31 gennaio 2007
Siore e siori oggi si aggiorna l'ecolistino. Il gioco è questo più o meno: in un elenco di macchine lungo quanto l'A14 bisogna scovare le auto che hanno diritto all'incentivo statale da 1500 euro anzichè quello da 650. Siccome trattasi di palla disumana che nessuno vuole smazzarsi, viene affidata all'ultima ruota del carro, come da collaudata tradizione aziendale. Così, il Giorno dell'Ecolistino si arriva in ufficio con simbolico maglione nero, si dice un padrenostro propiziatorio poi, con l'elencone sotto mano, si telefona a tutte le case automobilistiche sparse per il globo. Dopo avet composto il numero si resta in attesa da un minimo di mezz'ora a un massimo di 3 giorni per ogni casa automobilistica ma non bisogna arrendersi: proprio quando la speranza sta per crollare s'ode all'altro capo del filo la voce di un pietoso centralinista. A questo punto si hanno 3 possibilità:
  1. Il centralinista non sa quello che gli chiedete, non lo ha mai saputo, non lo saprà mai, se lo sapesse non ve lo direbbe e no, non c'è nessuno che possa passarvi. Di fronte alle vostre proteste - che vanno da un presuntuoso 'sono un giornalista e se non mi dice quello che voglio la sputtano su tutti i media nazionali' a un accorato ' la prego, rischio di essere ghigliottinato stasera stessa se non scopro se la Subaru tal dei tali è omologata a criceti' - il centralinista ride mefistofelico e riattacca.
  2. Il centralinista non lo sa ma vi passa l'ufficio omologazioni che a sua volta non lo sa e vi passa l'ufficio tecnico che a sua volta non lo sa e vi passa l'ufficio normativo che a sua volta non lo sa e vi passa l'ufficio bustarelle che a sua volta non lo sa e vi passa l'ufficio sinistri che a sua volta non lo sa e vi manda affanculo. Di omologazioni ne sapete quanto prima, ma nell'attesa avete ascoltato tutta la Nona di Beethoven.
  3. Il centralinista lo sa e ve lo dice. Voi ringraziate tutti contenti, quello risponde garbato 'ma prego, si figuri'. La rivista esce e nemmeno due giorni dopo chiama il megadirettore gran lup man della FIAT che vi dice che siete un idiota, di macchine non capite un'accidente e che vi farà cacciare da tutte le riviste del regno. Ops, pardon, dello stato.
Perciò niente da fare, comunque la mettiate con l'Ecolistino la si prende nel culo. Nell'ipotesi migliore ci vien concessa la vassellina.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:13:00 PM | Permalink | 0 comments
30 gennaio 2007
Ehi, dico, il mio rank (che suppongo si posaa agilmente tradurre con un nostrano 'indice di gradimento') è a 9. Roba che nemmeno quando non mi pagavano lo stipendio. Forza ragazzi, continuate così, clikkate come matti e vi dovrò eterna gratitudine per avermi consacrato all'olimpo dei bloggers con una qualche dignità. Intanto io vado a godermi una serata tutta trasgressione a base di tisane, camomille e piumone. Sesso, droga & rock'n roll, insomma.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:57:00 PM | Permalink | 4 comments
Può capitare di a passare il sabato sera alle Scuderie. Qualcuno vi invita e, siccome l'unica alternativa sarebbe rimanere a casa sdraiati sul letto a fissare il soffitto, accettate. A una prima occhiata il locale non sembra poi così male: luci soffuse, gradevole musica dal vivo suonata da un gruppetto di quarantenni calvi con nostalgie Motown, affollamento minimo. Ma allo scoccar della mezzanotte, ecco la trasformazione. Un dj in tuta mimetica, bicipite prominente e cuffietta da preservativo - di lana nonostante la temperatura tropicale - si arrampica sulla consolle e annuncia la sua presenza con un tuntz-puntz che è già una dichiarazione d'intenti. I quarantenni nostalgici vengono ridotti al silenzio e fuggono con un guaito. Il numero di esemplari umani (dacchè il termine 'persone' implica un complesso groviglio di emozioni, pensieri e attività cognitive complesse che non si addicono al discotecaro tipo) presenti all'interno del locale aumenta in modo esponenziale. Il primo pezzo tuntz-puntz si apre ufficilamente il sabato sera. A questo punto gruppi di ominidi fra i 20 e i 35 anni prendono ad aggirarsi per il locale con aria idiota: bicchiere in mano, espressione vacua, vestito firmato, costeggiano i bordi della pista in preda a convulsioni epilettiche (ballano?) travolgendo chiunque si trovi sul loro cammino. Ogni tanto gemono e alzano le mani al cielo, qualcuno si vomita sulla punta delle scarpe, la maggior parte si dedica al braccaggio sistematico di fanciulle più o meno tutte uguali. Gli ominidi femmina, in frangetta e ballerine secondo i rigidi dettami della moda del momento, si riversano in pista agitandosi come scimmiette ammaestrate, scoordinate, fuori tempo, con gli occhi chiusi in segno di estrema goduria o comprensibile alienazione, chissà. Ogni tanto gemono o gridano come gallinelle con postumi di meningite.
In tutto questo marasma di sudori e tristezza, una voce sovrasta il caos: è il vocalist. Trattasi di un altro idiota palestrato, tatuato e cuffiettato, come il dj, pagato per sparare cazzate in un microfono tutta la sera. Ma non cazzate articolate in cui, seppur con qualche difficoltà, si intravedano i primordi della comunicazione. Cazzate e basta. Cazzate a casaccio. Cazzate gratuite del tipo 'e sale sale' (la bile, si quella sale a secchiate ) o 'chi non alza le mani non tromba domani' o ancora 'chi non salta un francese è' rivelando profonda antipatia per i cugini d'oltralpe. Nonchè una punta di razzismo, a dirla tutta, perchè se uno è francese non vedo il problema. A metà serata, di solito, il vocalist articola una frase semplice ma compiuta - impresa che gli richiede immane sforzo neuronale - per fare gli auguri a qualche sfigato che compie 30 anni. A volte manda un saluto agli amici di questo o quel paese dell'hinterland. La moda del momento vuole che i saluti siano pronunciati con accento britannico, perciò la frase suona più o meno 'un saliuto agli amuiciui di Cald'ruinou'.
Forse non dovrei essere così drastica. Ma quando sono lì, sprofondata in qualche divanetto con gli occhi sbarrati e l'aria spaventata, mi sento sola. Come se fossi in un buco nero. Guardo i miei simili e, nella migliore delle ipotesi, mi sembrano matti. Nella peggiore, ridicoli. E non riesco a smettere di pensare a quella frottola dell'uomo come essere pensante. E concludo che pensiero e metapensiero, tutto sommato, non ci sono serviti a molto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:12:00 PM | Permalink | 2 comments
Sono bolto ravvreddada e ho un'inquietante voce da cavernicolo. Però non è questa la causa del mio preoccupante (siete preoccupati? e dai, ditemi che siete preoccupati) silenzio internettiano. Il fatto è che sono inebetita dalla tachipirina e molto, molto incazzata. Forse più incazzata che ammalata. Ecco, la mia responsabile M. e io ci siamo ammalate nello stesso giorno. Solo che tra me e lei passa quella sottile linea rossa che divide chi ha un contratto che prevede le malattie e chi non lo ha. O, più semplicemente, chi può starsene a casa e chi non può. Così eccomi qua, intabarrata e con l'espressione ebete, tutta intenta a sognare di rintanarmi sotto il piumone e non uscire mai più. Fra una tachipirina e l'altra, faccio il lavoro che M. non ha finito. Non il mio, quello che dovrei consegnare io, no. In una delle sue innumerevoli telefonate M. mi ha appioppato la sintesi degli incentivi. 'Va finita' ha sentenziato 'vorrà dire che tu consegnerai in ritardo quello che devi fare'. Che, parafrasato, vuol dire: siccome io ho il potere di far fare a te ciò che non faccio, stavolta i calci nel culo per aver consegnato in ritardo toccano a te. Beh, morale della favola: trovo che la vita sia davvero esilarante. Dico, io vengo al lavoro nonostante la febbre e mi ritrovo con una pila di arretrato e un cazziatone che mi pende sul capo, M. sta a casaal caldo, si riposa e si cura e si becca lodi ed encomi. Notate per caso un certo livore e una punta di autocommiserazione? Bene, sappiate che è solo la punta dell'iceberg.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:01:00 AM | Permalink | 0 comments
26 gennaio 2007
Dichiaro pubblicamente che voglio molto bene a I. una mia collega. Siete testimoni. No, perchè stamattina, appena arrivata in ufficio, I. m ha confidato che la sua vicina di casa parla al telefono all'una della notte per farle dispetto. Le ho fatto notare che parlare al telefono implica che ci sia qualcun altro all'altro capo del filo disposto a intrattenersi in piacevoli conversari ad un sì improbo orario. O magari, ho aggiunto, ha il fidanzato in America. E si potrebebro immaginare un'altra mezza dozzina di motivi che non prevedono il dispetto premeditato. Dopo aver sottolineato che sono troppo indulgente nei confronti del mio prossimo, I. ha aggiunto che forse a me queste cose non capitano. Ma a lei sì, altro che. Perchè la gente la odia e le fa dispetti di continuo. Come FR: una volta lo ha mandato al diavolo (ha detto proprio così 'vada al diavolo') e lui non glielo ha mai perdonato. Si vede, dice. Ora, FR è un sadico conclamato che ama torturare il suo prossimo per ragioni chiare solo a lui stesso, e nemmeno tanto. Perciò, se non metto in dubbio che si comporti male con lei, tenderei a escludere che lo faccia per un semplice 'va al diavolo'. Anche perchè, ad esser sinceri, mandare a quel paese FR è prassi assai comune fra noi poveri servi della gleba. Quando arriva la mattina per prima cosa lo si manda a fare in culo. Dopo la guerra preventiva, il vaffanculo preventivo.
I. non si è lasciata convincere, ma mi ha salutato atteggiando le dita della mano a pistola e dicendo 'Pum'. Perciò sospetto che I. sia una di quei poveri disgraziati maltrattati da tutti che un giorno entrano in ufficio con un fucile a pallettoni e danno vita a un remake di Bowling a Columbine. E, voi capite, per quanto qua fuori sia un brutto mondo, preferirei restarci ancora qualche annetto. Così voi siete testimoni: non ho mai maltrattato I., mai premeditato un dispetto, e le voglio molto molto bene. Detto ciò, speriamo che mi risparmi.

