29 giugno 2007
Si fa presto a dire venerdì. Il problema è come arrivarci in fondo senza macchiarsi di efferati delitti. Leggevo qui che la gente la mattina ha la faccia cattiva. Io no, io ce l'ho cattivissima. Allucinata, strabuzzata, inkazzata - col k che rende meglio l'idea - e basta guardarmi in faccia per capire che no, non è il caso. Nemmeno un pittbull mi si avvicinerebbe. Nessuno, eccetto la Centralinista Psicolabile, La Bara, La Kapò, La Spia e mia madre. E se quest'ultima, nonostante le mie veementi proteste, può permetterselo in virtù del privilegio che le conferisce l'avermi procreato, gli altri corrono il serio rischio di finire come la vecchietta di Delitto e Castigo, ovvero, per chi non lo sapesse, ammazzati ad accettate. Ma nulla li frena, nulla. Stamattina, per esempio, entro in ufficio ancora con gli occhiali da sole, il che significa che non ho voglia di guardare il mondo, non voglio buttarci nemmeno un occhio, non me la sento di affrontarlo a viso aperto. Ho bisogno di filtrarlo. Ma gli idioti con cui lavoro sono troppo , ehm, idioti, appunto, per percepire certe raffinatezze. Così, appena varcata la soglia dell'ufficio mi si para davanti la Centralinista Psicolabile in lacrime:
- Dicono che non ho aggiornato le rassegne!Dicono che non ho aggiornato le rassegne!Dicono che non ho aggiornato le rassegne! - bela dondolando
- Che succede? Perché piangi? Chi lo dice? [non ne frega un cazzo, lasciami in pace, santoddio]
- Loro - singhiozza - loro dicono!ma io non ne posso più, prima o poi mi vendico!
- Dai, su calmati, smetti di piangere e raccontami tutto per bene - bofonchio battendole affettuosamente una mano sulla spalla [ecco, brava ammazzali uno dopo l'altro una volta per tutte, poi sparati anche tu per il senso di colpa. Basta che lo fai in silenzio.]
- Mi danno sempre addosso! Mi gridano contro! Dicono... dicono... Diconochenonhoaggirnatolerassegneeeee! - continua La Centralinista con tono di voce sempre più acuto e, di conseguenza, più urticante.
A far da cornice a questa conversazione, grida confuse, stridii, proteste delle Tre Galline che continuano a starnazzare contro la Centralinista senza nemmeno accorgersi che lei non c'è più, porte che sbattono, finestre che sbattono, raccoglitori che cadono. Il giudizio universale. Peggio: il giudizio universale di mattina presto che è infinitamente peggiore del giudizio universale alle sei di sera.
- Tu, tu che sei buona, tu che sei gentile, tu, difendimi ti prego, difendimi - bofonchia la Centralinista.
[Buona un cazzo!Io sono cattivissima: Stalin, Hitler, Gengis Khan mi fanno il solletico!Io sono la reincarnazione del mostro di Miluwakee, nascondo un'ascia nella giacca e se non la finite immediatamente procedo all'eliminazione fisica tua e di tutto il pollaio di là!]
- Dai, tesoro, calmati - dico mentre le mie mani automaticamente cercano i fazzolettini nella borsa - adesso ti prendo un bel bicchiere d'acqua, ti siedi un attimo di là con me e ti calmi. Adesso ci parlo io con loro.
E questa è la prova inconfutabile che ormai sono irrimediabilmente dissociata.

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:27:00 PM | Permalink | 7 comments
28 giugno 2007
L'ho fatto di nuovo. Sono rimasta in ufficio oltre l'orario, per finire. Perché mi ero stufata di tutto quel rosso ed ero profondamente affascinata dal significato simbolico di quella matita spezzata. Adesso vediamo quanto dura e cosa ne pensate.

 
co.co.prodotto da Atipica at 6:55:00 PM | Permalink | 10 comments
Ecco, questo è il blog di un mio amico d'infanzia, no, d'adolescenza, nemmeno. Insomma, di quello che sei a 14 anni. Ora ha 33 anni. Ed è alle prese con contratti di breve durata e con la vita dimmerda del precario, sottopagato, sfruttato, amareggiato. Forse più di me, perché ha avuto sfortuna. E questo post merita un link speciale.

