31 ottobre 2007
Perché non scrivo?
Semplice, perché timbro.
Timbro decine, centinaia, migliaia di stupidi volantini che vanno distribuiti a una fiera dove, per inciso, mi tocca sputtanare il prossimo week end. No, non questo, il prossimo. Cazzo.
E perché li timbro?
Perché La Bara, questo genio de noantri, ha mandato alla tipografia un documento con un 120 al posto di un 130. E la tipografia ha mandato indietro migliaia di stupidi volantini con un 120 al posto di un 130. Come è nella natura delle cose. Se un errore simile l'avessi commesso io, a quest'ora le mie spoglie martoriate sarebbero esposte al pubblico ludibrio in Piazza Maggiore. Invece lo ha commesso lei e quindi, dopo aver esclamato "Ommioddio c'è un 120 al posto del 130!", ha fatto fabbricare un bel timbro con un 130 per poter correggere l'increscioso errore. Dopodiché mi ha preso per un braccio e mi ha annunciato "tu oggi timbri!". E tutto si è risolto.
Così ho timbrato. Insieme alla Psycocentralinista, per inciso, che a ogni timbro pigliava righello e goniometro e mi diceva: "Questo l'hai fatto un mezzo millimetro più su, questo invece un mezzo millimetro più a destra. Ehi, attenta che questo è più inclinato".
E, siccome per timbrare sono stata costretta a soggiornare nell'ufficio della Spia e della Kapò, ho anche dovuto subire i racconti delle rocambolesche performance sessuali di quest'ultima che, tanto per far capire che lei è donna di mondo, stamattina appena entrata in ufficio ha esclamato "Oggi sono guzzata di fresco e bene!". Dove con 'guzzata' si intende 'scopata', almeno presso certe avanguardie culturali che amano riunirsi nei bar per camionisti e nelle osterie nei dintorni di Bologna.
E con questa concludo che oggi non è giornata.


 
co.co.prodotto da Atipica at 12:13:00 PM | Permalink | 1 comments
30 ottobre 2007
Mentre sorseggio il caffè, assisto a questa imbarazzante conversazione. In corsivo i miei pensieri
La Psicocentralinista: "Ma San Petronio ce lo pagano?"
La Bara: "In che senso?"
Nell'unico possibile, imbecille. Somma di denaro a fronte di prestazione, non sessuale, in questo caso.
La Psicocentralinista: "Beh, ho lavorato in un giorno di festa, è straordinario no?"
La Bara: "Da quello che so io è compreso nel forfait mensile. San Petronio non è festa, non abbiamo mai fatto festa"
Si chiama stipendio, salario, retribuzione. Perché con 140 sinonimi a disposizione devi scegliere sempre quello che non c'entra una mazza?
La Psicocentralinista: "Ma a te lo pagano?"
La Bara: "Certo!Ci mancherebbe, me lo pagano anche doppio, perché ho lavorato in un giorno festivo. San Petronio è festivo"
Allora, 'San Petronio è festivo' e 'San Petronio non è festivo' sono affermazioni che si contraddicono, quindi non possono essere vere entrambe. Gli aggettivi 'stupida' e 'disonesta', invece, non si contraddicono affatto e, nella tua persona, coesistono.
La Psicocentralinista: "Ma allora posso chiederlo anche io lo straordinario?"
La Bara: "Stai scherzando? Tu sei un collaboratore e i collaboratori hanno il forfait mensile. Non devi nemmeno chiederle certe cose"
Ma che cazzo te ne frega se prende dieci euro in più, brutta stronza. La paghi tu? No!
La Psicocentralinista: "Si, ma San Petronio è in più. E' una giorno di festa in cui normalmente non si lavora, se uno lavora è straordinario"
La Bara: "Ti ho detto che non è festa!I collaboratori hanno sempre lavorato"
La Psicocentralinista: "E la Kapò che è stata a casa allora non la pagano?"
La Bara: "Che discorsi, certo che la pagano: le ferie sono pagate!E ora vattene e non mi scocciare più!"
La Psicocentralinista si allontana. E, siccome il dio che l'ha creata ha dimenticato il filtro fra la parola e il pensiero, dondolando bofonchia: "Allora vediamo: io vengo e non mi pagano, La Kapò sta a casa e la pagano...No, non torna. Forse non ho capito. Io vengo e mi pagano, La Kapò sta a casa e la pagano. No, non dev'essere nemmeno così perché La Bara ha detto che non mi pagano. Io vengo e mi pagano, La Kapò non viene e non la pagano. Però La Bara ha detto che invece la pagano, mentre a me non mi pagano. Boh, non capisco".
Dopo due ore, verso mezzogiorno, le passo davanti per andare in bagno e la sento bisbigliare: "io vengo, non pagano, lei non viene, pagano. Ma perché se io vengo non mi pagano e lei che non è venuta la pagano?No, non capisco".
Inutile, chi ha pensato il co.co.pro è un genio. Del male, ma pur sempre un genio.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:56:00 PM | Permalink | 7 comments
Ormai lo sanno anche a Katmandu: la mattina sono una iena e non voglio rompimenti di coglioni. Potrei, forse, sopportare un sms chiaro, sintetico e senza domande se a inviarlo fosse Brad Pitt. Chi di mattina si permette di inviarmi sms anche solo vagamente aggressivi rischia la cancellazione immediata del numero dalla rubrica. Per non rischiare consiglio di starmi alla larga fino alle dieci e mezzo.
Detto ciò, alle nove di stamane, mentre sono impegnata nelle abluzioni mattutine ascoltando la colonna sonora del meraviglioso mondo di Amelie (mio tormentone personale del momento, con qualche anno di ritardo sulla gente normale, come al solito), il mio telefono fa toc toc.
Toc toc= sms.
Il mio sguardo si accende d'odio e un fulmineo "E adesso chi cazzo è?" mi guizza fra le pieghe del cervello. Leggo:
"Treno in ritardo. Tu prendi giornali edicola. M."
M. è La Bara.
Nella mia testa parte il Dies Irae, accompagnato da visioni apocalittiche di morti cruente, il sangue scorre a fiumi. Una giornata piovosa di fine ottobre che comincia con un sms del Feretro è irrimediabilmente compromessa. E poi perché cazzo scrive gli sms come se fossero telegrammi? Treno in ritardo. Stop. Tu prendi i giornali in edicola. Stop. E poi dove vuole che li prenda, i giornali, in salumeria?
(Vaffanculo. Stop. Crepa. Stop.)
Non rispondo. Un gesto di grande diplomazia, credetemi.
Dopo pochi minuti: toc toc. Un altro sms.
Leggo: Attendo conferma. M.
(Sono morta. Stop. Non disturbare il mio eterno riposo. Stop. Per il bene dell'umanità ti consiglio di fare lo stesso e porre fine alla tua tribolata esistenza. Stop.)
Non rispondo perché qualcosa mi dice che si sta agitando e voglio lasciare che triboli. Così impara a rompermi di mattina.
Dopo una manciata di minuti: toc toc.
Leggo: Ancora in attesa di ricevere conferma.
Va bene, non ne posso più, se sento ancora toc toc mi scatta la furia omicida. Rispondo: Sì, ci vado.
Alle nove e trenta in punto varco la soglia dell'ufficio coi giornali sotto il braccio, fradicia come un pulcino e incazzata come un puma. Almeno, penso, bevo il caffè in pace perché, grazie a trenitalia, il mio tormento personale è in ritardo. E invece no, è lì, dietro la scrivania, impettita e completa di capigliatura inamidata, viso pallido tirato dall'ansia, consueto look total black. L'unica donna capace di spostarsi in treno con tacchi di 15 centimetri ai piedi e la cui messinpiega resiste anche alle piogge acide. Sto seriamente valutando l'ipotesi che abbia capelli di plastica, come quelli di Big Jim.
"Scusa, ma il treno non era in ritardo?"
"Infatti, sono le 9 e 34...la tua imprecisione è proverbiale"
"E tutti 'sti messaggi per 4 minuti di ritardo?"
"I giornali devono essere in ufficio alle 9.30. Dovresti saperlo"
" E cosa ci fanno i giornali alle 9.30 in ufficio se non ci siamo noi per leggerli?"
"Ripeto: i giornali devono essere in ufficio alle 9.30"
"Ti si è impallato il sistema operativo?"
"Non capisco, comunque i giornali devono essere in ufficio alle 9.30"
"Prova a riavviarti"
"Sono spettinata?"

