31 ottobre 2006
"Ciao FR, scolta, domani devo fare la spesa, prendo la tua carta di credito?"
"Tanto una dieta ti fa bene"
Ecco, il tenore dei discorsetti che ci facciamo tra di noi, ormai. Mica i massimi sistemi, 'somma.
Ho deciso, è il momento del bilancio dei desideri che resteranno tali:
- tagliarmi i capelli;
- tingermi i capelli;
- fare shopping compulsivo;
- pagare i debiti;
- prendere un caffè al bar;
- scrivere un libro in cui sputtano FR e tutta la baracca, vendo diecimila copie in una settimana e tutto il mondo ride di lui. E poi gliene spedisco una autografata. (Come diceva la pubblicità? Firmare un autografo a chi ti consigliava di darti all'ippica non ha prezzo).
- la pace nel mondo.
Ecco, considerato che, quanto a realizzabilità, ora come ora prendere un caffè al bar è, a occhio e croce, impossibile quanto portare la pace nel mondo, non mi resta che scrivere un libro. Ma ovviamente anche qui, siamo in alto mare. Però, visto che stasera è Halloween, potrei presentarmi a casa di FR vestita da strega, suonare il campanello e quando apre puntargli un fucile a pallettoni sulla faccia dicendo "O la borsa o la vita!". Si, lo so, più che bimbo americano fa bandito Giuliano (oddio c'è una rima interna, qualcuno mi aiuti!), oltre al fatto che si dovrebbe dire "dolcetto o scherzetto?", ma capitemi. Cosa volete che me ne faccia di un dolcetto, a questo punto. Tanto vale andarci pesanti. E se se non scuce, poco male. Giacchè ci sono gli sparo, poi invoco l'infermità mentale. Tanto peggio di così.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:04:00 PM | Permalink | 2 comments
No, scusate la diarrea linguistica, ma questa la devo dire. Sono una donna fortunata. E, si, lo so, meno di due ore fa ero prossima al suicidio, però che volete, le cose cambiano, il mondo gira. Tanto per cominciare qui si parla di me, che non è poco. Secondo mi si dice che in fondo non è tutta merda quella che puzza. In un ammirevole tentativo di offrirmi una prospettiva che mi salvi dal suicidio, l'amica Leone mi scrive di guardare il lato positivo. Se questo lavoro non mi offre nulla, nemmeno lo stipendio, posso sempre decidere di riporre le mie speranze nella parolaccia. E tra un vaffanculo e un cazzo moscio contribuire così allo sviluppo linguistico dei miei simili, secondo le teorie di un tale con un nome terrificante. Insomma, volete mettere un lavoro che vi offre stipendio, sicurezza e magari buoni pasto con uno che vi permette di contribuire all'evoluzione linguistica della specie?
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:46:00 PM | Permalink | 0 comments
Quando qualcosa va male può sempre andare peggio. Può accadere, per esempio, che vai da qualcuno a chiedere quali sono i tuoi diritti, tipo per avere lo stipendio da chi non vuole dartelo, e che questo qualcuno cominci a parlare scuotendo la testa con l'espressione costernata. E più parla più cominci a scuoterla tu, la zucca, e alla fine esci di lì in preda a uno scuotimento diffuso, una specie di Parkinson che arriva anche alle orecchie, e lucidamente consapevole che tu, di diritti, non ne hai. O che, se li hai, sono sepolti sotto un mucchio di postille delle quali non hai capito un beato cazzo, di rimpalli da un ufficio all'altro, da una sezione all'altra, da un usciere all'altro. E che, data la tua cronica, pantagruelica pigrizia e tendenza a nascondere la testa sotto la sabbia, finirai col preferire la sistematica violazione dei tuoi diritti a uno sbattimento da gastrite di proporzioni apocalittiche.
Perciò chiunque abbia un po' di pratica con la matematica mi risolva questa equazione: quanto fa tragica situazione finanziaria+tragica situazione psicologica+un cervello che ragiona male? Un consiglio: se ottenete "sparati" per più di cinque volte, non ostinattevi a ripetere i calcoli. Il brutto è che non avete sbagliato niente.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:48:00 AM | Permalink | 0 comments
30 ottobre 2006
Ecco, è lunedì. Lunedì 30 ottobre. E io mi sento come Diogene Laerzio. Si, non so se era Laerzio, e nemmeno se era proprio Diogene, ma insomma intendo quello che lasciava la porta di casa sua sempre aperta e quando arriva Cesare e gli dice "non hai paura che ti portino via tutto" lui risponde "tutto quello che mi serve ce l'ho qui", indicandosi la testa. Ecco non è che mi voglia paragonare a Diogene, e non è nemmeno vero che tutto quello che mi serve ce l'ho nella testa. Il punto è che, al momento, tutto ciò che ho ce l'ho nella testa. E devo farmelo bastare. E se c'è solo segatura, bisogna che mi accontenti di quella. Ok, avete indovinato. Anche oggi niente stipendio. E tutto quello che il mio cervello riesce a partorire, da stamattina quando mi sono svegliata, è "Dice ch'era un bell'uomo e veniva, veniva dal mare, parlava un'altra lingua, però sapeva amare...". Chiunque sappia spiegarmi cosa c'entra Lucio Dalla con la mia personalissima condizione di sfigata non pagata e com'è che invece di concepire pensieri di morte mi do al canto, avrà tutta la mia gratitudine. Solo quella, perchè al momento tutto ciò che ho da offrire, come dicevo, ce l'ho nella testa. Perciò è molto poco, oltre che puramente spirituale.