E, tanto per dire, quella Benedetta citata lì sono io.

Coraggio Ferru', add'a passà 'a jurnat'.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:30:00 PM | Permalink | 0 comments
Stamattina avrei voluto scrivere un post sul mio vicino di casa, di sicuro uno psicopatico pericoloso che mi farà a pezzi in una tempestosa notte d'inverno, che la mattina mi sveglia con la radio a palla ascoltando Ciro Ricci, anzi no, quell'altro napoletano lamentoso a cui ogni storia va a culo, visti i testi che scrive, e che però pare sia in vetta alle classifiche stilate, evidentemente, da casalinghe sospirose e drogate di Valium. E la sera, invece, mi dà la buonanotte con The Final Countdown degli Europe che, a parte farmi scappare la lacrimuccia pensando "avevo tredici anni", non mi sembra per niente adatto a conciliare il sonno. Uno di questi giorni gli suono, con addosso il pigiamino con gli orsetti antisesso e, quando apre la porta, lo stendo con un colpo di ramazza sul coppino. Giuro.
Avrei voluto altresì informarvi sulla salute del mio gatto rientrato dalla vacanza in casa della catsitter malato e in preda a una profonda depressione. Passa le giornate sdraiato sul tappeto del bagno fissando il vuoto con occhio languido. Non fa miao, non fa prrrrr, non morde, non mangia. Ieri non ha nemmeno fatto la cacca, perciò ho il dubbio che si stia lasciando eroicamente morire. E sospetto che la causa del suo male di vivere sia quella splendida miciona pelosa che ha conosciuto a casa della catsitter. O forse la scoperta che i suoi sogni d'amore sono destinati a rimanere tragicamente platonici a causa della totale mancanza di attributi.
Avrei poi voluto aggiornarvi sui tormenti che mi ha inflitto il dentista stamane.

Ma.

Il CSM, mia fonte di ispirazione primaria, ha sempre la precedenza.

Stamattina entro in ufficio con passo felpato (cerco sempre di passare inosservata il più a lungo possibile, voi capite) ed ecco cosa mi si para davanti.
La Centralinista Psicolabile sta in piedi in mezzo all'ingresso, dondola avanti e indietro come una pendola e ripete, con tono tendente all'isteria:
- Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse?
La Spia, ritta dietro la scrivania, pronta a mordere, sibila:
- Non so, mi occupo di rassegne io? Mi occupo di rassegne io? No, faccio i conti, ecco cosa faccio. I conti, capito? I-C-O-N-T-I!
Prima che potessi sgattaiolare via, La Bara è piombata nell'ingresso, in tailleur e tacchi alti, rigida e bianca come una salma tumulata da un mesetto.
LaBara: - Che c'è? Che c'è?
LaCentr.: - Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse?
LaSpia: - Non ne posso più!Portala via!P-O-R-T-A-L-A-V-I-A!!
In quel momento entra Il Direttùr, in ghingheri come uno sposo il giorno del suo matrimonio ma - ovvio - coi capelli sporchi, e apostrofa LaBara: - Tu, preparami le rassegne!
LaB ara(rivolta al Direttùr): - Non darmi ordini con quel tono!
Il Direttùr: - E non mi rompere i coglioni e dammi le rassegne!
La Spia: - Io faccio i conti, non le rassegne, i conti, chiaro?
La Centr.: - Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse? Perchè queste due rassegne sono diverse?
La Bara: - Non rompere i coglioni a me? Ma con chi credi di aver a che fare, ciccione!
Il Direttùr, urlando qualcosa di incomprensibile ad orecchio umano, strappa le rassegne alla centralinista e si avvia verso la porta salutando tutti con un educatissimo: - Vaffanculo!
La Centralinista, privata delle sue rassegne, scoppia in un pianto disperato, mentre La Bara, stridendo come un'Erinni, si lancia all'inseguimento del Direttùr sul pianerottolo, lo raggiunge, lo afferra per il bavero della giacca da sposo e grida: - Ti ammazzo!
La Spia, a scanso di equivoci, ribadisce: - Io faccio i conti, non so se è chiaro, F-A-C-C-I-O-I-C-O-N-T-I!
Magari è la volta buona: giuro che quando tireranno fuori i fucili, resterò a guardare placida come una mucca che guarda passare un treno e non muoverò un muscolo per scongiurare la mattanza.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:57:00 AM | Permalink | 2 comments
27 giugno 2007
Così, tanto per darvi un'idea di come la gente arriva sul mio blog, ecco le principali chiavi di ricerca registrate da Shinystat (tanto si sa che Shinystat è farlocco):