Morale? La odio.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:05:00 AM | Permalink | 9 comments
29 ottobre 2007
La Bara esce alle 15.30, ma prima: "Mi raccomando, controlla che arrivi la risposta di quel giornalista. E se non arriva niente avvertimi".

Ore 16.30:
Driiiin.
"CSM buonasera sono Bened..."
"Arrivata?" la voce de La Bara è sconvolta dall'ansia.
"No, sennò ti avrei avvertito, comunque se arriva ti chiamo" sbadiglio.
"Mi raccomando, non ti dimenticare, è importantissimo, ha priorità assoluta su qualsiasi cosa"
"Ok"
"Ciao. Mi raccomando avvertimi, eh?"
"Sì, va bene. Ciao"
"Non ti dimenticare"
"No, ciao!"

Ore 17.30.
Driiiiiiiiiiiin
"CSM buonasera, sono B..."
"Allora?" sta per piangere, sento che sta per piangere.
"No, niente, ma te l'ho detto che ti chiam..."
"E' che è assolutamente prioritario, capisci?"
"Vuoi che lo chiami io?"
"No, però devi capire che non te ne devi dimenticare, è prioritario, ti rendi conto? Chiamami quando arriva la mail".
"Ok, ti chiamo".
"Mi raccomando, è urgentissimo"
"Ciaoooo!"


Ore 18.09
La mail arriva. Chiamo La Bara.
"Pronto?" risponde già in ansia
"E' arrivata la mail che aspettavi..."
"E allora? Ti sembra il caso di disturbarmi quando non sono in ufficio per una sciocchezza simile?"
Click.

Dopo due anni riescono ancora a sorprendermi.

 
co.co.prodotto da Atipica at 1:35:00 PM | Permalink | 7 comments
25 ottobre 2007
Vado a letto con la pioggia e mi sveglio con la pioggia. Pioggia che, al momento, sta diventando il mio principale problema esistenziale.
Mi precipito trafelata dal dentista che, dopo l'ultimo pacco che gli ho tirato causa Salone Nautico, mi aspettava sulla porta imbracciando un fucile a pompa. Sto lì due ore a farmi trapanare, bucherellare, tagliuzzare, lucidare e alla fine, tra una stretta di mano e l'altra, gli lascio mezzo stipendio.
Così alleggerita mi precipito, sempre trafelata, in ufficio e vengo risucchiata in sala riunioni per la mensile riunione di redazione. Che, a dispetto del nome altisonante, non è altro che una patetica farsa in cui noi sei infelici, seduti intorno a un tavolo, passiamo due ore a infamare SS e ad autocommiserarci per poi dedicare gli ultimi cinque minuti utili a stabilire chi scrive e cosa.
Tra un'autocommiserazione e un insulto, tuttavia, oggi il Direttùr ha bofonchiato qualcosa che avrei preferito non sentire. E che cerco di riassumere epurandolo di suoni onomatopeici, singhiozzi da reflusso gastroesofageo, ruttini e stupri alla grammatica. SS è il mago dell'imprenditoria. Mago nel senso che, come per magia, tutte le aziende su cui allunga la sua longa manus si trasformano in un batti baleno in inutile puzzolente cacca improduttiva, per quanto floride fossero. SS nel 2006 ha masso le sue manacce su un sacco di roba e ora è arrivato il momento di raccogliere i frutti marci della sua accorta gestione. Perchè se X sta a Y come C sta a Z, la pecora ha la rogna e deve morire, per dirla con Voltaire. I nodi, pare, verranno al pettine a gennaio.
Ripeto: gennaio.
Ripeto di nuovo: gennaio.
Sentite anche voi la marcia funebre in sottofondo? No?
Allora mi spiego: il mio contratto scade il 31 dicembre 2007. A mezzanotte, come il mio trentunesimo anno di vita. Non sono più rinnovabile e, se fossi un pelo più ottimista (o stupida), fino a ieri avrei anche potuto sperare di farla finita con le gioie del precariato. Ma oggi il Direttùr ci ha illuminato su cosa il socio X farà a SS a gennaio e su cosa il socio Y potrebbe decidere - e sicuramente deciderà - di chiedere a SS e sulla cifra che il Tal dei Tali vorrà come risarcimento e su ciò che il Tribunale sicuramente deciderà e bla bla bla. Azioni che si possono efficacemente riassumere, senza entrare nel dettaglio, con un semplice "SPENNARE COME UN POLLO".
Ergo: la scadenza del mio contratto coincide in modo allarmante con la data in cui la legge permetterà ai nemici di SS di ridurlo a chiedere l'elemosina.
Il destino gioca con le date: la medesima casualità che si prende sinistramente gioco del Vaticano e delle sue beatificazioni di massa si accanisce sui martiri di San Precario.
Niente paura, comunque, ho la soluzione. Perché proprio oggi la mia premurosa amica Ingegnera mi informa con un'email che, alla scadenza del contratto, il precario (lei dice lavoratore flessibile) che ha già lavorato per l'azienda gode di una specie di diritto di prelazione nel caso in cui l'azienda decida di mandare avanti il progetto. Basta che io, prima della scadenza, mi presenti in ufficio con un rappresentante sindacale che funga da mediatore fra me e l'azienda. Così quelli dopo il colloquio, invece di rinnovarmi il contratto, chiamano il prete per far liberare l'ufficio dallo spirito maligno del sindacato.
E ieri una mia amica mi ha detto che "beh, scrivi decentemente, ma oltre due cazzate non ci vai". Grazie, che non era la Divina Commedia lo sapevo, ma sarei molto grata se ogni tanto qualcuno mi lasciasse delirare in pace.
Come vi dicevo all'inizio del post, è un periodo in cui va tutto davvero alla grande.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:11:00 PM | Permalink | 4 comments
Oggi, causa crisi pioggia-cielo bianco, lasciamo la parola a La Silvia. Nel senso che ciò che segue l'ha scritto lei. Io mi sa che vado in letargo.

