22 dicembre 2006
Non ci si crede ma stamattina in ufficio c'è aria di lavoro serio. Suonano i telefoni e la gente risponde. Ci sono quelli che chiamano per concordare interviste con nostro grande capo. Io voglio dormire e svegliarmi dopo Capodanno. Così posso ignorare il tempo che passa. Tutti a festeggiare a sbronzarsi, auguri, felice anno nuovo, yhuuuuuuuuu che bello un altro anno se n'è andato e c'ha inculato tutti. Adesso non possiamo che sperare che il prossimo sia meglio, faccia meno male, che ci lasci invecchiare in pace, meno tasse, meno malattie, che la fame nel mondo diventi giusto un po' di appetito. Lalala-lala-lalala. Cin-cin, avanti festeggiamo, dimentichiamo che domani sarà di nuovo una ricca giornata di merda, fredda e nebbiosa, ma oggi è Capodanno, oggi si può scrivere fine al passato prossimo e fingere di ricominciare daccapo. Anche se non cambierà un fico secco, e lo sappiamo benissimo nel momento in cui salta il tappo della bottiglia, perchè non serve un capodanno ubriaco e chiassoso per ricominciare. Basterebbe tirarsi su una mattina, dire la mia vita mi fa schifo, e ricominciare. Ma non lo si fa mai, si continuano a trascinare scarpe strette e a sbronzarsi il giorno di Capodanno ripetendosi che sì, questa sarà la nostra grande occasione. Sono di cattivo umore? si, pessimo. Devo affrontare quel cupo viaggio in treno, immergermi nei miei incubi infantili, in tutto quello da cui sono fuggita. E non ne ho voglia. Sono circondata da amici che dicono che bello, Natale con la famiglia, non vedo l'ora di stare un po' coi miei. Io faccio la solita stronza cui a occhio e croce non gliene frega niente. E tutti mi guardano come se fossi verde e avessi le antenne. Come, scartare regali riciclati sotto l'albero di Natale non ti esalta? Stare seduti a tavola per mezza giornata ad ascoltare i soliti discorsi a fingere il solito buonumore non è la tua massima aspirazione? Dispensare sorrisi di porcellana a parenti che ti ripetono come un disco rotto quanto sei bella e ti guardano con occhio vitreo per vedere com'è diventata la nipotina troppo vivace che se ne è scappata in città non rappresenta la tua ambizione più grande?Mi sento vivisezionata con la curiosità con cui si guarda un insetto tropicale mai visto: curiosità, sospetto e una punta di palpabile ribrezzo. Comprensibile, in fondo non è che io nutra sentimenti più nobili nei confronti del grappolo di parenti che m'è stato assegnato alla lotteria delle nascite.
Sopravviverò al carrozzone natalizio e tornerò di buonumore. Prometto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:38:00 AM | Permalink | 1 comments
21 dicembre 2006
Uno, nessuno e centomila...BUON NATALE a tutti i suonatori!
And the story goes...

 
co.co.prodotto da Atipica at 5:03:00 PM | Permalink | 0 comments
E così domani rimpatrio natalizio in Abruzzo. Una prospettiva agghiacciante, credetemi. Il treno delle 19.30 è stracolmo di calabromilanesi, campanobolognesi, foggiaveneziani accatastati gli uni sugli altri, in bilico, che non sanno nemmeno loro se casa è dove stanno andando o da dove vengono. Stanchi, carichi di pacchi, stanno riversi sui sedili come pupazzi sgonfi, mangiano pane e prosciutto, raccontano quant'era fredda Milano stamattina. A Giulianova arrivo verso mezzanotte, non ci sono più treni per Teramo e comunque poi non ci sarebbero autobus per Montorio e quindi viene a prendermi mio padre. Giuseppe, detto Peppino perchè a mia madre piace di più, mi aspetta semicongelato sul binario di una stazione che da clichè dovrebbe essere semideserta e che invece pullula di gente manco fosse una discoteca. Chiacchierata e sigaretta conclusiva mentre si torna a casa sono il confine fra la vita normale da cui vengo e la follia tragicomica di casa mia. Arrivo nel cuore della notte. Scivolo nel letto avvolta da un silenzio soffocante. E la mattina dopo mi sveglio in un altro mondo, incubo parentesi sogno-o-son-desto, boh, qualcosa da affrontare in apnea e da cui fuggire a gambe levate, comunque.
