27 settembre 2007
E' ufficiale, ho deciso di andare dal medico dei matti. E capisco che questo non v'interessi perché non c'entra niente con la precarietà, o forse c'entra tantissimo con la precarietà, ma non con quella che interessa a voi.
Ora, secondo i miei stereotipi personali, quando uno va dal medico dei matti è atterrito dall'idea che costui concluda il colloquio dicendo: "Effettivamente lei è un po' matto" e poi scarabocchi su un foglietto geroglifici che significano boccette, goccine, pillole e notti senza sogni e un'espressione assai simile alla vacuità naturale che sta appiccicata sulla faccia de La Bara dalla nascita. Io no. Io sono atterrita dalla domanda: "Mi dica, che cosa si sente?". Perché non è qualcosa che sento, il problema, ma qualcosa che non sento. Se qualcuno mi chiede "cosa ti senti?" e ho mal di testa, rispondo: "mal di testa". Se ho l'appendicite, rispondo: "una fitta al fianco". Ho sempre odiato quelli che sospirano nel microfono "mi sento infelice", perché l'infelicità è un fatto della vita, ed è tristemente più comune della felicità. Non c'è niente di strano, né malato, nell'essere infelici. Semplicemente capita, come nascere, innamorarsi, ammalarsi, bruciare la frittata, rovesciare il caffè sui tasti del piccì nuovo, inviare un curriculum al CSM e passarci due anni, morire e tutto il resto. Non è scritto da nessuna parte, non è frutto della volontà di nessun dio, natura, logica o entità.
Se fossi infelice non andrei dal medico dei matti. Ci vado invece perché non sento niente, né dentro né fuori. Mi sbatacchio in giro per il mondo completamente anestetizzata. Non soffro e non sono felice. Mi sento come quando stai giocando a sette e mezzo con la nonna vicino all'albero di natale e hai in mano un cinque. Non un sette. O un tre. Un cinque. Una carta insulsa, che non vince e non perde. Con cui devi stare, sennò rischi di sballare, ma con cui sai che non vincerai.
Quando mi sembra di star bene, invece, sono solo su di giri. Saltello, rido, spendo due soldini in cose stupide e il tempo passa più in fretta, ma resto distante da tutto. Nella bolla, dove tutto arriva attutito e lontano.
Quando ero ragazzina giocavo al suicidio virtuale: mi sdraiavo sul letto e immaginavo cosa sarebbe accaduto dopo il mio suicidio. Era una fantasia che mi divertiva, ma mi arenavo sempre su cosa scrivere nel biglietto da lasciare ai vivi. Veniva fuori sempre una roba troppo melodrammatica, che mi faceva sbadigliare. E, diciamocelo, è abbastanza triste annoiare la gente da morti. Nei giorni scorsi, invece, ho avuto il colpo di genio. Che ne dite di "vi saluto, e me ne vo". Asciutto, sintetico, ironico. Niente accuse, niente saluti, niente barbose questioni irrisolte lasciate a quei poveracci che restano. E non rischi di urtare la sensibilità di qualcuno che magari ti dimentichi di salutare.
Ok, tranquilli, è solo una recrudescenza di metereopatia perché oggi piove, piove, piove. Per il momento non c'è nessun bisogno che mi piombiate in casa per sigillare le finestre e chiudere a chiave il cassetto dei coltelli.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:44:00 AM | Permalink | 18 comments
26 settembre 2007
Edizione straordinaria: udite udite, il nostro amato governo ha partorito qualcosa di sensato!Ecco, guardate, leggete, soppesate. Lo so ha dell'incredibile, eppure pare che sia vero. Ok, la prendono alla lontana, ma almeno questo dimostra che ci pensano. Poco, ma ci pensano. Riusciranno i nostri eroi a mettere le mani sul Flagello a Progetto prima della fine della legislatura?
Ok, ho esagerato con l'ottimismo: prima della prossima glaciazione?


 
co.co.prodotto da Atipica at 3:48:00 PM | Permalink | 0 comments
L'anno scorso SS mi inchiodò alla scrivania, per dieci giorni dieci e fino a orari immondi, per rintracciare un chirurgo che opera le emorroidi che, secondo le sue fumose indicazioni, aveva parlato in una trasmissione del mattino andata in onda sulle reti mediaset, Rai o forse su La 7. Insomma vedessi io.

"Come si chiama il luminare?"
"Boh"
"Come si chiama la trasmissione?"
"Boh"
"Chi la conduce?"
"Boh"
"A che ora è andata in onda?"
"Boh"
"..."
"Uffa, insomma sei tu la giornalista, vedi di scoprirlo"
(Altro che giornalisti, qua ci vuole la Pantera Rosa)

Seguirono ripetute telefonate al centralino della Rai, alle segreterie di redazione di tutti i programmi dedicati alla salute che per l'occasione mia nonna ipocondriaca mi aveva elencato al telefono, persino ai famosi programmi-contenitore tipo Domenica In. Niet, nessun luminare aveva dispensato frammenti di conoscenza emorroidea dal balcone mediatico; in compenso accumulai tante di quelle risate in faccia e maltrattamenti che se ci penso scoppio in lacrime.
Infine, dopo dieci giorni di umiliazioni e fatiche riuscii a scoprire il nome del programma grazie al provvidenziale intervento di un'anonima segretaria di redazione mossa a compassione dalla mia voce rotta dall'angoscia. Da lì il nome del chirurgo. Trionfante lo porsi al mio aguzzino che prese il foglietto, lo guardò con un occhio solo e sentenziò: "No, da questo stronzo non mi faccio toccare: è cretino come te".
(Ebbene sì, pare così che io sia unità di misura del cretinismo).

Oggi l'incubo ritorna, ma non di emorroidi si tratta, bensì di foto papali. Il SeminaFigli e il Direttùr si sono genuflessi davanti alla papale germanità sotto l'occhio rapace di centinaia di fotografi. Tornati a Bologna mondati di tutti i loro peccati e illuminati dalla luce divina, Gli Unti del Signore mi hanno intimato di comprare le foto dell'evento da due agenzie papali costringendomi a firmare una specie di leccata di deretano ufficiale scritta dal Direttùr (quindi scritta male) e indirizzata al Don Tal dei Tali che dirige codeste agenzie con la speranza che si astenesse dal tirarci il collo col prezzo. Io che sono l'Anticristo, secondo la calzante definizione di mia nonna. SS ha fiutato il potenziale distruttivo che si nasconde in questo innocuo, in apparenza, lavoretto e così ha cominciato con tutta una serie di richieste assurde che non elenco sennò mi uccido.
Vi basti sapere che tutto il Vaticano, in questo preciso istante, sta ridendo di me.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:33:00 AM | Permalink | 6 comments
25 settembre 2007
Il grafico entra prepotentemente nel mio ufficio, agitandosi e spargendo forfora dappertutto.
"Chiamami S. e passamelo. Subito, chiaro?"

