31 maggio 2007
Qualcosa è accaduto:
- La Bara sta saltellando a piedi nudi per il corridoio con le braccia aperte a mo 'di ninfa dei boschi e in viso l'espressione che probabilmente avea la vispa Teresa mentre acchiappava gentil farfalletta. Mi si conceda una punta di ironia da bettola: che qui, invece della farfalletta, sia stato catturato un gentil uccelletto?
- La Kapò invece del solito completo nazi-total-black indossa una giacca militare con bandierina tedesca sulla manica, jeans scoloriti e strappati e poderosi anfibi neri. Se avesse la kefia (oddio come si scrive KEFIA?) l'avrebbero già spedita a Guantanamo. Come se non bastasse, sorride incessantemente da questa mattina, usa termini per lei insoliti quali "grazie", "prego" e "per favore" e non mi ha ancora rifilato qualche ingrato lavoro.
- S.S. ha chiamato per farci nascondere in bagno i vestiti della collezione di abiti da barca che mai ha lanciato e mai lancerà. Poi ci ha ordinato di chiudere a chiave la porta e ingoiare la chiave. Da allora nessuno si è più palesato.
- Durante una conversazione, Il Direttùr ha usato il termine "omosessuale" invece del solito, garbatissimo, "froci culattoni".

Qualcosa non torna: che si stia avvicinando l'Apocalisse?
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:16:00 PM | Permalink | 6 comments
30 maggio 2007
Benedetta, giornalista (sisi, vabbè) precaria, timida, rassegnata, sottopagata, depressoide e sfruttata, intervista Atipica, blogger incazzosa, acida e con la puzza sotto il naso, nonchè suo alterego.

Da quanto tempo hai il blog?
Da un anno, anzi, grazie che me lo hai ricordato così stasera ho una scusa per inciuccarmi. No, sai com'è, dopo i 30 anni per certe cose ci vuole l'alibi.

E cosa ti ha spinto ad aprire il blog, l'anno scorso?
Boh.

Senti, hai mai sentito qualcuno rispondere "boh" a una domanda durante un'intervista? Persino i tronisti di Maria De Filippi si impegnano di più, anche se poi bisogna fare la prosa per capire cosa hanno detto. Quindi ora riformulo la domanda e tu cerca di riformulare la risposta: cosa ti ha spinto ad aprire il blog?
Beh, vediamo...Sì, mi ricordo: mi ero scocciata dei tuoi piagnistei e del tuo atteggiamento da agnello sacrificale. Te ne stavi lì impalata a belare mentre tutti ti maltrattavano e ti sfruttavano e, visto che non sei nemmeno capace di farti rispettare o trovarti un altro lavoro, ho fatto quello che c'era da fare per salvarti dall'ulcera. Ecco perchè. Però, se proprio vuoi qualcosa di più melodrammatico da buttare in pasto al pubblico, allora diciamo che il mondo, o almeno la parte di mondo che si vede da un metro e cinquantotto di statura, mi sembrava grottesco e senza senso e avevo bisogno di ancorarmi a qualcosa.

Ma belerai tu, scusa! Comunque questa la sistemiamo in privato. Dopo un anno, ti sembra che la blog-therapy abbia funzionato?
No, visto che tu continui a belare e farti sfruttare. E soprattutto visto che il mondo continuo a vederlo grottesco e senza senso esattamente come prima, però...

Allora perchè non lo chiudi?
Ecco, se non mi interrompi magari te lo dico. Non lo chiudo perchè funziona bene come lente d'ingrandimento. Quando qualcosa attira la mia attenzione, gli punto contro il blog e scrivo un post. E' come stare dietro una cinepresa, una macchina fotografica, un binocolo o un fucile mitragliatore. Si guarda il mondo da dietro qualcosa che aiuta a digerirlo. Tutto qua.

I fucili mitragliatori ti sembrano qualcosa che aiuta a digerire il mondo, scusa?
Beh, quanto scommetti che se tu stessi dietro uno di quesi cosi La Bara non si permetterebbe certi atteggiamenti? Poi tu c'hai 'sta fissa del pacifismo e della nonviolenza, ma io sono il tuo Mister Hide e dico quello che mi pare.

Sei un mostro, sappilo. Quella che si racconta nel blog è la parte più vera di te o un personaggio?
Io sarò pure un mostro, ma tu sei di una banalità disgustosa. Non l'hai letto Pirandello? Siamo tutti veri e tutti personaggi. Immagino che Atipica sia solo una delle tante facce della medaglia e nient'altro. Rassegnati: sei un mostro e sei banale, sei acida e sei una pecora belante. Il blog è una delle prospettive possibili, nient'altro.

Ma se è solo per sfogarti che scrivi, perchè non parli con gli amici, invece di ammorbare la blogosfera?
No, cara, cerchiamo di non generalizzare: io sono quella che diverte, tu sei quella che ammorba. Comunque uno non può passare la giornata a sfranticare le palle agli amici. Qua nessuno è obbligato a venirci e, se un giorno non ha voglia di leggermi, basta che non si colleghi. E poi c'è la storia dei consigli: gli amici ti devono aiutare, ti devono consigliare, ti devono stare vicino. Se dici a un amico "sto male" quello subito si mette a darti consigli, si sente in dovere, capisci. Nel blog è diverso: ci sono i commenti, ma la gente quando non mostra la faccia si sente più libera e meno in dovere di essere buona. Così magari nei commenti sparano cattiverie allucinanti, ma divertenti. Oppure danno consigli, ma così, in modo leggero. Delle volte si limitano a fare battute e ti fanno ridere. E che c'è di meglio di una risata? Poi alla fine, se proprio ti rompi, i commenti puoi sempre disattivarli, gli amici invece no, quelli tocca tenerseli.

E quindi?
E che domanda è "quindi"?

Quindi tutto qui? Scrivi il blog per sfogarti?
No, perchè voglio scendere in politica. Senti abbiamo finito con queste scemenze? Lo scrivo e basta.

Speri di diventare famosa?
Ascolta ma non ti hanno spiegato che prima di intervistare qualcuno devi farti un'idea di chi è? Ma l'hai guardato il mio rank o credi di parlare con Personalità Confusa? Oggi tutti hanno un blog e l'Italia, si sa, è composta da 56 milioni di scrittori. Ormai il blog è passato di moda e, se per diventare famosa intendi che un editore passa da queste parti e mi trasforma in un caso editoriale, non hai capito niente. Gli editori si sono già scocciati di star dietro ai blogger, hanno munto quel che c'era da mungere e ciao. E' chiaro però che una vena di esibizionismo c'è, sennò scrivevo un diario vecchia maniera con tanto di lucchetto piombato.

Ok, ho finito.
Meno male.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:31:00 AM | Permalink | 23 comments
29 maggio 2007
Dopo aver passato mezza giornata a farmi vituperare dalla stampa nazionale tutta, per ordine de La Bara devo ora dedicarmi alla redazione del coccodrillo. Che non vuol dire che posso scatenarmi con pennarelli e colori a disegnare coccodrilli sulle pareti finchè non sopraggiunge un'ambulanza a rinchiudermi dentro opportuna camicia di forza, bensì che devo scrivere un comunicato, per la precisione quello specifico comunicato che si suole indicare in gergo con il termine coccodrillo. Si tratta di un comunicato che si scrive prima che un evento si verifichi fingendo che si sia già verificato, quindi coniugando tutti i verbi al passato e lasciando eventuali spazi vuoti da completare dopo la manifestazione con i dati di cui non si dispone per ovvie ragioni temporali. Per esempio, il politico Giancarlo Bustarella ha fatto sapere che parteciperà? Bene, nel coccodrillo si scrive ha preso parte alla manifestazione il Gran Lup. Man. Giancarlo Bustarella e poi, se effettivamente il Signor Bustarella interviene, si lascia, sennò si leva. Perciò ora, che lo vogliate o no, io vi rifilo la versione ufficiale del succitato coccodrillo, ovviamente falsa e menzognera, che giungerà sulle scrivanie dei giornalisti - i quali, naturalmente, la cestineranno senza pietà - immediatamente seguita da una versione ufficiosa, e realista, che mai sarà diffusa.

Versione ufficiale (falsa e menzognera)
Si è svolta oggi, nella splendida cornice del Parco delle Oche, la premiazione dei bambini vincitori della 1° edizione del concorso "Aria pulita col GPL" organizzato dal Comune di XXX in collaborazione con le associazioni rappresentative del settore GPL e metano. Si è aggiudicato il primo premio, una biciletta elettrica, Rodolfo Merendina - scuola lementare "G. Falcone" IV D, mentre il terzo e il quarto premio - un monopattino elettrico e un paio di pattini a rotelle - vanno a Caterina Tiralatreccia e Francesca Brufola - Istituto delle Orsoline Aurelia Cassia IV B. I vincitori hanno illustrato con un elaborato il livello di perfezione ormai raggiunto dalla tecnologia per i carburanti gassosi e i vantaggi del loro utilizzo sia in termini economici che ambientali. Per quanto riguarda le scuole, si aggiudicano il premio di partecipazione gli istituti XXX, XXX e XXX. Il Premio Speciale per le Biblioteche è stato consegnato dal Presidente del C.E. al responsabile della biblioteca scolastica dell'Istituto XXX. Sono intervenuti: Pinco Pallino, Assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Canicattì, Tal dei Tali, Ministero dell'Ambiente, Tizio Caio del Consorzio Ambiente Pulito. E' intervenuto il Sottosegretario al Ministero della Corruzione On. Giancarlo Bustarella che ha lodato l'iniziativa messa in campo dalle associazioni rappresentative del settore GPL e metano in collaborazione con le alcune pubbliche amministrazioni. Alla cerimonia di premiazione hanno preso parte i 150 bambini delle scuole elementari che hanno partecipato al concorso.