E comunque è da stamattina che rifletto sul fatto che quando uno è alla frutta è inutile che s'incazzi. Perciò quando m'è venuta voglia di un caffè del bar e ho scoperto che nel portafogli avevo solo scontrini, cartacce e l'abbonamento del bus, ho fatto spallucce e tirato dritto. Quando prenderò lo stipendio comprerò tutto il bar, mi sono detta. In fondo, per trovare senso a una vita basta avere progetti, mica metterli in pratica.
Ieri cinema: Il diavolo veste Prada. Una stronzata clamorosa con bei vestiti, lustrini e belle donne dappertutto, ma poteva anche andare grazie a quella gran donna di Meryl Streep. Solo che non sono in vena di guardare film su capi stronzi e impiegatucci sfruttati che prima si sdraiano a pecora pur di arrivare e poi, quando hanno successo, fama e soldi, riscoprono il senso morale e il piacere di andare a friggere patate da McDonald. Perchè meglio poveri e onesti e con l'Amore con la A maiuscola che ci cucina toast al formaggio alle 3 di notte, che ricchi sfondati col pelo sulla coscienza. Sarà, ma ho il sospetto che questa stronzata se la raccontino quelli come me che, per sfangare, non hanno alternative alla friggitoria. Non so se mi spiego.
Dopo il cinema, aperitivo. Agli aperitivi di solito si mangia e si beve. E fin qui è pacifico. Le difficoltà insorgono quando ti sei portato appresso un'anoressica che non si accontenta di non mangiare, ma vorrebbe che non mangiassero neanche gli altri. E che appena addenti un boccone di profumata e peccaminosa mortadella comincia a elencarti le inenarrabili, indiscutibili, inimmaginabili sfighe che si abbatteranno sul tuo corpo per aver ingerito un simile veleno. Il tutto condito da occhi sbarrati, smanazzamenti e gesticolamenti vari, vene del collo gonfie, risatine isteriche e voce a tredicimila decibel. La situazione precipita quando l’anoressica si trova davanti una stronza come me incattivita da un brutto periodo. Perché allora la stronza comincerà a mangiarle sotto il naso qualunque porcata mostrandosi deliziata dal sapore e assolutamente noncurante della salute. E quando l’anoressica molesta sarà prossima alla crisi isterica, la stronza affonderà il coltello nella piaga e, fumando una dannosissima sigaretta, dichiarerà: “Ho ancora un buchetto: ora vado a casa e mi faccio una brioche con la nutella”.
No, sia chiaro che ho molto rispetto per le nevrosi degli altri. Però faccio già fatica a contenere le mie, di nevrosi, e quando mangio non voglio avere accanto un contacalorie ambulante che mi grida in un orecchio tutte le stronzate alimentari che ha letto su Donna Moderna.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:41:00 PM | Permalink | 0 comments
27 ottobre 2006
Che fare se uno non è proprio soddisfatto di sè, se si sente un po' lesso, non troppo à la page, un po' scarpa vecchia in fondo? Il vecchio terapeuta ormai non è più di moda: se ne sta lì, dietro il lettino, con gli occhiali sul naso e l'aria da chi la sa più lunga di voi, ma non risolve mai un piffero. Bocciato. Le medicine? No, troppo drug-addicted, un po' autodistruzione alla Kurt Cobain, un po' sfigato senza speranza. Nisba. E allora? Beh, collegatevi a internet, cercate fra gli annunci di lavoro qualcosa che vi garba e aspettate. Quando starete per desistere, più depressi di prima, vi cadrà l'occhio sulla soluzione dei vostri problemi: il Corso di Ottimizzazione di Se Stessi.
Il Corso di Ottimizzazione di Se stessi consente a ciascuno di sfruttare al meglio le sue potenzialità ed evita quello spiacevole inconveniente nella vita di una persona che si è soliti indicare come insuccesso. Con il periodico aggiornamento del Software Brain 1.0 si è sempre al passo coi tempi, smaglianti, dinamici, moderni e sorridenti come richiesto dalla società che ci ha acquistati. Un efficientissimo antivirus evita l'instaurarsi nel sistema di worm e virus che provocano il rapido decadimento della Macchina a livello Uomo, con conseguente immediata rottamazione.