- Fluffer (grazie mille a tutti i miei affezionati lettori per aver aperto un forum di discussione sulle mansioni di un buon fluffer nei commenti a non ricordo bene quale post. Grazie, davvero, vi dedico la mia celebrità)
- Poppe grosse (troppo generico, caro)
- 40 anni poppe grosse (questo ha già le idee più chiare)
- Contratto a progetto (finalmente uno che c'ha preso)
- Nei pelosi (bah!)
- Cervello da canarino (ah, qui ce n'é per tutti i gusti)
- Ferie matrimonio contratto a progetto (uno che tra non molto sarà licenziato)
- Grosse tette (gusto classico)
- Sterminare le formiche (ommioddio!)
- Tette all'insù (in che senso, scusa?)
- Tette grosse al vento (non c'è limite alle pretese)
- Vengo in bocca a mia cugina (chissà com'è contenta!)
- Troglodeprivazione (come? scusa sai, ma qua siamo gente semplice)
- Per essere grande, sii intero (beh, si, è matematica direi: una torta intera è più grande di un pezzo di torta)

Bene, ora mi domando: questo blog sarà sì orrendo, sì autoreferenziale, sì banalotto e mal scritto, ma mi sembra chiaro che parla di precarietà, no? PRECARIETA', in senso professionale, esistenziale, generazionale - decidete voi - ma di sicuro non sessuale. E allora perché, dico, perché il mio nome spunta tutte le volte che qualcuno digita qualche porcata su google, neanche fosse il blog di Cicciolina?
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:43:00 PM | Permalink | 8 comments
"Ma perché non allietare questo blog con qualche gossip rosa?" mi sono chiesta stamattina. Già, perché? E così ho deciso di allietare la vostra giornata con un po' di cronaca rosa aziendale, contorta come una puntata di Beautiful nonostante siamo in 4 gatti spelati.
Per il momento gli amori/accoppiamenti in corso sono questi:

1)La Spia/Ursus: coppia rigidamente monogamica, Ursus e La Spia sono dirimpettai di scrivania e questo amore, nato fra un bilancio e una busta paga, è al momento il gossip di primo piano al CSM. I fidanzati ogni tanto sollevano lo sguardo dalle sudate carte (o meglio: La Spia solleva lo sguardo dalle sudate carte, Ursus al massimo interrompe una sessione sfrenata di shopping online), si guardano negli occhi sbattendo le ciglia, sospirano. Poi La Spia, arrossendo, abbassa castamente lo sguardo, torna a far di conto e la parentesi dolcestilnovo si conclude. Il rito del pranzo, invece, si svolge così: alle 12,30 Ursus emette un debole ma deciso grugnito, La Spia sospira con gli occhi bassi, si alzano e senza proferire parola vanno a mangiare. La pausa sarebbe all'una, ma Ursus ama le buone tradizioni contadine e le difende strenuamente dal nulla postmoderno che avanza e La Spia, come si conviene a una vera femmina, si adegua al volere dell'uomo. Il rito si ripete alle cinque: grugnito, sospiro, uscita di scena in silenzio.
Una storia di poche parole, ma piena di gente: intorno alla coppia gravitano una moglie, un'ex-amante, due ex mariti - padri di un figlio cadauno, l'amica dell'ex-amante. Ursus, oltre ad essere sposato, ha avuto una storia di 8 anni con Il Serpente Velenoso, altra collega garbata e di animo gentile. Costei, brutalmente scaricata in una sera d'estate con il solito grugnito onniespressivo, non perde occasione per turbare la vita dei due piccioncini. Di recente, ad esempio, Ursus le ha mostrato il suo nuovo poderoso SUV, segno di potenza sessuale prima che automobilistica, senza informare La Spia di questa debolezza. Così Il Serpente ha aizzato La Kapò, sua amica del cuore, a cui non è parso vero di poter entrare in ufficio esclamando: "G., la N. mi ha detto che le hai fatto vedere l'auto ieri, le è piaciuta molto" per poi assistere gongolando all'imbarazzo di Romeo e alla palpabile ira di Giulietta. Il Serpente Velenoso ha anche spiato la cronologia delle ricerche su Google del nostro Ursus e, udite udite, fra dvd al plasma, orologi Breil e jeans Roberto Cavalli sono saltati fuori una serie di chiavi di ricerca assai significative: "abbandono del tetto coniugale, divorzio consensuale, divorzio giudiziario". Il sospetto che Ursus lasci la moglie per la Spia ha provocato nel Serpente Velenoso un urgente bisogno di vendetta e, da quel momento, chiunque abbia una vita sentimentale e sessuale soddisfacente diventa oggetto di terribili angherie.