 
co.co.prodotto da Atipica at 9:47:00 AM | Permalink | 0 comments
24 gennaio 2007
Basta sparare cazzate, oggi parliamo di ambiente. Tra poco avremo i fenicotteri nel giardino di casa e andremo a rifarci la tintarella a Rostock, ma comunque non è questo il punto. Oggi ho scritto un articolo sull'ambiente. E m'è venuta l'orticaria. L'associazione Tal dei Tali - che finge di avere a cuore l'ambiente pur di arraffare incentivi che convincano la gente a mettere il gas sulla macchina, così l'Officina da Mario ci guadagna, continua ad associarsi e vissero tutti felici e contenti - ha avuto una nuova brillante idea per combattere l'inquinamento. Ha aderito all'iniziativa di un'altra associazione - così ci guadagna un po' anche lei, sennò a che servono gli amici - che offre la possibilità di azzerare le proprie emissioni di anidride carbonica. Così, che tu sia una di quelle cattivissime multinazionali odiate dai no global, un'aziendina di scarpe del basso Veneto o il Sig. Giovanni di Olgiate Olona (ebbene si, ancora lui), da oggi puoi azzerare la tua produzione di anidride carbonica continuando a sperperare come prima. Vediamo come funziona: tu inquini e guadagni ma, per non fare troppo brutta figura, riservi lo 0,00001% del tuo fatturato ai Piantatori di Alberi. Loro pigliano i soldini, vanno nel vivaio più vicino a comprare qualche alberello e poi lo piantano in giro per il mondo. L'albero si ciuccia la tua anidride carbonica, azzerandola, e ti sputa fuori l'ossigeno (vi ricordate la fotosintesi clorofilliana? se ne sente parlare in quinta elementare di solito) e ciao inquinamento. Tu, che a questo punto sei ufficialmente passato dalla parte dei buoni, ti appiccichi sulla giacchetta l'adesivo CarbonNeutral e te ne vai al bar, dove gli amici ti offrono da bere per innaffiare la tua ritrovata coscienza ambientale. Se poi sei fortunato - una botta di culo vale molto più di un'attenta pianificazione - ti becchi qualche incentivo dal governo che ama l'ambiente e premia quelli che lo amano come lui.
Ora, non è per fare la punta ai chiodi, che poi mi dicono che sono snob e ho la puzza sotto il naso, però qui ci vuole qualche precisazione:

  • 'azzerare' è diverso da 'ridurre'. Posto che in chimica sono ignorante come una cucuzza e me ne dolgo, mi pare che per azzerare le emissioni di anidride carbonica del solito Sig. Giovanni di Olgiate Olona bisognerebbe impedirgli di respirare. Il che equivale a convertirlo ad una perpetua orizzontalità, per dirla con Gunther Grass. Se le cose stanno così conviene non far nulla per ora: poi, quando il pianeta è alla frutta e ce la vediamo brutta, azzeriamo le emissioni di un miliardo di cinesi. Purtroppo la storia insegna che per sei milioni di persone sono bastati cinque anni, con un po' d'impegno si può fare anche questo.
  • Fingiamo che io sia il nostro beneamato Sig. Giovanni di Olgiate Olona. Chi mi assicura che, se do a questi signori una certa cifra - poniamo 1000 euro - costoro comprino effettivamente alberi da piantare e non se la giochino a poker? Ok, troppa diffidenza uccide, ma Sofocle ci insegna che 'di tutte le cose certe, la più certa è il dubbio'. Perciò ragioniamo: questi intascano i miei mille euro di ambientalismo e dicono, ok piantate l'albero in Uganda per il Sig. Giovanni. Ma come fanno? Spedire l'albero mi pare poco pratico. Allora, penso, ci vanno personalmente: ma anche questo mi sembra difficile perchè sul sito si legge che piantano alberi ovunque, dalla Cambogia al Perù, dall'Uganda alla Patagonia. Chi paga gli spostamenti se devono saltellare come palline da tennis per il pianeta? Va bene i voli low cost, però. Quindi? Ho capito: mandano i soldi in Uganda a un'associazione ugandese che li va a ritirare alle poste e compra l'albero. Già, ottima idea. Soprattutto in un continente in cui i soldi inviati per curare i malati di AIDS finiscono a ingrassare le tasche di qualche presidentissimo.
  • Ammesso e non concesso che i soldi arrivino a destinazione e l'albero venga piantato sorge un altro problema. Io, multinazionale cattiva, scarico quintali di robaccia in Nord Europa ma, siccome non ci sto a passar dal solito stronzo che se ne frega, pago questi qua perchè piantino un albero. Magari qualche migliaio di alberi. Una giungla va', oggi voglio esagerare. E quelli lo fanno, dico davvero, in Uganda. E quindi? Perchè d'accordo che l'albero produce ossigeno ma, se tu me lo pianti in Kenya e produci merda a Oslo, resta che i bambini di Oslo repirano merda.
  • Infine: chi controlla che dopo qualche anno una consorella della nostra multinazionale non compri quel pezzo di giungla e non la rada al suolo per farci una nuova fabbrica? Belli gli alberi, per carità, lodevole piantarli per farsi perdonare qualche magagna con le emissioni di CO2, ma il figlio del titolare si deve fare la barca nuova. Perciò addio alberi e w il capitale.
Ecco, dico, ma di fronte a queste cose gli scienziati dove sono? Perchè nessuno salta mai su a dire il GPL inquina meno- ma inquina - ed è cugino del petrolio, quindi basta co' sta storia del basso impatto e delle fonti alternative? Perchè nessuno dice che azzerare le emissioni comprando il diritto di inquinare piantando un alberello è un'idiozia? Voglio dire, cari scienziati, voi siete bravi, sissignore, ma è inutile che le cose ve le smeniate fra voi, ai convegni o sui giornali che leggete solo voi e i vostri colleghi. Dovete dirlo ai giornali che legge anche il Sig. Giovanni, quelli che stanno nei negozi da parrucchiera. Perchè sennò va a finire che la gente, a queste stronzate, ci crede. E quelli come il Sig. Giovanni, che campano con la pensione minima ma ci tengono a lasciare un mondo pulito ai nipotini, sprecano soldi e si fidano della gente sbagliata. Che, alla fine, se proprio non ci possono fare niente, almeno si tengano i soldi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:24:00 PM | Permalink | 0 comments
23 gennaio 2007
- Gallinella, portami un thè!

- ...

- Senti F. ma da quando assumi minorenni? - domanda l'Avvocata di FR, colei che passerà alla storia come la Donna Più Educata Di Tutti I Tempi che, per brevità, chiameremo solo la DPEDTIT.

- Non è minorenne, è laureata -

- Laureata?! Questa specie di velina è laureata? E in cosa, santoddio - sempre rivolgendosi a FR perchè le veline non hanno il dono della parola. In fin dei conti stanno coi calciatori.

- Boh, e che ne so? In cosa sei laureata?

- Filosofia -

- Filosofia?! - per la DPEDTIT è il giorno delle grandi rivelazioni. Sull'agenda scriverà: non tutti quelli che hanno la laurea in filosofia sono grassi, devastati dai brufoli e con l'alito pesante. Una specie di rivoluzione copernicana dello stereotipo

- E come l'hai presa, sentiamo, la laurea in filosofia? - continua

- ...

- Immagino che tu l'abbia dovuta dare a un sacco di gente -

- ! -

(N.d.R.: no, non è uno scherzo; sì, è accaduto davvero. Davanti agli sguardi attoniti di una mezza dozzina di testimoni)
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:59:00 PM | Permalink | 6 comments
Oggi non sono in vena. No, proprio no. Ho fatto colazione con la merendina sbagliata. Ed è la più grossa delle tragedie che potesse saltar fuori dal mio personalissimo vaso di pandora. Mi provoca un crollo nervoso. Ad esempio, io tollero abbastanza bene le tonnellate di stupidaggini che i miei colleghi mi servono ogni giorno come piatto principale. Certo mi lamento, vi ammorbo, ma almeno non ho ancora tentato il suicidio. Vorrei vedere voi seduti di fianco a una che come suoneria del cellulare ha Biagio Antonacci, unghie ornate di fulmini variopinti e ieri mi ha annunciato, con l'aria di non aver mai avuto notizia più importante di questa, Oh ma lo sai che al grande fratello c'è una spogliarellista? Ora, penso, si rende conto costei che la mia vita non cambierebbe di una virgola nemmeno se al grande fratello c'andasse Nosferatu? E che, purtroppo, neanche la sua, e questa è di gran lunga la cosa più tragica che le possa succedere fino alla fine dei suoi giorni?
Oggi invece si parla di moda: Di' un po' sono belli questi stivali? domanda M. mentre preparo un caffè. Abbasso gli occhi e noto con orrore che gli 'stivali belli' sono un'agghiacciante riedizione in chiave borchiata degli stivaloni indossati della Gestapo. Le borchie sono sparacchiate qua e là per tutto lo stivale, un po' come le mine antiuomo nel deserto afgano, e qualcuna orna anche il tacco. Apprendo mio malgrado che questo capolavoro è stato acquistato in liquidazione a euri 170 e che il negoziante pretende (insomma, ha detto proprio pretende) che per eventuali interventi sul tacco ci si rivolga a lui. Domando, perchè? Perchè loro fanno un esemplare per ogni numero, quindi chi porta questa scarpa ha un look che parla chiaro della sua immagine e della sua personalità. Se poi il tacco viene rifatto male c'è un danno all'immagine, capisci? Capisco. Soprattutto che stamattina avrei fatto meglio a restare a letto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:39:00 AM | Permalink | 2 comments
22 gennaio 2007
Al bar, davanti a me, una ragazza magra, pallida e vestita di nero ordina da mangiare:

- Mi fai una carota lessa, due broccoli e una patata lessa. Ah, sì, per favore, non mettermi l'olio...

