27 aprile 2007
E' ufficialmente iniziata la rappresaglia che, ora come ora, si limita all'aparthied. Da questa mattina gli sguardi mai benevoli - che in quest'ufficio benevolenza, garbo, gentilezza et similia sono pressochè sconosciuti - sono diventati addirittura severi. Nessuno, eccetto I. che a questo punto mi considera una specie di eroe nazionale, mi ha ancora rivolto la parola se non in casi strettamente necessari. La Bara mi ha addirittura telefonato da chissà dove per dirmi che mai si sarebbe aspettata una simile insubordinazione da parte mia. Vi dirò, ci sto quasi prendendo gusto, anche perchè le conversazioni che mi toccano in sorte sono quantomai spassose. Ho ricontrato, ad esempio, una certa difficoltà a concepire l'idea che vi siano pezzi di carta, detti per l'appunto contratti, che stabiliscono regole, diritti, doveri ed eventuali sanzioni. Perchè quando si cita il contratto tutti rispondono "Vabbè, ma non starai mica a guardare il contratto!". Ecco, allora stavo pensando che in fondo non tutti i mali vengono per nuocere perchè, qualora il famoso contratto non fosse rinnovato dopo la scadenza, potrei sempre installarmi qui dentro e pretendere lo stipendio. Tanto, quando mi diranno "Scusa, ma tu non devi più venire perchè il contratto è scaduto", potrò sempre rispondere: "Vabbè, ma non starai mica a guardare il contratto!".
 
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26 aprile 2007
Oggi sono polemica, signori, polemicissima. Continua la storia di I. e il ponte del Primo Maggio sta assumendo i toni di una lotta contro l'oppressore. Il Sommo Sadico, che per comodità chiameremo d'ora in avanti solo S.S., non ha ancora risposto alla sua richiesta di un giorno di ferie e così costei ha rinnovato la richiesta alla Kapò, evidentemente di pessimo umore:
I. "SS non mi ha risposto, ma io lunedì vorrei stare a casa. D'altronde tutti fate almeno uno dei due ponti"
K: "Senti, io non autorizzo nessuno a fare le ferie lunedì 30. Perciò se proprio ci tieni, chiamalo. Uff, quante storie, certo che non avete proprio voglia di lavorare qua dentro!"
Ora, già si disse del fatto che loro faranno il ponte. E già si sottolineò che formalmente io ed I., in quanto titolari di un meraviglioso contratto a progetto, non saremmo legate da vincoli di orario, di presenza in ufficio, nè di subordinazione alcuna. E siccome oggi sono polemica ho deciso che i contratti esistono proprio per definire diritti e doveri, e che passi il buonsenso, ma ci sono casi in cui vanno presi alla lettera. Perciò, dopo aver udito e parole della Kapò, mi sono alzata, ho marciato verso il calendario, ho imbracciato il pennarello e, sotto la data lunedì 30 aprile, ho vergato le parole Benedetta non c'è. La Kapò non ha tollerato cotanta defezione e mi ha prontamente ripreso:
K:"Benny, non hai sentito cosa ho detto? Se qualcuno vuole stare a casa lunedì deve chiederlo a S.S.".

Dopo qualche secondo, con simulato imbarazzo e quasi balbettando, ho risposto:
Io: "Sì, ho sentito ma, ecco, sul mio contratto c'è scritto che io non ho vincoli di orario e di presenza in ufficio e, ehm, che non sono subordinata a nessuno. Perciò non vedo alcuna ragione di disturbare S.S. Tu I. che contratto hai?"
I: "A progetto"
Io: "Perciò volendo potresti non disturbarlo nemmeno tu"

La Kapò mi ha guardato livida e gonfia di rabbia. La pagherò, sono sicura, ma almeno mi sono divertita un po'.
 
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24 aprile 2007
I. è la centralinista ed è una gran rompipalle. Una che non ha filtro fra pensieri e parole e, quindi, dice tutto ciò che le passa per la testa nell'istante stesso in cui le passa per la testa. Il problema non è tanto quello che dice, ma la frequenza con cui apre bocca. Però I. è anche una signora di 60 anni che ne dimostra 75,vive con la pensione minima, sola come un cane, ed è costretta a lavorare per arrivare alla fine del mese senza perdere peso. Prima di trovare questo lavoro dormiva e mangiava all'ospizio dei poveri, non so se ci siamo capiti. I. ha un contratto a progetto, ma è fedele al CSM nei secoli dei secoli, come l'arma dei carabinieri: non si assenta mai, non si ammala mai, non esce mai prima, non chiede mai un permesso, non protesta mai. Fa una settimana di ferie ad agosto, quando il CSM chiude. Lunedì 30 aprile, però, I. avrebbe gradito restarsene a casa sua a dar da bere alle piante, dare una pulita, riposarsi un po'. Perciò ha chiesto alla Kapò il permesso di fare il ponte. Costei, come da copione, le ha risposto seccata che lunedì ci sarà molto lavoro e che se tutti facessero il ponte tanto varrebbe chiudere l'ufficio. "Comunque" ha sibilato "conosci la procedura: tutti i dipendenti del CSM devono chiedere direttamente al Sommo eventuali giorni di ferie con un mese di anticipo. Se proprio ci tieni, puoi mandargli un fax". Ovviamente il Sommo non ha risposto, ma come dargli torto: i veri sovrani non hanno tempo di occuparsi di quisquiglie di tal fatta. Ora, posto che solo uno stronzo negherebbe un giorno di ferie a una che non si assenta nemmeno se ha la meningite, ma è arcinoto - almeno a quelli che leggono questo blog - che FR e compagnia bella non sono benefattori dell'umanità, in merito alla questione ponte del 1° maggio urgono alcune precisazioni:
  1. LaBara, nonostante l'assoluta dedizione al Lavoro e all'Azienda, si spara un megaponte di una settimana, da domani a mercoledì. Tuttavia anche lei ha precisato indignata che c'è troppo lavoro per permettersi di fare ponti.
  2. La Kapò andrà al mare sabato pomeriggio: una sua amica sta divorziando e lei ha l'obbligo morale di confortarla fino a mercoledì. E poi in fondo non è un lunedì che cambia le cose.
  3. La Spia deve fare degli accertamenti e, guarda caso, le hanno fissato la visita proprio lunedì 30 aprile. Sarebbe venuta a lavorare, ha precisato stamattina, ma davvero questa visita non si può rimandare.
Dunque, a occhio e croce, in ufficio dovremmo essere in due: I. ed io. Ovvero due precari, due co.co.pro, due che, secondo lo spirito della Legge 30, dovrebbero essere liberi di svolgere il famoso progetto senza vincoli di orario o presenza in ufficio. Insomma, due liberi professionisti, riccastri, rampanti, macrobiotici e radical-chic. C'è qualcuno che riesca a spiegarmi perchè, invece, io mi sento spiritualmente e fisicamente più vicina al servo della gleba affetto da depressione, pellagra e monofagismo maidico?



