L'alberino è opera della PsycoCentralinista. Bofonchiando "Ovmai è avvivato Natale, ci vuole l'albevo. Cevto, l'albevo è quello che ci vuole. Pvendo l'albevo, si, pvopvio l'albero" e dondolando come suo solito, l'ha riesumato dalla sua tomba di cartone e l'ha piazzato nell'ingresso senza manco spolverarlo.
Quando l'ho visto stamattina, m'è venuto un colpo. E in testa ho sentito quella canzoncina irritante della tivvù che fa "E' Natale, è Natale si può amare di piuuuuuuuuuuuuuuuù" e, anche se non c'entra niente, ho immaginato quell'odiosa bambina riccia del mulino bianco col cappello da Babbo Natale. Poi sono passata a immaginare gli agghiaccianti pranzi di Natale a cui ci costringe ogni anno SS. In genere il 22 o il 23 dicembre ci ritroviamo tutti intorno a una tavolo, imbandito come se fosse l'ultimo pranzo prima di andare in guerra, e tutti che sorridono e si ingozzano come tacchini. Tutti che si fanno gli auguri, i più arditi tirano fuori pacchettini per i colleghi. Che odiano, beninteso. Che per tutto il resto dell'anno, quando amare ed essere gentili non è un obbligo ma una scelta, maltrattano senza pietà. E più ti vedono arrivare in ufficio strisciante e più picchiano con violenza.
Persino i pistolotti antinatalizi come quello che ho appena fatto hanno rotto le balle. Noi cinici davanti al caminetto a rimuginare con le mani in tasca sul consumismo e il significato che non c'è e mumble mumble. Pure i pandori mi hanno scocciato, e quelle canzoncine che inneggiano all'amore e al volemose bene che siamo tutti fratelli. Poi, dopo che se semo voluti bene per due settimane e siamo affogati nei trigliceridi, riprendiamo a scannarci come belve feroci.
Arrivo al punto: cosa c'entra l'amore? perchè scomodiamo una cosa come quella, quando di altro si tratta? che bisogno c'è di smenarcela con la storia che ci dobbiamo volere bene? Scelgo io a chi volere bene e di sicuro non sarà per quindici giorni l'anno in un tripudio di stelline e lucine colorate. Qualche volta, le persone a cui vuoi bene, le odi pure; altre volte si fa fatica, a voler bene, che non è facile e le stelline sono proprio fuori contesto.
E poi che senso ha promettere di essere buoni, se in realtà stiamo solo ripulendo il fucile? Dico non sarebbe più semplice per tutti mettere le carte in tavola? Ci sediamo intorno a un tavolo e ci diciamo "ok, tendenzialmente la nostra natura ci porterebbe a estinguerci a revolverate e non è detto che prima o poi non ci arriveremo", ma, per ora, l'idea è salvare il salvabile, perciò cerchiamo di fare i buoni e metterci d'accordo su due o tre principi di massima. Chi sgarra, finisce in galera dopo opportuno processo. Poi della vostra coscienza fate un po' quel che vi pare, amate chi vi pare e, se non ne avete voglia, non amate proprio nessuno che non è obbligatorio e comunque non ci guadagnate niente. Basta che fate i bravi e lasciate a casa le armi.
Poi se vogliamo mangiare un panettone non ce lo vieta mica nessuno, ma per carità, basta con questa pippa del natale e dell'amore e della famiglia che sorride intorno all'albero.
Ieri, dopo aver esposto questa mia teoria, e aver concluso "ma magari sono io che sono un po' inquieta", mi son sentita rispondere: "Tu un po' inquieta?Altro che inquietudine, direi che c'hai uno tsunami in testa". Eppure mi sembrava così lineare...