2)La Kapò/O' Cunsurziat 'Nnammurat': se la coppia n. 1 è monogamica, la coppia n. 2 è aperta, anzi, spalancata. O' Cunsurziat Nnammurat', napoletano verace, ha una decina di altre presunte fidanzate sparse per la penisola e La Kapò è solo la rappresentante, forse non unica, della grassa Bologna. D'altronde anche lui, che sta per varcare la terribile soglia dei 30, non è che il più anziano del parco giovanotti con cui costei si sollazza. E qui c'è poco da dire: si vedono, fanno quel che devono fare, si salutano. Ogni tanto capita che lui non riesca a tener la fidanzata ufficiale fuori dalle palle in occasione di qualche fiera e così, per qualche mese, non solo si ignorano, ma addirittura si odiano. Poi si perdonano e ricominciano. Anche in questo caso tutto l'ufficio è al corrente della cosa, ma nessuno s'azzarda a mormorare perché, se La Kapò appura che si fa dell'ironia su di lei, si viene sbattuti a pulire i cessi.
O' Cunsurziat' Nnammurat', simpatizzante berlusconiano, è così tipico di una certa categoria di maschio da essere quasi uno stereotipo: capelli rasati, occhiali da sole firmati all'ultima moda, addominale tiratissimo a costo di morire asfissiato nello sforzo di trattenere il respiro, vestiti come vuole la moda del momento, tutta la simbolaglia del fighetto contento di esserlo. Il classico tipo che si sente in dovere di fare il piacione con chiunque sia portatrice del cromosoma XX. Costui, per ragioni a me ignote dacchè evito di parlar di politica coi cretini, quando mi vede mi apostrofa con un raffinato "Uèuè guarda chi s' rived', 'a noglobàl". E io resisto con difficoltà al desiderio di infliggergli atroci sofferenze.

 
co.co.prodotto da Atipica at 9:46:00 AM | Permalink | 0 comments
26 giugno 2007

Questo blog è assai morigerato in fatto di buone notizie. Un po' perché - eccheccazzo - ormai sapete dove lavoro e una buona notizia può essere al massimo che Ursus ha parlato, che sono riuscita a uscire in orario o che non sono stata vessata oltre il limite sopportabile. Un po' perché, inutile negarlo, non sono un tipo esageratamente incline all'ottimismo. Comunque, stavolta ci siamo, sempre ammesso che continuare a lavorare qui sia una buona notizia: l'Altissimo, il Sommo Sadico, ha detto sì. Il contratto è prorogato fino al 31 dicembre. Perciò ripongo il piattino e il chitarrino che avevo rispolverato per andare a strimpellare in Piazza Maggiore con l'intento di tamponare l'imminente indigenza e, col cuor leggero come una piumetta, comincio a godermi l'estate, il caldo, il sole, l'abbronzatura, le birrette affacciata alla finestra e le letture sulla spiaggia. Finalmente posso sdraiarmi al sole sognando le vacanze e addormentarmi serena come un neonato dopo la poppata. Ora non mi resta che elaborare strategie efficaci per sopravvivere altri sei mesi in questo branco di carogne travestite da esseri umani, cercando di preservare quel po' di buono che c'è nella mia discutibilissima personalità da un tragico adeguamento che, sì, forse mi aiuterebbe a star meno male qua dentro, ma mi trasformerebbe in un individuo decisamente peggiore. E magari, se ci riesco, provo a salvare quel pelo di autostima che ancora mi avanza, nascosta da qualche parte.