Versione Ufficiosa (e assolutamente veritiera)
Sotto una pioggia torrenziale si è svolta oggi, in un parco puzzolente e spelacchiato nei pressi del Grande Raccordo Anulare, la premiazione dei 3 bambini vincitori del concorso "Dell'ambiente non ce ne frega una ceppa, ma la pubblictà è l'anima del commercio" organizzata dal Comune di XXX in collaborazione con le associazioni rappresentative del settore gpl e metano. Si aggiudica il primo premio, una bicicletta elettrica che gli sarà subito confiscata dal babbo che sennò ci si spatascia, Rodolfo Merendina, bambino obeso e antipatico della scuola elementare G. Falcone. Rodolfo Merendina, detto Kraften, ha illustrato la storia a fumetti dei supereroi GPL e metano che salvano il mondo dai perfidi AC e PM10 senza sapere assolutamente cosa siano nè il GPL e il metano, nè l'anidiride carbonica e il PM10 perchè quando la maestra l'ha spiegato lui aveva il morbillo. Il secondo e il terzo premio, un monopattino elettrico e un paio di pattini a rotelle, vanno invece a Caterina Tiralatreccia e Francesca Brufola, l'alterego di Anastasia e Genoveffa in versione minorenne che hanno sceneggiato la storia dei soliti supereroi GPL e metano contro i soliti AC e PM10. I vincitori hanno illustrato negli elaborati il livello di perfezione della tecnologia per GPL e metano compiando il materiale pubblicitario che gli abbiamo rifilato noi, anche perchè stanno ancora studiando la tabellina del 5 e la chimica ancora non la masticano. Per quanto riguarda le scuole, si aggiudicano il premio di partecipazione gli istituti XXX, XXX e XXX, ovvero tutti gli istituti in gara perchè tornarsene a casa senza nemmeno un gadget o una medaglietta fa incazzare e noi non vogliamo che s'incazzino perchè poi non ci comprano quello stupido librino sul GPL e metano. Il Premio Speciale per le Biblioteche è stato consegnato dal Presidente del C.E. in persona, una specie di salma ambulante, al bidello della scuola XXX, opportunamente spacciato per responsabile della biblioteca scolastica sebbene non sappia nemmeno chi ha scritto Tom Sawyer, e consiste nel librino su GPL e metano che gli altri devono comprare. D'altronde qua non si fa mica beneficenza. Sono intervenuti una serie di politicanti da strapazzo in odor di campagna elettorale, ovviamente previo pagamento di nutrita bustarella. Il Sottosegretario al Ministero della Corruzione è arrivato, ha detto due sparute paroline che nessuno ha capito e se n'è andato e, nonostante gli abbiamo rifilato euri 200mila per questa partecipazione, non s'è manco degnato di starci 10 minuti in più. D'altronde pioveva e gli si stava bagnando la camicia di Versace. 150 creature indemoniate - e poi li chiamano bambini - hanno quasi distrutto quel poco che restava del parchetto spelacchiato, hanno fatto prigionieri tutti gli adulti presenti e ne hanno giustiziati due a colpi game boy tanto per fargli capire chi comanda.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:41:00 PM | Permalink | 6 comments
Il telefono. Il telefono è un importante mezzo di comunicazione che ha cambiato le magnifiche sorti e progressive dell'umanità. Cazzate: il telefono è un crimine contro l'umanità e poche pippe. Questa mattina appena entrata in ufficio, ho appreso con immensa gioia che oggi non devo confezionare cartelle stampa. Nossignore, oggi si va di telefonate ai giornalisti, grazie alla geniale idea di una cara collega che ringrazio di tutto cuore. Perchè telefonare ai giornalisti, nella scala di orrori che rientrano fra le mansioni di un addetto stampa quale io dovrei essere - e sottolineo dovrei, è di gran lunga la più infernale di tutte. Quando poi il vostro compito consiste nel convincere la stampa nazionale a partecipare a un evento di una stupidità colossale come sono generalmente le iniziative organizzate dal CSM, telefonare ai giornalisti senza desiderare lo sterminio dell'intera categoria diventa un'impresa titanica. Se poi dovete convincerli a prendere parte alla premiazione di quattro bambini dell'elementari che hanno illustrato la storia del signor GPL che combatte contro i soliti cattivi, AC e PM10, due pessimi soggetti che terrorizzano gli abitanti delle nostre città, allora è già molto che non decidiate di farla finita una volta per tutte impiccandovi al lampadario col cavo della stampante.
I giornalisti sono per loro natura individui presuntuosi e convinti di essere l'anello di congiunzione fra l'uomo e la divinità. Per questa ragione non vi rispondono mai alla prima telefonata e, alla quinta volta, sono capaci di concentrare tutto il disprezzo che hanno per voi in un semplice "pronto" che suona più o meno come "sentiamo questa stronzata". Queste due caratteristiche sono direttamente proporzionali all'importanza del giornalista e della testata per cui lavora perciò, se ad esempio telefonate al caporedattore economia del TG1, può accadere che costui, dopo aver ascoltato il vostro bel discorsetto in silenzio, esploda in una fragorosa risata e vi risponda "Secondo lei, sia sincera però, a me interessa un evento simile?". No, cazzo, io lo so che non ti interessa e se è per questo non interessa neanche a me, pallone gonfiato, ma cosa ci posso fare se questo è l'unico modo che ho per guadagnarmi il pane quotidiano e se la mia responsabile ha un solo neurone pigro nel cranio? Perchè, caro il mio caporedattore, io non t'avrei mai chiamato per cotanto pezzo di cazzata, lo so che a te interessa il tesoretto e te ne sbatti dell'amico GPL, ma quando l'ho fatto notare a La Bara mi son sentita rispondere che è lei che decide. Questo vorreste dire ma, come si conviene a una personcina educata, vi limitate a sfoderare la risatina più seducente e ironica che avete nell'archivio COME RIMEDIARE A UNA COLOSSALE FIGURA DI MERDA e cercate di buttarla sul ridere. Però credetemi, alla terza telefonata la risata diventa un ghigno malvagio e alla quinta una specie di smorfia di dolore. Ora pensate: io ne devo fare 30, di telefonate.
 
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28 maggio 2007
Che dire, la Fiera del Benzinaio è conclusa e io sono di nuovo qui, nella solita gabbia di matti. Il mio stato d'animo si esprime efficacemente con un grugnito; a voler essere ridondanti, aggiungiamo una scrollata di spalle. Oggi proprio non riesco a infilare una parola dietro l'altra, almeno non di senso compiuto, perciò taccio. Magari domani.
 
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24 maggio 2007
Odio i secchioni, li ho sempre odiati. Non le persone che amano la cultura, quelle le adoro, ma proprio i secchioni, quelli seduti al primo banco sempre col ditino alzato, che studiano pensando al voto, che ricordano a quale riga del libro di testo c'è scritto quel che hanno imparato, che sanno a memoria il manuale di letteratura e come si chiamava la Silvia di Leopardi ma mai, mai una volta, hanno letto davvero A Silvia, mai hanno sofferto con il povero Gregor Samsa scarafaggio, mai hanno sentito tutta la solitudine di Mattia Pascal morto e risorto Adriano Meis. Odio quelli che leggono e ripetono, poi ripetono ancora, poi ripetono un'ultima volta, poi si alzano alle cinque di mattina per ripetere di nuovo. Non c'è un cazzo da ripetere, c'è da leggere e capire. Ciò che si capisce si impara per forza, perchè ci rende diversi, ci entra dentro, ci buca le meningi. Odio quelli che si appropriano dell'opinione del critico importante e non provano neanche a farsene una propria. Odio quelli che studiano tutto, solo perchè si deve, ma non sanno cosa gli piace e quindi, probabilmente, non gli piace niente. Io adoravo la letteratura e la filosofia e la storia e le studiavo perchè mi piacevano. Adoravo il greco e mi annoiava il latino. Mi piaceva la fisica perchè mi spiegava come andava il mondo, mi addormentavo sulla matematica. Non mi piaceva tutto e non ne facevo una questione di voto e, di conseguenza, ciò che non mi piaceva cercavo di non studiarlo come tutti i ragazzini del mondo. E mi annoiava studiare Pirandello, preferivo leggerlo. I manuali mi sembrava si mettessero fra me l'opera come la chiesa pretende di infilarsi fra l'anima del credente e Dio.
Odio i secchioni perchè si diplomano col massimo dei voti, si laureano col massimo dei voti, ma in realtà non sanno niente perchè non hanno vissuto ciò che hanno studiato. Così finiscono in qualche ufficio dove si mettono subito a disposizione del capetto di turno, rigidi e impettiti come quando, insaccati nel banco di prima fila, alzavano la mano ansiosi di rispondere e con lo sguardo pieno di biasimo per il compagno interrogato e, probabilmente, insufficiente. Invece del voto, qua si giocano la carriera, la promozione, la lode, il premio. Invece del manuale ci sono le opinioni dei potenti.
Cosa c'entra questo col CSM e il precariato? Niente, ma stamattina, davanti alla macchinetta del caffè, La Bara ha confidato al La Spia di essere sempre stata una secchiona. Lei, raccontava orgogliosa e impettita, puntava al voto, le interessava quello e nient'altro. E spera che suo figlio sia come lei. Ambizioso a scuola e sul lavoro. Sempre col ditino alzato. E infatti La Bara sa quando è nato Manzoni, ma non ha mai letto, mai, Delitto e Castigo di Dostoevskij. Forse non era nel programma.
E così ho pensato che sì, La Bara mi fa incazzare ma, soprattutto, mi fa pena. Anche se il precario in odore di scadenza sono io.
 
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23 maggio 2007
La Bara: - Ci sarebbe bisogno di qualcuno che faccia il galoppino per settembre/ottobre e aiuti la Benedetta a preparare le cartelle per la Fiera di Genova
La Kapò: - S.S. non può permettersi di pagare nessun galoppino
La Spia (sussurrando): - S.S. non può permettersi nessun galoppino
La Bara: - Insisto, io sono una dirigente e non intendo assolvere certe mansioni non adeguate al mio ruolo. La Benedetta non può bastare, ci vuole un galoppino
La Spia (sussurrando): - Ci vuole un galoppino...
La Kapò: - Tu farai quello che facciamo tutti, ho detto niente galoppino!
La Spia (sussurrando e scuotendo la testa): - Ho detto niente galoppino, niente galoppino...
La Bara (alzandosi in piedi rigida e irritata): - Bene, allora vorrà dire che ci darete una mano voi per la Fiera di Genova!
La Kapò: - Ah, preparare le cartelle stampa non è compito mio
La Spia (sussurrando e scuotendo la testa): - Non è compito mio, non è compito mio...
La Bara (prossima alla crisi isterica): - Conosco una ragazza appena laureata in Scienze della Comunicazione che potrebbe fare al caso nostro...
La Kapò (con voce stridula): - E una laureta la metti a fare le cartelle? Ma che figura ci facciamo!
La Spia (scuotendo la testa e sussurrando): - Che figura ci facciamo?

Riassumiamo:
- Ci vuole un galoppino;
- il Galoppino Junior deve aiutare la Benedetta;
- la Benedetta confeziona cartelle da almeno due anni e questo fa di lei, a tutti gli effetti, il Galoppino Senior(sottinteso ma non troppo);
- Preparare le cartelle stampa è compito dei galoppini, Junior o Senior che siano;
- I Galoppini Junior non possono essere laureati, perchè si fa una brutta figura ad impiegarli in sì meschine mansioni;
- La Benedetta è laureata non in scienze della comunicazione - ahimè - ma in filosofia;


Domanda: il Galoppino Senior, in virtù della sua esperienza, può dunque essere laureato o nel discorso delle succitate signore v'è contraddizione insanabile?
Per amor di verità preciso che il Galoppino Senior, ovvero la Benedetta, ovvero Atipica, era presente alla conversazione e ha rischiato di strozzarsi con un pezzo di crackers integrale alla soia nel tentativo, vano, di soffocare una clamorosa risata.
 
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22 maggio 2007
Sono calma, calmissima.

