28 giugno 2006
Il mio gatto si chiamava Onion, aveva il pelo rosso chiaro e la pancina bianca. E questo non è il suo necrologio. Perchè è mia profonda convinzione che sia ancora viva, acquattata dentro una cesta calda d'inverno e fresca d'estate, con un bel collarino antipulci nuovo di zecca, un ciotolino sempre pieno di scatolette, grassa e felice. Onion è stata con me un anno e mezzo esatto. Arrivò il 14 giugno del 2004, con il fratellino miagolante che poi è andato alla segretaria della redazione in cui lavoravo allora. Il fratellino correva per casa, lei aveva una gran paura, non voleva uscire dalla gabbietta, continuava a stare rintanata sul fondo. Poi siamo riusciti a tirarla fuori e subito ha cominciato a fare le fusa. Onion era una gatta zoccola. Si accovacciava sulla pancia di chiunque entrasse in casa, visi noti e perfetti sconosciuti e cominciava a fare le fusa. Non voleva stare sola, ronzava sempre intorno a qualcuno, dormiva con me, d'inverno acciambellata sulla pancia, d'estate fra i piedi, col rischio di prendersi qualche calcione. Le mie coinquiline di allora le davano da mangiare, la coccolavano, e per i primi tempi ha avuto tutti giorni una nuova porzione di erba-gatto, comprata a cinquanta centesimi dal fioraio sotto la mia ex-casa. Poi l'erba gatto è passata a un euro e Onion ne ha dovuto fare a meno.
Una bella mattina di dicembre Onion è uscita per fare un giretto e non è più tornata.
Io non sono una che sparerebbe a un uomo ma non torcerebbe un pelo a un animale. Mi piacciono gli animali (eccetto gli insetti dei quali caldeggio lo sterminio sistematico nonostante gli squilibri che ciò provocherebbe al nostro già squilibrato ecosistema) e soprattutto non vedo perchè far loro del male se non tentano di farne a me. Però gli animali sono animali e i cristiani sono cristiani, e anche se ciò non vuol dire che siano migliori, insomma, c'è differenza. Però a Onion volevo bene, senza saperlo. A volte, quando ero a pezzi, le fusa della mia gatta erano risolutive, mi riconciliavano col mondo. Eravamo due esseri indipendenti, che si cercavano il giusto e non si rompevano le scatole. Ma lei era la mia gatta e io la sua padrona. Un doppio legame. Quando se n'è andata, mi sono sentita sola. Non tanto, non da piangere, una piccola solitudine, di cui ci si vergogna persino un po', che punge sotto la pelle. Non è morta, sono sicura, ha solo scelto un altro padrone. Ma io, chissà perchè, non riesco a scegliere un altro gatto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:28:00 PM | Permalink | 0 comments
27 giugno 2006
Un lavoro interessante il mio. Copio nomi, cognomi e numeri di telefono da un file excel a filemaker. Quando sono fortunata, posso aggiornare il campo "contatti". 27/06/2006 BC - chiamata segreteria per spedire invito. Il file excel è fitto fitto fitto, il filemaker è colorato colorato colorato e la mia responsabile aggiunge un campo il giorno, quindi un altro colore. Perchè così è più ordinato e possiamo tenere traccia di questo e quello. Ogni giorno c'è una crocetta da aggiungere nel campo x, ma solo se z ha mandato il fax o in quello y se z ha mandato la mail. Non dimentica mai di aggiornare: se qualcuno sputa nella sua direzione, lei aggiorna il campo sputo. Ma il vero orgasmo arriva quando può fare modifiche alla struttura. Le brillano gli occhi, ansima dall'emozione, poi precipita in una concentrazione che sfiora il coma, maltratta chiunque la disturbi durante la delicata operazione e alla fine, quando trionfante salva le modifiche, ritrova il sorriso e diventa quasi simpatica. Quasi. Non mi meraviglierei se un bel giorno scoppiasse in lacrime, come una frigida che scopre le gioie del sesso e dopo non resiste all'idea di piangere dalla gioia fra le braccia di chi ha compiuto il miracolo, come da copione.
Per fortuna la giornata è finita, che il database sia con voi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:10:00 PM | Permalink | 0 comments
L'Italia ha vinto in tutti i sensi, trullallero trullallà. Dopo una partita giocata riccamente di pupù, il Dio Qulo - o fattore Q, se preferite Galieleo Galilei a Papa Ratzinger - arriva in nostro aiuto e grazie a un bel rigore ce ne andiamo ai quarti di finale, mentre la povera Australia - che, diciamocelo, non meritava la sconfitta - se ne torna in Canguronia. E manco a farlo apposta, lo stesso giorno, il risultato del referendum manda a casa per la seconda volta il Berluscaz, che al contrario dell'Australia, se lo meritava.