Mai che mi faccia i cazzi miei, avete ragione: però è tutto il giorno che penso che razza di esistenza è quella in cui si mangiano broccoli lessi senza olio, accompagnati da carota e patata, lessi e senza olio pure loro. E, dico, ve la immaginate la vita sessuale di una che mangia - con buona probabilità tutti i giorni, eccetto la domenica, quando si concede una lasagna, ma a patto che ci sia poca besciamella - broccoli, carote e patate lesse senza olio e col minimo di sale indispensabile per non mandare in cancrena le papille gustative? Poi si lamentano che gli uomini sono infedeli...

 
co.co.prodotto da Atipica at 4:29:00 PM | Permalink | 3 comments
Quando la notte non dormi hai un sacco di tempo per pensare. Tra l'altro il cervello in modalità night è libero da tutte quelle insulsaggini quotidiane - tipo pagare la bolletta, l'affitto, evitare di farsi arrestare o licenziare - e quindi va dritto allo scopo. Certe volte, mentre fissi il soffitto nel buio, capita di ricordare. Cose così lontane da te che non credevi nemmeno fossero mai accadute. Per esempio che da piccola ti piaceva correr dietro ai galli. O che a 13 anni la tua canzone preferita non era Adesso tu. E nemmeno Albachiara, o qualcosa di più platealmente ribelle e nichilista come, per dire, Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Era The fool on the hill dei Beatles e questo, alla lunga, deve avermi creato qualche difficoltà di adattamento. Non intendo dimostrare che sono un tipo particolare, o sopra la media. No. Il fatto è che io non vivevo a Londra, Milano, nemmeno Bologna, perchè in questo caso forse sarei davvero diventata un tipo particolare e sopra la media. Io stavo a Montorio al Vomano, diecimila anime totali, compresi cani e gatti, seppellite sotto il Gran Sasso. E quindi sono solo una disadattata. Perchè capita che le tue amiche, della specie di tredicenni che leggono Cioè, hanno orrendi braccialetti di plastica fuxia e farebbero di tutto pur di assomigliare ad Ambra Angiolini, ti chiedano qual è la tua canzone preferita. E tu non sai mica tanto di Duran Duran e compagnia bella, ma al momento la tua canzone preferita è The fool on the hill dei Beatles. Lo dici. E quelle ti guardano e, senza mezzi termini, sparano "e che è? sicuramente sarà 'na strunzat". Beh, ammettiamolo, anche senza fare troppo le vittime, non è il massimo dell'integrazione e del successo sociale. E The fool on the hill, che poi ho risentito un sacco di volte nel corso degli anni, non è il massimo dell'allegria. L'avevo pesacata a casa, fra i dischi di mia madre. Che non aveva una collezione da urlo come molti, ora, si aspettano che io racconti. Aveva tre miseri, sparuti e pure impolverati 33 giri. Mia madre è più un tipo da best of : non le va di spremersi così, quando le piace un cantante, compra un cd che raccolga i maggiori successi, li ascolta per mesi, poi li dimentica e passa al cantante successivo. Insomma, dei 3 dischi che aveva in casa allora, 1 era una compilation dei maggiori successi di Mina e 2 le raccolte dei Beatles, quella rossa e quella azzurra, con le mezze mele sul disco. E nel secondo, quello azzurro, c'è The fool on the hill. E in The fool on the hill c'è il ritornello che dice "But the fool on the hill, Sees the sun going down. And the eyes in his head, See the world spinning around". E insomma, tutto questo preambolo per dire che ancora oggi, a distanza di 17 anni, certe volte mi sento proprio un matto che se sta su una collina, impalato a guardare il sole mentre fa il suo mestiere e la gente affannarsi avanti e indietro. E ha l'aria di non capirci molto di come mai alla gente sembra così indispensabile correre e affannarsi e precipitarsi sempre da qualche parte.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:02:00 AM | Permalink | 3 comments
19 gennaio 2007
Il Nuovo Blogger è uno strano animale. Adesso ti danno la possibilità di dare etichette ai post. A parte che a me le etichette ricordano le marmellate di mia nonna e mi fanno venir da ululare, perchè odio le classificazioni e pure le marmellate (mia nonna no, poveretta), quello che davvero non mi convince sono gli esempi che propone Blogger. Tu apri la maschera e in basso a destra trovi lo spazio per l'etichetta con una scritta prova di cretino che recita: etichette per questo post. Sotto, in grassetto, gli esempi: scooter, vacanze, autunno. Passi per le vacanze e l'autunno, perchè uno va in vacanza e quando torna c'ha una gran voglia di raccontare cosa ha fatto e visto e mangiato e quelle cose lì. E ok anche l'autunno, che in Italia ce n'è tanti con una vena elegiaca e pascoliana. Ma lo scooter? No, dico, un post sullo scooter?!Cosa racconti dello scooter, che gli hai cambiato marmitta? Ora io capisco che uno che fa il programmatore possa aver bisogno di stupefacenti ogni tanto (in realtà anch'io mica scherzo), però attenzione alle droghe pesanti, sennò poi ci ritroviamo lo scooter fra le etichette dei post.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:07:00 PM | Permalink | 0 comments
Qualcuno dovrebbe spendere una parola sul giornalismo. Sì, bisognerebbe spiegare ai ragazzi che fanno la fila fuori dalle redazioni col curriculum in mano e pieni di belle speranze che gli converrebbe fare i parrucchieri. No, non scherzo e si, dico davvero. Tanto per cominciare i giornalisti guadagnano meno dei parrucchieri. E non di un parrucchiere di quelli che vanno a pettinare Miss Italia, per intenderci, ma di un parruchiere qualunque, come la Gina sotto casa mia. Dati alla mano, la Gina prende, per tagliarvi quattro ciocche e ammorbarvi per tutta la durata dell'operazione con irrilevanti considerazioni sui nuovi protagonisti del Grande Fratello, almeno 40 euro. Voi, cari giornalisti praticanti, non li prendete per una giornata passata a sudare in una redazione. Vabbè, ma mica si resta praticanti tutta la vita, si dirà. Sbagliato. Quella del giornalista è l'unica professione in cui, come la girate la girate, si resta praticanti o, al massimo, si torna indietro. Mi spiego. Cominciate a 26 anni, non avete mai scritto una riga e siete, giustamente, praticanti. Vi pagano 900 euro il mese. Poi la vostra rivista fallisce (evitiamo di chiederci come mai, per il momento) e voi bussate alla porta di tutte le redazioni della vostra città. Dite, beh, adesso sarà più facile, un po' di esperienza ce l'ho, magari mi danno pure qualcosina in più. Bene, vi sbagliate. Dopo il secondo colloquio capite che vi conviene fingere di non averne, di esperienza. Perchè se poco poco quelli capiscono che avete aspettative riguardo allo stipendio e non vi accontentate di mangiare pane e cipolla pur di vedere il vostro nome stampato su Cavalli&Canguri, stracciano il vostro CV e addio lavoro. E così adesso di anni ne avete 30 e lo stipendio ammonta a 800 euro. Vabbè ma a 40 euro al giorno ci si arriva ancora, si potrebbe obiettare. Sì, ma non è che la Gina sotto casa mia fa un solo taglio al giorno. Già a tagli quella guadagna ciò che voi prendete in una settimana. E poi ci sono meches, permanenti e altri giochini che trasformano i capelli in una paglia informe, ma pare siano di gran moda.
Il secondo motivo per cui conviene darsi alla coiffure anzichè all'arte della parola è che voi dovete studiare per diventare giornalisti. Prima le superiori, un buon liceo con tanto di greco, latino, ditirambi e metrica. Infine (infine?) una bella facoltà umanistica dove v'aspettano Heidegger, Wittgenstein, Hegel e la cavallinità di Platone. Magari vi ci appassionate e diventate mezzi matti: ragionate su cose che non servono a niente e la gente non vi capisce quando parlate. Se non siete almeno un po' spiritosi, finisce che vi prendete sul serio. E questo rappresenterà un bel problema quando, cinque anni dopo, vi troverete a scrivere di GPL e metano per 800 euro il mese senza uno straccio di contributo. Perchè una mattina vi guarderete nello specchio e vi chiederete "Perchè?". A questo punto, sappiatelo, siete a un passo dal Prozac.
La Gina invece va a lavorare a 16 anni. C'ha i suoi soldini fin da piccola, si leva le sue voglie e non chiede l'elemosina a mami e papi come noi che ancora non riusciamo a pagarci il dentista da soli. Si fa la macchina tutta sua a 18 anni. A 19 si apre un negozio - tutto suo anche quello - e qualche anno dopo (mentre voi giocate ai ragazzi del muretto all'Università) si sposa col compagnuccio delle medie che, nel frattempo, ha fatto lo sviluppo. E non si fa mai idee troppo strane sul mondo, perchè magari è anche intelligente, la Gina, però non ha passato i primi 25 anni della sua vita a studiare le seghe mentali altrui per imparare a farsene di sue proprie. Originali, ruspanti seghe mentali costate tanti soldi, tanti anni e, ogni tanto, un sospiro.
Ora ditemi, secondo voi, io c'ho la macchina tutta mia? No, ho uno scarcassone euro 0 sottratto ai miei quando era già condannato alla rottamazione. Però ho studiato la Fenomenologia dello Spirito.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:30:00 AM | Permalink | 10 comments
18 gennaio 2007
E' normale ogni tanto andare a fare la pipì. Ci si alza e si va in bagno. Poi si ritorna e nel 90% dei casi, più o meno, sulla scrivania tutto è rimasto come era stato lasciato. Ogni tanto, il restante 10%, ci si trova sopra qualche nuovo lavoro, perlopiù rognoso, sbolognato subdolamente quando non eravate lì per protestare. Tanto si sa che, una volta caduto sulla vostra scrivania, non riuscirete più a liberarvene. Ai dirigenti può capitare al massimo di trovarci sdraiata sopra una segretaria avvenente, ambiziosa e disposta a qualche piccolo compromesso. Però - rispondete sinceramente - a quanti capita di trovarci un cartello che dice più o meno "Se domani suona alla porta il Sig. XXX non bisogna assolutamente aprire, nemmeno se minaccia di sfondarla o è accompagnato dalle Forze dell'Ordine"?
Ora vi è chiaro fino a che punto sono atipica e precaria? Dico, qui si rischia la fedina penale, mica cazzi.