Lasciatemi respirare.
Si comincia alle 8: il parroco ha minato il paese con un centinaio di altoparlanti che dal 24 al 26 ti sparano - dalle otto del mattino e per le 24 ore successive - nelle orecchie addormentate un Tu Scendi Dalle Stelle gracchiante e scordato. La tortura uditiva continua tutto il giorno, un'alternanza impietosa di Tu Scendi Dalle Stelle e Bianco Natale che si ripetono all'infinito, ti impediscono di pensare, ti atrofizzano le meningi. Tanto perchè a nessuno venga in mente di non credere in Dio. E i musulmani si mettano i tappi, e tanto peggio per loro. Appena apro la porta della mia camera mi investe il ciclone della frenesia natalizia: la famiglia di shopper compulsivi e consumisti da vuoto affettivo è alle prese con regali, pacchetti, fiocchetti, telefonate, inviti, bigliettini. Eccetto Peppino, che si rintana fra i suoi libri e non si sa chi è più coperto di polvere, a casa mia sono tutti sordi e tutto è troppo: l'esaltazione per il giorno di festa, il volume della voce, l'ansia per le cose da fare. Io, invece, appena sveglia sono depressa e furibonda, accecata da una rabbia cieca verso l'universo intero. Sempre, anche a Natale, anche a Pasqua, anche il Giorno del Giudizio. Da quando ho compiuto 28 anni la depressione mattutina non risparmia nemmeno il giorno del mio compleanno. Ma è come la nebbia, dopo un po' si dissolve. La furia natalizia di mia madre che ordina, non chiede, grida, non parla, acuisce la rabbia e la rende violenta. Mi trascino per casa cupa e chiusa, ma quando qualcuno tenta di coinvolgermi, o travolgermi, sbotto furibonda. Urlo. Vorrei andare via.
Tu sceeeeeeeeeeeeeeendi dalle steeeeeeeeeeelleeeeeeeeeeeeeeeeeeee.
Peppino sopravviene a salvarmi, come sempre, da quando ho messo piede al mondo. La tavola viene apparecchiata alle dieci del mattino, la finestra è troppo aperta, c'è troppa luce, andate affanculo. Dalla cucina odori disgustosi a quell'ora del mattino di brodo, sugo, olio, grasso.
Tu sceeeeeeeeeeeeeeendi dalle steeeeeeeeeeelleeeeeeeeeeeeeeeeee
.
A tavola siamo in tanti, troppi, anche qui. Mia zia schizofrenica sta in un'angolo con lo sguardo perso nel vuoto, si tormenta il sopracciglio. Ogni tanto si sveglia dal suo torpore, getta un grido acuto e feroce che per un attimo ci gela anima e parole. Poi si ritrae nel silenzio chimico degli psicofarmaci. L'altra sorella di mia madre è logorroica e fa da sottofondo, come la radio, peggio, come la TV. Nessuno l'ascolta tanto dice solo minchiate, ma lei parla parla parla parla parla. Senza fiato, senza tregua, senza sosta. Racconta cose che non si sa mai se siano vere. Nell'antica Grecia avrebbe fatto concorrenza a Omero. Dopo l'antipasto e il primo lo spettacolo diventa quasi osceno: la voce di mia zia, roca per le troppe sigarette, si attutisce ma insiste perversa e caparbia. Le parole si confondono nella sonnolenza, diventano un continuum senza pause, non pungono, non offendono, violentano lentamente, ti entrano nel cervello, annichiliscono i pensieri. Dopo un po' vorresti ucciderla pur di farla tacere. Soffoco.
Tu sceeeeeeeeeeeeeeendi dalle steeeeeeeeeeelleeeeeeeeeeeeeeeeee.