Vabbè, sparlato abbastanza, comunque ho deciso di frequentarlo, il corso intendo. Sono convinta che una piccola ottimizzazione possa farmi solo bene. Ecco. Così poi mi inguaino in un tailleur grigio, mi appendo al collo un filino di perle, mi intrampolo su scarpe che m'aggiungono una ventina di centimetri e mi spiaccico un'aria arcigna sulla faccia. Così mascherata da persona rispettabile, mi disporrò a guadagnare uno stipendio con talmente tanti zeri che vanno a capo. Avanti, ottimizziamoci.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:27:00 PM | Permalink | 0 comments
26 ottobre 2006
Dunque riassumiamo. Il Megadirettore non paga. Non risponde al telefono. Non si sa dove sia. E questo potrebbe anche andare bene: intendo dire, se fosse morto forse potrei anche rinunciare volentieri allo stipendio. Ma quelli come lui c'hanno nove vite come i gatti e se non li si sente per un po' significa solo che stanno rompendo da qualche altra parte. Quindi, non facciamo del facile ottimismo che proprio non è aria. Il nervosismo serpeggia, ma inutile ribadire che serpeggiando serpeggiando nessuno fa niente, tutti temporeggiano e l'unico che dorme sonni tranquilli, gira che ti gira, è proprio lui. Oggi è stata convocata una specie di riunione sindacale fra noi poveri (c'è poco da scherzare, è detto in senso letterale) dipendenti. Una cosetta utile non tanto sul piano pratico, che comunque non s'è cavato il ragno dal buco, ma perchè si sa che nei momenti di sconforto la solidarietà aiuta. Insomma, per farla breve, dalla suddetta riunione è emerso che:
- Ognuno per sè, Dio per tutti.
- Il Gran Lup Mann (che ora mi sembra l'appellativo più appropriato) ha sempre torto sul piano morale, ma ha sempre ragione sul piano legale. E siccome della morale non gliene frega un cazzo a nessuno, eccetto forse a Papa Ratzinger quando si tratta di sparlare su famiglia e unioni gay, il Gran Lup Mann ha sempre ragione.
- Dobbiamo comunque ringraziare di non essere disoccupati e, anche se ormai anzichè lavorare siamo ridotti a fare volontariato, almeno non ce ne stiamo a casa a far le tagliatelle come la nonna Pina.
- I sindacati? Questi sconosciuti.
- Se proprio uno non può resistere qualche mese mangiando cipolle (o se gli sono finite pure le cipolle, caso da prendere in considerazione), allora vada dal Lup Mann e, usando il dovuto modino, e soprattutto parlando per sè e solo per sè senza usare la parola diritti (per carità!), gli dica che purtroppo lui aspetterebbe pure, ma ha bisogno e si trova in difficoltà. Sperando che si muova a compassione.
- L'Unione fa la forza è una stronzata clamorosa.
A conclusione di tutto ciò, la mia Nazi-Kapò M. ha sentenziato che queste riunioni non servono a niente se non a sottrarre tempo al volontariato e che, se non abbiamo ancora capito che F.R. non è un datore di lavoro moderno ma un padrone vecchio stampo, è meglio che ci cerchiamo fin da subito un altro lavoro. Ecco, su questo punto siamo d'accordo, ma pare che di questi tempi non sia facile come farsi una bistecca. Ah dimenticavo, alla fine s'è deciso di comune accordo di pazientare, lavorare alacremente e fingere che nulla stia accadendo. Per non dargli soddisfazione. E chi non può si indebiti, faccia una marchetta, ammazzi sua madre per l'eredità ma per carità, non chieda lo stipendio a FR.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:18:00 PM | Permalink | 2 comments
25 ottobre 2006
Per dovere di cronaca e non perchè pensi che a qualcuno interessino davvero i miei problemi finanziari, vi annuncio: oggi ho pagato l'affitto. Sissignori. Ho pagato l'affitto contraendo, ovviamente, debiti a destra e a manca. Ma che volete, gli economisti dicono più o meno che non importa se uno ha quattrini ma se li tiene sotto il mattone, ciò che conta è la circolazione del denaro. Da questo punto di vista sono un benefattore io, pari a madre Teresa o Ghandi, insomma. Faccio circolare, io. Nessuno fa circolare come me. Tutto quello che arriva in queste tasche, dopo poco viene spedito ad un altro indirizzo. Perciò ringraziatemi, boys, se l'Italia non è al livello dell'Albania è anche merito mio. New Economy docet.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:29:00 PM | Permalink | 0 comments
Dicevo ieri del questionario della casa editrice. E scusate se torno sulle cose, ma in questo periodo ho il cervello che funziona così, a singhiozzo. Quelli del questionario mi scrivono che se non riceverò risposta prima del 31 ottobre significa che il mio profilo è stato scartato. E insomma, è una cosa che mi fa effetto. Si. Dai, questi leggono un curriculum, si guardano in faccia e poi decidono che si, tu puoi passare al Questionario Con La Q Maiuscola. Ovvio che hanno una gran fiducia nel Questionario: è facile, veloce, non implica promiscui contatti umani perchè loro te lo inviano e tu te lo fai tranquillamente a casa tua senza rompere i coglioni in azienda e mette subito in luce le caratteristiche salienti della personalità del candidato. Ti fanno domande tipo "sei gentile con la gente?" o "ti piace leggere?" o "tendi ad essere prepotente con i colleghi?". E ti dicono non mentire, mi raccomando, che ce ne accorgiamo, noi psicologi sopraffini, e i bimbi bugiardi qui in azienda non li vogliamo. Ora, io magari ho sfiducia nel genere umano, ma ce lo vedete voi uno che vuole ottenere un lavoro rispondere che no, lui non è gentile con nessuno, perchè la gente non se lo merita. Anzi, gli piace maltrattare le persone, soprattutto i colleghi. E' così divertente prevaricare, angariare, tirranneggiare e magari metter zizzania, per quale ragione uno dovrebbe privarsi di un piacere sì grande in questa valle di lacrime? Insomma, è come chiedere a un terrorista se fa il terrorista. Secondo me è pure un tantino immorale andare da uno che vuole un lavoro e dirgli prima di tutto la sincerità e poi chiedergli se si considera un egoista. Ma tranquillo, bello, rispondi pure sinceramente, perchè qui non siamo in parrocchia e puoi sempre contare sul fatto che stiamo proprio cercando un egoista. Essere uno che passa sopra sua mamma pur di fare carriera non ti preclude la possibilità di ottenere questo lavoro, non venircelo a raccontare si.