 
co.co.prodotto da Atipica at 12:09:00 PM | Permalink | 5 comments
23 aprile 2007
Immaginiamo di essere ancora bambini e di frequentare la terza elementare. Una terza elementare all'antica, con la maestra/o unica e decrepita, in cui si studiano italiano, matematica, storia e geografia. Poche cose, certo, ma noi siam bambini limitati, mica come i genietti di adesso che in quinta elementare si buttano nella geografia astronomica e in terza parlano tre lingue fluentemente. Eccetto l'italiano, quello lo masticano appena, ma tanto oggi se sai l'inglese te la cavi dappertutto. A noi bambini di terza elementare la maestra assegna un tema: scrivi un racconto in cui ci siano un drago, dodici scoiattoli e cinque principesse. Orbene, siccome siamo i bambini di 30 anni fa, abbiamo genitori che, se non facciamo i compiti, s'inbufaliscono e ci vietano di uscire a giocare. Altro che appostarsi sotto casa della maestra e fraccarla di botte perchè ha detto che non sappiamo la tabellina del sei, questi se la prendono con noi bambini e ci tirano sberle senza chiedere scusa come nei film americani. Quindi nel pomeriggio ci mettiamo lì e scriviamo il nostro bel tema. Così il giorno dopo ce ne andiamo a scuola tranquilli. Quando mostriamo il tema alla maestra, però, questa comincia a strillare e dice che lei non ha mai parlato di un drago, dodici scoiattoli e cinque principesse, ma di sette streghe, due gnomi e un gigante. A nulla valgono le vostre proteste e l'esibizione del diario su cui avete segnato il compito: le principesse non c'erano. E vi prendete pure una nota perchè non siete attenti. Ora un bambino a cui capitino spesso cose simili non solo ha il diritto, ma addiritttura il dovere, di diventare un serial killer.
Adesso immaginate di essere una fanciulla non proprio di primissimo pelo, 30 anni più o meno, e di lavorare in un ufficio stampa. Immaginate che, una volta tanto, vi venga affidato un lavoro dignitoso: scrivere un comunicato stampa. Su un evento a cui NON avete partecipato, ma non si può avere tutto dalla vita. In questo comunicato ci devono essere 30 macchine, un politico e 4 giornalisti, nonchè le parole "grande successo per l'iniziativa". Nulla di reale, ovviamente, una pura opera di fantasia, come la Divina Commedia, solo un po' più breve. Voi lo scrivete e lo mostrate alla vostra responsabile. Costei non solo toglie per ben due volte la seconda virgola di un inciso (quella che lo chiude, per intenderci) perchè precede una e congiunzione e l'unica regola di grammatica che sa la vuole applicare, costi quel che costi, ma mi comunica arcigna che le macchine sono dodici, i giornalisti due e i politici cinque e che il giornalista Pinco Pallo, di cui lei stessa mi ha dato il nome, non c'è mai stato. Ora la domanda è: se il bambino può legittimamente impazzire, perchè alla fanciulla non è concesso? Perchè non può mettersi a strillare che sono tutti pazzi, e per giunta incompetenti e ignoranti come capre, ma si deve limitare a fumare in bagno? Perchè deve lasciare che la follia che popola il suo piccolo angolo di paradiso risucchi anche lei? E va bene, avete ragione, deve mangiare; ma visto che il suo piatto non è neppure troppo ricco, anzi è decisamente misero, siamo sicuri che ne valga la pena?
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:00:00 PM | Permalink | 6 comments
La limitatezza dell'essere umano. Questo il tema di oggi. Vi chiederete: ma quanti funghi allucinogeni ha mangiato questa durante il week end? Vi sbagliate. Niente funghi magici, nè sostanze psicotrope di alcun tipo ad alterare la pura, semplice, cruda realtà. Purtroppo, perchè bello o brutto che sia, l'effetto della droga finisce. La realtà, per quanto ti sforzi di cambiarla, spesso finisce col cambiare te. Entrare in ufficio lunedì non è facile per nessuno, nemmeno per Stakanov in persona. Figuriamoci per me, che unisco a un certo lassismo naturale, il disgusto e l'alienazione indotti da due anni di lavoro precario in questo manicomio. Comunque bisogna entrarci e lo si fa. Si viene accolti da LaBara, piazzata sulla poltrona padronale e con l'espressione di chi ha un'ottima strategia per sbaragliare l'avversario nel gioco CHI ROMPE DI PIU', molto in voga qui al CSM. Purtroppo per lei, però, io sono animata da ottimi propositi di resistenza passiva, perciò sfodero il mio più bel sorriso, me lo stampo in faccia dove è previsto che resti fino a stasera, e comincio a simulare l'espressione più ebete e conciliante che mi riesca. Ma è inutile, qui dentro le proteste pacifiche non servono a nulla, qui - ahimè - ci vuole il kalashnikov. Dopo cinque minuti cinque La Bara, con aria seccata e tono padronale, mi ha già affibbiato una trentina di lavori da svolgere contemporaneamente. Devo scrivere un comunicato e nello stesso tempo cercare degli articoli. Mi pare che ciò implichi il gravoso compito di scrivere qualcosa e leggere qualcos'altro in ipso tempore e, capite, trovo che ciò oltrepassi le umane possibilità, finite per definizione. Inoltre, qualora mi avanzasse un neurone libero, dovrei cercare su internet alcuni dati per S. e fornire indicazioni alla stagista sulle rassegne di nautica. Tutto questo va svolto con celerità ed efficienza e senza trascurare il telefono, per carità, nè dimenticare di ordinare i toner per la stampante. In virtù dell'assunto "prima una cosa, poi l'altra", ho domandato col sorriso da paresi e l'espressione ebete già descritti quale fosse il lavoro più urgente. E lei, con stizza palpabile, mi ha risposto "tutti". Ho riformulato la domanda in modo più esplicito perchè fosse comprensibile anche ai meno dotati: "quale vuoi che faccia prima? Perchè o scrivo o leggo". La Bara ha ribadito che "devi farli tutti e devi farli subito. Senza protestare per cortesia".
Così, dato che ho massimo rispetto per l'autorità e non scavalcherei mai il mio responsabile prendendo una decisione che non mi compete, ho deciso di non fare niente finchè Sua Rigidità non mi dice in quale ordine vuole che svolga i lavori che mi ha assegnato. Ma non sto mica protestando, no, lo faccio solo per illustrare sul campo a La Bara quali sono i limiti della natura umana - che dicono sia diversa da quella divina - e cosa significa in termini pratici non avere il dono dell'ubiquità. E anche per ricordarle che chi troppo vuole nulla stringe.
 