Ebbene sì, domenica 28 ottobre il papa beatificherà 498 martiri spagnoli. La notizia è vera. Si possono trovare molteplici riscontri sulle principali fonti d'informazione. Il papa segue così su una strada già iniziata da Giovanni Paolo II nel 2001 (233 beatificazioni), certo in maniera meno "spettacolare": l'antitesi con il governo spagnolo procede sempre più marcata.
La concomitanza con l'anniversario della marcia su Roma a parer mio è solo casuale, una casualità sinistra, ma sicuramente tale. Ma mi chiedo questo:
quale messaggio si vuole dare? Parificare i comunisti ai terroristi? Comunisti e terroristi sono uguali in questa interpretazione e a nulla valgono anche le altre morti, le centinaia di sacerdoti uccisi proprio da Franco dopo il suo colpo di Stato.
La Conferenza Episcopale Spagnola ha scritto ad hoc una lettera pastorale al fine di togliere ogni connotazione politica a questa affollata beatificazione, volta a evidenziare solo l'attestazione della fede dei martiri assassinati in odio alla fede. Vedremo il dibattito.
Amen.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:50:00 PM | Permalink | 0 comments
24 ottobre 2007
Quando ero in terzo liceo, avevo diciott'anni e giocavo a fare genio e sregolatezza (salvo poi scoppiare a piangere come un vitellino da latte tutte le volte che mi capitava di guardare Risvegli), fu l'anno del film Il Corvo il cui protagonista era quello - concedetemelo - sfigato di Brandon Lee che nessuno sapeva cosa facesse prima di finire accoppato durante le riprese. A parte il fatto che in quel film pioveva sempre e ciò bastava a indispormi, a distanza tredici anni non ricordo se valesse il prezzo del biglietto, ma mi ruppe così le palle sentirne parlare per mesi che l'avrei odiato anche se fosse stato un capolavoro.
In una scena il Brandon succitato sentenziava, con l'aria di chi sa che è destinato a soccombere ma non rinuncia a servirti una lezione di vita intramontabile: "Non può piovere per sempre".
Cotanto pezzo di aforisma fece breccia nel cuore del gruppetto di aspiranti veline che flagella ogni classe degna di questo nome e la Velina Capo, tale Greta, biondona popputa e molto truccata, ne aveva fatto il suo slogan. Un giorno sfoderò la massima per far colpo su un nostro compagno.
"Non può piovere per sempre" disse sbattendo le lunghe ciglia
"No" rispose lui senza alzare lo sguardo dai suoi schemi di fantacalcio "può anche nevicare!"
Scoppiai in una fragorosa - e poco caritatevole, lo ammetto - risata e mi guadagnai in meno di dieci secondo l'odio sempiterno della popputa Greta. Odio peraltro incancrenito dallo spiacevole inconveniente che si verificò in gita quando pensai bene di intrecciare sotto gli occhi della Popputa una storiella di sei giorni con l'ambito compagno, tosto scaricato una volta tornati.
Oggi, guardando fuori dalla finestra questa pioggerellina fastidiosa e deprimente, mi sono ricordata del "non può piovere per sempre" di corvesca memoria. Ed ero quasi riuscita a prendermi sul serio, almeno metereologicamente parlando, quando di nuovo ecco una mail di Silvia (abbiamo un carteggio come quello fra Churchill e Mussolini, ormai, e quasi quasi le allungo le chiavi del blog e me ne vo in pensione): domenica 28 ottobre il Pastore Tedesco ci beatifica sotto il naso 498 franchisti. Ovvero: la beatificazione di massa di un battaglione di fascisti. la data getta su tutta la faccenda una luce ancor più inquietante, se possibile: sì perchè il 28 ottobre è l'anniversario della Marcia su Roma.
Ora, da queste parti non ci piacciono gli allarmismi e ci teniamo all'etica professionale, quindi ci siamo fatti un giretto su internet per verificare che la notizia abbia qualche fondamento e non sia frutto della fantasia di qualche anarco-insurrezionalista giocoso (che si sa, oggi come oggi sono i nemici n.1 della cosa pubblica). Ed è solo quando troviamo la notizia sulle pagine de La Stampa.it che ci ricordiamo le parole del nostro compagno di scuola: non può piovere per sempre, no, può anche nevicare.
Pronti a mandar giù olio di ricino a secchiate?
E poi giuro che la smetto coi link.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:37:00 PM | Permalink | 2 comments
Stamattina piove. In tutti i sensi.
Sono entrata in ufficio e ho notato che i miei colleghi si prendono sul serio. Tutti molto compresi del loro ruolo, aziendale e sociale. La Bara ha un collo di pelliccia di volpe sulla giacca, rigorosamente nera. La Kapò un bel paio di stivali borchiati con la punta in perfetto nazistyle e un Breil nero e autoritario, grande come un orologio da muro. Sono seri, si sentono l'ombelico del mondo. L'autoironia è una malattia che su di loro non attecchisce, non c'è dubbio.
Poi ho aperto la mail e Silvia (come farei senza Silvia?) mi ha mandato questa notizia. Triste, come la pioggia. E io la linko perché mi sembra un piccolo gesto di solidarietà nei confronti di quel signore che tanto domani tornerà alle sue porte chiuse solo come prima.
E visto che oggi gira male, vi racconto una storia simile a quella del link, ma senza lieto fine.
Al CSM, prima che io arrivassi, lavorava N., una ragazza di 27 anni italiana figlia di immigrati cinesi, vietnamiti, cambogiani, insomma con gli occhi a mandorla. Dove l'avevano pescata N.? La Concubina di SS è una donna di sinistra. Però è una donna di sinistra con american express gold e come tale ritiene suo dovere aiutare i poverelli. E li chiama proprio poverelli, ve l'ho già detto che qua non s'inventa niente. Un po' come le signore borghesi dell'800 che passavano un pomeriggio la settimana all'ospizio dei poveri. Insomma, da dove sbucasse questa N. non si sa, fatto sta che senza neppure una minima esperienza l'avevano messa a fare il mio lavoro. Che, oltre ad annaffiare le piante, prevede gioie e dolori di scribacchiare qualcosa. Ovviamente non si erano premurati di verificare che la tizia in questione sapesse ordinare soggetto verbo e predicato, salvo poi passare tutta la giornata a scuotere la testa dicendole che non sapeva scrivere. E dal "non sai scrivere" saranno passati al "non sai fare niente". Li conosco: per mantenere l'equilibrio hanno bisogno che qualcuno catalizzi la loro rabbia, il loro odio, la loro livorosa idiozia. Stabiliscono a chi tocca e gli sparano addosso le loro misere cartucce, ma la sistematicità e l'accanimento con cui si applicano nella persecuzione destabilizzerebbero una roccia. E' toccato a me, ad AC, alla PsicoCentralinista. Sarà toccato anche a N.
Con lei però devono essere andati oltre, e i loro stridii hanno raggiunto le orecchie presidenziali. In un giorno di novembre N. fu convocata nella sala del trono. Uscì piangendo.
Il giorno dopo N. si suicidò e, quando la trovarono, aveva ancora in mano la lettera di licenziamento.
Sembra il testo di un melodramma tutto italiano, da prima serata su Rai Uno. Invece è la realtà che da sempre se ne frega dei gusti del pubblico.
Mi hanno raccontato questa storia durante una pausa pranzo, a sostegno della tesi "di matti qua dentro ne son passati parecchi" perché " lei là non doveva essere mica a posto, se ci dovessimo ammazzare tutti perché qualcuno ci licenzia...".
Morale della favola? Nessuna, io di morali non ne ho. Solo qualche domanda: quanta gente c'è che fa la fine di N. o di quel signore che non può comprarsi le sigarette? In questo brulicare nevrastenico di formichine che è la nostra vita, quanti ce ne sono che muoiono per disperazione oppure non muoiono, ma trascinano le scarpe? E' la fortuna che decide se ti tocca il collo di pelliccia e il tubo di scappamento? Solo la fortuna?
E poi l'ultima: in un paese che siede fra i potenti della terra, anche solo nominalmente, c'è gente che muore di fame. E allora cos'è che fa la ricchezza di questo paese? Se la gente comune fa fatica a superare la terza settimana del mese, a marzo non sa se ad aprile avrà ancora un lavoro e a capodanno - come me ed Elianto - saluta l'anno vecchio e l'ennesimo contratto scaduto, la ricchezza dov'è?
Perdonate la banalità: oggi piove. Piove da morire.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:04:00 AM | Permalink | 8 comments
23 ottobre 2007
Insomma, signori, è vero: sono un editore. No, non ho bevuto, non bevo mai prima delle sei di pomeriggio. Sono loro che lo dicono: qui. E, in quanto editore, sarò tassato. Giusto, sono d'accordo. W le tasse. Io amo le tasse, le adoro, magari potessi pagarne di più. E basta polemizzare sempre con le scelte intelligenti del nostro amato governo, criticoni che non siamo altro: non risolvono il conflitto d'interessi, né la questione del precariato, non rifanno la legge elettorale, né i DICO, né i PACS, né la rava e la fava, però se uno ha un blog lo tassano. Però lasciatemi dire che stavolta sono d'accordo: se uno vuole esprimere la sua opinione è giusto che paghi. Anzi, propongo di tassare anche i diari segreti (col lucchetto e senza) e le Moleskine, anche a quadretti e col pentagramma. E le Smemorande. D'altronde uno dentro ci scrive i suoi pensieri e pensare, in questa nostra società, è un privilegio. E in un'economia di libero mercato i privilegi si pagano. Avere il dvd a casa e potersi guardare un bel film invece di mandar giù Guerra e Pace in versione polpettone per la tivvù è un privilegio. Infatti il dvd si paga, poco ma si paga. Leggere (che poi detto fra noi dovrebbe essere proibito ai giovani, che li travia, eccome se li travia) è un privilegio e infatti i libri costano l'ira del signore. Poi, se uno non può permettersi di pagare per esprimere la propria opinione, meglio: sta zitto e si gode in santa pace Maria De Filippi e l'Isola dei Famosi.
Perché se uno è creativo sapete quante cose ci può scrivere in una Moleskine? Magari poi diventa Hemingway e noi mica vogliamo farci scappare l'occasione di tassarlo prima per i successi di poi. Dico, scherziamo? Sai quanti soldi ci tiriamo su? Ma, soprattutto, quanta gente si fa stare zitta, finalmente. Che poi loro non vogliono far tacere i cretini, no, quelli li adorano (infatti Calderoli è sempre sulle prime pagine dei giornali). Sono quelli più acuti che devono tacere. Perché sono antipatici, con quell'aria saccente, sempre a pontificare con il lapis blu e rosso in mano.
Infine c'è quella spinosa questione che la scrittura aiuta a prendere le distanze, a rileggere, analizzare, acquisire nuove prospettive. Non va sottovalutata perché a rileggere, analizzare e criticare c'è caso che venga su una generazione di pensatori. Bamboccioni, ma pensatori. E loro non se possono permettere, sennò poi si devono impegnare davvero.
Insomma, una bella tassa e il problema è bell'e risolto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:34:00 AM | Permalink | 14 comments
22 ottobre 2007
"Sire, il popolo non ha pane!"
"E voi dategli le brioche".

