapevoli che, per ottenere una carezza dalla Kapò, sarebbe capace di fare a pezzi la madre e gettarla in una discarica. Poi, finalmente, è stata spedita in un'altra azienda di SS.
Da quando è stata trasferita passa a salutarci prima di ogni festa comandata che dio manda in terra. Non ne salta una, mai. E così stamattina si è palesata, trascinando i piedi come al solito, ci ha guardato commossa come se fosse appena tornata dal fronte e ha esclamato: "Come mi piacerebbe tornare da voi, qui sì che si sta bene: c'è un bel clima, ci si vuole bene e siete tutti tanto simpatici. Non vedo proprio l'ora di tornare, mi raccomando: non dimenticatemi".
Dato che non riesco proprio a immaginare un ufficio in cui si sta peggio di questo (SS nelle altre aziende di sua proprietà non mette mai piede), in cui c'è un clima peggiore, in cui ci si detesta in modo così diretto e teatrale, a questa affermazione ho avuto un travaso di bile. Perché è come se uno condannato a ricevere dieci frustate dicesse a quello legato alla ruota, in attesa che il boia gli frantumi le ossa a martellate: "Beato te che almeno stai sdraiato".
E no, quando è troppo è troppo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:21:00 PM | Permalink | 2 comments
02 agosto 2007
Sono due giorni che succede di continuo. Il copione è sempre lo stesso: i colleghi, meno prossimi ma comunque memori dell'infausta scadenza del mio contratto (il 31 luglio), infilano nel mio ufficio il loro musetto topesco e, dopo le domande di rito in questo periodo (Quando vai in ferie? Dove? Con chi? Perchè?), sparano: "La storia del contratto com'è finita?".
Col sorriso più smagliante che ho, rispondo: "Me lo hanno rinnovato fino al 31 dicembre, grazie".
E loro, un po' delusi perché li ho privati di un sì succulento argomento con cui arricchire queste piatte giornate d'estate, mi danno una pacca sulla spalla ed esclamano: "Meno male! Sei fortunata tu, ma si vede, d'altronde, che piaci al capo!".
Sono fortunata.
Piaccio al capo.
850 euro il mese, co.co.pro da due anni, l'ultimo rinnovo è stato quella macchietta che è stato e sfruttamento a go go.
E se non gli piacevo, al capo, che faceva, mi gettava in pasto ai maiali?
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:47:00 PM | Permalink | 25 comments
01 agosto 2007
Ebbene sì, habemus limitem.
I contratti a termine, tutti i contratti a termine, incluso il co.co.pro, non possono superare il tetto di 36 mesi.
Applauso.
Immaginiamo una coppia di fidanzati: lei si vuole sposare, lui tergiversa. Si arrampica sugli specchi (cara, non ho un lavoro sicuro, ti amo tanto lo sai, ma quando sarà voglio essere in grado di essere un buon padre e non mi sento pronto e bla bla bla). Quand'ecco che Sir Romano Prodi - che, come ha ripetuto in campagna elettorale fino a farci venire la nausea, lavora per i ziovani e la famiglia - vara una legge secondo cui, dopo 36 mesi, il fidanzatino è costretto a prendere una posizione chiara: impalmare l'amata o mollarla del tutto. Nessun compromesso: matrimonio o morte. E non provate a fare i furbetti all'italiana: Sir Romano ha detto che manda gli ispettori a controllare.
Ora vi domando: quanti sono secondo voi quelli che, pur a malincuore, impalmano la sospirosa fidanzata? Io dico pochi. Ma io, si sa, sono una pessimista cronica e il mio demone, poveretto, guarda il mondo con gli occhiali scuri.
Vabbè, mentre voi ci pensate su, io vado a flagellarmi per aver contribuito col mio voto a spedirli là. Se sopravvivo alla delusione, rispolvero piattino e chitarra e caso mai ci si vede in Piazza Maggiore quando avrete superato i 36 mesi anche voi.
Chi di sinistra ferisce, di sinistra perisce.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:40:00 AM | Permalink | 10 comments
Online Dating

Mingle2 - Online Dating