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20 aprile 2007
Qui andiamo di male in peggio: LaBara parla da sola, Il Direttùr bestemmia di continuo e io sono stata arruolata per scaricare un camion di depliant. Qualcuno deve aver somministrato a tutto l'ufficio una robusta dose di droghe, poichè oggi sono più matti del solito. Quando questa mattina sono entrata in ufficio, gli occhi de LaBara si sono accesi di gioia. Sul momento ho pensato che apprezzasse il mio look total black, triste e severo come si conviene a una donna manager, ma poi mi sono dovuta ricredere: stava solo aspettando qualcuno con cui parlare. Per essere precisi qualcuno che si prestasse a recitare il ruolo dell'ascoltatore a tempo pieno. Alle 9.30 ha aperto la bocca e purtroppo non l'ha ancora chiusa. Le mie meningi tuttavia hanno avuto un tracollo verso le 11 e il cervello, sovraccaricato di parole, è andato in corto circuito cessando ogni attività cognitiva complessa. Da qual momento riesco a mala pena a girare gli occhi e a emettere suoni sconnessi che nessuno, nemmeno io, capisce se siano di assenso o dissenso. D'altronde non vedo il problema: per fare lo scaricatore non mi pare servano particolari doti intelletuali. Tuttavia i dipendenti del CSM hanno una peculiarità: quando ti vedono stremato, prossimo al tracollo, cercano in tutti i modi di finirti. E non ho ancora capito se si tratti di un gesto di carità cristiana o di una specie di sadico accanimento sull'uomo morto. Comunque, dato che appaio completamente priva di difese, LaBara ne ha approfittato per rifilarmi alcune delle sue solite pillole di saggezza. E, alla faccia delle pillole, sono all'incirca cinque ore che mi spiega per quale ragione è un male che io non sia ambiziosa, carrierista e disposta a passare sul cadavere di mia madre pur di entrare nella cupola del CSM. E ha aggiunto, fra l'altro, che dovrei farmi chiamare dottoressa. Ora, posto che ho sempre odiato quelli che schiaffano il loro titolo di studio - reale o presunto - in ogni conversazione, qualcuno mi spieghi il vantaggio di farmi chiamare dottoressa quando i miei compiti sono la gestione del magazzino e il carico/scarico merci. Al massimo posso farci dell'ironia. Le mie argomentazioni non hanno avuto gli effetti sperati: mi ha guardato 30 secondi con gli occhi vuoti e semichiusi e poi, scuotendo la testa, ha borbottato "Proprio non ti capisco". Non so a voi, ma a me questo pare proprio un complimento.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:00:00 PM | Permalink | 2 comments
19 aprile 2007
Bypassiamolo! è il tormentone verbale di primavera qui al CSM. Vero e proprio calco linguistico usato non, badate bene, nel senso cardiologico di mettersi un bypass, operarsi al cuore o altre tragedie del genere, ma come sinonimo multiuso di scavalcare e oltrepassare. Scavalcate il cadavere di un vostro collega riverso lungo il corridoio? Bene, lo bypassate. Prendete una decisione sbattendovene dell'opinione di un vostro collaboratore? Lo state bypassando. Consigliate a qualcuno andare dritto per la sua strada senza preoccuparsi di ciò che pensa la gente? Gli direte: fregatene e bypassali. Il merito di questa invenzione va, ancora una volta, a U., cui sarò eternamente grata per aver dato un piccolo contributo - nella sua infinita creatività - alla distruzione della nostra bella lingua e al progressivo appiattimento della ricchezza che la caratterizza. Ovviamente ai miei colleghi non è parso vero di sembrare più cool con l'uso di un termine che presenta il triplice vantaggio di:
  1. conferire al discorso quel retrogusto da cittadino del mondo che aggiunge un non so che di interessante e misterioso, molto efficace per aver successo agli aperitivi;
  2. evitare di perdere tempo nella scelta di un verbo fra una marea di sinonimi che significano tutti la stessa cosa ed è dalle elementari che ci chiediamo perchè cazzo sono lì a intasare i vocabolari;
  3. risolvere una volta per tutte quelle beghe con coniugazioni e congiuntivi che poi, va detto, sarebbe meglio abolire. I ritmi della società moderna impongono velocità e praticità anche nell'eloquio e tutti codesti "che io sia", "che tu vada" fanno perdere un sacco di tempo e sanno di vecchio puntiglioso, di scuola elementare col maestro unico.
 
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18 aprile 2007
Spesso mi domandano se i personaggi che descrivo sono veri. E io avrei voluto scrivere un grazioso post per rispondere che sì, sono veri. Che io li dipingo cercando di mettere in luce il lato ridicolo della loro meschinità, della loro presunzione, della loro ottusità. Perchè, purtroppo o per fortuna, a me la vita viene da prenderla a risate. L'ironia aiuta, dicono. E' vero perlopiù, ma c'è una infelice controindicazione: ti allontana da ciò che ti circonda, ti offre una prospettiva obliqua sulla realtà da cui finisci per vedere solo l'assurdità e l'inutilità delle nostre piccole stupide vite. Se tutto ti fa sorridere, probabilmente non sei dentro niente. E sei solo come un cane. Avrei voluto aggiungere, nel grazioso post che non scriverò, che ho deciso di aprire il blog proprio perchè stare chiusa con questi soggetti per nove ore il giorno mi aliena e mi soffoca: metterli in ridicolo in un piccolo spazio sul web non è una soluzione, ma evita mal di stomaco e delusione. Ma non ho tempo per scrivere questo post, no. Non ho tempo perchè devo mettere a posto il magazzino, al posto del magazziniere G. troppo impegnato con lo shopping su e-bay. E hanno pure il coraggio di lamentarsi perchè vengo in ufficio in jeans e non inguainata dentro rigidi tailleur e intrampolata su dieci centimetri di tacchi. Devo anche rispondere al telefono perchè la segretaria M. si è autopromossa a chissà quale ruolo di prestigio e non è dignitoso che faccia la centralinista. Al magazzino e le telefonate vanno aggiunte altre telefonate, per l'aggiornamento della rubrica degli incentivi per GPL e metano - che in verità toccherebbero a La Bara - e infine il mio lavoro, quello che sono pagata (poco) per svolgere. E non c'è nessuno a cui possa sbolognarlo. Perciò non ci sarà nessun grazioso post per ora. Magari più tardi, quando avrò finito di assolvere i miei impegni di magazziniere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:02:00 AM | Permalink | 5 comments
17 aprile 2007
Questa mattina ho scoperto che la mia collega N., dietro occhi bovinamente ottusi, nasconde un sopraffino intuito psicoanalitico. N. stava tentando una definizione di S.A., invisa in quanto nuova fiamma di G. ex-amante della succitata N. (quelli di Beautiful avrebbero solo da imparare). Ed ecco cos'ha partorito:
"Il problema di S.A. è che è lunatica. Ma non lunatica secondo la vita, ma lunatica perchè c'ha le lune"

Ora, a parte il fatto che S.A. non è affatto lunatica, ma semmai falsa e delatrice, mi risulta un po' ostica la comprensione della distinzione fra "lunatico secondo la vita" e "lunatico secondo le lune". Ma d'altronde m'è sempre risultata indigesta anche la Fenomenologia dello Spirito di Hegel, ergo: o la teoria di N. è una minchiata colossale o è un colpo di genio che cambierà le sorti dell'umanità. Decidete voi.
 