L'idea stamattina è di scrivere qualcosa sulla manifestazione di sabato.
Bene, è stato un successone: un milione di persone - pardon, di bamboccioni - in piazza. Però almeno un altro milione lì non c'erano. E non perchè hanno preferito lo shopping del sabato pomeriggio che co' 'sti chiari di luna già è tanto se si fa la spesa, il sabato pomeriggio. Volete i numeri? Bene, vi do quelli che conosco: nell'ambito della comunicazione il 70% dei nuovi contratti è a termine e lo stipendio medio annuo è di 7000 euro. Che fa 583 euro di stipendio medio mensile. Ergo io che ne intasco 10.200 l'anno, ovvero 850 il mese, c'ho un gran culo e baciamolemani. E in altri settori è peggio, molto peggio. Provate a chiedere a quelli che lavorano nei call center. Ora a tutta questa gente umiliata e offesa, nonché dimenticata da tutti (se escludiamo i 200 euro per il pc o il contributo che ci allunga il Padoa nazionale perché a 30 anni riusciamo almeno a comprarci il pannolino da soli, se proprio non vogliamo levarcelo) viene data l'occasione di gridare non ne possiamo più: il minimo che possiamo fare è invadere la piazza, no? La reazione del mondo politico, invece, mi ha fatto venire il singhiozzo. Da ieri non m'è ancora passato.
1 - La CIGL nella persona di Epifani cerca di boicottare la manifestazione. Per carità tenete a casa le bandiere che non si dica che noi ce la prendiamo col governo amico. Che va bene fare casino se a metterla nel culo ai lavoratori sono i nemici, ma se sono gli amici l'unica cosa da fare è mettersi a 90 e pregarli di usare la vasellina. E scusate l'espressione colorita, ma se incontro Epifani domani mattina gli salto alla giugulare.
2 - Cofferati - che, prima di essere definitivamente zittito con l'elezione a Sindaco di Bologna, portò in piazza 3 milioni di persone contro quella che allora si chiamava riforma dell'articolo 18 - definisce la manifestazione di sabato un autogol. E non c'è dubbio che lui se ne intenda, di autogol.
3 - Prodi, all'alba del giorno dopo, viene avvertito da suoi collaboratori che, quando ha finito di fare colazione, sarebbe intelligente dichiarare qualcosa di più attinente del semplice "Il governo non è in pericolo" (ovvero: io da qui non me ne vado). Così - quando il Vaticano gli ha confermato che non rischia la scomunica perchè Il Pastore Tedesco, dopo una brutta caduta in cui ha battuto la testa, ha sentenziato "precariatum malum est" - si decide a bisbigliare che il precariato è male. Non troppo ad alta voce però, perché può esserci sempre bisogno di ritrattare, più o meno come ha già fatto dopo le elezioni. Inoltre, non si pronuncia su quando intenda chiamare l'esorcista per risolvere codesto male, né se preferisca affidarsi a soluzioni più terrene.
4 - Casini, poveretto, si commenta da solo: fa la contromanifestazione e, in preda a un attacco isterico, appare in tivvù con cappottino di cachemire, sciarpetta Burberry e sorriso da emiparesi, senza trovare niente di meglio da dire se non che siamo dei reazionari indifferenti al benessere del paese. Con tutta la buona volontà, non mi sento di infierire.
5 - Veltroni? Dov'è Veltroni? Ha detto qualcosa, Veltroni? Sono io che l'ho rimosso? Sta ancora riflettendo? Siccome a lui piacciono le distinzioni fra precariato e flessibilità buona, prima di dire qualcosa vuole essere sicuro di aver capito con quale dei due concetti ce l'avessero quei cattivoni che, per tutto il pomeriggio, hanno bloccato Roma creando pure problemi in tangenziale.
6 - La Cosa Rossa. Da quando è caduto il muro di Berlino e Occhetto ha decretato defunto il PCI (ero piccola, ma non abbastanza per non ricordare lo sguardo di mio padre, uno sguardo senza aggettivi) che sento parlare di Cosa Rossa. Ogni due mesi. Però, tra una cosa rossa e l'altra, la sinistra è stata indiscutibilmente accoppata dalla sinistra stessa e noi da lavoratori siam diventati servi della gleba. Ora, ben venga questa nuova Cosa Rossa ma aspetto prima di farmi travolgere dall'entusiasmo. Così, per non rimanerci male.
Intanto in Svizzera viene eletta la destra, i cui manifesti elettorali raffigurano una pecora bianca che prende a calci una pecora nera. Se continua così tocca scappare al Polo Nord.


 
co.co.prodotto da Atipica at 10:07:00 AM | Permalink | 19 comments
19 ottobre 2007
La Bara: "Cosa fai con quel vocabolario in mano?"
La Kapò: "Controllo una parola, che secondo me il Direttùr se l'è inventata"
La Bara: "Quale?"
La Kapò: "Boh, una roba strana...enco, aspetta che non me la ricordo...ah sì: e-n-c-o-m-i-a-b-i-l-e".
Siam giornalisti, signori miei. Loro sono pure a tempo indeterminato.


In pausa caffè La Bara recita il suo ruolo preferito, quello di magister elegantiarum:
"La Sofia Loren? Una baldraccona volgare e napoletana. Ma non lo dico perché adesso è una mummia, lo è sempre stata. Fossi un uomo non l'avrei toccata nemmeno con un dito"
"Infatti non sei un uomo"
"Bah, Benedetta, forse non puoi capire perché sei napoletana anche tu"
"Eh già, vicine nella terronaggine"
E qui preciso: non sono napoletana, ma per La Bara Napoli è la massima, nonché unica, espressione della meridionalità e quindi chiunque sia nato sotto il Rubicone, che gli piaccia o no, è napoletano. In quanto napoletana del Gran Sasso, dunque, io non posso comprendere i principi basilari dell'eleganza perché, si sa, da Ancona in giù noi giriamo coperti da una pelle d'orso e con l'osso fra i capelli.
Nel complesso e non sempre comprensibile sistema di simboli fonetici che La Bara utilizza per esprimersi, spacciandolo fra l'altro per ottimo italiano, il termine "napoletana" non indica solo la provenienza di un individuo ma è la summa di ogni volgarità estetica e morale. Spesso mi ha detto "oggi sei un po' napoletana" per intendere che quel quid di terronaggine che costituisce una macchia indelebile nel mio cursus honorum era più evidente del solito.
Vorrei essere una tartaruga e ritirarmi nel guscio, questo sì, a tempo indeterminato.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:33:00 AM | Permalink | 6 comments
18 ottobre 2007
Il Bollettino del Precario oggi annuncia una buona notizia: se volete un pc nuovo e avete più di 25 anni non preoccupatevi, il contributo di 200 euro che il governo ha messo a disposizione dei co.co.pro e dei co.co.co perchè, nonostante l'indigenza in cui versano, possano mantenersi al passo coi tempi non ha più limiti di età. E perché?
Perchè i soldi a disposizione son dieci milioni di eurini e le domande pervenute ne impegnano solo 44mila. Roba da non crederci.
Non è tutto.
Nei giorni scorsi ho sentito uno spot radiofonico che annuncia che le spese sostenute per l'attività sportiva si possono scaricare. Pensavo di aver avuto un'allucinazione, tanto ormai da queste parti non ci si meraviglia più di niente, ma pare che anche le precarie orecchie di Silvia abbiano captato la stessa cosa.
Purtroppo noi precari siam scemi e ancora non ci riesce di approfondire la questione, che la lingua parlata dal governo non è sempre intellegibile.
Che benefattori! Signori, dobbiamo smetterla di lamentarci, questo è mecenatismo puro. Dopo i 200 euro per un pc, in obbedienza al principio mens sana in corpore sano, il nostro amato governo si accolla persino le spese per la lotta all'addominale flaccido.
Ora seguitemi:
- chi ha l'addominale flaccido non ciula o ciula meno di chi può sfoggiare la ben nota tartaruga;
- il noto "fate l'amore non fate la guerra" implicitamente afferma l'inconciliabilità delle due azioni (fare l'amore vs fare la guerra). Perciò assumiamo che chi si sollazza non fa la guerra.
- quindi, se i precari - fieri dei loro pc nuovi e dell'addominale scolpito nel marmo - disperdono le energie tra una ciulata e l'altra (senza contare la palestra), non avranno più le energie sufficienti e l'aggressività necessaria per riavere i loro diritti. Anzi, pian piano si distrarranno più di quanto lo siano già e tra due anni qualcuno farà approvare una legge che impone di pagare i datori di lavori per la preziosa opportunità che ci offrono.
Sospetto dunque che si tratti di sabotaggio. E perciò vi esorto, non facciamoci irretire dal miraggio del muscolo turgido e gratuito: teniamoci le nostre flaccide buzzette - che tra l'altro il modello Barbie/Big Jim mal s'accorda con le nostre tasche vuote, le vecchie auto, i motorini smarmittati, il conto agonizzante.
Puntiamo ai diritti, che durano di più.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:06:00 AM | Permalink | 10 comments
17 ottobre 2007
Driiiiiiiiiiiiiiiiin.