Poi dopo ci sarà il Colloquio, per i Profili Selezionati, ovvio. I Profili si presenteranno in azienda ben vestiti, aspetteranno un'ora in un ufficio asettico guardandosi intorno con circospezione. Perchè li abbiamo letti tutti quegli articoli tipo job advisor su come presentarsi al colloquio, cosa aspettarsi durante un colloquio, come riconoscere le domande trabocchetto. E lo sappiamo, altro che se lo sappiamo, che lì in giro potrebbe esserci una telecamera che ci spia, o uno specchio come quelli della polizia dietro cui due tizi scrutano se uno si mette le dita nel naso, si morde le unghie o scoreggia. Perchè lo sanno tutti che uno che si morde le unghie e scoreggia non può essere un buon redattore. C'è una correlazione diretta fra tendenza alla flatulenza solitaria e attitudine al lavoro redazionale. O a qualunque lavoro. Perchè conosco una che fa selezione del personale che esamina dietro il vetro gente che si presenta per i ruoli più disparati e a sua volta è stata esaminata da dietro un vetro. O magari serve perchè poi il tizio possa chiederti scusi, lei si mette le dita nel naso? e scoprire così se sei un bugiardo oppure no. Poi il tizio arriva col tuo questionario sotto il naso. E comincia a chiederti com'è che alla domanda sei gentile con la gente hai risposto si. Cos'è non ti è mai capitato di essere scortese? Di avere le palle girate e mandare affanculo il povero vecchietto che ti fa perdere tempo alle poste? beh, si signor esaminatore, a tutti capita di avere le palle girate e fare cose non proprio nobili, ma vede, in linea di massima sono gentile. Si, ma cosa vuol dire in linea di massima? saresti gentile per esempio, con un collega che non lo è con te? Per quanto lo saresti? Insomma, cosa vuol dire per te essere gentile? E perchè ti definisci gentile con gli altri quando sai di non esserlo sempre? Perchè non sono sgarbato, signor esaminatore. Sono umano, quindi non sono sempre gentile come nei suoi telefilm americani preferiti, ma sono tendenzialmente gentile con il mio prossimo. E il Colloquio va avanti così e quando esci hai sempre l'impressione di aver fatto una figura di merda, ti senti un po' contuso e continui a chiederti cosa c'entra la tua gentilezza con il lavoro di redazione. Ti chiedi perchè non ti hanno chiesto se leggi, cosa leggi, perchè non ti hanno fatto leggere un pezzo magari inedito chiedendoti cosa ne pensi. Perchè gli interessava se sei gentile o egoista o prevaricatore e perchè hanno avuto bisogno di guardarti per mezz'ora da dietro un vetro come le spie. Poi te ne torni nel tuo ufficio di pazzi e non sei più tanto sicuro di volertene andare, no, proprio non lo sai. Ma forse non c'è poi tanto da scegliere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:17:00 AM | Permalink | 0 comments
24 ottobre 2006
Quando si dice un brutto periodo. Il megadirettore gran figlio di buona mamma, è proprio il caso di dirlo, resta sprofondato nella sua poltrona in pelle umana tutto intento a giocare al grande imprenditore, e dei nostri stipendi nemmeno l'ombra. Del resto, come ho già detto, l'importante è la salute, quindi chissenefrega, nell'epoca del troppo di tutto un po' di dieta non può che fare bene. Non sono tutti di quest'idea però. Il mio padrone di casa, ad esempio, pur avendo 115 anni, mi ha fatto chiaramente capire che non c'è trippa per gatti, che non crede a un'acca di quello che ho detto anche perchè nella sua lunga vita di matusa non ha mai visto un titolare che non paga lo stipendio. Pensa un po'. A me invece, m'è toccato conoscerne uno dopo soli 30 anni di vita. E qui ci sta una frase che ripeteva sempre un mio compagno di scuola, quando le cose gli andavano male e la gente per tirarlo su gli diceva "non può piovere per sempre": in effetti, può anche nevicare. Dopo queste pillole di ottimismo, aggiungo che ieri m'è anche toccata l'estrazione di un dente. E vi, giuro, non è per