 
co.co.prodotto da Atipica at 5:24:00 PM | Permalink | 2 comments
Il Sig. Giovanni di Olgiate Olona una mattina si sveglia e, mentre fa colazione, legge sulla Voce di Olgiate che ci son gli incentivi per cambiare l'auto. Pensa: "O che bello, visto che son pensionato e non ho niente da fare, ora chiamo e mi faccio dire come si fa a mettersi il metano sulla macchina". E insieme con lui lo pensano altri 50 milioni di italiani. Ai restanti sei non gliene sbatte una beata minchia: vanno in bicicletta, hanno meno di 18/più di 94 anni o hanno già chiamato l'anno scorso. Orbene, il Sig. Giovanni tira su il telefono e compone lo stesso numero che in quel preciso istante hanno composto 50 milioni di suoi concittadini: il mio. Ma solo uno la spunta, un po' come gli spermatozoi con l'utero, avete presente no? Così il Sig. Giovanni trova occupato e si scoccia di aspettare, perciò appena riesce e prendere la linea per prima cosa si lamentae mi maltratta un po'. Ecco, siccome non sta bene far aspettare chi vuol mettere il metano sulla macchina per dare una mano all'ambiente e al portafogli (non provate a fare i furbi con me, chiaro? Lo so come funziona, io: dell'ambiente non ve ne frega una ceppa, se davano incentivi per piantar spighe di grano vi facevate tutti contadini), vorrei scusarmi pubblicamente col Sig. Giovanni, e con gli altri 50 milioni di italiani (che sennò poi chiamano per protestare che non li ho considerati). Mi duole precisare, cari amici a caccia di incentivi, che sono una donna e le donne sono fornite solo di due orecchie e una lingua. In effetti c'è chi sostiene che nel mio caso si tratta di lingua biforcuta ma, anche se fosse, ciò dimostrerebbe solo l'esistenza di 2 punte di una stessa lingua e non di 2 lingue intere. Rassegnatevi, questa è scienza ragazzi. In ogni caso, limiti naturali permettendo, faccio quel che posso: imparo a memoria la Finanziaria, mi faccio rasare mezza testa o legare alla sedia finchè non ricordo comma, punti, virgolette e persino i sospiri che ciascun membro del nostro amato governo (e giuro che se qualcuno aggiunge "di sinistra" gli do un pugno) ha profuso nella stesura del sudato documento. Però posso parlare con una persona sola per volta. Perciò mettetevi comodi davanti al telefono, che magari per il 2050 vi ho accontentato tutti.
Dal canto mio, ho solo una preghiera da farvi: imparate l'italiano. Non dico quello raffinato del Boccaccio, giusto uno minimo da quinta elementare. Perchè altrimenti, tra il Sig. Giovanni di Olgiate Olona, Calogero Tito di Corleone e magari un Nicola di Cerignola, finisce che esco pazza. E nessuno osi accusarmi di essere snob, non prima di essere stati al posto mio almeno un giorno. Per risolvere il problema alla radice suggerisco comunque di riprendere quella questione del fare gli italiani che mi pare fosse stata lasciata a metà diversi anni orsono. E poi levatemi una curiosità: ma se io ricevo cento telefonate il giorno per circa 300 giorni l'anno e 99 sono da parte di qualche troglodita, è lecito che mi domandi dove cazzo sono tutti i laureati mooooolto preparati che invece spuntano come funghi ogni volta che sono in cerca di un lavoro meno alienante di questo?


 
co.co.prodotto da Atipica at 11:50:00 AM | Permalink | 4 comments
17 gennaio 2007
M:- Ehi, sai cosa ho letto sul giornale?

B: - Cosa?

M:- Che una tipa aveva un blog in cui parlava non troppo bene (M. è donna diplomatica) dell'ufficio, poi è diventata famosa, così l'hanno scoperta e buttata fuori.

Sguisc, sudore freddo lungo la schiena.

B:- Accidenti!


Avete presente Di Caprio in The Departed, quando Jack Nicholson gli dice "sento puzza di talpa" e con grande garbo gli sventola sotto il naso la mano visibilmente putrefatta di uno che doveva aver passato un brutto quarto d'ora? Ok, avete capito.