I miei due cugini, leccati, ricchi, patinati e ignoranti come da copione sono troppo grandi per essere quello che sono: arrivano tardi e non chiedono scusa, ridono troppo forte o parlano troppo piano o dicono stupidaggini a cui non si può ribattere. L'ha stabilito mia madre quando ero piccola: loro dicono e fanno quello che vogliono, noi non rispondiamo. Mai. Se ti permetti di rispondergli, di ribattere a qualcosa che hanno detto dopo dovrai vedertela con me. E non è facile. Peppino lo sa. Un Natale i miei mi regalarono un profumo. Costoso. Avevo diciassette anni ed ero convinta di essere brutta e stupida. Mia cugina lo vide e mi chiese di regalarglielo. Aveva 27 anni. Risposi no. Mia madre mi fulminò. Benedetta dai il profumo a Teresa. Feci una scenata mentre mia cugina mi guardava torva e diceva che lei alla mia età non era così nervosa.
Biaaaaaaaaaaaaaanco Naaaaaaaaaaataaaaaaaaaaaalllllllll.
Li guardo e so che è da lì che vengo. Peppino legge, Peppino tace. E' da lì che vengo e non posso farci niente. Qualcosa di loro ci deve essere nella mia testa, nelle vene, nel sangue. Qualcosa di quella follia ridicola devo averlo anche io. Tutto quello che posso fare e salire sul treno, tirare un sospiro di sollievo e fare il percorso inverso.
Mi chiedo come faccia Peppino. Solo, impolverato, coi suoi libri.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:07:00 PM | Permalink | 4 comments











Continua la mia appassionata frenesia fotografica. D'altronde sono in fase maniacale e in astinenza prolungata da nicotina, perciò non riesco a stare ferma, nè fisicamente nè mentalmente. E, come vedete dal soggetto delle foto, è evidente che sono affetta da gravi manie di protagonismo. Vabbè, in fondo nessuno è perfetto.



 
co.co.prodotto da Atipica at 11:15:00 AM | Permalink | 4 comments
20 dicembre 2006
Ho scoperto la macchina fotografica e mi sento come l'uomo delle caverne che inventò la ruota. Da giorni mi dedico nevroticamente all'autoscatto e al fotoritocco. Portate pazienza, quando diventerò Cartier-Bresson potrete sempre dire di essere stati fra i primi ad aver gustato il mio talento.

P.S. Mmmm devo aggiornare la colonna dei libri che leggo. Niente niente così sembro una decelebrata zoticona che legge due libri l'anno. Fra i quali, per fortuna, non rientra il Codice Da Vinci (giuro: non l'ho letto e non ho nemmeno visto il film, con chi credete di parlare?).
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:43:00 PM | Permalink | 2 comments
Preferisco quando si lavora tanto e si parla poco. Oggi, ma pure ieri e quasi certamente anche domani, aspiro a silenzio e incomunicabilità. Anche perchè più della metà dei pensieri cui la gente ritiene opportuno dare voce sono cazzate colossali. E va bene, basta essere consapevoli della loro natura di cazzate. Io mi sono pure messa a scriverle, figuriamoci. Ma so che non salveranno l'umanità, che hanno un valore infinitesimale nell'economia dell'universo e persino nella mia miserrima vita. Insomma, che trovano il tempo che trovano. Invece sempre più spesso constato che la gente ha la tendenza a prendere sul serio quello che fa e quello che dice. A crederci, e a considerare particolarmente importante la propria esistenza e le proprie azioni. Insomma prendono sul serio personaggio e ruolo. E ci vivono dentro. Se lo costruiscono, se lo coccolano sto personaggio, si prendono pena per lui. Prendiamo M. responsabile di ufficio stampa, mamma da Mulino Bianco, donna di classe con la puzzetta sotto il naso che inarca il sopracciglio in segno di disapprovazione. M è quella lì: stessa faccia, stessi vestiti, stesso stile. Stessa voglia di essere sempre sè stessa. Ma "essere sè stessi" è solo scegliere un personaggio e recitare sempre solo quello. Ci mettono una vita intera a costruirsi così e poi ci tengono.
Ecco, a parte che mi annoierei a impegnare me stessa nella costruzione di un unico ripetitivo personaggio, ma non ci riesco. Io sto seduta fuori. Mi guardo recitare e mi guardo bofonchiare. Vedo quanto sono ridicola, meschina, simpaticamente imbranata. Ma soprattutto, vedo quanto sono irrilevante. E quanto, insieme con me, lo sono quello che faccio, quello che penso, quello che dico. Ok, ho un punto di vista, ma chiunque ne ha uno e tutti sono parziali. Perciò perchè prendersi troppo sul serio, angosciarsi, arrabbattarsi nella costruzione di un esistenza che tanto è inutile? Ok, il mio universo è decentrato, ma è più divertente e meno presuntuoso.