Il Manzo mi chiama alle cinque del pomeriggio:
"Sul mio tavolo c'è una cartellina rossa. Portala all'avvocato!"

Il Direttùr mi apostrofa con autorità:
"Benedetta, fammi un caffè!"
(Sanno declinare solo l'imperativo, le altre forme verbali sono troppo complesse).

Ormai sono la segretaria di tutti. Non mi meraviglierei se domani Alex, l'uomo delle pulizie filippino, mi ordinasse di prenotargli un tavolo per due nel più vicino ristorante cinese e di avvertire la moglie che farà tardi per lavoro.
Sono un'enorme vescica di fiele.
E con questa, vi auguro buona serata.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:08:00 PM | Permalink | 2 comments
Il mio look sembra essere in cima alla lista delle preoccupazioni dei miei colleghi. Dopo essere stata definita dalla Kapò "un pupazzo colorato", oggi la Concubina di SS, 60 anni e un look Britney Spears prima maniera tutto fiocchetti rosa e merletti frou frou, mi ha guardato e ha commentato storcendo la bocca:
"Mamma mia, con quei capelli sembri una vecchia pazza!".
Ora, passi il "pazza" (l'illusione di esser sana l'ho abbandonata da tempo), è il "vecchia" che mi innervosisce.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:54:00 PM | Permalink | 0 comments
Quando ero piccola, mia mamma e mio padre litigavano di continuo. Per ragioni che al momento mi sfuggono, ritenevo che la mia missione su questa terra fosse farli smettere, come nei film americani in cui il bambino interviene con la sua irritante innocenza infantile, mum and dad scoprono che in realtà si amano ancora, prendono il pargolo per mano e sullo sfondo si accendono le luci di New York. Anche io quando intervenivo ottenevo risultati a dir poco eccezionali: non solo la piantavano di accapigliarsi e tirarsi qualunque oggetto nel raggio di dieci chilometri, ma rinsaldavano la loro alleanza prendendosela con me mentre sullo sfondo si accendevano le luci di Montorio al Vomano. Così ho imparato che far da paciere fra due che litigano è azione nobile, ma quantomai pericolosa, da cui, bene o male, si esce sempre malconci. Per questo non mi sarebbe mai passato per la testa di far da paciere fra il Direttùr e La Bara che, per quel che m'importa, potrebbero anche scannarsi a vicenda senza che ciò provochi alcun sussulto alla mia pelosa coscienza. Però La Bara, ridotta in lacrime dalle grida di colui dopo avergli tirato un posacenere pieno di cicche che gli ha mancato l'occhio sinistro per un soffio, ha deciso di usarmi come strumento di vendetta. E qui le cose si complicano. Mi spiego: la scorsa settimana il Direttùr ha fatto di tutto per tenerla fuori da un evento benedetto, udite udite, dal Pastore Tedesco in persona durante la messa della domenica. E tanto ha detto e tanto ha fatto che alla fine c'è riuscito. Ovviamente La Bara ha strillato come un'erinni coinvolgendo nella bagarre chiunque si trovasse a passare di lì. Le sue grida sono arrivate ai piani alti, alle orecchie presidenziali, e il Direttùr è stato redarguito per aver fatto il furbetto. In ogni caso, a genuflettersi davanti al nostro amato papa c'è andato solo lui. Per tutta risposta La Bara s'è appellata all'ufficialità e ieri mattina mi si è parata davanti con le mani sui fianchi e, con tono che non ammette repliche, ha sentenziato: "A voler esser precisi la responsabile dell'ufficio stampa sono io. Sempre a voler esser precisi, lui è solo un collaboratore. Quindi d'ora in avanti tu lavorerai solo per me, perché sono io che do gli ordini e tu esegui. Se lui ti chiede qualcosa, tu mi chiami e decido io se puoi farla o no". A rigor di logica, è vero. Il problema però è che La Bara non ha palesato le sue intenzioni, ma ha lasciato a me l'ingrato compito di dire di no ogni volta che il Direttùr richiede i miei preziosi servigi. E no, non posso giustificarmi dicendo vuolsi così colà dove si puote (sempre per citare il Mauri-Dante), dacché sempre La Bara mi ha pregato di non esplicitare i suoi fermissimi propositi di ostracismo con nessuno.
Così ieri ho detto no.
Stamattina ho detto no.
Mezz'ora fa ho detto no.
Due minuti fa ho detto no.
E un minuto e mezzo fa sono stata oggetto di improperi, insulti, minacce, il tutto condito da ripetuti pugni sul tavolo, da parte del Direttùr sotto lo sguardo sornione de La Bara. La quale, non paga e ansiosa di dimostrare che "quello là" non sa nemmeno scrivere, mi ha sottratto tutti i lavori con una parvenza di dignità, arrivando a dettarmi le mail, pretendendo che io prenda appunti a mano e mi limiti a battere i suoi testi senza alcuna modifica.
Riassumendo: loro litigano, loro si pestano i piedi, io non mi intrometto, io ne pago le conseguenze. Mi sorge il tragico dubbio che la realtà sia priva di qualunque logica, che la succitata logica ce la siamo inventata noi e serva solo a complicarci la vita.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:21:00 AM | Permalink | 5 comments
24 settembre 2007
"Soccia Benny, Mauri è impazzito, vieni a vedere cosa scrive"
La Kapò mi porge il suo supercellulare. Leggo il messaggio: amor che (?!) nullo amato amar perdona.
"Dante..."
"Casso dizi? é Mauri!"
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:15:00 AM | Permalink | 15 comments
21 settembre 2007

