Le ferie, signori, io le devo concordare con tutto l'ufficio. Per andarmene in vacanza come la gente normale devo aspettare che ci siano andati La Bara, La Kapò, La Spia, il Direttùr, il Grafico, tutti. E questo perché, contrattualmente, sono libera da vincoli di subordinazione, orario e presenza in ufficio. Come si conviene a un libero professionista, sto in ufficio a fare la guardia al bidone di benzina, mentre loro si godono le belle giornate, il fresco, il sole, il mare, il riposo e l'aria buona. Ne hanno bisogno. Vengono da me e si lamentano di quanto sono stanchi, di quanto non vedono l'ora di passare il tempo coi figli, coi mariti, coi fidanzati. Poi tornano e mi raccontano quanto sono belle la Grecia, le Maldive, Parigi, quanto si sono divertiti, come son stati bene coi figli, i mariti, i fidanzati. Ora però si dà il caso che venerdì 15 giugno abbia bisogno di un giorno di ferie. Come si conviene a un libero professionista, faccio il giro di tutte le scrivanie, con l'aria mesta di chi chiede un favore, qualcosa che sa di non meritare, per comunicare che venerdì 15 non sarò in un ufficio. Il Gran Giurì delle 3 Megere - La Bara, La Kapò e La Spia - per prima cosa sbuffa di concerto. Poi, sempre all'unisono, alzano gli occhi al cielo, scuotono la testa e risbuffano. Infine, quando il rito è terminato, non proferiscono parola e continuano come se nessuno avesse parlato. Di solito questo atteggiamento equivale a un sì, anzi a un meno conciso: malgrado tutto, malgrado io pensi di te che sei uno scansafatiche senza futuro, malgrado sia convinto che a voi giovani servirebbe un'allisciata e se dipendesse da me ti spedirei in miniera, malgrado tutto questo, sì, puoi andare in ferie. Ma solo perché non sono io il padrone della baracca.
Pregustando il mio venerdì di ferie, vado a pranzo. Quando ritorno nessuno mi guarda negli occhi. Appena mi tolgo la felpa, La Bara si alza e rigidamente si dirige verso la sala riunioni. Quando passa davanti alla mia scrivania si lascia sfuggire un finto-distratto: "Per cortesia, anche tu, dobbiamo parlarti".
Parte la marcia funebre. Po-po-popo-po-po-po-po.
In sala riunioni mi siedo da un lato del tavolo, loro invece dall'altra parte, in fila, rigide e severe. Si guardano, ma non mi guardano. Poi La Bara esordisce, cedendo alla sua insana passione per i discorsi ufficiali:
"Tu hai chiesto di andare un giorno di ferie venerdì 15 giugno?"
(Giuri di dire tutta la verità, solo la verità, nient'altro che la verità. Dica lo giuro)
Io: "Sì..."
LaBara: "Tu sai che noi tre saremo in ferie quella settimana? E che le ferie vanno concordate con noi?"
(Non lo so, e comunque, carissima Miss Frigidità, tu sei in ferie una settimana sì e l'altra pure, come le altre tue compagne di merende, che cosa vuoi da me che ho preso 3 giorni in dieci mesi?)
Io: "No, non sapevo che sareste state in ferie. Comunque ho una questione urgente da risolvere, purtroppo quel giorno non posso esserci"
LaBara: "Ti abbiamo convoncato giusto per dirti che invece devi esserci"
Io: "Scusa?"
LaBara: "S.S. non ha piacere che in ufficio restiamo in pochi, noi siamo in ferie, tu devi restare qui"
Io: "Ok, non scherziamo: sono venuta a lavorare con la febbre e i punti in bocca, imbottita di antidolorifici e antibiotici, ma stavolta ho un'urgenza".
LaBara: "Non ci interessa, noi abbiamo i voli prenotati"
(Santo protettore della mia pazienza, io ti prego, non lasciarmi senza)
Io: "Ascoltami bene: io non sarei tenuta a chiederle nè a te, nè a nessun altro, le ferie. L'avete letto il contratto, no? Lo faccio perchè ho buonsenso (n.d.r: e un contratto di merda), ma mi aspetto di essere ricambiata con lo stesso buonsenso. Un giorno di ferie negli ultimi cinque mesi e mi viene anche negato?"
La Kapò e la Spia si guardano scuotendo la testa. Infine La Spia prende la parola con voce tremante, mi inchioda alla sedia con i suoi occhi di ghiaccio e sentenzia:"Vedi, Benny, noi qua i sindacalisti non li abbiamo mai amati. Qui non si ragiona in termini di diritti. Qui ci si viene incontro, tu ci aiuti a fare i nostri interessi, noi ti aiutiamo a fare i tuoi, quando si può. In fondo non dobbiamo ricordartelo noi, il tuo contratto non ti permette di metterti sul nostro stesso piano"
(Minghia!)
Alle spalle della spia si sono materializzati Totò Riina, Bernardo Provenzano e Gaetano Badalamenti. Battevano affettuosamente una pacca sulla spalla della loro migliore allieva dai tempi di Lucky Luciano e facevano sì con la testa, in segno di approvazione.
Sono scoppiata in una fragorosa risata. Mi sono alzata e, sempre ridendo, sono uscita dalla sala riunioni. Venerdì 15 giugno sarò in ferie.