Come dite? Mattinata depressa? No, solo che è Natale, ho ascoltato Bright Eyes appena sveglia e ho un attacco d'odio verso quelli che si prendono sul serio.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:00:00 PM | Permalink | 2 comments
19 dicembre 2006
La mia vita è un susseguirsi di macrofigure di merda. E' così da sempre e ormai sono rassegnata all'idea che sarà così per sempre. Stamattina ho saltellato fino allo studio dentistico per togliermi i punti. Capirete, è un momento di grande felicità: si archiviano brodini e omogeneizzati per tornare a cibi soliti, saporiti e grassi e si smette di bofonchiare e sputacchiare in ogni direzione. Beh, insomma, arrivo, mi sdraio sulla temuta poltroncina, il dentista acchiappa delle pinzette dall'aspetto piuttosto inquietante e comincia a tagliuzzare. No, tranquilli, niente particolare truculento, solo un solletico della madonna in conseguenza del quale ho preso a contorcermi come un lombrico e a sghignazzare in modo imbarazzante in un contesto che, di solito, nessuno trova poi tanto esilarante. Siccome non riuscivo a smettere, si sono messi a ridere pure dentista e assistente. Così, per farmi compagnia. Ci fossero stati pasticcini e vinello si faceva un festino. Vabbè. Basterebbe questo per vergonarsi fino al giorno del giudizio ma, udite udite, è solo l'inizio. Uscita da lì ho infilato in piede nell'unica pozzanghera nel raggio di venti chilometri e sono scivolata a terra come un sacco di patate. Davanti a me un'intero bar ha rischiato il collasso per le risate. Volevo scomparire. Il giubotto era bianco, ora è a chiazze come il pelo di un dalmata. Magari lo tengo così, fa vintage. Siccome cerco di allontanarmi più veloce possibile dal luogo in cui la mia dignità trovò la morte attraverso la strada senza guardare. E vengo investita in pieno da un ciclista lanciato ai 150 all'ora alla conquista della maglia rosa. Temo che per quest'anno dovrà rinunciare al Giro d'Italia perchè se non si è fratturato un femore poco ci manca. Io sono finita a faccia a terra e ho le stimmate sulle mani che sembro Padre Pio.
Riassumendo: ho tolto i sette punti sul palato, ma in compenso ho mandato affanculo un giubotto, ho un ferito grave sulla coscienza, una decina di individui che ieri non mi conoscevano stanno ridendo alle mie spalle e il dentista e la sua assistente pensano che io sia completamente svitata. La mia dignità è a brandelli.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:56:00 PM | Permalink | 4 comments
18 dicembre 2006
Sono in astinenza da sigarette. E questo s'è capito, visti gli ultimi commenti. Vi dirò: sentire il profumo che ti metti e l'odore della roba che mangi non è poi così male. Inoltre si dorme meglio e la mattina ci si sveglia con la propria voce anzichè con quella di Sandro Ciotti. Ci si guadagna in salute nel breve e lungo periodo, e si ha un sacco di voglia di fare. Giuro. Non ti fermeresti mai, non senti la stanchezza nemmeno quando dormi cinque ore e il giorno dopo vieni trascinata in un locale untz-puntz. Ok, magari è un'energia un po' isterica, ma vabbè, mica si può avere tutto.
E poi il grosso è fatto: dicono che dopo una settimana la dipendenza fisica da nicotina è andata. Ti restano solo 25 anni di dipendenza psicologica prima di smettere di desiderare una paglia, ma insomma, almeno non hai la morsa allo stomaco.
Però...aprire il pacchetto, tirare fuori una sigaretta, portarla alla bocca, accenderla e aspirare, aspirare, aspirare. Che c'è di bello? Tutto. Anche solo averla fra le dita. O quell'attimo sospeso in una giornata frenetica, magari in cui tutto è andato male, in cui ti fermi, lasci l'universo fuori dalla porta, e dici: " ora mi fumo una sigaretta". Lo sai, ti fa male, e comunque finito l'attimo tornerai a fare i conti con la tua giornata di merda, ma quei due minuti valgono la pena.