"CSM buonasera sono Benedetta..."
"Passami La Bara e Il Grafico"
"Si, SS, subito, SS"
"Anzi no, radunali da qualche parte e fammi richiamare in minuti 0"
Click.

"Ha detto SS di chiamarlo al più presto..."
La Bara: "Ecco, è colpa tua dovevi dirgli che non c'ero!"
Il Grafico: "Vaffanculo, Benny!"

Il Grafico e La Bara non chiamano SS e ritornano placidi alle loro attività (per amor di chiarezza, tali improcrastinabili impegni consistono in una partita di poker on line e nell'ascolto attento dell'intervista in tedesco - con sottotitoli in polacco - del cannibale che anni fa si pappò il tizio accalappiato su internet).

Driiiiiiiiiiiin.

"CSM buonas...."
"Cretina, perché non mi hanno ancora richiamato?"
"Ma io veramente... Ecco, sì gliel'ho detto, ma..."
"Sei una cerebrolesa!"
Click.

Sospiro. Sospiro di nuovo. Grido:
"Insomma, volete chiamate SS che sennò mi perseguita!"
In coro: "Vaffanculo, Benny"

Poi finisce che uno una bella mattina si sveglia e va in ufficio col fucile. No, oggi non è giornata.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:33:00 PM | Permalink | 2 comments
La rassegna stampa è la mia personale malattia del secolo, l'HIV del mio lavoro, la peste del mio millennio. Mi ucciderà, lo farà in modo lento e doloroso, risucchiando a poco a poco tutta la mia energia vitale e riducendomi a una carcassa prima che sopraggiunga pietosa la morte. Amen.
Funziona così: ci si abbona a un servizio di rassegna stampa fornendo al service che effettua il servizio una parola chiave. Questi simpatici signori leggono tutti i quotidiani e i periodici che si stampano in Italia (da La Repubblica al Giornale di Cantù) che sono molti di più di quanto le nostre fragili menti possano immaginare, almeno in rapporto all'italica ignoranza. Gli articoli che contengono la parola chiave scelta vengono piazzati sul sito del service da cui io, brandendo user-id e password, li scarico cotidie. Per inciso, dato che la nostra parola chiave è "metano", accade che mi ritrovi in rassegna un articolo che parla di mucche perché il giornalista ha ritenuto di vitale importanza chiarire che anche i peti dei succitati bovini contengono metano. E sono costretta a scaricarlo e rassegnarlo come "non attinente". Perchè, domanderete voi? Non lo so e non lo voglio sapere, rispondo io: da quando lavoro al CSM ho smesso di cercare un senso in quello che faccio.
A questo punto comincia il mio complesso e gratificante compito: leggo gli articoli (e, dato l'argomento - il gpl e il metano - e il dilagante analfabetismo di chi con le parole pretende di lavorarci, vi assicuro che non è facile come sembra) e li salvo con nome della testata, data di pubblicazione e una serie di codici cervellotici elaborati da La Bara (no, dico, capite il mio dramma?) che dovrebbero permettere di identificare l'argomento dell'articolo senza aprire il file. Di recente, inoltre, La Bara ha scoperto che l'abbonamento prevede un servizio di segnalazione via mail che mi avvisa ogni volta che viene inserito sul sito un nuovo articolo. La cosa l'ha fatta fremere di puro piacere carnale e ha prontamente attivato il servizio arricchendo così la sua collezione con un nuovo divertente strumento per farmi saltare i nervi. Risultato: la mia mail è bombardata da una pantagruelica mole di segnalazioni inutili e moleste e le mie condizioni psichiche sono drammaticamente precipitate.
La rassegna va fatta tutti i giorni.
La rassegna va inviata a un elenco di dirigenti che a mala pena sanno leggere e che comunque non hanno voglia di farlo, a meno che non si tratti della Gazzetta dello Sport.
La rassegna deve essere completa, anzi, completissima. Nemmeno un articolo, neppure del Giornale del Tabaccaio (ebbene sì, esiste, qua non s'inventa niente) o dell'Eco del Tavoliere, deve sfuggire alla catalogazione. Se sfugge, la Bara, afflitta da una grave forma del temibile complesso dell'archivista, viene colta da una crisi di ansia ossessiva e mi perseguita una settimana. Riuscite a immaginare qualcosa di peggio di una persecuzione perpetrata da un ansioso ossessivo compulsivo, ma più ossessivo che compulsivo?
Alla rassegna stampa, che sarebbe poi la ragione per cui sono qui, aggiungete che:
- devo scrivere gli articoli miei e quelli che la Bara non ha voglia di scrivere, ma comunque firmerà;
- effettuare le correzioni volute da SS sugli articoli di tutti (e dovrebbe farlo la Kapò);
- inviare i comunicati e qualche volta spaccare le palle ai giornalisti perché non li cestinino;
- telefonare per raccogliere le informazioni che la Bara utilizzerà per scrivere lunghi e contorti articoli mentre lei sfoglia il giornale commentando tutte le notizie di morti violente e squartamenti che riesce a rinvenire;
- fare le telefonate per la rubrica degli incentivi che però cura la Bara;
- assecondare i capricci di SS;
- dare da bere alle piante;
- preparare le cartelle stampa quando necessario, e cioè sempre;
- coordinare nella preparazione delle cartelle una squadra composta da un'autistica e un'iperattiva distimica;
- assolvere tutti i compiti da scopino del cesso che mi vengono di volta in volta affibbiati.
Perciò spesso la rassegna stampa finisce in brodo. E io faccio presente con puntualità svizzera che finisce in brodo, ma nessuno mi risponde. Però poi, quando la Bara ha un attacco d'ansia ed è alla disperata ricerca di un capro espiatorio, ecco che spunta la rassegna.
"Benedetta, ho constatato con disappunto che manca l'articolo uscito il 25 dicembre scorso sul Corriere del Verbano" e giù con il rompimento di coglioni così sistematico da far saltare i nervi a Buddha.
Ora ho deciso di annotare su un quaderno tutte le volte in cui mi viene ordinato di trascurare la rassegna, da chi e perché.
Come dice un vecchio proverbio abruzzese: la vita è un mazzo di rittìca (ortica).