 
co.co.prodotto da Atipica at 5:31:00 PM | Permalink | 3 comments
Oggi va così. Vorrei salire sul tetto del bunker di cinque piani in cui si trova il mio ufficio e gridare. Sì, gridare. Un bel grido liberatorio, che lo sentano tutti. E vorrei che tutti, in quel preciso istante, si fermassero, smettessero di fare quello che stanno facendo insomma, e pensassero "Qualcuno sta gridando". Poi scenderei dal tetto e tornerei al lavoro. E tutti riprenderebbero ciò che hanno interrotto. Senza pensare più all'interruzione, al grido. Poi tornerei a casa, cenerei in compagnia del gatto, e andrei a dormire. E domani sarebbe un altro giorno, per dirla con Rossella O'Hara, il giorno dopo il grido.
Ma non si può, e questo mi fa incazzare. Perchè posso capire che non ci si possa buttare di sotto così, di punto in bianco, portandosi dietro quello che si è, si è stati e si potrebbe ancora essere, senza una riga d'addio, uno straccio di spiegazione, un'abbozzo di ragionamento su quelle barbose questioni che spingono la quasi totalità degli esseri umani a ritenere che il suicidio sia un male assoluto. Però che uno non possa nemmeno levarsi il gusto di salire su un tetto in pieno inverno, appoggiarsi al parapetto e lanciare un urlo con tutto il fiato che ha in gola, questo sì mi fa veramente incazzare. Un urlo che non dica niente, che dica tutto, che dica tutto ad alcuni e niente ad altri, un urlo e basta, insomma. Già me l'immagino questi dementi del mio ufficio che mi vedono infilare la porta, chiamare l'ascensore e dargli il comando di salire invece che scendere. Ehi, ma dove va la Benni? Ehi Benni dove vai? A gridare. Vado sul tetto a gridare, ma tranquilli, torno subito. A gridare? Occhi sbarrati e bocche aperte. Non può essere, scommetto quello che volete che penserebbero di aver capito male. Perchè al massimo uno sul tetto ci va se deve aggiustare l'antenna del televisore o se si vuole buttare di sotto davvero. Paradossalmente è più normale uno che sale sul tetto e si butta di uno che sale sul tetto, caccia un grido, e scende.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:35:00 PM | Permalink | 0 comments
16 gennaio 2007
Perfetto! Questa sì che è una buona notizia: domani farà la sua comparsa al CSM una nuova stagista. Cioè una tizia di 27 anni, neolaureata e sicuramente efficientissima, che si è offerta di lavorare gratis. Lei ha chiamato e ha detto: io vorrei fare un tirocinio gratuito perchè voglio diventare giornalista, voi avete bisogno di qualcuno? Dopo la telefonata ho visto i miei colleghi fregarsi le mani: è gratis, si sono detti ghignando. E l'hanno prontamente convocata. Certo una bella sfiga lavorare gratis, direte voi, soprattutto in questa gabbia di matti. Beh, posto che non è sempre detto che a noi arrivi lo stipendio a fine mese, dipende da che punto di vista guardi tutta la faccenda. E' una bella sfiga per me, BC, trentenne in bancarotta con l'affitto e le bollette da pagare, il vizietto dello shopping compulsivo e un sacco di cose da fare e posti in cui andare e sogni da realizzare. E probabilmente è una sfiga anche per la nuova stagista. Ma se io fossi FR avrei un punto di vista differente sulla questione e considerei invece una gran botta di culo scoprire che la gente, oggi come oggi, è disposta a lavorare gratis. E magari, in seconda battuta, rifletterei sul fatto che una che non ti costa niente è meglio di una che ti costa poco. E poi mi ricorderei che il contratto di quella che costa poco scade il 31 luglio e oggi le cose sono un sacco più facili, non ci vogliono più lettere di licenziamento e tutte quelle pippe coi sindacati: basta un arrivederci, il suo progetto è finito. Beh, mi sono detta, ma mica uno lavora gratis per sempre. Prima o poi anche lei vorrà essere pagata ma, considerato che è il suo primo lavoro, si accontenterà di poco. E per lei un poco accettabile potrebbero essere, mettiamo, 600 euro. E 600 sono meno di 800, e come la giri la giri, FR ci guadagna. Così, in preda alla bile, ho avuto pensieri meschini: sarà certamente stupida e antipatica, mi sono detta. E magari pure brutta. E poi mi sono vergognata di me stessa. E mentre mi vergognavo m'è venuto in mente che se non avessi paura di perdere il posto, questi pensieri non li avrei fatti. Ma in fondo è un'entusiasmante esperienza umana scendere nell'abisso delle proprie meschinità, no? Perciò basta colpevolizzare la precarietà e chi l'ha inventata. Bisognerebbe ringraziarli, invece, perchè ora abbiamo uno strumento in più per sperimentare il peggio di noi stessi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:57:00 PM | Permalink | 4 comments
Ci mancava l'insonnia. No, dico, uno per 30 anni dorme come un tasso nei luoghi più improbabili, comprese stazioni e camerate d'ostello puzzolenti, e all'alba del 31° si ritrova che non riesce a chiudere occhio a casa sua, nel suo letto. Funziona così, più o meno: lavo i denti (prevenire è meglio che curare, lo sento da quand'ero piccola ma non ricordo se l'oggetto della prevenzione fosse l'eroina o la carie), mi spalmo la faccia di creme, pomate ed elisir che promettono eterna giovinezza ma non funzionano nemmeno come placebo, e mi infilo nel pigiamino con gli orsetti anche detto l'Ammazzasesso. E qui è doverosa una precisazione: si potrebbe credere che io non abbia gusto in fatto di biancheria e cose così. La deduzione effettivamente corrisponde a verità, ma non nel caso del Pigiama Ammazzasesso. Primo, perchè me l'ha regalato mia madre nell'evidente tentativo di scoraggiare qualunque uomo a toccarmi. Secondo, perchè più che un articolo di biancheria intima è uno strumento di difesa: serve a tener lontani i maniaci. Provate a immaginare un maniaco a caso, tipo Hannibal Lecter, che si introduce nottetempo in casa mia per violentarmi. Si avvicina, vede il Pigiama Ammazzasesso e immediatamente il suo strumento va in caduta libera, più o meno come il famoso grave che si studia al liceo. Così il pigiama da difesa assolve il duplice scopo di salvare il mio onore e levare dalla circolazione un maniaco sessualmente attivo. Comunque dicevo, l'insonnia. Ecco, tutta inguainata nel mio pigiama da difesa, mi infilo sotto le coperte e spengo la luce. E, nello stesso istante in cui la mia camera sprofonda nel buio, nel cervello parte un turbinio di lucine e rotelle e crick-crock, trunck, clanck. Per esempio: io di giorno oscillo fra rincoglionimento e astrazione, mentre il tempo di reale presenza a me stessa, quindi di effettiva attività neuronale, è piuttosto contratto. Fra l'altro, di solito il mio cervello è sempre molto contento di essere messo a nanna. Ora però deve aver cambiato idea, perchè passo le notti a fissare il soffitto, ripescare ricordi seppelliti chissà dove, fare progetti che non metterò mai in pratica data la mia cronica incapacità di tradurre i pensieri in azioni, fare considerazioni sul mondo. E non è poi così brutto ascoltare il rumore dei tuoi pensieri nel silenzio, solo che i momenti di rincoglionimento diurno tendono ad aumentare e, con essi, le mie già scarse probabilità di non essere buttata fuori alla scadenza del contratto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:46:00 PM | Permalink | 0 comments
15 gennaio 2007
Ci siamo, mi fonde la testa. Oggi in ufficio non è accaduto praticamente nulla. M. è stata mollata per la centocinquantesima volta dal suo moroso molto fidanzato (con un'altra) e poi è venuta da me ad ammorbarmi per due ore su come lui la lasci con la frequenza con cui si lava le mani. Perchè la ama troppo, dice lei, e ha paura di legarsi seriamente. Ecco quando si dice il principio di realtà. I. si è intrufolata nel mio ufficio che n0n erano nemmeno le nove e mezza per raccontarmi che stanotte si è svegliata alle tre a causa dell'orologio da muro dei vicini che fa tic-tac-tic-tac-tic-tac-tic-tac impedendole di dormire. Siccome mi è parso di notare nei suoi occhi un guizzo omicida, mi sono assicurata che non tenga in casa armi da fuoco e soprattutto non pensi di usarle contro i poveracci colpevoli di possedere un orologio da parete. Poi sono risprofondata nel sonno della ragione mentre lei blaterava qualcosa a proposito dell'acqua. Poco più tardi ho sentito M. e I. azzuffarsi come gatti in calore perchè l'ufficio non era stato approvvigionato con acqua frizzante e non si sapeva di chi fosse la colpa. Ah, ecco cosa diceva dell'acqua, ho pensato. E poi, grunf, sono tornata a dormire. Dopo un'ora di grida isteriche G. ha urlato da un punto imprecisato dell'ufficio "Basta con questo gallinaio" e tutto è tornato tranquillo. Verso mezzogiorno M&M hanno tenuto proprio sotto il mio naso una sessione di pettegolezzo monografico sui rapporti fra G. e A., sorpresi più volte a guardarsi negli occhi arrossendo come sedicenni. Ora la questione sarebbe di per sè irrilevante se G. non avesse intessuto rapporti intimi con altri membri del nostro clan di nevrotici. Membri che ora si ritengono ufficialmente offesi per essere stati trattati come le famose cagnette cui è stato sottratto l'osso di De Andrè.
Dopo questo aggiornamento, tanto rapido quanto insulso, saluto e vado a nuotare.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:47:00 PM | Permalink | 7 comments
La questione sabato sera sta diventando complessa. E trovo che la complessità aumenti quanto più ci si allontana dai diciott'anni. Mi spiego: durante l'età dell'oro il sabato non era un giorno della settimana, ma uno stato dell'anima. Di sabato non si faceva e non si pensava nulla che non avesse come oggetto il fatto che era sabato,appunto. Ci si svegliava la mattina ed era sabato, si andava a scuola, ok, ma era sabato. Se ti mettevano quattro in matematica era comunque un quattro preso di sabato. Sabato era il giorno degli amori eterni (che sarebbero miseramente naufragati il lunedì, ma chissenefrega) e delle sbronze liberatorie di cui ancora si ride. Che a pensarci fra le sbronze di ieri e quelle di oggi la differenza la fanno solo i diciott'anni di ieri e i trenta di oggi. Adesso il sabato mattina mi sveglio e faccio le pulizie. Quando ho finito vado a pagare le bollette, se proprio non resisto esco a sperperare compulsivamente un po' di soldi. Vivo come mia madre, in pratica. Poi la sera mi travesto da adolescente e trascino i miei trent'anni in locali e feste dove i 3/4 degli avventori ne ha in media 5 meno di me. E bevo. Come sabato scorso. E in preda ai fumi dell'alcol ascolto il solito pennellone decelebrato (quello del furto del cellulare di capodanno) che mi spiega, con la ricchezza linguistica che lo caratterizza, come a 24 anni non ne possa più di studiare all'università, di essere mantenuto dai suoi, di non poter comprare i giochi per la playstation (giuro che l'ha detto lui, non io) che vorrebbe. Bofonchio qualcosa sul fatto che non deve avere fretta, che dopo l'Università c'è un casino di bollette da pagare, di soldi che non bastano mai, di futuri pesanti come macigni da costuire, di ambizioni - nel mio caso di non-ambizioni - da affrontare. E gli dico che tornerei indietro, a quando non ero libero, a quando i miei pagavano per me, a quando potevo fingere che il futuro fosse solo quell'esame da passare. Sento una fitta terribile, ho parlato come una che ha perso qualcosa. Il pennellone mi guarda a bocca aperta, l'italiano e i ragionamenti complessi non sono il suo forte. Allora prendo la bottiglia di vino e do un sorso. Quando torno a casa scrivo qualcosa, penso. Ma quando torno a casa, il computer non sta fermo, gira, e gira pure il letto, e il gatto mi guarda a testa in giù. Il giorno dopo ho le rughe di chi la sera prima ha esagerato. E fuori dalla finestra c'è tanta nebbia.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:54:00 AM | Permalink | 0 comments
12 gennaio 2007
Da qualche tempo ho la Shinystat-mania. Vale a dire la tendenza a controllare ossessivamente chi si collega al mio blog. Per poi a fantasticare sull'identità dei misteriosi lettori. Ovvio, la maggior parte dei collegamenti proviene da Libero, Telecom, Tiscali e bla bla e vabbè, c'è poco da fantasticare. Lì dietro potrebbero nascondersi il Presidente della Repubblica, Bin Laden o mia nonna novantunenne che, sotto l'aspetto di innocua e un po' rincitrullita vecchina, nasconde il dito più veloce del web. In ogni caso io non lo saprò mai. Ogni tanto però spunta qualche elemento curioso. Ieri sera, per dire, qualcuno si è collegato da Deutsche Telekom AG e deve pure aver passato la voce a un amico perchè, neanche mezz'ora dopo, ecco spuntare un altro collegamento da server teutonico, Strato rechenzentrum. Al pensiero che la mia fama abbia varcato i confini nazionali ho fatto la ruota come un pavone. D'altra parte chi si accontenta gode. Tuttavia mi pare più probabile che i misteriosi tedeschi siano capitati sul mio blog per caso o che si tratti di mio cugino e della sua fidanzata in vacanza a Berlino che mi leggono per compassione. O che Shinystat abbia capito male. Perciò lancio un appello a mio cugino: se sei tu tientelo per te e lasciami sognare. Ma lettori di Krante Cermania non zono uniko mistero, nein! Qualche giorno fa qualcuno si è collegato dal Centro Nazionale delle Ricerche. E anche questo ha aggiunto una tacchetta alla mia autostima. Perchè, per chi non lo sapesse, al CNR quelli con un quoziente d'intelligenza inferiore a 140 non li fanno nemmeno entrare. Perciò un saluto al cervellone. E un vivo ringraziamento perchè, con il suo tentativo di abbassare il livello intellettuale delle sue letture, ha contribuito ad alzare il mio indice di gradimento e la mia compromessa autostima.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:15:00 PM | Permalink | 4 comments
11 gennaio 2007
Oggi ricomincio il nuoto. Temo che affogherò. Se non dovessimo risentirci è stato bello. Blub.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:09:00 PM | Permalink | 0 comments
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Salvatore Quasimodo