niente una di quelle cose che fareste per risollevare un pomeriggio di noia. La scienza e la tecnica avranno pure fatto dei progressi, ma il dente si leva ancora come si faceva nel 1789: il dentista lo agguanta con una tenaglia e lo tarpa via a suon di strattoni tenendovi ferma la testa con l'altra mano. Una cosetta per niente invasiva, insomma. Dio benedica l'inventore dell'anestetico. Di cui fra l'altro, ieri, ho chiesto doppia dose. Dell'anestetico, non dell'inventore che sicuro era brutto come la fame, e comunque co 'sta depressione sono poco incline ai piaceri della carne. In ogni caso suppongo che l'inventore dell'anestetico sia un tantino troppo morto per fare sesso con me. Stavo pensando che magari potrei farmene dare un altro po', e andare in letargo fino a luglio dell'anno prossimo. Magari giugno, per non esagerare. E vedere se per allora la mia vita ha ripreso ad andare avanti, invece di attorcigliarsi su se stessa.
Qualche tempo fa avevo inviato un curriculum a una casa editrice che cerca un redattore. Stamattina quelli mi comunicano, con una mail tipo ehi! hai vinto la lotteria, che ehi! ho passato la prima selezione fra decine di migliaia di curriculum di disoccupati e occupati precarizzati. Il secondo step (lo chiamano così, fa dinamico è moderno) è compilare un meraviglioso test di autoanalisi della personalità. Per me potrebbero impormi una seduta dall'analista, che mi servirebbe pure, volendo. Ok, coi tempi che corrono, non è il caso di fare gli schizzinosi: dicono test e test sia. Chiedono di rispondere con sincerità, perchè il test non preclude nulla (e allora a che serve?) e blablabla. Ora però, visto che la prima domanda è "avete una visione positiva della vita?", ho un dubbio: se rispondo "no, per niente, vorrei buttarmi dal quinto piano di un palazzo", secondo voi il lavoro me lo danno lo stesso? Perchè non so, secondo me non fa azienda moderna e dinamica investire risorse nella formazione di un redattore che poi si suicida appena può.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:04:00 AM | Permalink | 2 comments
19 ottobre 2006
Ecco, vedete, non è che oggi voglia perdere tempo dedicando allo smanettamento su internet le ore di lavoro, magari per vendetta nei confronti di chi non mi paga lo stipendio, come potrebbero pensare i malevoli. No. La verità è che voglio dare il buon esempio. Ci tengo, ecco. Che a piangere davanti al bambino africano che muore di fame siam buoni tutti, ma poi nessuno si leva il pane di bocca. Ecco io invece voglio fare qualcosa di concreto e così ho deciso di lanciare la campagna ADOTTATE UN TRUFFATORE. Forza dai, un po' di buona volontà. Non è difficile, basta rinunciare a qualche vizietto e mettere da parte i soldi. Quando si sarà raggiunta una cifretta consistente la si mette in una busta e la si consegna a FR, che può decidere di usarla come mazzetta per corrompere il politico di turno, giocarsela a poker con gli amici, comperare una zanna di elefante dai cacciatori di frodo. Cose così. Avanti. Io ho deciso: domani non fumerò (anche perchè non posso, sapete com'è senza stipendio...). Qualcuno di voi potrebbe per esempio fare una marchetta e devolvergli i proventi, oppure rapinare una banca per lui, o magari regalargli sei mesi di busta paga. Lui in cambio vi scriverà letterine di ringraziamento tutti i mesi, informandovi di come procedono i suoi loschi traffici a danno di contribuenti ed onesti lavoratori. E vi si riempirà il cuore di gioia. Provare per credere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:32:00 PM | Permalink | 2 comments
Dicevo ieri che si sopravvive al Salone di Genova. Ed è vero. Dicevo, e anche se non lo dicevo ieri lo dico adesso, che si sopravvive anche a un capo completamente pazzo. Diventa più difficile se bisogna sopportare pazzie e tormenti gratis, ma in fondo ciò che conta è la salute e i soldi non fanno la felicità.