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16 aprile 2007
"Benedetta, oggi ci sono da preparare 50 cartelle per il C. Il corriere passa domani mattina"


Strano a dirsi, ma questa mattina non ero incazzata. Tuttavia vi prego di notare che l'uso del passato non è casuale. Non ero incazzata, prima di entrare qui dentro, e in bici canticchiavo allegramente come la Vispa Teresa. Ma poi sono entrata e la Bara, di nero vestita nonostante il sole e la temperatura primaverile che scalda e rallegra il cuor, mi ha annunciato che devo preparare 50 cartelle stampa. Per domani. In fretta, subito. Allora ricapitoliamo: tra giovedì e venerdì io ho preaparto la bellezza di 550 cartelle stampa generiche, 100 cartelle stampa cosidette "elegance", più altre 100 con sa il cazzo quale variante idiota. E stamattina cosa mi dice costei appena varco la soglia dell'ufficio? Non buongiorno, non ciao, nemmeno crepa. No, mi dice che ci sono da preparare 50 cartelle stampa. Ancora! Ma cosa ci fanno, secondo voi, con tutta codesta carta? Ci accendono il camino? Alimentano il rogo su cui bruciano gli immigrati (vi avevo detto che sono razzisti, vero?)? Cosa? io voglio sapere cosa ci fanno e per quale ragione godo del privilegio di essere l'unica addetta al confezionamento. (La sovrabbondanza di punteggiatura è direttamente proporzionale al rompimento di coglioni)
 
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13 aprile 2007
Aggiornamento rapido, perciò perdonate le sgrammaticature o qualunque forma di costruzione poco ortodossa. Il bilancio delle ultime 24 ore è così drammatico sa risultare comico. Vediamo se riesco a condensare cotanta tragedia in poche righe:
  1. m'hanno fottuto il cellulare. In verità non sono affatto certa che me l'abbiano rubato, anzi, con buona propbabilità l'ho perso. Solo che il furto presuppone una responsabilità altrui, mentre lo smarrimento un'incuria mia: perciò, dal momento che sono furibonda come un'erinni con le doglie e sento un bisogno disperato di trovare un capro espiatorio da ridurre a brandelli almeno simbolicamente, propendo decisamente per il furto. Al ladro va tutto il mio odio, spero che il telefono gli esploda fra le mani lasciandolo senza un mignolo. Anche se in realtà dovrei essergli grata perchè solo grazie a lui, che per tutto il giorno ha catalizzato la mia rabbia, sono giunta quasi alla fine di questa giornata con la fedina penale ancora immacolata.
  2. sono quasi le sei ed è la prima volta che poggio le chiappette su una sedia. Dalle otto e 3/4 circa di stamane stampo, conto, confeziono, imballo, carico, stampo, conto, confeziono, imballo, carico. E cerco di coordinare la squadra di 5 cerebrolesi che m'è stata concessa per portare a compimento l'impresa. Mi sento un metalmeccanico privato della chiave inglese. Sono sporca, coperta di polvere, affamata e sudata. In poche parole: puzzo. Non ho mangiato, non ho bevuto, non ho fatto la cacca. Ma sono viva, è già qualcosa.
E mi rilasserei, certo che mi rilasserei, se La Bara non mi avesse appena chiamato per dirmi che si aspetta che domani io sia in ufficio.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:30:00 PM | Permalink | 7 comments
12 aprile 2007
Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione), siamo tutti conviventi, siamo tutti gay, siamo tutti credenti e tutti laici. Ma vogliamo che lo stato sia laico. Contro lo scontro di civiltà. Contro la campagna vaticana martellante, pesante e volgare, giorno dopo giorno che iddio mette in terra. A questa volontà scientifica di provocazione, laici e credenti (uniti nella lotta) rispondono in maniera pacifica, brillante, simpatica, e non violenta.
Aderite gente, aderite!
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:56:00 PM | Permalink | 5 comments
Stamattina entro in ufficio, placida come una mucca, e scopro che:
  1. si va al Nauticsud;
  2. ci si va domani;
  3. ci si va con fantastilioni di cartelle stampa ancora da preparare;
  4. ci si va ospiti dello stand di un tale che non solo non ci aspetta, ma addirittura non ci vuole e non ci sopporta (strano, vero?).
Ovviamente io non vado di persona a Napoli perchè, quando c'è da scegliere, si preferisce mandare La Bara che - per tutta una serie di ragioni, non ultimi il tailleur e le tendenze politiche - è considerata più propensa alle pubbliche relazioni in generale e ai rapporti coi signori della nautica in particolare. Trattasi infatti di squali dal portafoglio gonfio abituati a valutare la gente solo sulla base del reddito annuo, cosidetti imprenditori che lei considera la créme della società e io la peggior razza con cui avere a che fare. E - purtroppo o per fortuna - certe antipatie mi si leggono nello sguardo tanto che non c'è evento in cui non venga soprannominata la no global. Vabbè, digressione a parte, la nostra presenza a Nauticsud si traduce per me in lavoro, lavoro, lavoro, lavoro. Gli orari saltano, non si mangia, non si beve, non si fa la cacca. Peggio: il Sommo, che di solito non si palesa troppo spesso riuscendo comunque a essere indigesto, piomba in ufficio a tutte le ore con pretese assurde o decisamente folli. Per capirci: ieri sera verso le nove ha telefonato alla Kapò per ordinarle di preparare 550 cartelle stampa. Per quando? Venerdì mattina. Cioè domani. E' assai difficile spiegare quanto lavoro ci sia dietro quelle cartelline piene di stupida pubblicità che vi rifilano in svariate occasioni e che puntualmente finiscono a terra calpestate da tutti o a ornare la lettiera del gatto. Però fidatevi, chiedere di confezionarne 550 a un ufficio composto per 3/4 da imbecilli e per 1/4 da individui incapaci di accendere un computer è come chiedere al cammello di biblica memoria di passare attraverso la famosa cruna del famoso ago: impossibile. E qui ci sta