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:51:00 AM | Permalink | 0 comments
16 ottobre 2007
La Bara: "Benedetta, mi è stato riferito che hai ironizzato sulle ponderate convinzioni politiche del Capitano"
Io: "Alla faccia delle ponderate convinzioni politiche: tra il re e Mussolini mancava solo il Fuhrer, poi il meglio dell'umanità era al gran completo"
La Bara: "Mettiamo subito in chiaro che il Capitano è uomo di profonda cultura e ha un ruolo aziendale diverso dal tuo perciò non puoi permetterti di renderlo imbelle tramite la tua ironia"
Io: "A proposito di profonda cultura, ha detto: Pinocchio sarebbe una stronzata se non fosse una grande metafora della massoneria"
La Bara: "Basta, la tua ironia su un nostro dirigente è inaccettabile, meriteresti di essere licenziata!"
Io: "E perché non scudisciata sulla pubblica piazza?"

Ricapitolando: siccome il Capitano è un dirigente e io un servo della gleba non posso fare qualche innocente battuta sulle sue ponderate convinzioni politiche e inquietanti riletture letterarie? E così, dopo i contributi, la dignità e la pensione, il precariato ci leva anche la parola.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:59:00 PM | Permalink | 2 comments
La mia è una famiglia di strampalati. Strampalati originali che non sanno di esserlo, bensì convinti di rappresentare il metro della normalità. I miei parenti strampalati passano la vita a rinfacciarsi l'un l'altro stranezze e originalità, a scuotere la testa, scrollare le spalle, alzare gli occhi al cielo. Al momento sembro l'unico membro del clan parzialmente consapevole della sua strampalataggine e per questo devo ringraziare mia madre che ha trascorso gli ultimi 31 anni a lamentarsi perché, cristosantissimo, l'unica cosa che avrebbe voluto dalla vita è un figlio normale e invece le sono toccata io.
Bene, questa mattina alle otto squilla il telefono. 'Casa' lampeggia sul display. I miei sanno che è preferibile aver a che fare con una tigre del Bengala che non con la sottoscritta appena sveglia. A suon di strilli, graffi e stridii sono riuscita a ottenere che nessun parente mi rompa i coglioni per le due ore successive al risveglio. Perciò, se chiamano, è successo qualcosa di serio. Rispondo e, prima che abbia il tempo di dire pronto, sento mia mamma che si spancia dalle risate. Ma una di quelle risate in cui fai fatica a respirare.
"Visto che mi hai disturbato alle otto del mattino, ti dispiace far ridere anche me?"
Quella continua a sghignazzare.
"Non sapevo avessi il vizietto di alzare il gomito di prima mattina. Allora?" sibilo irritata.
"Tua zia...tua zia... si sposa!" balbetta quella tra i singhiozzi
"Come?"
"Ieri ha chiamato il suo futuro marito per chiedere ufficialmente la mano a tuo padre in quanto unico maschio sopravvissuto - ha detto così: s-o-p-r-a-v-v-i-s-s-u-t-o - della famiglia" e giù a sghignazzare
"!"
"Dovevi vedere la faccia di tuo padre: risponde al telefono e quello attacca tutto un pippone sulla donna della sua vita, la mano, il matrimonio...Per poco non gli è cascata la cornetta di mano. Comunque si sposano a gennaio, tu sei la damigella d'onore"
"!!"
Quella sghignazza sempre più forte. Comincio a temere che ci resti secca.

Ora vi domanderete: che c'è di originale? La gente si sposa, qualche volta. Vero. Il punto è che la zia in questione - la sposina - ha 70 anni, ha seppellito un marito e liquidato un amante, e adesso si appresta a convolare a giuste nozze con un Romeo che di anni ne ha 84 e che se ne va in giro a 'chiedere la mano' come se fosse re Artù.


 
co.co.prodotto da Atipica at 10:15:00 AM | Permalink | 20 comments
15 ottobre 2007
Ecco, ve lo racconto solo per darvi un'idea di chi fossero i miei compagni di avventura a Genova.

Giovedì 11 ottobre 2007, ore 9.30. L'allegra brigata è seduta al ristorante e tutti s'ingozzano allegramente di pesce a spese di SS. La conversazione langue perché, si sa, non si parla con la bocca piena. Nel silenzio squilla il telefono del Capitano di Lungo Corso, un ometto basso, grassottello, flaccido e rosa come un porcellino da latte, con quattro peli in testa e l'espressione tipica del cappone all'ingrasso. Costui prende il cellulare, schiaccia il tastino per rispondere ed esclama: "W l'Italia monarchica e fascista!W il re, W il duce!".
M'è andata di traverso una lisca di pesce che per poco non ci rimettevo le penne. Dopodiché ho dovuto trattenermi per non piantargli la forchetta nel grasso e monarchico gozzo.
No, dico, ma con un comune 'pronto' gli sembrava di fare brutta figura?

Mercoledì 10 ottobre 2007, ore 9.30, sempre a cena, ma in un ristorante diverso. Qualcuno dice: "Questa zona di Genova era inaccessibile durante il G8"
"Ah sì" rispondo "c'erano i cecchini sui tetti, qui"
"Non ci sarebbe stato bisogno di piazzare dei cecchini sui tetti se migliaia di ragazzi immaturi come te se ne fossero stati a casa a guardare la tivvù invece di venire a spaccare le vetrine!" mi risponde la Signora Volpi, tacchinona amante del Capitano di Lungo Corso, allampadata, ingioiellata come una madonna rinascimentale e abbigliata con un'inquietante camicia leopardata in tinta con le scarpette.
Taccio e continuo - ciomp ciomp - a ingozzarmi di trenette al pesto. In 31 anni non ho fatto molti passi avanti, ma ho imparato che discutere coi cretini è una fatica inutile e si rischia una gran brutta figura perché chi ascolta rischia di non cogliere la differenza fra te e loro.
"No, perché va detto, la tua generazione è immatura e priva di valori morali" continua la Sig.ra Tacchina.
"Già, e poi bisognerebbe aggiungere che non ci sono più le mezze stagioni e il clima sta cambiando" cerco di concludere ingoiando una trenetta.
"C'è da vergognarsi di aver messo al mondo dei figli come voi" riprende la Tacchinona "avete avuto tutto dalla vita e osate lamentarvi per la questione del lavoro. La verità è che non volete fare la gavetta"
Una trenetta si mette di traverso proprio lì dove dà più fastidio.
"Già, ci vorrebbe Mussolini a darci una bella raddrizzata" commento con la bocca piena e la migliore faccia da culo presente nella mia collezione autunno-inverno 2007 "ma d'altronde anche voi sapete il fatto vostro: proprio a Genova, mi pare, avete dimostrato una certa dimestichezza col manganello. Perfezionate l'olio di ricino e poi è fatta, nessuno si lamenterà più di niente"
"Beh, forse avrebbero fatto bene a darvene qualcuna in più, di manganellata, visto che così non avete capito la lezione"
Mi alzo e vado a fumare.
E sapete una cosa? Questi campioni di raffinatezza politica sono stati eletti nel partito del Berlusca. Questi, signori miei, non perdono tempo coi nostalgici ineleggibili; puntano alle stanze dei bottoni e, qualche volta, ci arrivano.



 
co.co.prodotto da Atipica at 3:00:00 PM | Permalink | 5 comments
Appena varcata la soglia dell'ufficio dopo dieci giorni di assenza, La Bara, rigida e impettita nel suo tailleur nero autunnale e una strana acconciatura che ricorda il guscio di una lumaca, mi si para davanti con le mani sui fianchi. Non dice buongiorno. Non domanda come stai. Non chiede com'è andato il rientro. Però dichiara: "Siamo tutti molto seccati con te!"
"E quando mai!"
"Niente ironia, per cortesia, si tratta di una cosa serissima"
"..."
"Siete tornati venerdì e nessuno qui in ufficio sapeva nulla!"
"Beh, era venerdì sera, non ho pensato di avvisare visto che il giorno dopo l'ufficio è chiuso. E comunque c'erano La Spia e Ursus con me, perché non parlate con loro?"
"Mi meraviglio di te! Dobbiamo essere informati a qualsiasi ora per una questione di organizzazione aziendale!"
"Ma lo sapeva SS! e comunque era venerdì notte, dovevo buttarti giù dal letto perché potessi passare il venerdì notte a organizzare il lavoro per lunedì?"
"Basta Benedetta, la tua noncuranza è inaccettabile!"
"..."