Questa mattina grande riunione di naziufficien. Il gran-figl-di-putt ha mandato un bravaccio (leggi:la sua compagna) a dirci che, a causa della nostra incapacità di sdoppiarci stando contemporaneamente in ufficio a scrivere articoli e a Genova a prenderla nel culo, la rivista uscirà con ritardo. E ciò crea grave dissesto economico alle loro finanze, già irrimediabilemente funestate da fallimenti su tutti i fronti. Insomma noi, boicottatori nullafacenti mangiapane a tradimento, abbiamo inflitto il colpo mortale al magro conto in banca di sua maestà il megadirettore. Dunque? Dunque niente lavoro, niente stipendio. Sisi, avete capito bene, cazzo, niente stipendio. D'altronde lo dice anche il proverbio: chi non lavora non fa l'amore. E dai, adesso non mettevi a fare i sindacalisti del cazzo, cosa volete che sia uno stipendiuccio non pagato. Non saranno certo ottocento pulciosi euro a farmi diventare ricca. E non pagare qualche bolletta non è una tragedia. Tra l'altro stavo giusto pensando di mettermi a dieta che 42 chili mi sembrano davvero troppi. E poi lui ha le sue buone ragioni, ci vuole tanto impegno per far andare male due aziende consolidate, non è una cosa che riesce al primo tentativo. Bisogna stare svegli la notte, circondarsi di avvocati incompetenti, far incazzare tutta la magistratura del circondario, farsi ratificare a casa qualche mandato di comparizione, costruire barche senza venderle. Insomma, una faticaccia. Noi invece cosa facciamo? Niente, lavoriamo otto ore il giorno. Punto. E vogliamo anche essere lasciati in pace fuori dall'orario d'ufficio. E se poi ci viene chiesto di lavorare un week-end apriti cielo. Però siamo sempre pronti a reclamare lo stipendio, riempirci la bocca di diritti, pretendere. Si, diciamocelo, sappiamo solo pretendere. Ma ora basta. Vorrei fare un appello ai miei cari colleghi: smettetela di parlar male di quel buonuomo, qualche volta è maleducato, a tratti decisamente cafone, non paga lo stipendio, non rimborsa le spese e neppure gli straordinari. E ci insulta dalla mattina alla sera. Ma in fondo, in tutta onestà, siamo sicuri di meritare di meglio, quando non siamo capaci nemmeno di trovarci un altro lavoro?
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:53:00 PM | Permalink | 0 comments
18 ottobre 2006
Si sopravvive a tutto, anche al Salone Nautico di Genova. Infatti mi sembra di essere sopravvissuta, di essere tornata a casa, e di essere seduta alla mia vecchia scrivania. Ma sono talmente destabilizzata che ho cominciato a farmi strane domande. Tipo ieri mi guardavo nello specchio, intenta nel conteggio mensile delle rughe, quando mi è balenata in testa una frase letta anni fa su un tappetino per il mouse (la qualità delle mie letture sta precipitando, tra un po' leggerò l'elenco del telefono). Diceva più o meno "Tu credi di esistere, ma c'hai le prove?". Ecco, ovviamente io non ho nessuna prova della mia esistenza. Potrei essere in un film come The Truman Show e la Fiera di Genova solo una colossale messinscena per farmi impazzire. Il mio capo sembra un personaggio di Stanley Kubrik, o di Tarantino, e tutto il carrozzone una riedizione inquietante e leggermente noir della scena finale di 8 e mezzo di Fellini. E io lì in mezzo, che pretendo di distinguere cosa è normale da cosa non lo è, il giusto dallo sbagliato, le minchiate dalle azioni sensate. Ma a fine giornata ti metti seduta e ti folgora l'idea che tu potresti essere la più pazza di tutti. D'altronde i pazzi sono convinti di essere sani, se fossero consapevoli della loro pazzia non sarebbero pazzi. Ma questo vale anche per loro, e quindi forse è vero che sono loro i pazzi e io la sana. Vabbè lasciamo perdere, già non è facile così, figuriamoci se mi metto pure a ingarbugliare le cose.
Comunque il bilancio del Salone è decisamente positivo. In poco più di una settimana il mio capo, FR, è riuscito a:
1 - farsi riprendere, minacciare, vilipendere, ed infine insultare formalmente dall'ente che organizza il Salone. E non è la prima volta. Entrare negli uffici di Ucina e Fiera di Genova è diventato quantomeno pericoloso: appena capiscono di azienda sei cominciano ad abbaiare e, con la bava alla bocca, ti sbattono fuori dall'ufficio a pedate nel culo, anche se gli sventoli sotto il naso un assegno da migliaia di euro.
2 - farsi odiare da uno dei giornalisti più importanti di una delle testate più importanti del settore nautico che, non contento di aver già manifestato tutto il suo disprezzo a Genova, oggi ha telefonato per comunicarci di nuovo il suo odio verso FR e le sue aziende. Poco ci manca che ci mandi a fare in culo via fax su carta intestata.
3 - farsi odiare da dipendenti, collaboratori, aiutanti pagati e non e beccafichi vari. Al solo sentire il suo nome tutti - ma proprio tutti tutti - vomitano una serie infinita di insolenze, accidenti, insulti, minacce. Se non fossi fra quelli che lo vogliono morto, comincerei a temere per la sua vita. C'è chi gli ha augurato di finire dentro un fosso, ed è stato gentile. In ogni caso tutti hanno sperato che accadesse davvero.