una lezione di psicologia. I bambini e i matti hanno in comune una caratteristica: si sentono onnipotenti e ignorano che esiste una realtà che non può essere modificata solo perchè ne hanno voglia. Io non sono Angelina Jolie e, anche se nell'arco delle 24 ore che compongono una giornata si tende a non riflettere su simili cazzate, pare che sia importante per la mia salute mentale che ne sia consapevole. Quindi se il Sommo Sadico (alias S.S.) non fosse matto, saprebbe che quanto chiede è impossibile e che per pretese oltre i confini dell'umano deve rivolgersi a un altro indirizzo. Analogamente se i miei colleghi non fossero matti saprebbero che quando uno ti chiede una cosa impossibile bisogna dirgli che è, appunto, impossibile. Mica per essere lavativi, no, solo per rieducarlo al principio di realtà che, mi dicono, dovrebbe aiutare a vivere meglio. Perchè se lui manifestasse per tempo le sue esigenze, noi potremmo accontentarlo agilmente e senza rinunciare al soddisfacimento dei bisogni primari. Ma poichè le premesse (S.S. non è matto e i miei colleghi neppure) non si danno, il risultato è che oggi IO e altri 3 sfigati - e non, sia ben chiaro, i colleghi che dicono sempre sì e non conoscono il significato del termine impossibile - dobbiamo seppellirci vivi in questo cesso di ufficio. Quando riaffioro vi faccio un fischio - ovviamente dopo essere andata in bagno.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:36:00 AM | Permalink | 7 comments
11 aprile 2007
Comunque non ho scritto resoconti del week end in terra d'Abruzzo, a parte la faccenda dei compagni di classe risbucati dal passato polveroso. Invero non c'è molto da dire, più o meno le solite cose eccetto un'unica novità: mio cugino ha scoperto alla tenera età di 38 anni che il Brasile è un paese in cui la gente non se la passa proprio bene. Ed era così fiero della scoperta che ce l'ha propinata durante il pranzo pasquale con la stessa espressione con cui probabilmente Einstein illustrava la teoria della relatività a studenti avidi di sapere. La cosa risulta tanto più strana se si considera che mio cugino ha, o dovrebbe avere, una moglie brasiliana. Nel senso che qualche anno fa ha sposato una pulzella di tredici anni meno di lui che da queste parti nessuno ha mai avuto il piacere di vedere, ha comprato una casa a Baiha o come diavolo si scrive e da quel momento passa sei mesi là e sei mesi qua (casulamente quelli estivi). Ovviamente la pulzella parla solo portoghese e mio cugino solo italiano ed entrambi considerano irrilevante per le sorti del loro matrimonio imparare un idioma comune. Forse entrambi considerano irrilevante il matrimonio. O la comunicazione in tutte le sue forme. Chissà. Ad ogni modo finora si sono capiti coi gesti e tanto basta. Tuttavia mi domando come mai a mio cugino siano stati necessari tre anni per rendersi conto che, quanto a prodotto interno lordo, il Brasile non è la Svezia. Capisco che non legga i giornali italiani e non mi aspetto che ne approcci uno brasiliano ma, dico, basterebbe guardarsi intorno. O magari domandarsi come mai una fanciulla di 21 anni, che mi dicono belloccia e magari pure intelligente, si sia rassegnata a sposare un cerebroleso come lui pur di dar da mangiare ai suoi venti fratellini.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:03:00 PM | Permalink | 5 comments
Ogni sera torno a casa con un forte mal di testa e con le tempie che pulsano come se avessi passato le ultime otto ore in una superdiscoteca tuntz-puntz specializzata in spremitura meningi. Stavo per prenotare una visitina dall'oculista che avrebbe decurtato non poco il mio stipendio, quando finalmente ho capito qual è la causa: i soggetti. Sì, i soggetti, quelli che di solito dovrebbero precedere i predicati. Anzi, il vero problema è l'assenza di soggetti. Mi spiego: La Bara, oltre a essere ansiosa, ossessiva, moralista, chiesaiola e con la puzza sotto il naso, è incapace di utilizzare la tradizionale costruzione della frase "soggetto-predicato-complemento". Incapacità da cui deriva una notevole difficoltà nel tradurre i singhiozzi sconnessi partoriti dal suo cervello in suoni comprensibili ad orecchio umano. Un problema comune a molti, ma poco male se si usa la penna solo per compilare la dichiarazione dei redditi o per finire i cruciverba della settimana enigmistica. Le cose si complicano un pelo quando questa cronica deficienza affligge il responsabile di un ufficio stampa. Per esempio: immaginiamo il Responsabile Sgrammaticato (La Bara) affidare al suo galoppino (cioè io, per intenderci) una vagonata di lavori da fare. Tale assegnazione risulta particolarmente complessa in quanto tutti i soggetti, e dico tutti, vengono omessi senza che dal contesto si possa evincere alcuna utile indicazione. Ad esempio:
Compilane 10. Di che?
Fallo approvare da Sandro. Cosa?
Chiamalo e chiedi se ha ricevuto. Chi chiamo e cosa dovrebbe aver ricevuto?
Comincia dal fondo. Dal fondo di cosa?
L'hai fatto? Vaffanculo.
Inutile chiedere spiegazioni: il Responsabile Sgrammaticato, come tutti i responsabili ignoranti, è presuntuoso, convinto di essere chiarissimo e non ama ripetersi. Perciò se domandate umilmente "Ho fatto... cosa?" otterrete in risposta solo un oscuro "Ciò che ti ho appena chiesto, è ovvio" pronunciato con aria irritata. Ovviamente voi ignorate cosa vi abbia appena chiesto, perchè il Responsabile Sgrammaticato è anche logorroico e ha parlato ininterrottamente per ore senza che neppure il 5% delle sue comunicazioni fosse in alcun modo comprensibile.
In poche parole: lavorare qui dentro equivale a fare un gigantesco sudoku di otto ore. E il mal di testa è di sicuro il male minore.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:39:00 PM | Permalink | 0 comments
La Bara parla col tecnico dei computer:

"Ciao P., come da te richiesto sono a chiamarti per relazionarci".
Come inizio di giornata è pessimo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:01:00 AM | Permalink | 2 comments
10 aprile 2007
La grande notizia di oggi è che la realtà supera sempre la fantasia: sembra incredibile, ma il week end pasquale è stato peggio di quanto immaginassi. Alla Sacra Famiglia Unita s'è aggiunta, sabato 7 aprile, una frizzante serata all'insegna della malinconia e del rimpianto intitolata A Volte Ritornano - La III B Dieci Anni Dopo. Suppongo che l'incontro con gli ex-compagni di classe dopo un periodo sufficientemente lungo per temere pance mollicce, incipienti calvizie e fallimenti di vario tipo sia una specie di forca caudina sotto cui, prima o poi, bisogna passare. In qualità di fuoriuscita, fuorisede, fuggiasca o come cavolo vi pare finora mi ero risparmiata incontri nostalgici, aggiornamenti, pettegolezzi e "sai che fine ha fatto" di varia natura. Ma a qualche genio è venuto in mente che, per raccogliere tutti, bisognava organizzare l'incontro a ridosso di qualche festività comandata. Così sabato mattina squilla il telefono. Risponde mia madre, la sento domandare "come stai?" e poi esclamare "Che piacere risentirti!". "Come se davvero gliene fregasse qualcosa" penso inzuppando bovinamente il cornetto nel caffelatte, convinta che fosse l'ennesimo parente fuggito all'altro capo del mondo che ti ignora 364 giorni l'anno ma non può esimersi dal romperti le balle alle dieci del mattino di sabato santo. A un tratto un "te la passo" colpisce le mie meningi atrofizzate. Chi osa costringermi a interagire con l'umana specie ad una siffatta ora del mattino? Rassegnata, e pure un po' incazzata per la poca prontezza di mia madre (avresti potuto dire che dormivo, no?), mi trascino fino al telefono e ringhio un "pronto" dentro la cornetta. Una risata mi accoglie dall'altra parte: " e da quando dormi fino a tardi?" mi domanda una voce ignota eppure familiare. Sto per rispondere "E tu perchè rompi i coglioni a quest'ora", ma mi limito a domandare incerta "Annalisa?!". Sì, proprio Annalisa. Nel salotto di casa dei miei si materializza Raffaella Carrà vestita di lustrini e comincia a urlare: Direttamente da 11 anni fa, da un passato remoto e polveroso, Annalisa è quiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Capisco che sarà una brutta giornata. So cosa vuole prima che lo dica, qualcosa che vorrei evitare a tutti i costi, ma sono cronicamente incapace di dire di no e quindi ci andrò, reciterò il mio ruolo alla perfezione e fingerò di essere contenta: la cena di classe. Ci sono tutti? Sì, ci sono tutti. Per 11 anni ho conservato in testa il ricordo dei miei compagni congelati in fase diciottenne e acneica, ma adesso non si scappa, mi tocca scoprire che adulti sono diventati. E presentarmi davanti a loro, lasciare che mi scrutino, mi valutino, mi analizzino e stabiliscano se sono all'altezza di quello che ero o se ho tradito le speranze. Il piacere di stare insieme, il piacere di rivedersi, il piacere di raccontare cos'è accaduto: tutte cazzate. Siamo estranei, non ci conosciamo più, sarebbe come fermare uno per strada e chiedergli se vuole venire a mangiare una pizza con te. L'unica ragione per cui si mette in scena il teatrino della cena di classe - dieci anni dopo - è perchè arriva un momento nella vita in cui si ha bisogno di tirare le somme parziali per capire a che punto sei e come ti sta andando. E gli unici termini di paragone credibili sono quelli conosciuti quando la storia era ancora da scrivere, quelli che avevano le tue stesse possibilità e magari le tue stesse aspirazioni. Così mi sono ritrovata a vagare per Teramo con un branco di sconosciuti infreddoliti e fino alle 3 del mattino ho ascoltato racconti di nascite, morti, scelte, divorzi alternate con una lunga serie di "ti ricordi quando". Così ho scoperto che metà della classe ha avuto figli ed è sposata, che alcuni sono già divorziati, che una è addirittura vedova. Che il tizio che ci portava al mare con la 500 scassata del nonno ora fa l'avvocato e ha un SUV. Che quella che voleva fare la giornalista lavora in un bar. E che, anche se non ho visto pance flaccide e incipienti calvizie, avrei preferito continuare a ricordarmeli brufolosi e adolescenti.
 