Nel giorno della sconfitta però, la CdL non si risparmia l'ennesima figura di cacca. Direttamente dall'Europarlamento il leghista Francesco Speroni ci fa sapere che "Gli italiani fanno schifo e l'Italia fa schifo. Perchè non vuole essere moderna e hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri". Non contento, il nostro Speroni aggiunge: "A questo punto non lo so cosa farà la Lega e non mi auspico niente" (Il Resto del Carlino 27/06/2006, pag. 4). Dimostrando a tutta Italia che quelli del suo partito ce l'avranno anche duro, ma non hanno mai studiato la grammatica. Non so cosa farà la Lega e non auspico niente avrebbe detto uno Speroni un po' più scolarizzato. Ma forse, se Speroni conoscesse la grammatica non sarebbe Speroni, non farebbe parte del partito di Bossi e Calderoli e troverebbe un modo più adatto ad un eurodeputato per esprimere il suo disappunto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:26:00 PM | Permalink | 0 comments
22 giugno 2006
Una mattina ti svegli. Normale, ti svegli, sbadigli, ti alzi e vai al lavoro. Eh, bisogna cominciare a pensare al trasloco. Si, il trasloco. Mumble mumble. Mentre lavoricchi e continui a pensare al trasloco - mumble mumble, che palle! - ricevi una telefonata. Salve, qui Enelgas, lei ha un insoluto di 800 euro, perchè da giugno 2005 non avete pagato nemmeno una bolletta del gas. Mmmm, beh si, può darsi, io ho sempre degli insoluti da qualche parte. Insoluti pecuniari, insoluti emotivi, insoluti sentimentali, insoluti infantili. Nemmeno lo zucchero mi si solve nel caffè come dovrebbe. Sono perfettamente al passo coi tempi, sono insoluta e irrisolta quanto basta per considerarmi a pieno titolo un figlio di questa frenetica società postmoderna. Prima che finissi il pensiero, due neuroni, in un disperato guizzo di vita, sono riusciti a risvegliare una delle mie sinapsi dormienti. Un momento gentile signorina, non ho mai pagato bollette a Enel Gas perchè non ho mai avuto un contratto Enel Gas. In compenso, però, con regolarità asfissiante dissanguo il mio conto corrente per pagare le bollette del gas a Hera. E le garantisco, signorina cara, le bollette di Hera è impossibile dimenticarle, perchè hanno la capacità di precipitarmi da una vita dignitosa a subitanea indigenza. Sono anni che cerco un modo per non pagarle senza incappare nel mefistofelico omino del taglio del gas, ma non l'ho ancora trovato. Anzi non è che magari lei che ci lavora ha qualche consiglio da darmi...
La signorina non ha gradito l'ironia e mi ha ripetuto pronto, pronto, qui Enelgas, lei ha un insoluto di 800 euro perchè da giugno 2005 non paga le bollette del gas...
Signorina, capisco che lei ripeta questo tutto il santo giorno, ma le ho appena detto che non posso avere un debito con EnelGas se il gas me lo fornisce Hera e quindi, purtroppo, lo pago a loro...
Pronto, pronto, qui Enelgas, lei ha un insoluto di 800 euro perchè da giugno 2005 non paga le bollette del gas...
Ok, signorina, capisco, la lobotomia è una brutta esperienza. Ora lei cerchi di riprendersi, magari si riposi, si faccia una vacanza a Malibù, e mi lasci risolvere questa questione con l'ufficio competente. Perchè vede, io il gas non vorrei pagarlo manco una volta, figuriamoci due.
Non esiste nessun ufficio competente, lei deve pagare perchè ha un insoluto di 800 euro perchè da giugno 2005 non paga le bollette.
Beh, signorina, vede che non è difficile? E' riuscita a iniziare la frase in modo diverso. Ora per favore mostri al mondo che anche i centralinisti hanno un'anima, prema il ditino sui tasti di quello strano oggetto che chiamano telefono, componga il numero dell'interno, e mi passi l'ufficio competente. Su, ci provi, dimostri che c'è vita dopo la lobotomia, non mi tolga questa speranza.
L'ufficio non esiste le ho detto! Lei deve pagare, e comunque io non glielo posso passare.
Bene, signorina, non si agiti che poi si sente male. L'aiuto a fare ordine: l'ufficio competente non esiste o non me lo può passare?
Silenzio.
Forse la domanda era troppo difficile. E' caduta la linea. I miei neuroni sono tornati a dormire, al grido di We are the Champion.