Se dopo questa parentesi ricomincio beh, ho sprecato un'occasione, se non lo faccio il desiderio di quei due minuti durerà 25 anni. E, finalmente, a 55 anni sarò come nuova.
Cazzo, cazzo, cazzo, ho voglia di fumare!
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:09:00 PM | Permalink | 4 comments

Piove, il tempo fa schifo, viene voglia di vegetare. E allora taccio, e vegeto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:28:00 PM | Permalink | 2 comments
15 dicembre 2006
Natale in Tivvù
Di solito passo per cinica. Ma è una balla. In realtà io sono un animo romantico e credo a tutte le fanfaronate in cui si deve credere per essere tali, a cominciare da Babbo Natale per finire col Principe Azzurro. Sole che ho il senso del ridicolo e, spero, dell'ironia. Quindi evito di dirvelo, per non fare la figura di Paris Hilton, o della cretina, che comunque è lo stesso. A Natale poi, davanti al mondo intero che si ammanta di buonismo planetario e spara fesserie a quintalate, il senso del ridicolo diventa ancora più acuto. Che poi mi dico, non farebbe male ce ne fosse un po' di più in giro. Per esempio: se i vertici RAI temessero il ridicolo eviterebbero di certo di accompagnare le nostre prime serate natalizie di stronzate cinematografiche a lieto fine, piene di bambini lentigginosi e adolescenti leccati.Tipo Le parole che non ti ho detto con cui ieri Rai Uno ha allietato la nostra prima serata. Certo, potevo cambiare canale o leggere un buon libro, ma siccome io, cinica e col cuore di pelo, pago il canone come le casalinghe di Messina ho il diritto di esprimere tutto il mio ribrezzo per un Kevin Kostner che a mala pena riesce ad articolare due suoni sensati e per chi ha pensato che mi dovessi divertire con questo spettacolo. Il capolavoro racconta la storia di Lui (rozzo marinaio dal cuore d'oro che soffre per la prematura morte della moglie) e Lei (giornalista stanca della modernità e desiderosa di riscoprire cosa davvero conta nella vita). Costoro si conoscono e vorrebbero fare sesso dal secondo successivo. Però sono dei puri e quindi dormono per quattro cinque volte nello stesso letto senza manco darsi un bacetto. Perchè lui non ha ancora dimenticato la moglie ed è ovvio che, nell'epoca in cui a 13 anni si vendono agli amici le foto della propria passera a 4 euro, due adulti non scopano se manca l'amore con la A maiuscola. Perciò non mi resta che rinunciare al Botox che vorrei trovare sotto l'albero per arginare l'incombente disfacimento della mia faccia e chiedere a Babbo Natale di distribuire un po' di senso del ridicolo in più. Pensateci: se Bush temesse il ridicolo non direbbe che gli iracheni lo devono ringraziare perchè va esportando la democrazia con le cluster bomb; se Berlusconi avesse paura dello sberleffo non si metterebbe la zeppa nelle scarpe e penserebbe prima di parlare. E pure Babbo Natale la smetterebe di andare in giro con le renne e il pigiamino rosso e si accatterebbe un bel SUV dal rombo prepotente e un completino D&G total black. Per essere al passo coi tempi.
(Datemi una sigaretta che non ne posso più).

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:07:00 PM | Permalink | 3 comments
14 dicembre 2006
Chi non muore...
Ehilà carissimi, come andiamo? Ben tornati e ben trovati, direbbe Maria De Filippi, ma io odio Maria De Filippi e ho smesso di guardare i suoi programmi solo per piacere ai miei amici. Ovviamente non si tratta del fatto che finalmente ho capito che devo essere me stessa, che ognuno di noi ha qualcosa di unico e non si deve cercare di piacere a tutti a tutti costi. Che sarebbe bello e saggio, non dico mica, ma proprio per questo poco adatto a me. La verità è che ho cambiato amici e quelli che frequento adesso odiano Maria De Filippi. Come vedete spesso le cose sono più semplici di come appaiono.