co.co.prodotto da Atipica at 9:55:00 AM | Permalink | 2 comments
06 aprile 2007
Silenzio neuronale assoluto. Sotto la calotta cranica 4 neuroni fluttuano in totale assenza di gravità senza incontrarsi mai, quindi senza produrre la famosa frizione alla base dell'attività cognitiva. Putroppo il mio stato vegetativo non è compreso nè rispettato dall'ambiente circostante che cerca insistentemente di mettermi in moto e inglobarmi. Li odio. Questo è il succo del discorso, odio i telefoni che squillano e le suonerie dei cellulari dei colleghi. Soprattutto quella della Kapò del Personale: ogni volta che qualcuno la chiama Biagio Antonacci comincia a latrare che è stanco di vedere e toccare sa il ciufolo chi. E allora non la tocchi e taccia per sempre, dico io, invece di spappolarci gli attributi con tutta 'sta lagna. Stamattina La Kapò è in vena di chiacchiere: ci deve raccontare la sua nuova storia d'amore. Così appena sono entrata, nonostante sul mio viso campeggi la scritta IO ODIO IL MONDO E NON DOVREI ESSERE QUI, mi ha agguantata e trascinata nel bagno dei fumatori.
K:"Sai, ho conosciuto Mirko"
Io:"Sì" (e perchè la cosa dovrebbe interessare la mia misera vita?)
K:"Usciamo insieme da un po'"
Io:"Ok, bene" (ora che me lo hai detto posso andare?
K:"Fa il personal nella mia palestra e una sera mi ha invitato a cena fuori. Poi, è molto carino sai, siamo rimasti in macchina a fare 4 chiacchiere fino alle 3 del mattino"
Io:"Fantastico, è l'uomo per te" (posso tornare a dormire ora?
K:"Non l'ho fatto salire però..."
Io:"Hai fatto bene, magari è uno psicopatico: ti ammazza, fa sesso col tuo cadavere, poi ti affetta e butta i pezzi in una discarica"
K:"Ma va là Benny! E' un angelo!"
Io:"Bene, lo faranno santo" (ok, è ufficiale: odio questo Mirko e la sua santità)
K:"No, è che io non sono una che ci sta subito, sono seria io"
Io:"Certo, sono scelte"
K:"Poi, siccome mi piace la chiarezza, gliel'ho anche detto: sai non ti faccio salire perchè è come invitar l'acqua alle oche!"
Io:"Vedo che la diplomazia è il tuo forte. Bella la metafora delle oche, davvero di classe"
K:"La meta-che?"
Io:"Niente, niente...non ti spaventare"
K:"Solo che, cara la mia Benny, mi sa che si è intimidito: la volta dopo l'ho invitato a casa e avevo una bella camicina da notte (!!!!) con i cuoricini colorati, ma lui non ha fatto niente"
Io:"Porta pazienza, la prossima volta accoglilo in costume adamitico e vedrai che o scappa o fa qualcosa" (forse perchè a 40 anni una che si presenta coi cuoricini colorati come minimo va internata)
K:"In costume che?"
Io:"Vabbè, te lo spiego un'altra volta"
K:"Sai, poi forse è per l'età..."
Io:"Perchè quanti anni ha?" (i minorenni li devi lasciar perdere, quante volte te l'ho detto!)
K:"Beh...è dell'82"
Io:"Ma..."
K:"Beh, ma me piacciono giovani, perchè a quell'età c'hanno l'ormone a mille"
Io:"Ah, ecco, poi non vuoi dar l'acqua alle oche"

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:20:00 AM | Permalink | 0 comments
05 aprile 2007
(Seconda Parte)
Insieme alle Zie Vedove fanno il loro ingresso i cugini cerebrolesi. Costoro, un maschio di 37 anni e una femmina di 41, hanno abbondantemente varcato la soglia dell'età della ragione ma vivono come due ragazzi di 20 anni scarsi. Stanno a casa co' mammà, mangiano solo quello che cucina lei, non si sono mai rifatti il letto e, soprattutto, non lavorano. L'ampia disponibilità di denaro della Zia Vedova Madre consente loro di conciliare la disoccupazione con macchine potenti, vestiti firmati e vita da vip. In ogni caso, dato che il realismo non è di casa da quelle parti, i Due Cugini si percepiscono più fortunati e integrati di me, una povera cenerentolina che si deve sbattere per uno "stipendio da schiavetto". Lui, il maschio, una volta mi ha detto che per 1500 euro (che, per inciso, è quasi il doppio di quello che guadagno io) il mese non si alzerebbe nemmeno dal letto.
Il pranzo si protrae senza intoppi fin verso le due, quando una delle due Vedove, la più lagnosa, attacca il Pianto Commemorativo. Al sospiro "Ah, se la nostra bella mamma fosse ancora viva!", l'altra Vedova cominci a sbarrare e roteare gli occhi fin quando non esce una sterile lacrimuccia. L'omelia in ricordo della mamma, ovvero mia nonna, va avanti per almeno una mezz'oretta con picchi di retorica e commozione così sdolcinate da far venire il diabete. Poi si passa al dolce e il capitolo lacrime viene archiviato almeno fino a Natale. Non un pensiero per i consorti defunti e per il padre, anche lui passato a miglior vita. Come se non fossero mai esistiti.
Finalmente verso le 4, con la panza e soprattutto gli zebedei pieni, il pranzo si conclude. Il peggio è passato, solo 5 ore di coda in autostrada mi separano dalla mia vita precaria e dal mio stipendio da schiavetto. Tutto sommato, meglio così.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:30:00 PM | Permalink | 2 comments
Si avvicinano le vacanze di Pasqua, un termine un tantino sproporzionato per un semplice week-end addizionato di un lunedì. Che, come il 90% degli italiani, trascorrerò smadonnando in fila sull'A14 in attesa che il CISS Viaggiare Informati mi illumini sulle magnifiche sorti e progressive del viaggio. Sulla questione Pasqua avrei comunque alcune precisazioni da fare: primo, qualcuno spieghi ai giornalisti dei tiggì che definire vacanzieri dei poveri cristi che sgobbano tutto l'anno e si barcamenano fra figli urlanti, bollette, bollettini e sindrome della IV settimana è un pelo fuori luogo. Vacanziero, signori miei, ha una sfumatura di vitellonaggine e bella vita che, mi sento di dire, ha ben poco a che fare con gli sfigati che si mettono in macchina il venerdì sera, dopo una giornata di lavoro, per andare a farsi martoriare le palle da zii e zie ultraottantenni che non vedono da mezzo secolo. Secondo: passi il viaggio, passi la coda in autostrada, passi il rientro nel natio borgo selvaggio (oggi si va di Leopardi) nonostante trascorra circa metà del mio tempo a dimenticare che esiste un posto simile. Il problema è proprio la domenica di Pasqua che, da che sono venuta al mondo, si svolge più o meno così: ad un'ora ignobile per essere un giorno di ferie (poi dici i vacanzieri) vengo scaraventata giù dal letto da mia madre che, tutta eccitata, mi intima di andarmi a preparare che si va a pranzo fuori tutti insieme. "Tutti insieme", in questo caso, sta a significare che alla libagione partecipano non solo i membri della famiglia in senso stretto, ma anche gli appartenenti al clan di mia madre, che si compone di due zie vedove e due cugini gravemente cerebrolesi. Per la proprietà transitiva, dunque, la locuzione "tutti insieme" suona più o meno come una minaccia di morte. Già maldisposta nei confronti dell'universo balzo in piedie mi dispongo ad affrontare la trentunesima pasqua identica a tutte le 30 che l'hanno preceduta. Passo la mattinata ad agghindarmi come la madonna del carmine, che mia madre ci tiene e vuole esibirmi come una specie di trofeo. Verso mezzogiorno e mezzo si arriva nel luogo convenuto, in genere un ristorante, e si resta impalati almeno un'ora e mezza in attesa che qualcuno si palesi. Infatti sia i cugini cerebrolesi che le Zie Vedove non arrivano mai a un appuntamento con meno di un'ora di ritardo. Finalmente, quando il mio unico desiderio sarebbe vederli morire fra atroci sofferenze, eccoli giungere con un sorriso ebete dipinto sul viso, senza fare gli auguri e senza chiedere scusa per il ritardo. Le Zie sono avviluppate in una pelliccia che le rende più simili a orsi che a esseri umani nonostante gli effetti percepibili del global warming sullle temperature di questo inizio di aprile perchè, si sa, le vere signore hanno la pelliccia di visone. Tra orecchie e collo è appeso l'intero tesoro di Mida che tintinna ad ogni movimento come il campanellinno che annuncia l'arrivo dei monatti. Un'acconciatura a nido di rondine dall'aspetto ispido e paglioso conferisce all'insieme un tocco di rigidità borghese e moralista. In realtà sotto la pelliccia le Due Vedove indossano una tutona adatta giusto per mettere a posto il giardino. Ma poco importa: dopo l'ingresso trionfale con pelliccia e gioielli da albero di Natale nessuno fa più caso al vestito quando sei seduto. Una specie di traduzione estetica della morale cattoborghese provinciale dell'apparenza della quale sono entrambe imbevute. Le due signore cominciano all'unisono a decantare la mia presunta bellezza con una doppiezza palpabile: "quanto sei bella!eheh, ma perchè sei giovane. Tra qualche anno verrà la pancia anche a te!" oppure "Eh beh, certo, una donna a trentun'anni non è più così giovane, ma per il momento tu ti mantieni bella magra. Chissà se dura, però". E infine la mazzata finale: "Tua madre era come te e adesso è ingrassata pure lei". Per amor di chiarezza va detto che mia madre è sempre stata ed è ancora, nonostante i suoi 65 anni, una donna magra.
(fine prima parte)