Oggi mi sento così. Che tradotto significa che scoppio di gioia, insomma. Solo che la sera ci mette sempre troppo ad arrivare, altro che subito. Poi mi viene in mente che in qualche altra pagina di questo blog potrei aver già citato il mio amico Quasimodo. Il fatto è che questa poesia è una specie di mantra. Ci sono giorni in cui la ripeto continuamente. Sapete i matti che si mettono in un angolo e dondolando dicono sempre la stessa parola? Ecco, io ripeto questa poesia. L'unica ragione per cui non sono ancora stata internata è che non lo faccio ad alta voce. E non dondolo. Almeno spero. Quando facevo la quinta elementare invece ripetevo il pezzo finale del Dialogo della Natura e di un Islandese: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono? Poi ho incontrato Quasimodo e ho cambiato mantra. Ricordo che andavo a scuola e ripetevo, guardavo fuori dalla finestra e ripetevo, tornavo a casa e ripetevo, ero a casa e ripetevo. Non so dire se la capissi - non credo - e nemmeno da dove l'avessi tirata fuori, dubito dai libri di scuola. Non son cose da quinta elementare, suppongo. Almeno spero, insomma, non mi sembra il caso di avvelenare l'esistenza di un ragazzino di quell'età con le sofferenze cosmiche di Leopardi e Quasimodo. O forse sì, per evitare che legga solo Quattroruote o Donna Moderna. Però non so se è giusto condannare un bambino a una depressione planetaria solo per scongiurare il pericolo playstation e cellulare yeah yeah. Vabbè, le considerazioni montessoriane le rimando a un'altra volta. In ogni caso io quella poesia la sapevo. Probabilmente avevo curiosato fra i libri di mio padre, forse lui l'aveva sottolineata. E avevo cominciato a ripeterla. Fra l'altro io ho una memoria di merda, quando a scuola dovevo imparare le poesie mi rimandavano sempre a posto con un calcio nel sedere. Però questa me la ricordavo. E la ripetevo. Adesso però mi ha stufato e stavo pensando di passare a Laura Pausini. Mi pare più adatta allo spirito dei tempi.
Vabbè speriamo che venga subito sera.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:41:00 PM | Permalink | 0 comments
Il tema del giorno è: i felini. Per la precisione il mio felino. E a voler proprio spaccare il capello, i miei 3/4 di felino. O magari dovrei dire il mio canguro, dato che una vistosa carenza di zampe sinistre lo costringe a saltare. Comunque, lasciamo perdere i canguri sennò mi incasino. Il mio felino ha una serie di problemi - e vorrei pure vedere, poveraccio - che mi ricordano il commento di mio padre quando ha saputo che ho adottato un gatto invalido. "Dopo il gatto sciancato credo che tu sia pronta per la camicia di forza", ha detto. E non oso immaginare cosa direbbe se gli annunciassi che il mio gatto ha evidentissimi disturbi di personalità. Tanto per cominciare crede di essere un cane. Quando torno a casa mi corre incontro e comincia a fare le fusa. Non abbaia ancora, ma in compenso scodinzola. Se per qualche ragione non gli faccio una carezza prima ancora di torgliermi il cappotto mi segue e si sdraia a pancia all'aria in segno di esplicita richiesta. Se continuo a non cagarlo si offende e si nasconde sotto il letto. E ci resta finchè non tento di farmi perdonare offrendogli una scatoletta in segno di pace. Ora se avessi voluto un cane avrei preso un cane. Volevo un gatto perchè adoro la loro aria di superiorità, la loro sussiegosa indifferenza per le cose del mondo, eccetto la ciotola di cibo, la loro apparente autonomia assoluta. La adoro e la invidio, diciamo. Ma Achab (il mio gatto) è come un figlio piccolo, non è sussiegoso, non è superiore e non è autonomo. Fosse per lui si farebbe accarezzare tutto il giorno, ti ronza sempre intorno facendo le fusa e se non lo considero si offende: sospetto che sia innamorato di me. Vabbè andiamo avanti. Come se non bastassero le zampe, il poveretto ha da poco perso gli orpelli della sua virilità. Le palle, per intenderci. Oltre che invalido, ora è eunuco. Giuro che non lo avrei mai privato delle gioie del sesso se il veterinario non avesse individuato nel desiderio di gattina la causa della sua abitudine di disseminarmi la casa di puzzolentissime pisciatine. Posto che non riuscirei mai a procurargli una micetta che plachi l'istinto ogni mese, ho optato per la soluzione radicale. Perciò via le palle. Così ora non si lamenta tutto il tempo, non piscia più dappertutto e non si fa le pugnette contro le gambe dei tavolini. Tutto è bene quel che finisce bene, direte voi. Eh, ma non è mica così semplice: ora caga dappertutto. Per esempio: gli ho comprato un simpatico cestino foderato e imbottito perchè ci dormisse dentro, invece di stare sdraiato sulla mia schiena tutta la notte. Lui ci è saltato subito dentro. Bravo, ho detto io facendogli una carezza. Poi mi sono accorta che l'aveva scambiato per un cesso. Ancora: stamattina ha fatto la pipì al posto giusto. Poi è salatato sul divano e ha fatto la cacca. E io mi chiedo: cosa gli faccio tagliare stavolta per farlo smettere? La testa?
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:38:00 AM | Permalink | 3 comments
10 gennaio 2007
Devo fuggire da qui, devo fuggire da qui, devo fuggire da qui. Me lo ripeto spesso, soprattutto dopo le cosidette riunioni di redazione. Che hanno assai poco in comune sia con le riunioni che con le redazioni. A meno che nelle redazioni serie o presunte tali non si stia due ore seduti intorno a un tavolo a parlare di scopate e gnocca tirandosi palline di carta. O insultarsi l'un l'altro, secondo l'umore. Secondo me, ma in fondo considerate che io una redazione vera, intesa non come è ma come dovrebbe essere, non l'ho mai vista. E forse va bene così perchè mi resta almeno l'illusione che le cose, altrove, siano diverse. Ma torniamo alla gabbia di matti: riunione convocata alle 14.30 e terminata cinque minuti fa. Uno può non trovarci niente di male così su due piedi. Ma bisogna considerare che noi non stiamo lavorando al progetto dell'Encyclopédie, ma a Ecomobile A Tutto Gas News. Per intenderci: ogni tanto telefona qualcuno e dice "scusate, io ho letto sul vostro giornaletto...". Per bene che mi vada, i miei articoli finiscono a incartare il pesce. Questa perla dell'editoria è composta di 72 pagine, di cui 24 di testo ed è pure bimestrale. Se togliamo le rubriche fisse - una palla colossale che, guarda caso, sono compito della sottoscritta - ne restano si e no dieci. Persino a Novella 2000 c'hanno più dignità di noi. Ora, posto che non c'è niente di male se dieci colleghi trovano istruttivo scambiarsi opinioni su gnocca e scopate tirandosi palline di carta per allentare lo stress di una giornata di lavoro (sono una campionessa nel tiro della pallina, all'elementari avrei fatto perdere la pazienza pure a cristo sulla croce) e che efficienza è un a parola che trovo antipatica, a tutto c'è un limite. No, non è vero. E, fra l'altro, anche se fosse vero io di limiti non ne so molto. Però so con certezza che, finita la riunione, tutti si sono alzati, si sono amichevolmente salutati e se ne sono andati, mentre a me è stato comunicato che resterò oltre l'orario per finire il lavoro che la mia responsabile ha dovuto interrompere perchè "alla riunione di redazione non potevo mancare". No, dico.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:18:00 PM | Permalink | 4 comments
Strano ma vero, stavo riflettendo. E pensavo: andare in radio è un'entusiasmante esperienza di dissociazione. Cioè tu sei lì e senti la tua voce come quella di chiunque altro, ti osservi da un punto di vista completamente esterno a te stesso, non puoi "mediarti". Ascolti te stesso fuori da te. Ok, sembro drogata, ma vi rassicuro: purtroppo lo sembro soltanto. Però dico: uno può conoscersi più o meno bene, non è questo il punto, ma di sicuro si conosce da una prospettiva che nessun altro potrà mai avere su di lui. Nessuno può vederci coi nostri occhi, nè sentirci con le nostre orecchie. E anche quando uno si mette davanti allo specchio sono sempre i suoi occhi che guardano. E vedono dall'interno quello che vorrebbero, o magari non vorrebbero. L'immagine però è già dentro, non so se mi spiego. Ma quando ti riascolti a distanza di tempo ti fai uno strano effetto. C'è un tizio che parla e a un tratto ti dici "ehi, ma quello sono io!". E poi capisci che ti stai sentendo come ti sentono gli altri. ok, lo so è incasinato, ma è da ieri che mi inturcino in questi ragionamenti, quindi ora lo scrivo. Prendiamo un attore, Brad Pitt per esempio (uno poco figo, insomma): allora il nostro Brad fa un film e poi a un certo punto va a vedere la prima. E in quel momento è come uno del pubblico che guarda sullo schermo 'sto tizio biondo piuttosto handsome, diciamo. Poi a un certo punto si ricorda che quel tizio è proprio lui. Ecco, la cosa che mi ha divertito di più è che prima ti fai un'idea di te stesso e poi ti accorgi di essere te stesso. La consapevolezza di essere proprio tu a parlare e quindi la mediazione dello sguardo "da dentro" subentra troppo tardi. Quindi non media. O media poco. E così per un attimo hai uno squarcio del te che vedono gli altri. Ti appropri di un punto di vista che altrimenti non potresti mai avere. E fa venire un po' le vertigini.
Ok, forse avete ragione: da domani cambio spacciatore.

P.S. Si ringrazia tale Stefano per aver trovato la mia voce calda e sensuale. E si ringraziano le decine di sigarette fumate per aver conferito alla succitata voce alla Verdone un suono, come dire, da Capro Roco hippie. Praticamente il raglio di un asino sotto LSD.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:04:00 AM | Permalink | 0 comments
09 gennaio 2007
Ehi, sono andata in radio! No, dico, ho parlato alla radio capito? Ok, non sono entrata fisicamente in una radio, mi hanno chiamato al telefono e poi mi hanno mandato in onda. Gulp. Sono ancora sconvolta. Però bello. A parte la mia agghiacciante voce nasale che ricorda il personaggio hippie di Bianco Rosso e Verdone (cioè si, cioè bellissimo, cioè davvero fico), è davvero curioso sentire una che blatera alla radio ridacchiando come una scema e pensare "ehi, quella sono io!". Ok, ci sono andata perchè sono mezza matta, però intanto ci sono andata. Il mondo è pieno di mezzi matti e matti integrali più o meno consapevoli, ma non tutti finiscono alla radio. D'altra parte mi si può obiettare che il mondo è anche pieno di travestiti, ma grazie a dio non tutti sono come Platinette che, nonostante la sua proverbiale antipatia sta in tv e in radio più del papa (oddio m'è apparso il Pastore Tedesco con parrucca platinata e rossetto rosso!), però trovo che non sia il caso di essere così puntigliosi, ecco. Son contenta e basta. Ho riempito una sporta con serotonina, dopamina e tutte le "ine" che servono a far sorridere la gente così, almeno per oggi, il problema è risolto. Buona cosa direi, perchè non posso più spender soldi. E questo non è uno dei soliti buoni propositi che faccio in preda al senso di colpa: è solo un dato di fatto. Finiti i soldi, finito lo shopping. Già perchè dovete sapere che quando aprii il conto alle poste, in un attacco di proverbiale - e per fortuna rara - lungimiranza, non volli il fido. Ciò significa che quando i soldi non ci sono più la festa è finita, a meno che non mi dedichi al mestiere più antico del mondo, ultima risorsa di tutti i disperati. E siccome sono una precaria sottopagata con il vizio dello shopping compulsivo il piatto piange assai di frequente.