Sono reduce dal Motor Show perciò un'altro brandello della mia fragile salute mentale se n'è andato. Ho passato giornate intere circondata da ragazze molto belle sdraiate su macchine molto lucide sotto gli occhi bavosi di uomini molto allupati. Alcune sono nate dodici anni dopo di me. Fino a poco tempo fa individui nati dodici anni dopo di me potevano essere oggetto sessuale solo di biechi pedofili. Poi c'è scappato il poco tempo fa, che evidentemente non è così poco, e oggi chi chi è nato nell'88 sta sui diciotto. Così ho scoperto che il tempo passa pure per me, e lo fa anche quando non ci penso. In virtù di questa agghiacciante scoperta sto valutando l'ipotesi di chiedere a Babbo Natale qualche scatola di Botox.
Finito il Motor Show ho festeggiato con una seduta di 3 ore dal dentista. Un'esperienza ai confini del soprannaturale: il chirurgo ha trafficato per 3 ore e mezzo dentro la mia bocca tagliando, segando, impiantando, cucendo, suturando, disinfettando, ritagliando, risegando, rimpiantando, risuturando. Alla fine ha sentenziato: tecnicamente l'intervento è riuscito. T-e-c-n-i-c-a-m-e-n-t-e? Ho preferito non approfondire sotto quale aspetto invece potrebbe non essere riuscito, perchè appartengo alla scuola di di coloro che meno sanno e meglio stanno. Pare però che per evitare che la riuscita dell'intervento resti solo tecnica non debba fumare per qualche settimana. Non è realistico, purtroppo però è reale.
Siccome con sette punti sul palato non si mastica molto bene, da tre giorni assumo solo cibi liquidi. Non mangio, succhio. Succhio yogurt, omogeneizzati, passati di verdure, purè allo stato liquido. E mentre succhio mi sbrodolo suscitando l'ilarità generale. Con la scusa di darmi una mano i miei si sono impiantati a casa mia e stamattina mia madre mi ha chiesto quando penso di andarmene.
Ora mi alzo e vado a fracassare la testa al primo che capita. Così, giusto per scaricare un po' di tensione.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:30:00 PM | Permalink | 3 comments
07 dicembre 2006
Il Bìssnsmeeeeeeeeen
Il Bìssnsmen veste in gessato grigio e cravatta bordeaux, i bottoni della camicia tirano sulla pancia. Il Bissnsmen ha due cellulari e non toglie mai la suoneria, nemmeno quando va all'ospizio a trovare sua madre, perchè deve essere sempre raggiungibile. Il Bissnsmen ha una moglie, un figlio adolescente del tutto idiota e un'amante fissa. Poi ne ha anche tante altre non fisse, ma solo quando è in viaggio per lavoro. Diciamo che è la riedizione moderna del vecchio marinaio, quello che aveva una donna in ogni porto. Il Bisnssmen ha una segretaria che gli ricorda il compleanno della moglie e del figlio, e qualche volta ordina i fiori per l'amante. Il Bissnssmen passeggia per i corridoi del Motor Show Business, appunto, lentamente, studiando la concorrenza e guardando dritto in faccia la gente. Perchè il Bisnessmen è uno che non abbassa mai lo sguardo e non saluta mai per primo chi ha un reddito inferiore agli 80mila euro l'anno. Il Bisnssmen è educato se sei un Bisnssmen come lui, altrimenti arriva e ti dice "fammi il caffè". Dopo un anno che lavori per lui si accorge di te e vuole essere gentile, così ti chiede:"Sei laureata tu?" e sorride, ma sembra quasi un ghigno, quando rispondi "Sì, in filosofia". Sorride perchè anche il Giangi è laureato in filosofia, lo incontra sempre al circolo del golf, ma lo sanno tutti che un pezzo d'idiota d'altri tempi. Il padre sì è uno con le palle, uno di Centocelle senza grilli per la testa che s'è fatto da solo, ha messo su la sua fabbrichetta e adesso c'ha un impero e gira in Ferrari. E poveretto gli è toccato 'sto figlio che quando ha capito che era un buono a nulla l'ha spedito all'Università. Il Bisnessmen ha rispetto per le Lauree, in Economia soprattutto, ma pure quelle che si possono impiegare nei reparti Ricerca e Sviluppo. Quello che non capisce il Bisnssmen è a che servono le altre, visto che comunque lui c'ha la terza media, ma tu, per 800 euro il mese, gli fai pure il caffè. Il Bisnssmen ha rispetto soprattutto per i soldi, perchè in fondo se c'hai quelli qualcosa nella vita devi pure aver combinato. Se non ce li hai, invece, si vede che quello che hai studiato non t'è servito.