Stamattina entro in ufficio un po' mesta, tristanzuola, trascinando le suole delle scarpe come sempre, spenta insomma. Ma d'altra parte vorrei vedere voi entrare in un ufficio come questo per due lunghi anni e poi mi dite se c'è da cinguettare all'arrivo di un nuovo, gaudioso, giorno di lavoro. Comunque. La Fiera del Benzinaio apre i battenti domani mattina e per quella data devono essere pronte ben 150 cartelle stampa. Non capisco perchè, dato che non mi risulta che i benzinai siano avidi lettori di carta stampata, tuttavia non è compito mio mettere in discussione le decisioni di una sì efficiente dirigenza, ma solo eseguire, eseguire, eseguire.
Ma c'è un ma. Ieri sera, quando sono andata a casa, le cartelle da preparare erano 100 e la data, chiamiamola così, di consegna mercoledì mattina. Ed ero quasi a buon punto, giuro, che ormai sono diventata una specie di macchina da guerra quando si parla di confezionar cartelle. Poi stamane, appena varcata la soglia dell'ufficio, La Kapò mi si fa incontro a grandi passi (ha anche dei grandi piedi, perciò grandi passi di grandi piedi: praticamente ha la leggiadria dell'uomo delle nevi), mi si para davanti con le mani sui fianchi in stile Mussolini (se fosse pelata la somiglianza sarebbe a dir poco inquietante) e mi annuncia trionfante che le cartelle sono diventate 150 e devono essere pronte non più per domani, ma per l'ora di pranzo.
Io: - Non è possibile
Kapò: - Non so che cosa dirti, mi servono
Io: - Ma poi perchè ti servono all'una? la fiera apre domani, oggi bisogna solo allestire lo stand
Kapò: - So io quello che serve
Io: - Faccio quel che posso, ma non ti garantisco niente
Kapò - No, invece, tu le fai
Per brevità sorvolo sulle atroci sofferenze che avrei voluto infliggerle.
Segue forsennata preparazione di cartelle stampa. Alle 13.20 ero sudata, impolverata e puzzolente, ma avevo pronte 125 cartelline. Ho lasciato due scatole da 50 cartelle cadauna davanti alla porta e una da 25 e sono uscita a pranzo.
Al mio ritorno La Kapò era già partita per raggiungere gli amici benzinai in Fiera ma, in compenso, le scatole di cartelle troneggiavano ancora davanti alla porta. Su di esse era poggiato un bigliettino per me da parte della Kapò:
"Portale tu domani mattina, tanto oggi andiamo solo ad allestire lo stand e non ci servono"

Ora, a prescindere dal fatto che mi sposto in bici, al massimo in autobus, perciò è quantomai difficile che riesca a trasportare una tonnellata e mezza di carta a meno che non decida di affittare un risciò, continuo a domandarmi cosa mi trattenga dallo spararle un colpo secco fra gli occhi.


 
co.co.prodotto da Atipica at 4:09:00 PM | Permalink | 8 comments
21 maggio 2007
Rivoluzione? No, grazie, c'ho da lavorà...

Fanculo questo mondo di merda, fanculo tutti, altro che buongiorno. Questo è stato il primo pensiero della giornata: avevo appena aperto gli occhi, nella mia casetta c'era una luce splendida eppure, signori miei, tant'è. E pensare che fino all'anno scorso consideravo semplicemente contronatura essere di cattivo umore d'estate. Comunque non mi è stato molto difficile trovare una ragione che giustificasse - a posteriori, alla faccia del rigore scientifico - il mio malumore.
Sabato e domenica prossima ci tocca la Fiera del Benzinaio: un imperdibile salone in cui sono esposte le ultime tecnologie in tema di autolavaggio, pompe di benzina, valvole e valvoline e financo profumatori per auto che diffondono nell'abitacolo del vostro SUV una sofisticata essenza di portone antico. Si tratta di una fiera affollata: in quattro giorni si aggirano per i padiglioni dieci persone in totale, organizzatori compresi. E, ovviamente, indovinate a chi tocca?
Stabilire chi va alle fiere è un momento molto delicato qui al CSM che si svolge secondo i 3 momenti della dialettica hegeliana:
-Tesi: S.S. chiama La Kapò e le ordina di trasmigrare in fiera nel fine settimana;
-Antitesi: La Kapò, coniugando il popolare "mal comune, mezzo gaudio" con il biblico "muoia Sansone con tutti i filistei", decide che se non può andare al mare lei, non ci andrà nessuno .
-Sintesi: La Kapò ci precetta tutti e così ci ritroviamo in 20 imprigionati in 10 metriquadrati di stand, mentre lei si aggira soddisfatta in cerca di qualcuno fra noi che sia disposto ad ascoltare per ore i suoi problemi di cuore. Che, come forse potete immaginare, sono molti.
Ovviamente La Bara non ci sta, perchè si considera una dirigente e se lavora durante il week end non è certo per fare la velina in uno stand, ma solo e soltanto per "fare urgenti azioni di PR". A me risulta che si "facciano azioni di guerriglia", ma lei ama esprimersi così, perciò non mi resta che supporre che consideri le pubbliche relazioni affini alla guerriglia. Per farla breve questa mattina, appena giunta in ufficio, dopo avermi opportunamente redarguito perchè non avevo acceso il suo pc, mi ha informata che improrogabili impegni familiari le impediscono di darci una mano sabato con gli amici benzinai. "Perciò, Benedetta, dovrai occupartene tu sia sabato che domenica" ha concluso. Le ho risposto che, sapendo che sabato sarebbe toccato a lei, ho già preso impegni, improrogabili anch'essi. Senza tradire la minima irritazione ha sibilato: "Se la cosa giunge alle orecchie di S.S. sono certa che ne terrà conto in sede di rinnovo del tuo contratto". E, prima che me lo domandiate, sì parla proprio così.
Ora, qualche giorno fa si discuteva fra noi amichetti del quartierino se c'è da aspettarsi che prima o poi i precari facciano la rivoluzione. Ecco, signori cari la mia conclusione è questa: no, non la faranno. Anzi non la faremo. Perchè la nostra precarietà fa comodo a tutti, anche ai colleghi che possono onorare gli improrogabili impegni familiari mentre noi finiamo il loro lavoro. Non ci resta che sgobbare conducendo la nostra battaglia individuale per un contratto decente, cercando di accontentare tutti, o almeno non scontentare nessuno, mostrandoci umili, flessibili, dinamici, attivi, mai stanchi. Per tutto il resto non c'è tempo. E poi in fondo cosa ci costa? Tanto noi non abbiamo famiglia nè impegni improrogabili, al massimo un gatto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:10:00 PM | Permalink | 15 comments
18 maggio 2007
Il Dizionario del Piccolo, e ovviamente Perfetto, Addetto Stampa

Mi si chiede da più parti cosa sia una cartella stampa. E chi non l'ha chiesto non gonfi le penne che, sono sicura, avrebbe avoluto farlo ma ha temuto di esporsi al pubblico ludibrio: "ma come, non sai cos'è una cartella stampa, babbeo?" oppure "Ahah!lui non sa cos'è una cartella stampa!". E così mi accingo a buttar giù il Dizionario del Perfetto Addetto Stampa, ovvero tutto ciò che avreste sempre voluto sapere su questo mestiere ma non avete mai osato chiedere. Premetto che, caso mai lo usaste per improvvisare una carriera nelle pubbliche relazioni, voglio una percentuale.

Il Comunicato Stampa - Il Comunicato dovrebbe essere una comunicazione ai giornalisti da parte dell'ente, istituzione o azienda che lo invia. Il Comunicato Stampa dovrebbe contenere una notizia e dovrebbe essere scritto in buon italiano, poichè gli uffici stampa sono composti da giornalisti e i giornalisti dovrebbero saper scrivere.
Ovviamente, il Comunicato Stampa non è tutto ciò che invece dovrebbe essere: viene inviato ai giornalisti così - per il puro gusto di rompergli i coglioni secondo i dettami della nota regola "un vaffanculo è meglio dell'indifferenza" - e senza alcuna notizia da comunicare. E, soprattutto, non è assolutamente scritto bene: le virgole vengono buttate a casaccio nei punti più disparati, la consecutio temporum giustiziata a colpi di arma bianca, le concordanze soggetto verbo reinterpretate secondo il gusto (pessimo) dell'autore. Tutto ciò perchè i giornalisti dovrebbero saper scrivere, ma il più delle volte l'unica cosa che davvero gli riesce è vendere bene se stessi e ciò che gli viene chiesto di vendere, foss'anche la guerra in Iraq.
Deriva logicamente da queste premesse che il Comunicato Stampa è nella maggior parte dei casi uno spreco di tempo e denaro inesorabilmente destinato a finire nel cestino alla faccia dell'io ipertrofico delle belle penne che l'hanno partorito.

La Cartella Stampa - La Cartella Stampa è una cartellina, di solito costosa e raffinata, farcita con la presentazione dell'ente, azienda o istituzione cui appartiene. Nel caso sia di un'azienda, ovvero l'unico caso che conosco, ci troverete documenti verbosi, soporiferi, prolissi e sgrammaticati (gli autori sono, in genere, gli stessi che redigono i comunicati), nonchè pieni di dati palesemente falsi, volti a convincervi che quella è l'azienda migliore del mondo. L'aspirante addetto stampa sappia fin d'ora (poi non si dica che non vi avevo avvertito) che il problema non è la Cartella in sè, ma il suo aggiornamento. Sì, perchè la Cartella è il biglietto di presentazione, anzi la biografia, anzi, la Summa dell'Azienda. La Cartella finisce in mano a potenziali clienti, finanziatori, giornalisti, nonchè agli sfigati che comprano i prodotti, quindi, a dispetto del nome, non ha le dimensioni di una cartellina comunemente intesa, ma di un'opera monumentale di cui voi, e solo voi, siete i curatori/aggiornatori. Se il vostro grande capo non ha manie di grandezza, invidie del pene, conflitti irrisolti con il padre o difficoltà di evacuazione, la cartellina resterà tuttavia entro i 40 kg e i documenti che contiene descriveranno solo gli ultimi dieci anni. Ma se, per disgrazia, il caso vi getta in pasto a uno come S.S., allora beh, sappiate che sarà una Cartella che vi seppellirà.

La Rassegna Stampa - La rassegna stampa indica un'attività e, al tempo stesso, il prodotto di questa attività, ovvero una raccolta di tutti gli articoli usciti sull'azienda o i suoi prodotti. Consiste nel reperire gli articoli, appiccicarli su dei foglio, stamparli e rilegarli opportunamente. Il reperimento non è difficile: basta avere un abbonamento all'Eco della Stampa che li reperisce per voi e scaricarli da internet. Oh, finalmente una cosa semplice, direte voi. Nein!Si da il caso che il mio capo, oltre che sadico, sia anche taccagno e quindi non ci abbia fornito di abbonamento all'Eco della Stampa. Perciò il reperimento si configura come una specie di caccia al tesoro che si gioca con telefonate alle segreterie di redazioni, ricerche di arretrati, promesse di favori in cambio dell'articolo in piddieffe etc. etc. Queste rassegne sarebbero per lo più destinate a un pubblico di pochi eletti, dato il costo, ma il mio capo le regala anche a quelli del bar di sotto, caso mai non sapessero con cosa incartare i panini. Perciò è una specie di sfida: se noi ne produciamo 3 lui ne chiede 4, se noi ne stampiamo 10 lui ne vuole 20. Vince chi riesce a destreggiarsi fra sadismo e rassegne stampa senza farsi cazziare. Praticamente impossibile. Di recente poi le rassegne sono diventate il suo strumento di tortura preferito, tanto vale rassegnarsi.