Ci siamo: La Kapò ha estratto il mio numero per La Grande Persecuzione Autunnale. Funziona così: ogni anno, più o meno da metà settembre a metà novembre, La Kapò perseguita qualcuno. L'inizio della stagione persecutoria è annunciato da grandi manovre di riavvicinamento agli altri poteri forti dell'ufficio - La Spia, La Bara e Il Direttùr - su cui, per tutto il resto dell'anno, la Kapò si diletta a sputare veleno. Un velenuccio patetico reso innocuo dalla sua inenarrabile stupidità, ma pur sempre veleno. Avvenuto il riavvicinamento, comincia la persecuzione vera e propria. Il perseguitato viene scelto fra me, la Psicocentralinista e A.C., una collega che ha il brutto difetto di essere una gran bella donna e, ironia della sorte, pure intelligente.
Dopo essere stata oggetto della Grande Persecuzione Autunnale l'anno scorso, sarei disposta a tutto pur di non ripetere l'esperienza. Giuro. Ed è solo per essere risparmiata che ho sopportato per quasi un anno le confidenze della Kapò, racconti di sudaticce performance sessuali fin nei minimi dettagli, articolate e prolisse descrizioni degli attributi dei suo amanti fino a giungere - e credetemi, questa è la parte peggiore - alle lucide e sagaci deduzioni sul comportamento di costoro. Ho dovuto dispensare consigli, sforzandomi di esprimerli in un linguaggio semplice e primitivo perché le fossero comprensibili almeno per il 50%, analizzare arrampicandomi sugli specchi comportamenti in cui non c'era nulla da analizzare, situazioni cristalline come l'acqua di fonte, ma alla fine, quando il piano sembrava funzionare, ho commesso un errore. Un gravissimo errore. Martedì voleva che uscissi con lei e con uno dei suoi cuccioli, per aiutarla a capire cosa costui vuole da lei (e cioè, con buona probabilità, nulla). Solo che ho immaginato questa serata trista, seduta in qualche pub con un gorilla cerebroleso e lei, sguaiata e scollata come sempre, e sono stata colta da una tale tristezza, ma una tale tristezza, che proprio non ce l'ho fatta: ho millantato un mal di testa e sono rimasta a casa a leggere. E così da mercoledì La Kapò manda e-mail a tutto l'ufficio lamentandosi che non lavoro e facendomi cazziare ora da questo, ora da quello, non perde occasione per dire che mi vesto come una pazza e mi rivolge occhiate al distillato di disprezzo. Quando sono in bagno e squilla il telefono, non risponde e si mette a strillare: "Benny, il telefonoooooooo" con risultati quantomeno drammatici sui miei andamenti intestinali, già gravemente compromessi da una colite nervosa di cui il CSM è il principale responsabile. Infine - e siamo solo a venerdì - stamane La Bara, infilzata su tacchi di dieci centimetri, mi ha detto: "Benedetta, sono stata informata che ieri, nuovamente, tu e Alessandra vi siete interfacciate per questioni personali tutto il pomeriggio, trascurando le vostre urgenti mansioni. Non deve più accadere, altrimenti sarà informato SS".

Peccato che ieri Alessandra non ci fosse.

Ora, per ovviare al problema, non mi resta che un sacrificio umano: insomma, c'è qualcuno fra voi, rigorosamente sotto i ventisette anni, che abbia bisogno di una lucidatina al manubrio gratis da una tipa di quarant'anni nerovestita, robusta, sguaiata, fan di biagio antonacci, in visibile sovrappeso e potenziale proprietaria di SUV? C'è qualcuno disposto immolarsi per salvare quel brandello di salute mentale e intestinale (chiedo venia, ma la defecatio ha la sua importanza nella stabilità di una mente) che ancora mi resta?
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:59:00 AM | Permalink | 10 comments
20 settembre 2007
Sabato sono uscita con una tizia che conosco.
Costei è un'Ingegnera di 28 anni decorata con contratto a tempo indeterminato all'Hera, l'azienda che fornisce il gas in Emilia Romagna, un posto praticamente parastatale. E' un tipo tutto rigido e nervoso, con uno stradario in testa e un modello matematico preconfezionato con cui interpreta le cose del mondo. Per capirci, il classico tipo che immagini in terza superiore, seduta in primo banco con l'apparecchio ai denti, i capelli unti e la manina sempre alzata quando sono interrogati gli altri. Ha letto tanto e non ha capito niente, ma quando parla di intellettuali ha il vezzo di usare il "noi".
L'Ingegnera si definisce una donna di sinistra. E, infatti, sabato mi ha proposto di andare alla Festa dell'Unità. Poi però, davanti a una pacifica birra di sinistra, qualcuno ha commesso l'errore di parlare dei precari e del loro tormentato rapporto col nostro amato governo. E voi lo sapete che se tocchiamo questo tasto io vedo rosso. L'Ingegnera di Sinistra non ha gradito il mio livore sinistrorso verso un governo di finta-sinistra ed ecco cosa mi ha risposto:
"La verità è che voi precari strillate tanto perché vi hanno levato la possibilità di stare in ufficio 8 ore a scaldare la sedia con le braccia incrociate e senza che possano sbattervi fuori. La verità è che vi rompe non poter fare come negli anni 80 quando la gente in ufficio leggeva il giornale e nessuno poteva neppure pronunciarla, la parola licenziamento. Si fa presto ad andare in piazza a mandare affanculo tutto, ma guardatevi allo specchio".
L'Ingegnera di Sinistra è stupida, direte voi. Sì, lo è, ma non è questo il punto. Il punto è che le fa comodo non porsi un problema che non la riguarda di persona. Le fa comodo non dover digerire la delusione di aver votato qualcuno da cui ci si aspettava non dico una soluzione, ma almeno una boccata d'ossigeno. Così non è obbligata a pensare, a farsi domande, a porsi problemi che non hanno immediata soluzione. Lei come a tanti altri. Di sinistra e non. E a me girano parecchio le palle quando sento queste cose.
Così ho pensato che c'è questa manifestazione il 20 ottobre a Roma, per discutere il tema della precarietà, e vorrei andarci. Poi Silvia ha scritto in un commento: "Sarebbe interessante conoscere la posizione della CIGL sulla manifestazione del 20. Io non demordo. Questi ci stanno fottendo il futuro e tutti se ne stanno zitti. Bisogna farsi sentire. Stilerei anche un documento con alcune istanze/domande/no insulti (peccato) in merito alla ns situazione da sottoporre a chi di dovere (CGIL in primis). Potremmo farlo in comune...".
Ecco, io credo che sia una buona idea. Ora la domanda è: chi vuole darci una mano? Chi si unisce?
Fatelo per me: perché se sento ancora discorsi come quelli dell'Ingegnera mi sporco la fedina penale - davvero - e mi dispiacerebbe dover guardare I Precari alla Riscossa sdraiata sulla brandina in una cella di un metro per due.