 
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16 giugno 2006
Non c'è nulla di interessante in ciò che sto per raccontare. Nulla di bello, in nessun senso. C'è rabbia e amarezza. Verso se stessi, verso chi ci fa rimpiangere di avere fiducia nel prossimo, di non essere - o quantomeno cercare di non essere - prevenuti nei confronti degli altri. Molti errori vengono commessi in buona fede. Pochi sono i disonesti lucidamente consapevoli di essere disonesti e di voler continuare a esserlo. Secondo me. Per lo più disonestà, doppiezza, falsità sono atteggiamenti dovuti a situazioni contingenti, convenienze del momento. Talvolta sono le paure a spingere qualcuno a mentire, o almeno a omettere. Insomma, è difficile trovare il disonesto tutto disonesto, il bugiardo sempre bugiardo.
Purtroppo, in questo caso, la questione è assai più triste. Non racconterò tutta la storia, perchè non ho bisogno dell'approvazione di chi legge (c'è qualcuno che legge?) per essereconvinta di ciò che ho detto alla mia coinquilina, e della durezza che ho usato. Non ho bisogno di raccontare di nuovo una storia che è, comunque, una piccola ferita. Non perchè a lei fossi particolarmente affezionata (mai potuta sopportare con quegli atteggiamenti naif e le sue energie positive e negative chimate a giustificare ogni aspetto del reale, dalla guerra in Iraq al prezzo delle fragole), ma perchè aggiunge un pizzico di amarezza alla mia vita. La fiducia che ho avuto in lei è stata ricambiata con un presa in giro. E di fronte alla mia rabbia è stata messa in scena la più geniale recita di una personalità narcisista e affetta da infantilismo patologico che abbia mai visto.
L'amarezza nasce lì: ho poche certezze e davvero poche "fedi". Una di queste recita che non devo essere diffidente di qualcuno prima che lui/lei mi abbia dimostrato di meritare diffidenza. E ogni volta che qualcuno mi porta via un brandello del desiderio di continuare a credere che tutti meritino fiducia e stima fino a prova contraria, mi fa male. Perchè diminuendo la mia fiducia, già seriamente compromessa, nel genere umano, questo qualcuno mi porta via un brandello di ingenuità. E io ci sono attaccata a quel poco di ingenuità che mi resta. Il cinismo ti rende forte, forse, ma tanto solo e un po' più vecchio, consumato.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:44:00 PM | Permalink | 0 comments
15 giugno 2006
Ho deciso di cercare lavoro in un bar. Voglio passare la mia giornata fra caffè e tazzine e panini imbottiti. Voglio vedere la gente fare colazione leggendo il giornale, rilassarsi a pranzo mangiando quello che ho preparato, guardando fuori, parlando al telefono. Stamattina mi sono svegliata in una cameretta che puzza di polvere, la macchinetta del caffè è andata e ho solo potuto bere un avanzo freddo del giorno prima. Il bagno era occupato, la mia coinquilina si è preparata in silenzio la colazione e si è chiusa in camera, per fare colazione davanti alla televisione. Fuori c'era il sole. Ma la giornata non si può iniziare in modo così triste. Sa di abbandono e porta iella. Si, iella:al caffè freddo ingurgitato in una casa fredda aggiungeteci otto ore di lavoro in una gabbia di matti e chissà cos'altro, agitate bene, e al tramonto avrete concentrato di psicosi maniaco-depressiva con tendenze suicide e raptus omicidi. Così ho deciso che volevo una brioche e un caffè del bar. 1,90 per provare a riconciliarsi con la giornata e la vita. Sono stata attratta dentro un cubicolo lungo e stretto come un loculo da una montagna di brioche di tutti i tipi, con crema e cioccolata che sbucavano allegre da ogni dove. Il trionfo delle papille gustative. Ho chiesto un caffè e una brioche. Dentro una signora grassa, bionda come barbie e con un sorriso a mezzaluna mi ha risposto "Pronto bella signorina!" e mi ha allungato un briochione grande come il mondo. "Mangia, mangia che fa bene lo zucchero di prima mattina" mi ha detto la grassa, grossa signora bionda. E' stata come pacca una sulla spalla. Di quelle che ti dà la nonna, una mattina che sei lì e fai colazione mentre lei sfaccenda. E le finestre sono aperte, entra il sole, sei tranquilla, serena. E pensi che quello è il bello della vita.
Così ho deciso che voglio fare la barista. Voglio diventare una grassoccia signora rassicurante che sorride e dice cose come lo zucchero fa bene, bella signorina. A ciascuno le sue ambizioni.