La Conferenza Stampa - Trattasi di incontro con i giornalisti in cui i vertici dell'azienda raccontano sempre la stessa aria fritta imprigionati dentro il gessato grigio d'ordinanza e l'espressione di chi sta per rivelare un segreto d'interesse planetario. I giornalisti sanno bene che trattasi di solita cazzata colossale, ma alle conferenze stampa si mangia bene e si rimorchia, perciò ci vanno con l'aria di chi non aspettava altro.


 
co.co.prodotto da Atipica at 3:15:00 PM | Permalink | 7 comments
Io, una blogger? Francamente mi occupo di altro

Una delle frasi che sento pronunciare più spesso nell'arco della giornata al CSM è "francamente mi occupo di altro...". Ovvio che, se chiedete a un muratore se quest'oggi ha pescato orate fresche, la risposta migliore che potete ottenere è "francamente mi occupo di altro" e vi va già bene se non vi tira la cazzuola. Ma se chiedete a un addetto stampa se ha scritto un comunicato, una risposta simile può a dir poco sconcertare. E se poi, nello stesso giorno, chiedeste alla segretaria di mandare un fax e costei vi redarguisse con un acidissimo "Benny, quante volte ti ho detto che francamente mi occupo di altro!"? Immaginate un presidente del consiglio che, interrogato sulla prossima finanziaria, risponda: "Finanziaria? Oddio, sa, ora non ricordo proprio bene cosa sia, ma francamente io mi occupo di altro" e la stessa riposta la dessero i suoi fidi collaboratori. In ogni caso qui il discorso si farebbe lungo e quindi lasciamo perdere i ministri perchè, anche se non lo ammettiamo per non far la figura degli ignoranti disinformati, a nessuno di noi è ben chiaro di cosa si occupino.
Torniamo al CSM. A questo punto la domanda sorge spontanea: se l'ufficio stampa non si occupa di stampa, la segretaria non s'incomoda per telefono e fax, l'amministrazione non amministra, il magazziniere non cura il magazzino perchè continuano a definirsi ufficio stampa, segreteria, amministrazione e magazziniere? Può sembrare che in questa domanda vi sia una certa vis polemica, ma vi assicuro, vi sbagliate. Domando per capire, signori, per comprendere come vanno le cose del mondo e prenderci misura. Perchè ecco, mi è venuto in mente che se il succitato muratore se ne va in giro con un cartello "Oggi pesce fresco" non dovrebbe trovare troppo strano che la gente gli si avvicini per chiedergli le orate.
Poi mi domando: vale anche il contrario? Se uno può definirsi segretario pur occupandosi d'altro, io che son precaria poverella posso definirmi GIORNALISTA FREE LANCE o libera professionista senza suscitare un'ilarità planetaria? Oppure: arriverei a fine mese più facilmente, gli altri avrebbero rispetto per me, potrei prendermi il gusto di arricciare il naso sdegnosa mentre rispondo "Francamente mi occupo di altro"?
Come? Francamente vi state occupando d'altro e non avete tempo per queste sciocchezze? Bah, e io che pensavo di far dell'alta filosofia.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:36:00 AM | Permalink | 6 comments
17 maggio 2007
Dio c'è, c'ho le prove

La Bara non c'è, ha preso un giorno di ferie. Ciò sarebbe sufficiente a far schizzare questa giornata in cima alla classifica delle 10 Giornate Migliori del Mese se Sua Severità non telefonasse ogni cinque minuti per assegnarmi lavori sempre più assurdi, insoliti e stupidi col cipiglio di chi preferirebbe far da solo, ma - che iella - proprio è stato costretto a restare a casa.
Mi ha intimato nell'ordine: di cercare quali giornali vengono distribuiti gratis nelle scuole elementari che ovviamente abbiano attinenza con il nostro target (odio il suo modo di parlare); di confezionare 10 cartelle stampa entro stasera; di monitorare (ma chi, cristosantissimo, chi le ha insegnato a parlare così?) la sua posta; di fare tutto ciò che devo fare di delfault ma, soprattutto, di chiamare Vattelappesca, di provare e riprovare finchè non risponde, di stargli attaccato ai calzoni come un pittbull, di minacciarlo di morte, di fargli un servizietto, di fare qualunque cosa pur di ottenere la risposta che desideriamo. Obbedisco, ma la segretaria di Vattelappesca mi informa che non c'è e non ci sarà fino a domani e che è meglio non disturbarlo sul cellulare perchè ha accompagnato la moglie di neanche 40 anni a fare la chemioterapia. Quando si dice senza peli sulla lingua. Informo prontamente La Bara, come mi è stato ordinato e quando risponde faccio il saluto militare e sbatto i tacchi. Fatelo per me, fermatevi almeno un attimo a riflettere su quanto deve essere snervante avere a che fare con questa Crudelia Demon in tailleur che, durante un giorno di ferie, ordina ai suoi colleghi di chiamarla ogni cinque minuti invece di andare a sbattersi su una spiaggia assolata.
La Bara alla parola chiemioterapia sospira un fintissimo "Poveretto!" e poi mi intima di chiamarlo sul cellulare nonostante l'esplicito divieto.
- Mah, è proprio necessario essere così invadenti? Domani sarà in ufficio, possiamo aspettare fino a domani? - bofonchio
- Benedetta tesoro - La Bara ha un tono a metà fra il canzonatorio e l'educativo - noi stiamo lavorando, e il lavoro viene prima di tutto. Mica possiamo fermare il lavoro perchè qualcuno non sta bene?
Stavo ancora scuotendo la testa quando squilla il telefono: La Kapò mi informa, con un palpabile brivido di piacere nella voce, che S.S. l'Insolvente desidera parlare con La Bara ma, in assenza di Sua Rigidità, si accontenta anche del suo galoppino, cioè io. Non faccio in tempo a disperarmi che il Budino Insolvente mi ansima nel telefono che entro stasera devo aver preparato un report dettagliato di tutte le rassegne stampa che lui ha consegnato dall'inizio dell'anno ad oggi. Detto così sembra una robetta da niente ma bisogna tener conto che S.S., le rassegne, le volantina a cani e proci - soprattutto porci - come un disoccupato sull'orlo della bancarotta farebbe col curriculum. E in ogni caso le rassegne non vengono prese, ma sottratte nottetempo quando non ci siamo, quindi come faccio a sapere quante ne ha rubate mentre ero a casa a farmi la doccia?
Ora, come conseguenza logica di tutto questo, mi sono convinta che Dio esiste. Perchè ho bisogno di credere che dietro tutto ciò ci sia un preciso disegno persecutorio pensato apposta per farmi impazzire. Solo così riesco a resistere. Se fossi convinta che tutto - il CSM, La Bara, S.S., la Kapò, il Direttùr e persino il portinaio - è frutto del caso e quindi assolutamente insensato, proprio come appare, impazzirei in meno di due minuti. Perciò da oggi si abbandonano le vesti del Piccolo Ateo. E per favore, chiamatemi Suor Atipica.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:58:00 PM | Permalink | 6 comments
I germi della rivoluzione

Nella mia lunga vita di fuorisede, di coinquilini, ne ho avuti tanti. Di tutti i tipi. C'era la depressa bulimica che di giorno andava a tisane puzzolenti e di notte ci spazzolava gli armadietti tanto che a colzione non c'era più nulla di commestibile, nemmeno i sottaceti. C'era la siciliana che nel cassetto della biancheria, fra perizomi e reggiseni di pizzo, custodiva una pistola vera e dei coltelli da macellaio casomai qualcuno si introducesse nottetempo in casa per attentare alla sua castità, alla faccia dei luoghi comuni. C'era una naif noiosa che ha cercato di convincermi che la mia passione per il nuoto sia in realtà l'eredità di una mia precedente vita da pesce, con tanto di branchie, vescica natatoria e pinne.
E poi c'era lei M., la comunistacasinistaspinellista (si ringrazia LCL per la preziosa definizione) che combatteva la sua rivoluzione contro questa marcia società borghese a colpi di batteri e jeans strappati. Casa pulita e igiene erano considerati simboli inequivocabili di ipocrisia borghese e consumismo sfrenato, alla stregua di McDonald, Merendine del Mulino Bianco e mamme liftate più latte e meno cacao. Di conseguenza noi coinquilini eravamo costretti a vivere in un laido porcile: piatti sporchi infestavano la casa e mele morsicate e annerite ammuffivano abbandonate sul tavolo per giorni, sotto gli occhi impotenti di un Che Guevara che guardava la sua rivoluzione ridotta a battaglia personale contro lo scopone. Questa strategia creava enormi difficoltà nei frequentatori di casa nostra che, lungi dall'attribuire a cotanto sfacelo una qualche valenza rivoluzionaria, erano convinti che fosse sufficiente sedersi sul divano per prendersi il colera. Lysoform e Cif venivano custoditi in segreto in camera mia perchè, se proprio ci tenevo, dovevo assumermi la responsabilità della mia dissidenza.
Quando M. sentiva parlare di fidanzamenti, fedeltà, matrimonio le pigliava un coccolone e cominciava il pistolotto rivoluzionario: il matrimonio è una catena, chi si ama non ha bisogno del pezzo di carta, chi si sposa in chiesa è un ebete, Dio non esiste, è un mostro, i cattolici dovrebbero essere rieducati all'ateismo. Cazzate così insomma. Cercai di farle capire che le guerre di religione sono sbagliate, anche se la religione è l'ateismo, che la libertà di credo e di culto è l'unico principio da difendere, in poche parole, che ognuno faccia come gli pare e creda in chi gli pare purchè lascino a me lo stesso diritto. Una tiepida rivoluzionaria, fui definita. Una che non sa prendere una posizione chiara. Anche in questo caso cercai di spiegarle che il Sessantotto l'avevano già fatto, il Settantasette pure, la Rivoluzione Francese e quella Russa a occhio e croce erano concluse, e quindi la piantasse di dire stronzate, spegnesse la canna e desse una pulita. Fu l'inizio della fine.
Ieri, proprio da M., ricevo questa mail: mi sposo a giugno. Sai lo faccio per mia madre, per non darle un dolore. Adesso ho un lavoro qui a Milano e, coi tempi che corrono, magari è meglio pure per i figli.
Cos'è successo? Dall'internazionale socialista è passata all'Ave Maria? La rivoluzione l'ha stancata? Ora che mezza Italia va a inneggiare alla tradizione al family day s'è scoperta improvvisamente moderata?
Chiedo venia per la parentesi personale, ma ogni tanto la vita ti getta nel truogolo qualche ghianda succulenta, val la pena di godersela un po'. Domani si torna alle gioie del precariato.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:23:00 AM | Permalink | 2 comments
16 maggio 2007
I 3 Porcellini