 
co.co.prodotto da Atipica at 3:45:00 PM | Permalink | 12 comments
19 settembre 2007
Driiin.
"CSM buonasera"
"Salve, io vorrei inviarvi un curriculum, magari anche solo per qualche collaborazione. Sono laureata in Editoria e Comunicazione Cartacea e Multimediale Con Elementi di Astrofisica Nucleare, 110 e lode, sono aperta, dinamica, dispon..."
"ok, ok, se vuoi ti do l'indirizzo e-mail a cui spedire il curriculum, ma... posso darti un consiglio?"
"S-s-si..."
"Stai lontana da qui! Fai qualunque altra cosa, ma stai lontana da qui, se non vuoi ritrovarti tra due anni a ridurre la tua bella laurea in coriandoli mentre fissi il vuoto imbottita di psicofarmaci. Credimi, lo dico per te"
"..."
"In ogni caso l'indirizzo è: xxxx@xxxxxxxxxxxxxxxxx.it. Io te l'ho detto, tu fai come ti pare"
"Gra-grazie"

Giuro, l'ho detto davvero. Deve avermi presa per pazza, ma aveva una voce così innocente e allegra che, dopo l'ultima stagista che hanno fatto scappare in lacrime, non mi sarei mai perdonata di non averla avvisata. Voi che dite, lo manda il curriculum?
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:45:00 PM | Permalink | 15 comments
Pensavo di dover lavorare nel week end e ormai ero rassegnata a mandare in vacca sabato e domenica correggendo i comunicati sgrammaticati del Direttùr e facendomi maltrattare da metà della stampa nazionale. Ero rassegnata perché guardavo il lato positivo: gli eurini in più nello stipendio di settembre. Non molti - e quando mai? - ma meglio di niente.
Stamattina però, appena varcata la soglia del'ufficio, La Bara mi ha comunicato con l'occhio vitreo e la voce monocorde che "non è più previsto che tu passi sabato e domenica in ufficio".
"In che senso? Sono libera?"
(Dopo due anni qui dentro ho imparato che, nel 99% dei casi, ciò che sembra una buona notizia è in realtà una dolorosa sodomia perpetrata senza l'aiuto del panetto di burro)
"Non proprio, hai la reperibilità"
"Come i dottori?!"
"Sì, Benedetta, come i dottori. Tu devi tenere acceso, e sempre a portata di mano - mi raccomando, il cellulare in modo che a nostra eventuale richiesta sei in ufficio a disposizione a stretto giro"
(cercate di capire, lei parla l'aziendalese)
"..."
"Non puoi allontanarti da Bologna, e nemmeno dal centro, perché a nostra richiesta hai un range di dieci minuti per raggiungere la tua postazione ed essere efficiente"
"Vinco qualcosa se arrivo in nove minuti e mezzo?"
(Non resisto, non posso resistere, devo prenderla per i fondelli)
"Non ho tempo da perdere con l'ironia, io!Arrivi, fai quello che devi fare e te ne vai. Si tratta al massimo di un'oretta sabato e qualcosa in più domenica"
Figo, direte voi, e non sei contenta?
Riflettete bene: gli straordinari mi vengono pagati solo "a giornate", è il massimo che la generosità di SS mi ha concesso. Le ore, cari miei, per me non contano: se una domenica lavoro due ore è come se fossi stata a casa sbracata sul divano. Meno di otto non se ne fa nulla.
E poi così il week end è andato in vacca lo stesso perché, invece di inchiodarmi in ufficio, mi hanno incatenato al bar di sotto. Quanto basta per sostenere che io non ho diritto alla giornata di straordinario, perché ho lavorato solo un'ora.

Per amor di chiarezza: si trattava di 20 euro.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:42:00 AM | Permalink | 9 comments
18 settembre 2007
Driiiiin.
"Pronto?"
"SS mi ha chiesto di chiamarti e chiederti se hai trovato i fogli".
"..."
"Benny, però, quando SS vuole una cosa tu la devi fare!"
"Ma non li ho quei cazzo di fogli!"
"Sì, d'accordo, però se lui li vuole tu li devi trovare"
Click.

Questo era il Manzo e il telefono sul quale ha chiamato il mio cellulare.

Driin.
"Benny, cazzo, SS sta rompendo le palle a tutti perchè dice che hai perso dei fogli!"
"Non li ho, se li è ripresi, porca miseria!"
"Dai, su, cercali da brava"
"Nooooonn li hooooooooooooooooo!"
Click.

Questa era La Kapò.

Driiiin.
"Si..."
"Benedetta, mi dicono che hai perso dei fogli di SS, fogli importanti"
"Cristo no! Se li è ripresi e li ha persi lui"
"Beh, vedi di trovarli perchè sta contattando tutti perché ti sollecitiamo in sinergia"
"Dai, ditemi che è uno scherzo!"
Click.

Questa era La Bara.

No, dico, non gli basta pagarmi una miseria, in ritardo, sfruttarmi, vilipendermi, farmi pulire l'ufficio del Direttùr, avermi messo in stanza con La Bara, costringermi ad ascoltare i racconti degli squallidi accoppiamenti de La Kapò? Ditemi, adesso vogliono anche farmi impazzire?
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:26:00 PM | Permalink | 10 comments
Questa mattina, appena varcata la soglia dell'ufficio, ricevo una telefonata di SS:

"Hai cambiato i testi che ti avevo dato da battere"
(per inciso: un compito particolarmente complesso e gratificante)
"No, non li ho cambiati"
(lo avrei fatto volentieri perché usi la penna come una zappa, pezzo d'idiota, ma me ne sono guardata bene poiché, per un calcolo puramente utilitaristico, preferisco sacrificare la qualità letteraria delle tue vaccate anziché il mio stipendio)
"Sì, li hai cambiati. Adesso prendi i fogli scritti a mano che ti avevo dato e copia parola per parola quanto c'è scritto. Sei capace, vero?"
"Con un po' di sforzo credo di poterci arrivare, però non ho più i tuoi originali. Te li ho restituiti e li hai portati con te"
"Bugiarda!"
"No, davvero, li hai tu, quei fogli"
Click.

Dopo un quarto d'ora:
"Hai trovato i testi?"
"No, perché non li ho, li hai tu"
Click.

Dopo un quarto d'ora:
"I testi?"
"Li hai tu!"
Click.

Dopo un quarto d'ora:
"Quei cazzo di testi?"
"Continui ad averli tu..."
Click.