 
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13 giugno 2006
Il giorno dello stipendio è un momento topico. A. appare sulla porta dell'ufficio di bianco vestita, circondata di un'aura mistica e accompagnata da cori di angeli. La mano diafana reca una busta da cui fuoriesce una luce divina che depone con la delicatezza di un angelo sulla scrivania. Con la medesima levità si allontana e scompare nella luce da cui è venuta. Cessano i cori di angeli. La busta è lì, e attende di essere aperta. Un misto di gioia violenta e paura pervadono l'animo. Gioia:finalmente si mangia e si pagano le bollette prima che il temuto omino si presenti alla porta per staccare tutto lo staccabile. Paura: quanto durerà questa volta? La mano tremante si allunga e ghermisce la busta con avidità. Al riparo da occhi indiscreti, simulando nobile noncuranza (i soldi non fanno mica la felicità), comincia ad aprire la busta. I cori di angeli vengono sostituiti da musica trionfale tipo cavalcata delle Valkirie. Ecco il foglio si apre, lentamente. L'occhio corre avido lungo scritte incomprensibili, ritenute, ferie, cazzi e mazzi. E si ferma lì, sulla cifra finale, netta (che a guardare il lordo siamo tutti Berlusconi). Alla cavalcata delle Valkirie si sosituisce prontamente la marcia funebre. La nota smorfia dell'urlo di Munk prende il posto del sorriso speranzoso. No, neanche stavolta si doppierà la metà del mese con i picciuli in tasca.
Chi in ufficio è caro al dio denaro si riconosce subito. Mezz'ora dopo l'apparizione dell'angelo A. si assiste al seguente mutamento: alcuni saltellano, ridacchiano, si profondono in gentilezze verso i tradizionali nemici di carriera, si precipitano a chiedere pomeriggi di permesso per urgentissime visite al negozio di Prada; altri si trascinano curvi, con l'espressione sconsolata, meditando suicidi all'arma bianca, stragi collettive, fughe in India alla ricerca di Sai Baba.
 
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12 giugno 2006
Va bene, stasera Italia-Ghana. Alle 21.00. Il fatto che io scriva di continuo cazzate non mi esime da un po' di sano nazionalismo calcistico. Che di questi tempi è come sparare sulla Croce Rossa, ma vabbè. In questi giorni non faccio altro che leggere inviti a tifare il buon Ghana. Che loro sì fanno calcio sano, non come noi, l'industria dei miliardi e della corruzione e bla-bla-bla. Va bene, anche questo, tutto vero, tutto giusto. Ma quando sei lì, ai mondiali, persino una come me che di calcio ne sa come di cucina thailandese non ci resiste. No, ai mondiali l'Italia è sempre l'Italia, anche se ci è nato Berlusconi, anche se nemmeno l'estate è più quella di una volta e il 12 giugno quasi ci vuole il cappotto. E poi io nel 1982 avevo sei anni, me la volete dare la soddisfazione di vedere l'Italia che ne vince un mondiale, uno solo, finchè sono in età da bisboccia? Così ho una scusa valida per girellare tutta la notte per le vie della città, facendo casino, suonando i campanelli, urlando e bevendo birra come un vandalo che si rispetti. Che ogni tanto ci vuole, un po' di vandalismo catartico, qualcosa da raccontare ai nipoti davanti al camino. Nonna nonna, ma l'Italia li ha mai vinti i mondiali? Si, tesoro, la nonna era giovane, poco più di 30 anni. Prima, durante la partita, un gran silenzio per strada, non c'era nessuno. Poi quel gol, così alla fine che ormai tutti erano convinti che si andasse ai tempi supplementari. E la gente cominciò a urlare, a festeggiare, tutti uscirono in strada, così per fare festa. La nonna viveva a Bologna a quell'epoca (chissà dove sarò tra quarant'anni? un po' di fantasia, insomma!), passò tutta la notte in giro per la città. Era una notte calda, d'estate. Non aveva fatto molto caldo quell'anno, ma quella era una notte bellissima, piena di stelle, con quell'aria tiepida che ti coccola, tipica dell'estate quando ti dà pace e non ti soffoca. E piazza maggiore era piena di gente che festeggiava. La parte sulle birre e la sbronza la ometterò, coi nipoti. Potrei dire che non lo farò, ma poi i quarant'anni che mi seperano da quel momento mi faranno cambiare idea. Come hanno fatto cambiare idea a mia madre, che non mi ha mai raccontato di quelle volte, durante il '68, quando era giovane, bella, suonava la chitarra e cantava i Beatles e i Rolling Stones e credeva nell'amore libero. Capita, quando si diventa mamme.
Ecco, stasera l'Italia gioca la prima partita...