Martedì 22 maggio: dichiarazione dei redditi. Prima volta in assoluto che mi siedo davanti a un commercialista per dire allo stato quanto guadagno. Che poi, secondo me, il comemrcialista mi schiatta a ridere in faccia e lo stato se ne frega beatamente, dal momento che manco supero gli undicimila euro l'anno. Che ci volete fare, siamo i nuovi poveri. Infatti non vado mica da un commercialista vero, ma da una di quelle associazioni che fanno la dichiarazione dei redditi per pensionati e precari.
Pensionati e Precari.
Pensionati, Precari, Poveri.
Le 3P di questa bella società flessibile, dinamica e sfibrante. Giacchè ci sono, martedì ne approfitterò per lamentarmi un po' con il buon'uomo: signor buon'uomo, il mio capo mi paga una miseria e nemmeno puntuale, e pensare che lui, a casa, ha due zanne di elefante intere e due sgabelli fatti con le zampe del medesimo pachiderma cui probabilmente son state sottratte le zanne, povera stella. Un arredamento sobrio, sospetto che il divano sia in pelle di vatusso. A completare il quadretto ettari ed ettari di terreno adibito a foresta in Canada, investimento che presenta il duplice vantaggio di permettergli di andare a caccia di bisonti ed sottrarre qualche quattrino al fisco nostrano. Quello stesso fisco che si asciuga una lacrimuccia quando legge le dichiarazioni dei redditi di quelli come me e ci allunga 200 euro di mancetta.
Va bene, continuiamo pure così che fa lo stesso, sperando che a completare il quadretto, tra dieci anni non arrivi una quarta, sgradevole P: la P38.
Ma mica darmi della terrorista, lo diceva Gian Burrasca che il popolo affamato fa la rivoluzion.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:23:00 AM | Permalink | 17 comments
15 maggio 2007
Pillole di precariato

Io: - Scusa S.A. lo stipendio? No, perchè siamo al 15 già...
S.A.:- Io gliel'ho già chiesto due volte, ma lui non ha risposto
Io: - Ricominciamo come a novembre?
S.A.: - No, è che credo abbia altro da fare, sai è molto impegnato in questo periodo, suo padre si è rotto il menisco.

Ricapitoliamo: S.S., esplicitamente interrogato sulla questione stipendio, non è in grado di dare alcuna risposta perchè è molto impegnato nell'assistere il padre che si è rotto il menisco. Ora, a meno che non stia tentando di rimetterglielo a posto a colpi di badile e quindi non è il caso di distrarsi, non mi pare che pronunciare la frase "Ok, fai i versamenti" sottragga troppo tempo ai suoi doveri di figlio. Questo partendo dal presupposto che Egli si esprima con frasi di senso compiuto. Siccome nella maggior parte dei casi predilige l'uso del grugnito, declinato nella versione affermativa e in quella negativa, sono certa che gli ci vorrebbe ancora meno. Quindi?

Per amor di chiarezza: qui in manicomio lo stipendio lo prendiamo il 10 del mese.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:08:00 PM | Permalink | 7 comments
14 maggio 2007
Nei commenti al post precedente un'amabile chiacchierata con Maria75 mi ha ricordato di cosa succede quando provate a spiegare a signori over cinquanta dal posto fisso, ma che dico fisso, inchiodato, cos'è il precariato. E, tanto per cambiare, ho deciso di scriverci un post. Le discussioni con gli over cinquanta sul precariato di solito evolvono in rissa, requiem o tragedia greca secondo l'orientamento politico del succitato cinquantenne. I casi tipici sono 3/4:
- il cinquantenne è un berlusconiano capitano d'azienda: quando vi presentate a un berlusconiano parlando di precariato e lamentandovi di questa sgradevole condizione per lui siete già un terrorista pericoloso, un bolscevico sovversivo, un avanzo di centro sociale. Il conflitto si gioca sui termini. Per voi è il precariato, per lui flessibilità; per voi è un insulto alla dignità del lavoratore, per lui siete già fortunati ad avere un lavoro; voi volete diritti, lui è convinto che 'diritti dei lavoratori' sia una locuzione inutile inventata negli anni sessanta per proteggere quelli che non avevano voglia di lavorare. Tant'è vero che la legge l'ha fatta Treu, quindi prendetevela con lui, con la sinistra, con i comunisti e con gli islamici. E se lo diceva un comunista come Treu (hai capito Stalin) che si dovevano fare i co.co.co che volete adesso? Brigatisti facinorosi. E qui scatta la rissa.
- il cinquantenne è un ex-operaio dell'Italsider: il tono è paternalistico, lo sguardo corrucciato. Voi spiegate com'è che son riusciti a sfilarvi dal taschino ferie, maternità, malattie, contributi e pensioni e lui vi guarda con gli occhi lucidi, serio. Scuote la testa Zio Metalmeccanico, vi comprende, vi compatisce ma, diciamocelo, un po' vi rimprovera. Voi avete avuto tutto: l'acqua calda, la barbie fior di pesco, lo zucchero filato e il passeggino di Foppa Pedretti. Siete i figli degli anni '80, i disinteressati, la generazione X. Voi, ragazzi, dovevate lottare nel 2003, ma, da bravi figli di papà eravate impegnati a contarvi gli esami sul libretto. E, miei cari, le lotte ci vogliono, la coscienza di classe, le manifestazioni, i sindacati. Voi state a guardare. Perchè in fondo quello che volete è potervi comprare telefonini e macchine. Non siete capaci di lottare, ma d'altronde avete sempre avuto la pappa pronta. Mentre lui parla e vi rimprovera paternalistico e tenero, mentre gli si inumidiscono gli occhi al ricordo di quella volta, nel '68, in cui i compagni del movimento si incatenarono al cancello della fabbrica per protestare contro il licenziamento di 27 operai, voi vi domandate cos'è che questi cinquantenni non hanno avuto. No, perchè a ben guardare la guerra l'hanno fatta gli altri, quelli troppo vecchi. E la ricostruzione quelli giusto un po' più grandicelli, sui sessanta-settanta. E allora loro, i cinquantenni, cos'è che non hanno avuto? Perchè a me risulterebbero il boom economico, il lavoro che ti viene a cercare, l'energia elettrica, la benzina regalata. Ok, c'erano gli anni di piombo e il divano incellophanato, epperò i diritti - tanto di cappello per le lotte che han fatto - alla fine se li sono presi. Quindi spiegami, Zio Metalmeccanico, noi cos'è che abbiamo avuto più di te?
- il cinquentenne è la mamma di uno studente universitario in odor di laurea: mentre parlate un'espressione di terrore si imprime sul volto della Mamma Cinquantenne. Ma come, la laurea, quella che le è costata un patrimonio, la laurea che lei avrebbe sempre voluto ma erano altri tempi, la laurea per cui il figlio ha sgobbato, non servirebbe a niente? La laurea, la panacea di tutti i mali, il famoso pezzo di carta non vi protegge dagli attacchi del mondo? Non è una specie di lasciapassare per l'olimpo dei ricchi e felici, la laurea? E lei, perchè allora non ha mandato il figlio a lavorare? Allora a che serve sapere che Cartesio è nato prima di Spinoza? Come è possibile tutto questo? No, dai, le cose non stanno davvero così, non è possibile.
In questo caso si presentano altre due sub-possibilità:
1) la mamma è una supermamma all'italiana, perciò conclude senz'ombra di dubbio che a suo figlio non succederà e voi siete degli sfigati.
2) La mamma è affetta da deliri schizoparanoidi ed è convinta che voi siete stati mandati dall'ex marito per dimostrarle che è stata una cattiva mamma e ha sbagliato tutto. In questo caso vi prenderà a mestolate e non vi rivolgerà mai più la parola.

 
co.co.prodotto da Atipica at 5:29:00 PM | Permalink | 12 comments
La disposizione nei confronti della vita è tutto. Pensare positivo è la soluzione e, alla faccia di Jovanotti, l'aveva già inventato Pollyanna e si chiamava il gioco del meglio così. Consiste sostanzialmente nel trovare qualcosa di buono in tutte le ielle che ti capitano. No, non ho detto nell'essere coglioni, non facciamo i cinici per favore: avere una disposizione positiva nei confronti del mondo non significa essere coglioni.
Prendiamo me per esempio, alla faccia dell'autoreferenzialità. Sono precaria e ho un contratto che scade il 31 luglio. E nella migliore delle ipotesi il mio capo lo rinnoverà a partire dal primo settembre perchè figurati se quello non cerca di micragnare sul mio stipendio di agosto. Ora, un pessimista piagnucoloso si sentirebbe uno sfigato calpestato e senza nessuna dignità - che poi magari è pure vero - ma io che penso positivo mi accorgo subito che non è tutta merda quella che puzza. Primo, mi faccio un mese di ferie secco secco. E quanti di voi possono starsene a chiappe al sole dal primo al 31 agosto? Avanti, ditemi. Nessuno, o quasi. Appunto. Secondo, a settembre non avrò stipendio: il solito pessimista a questo punto si siederebbe sui gradini in Piazza Maggiore e comincerebbe a singhiozzare così forte da far scappare i piccioni. Ma perchè, dico io, perchè? Si sa che quando si torna dalla vacanze c'è bisogno di rimettersi in forma, mangiare leggero, riprendere lo sport. Ecco, non avendo un quattrino non si corre il rischio di indulgere al peccato e l'impresa richiederà meno tempo del previsto. Così già all'inizio di ottobre avrò una linea invidiabile e un fisico modello Buchenwald che mi varrà l'invidia di tutte le colleghe panzone. Tiè.
E poi c'è la questione stipendio: basta lagnarsi che si arriva a fine mese. Lagnarsi non serve, bisogna agire. Questa è la società della dinamicità, del cavatela da solo e non rompere i coglioni, piangersi addosso non serve: basta trovarsi un secondo lavoro e il gioco è fatto. I call centre, per fare un esempio, quelli cercano sempre e offrono per lo più dei part-time. Così alle 18.30 si dismettono i panni dell'impiegato e si indossano quelli della signorina Vodafone. Come dite? Non resta spazio per fare altro, non siete degli schiavi? Allora proprio non capite: tutto dipende dal punto di vista. Non avete tempo per il fidanzato? Non soffrirete d'amore. Non avete tempo di mettere su famiglia? Meglio, così non dovrete occuparvi di tutte quelle beghe su famiglia tradizionale sì, famiglia tradizionale no. E inoltre non dovete stirare le camicie di un marito petulante, sottrarre tempo a voi stessi per occuparvi di figli urlanti da piccoli e scassacazzi da grandi. La vecchiaia? Non è un problema: primo perchè sarete talmente impegnati a lavorare che non avrete nemmeno il tempo di accorgervi che gli anta stanno bussando alla vostra porta; secondo, dal momento che non avrete una straccio di pensione sarete così impegnati a lavorare che non sentirete nemmeno gli acciacchi. E non ci sarà il solito/a marito/moglie arteriosclerotico/a e incontinente a rendere la vostra giornata un inferno. Insomma, invecchierete sereni e soli, occupandovi solo di voi stessi e guardando Maria De Filippi in tivvù. Vi pare poco?