Ora sono le dodici e un quarto. Ho un quarto d'ora per trovare una soluzione, prima che quell'avanzo di manicomio ritelefoni, perché - giuro - stanno per saltarmi i nervi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:39:00 AM | Permalink | 4 comments
17 settembre 2007
Ditemi, che lavoro faccio io? Ufficialmente intendo, da contratto.
A me è parso di intuire che dovrei essere un addetto stampa.
E cosa fa un addetto stampa?
Un addetto stampa è in genere quel pisquano che si occupa delle relazioni con la stampa, scrive vaccate spacciandole per comunicati importantissimi, legge i giornali selezionando gli articoli che andranno ad ingrossare la pila di fogli dimenticati sulla scrivania presidenziale, vive con uno stipendio da fame e si domanda tutte le mattine come è finito a fare questo lavoro di merda nonostante le sue gloriose ambizioni e la sua brillante carriera scolastica.
Un addetto stampa è uno sfigato, un povero fallito che si è infilato nel glorioso mondo del giornalismo e della comunicazione dalla porta di servizio e s'è fermato sulla soglia.
Un addetto stampa è colui che viene trattato con sufficienza dai giornalisti veri che lo snobbano e spesso gli rivolgono un sorrisetto disgustato.
Un addetto stampa guarda Report con le lacrime agli occhi e per tutta la durata del programma si batte il petto bisbigliando "quelli sì che sono giornalisti".
Un addetto stampa è nella maggior parte dei casi un individuo di sinistra (quella vera, niente Partito Democratico, per carità) con simpatie no-global che finisce a farsi sfruttare da una megazienda che vorrebbe boicottare e, per guadagnarsi la pagnotta, sostiene cose che gli fanno attorcigliare le budella.
Insomma, un addetto stampa può essere un sacco di cose, ma di certo NON è colui che impagina i testi. Questo elevatissimo e stimatissimo compito spetta invece al GRAFICO, individuo superbamente arroccato dietro il suo chicchissimo Mac e, almeno al CSM, contraddistinto da un tenebroso look esistenzialista in cui il pezzo forte è un maglione nero a collo alto indossato anche in agosto.
Il maglione nero a collo alto è l'unica cosa che, nello specifico caso del CSM, il grafico e l'addetto stampa (ovvero io) hanno in comune. E solo per un certo periodo dell'anno perchè io d'estate abbandono tenebre ed esistenzialismo a vantaggio di magliette leggere e colorate che hanno indotto La Kapò a definirmi amabilmente "un pupazzo colorato".
Quindi non dovrebbe essere difficile concludere che un grafico non è un addetto stampa; più o meno come un gatto non è una tigre anche se entrambi sono pelosi e hanno le orecchie a punta.
E allora per quale oscura ragione da una settimana SS mi telefona quindici volte il giorno per chiedermi di impaginare le sue masturbazioni mentali da consegnare non si sa bene a quale tribunale? E perché, quando gli ricordo che per l'impaginazione di qualunque cosa deve rivolgersi al grafico, mi sbatte con stizza il telefono in faccia?
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:52:00 PM | Permalink | 3 comments




L'hanno fatto quasi tutti, perchè non dovrei farlo anch'io? Ecco, siore e siori atipici, cari compagni di precariato esistenziale e di incazzatura generazionale, il mio V-day.
E, giacché ci siete, provate un po' a indovinare quale di codeste donzelle sono io?
Chi ha il "privilegio" di sapere che faccia ho non suggerisca, per favore.


 
co.co.prodotto da Atipica at 11:42:00 AM | Permalink | 20 comments
14 settembre 2007
Allora uno si sveglia la mattina e dice che vuole fare il Maiale Day. E' una minchiata colossale, ma a me va bene che abbia il diritto di dirlo, perchè, miei cari, questa è la tanto amata democrazia. Tuttavia che la suddetta stronzata venga ripresa sui giornali, rilanciata da radio e tivvù, ripetuta come se fosse una perla di saggezza, ecco, questo mi fa girare le palle. Perché uno in democrazia può dire quello che vuole, ma le stronzate restano stronzate. Quando un mio amico dice una stronzata (una stronzata che non fa ridere e offende gratuitamente qualcuno), in genere gli altri gli rivolgono un sorriso di circostanza e poi cambiano argomento. Fine della storia. Non ho capito perché, invece, le stronzate di Calderoli facciano il giro dello stivale.
Perché il peggio è che poi, secondo un meccanismo mentale anche piuttosto semplice, tutti quelli che hanno segatura al posto del cervello pretendono di spacciare le loro vaccate come opinioni sensate o, peggio, verità inconfutabili. Stamattina, per esempio, piangevo. E non sapevo perché. Poi La Bara mi ha rivelato che, pur non essendo lei razzista assolutamente-per-carità-ci-mancherebbe, sente di poter affermare senza timore di smentita che gli extracomunitari, da qualunque punto del globo provengano, non hanno per natura il rispetto della vita umana che abbiamo noi. Quelli ammazzano più di noi e lo fanno perché sono "indietro, più animali di noi" che, al contrario, abbiamo un sommo rispetto della dignità e della vita umana. Per natura. Sono d'accordo: lo sanno tutti ormai che sei milioni di ebrei sono stati sterminati da un'improbabile, quanto temibile, alleanza mongolo-africana.
Poco dopo sulla soglia dell'ufficio ecco spuntare La Kapò con gli occhi che brillavano di luce nuova. Ieri sera, ha raccontato, è stata a casa di un tale che "è nell'abbigliamento". Soccia, Benny, gente di classe. Talmente di classe che ha ornato un'intera parete della sala con un cartello di Vodafone tutto rosso ("oh, Benny, rosso, hai capito?") su cui campeggia la scritta bianca "La vita sta bussando. Apri!" seguito dall'immancabile Life is Now. Se la vita bussasse a casa mia ora come ora sprangherei la porta; senza considerare che se la vita è adesso, beh, è una discreta schifezza. Comunque, sempre secondo i racconti de La Kapò, l'Uomo di Classe è stato colto più volte in flagrante dalla fidanzata mentre si dilettava con altre fanciulle e, per farsi perdonare, ha usato argomenti sulla cui efficacia sia La Kapò che La Bara non hanno dubbi: un brillante e una macchina sportiva.
Ora credo di sapere perché piangevo, stamattina.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:22:00 PM | Permalink | 11 comments
Questa mattina mi sono svegliata e come prima cosa sono scoppiata in un pianto dirotto. Poi ho fatto colazione con una camilla rinsecchita e ho continuato a piangere. Poi, sempre piangendo, mi sono vestita e sono uscita di casa. Infine ho preso l'autobus e sono entrata al CSM e le lacrime erano sempre lì. E' difficile non accorgersi che una persona piange. Eppure quando mi sono seduta alla mia scrivania, La Bara mi ha guardato incrociando gli occhi e mi ha ordinato di preparare delle cartelle stampa. Poi ha riabbassato gli occhi sul giornale. Avrei potuto avere la maschera di Dart Fenner in faccia, lei non se ne sarebbe accorta.
Non so quale sia il motivo di cotanta perdita di liquidi, sicuramente una boiata seppellita in qualche piega del cervello, e sarebbe difficile provare ad articolare una spiegazione. Eppure il fatto che nessuno mi abbia chiesto "perchè piangi", per qualche ragione, non mi aiuta a smettere.
Scusate, passerà.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:12:00 AM | Permalink | 9 comments
13 settembre 2007
No, ancora niente stipendio. L'incazzatura aumenta esponenzialmente, ormai sono capace di esprimermi solo con ringhi e ululati sconnessi, ma efficaci. Nonostante la bella giornata, stamane è comparsa la bava alla bocca. Quando le orecchie assumeranno una strana forma appuntita e il mio esile corpicino sarà interamente ricoperto da una folta pelliccia, quando nei pensieri che affollano la mia fragile mente cominceranno a ricorrere le parole sangue, morte, sofferenza, sgozzamento, beh, allora avremo la dimostrazione matematica che sì, il lavoro può trasformare gli uomini in bestie feroci. Altro che nobilitarlo.
SS è piombato in ufficio alle 4 del pomeriggio in preda a un delirio paranoico, ci ha fissato con l'occhio fessurato uno a uno e poi ha estratto il mio numero. In questo momento sto tentando di impaginare con word un testo in colonne, ritagliando foto, copincollando foto e nulla, nulla di ciò che riesce a partorire il mio provato cervello sembra soddisfarlo. Sono cinque volte che cancello e ricomincio. Perché lo faccio con Word se abbiamo un grafico che potrebbe usare XPress? Quando mai, o voi amici della comunicazione, s'è sentito di una brochure fatta in word? Sta di fatto che l'amico grafico fuma e legge coi piedi appoggiati alla scrivania e io sudo e sbuffo.
La Bara inoltre ha reso noto oggi pomeriggio con una circolare a tutti i cari colleghi che quando la PsicoCentralinista è in ferie, in malattia o a fare chissà cos'altro, tutte - e dico tutte, persino approvvigionare le scorte d'acqua per tutti - le sue mansioni passano alla sottoscritta. Aggiungendo: "D'altronde io sono la responsabile e ho i tacchi, non sta bene che vada a prendere i giornali dal portiere".
Voglio mangiare carne umana.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:00:00 PM | Permalink | 4 comments
12 settembre 2007
- Beh, ma se i precari sono perlopiù laureati e anche se hanno studiato tanto finisce che stanno peggio degli operai e, che ne so, dei parrucchieri, perché studiare? Basta smettere di ostinarsi a studiare e andare a fare gli operai.