Per il momento non mi viene in mente altro, ma solo perchè devo averlo rimosso. Ora scusate, vado a elaborare il lutto.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:22:00 PM | Permalink | 0 comments
05 ottobre 2006
Il Carrozzone
Parapapà!Parapapà! Lo show nautico sta per cominciare, e l'armata brancaleone al gran completo, lancia in resta, sta per partire alla volta di Genova. Finora s'è avuto un caduto colpito da subitanea e diplomatica malattia: la diagnosi è sindrome post-traumatica da stress con manie ossessivo compulsive, tic, fobie, deliri accompagnati da allucinazioni paranoiche e ricorrenti pensieri di morte e vendetta. Il Kranden Kapen sta sprofondato nella sua poltrona in pelle umana con il telefono appiccicato all'orecchio 24 ore su 24, disegnando ossessivamente pasticcini personalizzati da offrire a chi si presenterà ai nostri stand con comprovata intenzione di comprare una barca.
Allo zoccolo duro dell'ufficio, già composto dai curiosi individui più volte descritti in questo blog, nell'ultima settimana si sono aggiunti altri strampalati personaggi:
- il Capitano di Lungo Corso A.S.. Trattasi di omino alto circa un metro e cinquanta, privo di capelli nella parte superiore del cranio e per il resto interamente coperto di peli. Costui non si sa cosa faccia, chi sia, nè se mai sia davvero stato capitano di lungo corso, qualunque cosa significhi. Quel che è certo è che sta attaccato a Kranden Kapen come una cozza agli scogli, nella speranza che gli cada qualche spicciolo dalla tasca quando lui è lì a raccoglierlo. Unto e un po' viscido, il Capitano di Lungo Corso è caratterizzato da un'ironia alla Guido da Verona, che nessuno, nemmeno il più decelebrato di noi trova divertente, e che tutti accolgono con un sorriso di circostanza del genere "qualcuno mi levi dalla palle quest'idiota, per favore". Cerca ossessivamente di essere galante, coprendo tutte le gonnelle dell'ufficio di inquietanti e servili dichiarazioni di devozione con un linguaggio preso in prestito dal Giovane Werther e appiccicosi baciamano che ti lasciano coperta di bava fino all'avambraccio. Non a caso quando c'è lui tutti adottano un look vedovale con maniche lunghe e collo alto anche con 45°.
- Stephan Boltenaghen: o Stefan Bolthenagen, o Bolthenaghen Steffan, di chiara provenienza teutonica tradita da accento sturmtruppen e mentalità di rigito rigore teteschen. Lo abbiamo chiamato al telefono per informarlo degli orari di apertura del Salone Nautico e che era atteso per lunedì nove.
"Buongiorno, Stefan Boltenaghen?"
"Zi"
"Ecco, sono dell'ufficio blablabla, la chiamo per informarla che dovrà essere a Genova il 9 ottobre, e che il salone apre alle dieci"
"Nono, così non andare pene, infomazionen zommarien..."
"?"
"Come dofere io partire?Foi folere ke io fenire con trenen, con macchinen, con zomaren?Foi dofere dire perchè foi rimporzare spesen, quindi io non potere decitere. Zeconden: zalone aprire alle 10, ma a che ora dofere fenire? Perchè una cosa essere apertura di Zalone una cosa mio orario di arrifo. Voi troppo troppo zomari (sommari? somari?Bah...)!Io attendere fax con istruzionen dettagliaten di mia partenza..."
"Bene, allora..."
"Momenten, io folere 4000 oiri per fondo cassen per pagare mie necessità durante fiaggio"
Ora, bisogna precisare che il nazi-Boltenaghen non viene da Krande Cermania, ma da Livorno. Perciò ci si chiede a cosa gli servano 4000 oiri per due ore di viaggio scarse!Bah...
I beccafichi: si definisce beccafico altro curioso elemento che gravita intorno al nostro Carrozzone solo in occasione del Salone nautico. Costoro (i beccafichi si spostano sempre in branchi), non si sa di cosa campino per il resto dell'anno, cosa facciano durante gli undici mesi che intercorrono fra un Salone e l'altro, ma ogni anno rispuntano puntuali i primi di ottobre. In realtà non sanno fare niente, non sanno niente di barche e non servono a niente, a parte dire cose stupide ed essere sempre fra i piedi nei momenti meno opportuni. Tuttavia, al contrario dei dipendenti spediti a Genova a suon di pedate nel culo, i beccafichi sono ben pagati, ben alloggiati e rispettati. Con la complicità delle tiepide temperature dell'ottobre genovese e le languide giornate d'autunno, i beccafichi non perdono occasione per accoppiarsi ora qui ora lì, ora con questo ora con quello. Ogni anno, al loro arrivo, comincia il Totoscopate, che consiste nello scommettere forti somme di denaro sulle diverse combinazioni sessuali cui i beccafichi daranno luogo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:56:00 AM | Permalink | 4 comments
04 ottobre 2006
La persone che pensano solo a forma e salute vivono da malati per morire sani come pesci. Questa frase l'ho sentita ieri, alla radio. Si parlava di palestra, di salute, di sana alimentazione, di forma perfetta. E qualcuno ha mandato questo sms. E m'è venuto da ridere perchè è vero: i grassi a pranzo, i carboidrati a cena, i conservanti oddio, la cioccolata è un eccitante, caffè? scherzi fa male al cuore, la panna non si può perchè come si fa con la colite, e niente glutine che c'ho un accenno di celiachia.