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:28:00 AM | Permalink | 8 comments
11 maggio 2007
Ore 15,00: il CSM è silenzioso e mezzo vuoto. La Bara non c'è e Atipica, liquidate dieci rassegne stampa dieci - 150 pagine, stampaggio e confezionamento, mica faccio le cose a metà io - ordinate da S.S., ha osato pensare "stai a vedere che oggi, dopo due anni, potrò finalmente dire di aver avuto un pomeriggio rilassante".
...
Ore 16.48: squilla il telefono. Una volta sola, ma in fondo basta una sola distrazione per ritrovarsi sommersi di pannolini e pappine e primi dentini, quindi perchè non dovrebbe bastare una telefonata sola per sputtanarti un pomeriggio? Alla telefonata segue un quarto d'ora di silenzio. Atipica sta per tirare un sospiro di sollievo quando la Kapò spunta sulla soglia dell'ufficio con una luce malvagia negli occhi:
- Cartelle stampa, servono 50 cartelle stampa - dice
Silenzio. E' il quando, non il quanto ciò che temo di più.
La Kapò aspetta, resta impalata sulla soglia appoggiata allo stipite della porta. Aspetta la domanda, così per rendere ancor più terribile la risposta, perchè deve dirmelo anche se non lo chiedo e potrebbe fare in fretta. Ma no, lei aspetta.
- Quando? Per quando? - domando ansiosa
- Stasera - risponde secca e poi sparisce, volteggiando, in corridoio.

In questo momento l'unica cosa che mi volteggia, e pure tanto, sono le palle. Che il venerdì sia con voi.


 
co.co.prodotto da Atipica at 3:13:00 PM | Permalink | 9 comments

11 maggio 2007, ore 21.30 - Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze e della laicità dello stato

Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il Family Day. Una manifestazione, nata chiaramente come risposta alla proposta governativa dei DICO, che vuole promuovere un unico modello di famiglia. Il Family Day è figlio del Non Possumus, di una concezione arcaica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.
Noi crediamo che anche a queste famiglie altre vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza queste unioni: l'amore.
Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del Possumus, il Families Night. La notte che precede il 12 maggio, l'11 maggio alle 21.30 esponiamo una candela accesa alle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall'oscurantismo di chi si ostina a non considerare tutte uguali tutte le forme di amore.

Non è che ci sia molto da aggiungere, eccetto forse: cerchiamo di trasformare l'Italia in un paese civile, abbiamo da guadagnarci tutti, laici e non, eterosessuali e omosessuali, precari e stabili, locali e immigrati, giovani e vecchi. Anche se da tutte le campagne a cui aderisco sembra che mi ci diverta, in verità nutro quanlche dubbio sull'utilità di queste iniziative. Ho l'impressione che tutto resti nell'immenso mare della rete, confinato in un mondo altro, parallelo e lontano dalle nostre vite di tutti i giorni. Ma sono convinta che far qualcosa sia pur sempre meglio che stare a guardare in silenzio scuotendo la testa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:22:00 PM | Permalink | 3 comments
10 maggio 2007
F. è stata per un po' una mia collega. E' arrivata in gennaio, l'hanno scorso, per aiutare S.S. quando il suo grande spirito imprenditoriale aveva deciso di tentare la sorte nel settore dell'abbigliamento nautico. Le era stato promesso un contratto, a progetto ovviamente, e nel frattempo la magnanimità del mio capo le concedeva un rimborso spese mensile di circa 400 euro. Ma la firma di questo contratto è stata rinviata di giorno in giorno, di settimana in settimana, poi di mese in mese. Fino a luglio.
"Il 31 ci vediamo in ufficio alle 10 per firmare il contratto" dichiarò S.S. all'ennesima richiesta di F.
Il 31 luglio F. era in ufficio alle nove, ma nessuno si è presentato, nè ha chiamato per millantare un contrattempo, scusarsi, rinviare per l'ennesima volta la firma di questo benedetto contratto. Così F. ha smesso di venire in ufficio, senza che nessuno, fra noi mezzeseghe, spendesse neppure una parola di comprensione.
F. aveva un sacco di problemi, non ultima la dipendenza da alcool che per qualche mese ha alimentato pettegolezzi e maldicenze all'ombra della macchinetta del caffè.
Ieri è morto il padre di F. Ed S.S., che rispetta l'etichetta e le tradizioni, ma non il buon senso, si è presentato al suo funerale con la faccia compunta e addolorata. Senz'ombra di imbarazzo si è avvicinato per le condoglianze di rito.
Son cose, signori, son cose.

 
co.co.prodotto da Atipica at 3:54:00 PM | Permalink | 7 comments
Oggi esprimo un desiderio. Niente di complicato tipo voglio essere felice o voglio diventare un grande scrittore o voglio restare giovane per sempre. No, io desidero una cosa assai più semplice: voglio un ufficio in cui quando entri al mattino ti dicano Buongiorno, e non Vaffanculo, e quando esci la sera Buona serata, magari condito con un familiare A domani, anzichè Dove cazzo vai? Ci sono un milione di lavori da finire.
Voglio un ufficio in cui le colleghe notino la tua nuova magliettina e magari mentendo pietosamente ti dicano che è carina e ti sta bene, anzichè gridarti continuamente in faccia che c'hai i capelli da pazza, che hai due occhiaie da paura, che sei troppo magra o che il nuoto ti ha fatto le spalle larghe da uomo.
Voglio un ufficio in cui fare quattro chiacchiere innocue davanti alla macchinetta del caffè, anzichè uno in cui si debbano fuggire tutti i luoghi di ritrovo per evitare di essere trascinate a parlar male di questo e quello. Che magari ti stanno pure simpatici.
Voglio un ufficio in cui quello che si dice oggi vale anche domani. In cui si cambia idea un numero moderato e accettabile di volte; perchè non cambiare mai idea è segno di rigidità, ma cambiarla ogni quarto d'ora è sinonimo di follia.
Voglio un ufficio in cui si crede a ciò che si dice, in cui si sbaglia e si chiede scusa, in cui si litiga e si fa pace. In cui posso entrare ogni mattina senza bruciori di stomaco.
Voglio un ufficio in cui non si viene insultati senza ragione. Anzi, in cui non si viene insultati affatto, perchè l'insulto non è, e non sarà mai, necessario ai rapporti umani, di qualunque genere siano: si può rimproverare senza insultare, discutere senza insultare, confrontarsi senza insultare.
Voglio in ufficio in cui non si viva di pettegolezzo, maldicenza, cattiveria, razzismo, prevaricazione.
Insomma, c'è chi chiede la pace nel mondo, il principe azzurro, l'eterna giovinezza. Io solo un ufficio umano: è troppo?
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:40:00 AM | Permalink | 5 comments
09 maggio 2007
Per la serie La realtà supera sempre (e quando dico sempre, intendo sempre) la fantasia, va ora in onda la puntata Il Tipografo Elegante.

Mentre Atipica, detta Ati o Atì alla meridionale, smanazza al PC sbuffando per il caldo che attanaglia la bella Bologna e per il rompimento di palle che attanaglia lei personalmente, fa la sua comparsa al CSM un curioso personaggio: Il Signor Tipografo. Con le gambette corte e arcuate su cui troneggiano una pancia tonda e una capoccia calva, rossa e lentigginosa, occhi bovinamente socchiusi e due mustacchi all'antica (uno stile che riscuoterebbe un certo successo fra i Gendarmi di Pinocchio), costui potrebbe sembrare un omino simpatico.
Potrebbe.
Il Signor Tipografo, in visita al CSM, reca in omaggio ghiaccioli per tutti e, aggirandosi per i diversi uffici, li distribuisce ai poveri impiegatucci accaldati con l'aria compiaciuta di chi fa beneficenza e sente l'ego gonfiarglisi in petto. Atipica detta Ati, per quanto gradisca enormemente la mistura dolciastra e diabetica che va sotto il nome di "ghiacciolo", è costretta a rifiutare l'offerta causa precedente abbuffata di insalata di riso che tuttora le monopolizza l'apparato digerente. Così, con un sorriso riconoscente e leggermente malizioso, risponde: "Grazie, io lo mangio più tardi".
L'omino buffo, scrollando le spalle, commenta:
"Beh, allora mettitelo in mezzo alle coscie sennò si squaglia!".

Amen.

(Per quanto riguarda l'idea di frigidità suggerita dalla bella metafora del nostro Signor Tipografo Dispensatore di Ghiaccioli, mi affretto a precisare che egli non ha elemento alcuno per stabilire quale temperatura ci sia fra le mie - ehm - gambe)

 
co.co.prodotto da Atipica at 2:45:00 PM | Permalink | 7 comments
"Buongiorno, sono Benedetta, avrei bisogno del suo indirizzo per inviarle le foto di domenica"
"Ah sì, grazie: via Quirino Majorana. Sa come si scrive Quirino?"
"Sì, direi di sì..."
"Glielo spiego. Allora..."
"Ho già scritto, grazie. Se mi dice il resto..."
"Allora Quirino si scrive con la Q di quadro, ha presente la Q di quadro?"
"Davvero, grazie, ma l'ho già scritto"
"Q-U-I-R-I-N-O come Q-U-A-D-R-O"
"Sì, e poi?"
"Poi Majorana. Majorana, le spiego come si scrive, tanto lei certamente non sa nemmeno chi è"
"No, non c'è bisogno, si scrive con la j"
"Allora M-A-J-O-R-A-N-A, con la J tra la prima a e la o"
"Lo so!"
"Ma figuriamoci, non saprà nemmeno chi è"
"Ancora? No, non lo so, non lo so. Mi dice il civico per favore?"
"Il padre di Ettore. E sa chi è Ettore?"
"Sì, il fisico. Possiamo passare al civico?"
"Il fisico? Il fisico quale, perchè mica uno può dire di sapere senza sapere con precisione..."
"Il civico, la imploro, il civico"
"Vabbè: 45. Contenta?"
"Ecco, si, ora se mi dicesse anche di quale città stiamo parlando sarei davvero entusiasta"
"Roma signorinella, Roma. Se citiamo Majorana di quale città vuole che si tratti, mi scusi? Dio mio quanta ignoranza in voi giovani!"
"Bene, grazie. Buongiorno."
"Buongiorno anche a lei e... mi raccomando, si informi su Majorana"