 
co.co.prodotto da Atipica at 9:59:00 AM | Permalink | 1 comments
04 aprile 2007
Oggi ho un compito importante, di responsabilità: contare quanti distributori di metano e gpl ornano la nostra bella penisola sul prestigioso atlante Eurogas GPL e metano. E, a seguire, quanti se ne trovano invece sull'intero Vecchio Continente. Il mio ego professionale ringrazia, saluta e si appresta a tentare il suicidio.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:07:00 PM | Permalink | 7 comments
Piove, cazzo. Piove e io ho il raffreddore. Quindi, biove e io ho il ravvreddore. E mi sento come se avessi infilato la testa dentro una campana e qualcuno l'avesse sbatacchiata bene bene per almeno un'ora. Come se non bastasse, da quando sono entrata in ufficio - più o meno verso le 9.30 - il telefono non ha smesso mezzo secondo di suonare, non esagero. E dire che mi ero persino fatta qualche illusione sulla tranquillità di questa giornata: La Bara dovrebbe arrivare solo nel pomeriggio, S.S. è ai cantieri navali in quel di Livorno, la Kapò del Personale è gravemente ammalata (leggi: è andata a farsi un giretto all'Outlet di Serravalle Scrivia). Per non sembrare troppo maldicente, urge precisare che, non molto tempo fa, La Kapò ha presentato un certificato medico in cui si diagnosticava una grave depressione, di quelle che stai tutta la giornata rannicchiato sul divano piangendo come un salice. Per quindici giorni non s'è vista ma al ritorno c'era qualcosa in lei che strideva con l'idea di depressione che popola l'immaginario collettivo. Fresca come una rosa selvatica, riposata, dimagrita e sorridente, ci ha annunciato di aver scoperto di avere un vero talento come presentatrice. Infatti, per tirarsi su il morale e non stare sempre in casa a piangere che, si sa, ai depressi non fa bene respirare l'aria viziata dalla loro depressione, ha deciso di scorrazzare in giro per la provincia presentando sfilate di moda. E così in soli quindici giorni è diventata il Pippo Baudo del Lungoreno. Quando si dice non tutti mali vengono per nuocere. Insomma, con l'ufficio mezzo vuoto, la giornata sembrava cominciare per il meglio. Poi, all'improvviso, il caos: gli assenti hanno cominciato a telefonare a spron battutto, i presenti a innervosirsi, il mio colon a irritarsi. Quasi mi mancava, tutto 'sto casino.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:56:00 AM | Permalink | 0 comments
03 aprile 2007
Credo che Hobbes si sia ispirato a quello che ho visto questa mattina quando gli è venuto in mente l'homo homini lupus. Considerato che stamane a gracchiare nel pollaio erano donne, potremmo dire femina feminae lupa, ma forse è meglio lasciar perdere il latino che si finisce sempre a far figure di merda. In poche parole, ecco cos'è accaduto: LaBara ha chiesto a S.S. due giorni di ferie e lui, come si conviene a un datore di lavoro umano e democratico, glieli ha negati a causa di un ritardo nella richiesta. Non contento, siccome ama la burocrazia come neanche Stalin, ha pensato bene di risponderle per iscritto, su carta intestata e in perfetto aziendalese. Ed ecco cosa LaBara ha trovato ad attenderla sulla sua scrivania questa mattina: "La presente per comunicare che le ferie vanno chieste con 30 gg di anticipo. Avendo io ricevuto in data 2 aprile la richiesta di ferie per il 23/24 aprile, mi vedo costretto a negare l'autorizzazione. Si prega inoltre di prestare più attenzione la prossima volta e di non sottopormi richieste inutili". La Bara è rimasta pietrificata per circa 10 minuti nel tentativo di comprendere cosa stesse accadendo, ma neppure in condizioni normali brilla per agilità di comprendonio. Poi, appena le parole del Sommo sono riuscite a bucare la spessa corazza che riveste la sua coscienza, ha perso il consueto aplomb (come si scrive aplomb, scusate?) da sarcofago e si è trasformata nell'essere più simile a un'Erinni che abbia mai visto. Con gli occhi fuori dalle orbite, le guance rosse come le piume di un pettirosso in amore e i capelli in perfetto stile Medusa, si è precipitata in corridoio. Lo ha percorso 2-3 volte in preda a un'ira furibonda, pestando i piedi e brandendo il foglio incriminato come la clava di Wilma-dammi-la-clava, incerta su chi vendicarsi. Infine si è precipitata nell'ingresso, e da lì nell'ufficio di M. (la Kapò del Personale) e S.A. (la Delatrice). In quanto Kapò del Personale, ma soprattutto a giudicare dal sorriso di godimento che aveva dipinto sul volto, M. sapeva già tutto e non aspettava che la reazione. S.A., invece, ha finto di cadere dalle nuvole con un'interpretazione degna di Robert De Niro. Tuttavia, poichè la prima arte di un buon delatore è la simulazione, la prima arte che chi si trova davanti a un delatore deve imparare è la diffidenza. In poche parole, non le ho creduto. Prima di aprire bocca LaBara ha cercato di recuperare la calma: si stiracchiata la giacca togliendo compulsivamente 4/5 pelucchi, si è riavviata i capelli ormai privi del consueto immobilismo laccato e si è accarezzata la fronte socchiudendo gli occhi come a intendere "cosa mi tocca fare". Poi ha esordito: "FR mi ha negato le ferie". Silenzio. "No, dico, avete capito? Mi ha negato le ferie perchè le ho chieste con solo 3 settimane di anticipo". Ancora silenzio, stavolta denso di fastidio. "Invece voi le avete fatte, mi pare". Il silenzio si carica di odio. Gli sguardi si volgono verso LaBara, lentamente. "C'è qualcuno qui che è andato dieci giorni alle Maldive; e c'è qualcun altro che prende giornate intere senza dirlo". Un sibilo rompe il silenzio "Io prendo permessi, non ferie". E' S.A. "Permessi di 8 ore però, che sono una giornata". S.A. piagnucola:"Hai intenzione di prendertela con noi perchè non ti ha dato le ferie?". LaBara la guarda con gli occhi sbarrati. "No" continua S.A. con repentino passaggio dal lamento alla minaccia "perchè se è così dillo, saprò come renderti il favore". E poi, a bassa voce, aggiunge:"Vediamo se fai ancora le ferie".
Qui è entrata in scena la Kapò del Personale che, con l'eleganza che la contraddistingue, ha cominciato a emettere suoni incomprensibili all'orecchio umano, ma ad un volume così alto che sono dovuta fuggire per mettere al riparo il timpano. L'ultimo scampolo di conversazione che ho colto dal mio anfratto è stato "Brutta stronza, fatti i cazzi tuoi". Quando LaBara è tornata in ufficio aveva l'aria di un domatore di leoni che abbia appena incontrato un felino più feroce del previsto.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:48:00 AM | Permalink | 5 comments
02 aprile 2007
Fra parentesi: fra le rogne trasmigrate come per incanto dalla scrivania de LaBara alla mia c'era anche un articolo da mostrare al caro S.S. Quando ormai non potevo più rimandare mi sono alzata e mi sono diretta con passo marziale verso l'ufficio di FR. Vado, mostro e torno. Toccata e fuga, rapida come un puma. Ma la toccata e fuga si è invece trasformata in una lunga sessione di tortura e tormento. FR mi ha intimato di sedermi, poi ha esaminato l'articolo (scritto non da me, ma da un deficiente che si occupa di barche), l'ha soppesato, rivoltato, scrutato. Il suo sguardo si faceva più torvo di minuto in minuto. Mi ha fatto più domande che a un pentito di mafia (chi ha scattato queste foto?Tu. Chi ha le ha scelte? Tu. Chi ha detto a quest'idiota di pubblicarle in questo modo? Tu, tu, sempre tu. Quando qui dentro si fa qualcosa di orribile, stai pur certo che l'idea l'hai partorita tu), negando perarltro di avere una qualche responsabilità nella scelta di alcunchè. Infine mi ha congedato infamando tutti noi in generale e me in particolare in quanto latore di un articolo così brutto. Finalmente la giornata può dirsi conclusa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:16:00 PM | Permalink | 2 comments
La Bara si lamenta perchè ha troppo da fare. Se, invece di lamentarsi, si rimboccasse le maniche, alla fine della giornata i lavori che lei non ha finito non trasmigrerebbero sulla mia scrivania e, forse, sarei libera di andare a vivere quello che resta della mia giornata prima delle sette di sera. Ma LaBara si è lamentata tutto il giorno, non ha concluso niente come al solito (eccetto polverizzarmi il sistema nervoso, attività in cui è inarrivabile) e ora mi ha lasciato una pila di cose da fare che non riuscirò a finire nemmeno nel 2030. E sono tutte rogne. Fra queste c'è persino un editing. Ora, l'editing di per sè può anche essere piacevole, dato che consiste più o meno nel correggere ciò che qualcun altro ha scritto sfogando così frustrazioni e nevrosi accumulate in trent'anni di vita e coagulando in mezz'oretta la stronzaggine di cui si è capaci in una sola giornata. Fare un editing garantisce 1/4 d'ora di sollievo dalle proprie nevrosi, a patto che voi non siate l'autore del pezzo. Nel qual caso, invece, non vi resta che proteggere lo stomaco con un buon Maalox. Tuttavia in questo caso le cose stanno un po' diversamente. Perchè lo pseudo-editor sono io e l'autore del pezzo è U. che, non contento della sua fulgida carriera da giornalista, ha deciso che è giunto il momento di dedicarsi al teatro partorendo una sceneggiatura che neanche Brecht, per intenderci. Perciò credo che il Maalox servirà a me. Comincio a leggere: i protagonisti sono Metano e GPL, supereroi puliti e profumati che salvano due bambini dai perfidi PM10 e AC (che va pronunciato - su indicazione dell'autore - all'americana e sta per Anidride Carbonica), due pessimi soggetti che se ne venno in giro con un sigaro e una sigaretta in bocca. Codesti scagnozzi agiscono per contro della perfida Regina Benzina, che semina morte e distruzione su strade e autostrade. E che ora ha deciso di rovinare i "polmoncini ancora puliti" di questi due fringuelli di periferia. Che dire, nemmeno Shakespeare avrebbe saputo fare di meglio. E vi risparmio le considerazioni sullo stile. Questa piece di rara bellezza sarà recitata in piazza, in occasione di un'altra di quelle famose domeniche ecologiche e marchettare che quest'anno sembrano non finire mai. Altro che Maalox, qui ci vogliono Tofranil, Anafranil e qualche altro "IL" dispensatore di felicità chimica.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:20:00 PM | Permalink | 4 comments
Per me è assurdo. E' assurdo che in una giornata come questa, assolata, tiepida, finalmente colorata - la prima vera giornata di primavera - arrivi in ufficio è trovi tutti incazzati come se fosse il 10 gennaio. Tutti vestiti di nero, tutti cupi, tutti tristi. E se dici "Che bello, è arrivata la primavera", ti rispondono "sì, vabbè, ma non fa caldo ancora e comunque non posso preoccuparmi di queste cose perchè c'è da aggiornare la rassegna stampa". A stento ti trattieni dal mandarli a quel paese. Ecco, io non sono un tipo naif, anzi. Solo che sono metereopatica, d'inverno praticamente mando in letargo l'anima. E, in giornate come queste, l'ultima cosa di cui mi frega sono le rassegne stampa, il lavoro e le nevrosi del mio capo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:26:00 AM | Permalink | 2 comments
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