 
co.co.prodotto da Atipica at 3:21:00 PM | Permalink | 2 comments
08 gennaio 2007
Oggi mi sento cambiata, si. Di buon umore, piena di amore nei confronti del mondo e della vita. Mah sì, basta mugugnare, lamentarsi, vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto. Ho riscoperto pollyanna e il gioco del meglio così e perciò mi sono detta che la vita sarà pure una merda, ma in fondo la merda somiglia alla cioccolata. A parte la puzza, uno potrebbe non accorgersi nemmeno della differenza. Perciò da oggi avrò un nuovo sguardo sul mondo, più benevolo, più disponibile. Ad esempio, le feste sono finite si torna alla cara vecchia vita quotidiana. Banale, direte voi. Rassicurante, correggerò io. Già perchè cosa c'è di più rassicurante di sapere sempre cosa X dirà nella situazione Y? O di poter anticipare le battute di pinco pallino come se aveste studiato un copione? Niente. A volte magari, ecco, può sembrare un po' noioso, ma siamo realisti: io sono un'impiegata, mica indiana jones.Per esempio: oggi M. parlava con M. - identiche anche nel nome, non lo trovate rassicurante? Spettegolavano su una serata in una discoteca tuntz-tuntz molto figa in cui hanno bevuto, ballato e commentato abiti e comportamenti degli altri avventori. Non trovate questa prevedibilità festaiola rassicurante? Così, se una sera in cui vi sentite soli foste tentati di chiamare loro per uscire, potreste sempre prevedere ogni singolo istante della serata che vi offriranno. Meglio soli che male accompagnati, vi direte, perciò riapoggerete la cornetta senza aver composto il numero, risparmiando tempo e denaro. E avrete pure acquisito una nuova prospettiva sulla solitudine che, a questo punto, potrà persino apparirvi desiderabile. Fra i personaggi che più hanno attirato l'attenzione di M&M durante la serata figura la seconda moglie di un loro amico, molto bella e tragicamente rumena. Siccome viene da un rozzo paese ex-comunista e mezzo zingaro, il 90% degli italiani si sente probabilmente autorizzato a sintetizzare la locuzione "bella rumena seconda moglie" con un più breve, e a loro dire pregnante, "zoccola". Costei era inoltre gravemente colpevole di saper ballare, perciò indiscutibilmente, irrevocabilmente condannata a perpetua zoccolaggine. Per corollario, il marito è cornuto. E qui, anche a voler essere ottimisti, c'è poco da fare: la matematica non perdona. Ecco, cosa c'è di più rassicurante di questi discorsi? Voi vi sedete lì, li ascoltate con mezzo cervello, sorridete come un cerebroleso e annuite senza troppa convinzione. E risultate simpatici!Insomma dico, voi mandate in prepensionamento i neuroni, e potete tranquillamente apparire gradevoli servendo a ciascuno il suo luogo comune preferito. Non dovrete più nemmeno scomodarvi farvi un'opinione di tizio o caio. Basta scoprire le sue origini e il gioco è fatto: se è rumena sarà zoccola, se è genericamente marocchino un delinquente non meglio identificato. Basta elevare il paese di provenienza a categoria morale e non dovrete più sforzarvi di pensare. E' divertente basta provare, se diventate bravi potete sopravvivere una vita intera senza scomodare un solo neurone. Comodo no?
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:40:00 PM | Permalink | 2 comments
05 gennaio 2007
UOVA CAMPAGNOLE!UOVA CAMPAGNOLE!UOVA CAMPAGNOLE!
Scusate, ma ho iniziato una lunga terapia riabilitativa che terminerà davanti al banco dei salumi della Coop, dove chiederò un etto di mortadella al commesso senza sudare, senza balbettare, senza avere una crisi di ansia. Cosa c'entrano le uova campagnole? Beh, quando avevo nove anni mia nonna mi mandò al supermercato per comperare una confezione di uova. Campagnole, devono essere campagnole mi raccomando, disse. La cosa mi gettò nel panico: immaginai me stessa, bambina grassottella e un po' goffa con gli occhiali spessi entrare in un supermercato, avvicinarmi al commesso e chiedere con aria presuntuosa e il naso all'insù una confezione di uova campagnole. Uova campagnole. Il termine mi sembrò antipatico. Senta lei, mi dia le uova campagnole. Immaginai il commesso scocciato che rideva di me. Ah, vuole le uova campagnole. Ehi ragazzi, oggi è venuta una che voleva le uova campagnole. Mi vergognai e chiesi solo le uova. Mi dette le uova. Disgraziatamente, indiscutibilmente, irrevocabilmente industriali. Mia nonna se ne accorse e mi rimandò al supermercato per cambiarle. Ma ancora mi rifiutai di aggiungere il diabolico aggettivo, sperando che casualmente me le desse proprio campagnole. E ancora furono industriali. E ancora mia nonna mi rispedì indietro. Messa alle strette bisbigliai al commesso, le vuole campagnole. Parlai troppo piano e quello non sentì, mi chiese di ripetere. Le vuole campagnole. Troppo piano, su bimba dimmi cosa vuoi. Scoppiai a piangere e gridai, LE VUOLE CAMPAGNOLE, MIA NONNA VUOLE LE UOVA CAMPAGNOLE CAPITO???LE VUOLE CAMPAGNOLE!Non le aveva, perciò mia nonna si beccò le uova di galline d'allevamento. Da allora odio i commessi, soprattutto quelli che vogliono sempre aiutarti. E odio chiedere i salumi al banco dei salumi, anche perchè ormai non puoi dire solo "mi dia un etto di mortadella". Esistono 120 tipi di mortadelle diverse, la richiesta sarebbe invariabilemente seguita dalla domanda "quale signora?", io comincerei a riflettere sul perchè mi ha chiamato signora e non signorina, mi impappinerei come un'idiota nell'indicare la mortadella, mi suderebbero le mani e il mio delicato equilibrio subirebbe un duro colpo. E così dovrei correre a comperare un intero set per la manicure di Cristian Dior o sa il cazzo chi alla modica cifra di 140 euro. E tornerei a casa senza mortadella, con un etto e mezzo di frustrazione e senso di colpa in più e il centovettisettimo tagliaunghie firmato. Perciò compro solo affettati preconfezionati. Saranno pieni di conservanti, ma presentano l'indubbio vantaggio di consentirmi di mangiare mortadella quando desidero mortadella.