Costui è un giornalista con cui pare che d'ora in avanti avremo spesso a che fare. Come minimo la prossima volta mi interroga su Torquato Tasso. Ma la domanda, gira e rigira, è sempre la stessa:come può essere che siano tutti, ma proprio tutti, fulminati? Ora anche i collaboratori esterni vengono scelti sulla base della cartella clinica?
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:37:00 AM | Permalink | 2 comments
08 maggio 2007
Oggi per me si apre un difficile periodo di rieducazione aziendale e di disintossicazione da obsoleti concetti postsessantottini e sindacalisti al termine del quale sarò una donna nuova: una dipendente modello, alienata e sfruttata, forse, ma felice e inconsapevole. LaBara sta accuratamente selezionando per me alcuni pezzi di "letteratura aziendale" che mi aiuteranno in questo difficle cammino. Ho appena terminato la lettura del primo articolo. Si tratta di un capolavoro del giornalismo manageriale che illustra ai signori delle risorse umane quanto è importante che le risorse siano felici per il buon andamento dell'azienda. Sissignori, perchè se la risorsa è infelice non aderisce alla mission come si deve, non fa suoi gli obiettivi aziendali, non si dedica anima e corpo ai compiti che deve svolgere. E come si fa a stabilire se la risorsa è felice? Semplice, gli si somministra un semplice test a crocette in cui si infila per precauzione anche qualche domanda personale che aiuti i signori delle risorse a capire i suoi orientamenti extra-professionali (tipo per chi vota, in quale dio crede, se vuol fare i figli, insomma qualche piccola informazione per capire se è un piantagrane). E se la risorsa risulta infelice, magari a causa di un contratto precario o di uno stipendio troppo basso? In questo caso si soppianta la risorsa infelice con una più felice. D'altronde uno che ha un tumore si opera e se lo leva, mica sta lì a perdere tempo. Al limite si può cercare di aiutare la povera risorsa infelice dandole l'indirizzo di uno strizzacervelli bravo che le rifili una pillolina e la rimetta in sesto. L'infelicità non è di moda ed è un gran spreco di tempo.
Dopo questa edificante lettura, ho deciso che il blog è controproducente perchè alimenta la mia coscienza critica e interferisce con la mia adesione incondizionata alla mission.
E ora scusate, devo genuflettermi sei volte davanti alla statua di S.S. prima di andare a casa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:42:00 PM | Permalink | 4 comments
Scampoli di conversazione al CSM:

Dialogo di due impiegate e un direttore editoriale, ovvero Umano troppo umano
LaKapò: "Poi domenica la moglie di B. si è sentita male e sono dovuti andare via"
IlDirettùr: "Mah si, sono degli sfigati"
LaBara: "Quella lì ha un cancro, comunque"
IlDirettùr: "Sì, lo so. E lui ha un'ernia. Una famiglia di sfigati, appunto"

Sul Mezzogiorno, ovvero Quali sono i veri confini dell'Africa?
LaBara:
"Pensavo di aver sposato un uomo del Nord e invece mi ritrovo un marocchino zulù, geloso e possessivo". Poi rivolta a me, che son nata in Abruzzo, ovvero sotto la sottile linea rossa che separa il mondo civilizzato dall'Africa nera e sporca: "Scusa sai, senza offesa, ma i tuoi paesani sono un po' indietro"
Io: "E devi vedere quando c'è la luna piena: si riuniscono in piazza, nudi e con l'osso infilato nel naso, e ululando si cibano di carne tenera di bambino settentrionale"
LaBara: "In che senso?"

Maternità & Modernità, ovvero Che palle 'sti marmocchi
LaSpia:" tra poco mio figlio compie gli anni, gli devo organizzare la festa"
LaBara: "Ah, io so come fare. Chiamo una società che organizza feste per bambini e loro pensano a tutto. Organizzano i giochi, pensano alla torta, mi mandano il clown, così io posso andare dalla parrucchiera. Non ho mica tempo di star dietro ai bambini, io".
LaSpia:"Ma dovrai pulire casa, dopo. Chissà che casino".
LaBara: "Ah, no, la festa io la faccio in parrocchia. Così stanno buoni, non si sporcano i vestiti e le mani. E poi c'è il prete che controlla che non dicano le parolacce e non facciano i selvaggi e a metà pomeriggio gli fa dire la preghierina".

Pena di Morte & Solidarietà, ovvero La marchetta a fin di bene
Il Direttùr:
"Mi firmate la petizione contro la condanna a morte di Kobra?"
Il Grafico: "Da quando ti interessi di queste cose?"
Il Direttùr: "Infatti me ne frego io che la impiccano o la lapidano o quel cazzo che le fanno. Però me lo ha chiesto un giornalista e se io gli riempio questo foglio lui mi fa una trasmissione sull'evento di domenica".
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:35:00 AM | Permalink | 6 comments
07 maggio 2007
Vendicata da un pennuto. Non un pennuto elegante (un'aquila, un falco pellegrino) o mitologico (una cicogna, un'arpia), ma un uccelletto plebeo, un piccione, uno sporco puzzolente piccione che razzola nelle piazze di tutto il mondo, vive delle briciole gettategli dei turisti e infastidisce lordando ogni cosa con la sua celeberrima cacca. Bene, con l'irriverenza che lo contraddistingue l'uccellaccio - repentinamente promosso a mio animale preferito - ha ricoperto di copiosa defecatio la scrivania de LaBara e poi, lesto come un ladro, ha infilato la finestra ed è scomparso alla vista.
Come da copione LaBara è una donna schizzinosa, priva di fantasia e di senso dell'umorismo: non vuole animali in casa perchè sporcano e lasciano pelo dappertutto, detesta gli uccelli da quando ha sentito dire da Piero Angela che sono pieni di pulci e non sarebbe mai e poi mai capace di interpretare l'accaduto come un segno della triste condizione umana e, nella fattispecie, impiegatizia. Perciò non ha riso, ma ha gridato scappando in corridoio. Tutt'ora non mi spiego la fuga, dato che la cacca puzza ma non morde, però i misteri della sua mente sono troppo fitti anche per la mia curiosità. Poi è rientrata e ha cercato per circa mezz'ora di trovare una legittimazione alla sua richiesta di pulire la scrivania al posto suo. Non trovandola, me lo ha ordinato e basta, senza legittimare una ceppa. Ovviamente mi sono limitata a sorridere e rispondere "Bleah, che schifo!" e a non muovere un muscolo. Dopo un bracciodiferro di mezz'ora LaBara si è arresa e, armata di guanti, glassex e spugna e schiumando di rabbia, ha dato il suo contributo al mantenimento dell'igiene aziendale.

 
co.co.prodotto da Atipica at 1:07:00 PM | Permalink | 5 comments
06 maggio 2007
Una domanda. Una domanda domenicale da una che non posta mai di domenica (internet è peggio delle sigarette e se ti fai prendere ti ritrovi a passare le domeniche assolate a smanettare davanti a un monitor e questo, capite, è contrario alla mia religione): perchè tutti i ladri di cellulari vengono ad abbeverarsi dalla sottoscritta? Mi spiego: mi hanno rubato il cellulare 2/3 (non mi ricordo quanto tempo fa, ma ricordo che è poco) settimane fa. Ok, passi. Almeno m'hanno lasciato il portafogli. Qualche anno fa venivo derubata del portafogli con cadenza bimestrale e mi toccava saltellare da un ufficio all'altro e sorbirmi file chilometriche per riavere la mia identità. Quindi ormai, accertata la presenza di carta d'identità e patente e bla bla bla, possono rubarmi pure le mutande che io non batto ciglio. Sono indifferente. Ma che dico indifferente: sono atarassica. Dopo il primo furto, con la placidità di una mucca, mi sono infilata in un negozio Vodafone, mi sono fatta restituire la scheda, ho comprato un nuovo cellulare e tutti vissero felici e contenti. Fino a ieri, quando qualcuno ha pensato bene di fottermi anche il secondo telefono. E no, non posso averlo perso. Perchè, come ho già spiegato al tempo del primo furto, non ho nessuna voglia di prendere in considerazione una mia eventuale responsabilità nell'accaduto. Ora, considerato che il cellulare è l'unico mezzo di comunicazione che mi collega al mondo esterno - eccetto internet, ma ce la vedete la nonna novantenne scrivermi una mail? - toccherà comprarne un altro. Se continuo così alla fine dell'anno avrò acceso un mutuo per pagarmi i telefonini. Amen.
Questo però non spiega perchè sto postando di domenica. Ovvio, perchè sono in ufficio. E perchè sono in ufficio? Perchè sono "a disposizione". Mi spiego: i miei colleghi sono in quel di Parma, dove si è appena concluso l'ennesimo evento marchettaro e totalmente inutile organizzato dal CSM. I miei colleghi sono lì, vedono gente, fanno cose e si fanno pagare la giornata di straordinario festivo. Io invece sono qui, a rompermi le scatole gratis e a non far nulla, semplicemente a disposizione. In attesa che mi dicano che me ne posso andare.
Ma almeno stavolta ho avuto la mia vendetta: un simpatico piccione è entrato dalla finestra, ha svolazzato un po' - abbastanza da farmi venire un infarto - e poi ha disseminato di profumate cagatine la scrivania de LaBara. Tiè.