 
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Pare che io non mi lasci vivere. Nel senso che sembro bloccata in una specie di limbo in cui ai desideri non corrispondono le azioni. Vero. Il mio più grande difetto è non far corrispondere le parole ai fatti. Perchè a parole sono un pensatore instancabile, un rivoluzionario coraggioso, una pasionaria arrabbiata, un esploratore infaticabile dell'animo umano, un filosofo in cerca della verità. E nei fatti una pigra ragazza troppo cresciuta che perde tempo a bivaccare sul divano tormentandosi i ricci, evitando di definirsi donna per non essere costretta a fare i conti con la realtà. Cazzo, la realtà, è vero che esiste anche quella!In effetti, pare che sia così. Però il fatto è che bambini si sta bene. Si sta bene quando puoi piangere e correre da mamma, che poi pensa a tutto lei. Si sta bene quando i grandi sgobbano e sudano e tu ti riposi in una cameretta fresca, all'ombra, leggi Tom Sawyer e ascolti le cicale. Si sta bene quando si è troppo piccoli per capire le cose. Ora io è un pezzo che non corro da mamma perchè mi aggiusti il giocattolo rotto. Non l'ho fatto nemmeno da bambina perchè in mia mamma e mio padre vedevo due presenze pericolose. Non so spiegarmi bene: prima me lo aggiustavano il giocattolo, poi mi chiedevano perchè s'era rotto. E io le temevo quelle domande, perchè ci sentivo sempre una nota inquisitoria. Non che a 8 anni sapessi connotare un tono come "inquisitorio", ma ero convinta di avere un grande segreto da nascondere. Temevo di essere stupida. Tutti, maestri, parenti, amici, amici degli amici, sostenevano il contrario, dicevano che ero intelligentissima. Perciò ero convinta che fosse in atto un colossale fraintendimento, che prima o poi sarebbe venuto a galla, come succede nei film. E allora chissà cosa sarebbe successo. Ero convinta che solo l'essere intelligente facesse sì che i miei genitori mi trattassero bene, e temevo un subitaneo ribaltamento della situazione nel caso si fossero accorti della mia vera natura assolutamente cretina. Perciò odiavo quelle domande. Però da bambina potevo stare nella mi cameretta assolata ad ascoltare le cicale. Che non è male. Il fatto è che adesso mi sono stancata: non posso correre da mamma, non posso ascoltare le cicale, perchè sono al lavoro quando cantano, e non mi frega nemmeno più nulla se la gente pensa che sono cretina.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:54:00 PM | Permalink | 0 comments
09 giugno 2006
Piace la Legge Biagi. Questo il titolo di un articolo pubblicato su ItaliaOggi di - ehm!- oggi. Accidenti, ho pensato, com'è che a me risulta che invece mezza Italia sia incazzata come una tigre proprio a causa della Legge Biagi? Dovrei leggere di più i giornali seri come ItaliaOggi, severi, obiettivi, attenti alla politica che conta(i denari), non alle ideologie da quattro soldi. Purtroppo però, da precaria, sono così impegnata a barcamenarmi tra un espediente e l'altro per riuscire a pagare l'affitto che la sera non riesco a leggere nemmeno Topolino. E poi la carta stampata costa e, si sa, uno che deve sopravvivere con 800 euro il mese con il costante rischio di essere lasciato a piedi non può - eh, no - investire tutto il capitale in giornali. Così ho colto al volo l'opportunità offertami dal mio gratificante lavoro precario e ho deciso di offrire a ItaliaOggi l'opportunità di illuminarmi sulla Legge Biagi. Ed ecco, siore e siori, il sottotitolo:
"il 98% dei direttori risorse umane approva. Lavoro flessibile ok: anche se costa".
Ah ecco a chi piace! Ai direttori delle risorse umane!Quegli stessi direttori che durante un colloquio ti sorridono e ti chiedono "Lei ha intenzione di sposarsi e fare figli?". Mica pensar male però, lo chiedono solo per far salotto. Peccato che, dopo aver risposto si, nessuna sia mai stata richiamata. Di certo è un caso, si vede che non erano abbastanza flessibili e dinamiche per il lavoro. Un caso che io, colpevole di reato di sinistraggine agguerrita, interpreto in modo distorto alla luce di una perversa ideologia. Da una lettura attenta dell'articolo emerge che i siori direttori concedono il loro ok alla Legge Biagi, perchè sanno accontentarsi, ma qualche riserva ce l'hanno ancora. Sì perchè, nonostante la situazione sia nettamente migliorata rispetto a quando si pagavano maternità, ferie e malattie senza potersi neppure lamentare ad alta voce senza ritrovarsi i sindacati in casa, il miracolo non c'è stato: la Legge Biagi non ha abolito lo stipendio. I siori diorettori, dopo un'opportuna consultazione hanno deciso di scendere in campo, tra cinque anni, per ottenere la giusta abolizione dell'ignobile balzello.