A pensarci bene, ha ragione. La prossima volta che sbarcherò a Bologna a mezzanotte e quaranta, per prima cosa farò un bel giro di telefonate per avvertire tutti i colleghi che 'ehi, siamo tornati e per lunedì potete contare su di me'. E giacché ci sono gli racconto cosa ho mangiato in autogrill.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:13:00 PM | Permalink | 0 comments
08 ottobre 2007
Ecco, è tardi e ho sonno, ma un'anticipazione delle perle che mi tocca sentire tra una barchetta e l'altra ve la beccate.

Il Capitano di Lungo Corso: "Ragazze, domani vengono gli israeliani a vedere la barca, dovete vestirvi bene"
La Spia: "Sì, ma bisogna cercare di non essere troppo scollate perchè quelli di solito alle donne mettono il burka!"

No, non è una barzelletta, parola di precario.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:20:00 PM | Permalink | 5 comments
04 ottobre 2007
Cari amici precari, precarissimi e meno-precari-ma-in-qualche-modo-precari-anche-voi, domani mattina, alle sette e mezzo, mentre voi inzuppate la brioche nel caffellatte, io salpo alla volta di Genova per il terzo Salone Nautico della mia vita. Mi ci porterà il poderoso SUV di Ursus che, alla faccia dell'inquinamento e del global warming, probabilmente va a uranio impoverito e inquina più di un missile terra-aria. Il nostro Ursus, fra l'altro, ha l'abitudine di sfrecciare in autostrada a 200 km/h e perciò non è nemmeno detto che ci arrivi a Genova. In ogni caso, se la mia giovane vita non dovesse spiaccicarsi contro un guard rail fra Bologna e Piacenza, per dieci giorni vivrò in un vortice (di cazzate) in cui avrò a mala pena il tempo per respirare. Figuriamoci postare.
Perciò vi saluto e ci si legge fra dieci giorni.
Nel frattempo fatemi un favore: pregate il vostro dio - chiunque sia - che il SUV sia stabile e abbia una buona tenuta di strada anche alla velocità della luce. E, mi raccomando, non fatemi abbassare il rank del blog. Io, in compenso, vi lascio questa.


Where is My Mind

Oh - stop

With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
But there's nothing in it
And you'll ask yourself

Where is my mind?

Way out in the water
See it swimmin'

I was swimmin' in the Caribbean
Animals were hiding behind the rocks
Except the little fish
But they told me, he swears
Tryin' to talk to me, coy koi.

Where is my mind?

Way out in the water
See it swimmin' ?

With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
If there's nothing in it
And you'll ask yourself

Where is my mind?

Oh
With your feet in the air and your head on the ground
Oh
Try this trick and spin it, yeah
Oh
Oh

(Scusatemi, è che l'ho ascoltata stamattina ed è una di quelle canzoni capaci di cambiarti la giornata).
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:04:00 PM | Permalink | 7 comments
Oggi è San Petronio e io sono incatenata alla sedia dell'ufficio, tanto per cambiare. Bologna, alle 9 di stamattina, era una città fantasma. Sull'autobus ero l'unico individuo con aspetto indigeno.
Ecco, ciò che mi innervosisce non è lavorare il giorno del santo patrono mentre cinquecentomila bolognesi passano la giornata a ingozzarsi di tortellini e lasagne per onorare codesto Petronio. No, quello che mi dà veramente fastidio è rendermi conto che stamattina, qua dentro, ci sono solo i co.co.pro. Gli altri, i dipendenti - quelli il cui lavoro oggi costerebbe il doppio - stanno tirando la sfoglia, dormendo, partendo per la gita fuori porta. SS li ha quasi incoraggiati a restare sotto il piumone. Noi invece siamo qui, lavoriamo, rispondiamo al telefono, scriviamo. Produciamo quattrini che SS investirà in qualche banca svizzera o in un conto segreto nel Lichtenstein. Produciamo quattrini ma non vedremo un soldo in più per aver sacrificato il giorno di festa. D'altra parte, la Legge 30 dice che siamo siamo liberi professionisti. Liberi professionisti: se è vero che le parole hanno un senso, dovrebbe significare che abbiamo scelto liberamente di lavorare invece di poltrire. Eh già.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:34:00 AM | Permalink | 14 comments
03 ottobre 2007
Sensore laser al diodo vicino-IR. Fino a ieri per me poteva anche essere il nome russo di una frittata; oggi è sinonimo di vendetta. Eh si, perché - tanto per citare una nota pubblicità - tutto si può comprare, ma vedere il vostro capo sadico che si morde la lingua non ha prezzo.
Tutti al CSM sanno che SS, quando corregge gli articoli,
vuole trovare errori che gli consentano di sentirsi il primo della classe e coprire d'insulti lo sfortunato autore. Ci sono errori da due insulti, da tre e da quattro. Quando un articolo di una pagina è flagellato da più di cinque errori da quattro insulti, il pezzo viene rispedito indietro con in calce commenti al vetriolo e spiegazioni di regole grammaticali, nonché fatto distribuire a tutti i presenti perché possano partecipare al linciaggio del malcapitato. Quando invece il pezzo è scritto bene e SS non rintraccia nemmeno un errorino da due insulti, il suo poderoso senso di inferiorità si risveglia e l'Altissimo per rappresaglia comincia a tormentare l'autore che si ritrova perseguitato con inaudita ferocia per giorni, a volte settimane. Conclusione: quando non si ha il talento naturale per la sgrammaticatura de La Bara e del Direttùr, conviene inserire volontariamente almeno una virgola o un complemento a capocchia, giusto per evitare il peggio.
Ecco, io lunedì ho scritto una bella news su un gruppo di ricercatori dell'università di Manchester che ha messo a punto un dispositivo per misurare i gas di scarico delle auto durante la guida.
Tanto per darvi un'idea, ecco la news:

Dall’Inghilterra è in arrivo l’inquinometro, dispositivo che misura i gas nocivi emessi dallo scarico del veicolo su cui è montato. Messo a punto dai ricercatori dell’Università di Manchester, l'inquinometro registra i livelli di anidride carbonica, ossido di carbonio e metano prodotti dagli scarichi. Lo strumento di analisi, collegato al display sul cruscotto, è un sensore (sensore laser al diodo nel vicino-IR) posizionato nella marmitta che sfrutta la luce infrarossa, già utilizzata per analizzare altre sostanze. I laser impiegati sono due: uno fornisce le quantità degli ossidi del carbonio, l’altro la concentrazione di metano.
La tecnologia permette fino ad ora di misurare i gas di scarico solo con motore al minimo, senza considerare variazioni di velocità e lunghezza dei percorsi. Grazie all’inquinometro, è ora possibile un calcolo su strada che tenga conto delle variabili che influenzano il funzionamento del motore e fornisca dati più precisi.