Ecco, signori, come La Bara risolverebbe la questione precariato. D'altronde, è il bello della democrazia: anche gli idioti hanno il diritto di dire la loro. Il problema è che ultimamente, dai vertici alla base, sembra che parlino solo loro. Non so, non si potrebbe stabilire un numero massimo di cazzate il giorno oltre le quali non possono andare?
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:50:00 AM | Permalink | 17 comments
11 settembre 2007
"La Legge Biagi ha introdotto il precariato, moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Prima non c'era, ora c'è. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina, i diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la Legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni.(...) Senza niente, neppure la dignità".

Questa è la frase che ha fatto incazzare tutti perché, dicono, offende la memoria di Marco Biagi. Non sono brava a commentare i fatti di cronaca e le polemiche mi annoiano come un film d'amore americano di quart'ordine sullo sfondo di una New York patinata dove tutto luccica e splende e non si vedono i barboni che crepano di fame e di freddo. Però sono un precario e comincio a innervosirmi. Sicuramente sono un po' lenta di comprendonio, non lo nego, ma proprio non riesco a vedere l'offesa.
Un'offesa, oltre che una falsa affermazione, sarebbe dire che Marco Biagi era uno stronzo. Sarebbe sbagliato dire che hanno fatto bene ad ammazzarlo. Sarebbe forse anche stupido supporre che volesse intenzionalmente provocare questo sfacelo, lui. Ma se la legge porta il suo nome (e non siamo noi che glielo abbiamo dato, il nome, ma quelli che contavano "sull'effetto martirio") e io dico che la Legge Biagi fa schifo dov'è l'offesa a Marco Biagi?
Casini starnazza da giorni urlando dal balcone mediatico che, invece di offenderlo, Marco Biagi bisognerebbe santificarlo. Benissimo, lui che è ha un filo diretto con dio e con Papa Ratzinger lo santifichi. Sarò la prima a battergli le mani. Ma nel frattempo, faccia il suo mestiere, oltre che il chierichetto, e abroghi la legge che porta il suo nome. La legge che mi costringe a ringraziare se vado in ferie, a dire che SS non è poi così male perché si degna di pagarmi i due giorni in cui ho la febbre, che mi impedisce di chiedere che mi sia pagato lo stipendio quando qualcuno si rifiuta di farlo. Che mi ha ridotto a uno schiavo che la settimana prima del rinnovo ha bisogno degli ansiolitici per dormire.
Marco Biagi era una brava persona e faceva il suo lavoro, chi ci accusa di offenderlo perché diciamo che la legge che porta il suo nome ci ha ridotto a schiavi, invece, è solo un disonesto che mente sapendo di mentire.
Tutti sanno benissimo che non è stato Marco Biagi a ridurci così, ma proprio Casini & Co. E sappiamo anche che gli stessi che oggi si indignano per la memoria del professore e lo vogliono santificare sono gli stessi che gli negarono la scorta e lo chiamarono rompicoglioni.