Il Bisnssmen sa che qualche volta bisogna accettare i compromessi e sporcarsi le mani, l'importante è saperlo fare e non finire sui giornali. D'altra parte, gli affari son affari. Il Bisnssmen ripete parole come know how (che qualche volta diventa know out, ma in fondo 'na t in più o in meno che voi che sia), sinergie, skills, strategie di marketing, battage pubblicitario, come se fossero un abracadabra. Il Bisnssmen è convinto di essere il centro del mondo, come Madre Teresa lui ha una missione da compiere: fare soldi. E quindi parla solo di soldi e di come ottenerne sempre di più. Il Bisnssmen a suo modo è un filantropo perchè lui i soldi li vuol fare per poter pagare lo stipendio a un deficiente come te, che poi ti lamenti pure che non c'hai il contratto a tempo indeterminato. Dovresti ringraziare, invece, che lui ai tempi suoi...
Il Bisnssmen conosce i piatti tipici di tutte le città in cui c'è una fiera importante ed è un intenditore di vini. Però, anche se a Bologna ci viene almeno una volta l'anno, pensa che San Petronio sia un'osteria dove fanno i tortellini buoni. Il Bisnssmen ha capito le regole del gioco meglio di te.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:32:00 PM | Permalink | 1 comments
01 dicembre 2006
Il Vesuvio
Dopo le mezze stagioni e i giovani, mi trovo a constatare che nemmeno i complimenti sono più quelli di una volta. Questa mattina in ufficio qualcuno mi ha detto che sono come il Vesuvio. Ho dovuto chiedere lumi ed è venuto fuori che si voleva lodare la mia effervescenza (!). Dopo un educatissimo grazie, l'inesorabile macchina del mio ciriveddro, come direbbe il commissario Montalbano, si è messa in moto ed ecco a quali conclusioni sono giunta: il Vesuvio non è spento per un piffero con buona pace di quelli che si sono comprati la casetta sulle sue pendici e adesso si ritrovano a fare un pisolino su un braciere. Però c'ha il tappo. Sissignori, c'ha il craterone ostruito con un bel tappo di lava, o quello che è. Quindi io sono effervescente come un vulcano col tappo. Ora, lungi da me voler fare una battuta da osteria, ma innanzitutto bisogna vedere dove ce l'ho, codesto tappo. Che il Vesuvio di buco ne ha uno solo, mentre io che son signorina dovrei averne qualcuno in più (ma non tanti comunque). Secondo, io proprio non lo so se dire a una sei effervescente come un vulcano col tappo è un complimentone. Poi ditemi pure che son pessimista.

 
co.co.prodotto da Atipica at 1:48:00 PM | Permalink | 6 comments
L'inondazione
Qualcuno fermi l'inondazione di merda che sta travolgendo la mia vita. E non intendo in senso figurato, ma proprio prioprio letterale. Il gatto, non più il Gatto, ha cagato sul divano, pisciato sulle lenzuola pulite, seminato i suoi accidenti ovunque. Passo otto ore a lavorare e il restante tempo di veglia a pulire il mio monolocale dalla merda di gatto. La mia casa ha assunto un inquietante odore di latrina e per quanto ramazzi, niente da fare. Ora, io avevo adottato un gatto invalido (per chi non avesse letto le puntate precedenti: è zoppo) in un momento di grande pietas nei confronti dell'universo mondo. Poi sono arrivate la Fiera di Genova, due mesi di ritardo nel pagamento dello stipendio e infine la Fiera Nazionale del Benzinaio e del Meccanico (leggi: Motor Show) e la mia pietas si è trasformata in solenne inkazzatura (il k connota il succitato stato d'animo con sospetti toni da estrema sinistra maoista). E questo gatto continua a cagarmi ovunque perchè non abbia a dimenticare la mia condizione esistenziale e il posto che occupo nella scala sociale/professionale. Francamente la mia autostima comincia a risentirne e, se continua così, ne faccio stufato.
 
co.co.prodotto da Atipica at 9:48:00 AM | Permalink | 6 comments
Online Dating

Mingle2 - Online Dating