Trattasi di immonda cagata, direte voi. Una cagata copiata pari pari dal Corriere della Sera, aggiungo io. Perché mica credete che mi sprema davvero per il giornaletto di SS distribuito gratuitamente a meccanici e benzinai. Però è una cagata in cui ho dimenticato di infilare l'errore salvifico e che mi è costata il seguente supplemento di Golgota:
Ore 10,00:
Squilla il telefono. Gli Assunti del CSM (La Kapò, La Bara, La Spia, Il Grafico e Il Direttùr) vengono convocati in sala riunioni per una sessione di sodomizzazione di gruppo da parte di SS. Io sono esplicitamente esclusa. Tiro un sospiro di sollievo per la scampata sodomia, ma la gioia è di breve durata. Dalla porta aperta sento il sibilo di SS pronunciare il mio nome.
Ore 10,30:
Vengo convocata dal Concilio degli Assunti in sala riunioni, anche detta Sala delle Persecuzioni. Stanno tutti seduti intorno alla Tavola Rotonda: La Spia si fissa la punta delle scarpe, La Kapò è visibilmente soddisfatta, Il Grafico fuma fissando un punto fuori dalla finestra, Il Direttùr ride sotto i baffi e si frega le mani. Ricorda un grosso moscone unto. La Bara prende la parola:
"Benedetta, questo tuo atteggiamento di esplicita noncuranza non giova a noi e all'azienda"
"..."
"Sai che a SS piace che si spieghino le cose che si citano negli articoli, ma tu hai contravvenuto a questo suo desiderio "
"?"
"Il diodo laser: SS vuole che tu spieghi brevemente cos'è e come funziona"
"L'ho fatto, ho detto che è un sensore sensibile alla luce infrarossa"
"Non basta, troppo sommario, vuole una spiegazione dettagliata!"
"E come faccio a dettagliare, non sono mica un ingegnere! La news l'ho copiata da Corriere della Sera, nemmeno loro entravano nei dettagli e tra, l'altro, non mi risulta che i nostri articoli abbiano valore scientifico"
"Non fare polemica, mettiti lì e spiega come funziona il sensore laser al diodo vicino-IR, poi invia tutto via fax a SS"
Il Concilio degli Assunti mi congeda. Scarabocchio irritata un fax per SS: "Non sono in grado di chiarire il funzionamento del sensore laser al diodo nel vicino-IR perché, mio malgrado, non sono un ingegnere e la mia fonte non entra nei dettagli". Lo invio.
Ore 11,30
Squilla il telefono. Nuovo Concilio e nuova convocazione dell'imputato, che poi sarei io. Nuovo discorsetto de la Bara che, dopo avermi pregato di non fare polemica, mi porge un fax di SS in cui l'Altissimo mi accusa di non voler rispondere e di ostacolare volontariamente il lavoro per la rivista. Rende noto, inoltre, che l'ironia racchiusa in quel "mio malgrado" è del tutto fuori luogo. La Bara prende ancora la parola per informarmi che l'ira di SS è giusta conseguenza della mia incontenibile propensione alla polemica.
L'imputato prende la parola: "Io non sto facendo polemica, sto dicendo che non so spiegare come funziona il cazzerucolo. So di non sapere. Se tu lo sai, illuminami affinché possa esaudire la brama di conoscenza del nostro amato sovrano".
Di nuovo vengo congedata con un cenno della mano. Torno alla mia scrivania e fingo che nulla stia accadendo. Poco dopo SS mi comunica via fax che sta ancora aspettando di sapere come funziona il diodo. Un quarto d'ora dopo SS mi rende noto che, se per caso qualcuno glielo domandasse, non sarebbe in grado di spiegare come funziona il diodo. Sono idrofoba, ma taccio. Dopo mezz'ora ecco un nuovo fax in cui SS mi fa una lezione di fisica inguacchiando 4 stronzate imprecise sulle proprietà fisiche della luce e meravigliandosi che io sia in difficoltà per così poco. Ovviamente tutti i fax indirizzati a me vengono consegnati in copia a tutti i colleghi. La Kapò spunta ogni cinque minuti con un sorriso idiota stampato in faccia per ricordarmi che SS aspetta il diodo. Ho la bava alla bocca, ma proprio quando sono alla disperazione e una forsennata ricerca su internet non ha prodotto nulla di intellegibile per la mia fragile mente, vengo folgorata come San Paolo sulla via di Damasco.

Dopo mezz'ora, il fax a casa di SS vomita un papiro di due pagine con schemi, grafici, formule matematiche da far rabbrividire qualunque cervello normale. In fondo una mia nota: "questa spiegazione è stata redatta da un ingegnere elettronico con dottorato di ricerca in elettronica che al momento collabora come ricercatore con il Politecnico di Zurigo. Come vedi, nessuno in quest'ufficio, compreso te, possiede le conoscenze necessarie per capire e spiegare con precisione scientifica come funzioni un sensore laser al diodo nel vicino-IR. Tuttavia, nella quantomai remota ipotesi in cui tu riesca a capire di cosa si tratta, ora hai tutte le informazioni necessarie per spiegare a chi te lo chiede cosa sia un diodo. Ovviamente per soddisfare questa tua sete di conoscenza ho fatto, dall'ufficio, più di una telefonata in Svizzera. Buona lettura!"

Che dite, ho esagerato? La rappresaglia sarà feroce?

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:02:00 AM | Permalink | 7 comments
01 ottobre 2007
Orbene, è lunedì. Ma non il solito lunedì che segue un week end e precede una settimana di lavoro che si concluderà con un week end, no. E' un lunedì isterico che segue un week end isterico flagellato dall'arrivo e della permanenza dei miei genitori nei 30 metriquadrati di casa mia e che precede due lunghe settimane di lavoro isterico al Salone della Nautica di Genova. Sì, avete ragione, Genova è una bella città, a ottobre c'è sempre il sole che sembra maggio e forse forse potrebbe essere divertente. Potrebbe, ma solo e soltanto se:

- riuscissi a vedere Genova, cosa che non accade mai perché i lavori forzati al Salone durano dalle 8 del mattino alle 8 della sera. Gli orari di apertura al pubblico sono dalle 9.30 alle 18.30, ma a SS piace che facciamo più di quanto è necessario. Perciò alle 8 di mattina, belli come il sole nei nostri vestiti della festa, aspettiamo impettiti che la fiera apra i cancelli e la sera lavoriamo finché gli impiegati della fiera ci staccano la corrente e ci buttano fuori a calci in culo. Finito il lavoro in fiera, inizia il secondo round: dalle 8.00 di sera, sudati e impolverati, dobbiamo impegnarci perchè SS mangi bene, si diverta, vada a letto sereno, dorma come come un bambino possibilmente fino a tardi così che il giorno dopo ci rompa meno i coglioni. Si va dove dice lui, all'ora che stabilisce lui, con le persone che invita lui e si resta finché lui ha voglia di restare. Risultato: si va a letto alle 2, ci si alza alle 8, si lavora come schiavi e ci si lava pure poco. Inoltre il giorno dopo noi siamo degli zombie drogati di caffè e lui è vispo, arzillo e comunque rompicoglioni. Insomma, al terzo anno di questo tormento non ho ancora visto la via principale di Genova e, francamente, ormai c'ho rinunciato.
- non lavorassi in un ufficio di matti le cui già gravi patologie psichiatriche si aggravano repentinamente durante il salone. Capita in questi dieci giorni di assistere a pianti isterici, scenate, attacchi di panico, tentativi di suicidio/omicidio. Le coppie litigano e si lasciano, i colleghi si insultano fino a prendersi per i capelli, il consumo di sigarette aumenta tanto che il nostro gruppo viene costantemente preceduto da una nauseabonda puzza di posacenere. E capita, di solito verso mercoledì/giovedì, di rannicchiarsi contro un muretto e piangere, piangere, piangere senza sapere bene se sia la stanchezza o lo sfinimento psicologico. E, in genere, questo non è lo stato d'animo adatto per fare il turista.
- non avessi come capo SS. Il Salone della Nautica è la dimostrazione inconfutabile che lui, come imprenditore, è un completo fallimento. Più passano i giorni e più l'assunto diventa evidente persino all'uomo delle pulizie: tanto per capirci, sono 3 anni che ci andiamo sempre con la stessa barca. No, non lo stesso modello, proprio la stessa barca. Perché in 3 anni non ne ha venduta nemmeno una. E quando diventa evidente persino a lui che avrebbe fatto meglio ad aprire una salumeria, si sfoga su di noi in un crescendo di sadismo democraticamente spalmato su tutti i presenti di sesso femminile. Ebbene sì, è anche maschilista, anzi, misogino.
- non venissi eletta aiuto facchino per tutta la durata della fiera. Fatica fisica a parte, essere l'aiuto facchino ha i suoi vantaggi: ci si mantiene in forma, spuntano due bicipiti da competizione, scarichi, carichi, sudi, t'impolveri e riesci a ritagliarti qualche momento lontana dai cavilli psicotici di SS. Il problema è che il facchino capo è Ursus e le sue indicazioni a suon di grugniti non sono sempre così intellegibili. Perciò magari capita che lui faccia "grunf" intendendo "scarica il carrello", tu capisci "attacca i quadri allo stand" e ti becchi un grugnito di rimprovero.
Insomma, mi aspettano tempi duri, ma in compenso dieci giorni di questa rumba producono ispirazione per scrivere post per un anno.
Intanto auguratemi in bocca al lupo.

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:07:00 PM | Permalink | 18 comments
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