 
co.co.prodotto da Atipica at 2:59:00 PM | Permalink | 16 comments
No, non sono morta. La questione è molto più semplice: SS non ha pagato la bolletta e la Telecom ci ha staccato l'ADSL di punto in bianco. Zac. Così venerdì arriviamo in ufficio e scopriamo con somma gioia che non c'è una ceppa da fare. Eccetto La Psicocentralinista, che ha cominciato a dondolare avanti e indietro con lo sguardo fisso nel vuoto, nessuno s'è scomposto. D'altronde, cosa volete che sia il taglio del telefono quando hai rischiato di essere buttato fuori a calci nel culo dai vigili che devono eseguire lo sfratto, hai visto i carabinieri piombare in ufficio e ricevuto telefonate anonime in cui un tale, con forte accento calabrese, minaccia di bruciare tutta la baracca con te dentro?
La Kapò, come prevede il suo ruolo, ha subito trovato il modo di farci lavorare lo stesso: ha rimediato quattro ramazze, ce le ha messe in mano e ci ha intimato di "fare un bel ripulisti", evidentemente una versione siciliana del più noto repulisti. Poi, per dare il buon esempio, si è chiusa nel cesso a fumare con i pochi esonerati per insufficienza di ramazze e a telefonare ai suoi minorenni per prepararli alla serata. Per tutta la giornata m'è toccato pulire l'ufficio del Direttùr, pieno di cartacce, fazzoletti da naso usati e uno strato di peli e capelli così folto che dapprincipio l'avevo scambiato per un tappeto. Ed è questo che sognavo di fare quando a venticinque anni mi spaccavo le meningi su Essere e Tempo di Heiddegger e su altre pigne di pari entità. Adesso, quando mi sentirete dire "mi hanno messo a pulire i cessi" sappiate che no, non sto esagerando.
Le buone notizie da Precariolandia non sono finite: infatti, siore e siori, siamo giunti all'appuntamento annuale con le masturbazioni mentali di SS. Masturbazioni che, chissà come mai, si concludono sempre con la decisione irrevocabile di non pagarci lo stipendio per qualche mese. E' una settimana che La Spia chiede al SuperBoss di firmare l'autorizzazione a versarci gli stipendi ed è una settimana che lui, senza scomporsi, risponde picche. Questa mattina ha mandato in missione la sua dolce metà che, come da copione, ci ha riunito in sala riunioni e ci ha annunciato con gli occhi bassi e l'aria costernata che stanno attraversando un momento difficile. Senza tuttavia chiarire di quale natura sia codesto momento difficile. L'ultima volta che è accaduto, a ottobre dell'anno scorso, ho sperimentato le gioie dell'indigenza per un mese, poi ho strisciato da mio padre e per il successivo mese sono sopravvissuta grazie a una specie di elargizione settimanale del genitore. Mi sono sentita una specie di adolescente con la paghetta. Per rendere il viaggio nel tempo più credibile c'erano pure i brufoli che - strano - m'era venuto il colon irritabile. Non riuscirò mai a ringraziare SS per avermi regalato codesto prezioso supplemento di gioventù.
Forse è per questo che quando sabato, al V-Day, Beppe Grillo ha gridato "Bisogna abrogare la Legge Biagi!" m'è quasi venuto da piangere. Perché da quando ho preso la residenza a Precariolandia non ho mai sentito nessuno gridarlo forte e chiaro. Non ho sentito nessuno dire ad alta voce che ci hanno rubato il futuro. E pure il passato, a dirla tutta, perché quando penso alle ambizioni che avevo da studentessa mi sento una fallita e mi domando perché non ho aperto una salumeria. E non ho mai avuto il piacere di ascoltare il verbo ABROGARE accanto a LEGGE BIAGI. Al massimo qualcuno ha detto che bisogna aiutare i giovani e risolvere la questione del precariato. Lo stesso qualcuno a cui io ho dato il voto perché sei mesi dopo mi prendesse per il culo col Partito Democratico e il limite di 36 mesi che piace a quell'idiota del Sig. Ramazza. Mentre io sono qua, come l'anno scorso, senza lo stipendio e senza nemmeno uno straccio di diritto che mi permetta di prendere SS per il bavero della camicia e intimargli di darmi i miei soldi. Senza il diritto di difendere la mia dignità.
E scusate la filippica, ma ne ho le palle piene. Amen.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:14:00 AM | Permalink | 6 comments
06 settembre 2007
"Ragazzi ma stiamo scherzando? Una persona non può, e ribadisco non può, lavorare 3 week end di seguito senza riposarsi nemmeno un giorno! E' disumano! E parlo per tutti, non solo per me. Bisogna rivedere assolutamente il planning dell'impegno del personale a settembre". Così ha tuonato il Serpente Velenoso dall'alto del suo metro e mezzo durante un conclave dei Kapò del CSM riuniti nella stanza presidenziale. Dopo aver sbattuto i tacchi gridando "Signorsì signore!", La Kapò, La Bara e Il Direttur hanno costretto i loro pochi neuroni pigri a lavorare per ben 4 ore 4 per rivedere il planning incriminato. Ed ecco, siore e siori, il prodotto di cotanta spremitura di meningi:

Venerdì 21/Sabato 22/Domenica 23: Atipica, La Bara, La Kapò, Il Direttur, Il Serpente Velenoso a Roma.
Venerdì 28/Sabato 29/Domenica 30: Atipica, A.C., La Bara (solo venerdì fino alle tre e mezzo) a Porretta Terme.
Da Venerdì 4/10 a Domenica 14/10: Atipica a Genova. Gli altri ruotano e non restano mai più di 5 giorni.