Proseguendo la lettura nonostante i crampi allo stomaco, si appura che i siori direttori sono convinti che proprio la Legge Biagi abbia offerto a tanti giovani l'opportunità di fare esperienza (di povertà) ed entrare nel mondo del lavoro (strisciando come lombrichi). Ai meno giovani invece ha regalato un'alternativa all'ospizio consentendo il loro reinserimento nel ciclo produttivo. Aggiungerei che ha anche incrementato gli utili delle case farmaceutiche che, negli ultimi anni, hanno registrato un aumento significativo nelle vendite del Prozac e altri antidepressivi.
I siori direttori esprimono poi la grave preoccupazione che questa massa di bolscevichi al governo metta le sue luride manazze sulla Legge, perchè ogni eventuale revisione porterebbe ad un rallentamento (secondo l'86% del campione) o addirittura a una riduzione (71%) delle assunzioni. In questo caso le uniche a guadagnarci saranno ancora una volta le case farmaceutiche, che vedranno ulteriormente lievitare le vendite del Prozac.
Ora, qualcuno mi spiega come si fa a pubblicare una roba così? Ricordo che i contratti "flessibili" - secondo una stima del Sole24Ore, non del Manifesto - costano al datore di lavoro il 35% in meno. E hanno pure il coraggio di lamentarsi? Deduco che il suddetto 35% probabilmente finisce in mazzette ai direttori risorse umane, pagati anche per dichiarare emerite cazzate ai giornali. Colpevoli, senza appello, di pubblicare simili prese per i fondelli.
Un'ultima cosa: sarei curiosa di sapere qual è il contratto del giornalista che ha scritto l'articolo. Sono pronta a scommettere che è un co.co.pro., o magari una stagista a rimborso spese da due anni.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:48:00 PM | Permalink | 0 comments
08 giugno 2006
A: - Scusa M., posso portare una piantina da tenere sulla scrivania?
M: - Ti sembra che io mi possa occupare ora delle tue piantine? Sono domande da fare? Non vedi che sono impegnata a fare un fax?
Totale parole: 24. Cui va aggiunto il tempo di pensare la rispostaccia, darla, modulare la voce perchè abbia un suono sufficientemente sgradevole (però questo le viene con naturalezza) e comporre i muscoli della bocca in un numero imprecisato, ma di certo alto, di movimenti. Tempo ed energie che non servono a rispondere alla domanda, nè a concentrarsi sul gravosissimo impegno di fare un fax.
Risultato: A. se va con la coda fra le gambe, con una voglia matta di gambizzare M. e, soprattutto, senza sapere se può portare una piantina. Così non le resta che interpretare la suddetta risposta come un NO, e rinunciare alla piantina, o porre la domanda una seconda volta, moltiplicando inutilmente parole e rompimento di palle.
Chi ci ha guadagnato?
Stop. Rewind. Play.
A:- Scusa M. posso portare una piantina da tenere sulla scrivania?
M: - Si, puoi...
Totale: 2 parole. 24 meno 2= 22. Quindi: grande guadagno di tempo, energie, simpatia ed efficienza. Perchè prima si risponde prima si ritorna al fax. Risultato: A. è contenta, sa che può portare la sua piantina e non ha alcuna ragione per meditare propositi di vendetta. M. può tornare al fax. Domani in ufficio ci sarà una nuova piantina.
Stop again. Rewind. Play.
A:- Scusa M. posso portare una piantina da tenere sulla scrivania?
M: - No, sarebbe meglio di no.
Totale: 5 parole. 24 meno cinque=19. Il risparmio di tempo, energie, simpatia e attenzione al fax è ancora superiore a quello nel primo caso. A. se ne va magari un po' meno contenta, ma ancora senza alcuna ragione per odiare M., che, anche in questo caso, torna al fax.
Ergo: gentilezza e buona educazione sono sempre un gran vantaggio. Si sprecano meno parole, bene prezioso e purtroppo largamente abusato, non si dissemina il creato di gente che vuole la tua morte, si fornisce al prossimo un buon motivo per essere altrettanto gentile e, soprattutto, si risparmia tempo, tanto tempo, che si può produttivamente impiegare per il fax. Dunque, gentilezza e buona educazione giovano alla Produttività Aziendale, una delle poche divinità ancora di moda dopo la caduta delle certezze e del Muro di Berlino.
Meditate gente, meditate.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:53:00 PM | Permalink | 0 comments
07 giugno 2006
Alle ore 15,00 la mia reponsabile ha dichiarato:
- Irene è uno strumento che in questo momento non si può usare...