A proposito di nevrosi per chiunque voglia sentirmi bofonchiare, sia interessato allo shopping compulsivo o non abbia niente di meglio da fare martedì 9 gennaio, 13.30 circa, sarò su Radio Città del Capo (96.250-94.700 da Bologna, Modena e Ferrara o www.radiocittàdelcapo.it - in streaming - per le quattro anime che sprecano il loro tempo con me ma non abitano a Bologna). Non c'è niente da ridere, dico sul serio. Vedete i casi della vita? Uno in radio spera di andarci a lavorare e invece ci finisce perchè è abbastanza matto da poter essere presentato come "un caso".
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:30:00 PM | Permalink | 2 comments
04 gennaio 2007
Va bene, sono chiaramente un po' matta. Lo sono sempre stata, ma il problema è che adesso mi sento matta. Poi in fondo va anche bene, tanto il giro della normalità non è poi tutto 'sto spasso e una botta di follia ogni tanto non credo faccia male. In ogni caso, per amor di conoscenza ho deciso di dare un'occhiata per vedere cosa si può fare quando ti senti un po' troppo matto. E giacchè bivacco in ufficio senza nulla da fare, approfitto per dare una sbirciatina a internet. E che ti trovo nell'immenso mare della rete? Il FORUM SULLA DEPRESSIONE. Ehi, dico, cosa c'è di meglio che trovarsi tutti in insieme in un angolo del web per raccontarsi l'un l'altro quanto si è infelici, quanto si sta di merda, quanto è brutto il mondo e quante sofferenze ci ha riservato la vita fino a questo punto? Suppongo che nulla giovi all'anima quanto sedersi davanti al pc alla fine della giornata con un caffè, magari una sigaretta, e leggere una sequela ininterrotta di ielle, sentire che c'è gente che ha la corda al collo più stretta della tua e che tutto sommato sei solo un dilettante del cattivo umore.
E vogliamo parlare delle risposte? Sì, perchè questi forum hanno come mediatori sedicenti dottori capaci di rara empatia. Per esempio, Pinco Pallino scrive "Aiutatemi, quando avevo 12 anni Luca mi portava in bagno e mi costringeva a fare i sui porci comodi. Ora ne ho 17 e mi vorrei ammazzare". Gulp, una cosa forte, un caso da manuale del Piccolo Psichiatra. Beh, sapete cosa risponde Doktor Freud? "Sarei dell'opinione che le radici della tua depressione siano da cercare in un vissuto di dolore, un trauma che risale all'infanzia, più o meno". Però, hai visto Herr Doktor che capacità analitica ci tira fuori? I medici al capezzale di Pinocchio non avrebbero saputo fare di meglio, credo. E suppongo che la nostra amica trarrà di certo grande giovamento da una diagnosi così articolata e complessa. Vabbè. Il viaggio fra le meraviglie di psiche online continua fra un sito che promette di curare l'anoressia con 3 sedute di ipnosi e uno che ti propina un test per l'autodiagnosi della depressione con domande del tipo: sei depresso? hai voglia di suicidarti o hai messo a punto un piano per suicidarti? Si, certo herr doktor. E visto che mi ha chiesto di essere sincero le dico anche che appena mi lascerà uscire da questa clinica correrò a casa, aprirò la finestra e mi butterò dal 5° piano. Allora mi dica, qual è la diagnosi?
Così ho archiviato qualunque desiderio di andare a farmi analizzare, perchè davvero non saprei resistere alla tentazione di saltare sulla scrivania del dottorone, mettermi una mano sullo stomaco e cantare la Marsigliese.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:20:00 PM | Permalink | 0 comments
03 gennaio 2007
Si diceva: Capodanno in piazza. Chiedo, avete mai fatto un Capodanno in piazza? O, almeno, visto una piazza dopo un Capodanno? Spero di no, per il vostro bene. Per due ragioni: primo perchè, a meno che non mi leggiate da Las Palmas, se avete fatto un Capodanno in piazza siete morti dal freddo; secondo perchè significa che avete avuto un incubo, un terribile incubo. A meno che non apparteniate a quel genere di simpatici giovinastri sempre accompagnati da cane feroce che si suole indicare con il termine punkabbestia, s'intende. Per esempio, se arrivate a Piazza Maggiore verso le 00.30 di un 1 gennaio qualunque trovate:
  • le spoglie in fiamme di un orrendo pupazzo, simile a una maschera woodoo, da cui ancora si staccano pezzi incandescenti e lapilli;
  • un tappeto di cocci così taglienti che ogni passo potrebbe essere l'ultimo, e voi lo sapete;
  • uno schieramento di poliziotti e carabinieri in divisa antisommossa, manganello, sguardo torvo e aria da picchiatori (in fondo voi a sbronzarvi, loro a lavorare. Dico: chi non avrebbe voglia di spaccare la faccia a qualcuno?).
  • un drappello di individui dall'aria poco consapevole che si agita con gesti da riposseduto al suono (?) di una musica(!) che più che altro sembra un ritmo tribale forsennato;
  • qualche delinquentello dall'aria torva (ma poi in fondo in un simile casino nessuno ha l'espressione dell'arcangelo Gabriele) in cerca di tasche e portafogli da trafugare.
A tutto ciò aggiungete la lucida triste constatazione che tutto questo l'avete pagato voi, con le vostre tasche di contribuenti, e che questi pensieri sono segno inconfutabile di una giovinezza in declino. Piangeteci su, ma fatevene una ragione.
Bene. Basterebbe per farvi venire voglia di andare a dormire uggiolando, suppongo.
Ora immaginatevi lì, impegnati nella titanica impresa di non morire congelati nel vostro vestito bello e quindi disgraziatamente leggero, quando un bestione di 1,96 metri che era alla vostra stessa festa vi si para davanti e comincia a blaterare:
- U' cell'l'r, m'hann fr'g't u' cell'l'r, minghjjja.
- Oh - esclamate sorpresi fingendo interesse per la disavventura dell'Australopitecus Calabrensis - e come è accaduto, mio buon amico?
- U' Marucchin' m'ha mis 'a man int' a saccocc', u' so spint, ma qu'll s'a pigghiat' 'u cell'l'r - risponde quello tutto infervorato e, prima che voi troviate una scusa credibile per sottrarvi all'epico racconto, comincia a snocciolarvi i particolari: un extracomunitario ('U Marucchin') gli ha infilato la mano in tasca (a' saccocc') ed riuscito a sottrargli (fr'g't) il telefonino. A nulla è servita la sua veemente, ma civile, reazione (lu so' spint e l'agg j'ttat 'nterr): il Gaglioffo ('U Strunz) è riuscito a fuggire (s' n'è jut) con la refurtiva (cu' cll'l'r mije).
State giusto per battergli affettuosamente una pacca sulla spalla, quando l'Australopitecus Calabrensis comincia ad agitarsi, corre avanti e indietro sui cocci alzando le braccia al cielo in segno di protesta, getta a terra il cappotto dalla disperazione, piange, sbraita e infine si strappa la camicia. In pratica fa uno spogliarello con -12 C°. Eroismo del dolore. L'istantanea ci coglie mentre cerchiamo, senza successo, di ricondurlo alla ragione. Lui corre e smadonna mezzo nudo, noi lo inseguiamo per rimettergli almeno la camicia. Quando le dita delle mani ci diventano nere dal freddo decidiamo che in fondo sono cazzi suoi, lo mandiamo affanculo e ce ne andiamo. Vediamo il lato positivo: quanti di voi possono raccontare di aver cominciato il nuovo anno inseguendo un pennellone decelebrato in preda a una crisi isterica a causa del furto del cellulare? Ma soprattutto, data la tradizionale correlazione fra primi minuti del nuovo anno e andamento delle fortune successive di solito sintetizzata dalla frase "chi è ride a capodanno, ride tutto l'anno" adattabile a qualunque sistuazione, cosa cazzo mi devo aspettare per il 2007? Cabalisti di tutto il mondo, maghi e astrologi, attendo sollecita risposta.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:40:00 PM | Permalink | 0 comments
Vediamo, visto che mi sono messa a fare lo strizzacervelli da osteria, ora ho deciso di rendervi partecipi della mia follia. No, diciamo del mio male di vivere, fa più poeta maledetto. Voi come avete cominciato l'anno nuovo? Dove vi ha raggiunto la mezzanotte più attesa dell'anno e cosa avete pensato quando facevate gli auguri a tutti con un bel sorriso da paresi appiccicato in faccia? Secondo me eravate a una festa, sicuro: qualcuno di voi ha fatto il conto alla rovescia poi è partito come una scheggia saltando al collo di tutti, sbaciucchiando anche i nemici giurati, e augurando a tutti GIOA-SOLDI-FELICITA'-AMORE-INSOMMA-TUTTO-QUELLO-CHE-VUOI-TU!
Ecco, questo si chiama Capodanno Maniacale.Chi è vittima dalla sindrome del Capodanno Maniacale, si stampa un sorriso idiota sulla faccia e, pur di non ammettere che è una festa di merda, si agghinda, si acconcia, si imbelletta, si imbrillantina e si improfuma fino a sembrare la caricatura di una puttana e si dispone a godere i frutti di quello che forsennatamente organizza da mesi e che lo annoia da morire, ma non lo ammetterà mai.
Altri invece vengono colti di sorpresa dalla mezzanotte, incassati fra i cuscini di un divano con una bottiglia di rosso sotto braccio - almeno quella - chiedendosi ossessivamente che cazzo ci sarà mai da festeggiare perchè arriva l'anno nuovo e siamo tutti più vecchi e più incazzati. E guardando con commiserazione e una punta di insopportabile invidia chi ha abbastanza talento teatrale da fingere gioia, felicità e amore nei confronti dell'universo mondo. Chi appartiene a questo tipo non ricorda mai di essere arrivato sobrio neppure all'una, perchè tanta gracchiante consapevolezza vine di solito messa a tacere con fiumi di vino. E così sia. Questo si chiama Capodanno Depresso e non risparmia
praticamente nessuno, solo che c'è chi decide di non pensarci e si getta nel Capodanno Maniacale come un gatto sui croccantini e chi decide di pensarci finchè Bacco non sopraggiunge a salvarlo e a calare sui suoi penosi pensieri un garbato velo di oblio (si vede che ho fatto il classico, eh?). E io? Dov'ero io nell'istante in cui il 2006 è diventato 2007 e i miei 30 anni si sono paurosamente inclinati verso i 31? A una festa, incassata su un divano, con una bottiglia in mano che non è riuscita a zittire i neri pensieri. Ero a metà dell'opera, ad essere sinceri, quando l'allegra brigata con cui ho festeggiato ha deciso di andare a fare un giro. Decisione fatale per l'esito del mio capodanno perchè fuori c'erano 27 gradi sotto zero, almeno. Una botta di gelo che avrebbe risvegliato la coscienza di un comatoso. E che, mio malgrado, ha risvegliato la mia, che non più smesso di compatire me e i mei simili per la nostra stupida inutilità.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:48:00 PM | Permalink | 0 comments
Natele (oddio sono posseduta dallo spirito barese di Lino Benfi) in famiglia è una specie di anestesia cerebrale per me, una lobotomia temporanea, diciamo. Torno in Abruzzo e, dopo manco un quarto d'ora, i dieci anni di vita da sola - passati per lo più a imparare il principio di realtà - si sgretolano sotto i colpi della follia familiare e io mi ritrovo coi neuroni che tentano il suicidio schiantandosi contro le pareti del cranio. Infatti, per evitare il peggio, son tornata a Bologna il 27. E siccome tre giorni sono bastati a squilibrare il mio già squilibrato sistema nervoso, ho inaugurato con allegria una nuova stagione di shopping compulsivo. Protagonisti dell'acquisto incontrollato non più i jeans ma, udite udite, smalti, lime per unghie, oli per eliminare le cuticole*, cosmetici per le mani e altre minchiate di tal genere. Ordunque, direte voi, meglio: costano meno. Eh già, ma non è tutto oro quello che luccica, risponderò io. Perchè il punto è che uno compra lo smalto se ha unghie su cui spennellarselo. Ma se uno con le unghie ci fa pranzo, cena e qualche volta merenda, l'acquisto compulsivo di un intero set per la manicure professionale (che comprende: tre smalti, due flaconi di acetone - perchè due poi?-, una lima, un olio anti-cuticole, un pennino per la rimozione delle cuticole) diventa un chiaro sintomo di incombente demenza. No, regaz, non ho detto senile, vediamo di non esagerare. Perciò se uno psichiatra passa per caso da queste parti è pregato di formulare rapida e chiara diagnosi. Ovviamente gratis. E non perchè io non abbia quattrini per pagarlo, sia chiaro, perchè da brava precaria prendo uno stipendione che neanche il Sultano del Brunei, ma considero già un onore sufficiente fargli cacciar le sue manazze da castigamatti fra le pieghe del mio cervello.
Tra l'altro per farmi passar la nevrosi da Natale in famiglia mi sono gettata a capofitto in una serie di letture psichiatriche che ridurranno in briciole quell'inutile avanzo di equilibrio che mi resta. E per evitare che anche voi - pochi, ma affezionati lettori - vi trasciniate al fiume più vicino con una corda al collo evito di aggiornare l'elenco delle mie letture.

*La gente normale le chiama pellicine, ma sui prodotti c'è scritto CUTICOLE nell'evidente tentativo marchettaro di indurre l'acquisto suscitando avversione verso le pellicine/cuticole. "Cuticole?! Puah che schifo!io non le voglio, LE CUTICOLE". E così accatti la pozione anti-cuticolara alla modica cifra di 40 euri (beh, vabbè, sono cifre un po' romanzate, ma sennò come faccio a far dell'ironia?). D'altra parte l'eliminazione di una C-U-T-I-C-O-L-A val bene una messa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 9:57:00 AM | Permalink | 1 comments
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