 
co.co.prodotto da Atipica at 4:46:00 PM | Permalink | 6 comments
04 maggio 2007
LaBara: "Pronto? Ciao E., ho urgente bisogno che tu venga qui a sistemare il mio computer. Per ora va tutto bene, ma sento che si sta per rompere!"
In quale ufficio del mondo si chiama il tecnico dei computer prima che il pc si sia sfasciato? Qualcuno di voi suole chiamare il tecnico della lavatrice prima che la lavatrice smetta di lavare? No, ditemi. Stamattina La Bara è in preda a un attacco d'ansia con vette di panico puro, una brutta cosa, ne sono certa, una gran sofferenza. Ciò che tuttavia mi impedisce di provare compassione per le sue patologie psichiatriche - oltre all'innata antipatia che provo nei suoi confronti - sono la sua totale mancanza di autoconsapevolezza, la sua cronica stupidità associata a un'infernale logorrea (uno stupido poco loquace si può perdonare, ma uno stupido logorroico - credetemi - è una croce) e la totale mancanza di una qualunque forma, seppur primordiale, di autoconsapevolezza. Io so di essere un tipetto depressoide e un po' misantropo: il 99% degli individui che compone il gruppo indistinto che si suole indicare genericamente come "il mio prossimo" mi irrita e ci sono giornate in cui mi sembra di precipitare in un buco nero (ne avete avuto un assaggio qualche post addietro). Ora, poichè so di essere vittima di un inceppamento nel sistema che regola l'umore, m'adatto: mi siedo e aspetto che passi, magari mi autocommisero un po', ma non rompo le balle al succitato mio prossimo.
LaBara, al contrario, non solo ignora di essere stupida e fin qui è pacifico (mai sentito uno stupido dichiarare"effettivamente sono un po' stupido"), ma ignora anche di soffrire di disturbi di ansia, fissazioni ossessive e ideazioni paranoiche. E' convinta che siano gli altri ad avere un problema. Scena classica: lei gioca a Spider e tu sei soffocato di lavoro. A un certo punto, con tono nazifascista, ti ordina di cambiare il toner della sua stampante. Tu, che non riesci nemmeno ad andare a pisciare tanto sei oberato, trovi che potrebbe cambiarselo da sola e glielo fai notare, con garbo e ironia, mica urlando. E lei ti risponde come se a te mancasse una rotella e ti sfuggisse qualcosa nell'ordine immutabile che regola l'universo, aggiungendo che lei non la tocca, quella robaccia tossica. Poi, quando le domandi come mai pensa che tu invece abbia il dovere di intossicarti al suo posto, ti risponde che sei polemica.
Passa la giornata a rimproverare, rimbrottare, borbottare, elucubrare, rimuginare. In poche parole: rompere le palle. Il punto è che io non ho velleità religiose e, se proprio dovessi scegliere dove mandare in vacanza la mia anima - ammesso che e abbia una - quando sarò morta, preferirei l'inferno: amo i climi caldi e trovo i peccatori assai più simpatici dei santi. Quindi, data la mia scarsissima vocazione al martirio, vi informo che la mia pazienza sta per esaurirsi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:54:00 PM | Permalink | 8 comments
Fermiamo l'altalena del precariato!Il bannerino qui a fianco, inventato di sana pianta dall'amica e collega di precariato PrecariaMente (magna laude per la creatività, mai pensato di fare il grafico?), esprime meglio di mille post e di mille parole la nostra disgraziata (leggi con sospiro di autocommiserazione e possibilmente scuotendo la testa) condizione. Ora giusto ieri stavo leggendo Vita precaria e Amore Eterno di Mario Desiati in cui il precariato è definito "la nuova schiavitù"e viene giustamente sottolineato come i precari non siano adeguatamente rappresentati da nessuno. Dei nostri diritti nessuno, o quasi, si fa portavoce nelle stanze dei bottoni, con noi e per noi nessuno riempie le piazze, con noi nessuno marcia con le bandiere rosse (ma nemmeno blu, verdi, bianche o multicolori), per noi nessuno sciopera. Veniamo sfruttati per 4 soldi e abbiamo - scusate se la dico brusca e spiccia - ottenuto ben poco persino da un governo di sinistra. E siccome stamattina c'ho di nuovo il baschetto da Che-Fantozzi e più ci penso più mi girano le palle, ho pensato che sarebbe una gran buona cosa far girare il più possibile il banner di Precariamente. Molti di coloro che leggono me e PrecariaMente sono precari, sfruttati e comunque preoccupati o insoddisfatti. Ma hanno un blog. E pubblicarci sopra un bannerino non cambierà le cose, ma potrebbe aiutare a sentirsi meno soli e disorientati.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:09:00 AM | Permalink | 8 comments
03 maggio 2007
Va ora in onda su Vite a Progetto, la quantrocentomilionesima puntata de I Precari Piangono intitolata L'Eterno Ritorno delle Cartelle Stampa.
In questo episodio, fra rutti di stampante e trilli di telefono, proseguono le avventure di Atipica detta Ati, 44 chili di precaria per il tradizionale metro e tanta voglia di crescere. La Nostra Eroina, nonchè autrice di questo blog e di tutti i post ivi pubblicati (c'è conflitto di interessi lo so ma, se Colui che ha è stato presidente del consiglio, sono certa che non vi formalizzerete per un semplice blogghettino), è alle prese con il confezionamento di 150 cartelle stampa, piegatura, rilettura e stampaggio documenti compresi. Atipica, detta Ati, è altresì sepolta sotto una montagna di giornali da leggere e oppressa da un furibondo mal di testa: dalle nove di questa mattina oscilla tra il desiderio di commettere un pluriomicidio a colpi di toner tank e l'impulso di lanciarsi dal quarto piano.
I colleghi di Atipica tramano alle sue spalle: più lavora lei, meno faticano loro. Così, secondo una prassi consolidata al CSM, accampano i più disparati motivi per scaricare sulla sua scrivania qualunque cosa somigli a un lavoro da svolgere.
LaBara, rigidissima responsabile dell'ufficio stampa, sorpresa dalla nostra eroina mentre si dilettava in una partita di Spider, livello avanzato, si è giustificata adducendo nausea e mal di collo. La Kapò, troppo impegnata in una conversazione telematica con il suo trombamico (individuo per metà amico e per metà fidanzato, ma solo per la metà che riguarda le lenzuola), ha scaricato sulle spalle della nostra eroina pure il centralino.
La mazzata finale è arrivata da un nuovo controverso personaggio, riapparso in ufficio dopo un anno di silenzio: il Lepus. Costui ama definirsi Responsabile per le Relazioni Istituzionali del CSM, un nome altisonante che potrebbe indurre il lettore ingenuo a sospettare una certa intelligenza. In realtà il Lepus è probabilmente l'uomo più stupido del mondo, ha la testa a uovo e i rapporti istituzionali di cui si occupa consistono di solito nell'ungere qualche politico locale allungandogli a mò di bustarella prosciutti, salami e poco altro. Il Lepus è uomo di chiesa che ama catechizzare il prossimo. Dopo aver domandato ad Atipica ben 4 volte se legga i libri del Pastore Tedesco e aver ricevuto risposte al vetriolo, il Lepus ha intuito che una certa indifferenza per il sacro alberga nell'animo della nostra eroina e ha commentato, con l'eleganza tipica di un uomo che frequenta il bel mondo: "Sarai mica del partito dei busoni, di drogati e delle puttane?". Per non bolognesi mi vedo costretta a chiarire che "busoni" può essere tradotto con il termine gay, con sfumatura di disprezzo nella voce e maschera di disgusto sul volto. Nel complesso credo che tutta la locuzione stesse per "di sinistra".
Riuscirà la nostra eroina a mettere in salvo la sua fedina penale e a non commettere un omicidio prima delle 6.30? Ai posteri l'ardua sentenza.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:39:00 AM | Permalink | 6 comments
02 maggio 2007
Oggi a dire il vero non è una gran bella giornata, no. Non è la giornata mondiale del Ridiamoci su e non mi viene troppo facile prenderla con filosofia. Oggi mi sento sola, afflitta e perdente. Oggi mi pare che da questa vita non si tiri su niente. Mi pare di non capire, di essere lontana anni luce da tutto e da tutti. I rumori e le parole arrivano attutiti dentro la mia testa, arrivano da lontano, sembrano fare molto rumore fuori, ma nella testa devo avere dell'ovatta che attutisce ogni cosa. E' strano, oggi cerco di parlare con un sacco di gente perchè ne ho bisogno, ma tutti quelli a cui mi rivolgo hanno altro da fare. Io devo fare le cartelle stampa e LaBara mi parla, mi da ordini, mi dice "fai questo e quello" e non si accorge nemmeno che non la sto ascoltando. La gente, ho notato negli ultimi tempi, non si accorge quando non la ascolti. Parlano, parlano e danno per scontato che tu sia lì e invece sei lontano anni luce e ti chiedi com'è che nessuno lo capisce. E come si fa a tirar dritto per 80 anni, magari 90, come mia nonna, come i miei zii. Come si fa ad annaspare dentro i giorni, i mesi, gli anni, sempre in mezzo a gente che non capisce che non ci sei, che sei perso altrove. E magari qualche volta vorresti anche tornare da questo altrove, ma non sai più come si fa. Non sai come hai fatto ad arrivarci, nè quando hai cominciato a guardarti come in televisione. Però come si torna di qua non lo sai. Questo post è assurdo e autoreferenziale e noioso. E domani sarà un altro giorno. Però mi volevo sfogare e questo è, più o meno, il mio posto segreto, la mia casa sull'albero (qualcosa di meno americano andrebbe meglio, ma al momento mi viene solo questo, scusate).
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:25:00 PM | Permalink | 15 comments
Se il buongiorno si vede dal mattino, verso venerdì mi diagnosticheranno una malattia mortale ed entro domenica passerò a miglior vita. Dopo 4 giorni trascorsi a fingere di essere un lavoratore normale, che ha diritto al riposo e a piccole periodiche botte di culo (leggi: i ponti), in questa mattina piovosa e uggiosa che neanche a novembre (in tempi di riscaldamento globale, siccità e zucchine a 10 euro il chilo è difficile non interpetare un 2 maggio piovoso come un triste auspicio) ho rimesso piede al CSM. Con piacere ho scoperto che lunedì 30 aprile anche I. è rimasta a casa e ho immaginato l'ufficio pieno di kapò che, in assenza dei servi della gleba, litigano per chi deve rispondere al telefono, per chi va ad aprire la porta, per chi si abbassa a fare due fotocopie. Le belle notizie però finiscono qui, e cominciano le brutte.
La Kapò mi ignora, mi guarda attraverso come se fossi trasparente. Suppongo che, se cadessi a terra facendo la bava alla bocca e digrignando i denti, mi scavalcherebbe e mi lascerebbe morire. Forse dopo si preoccuperebbe della rimozione del cadavere perchè non sta bene averne uno steso sul pavimento dell'ufficio. Ma niente degna sepoltura: per quelli come me nessun onore dopo la morte.
LaBara, invece, ha una diversa strategia. Ha imparato da piccola che la settimana si chiama così perchè si compone di sette giorni. Più tardi, nella presunta età della ragione, ha appreso altresì che cinque di questi sette giorni sono lavorativi. E lavorativi significa che si lavora. Con la rigidità che la contraddistingue, LaBara non ammette eccezioni. Ergo, se per qualche ragione (addirittura per onorare una festa "rossa") non si è lavorato lunedì e martedì, si recupera sabato e domenica. Così questa mattina, mentre ingurgitavo un caffè della macchinetta evidentemente corretto con acido muriatico, mi ha annunciato seria che sabato e domenica si lavora. Anzi, che io lavoro. E pure gratis. Mi spiego: domenica prossima altro evento marchettaro a Parma perchè si vede che qualcuno là deve dimostrare di essere stato bravo e varrebbe proprio la pena rieleggerlo, magari a una carica più importante. E a noi conviene aiutarlo. All'evento ci sarà qualche personalità, qualche giornalistucolo che si vuole fare il week end fuori porta senza spendere una lira, qualche televisione locale a corto di servizi e soldini. Insomma, le solite cose. Bisogna vestirsi bene, fingere di essere essenziali nell'economia dell'universo e cercare di convincere il prossimo che prendere parte alla domenica marchettara è la cosa più importante che abbiano fatto in vita loro. E poi si mangia bene e si fa vita mondana. E, si sa, vita mondana, contatti, bella gente e bei vestiti sono musica per le orecchie dei kapò. Così partono in quattro, ma c'è bisogno di qualcuno che in ufficio faccia le telefonate, invii i comunicati e confezioni le cartelle stampa. Il problema è che il Sommo non vuole spendere una lira in più. Quindi LaBara, di concerto con La Kapò, ha studiato una soluzione interessante: io mi sputtano il week end perchè ho fatto il ponte. Non mi vengono pagati gli straordinari, ma in compenso evitano di togliermi la giornata in cui non sono venuta. Un'idea geniale, non trovate? Pensate che, per partorirla, ci son voluti due cervelli.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:12:00 AM | Permalink | 4 comments
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