Ci sono alcuni individui a cui la differenza fra essere umano e strumento risulta particolarmente incomprensibile. La mia responsabile è fra questi. E d'altronde, come darle torto: è una differenza del tutto irrilevante per il buon funzionamento della catena produttiva. Oltre al fatto che ha chiare radici bolsceviche. Si, perchè tutto questo voler distinguere la centralinista dal telefono, l'impiegato dal computer, l'addetto alle fotocopie dalla fotocopiatrice serve solo a rivendicare diritti. Diritti bolscevichi, ovviamente, diritti di chi non ha voglia di lavorare. Diritti che alla fine danneggiano il povero datore di lavoro che non solo ti dà da lavorare, ma ti deve pure pagare due settimane in cui te ne stai sdraiato in spiaggia a mostrar le chiappe chiare.
Lo strumento invece ha degli indiscutibili vantaggi: ubbidisce, non va mai in bagno a fare la pipì, non si stanca. Al più si rompe, ma in quel caso si fa riparare. E se non si può riparare, si sostituisce e non ci si pensa più.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:03:00 PM | Permalink | 0 comments
In questo ufficio tutto è il contrario di come dovrebbe essere. E come dovrebbe essere? Va bene, di come secondo me dovrebbe essere. Più politicamente corretto così? Primo: quando la mattina arrivi e dici buongiorno, qui rispondono con un grugnito. Fermo restando che l'incazzatura mattutina sia comprensibilissima, perchè se uno entra in ufficio e dice buongiorno abbozzando un sorriso, bisogna ricambiarlo con un grugnito gutturale assai simile ai nomi dei mobili dell'Ikea (Grhul, Kutrun e così via...) condito con sguardi d'odio? Non succede solo a me, caso in cui potrebbe trattarsi di semplice (ma non condivisibile, per ovvie ragioni di prospettiva) antipatia nei confronti della mia persona. È un rito: chiunque entri e dica buongiorno, subisce grugnito e occhiata d'odio mattutina. Tanto per cominciare la giornata con la piena consapevolezza che siamo qui per lavorare, mica per scambiarci reciproche gentilezze, inutili perdite di tempo.
Secondo: qui non si chiede "Vado in sala riunioni, rispondi tu al telefono per favore?". Qui ti si apostrofa "Senti, vedi di rispondere al telefono, che io non posso". Grunt. Grugnito per rafforzare il concetto che quello è un ordine, caso mai non avessi capito. Terzo: esistono i telefoni interni, li hanno inventati tanto tempo fa per rendere più agevoli le comunicazioni tra un ufficio e l'altro. Esistono e noi ce li abbiamo, perchè siamo un'azienda moderna, dinamica e tecnologicamente avanzata. Quindi non è chiaro perchè dobbiamo essere convocati con tono imperioso da un ufficio all'altro. Cose del tipo "Benedettaaaaaaaaaaaaaaaaaa!corriiiiiii, ho bisognoooooooooooooooooo!". Tipo nonno malato di Alzheimer che chiama la badante perchè deve andare in bagno. O l'imperatore che redarguisce lo scudiero perchè il cavallo non è ancora sellato. Questa abitudine all'urlo ferino contraddistingue, in questo microcosmo di follia, il potere. Funziona così: chi ha il potere di chiamarti da una stanza all'altra col tono con cui la matrigna chiamava Cenerentola, chi ti ordina di rispondere al telefono senza aggiungere per favore, è un potente. Fa le veci del capo. Quindi tutti, appena si ritengono i più alti in grado fra i presenti in ufficio, cominciano ad apostrofare il loro prossimo con toni marziali. L'altro giorno ho trovato I. che apostrofava la stampante, intimandole di stampare senza chiederglielo per favore. Poi, visto che quella non se ne curava punto, ha avuto una crisi isterica. Per calmarla l'hanno apostrofata con urlo ferino in quattro, che poi hanno cominciato a litigare su chi aveva il diritto di apostrofarla per primo, diritto che mai e poi mai va calpestato. La calma è tornata quando tutte le disuguaglianze sono state opportunamente ristabilite.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:04:00 AM | Permalink | 0 comments
06 giugno 2006
Devo imparare a guardare le cose in modo positivo. Io penso positivo, diceva Jovanotti. Magari le cose gli vanno bene, perchè pensa positivo. Magari un giorno vado a un suo concerto e mentre lui è lì che si agita con tutti i ricci in subbuglio, salgo sul palco, gli faccio toc toc su una spalla e gli chiedo 'scolta tu, ma com'è che si fa a pensare positivo? Dimmi davvero, perchè qualcosa non mi torna. I ricci ce l'ho pure io, vedi, si agitano come i tuoi volendo. ma il fatto è che proprio non mi riesce, di pensare positivo. Anche se son vivo, come dici tu. O almeno credo di essere vivo, che poi anche quello dipende dai punti di vista. Dimmi, come fai tu? Forse ci riesci perchè a 19 anni hai trovato la festa, o perchè