Totale: Atipica lavora 4 week end 4 senza soluzione di continuità.
Da queste premesse derivano logicamente 3 possibili conclusioni:
1) Atipica non rientra nella definizione comune e condivisa di "persona", o almeno non in quella del Serpente Velenoso;
2)Il Serpente Velenoso ha un'antipatia particolare per il numero 3 e quindi no, una persona non può lavorare per 3 week end di seguito, ma nessuno ha nulla da obiettare se si spacca la schiena per 4, 5 e magari anche 6 (resta tuttavia da chiarire se le siano invisi anche i multipli di 3) fine settimana.
3) L'estensione del termine disumano non è universale. E' sì disumano che il lavoro impedisca alla Kapò di impartire complesse lezioni di ars amandi ai suoi minorenni assetati di conoscenza, al Serpente Velenoso di godere il meritato riposo sbracandosi sul divano con l'ultimo libro di Federico Moccia, e alla Bara di dedicare la domenica alle pratiche di culto a lei sì care. Ma non è altrettanto disumano che io non abbia tempo di lavarmi le mutande sporche per un mese perchè impegnata a scorrazzare su e giù per lo Stivale.
A 3 giorni dal mio rientro dalle ferie si ripropone urgente il dilemma che mi assilla ormai da due anni: secondo voi è meglio il fucile a pompa o l'AK47?
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:18:00 PM | Permalink | 13 comments
05 settembre 2007
S.P. è un ingegnere. Non il classico ingegnere disadattato e un po' stempiato, bruttino, con gli occhiali spessi 3 dita, i pantaloni troppo corti e l'aria da nerd che guarda il mondo attraverso un modello matematico e ha un attacco di panico quando a qualcuno salta in mente di tirare fuori un argomento che non può essere efficacemente riassunto con un insieme di numeri e cifre. No.
S.P. - sebbene stempiato e un po' bruttino come vuole lo stereotipo - è un pennellone di circa due metri per tre con lo sguardo obliquo e la faccia da stronzo che, dopo essersi smazzato non si sa bene quanti anni di numeri e cifre e modelli matematici, ha deciso all'improvviso di buttare tutto all'aria per entrare a far parte di quella famosa associazione di cui facciamo l'ufficio stampa. Per amore del GPL e metano. E adesso va in giro a dire che fa il lobbista. Ovvero unge gli ingranaggi giusti, scodinzola fuori dalle stanze dei bottoni, recapita buste che non possono essere spedite per posta, nemmeno se fai una raccomandata. Io direi che fa l'inciucista. Però io faccio il precario, occupo l'ultimo gradino della scala sociale, giusto prima di muffe e spore, guadagno una miseria e vado in giro in bicicletta. Lui, invece, ha un SUV e 3 cellulari. Alla luce di ciò, e applicando un modello interpretativo della realtà basato su fatti, numeri e cifre come piace agli ingegneri, direi che quello che penso io non conta una ceppa. Era solo per darvi un'idea del soggetto.
Anyway, S.P. ha telefonato stamane alle 11 (mentre - ahimè - stavo assolvendo il gratificante compito di annaffiare le piante giusto prima di passare all'altro gratificante compito di inviare decine di migliaia di e-mail pre-scritte da La Bara alla nostra mailing list) per chiedermi, anzi intimarmi, di preparare 300 cartelle stampa e inviarle a Roma entro domani mattina.
(Per chi non lo sapesse ecco come si prepara una cartella stampa: si stampano 300 copie fronteretro dei documenti che la cartella deve assolutamente contenere, si pinzano qualora si tratti di documenti composti da più di una pagina, quindi si infilano in un'ordine fisso e rigidamente stabilito da La Bara nella relativa cartella preventivamente piegata. La cartella così composta e chiusa si infila in una scatola di cartone. Ripetendo il tutto 300 cazzute volte si ottengono 300 cazzute cartelline stampa).
Ora, si da il caso che io non sia autorizzata a mandare affanculo Sua Altezza l'Ingegnere Lobbista, ma si da anche il caso che La Bara non sia in ufficio, che Il Direttùr non sia in ufficio, che La Kapò arrivi nel pomeriggio, che la Spia sia in ferie, che il Grafico non abbia voglia di aiutarmi. Resta Ursus che fuma come un bovino placido fissando un punto imprecisato fuori dalla finestra con i piedi sulla scrivania, ma non ho voglia di chiedergli di aiutarmi perchè tanto mi grugnisce nella faccia e continua a fumare placido come un bovino gravido fissando un punto imprecisato fuori dalla scrivania. Perciò temo che non mi resti che andare ad ammazzarmi di fatica come si conviene a uno schiavo.
Se sopravvivo vi dico qualcosa. Intanto, se non vi dispiace, dite quattro parolacce per conto mio: io non posso, devo risparmiare il fiato.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:20:00 AM | Permalink | 2 comments
04 settembre 2007
Stavo pensando che sabato 8 settembre anche a Bologna, in Piazza Maggiore, c'è il V-Day di Beppe Grillo. E visto che sono in pausa cazzeggio mi è venuto in mente che, oltre a quelli forniti dal Beppe nazionale, ho un migliaio di ottimi motivi per mandare affanculo un sacco di gente. Tanto più che oggi mi è stato ufficialmente comunicato che posso dire addio ai week end da qui a metà di ottobre, con qualche rara eccezione. E siccome forse questo è l'ultimo sabato di cui posso disporre liberamente, mi sembra un'ottima idea trascinare i ceppi che ho alle caviglie fino alla piazza e passare la giornata a mandare affanculo questo e quello sbattendo le catene. Il Precario Fanculizzato Tutto L'Anno che per un giorno fa il Fanculizzatore. Insomma, son soddisfazioni.
Si, si, mi sa proprio che ci vado.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:22:00 PM | Permalink | 9 comments
E' rassicurante tornare dopo 3 settimane e scoprire che nulla è cambiato.
Ursus fuma coi piedi appoggiati alla scrivania guardando fuori dalla finestra con un'espressione a metà fra quella che con buona probabilità aveva il Giovane Werther in un momento di particolare sconforto e quella di un maiale depresso.
La Kapò continua ad ammazzare il tempo seducendo minorenni: appena ho varcato la soglia dell'ufficio ha esclamato "Sozzia Benny, ti devo raccontare un sacco di cose" provocandomi il secondo attacco di panico della giornata (il primo l'avevo già avuto sentendo la voce de La Bara alle otto del mattino).
Il Direttùr si infila le dita nel naso e si gratta le palle davanti a chiunque con la solita naturalezza quasi commovente; inoltre, a giudicare dallo stato semisolido dei suoi capelli e dalla delicata puzza di castrato in decomposizione percepibile già a distanza di 100 metri, posso affermare con una certa sicurezza che durante la mia assenza ha evitato accuratamente qualunque contatto con il sapone.
L'unica che sembra vivere un momento di rinnovamento è La Bara. Il consueto look sepolcrale è arricchito da una pallida abbronzatura dai riflessi diarroici e il solito, triste, tailleur nero funerale sdrammatizzato con collane etniche dagli echi africani. L'effetto nel complesso è piuttosto inquietante: sembra un cadavere lasciato ad arrostire al sole e agghindato con monili tradizionali in attesa di essere tumulato in una piramide. Tuttavia, ahimè, il cambiamento è solo superficiale: restano intatte la compulsione a trasformare in e-mail ogni aborto di pensiero che le attraversa il cranio e la cronica incapacità di scrivere in un italiano comprensibile. Così ieri, prima di ricominciare, ho dovuto leggere un volume di posta sì monumentale che Il Signore degli Anelli in confronto è un opuscolo. E c'è mancato poco che mi venissero le convulsioni e la bava alla bocca quando ho letto: "XXX conferma che ci sarà una presentazione ufficiale di PARCHI PER KYOTO e che tale presentazione non è molto al di là da venire".
Bentornata Benedetta.


 
co.co.prodotto da Atipica at 9:57:00 AM | Permalink | 8 comments
03 settembre 2007
Ok, sono tornata. Fine delle vacanze, ricomincia la rumba. Tanto per capirci la prima voce che ho sentito stamattina è stata quella de La Bara, alle 8, che con timbro monocorde e totalmente inespressivo, mi ha intimato di arrivare in ufficio prima delle 9.30 per aprire all'uomo delle pulizie, Alex Il Filippino. Che, tanto per darmi il bentornata e per rimarcare che no, la follia qua non risparmia proprio nessuno, ci ha tirato il bidone.
Per il momento cerco di digerire il trauma e festeggio il mio rientro con l'ormai tradizionale attacco di colite celebrativo.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:55:00 AM | Permalink | 10 comments
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