Ieri sono andata fuori a cena, con i ragazzi del nuoto. Ordinare una pizza, o una pissa, come dicono a Bologna, è più difficile che scrivere un trattato di psicologia dinamica. C'è quello che la vuole con l'impasto senza glutine, ma non deve neppure contenere del lattosio, o perchè oltre la celiachia c'ha la colite. E poi ordina una pizza superlight e arriva sta cosa inquietante con sopra un metro cudo di insalata, completa di mais e pomodorini e radicchio. La pizza alla biada. Senza glutine, senza mozzarella, senza un cazzo di sapore. Perchè bisogna rispettare il proprio corpo che chiede di restare sano e in forma. Vedeste quante pizze alla biada ieri sera, da gente che s'era sparata due ore di nuoto per un totale di più di 150 vasche a velocità supersonica. Gente che aveva bruciato talmente tante calorie che avrebbe avuto diritto a un mezzo bisonte muschiato arrosto e forse gli sarebbe rimasto il posto per le fragole con la panna. Che intendiamoci, quelle 150 vasche le faccio anch'io e posso assicurare che se c'è una cosa che non lascia tregua, dopo, è la fame. Ma il corpo, la bellezza, la forma splendida splendente, la pancia piatta come una tavola da surf esigono il loro tributo quotidiano in sacrifici e sofferenza. E a colazione? gallette di riso. Ma sei celiaca? No, sono al limite, ma preferisco rispettare il mio corpo. Qualcuno ha osato ordinare un tiramisù. I commensali hanno sgranato gli occhi, e scosso la testa in segno di diniego. Qualcuno s'è lanciato nel calcolo delle calorie, per smaltire quello ci vogliono 5 serie miste, ha detto ruminando la sua dietetica aglutinata delattosiata biada. E non parliamo del bere: non una birra, l'alcol fa male, nè vino, che poi il fegato s'affatica, dell'acqua grazie, ma la prego, con poco sodio e diuretica che aiuta a purificarsi. Un imberbe di 15 anni ha raccontato di un suo amico che a suon di sbornie del sabato sera ha le transaminasi (transamiche? ma perchè sto ragazzino parla di transaminasi invece di farsi due belle canne alla faccia di chi gli vuole male?) troppo alte. Il Club degli Anoressici in gran completo ha scosso la testa in segno di disapprovazione.
Io le capisco le ossessioni per la porzione, per l'immagine riflessa, per il rotolino che occhieggia dalla vita bassa a pelo di pube e la ruga che ti fa ciao dall'angolo dell'occhio. Ma questi ti fanno venire l'ansia quando addenti il meritato pasto, ti guardano con compassione e disgusto se ordini una birra, la summa di tutti i mali che affliggono il pianeta. E uscire a cena con gli amici si trasforma anche in un dovere di cui si farebbe a meno. E io, cazzo, non ne posso più, santoddio. Voglio mangiare una pizza alla salsiccia senza sentirmi addosso mezza tonnellata di sguardi di riprovazione e disgusto, fumare una sigaretta senza essere guardata come una che se ne va in giro con un cappio al collo e senza che mi si ricordi che mi verranno le rughe. Tanto non saranno un po' di radicchio, due pomodorini e un bicchiere di acqua senza sodio a salvare il mondo dalle rughe e dalla vecchiaia. Alla fine sani o malati, moriremo comunque.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:10:00 AM | Permalink | 0 comments
02 ottobre 2006
Il ceto medio guadagna 70.000 euro l'anno. Io ne guadagno 12.500. In soli 4 anni io figlia di ceto medio, borghesuccia con ipocrite tendenze di sinistra, genitori insegnanti, figlia unica, una nata "fortunata", ho disceso ruzzolando tutti i gradini della scala sociale giù giù fino al rango di poveraccio. Praticamente a salvarmi dall'ultimo posto c'è solo il senzatetto. Almeno questo mi dà diritto a brandire falce, martello e bandiera rossa (che a 'sto punto più ce n'è meglio è) senza la minima ombra di intelletualismo di sinistra radical-chic. Magra consolazione, in senso letterale: si muore di fame perchè la bandiera rossa non si mangia, e pure incazzati, che ormai le sigarette costano come la cocaina.
Stamattina alla radio ha telefonato uno lamentandosi delle tasse che, alla domanda quanto guadagni, ha risposto: non lo so, ma faccio girare i soldi. A me negli ultimi tempi girano solo le palle.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:35:00 AM | Permalink | 0 comments
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