c'hai una donna che somiglia sputata alla tua moto. O magari perchè costruisci ospedali in Africa e mandi fondi a Emergency. Perchè fai qualcosa per chi sta male, insomma. Eh si, deve aiutare a pensare positivo fare qualcosa per chi è laggiù in mezzo alla fame, le mosche e le malattie. Ti guardi nello specchio, ti senti depresso, poi chiami il Liga e quall'altro, fate una colletta e pof, ecco l'ospedale. Atrezzato con sala operatoria e tanti di quegli anestetici che laggiù non sapevano manco esistessero, tutti quegli anestetici. Certo, deve aiutare a digerire la vita, vero? Gli costruisci l'ospedale e non devi manco guardarli in faccia...Fai qualcosa per loro e puoi non guardarli in faccia. Mica sei costretto a sentirti chiedere com'è che tu fai tre pasti al giorno e butti via la roba avariata e la carne non la mangi perchè gli animali non crepano felici, mentre loro non sanno nemmeno che significa, tre pasti al giorno. Gli mandi i soldi, tanti soldi, che è molto bello, mica dico di no, e te ne restano a bizzeffe per campare tua figlia, e pure i figli suoi, e il bello è che te li guadagni stando seduto con la chitarra, a comporre, a cercare l'ispirazione leggendo libri, o viaggiando per l'Amercia Latina, l'Africa. Nessun co.co.pro per te, nessuna flessibilità, dinamismo, efficienza. Niente sfruttamento. C'è gente che ogni mattina va a farsi rubare tempo e dignità e alla fine del mese non può nemmeno adottare un bambino a distanza, che col contratto di sei mesi le associazioni mica corrono il richio che gli lasci il bimbo in mutande da un momento all'altro perchè non te l'hanno rinnovato. Così ci si tiene il mobbing, e al massimo si allunga una moneta al barbone sotto casa, che fa sentire ancora più soli, noi e lui. Niente ospedali che aiutino a pensare positivo, in quelle giornate che ti piove sulla testa e ti aspetti solo che da un momento all'altro cominci a nevicare.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:27:00 AM | Permalink | 0 comments
01 giugno 2006
Ok, sono l'unica sulla faccia della terra che non aveva ancora visto la Meglio Gioventù. E che ha aspettato che ce lo propinassero in TV in venti sminuzzatissime puntate per versare un congruo secchio di lacrime. Ok, dite quello che volete, sono lacrime scontate, da quattro soldi. Però spese bene, secondo me. E di sicuro più rassicuranti di quelle che avrei voluto versare durante un'agghiacciante conversazione con una delle mie coinquiline.
Io: - sono rimasta senza fiato la sttimana scorsa, quando il poliziotto si suicida...
Lei: - Anche io e S. (l'altra coinquilina)... proprio senza parole. E pensa che abbiamo passato la serata a riflettere su perchè lo avesse fatto...
(Ti prego non continuare, ti prego, fallo per me, non continuare!Non dirmi cosa avete concluso, ti prego, non stasera!)
Lei:- ...C'abbiamo pensato tanto e alla fine abbiamo capito: si è suicidato perchè era gay!
(Aarrrrrrrrrrrrrrrrgh).
Sono caduta a terra contorcendomi con la bava alla bocca.
Perchè dio, perchè sei stato così democratico da dare facoltà di esprimersi a tutti, ma proprio a tutti? Può essere che, dopo aver disseminato il creato di ogni genere di accidente, tu non abbia almeno pensato di introdurre una qualche forma di criterio nell'attribuzione dell'uso della parola? I miei complimenti. Magari però la prossima volta che ti cimenti in una cosa complicata come la creazione, fermati a riflettere un attimo, non pretendere di fare le cose in una settimana. Sennò poi ecco i risultati.
E va bene, oggi sono intollerante, mea culpa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:23:00 PM | Permalink | 0 comments
Siamo all'inizio del mese, pagano le pensioni, gli uccellini dovrebbero cinguettare visto che è giugno, ma in realtà accendono fuochi sui rami per scaldarsi le piume congelate. In ufficio è tempo di mensili, che trasformano la mia rassegna stampa quotidiana in un'impresa titanica. Oggi le mie letture spazieranno da Il giornale delle barche a motore e Pescare Mare (che, fra l'altro, ha in copertina una povera trota arpionata da un amo assassino, ragione più che sufficiente per licenziare in tronco il grafico) a Il Giornale del petrolchimico, Il mio palmare, Ciociaria Oggi.
Ne consegue l'amara considerazione che, nonostante tutto questo spreco di alberi e carta, noi italiani siamo capaci di scrivere solo cazzate. Che poi evidentemente nemmeno leggiamo, visto che le classifiche su quanto si legge ci vogliono sempre ultimi in Europa, seguiti solo dalla Transilvania.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:31:00 AM | Permalink | 0 comments
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