Tanto per cominciare, urge partorire l'ennesima scusa plausibile che mi salvi dal birrino celebrativo con la Kapò che, di questi tempi - chissà perchè, pare ci tenga a uscire con me.


 
co.co.prodotto da Atipica at 12:32:00 PM | Permalink | 14 comments
25 giugno 2007
Ormai lo sapete a memoria, il mio contratto scade il 31 luglio. E siccome sono mesi che vado gracchiando che senza contratto non lavoro e nessuno dei miei amati colleghi - comprensibilmente, va detto - vuole vedersi decurtare le ferie perché io non ci sono, la potente macchina amministrativa del CSM, nella persona de La Spia, si è messa in moto. Ed ecco cosa ha scoperto: che il co.co.pro è come il pesce e dopo due anni comincia a puzzare così tanto che le narici dell'Ispettorato del Lavoro, o sa il cazzo quale altro ente preposto al controllo di queste cose, potrebbero infastidirsi e decidere di dare un'occhiatina. Il Consulente del Lavoro ha perciò consigliato di non lasciar scadere il contratto a luglio, ma di prorogarlo fino a un'altra bella data: il 31 dicembre.

(Scrosci di applausi, standing ovation, gioia scomposta e grida di giubilo). Grazie grazie, miei cari.

Fine delle "belle" notizie.

Infatti:
1) SS non è ancora stato informato, ergo non ha ancora acconsentito e quindi tecnicamente siamo ancora nella fase "fare i conti senza l'oste".
2) Il 31 dicembre non sarò più rinnovabile.

Ma non c'è una bella ceppa da gioire: la non rinnovabilità è mooooolto preoccupante. Infatti, stando alle parole de La Spia, né un contratto a tempo determinato, né tantomeno a tempo indeterminato, sono ipotesi probabili nel mio prossimo futuro. I costi, Benny, i costi di un dipendente sono alti, sai. Quindi dopo il 31 dicembre, magari mentre ci mangiamo una bella fetta di panettone con l'uvetta per festeggiare l'anno che verrà, bisognerà "studiare altre soluzioni". Una partita IVA, per esempio. E scusate se oso commentare "mi ci vuole solo quello" dato che a mala pena, per incapacità genetica, sono in grado di tener dietro alle bollette di casa. E fra l'altro bisogna vedere se la partita IVA non disturba le sensibili narici dell'Ispettorato del Lavoro che magari sarà pure un po' tonto, ma proprio scemo del tutto no.
Se poi consideriamo che, là fuori, la fila di gente disposta a farsi vessare per due anni a 850 euro il mese è lunga, non mi resta che darmi una mossa e cercare altro. E ricominciare daccapo finché non sarò più rinnovabile. Poi di nuovo cambierò lavoro.
Però loro fanno il Partito Democratico.
Comunque, da bravo precario non ho futuro, quindi è completamente inutile che mi flagelli per un futuro che non ho: per ora mi accontento di festeggiare la proroga. Cin cin.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:45:00 PM | Permalink | 8 comments
Oggi, udite udite, è accaduto qualcosa che ha sovvertito l'ordine del mio universo, mandando a puttane una delle poche certezze che ancora mi restavano: Ursus, il magazziniere che grunisce, l'uomo che a mala pena riesce ad articolare un si e un no, l'uomo che ignora tutto il complesso di simboli, forme e significati che il genere umano ha elaborato per esprimersi, ebbene signori, Ursus ha parlato. E non si è limitato a costruire una sola frase di senso compiuto, ma è riuscito persino a - dio mio, le gambe non mi reggono per la commozione - consigliarmi un viaggio.
La Kapò stava raccontando che una sua amica le ha proposto una crociera a Capo Nord, cosa già di per se insolita, poiché - immagino - una crociera fra le brume del grande nord non favorisce intrecci di amori estivi, passeggeri e sudaticci come altre mete molto gradite al grande pubblico e alla Kapò quali Sharm-El-Sheik, Le Maldive e altri luoghi esotici ad uso e consumo di occidentali stressati. Io fingevo di ascoltare ruminando un'infelicissima insalata di plastica quando Ursus si è inserito nella conversazione, anche se sarebbe più preciso definirlo monologo. L'inserimento è stato annunciato da un grugnito e da un piccolo colpetto di tosse simile a quelli che facciamo noi fumatori appena svegli per evitare che la voce somigli al raglio di un asino vecchio. Poi, nella meraviglia generale, ha detto: "Una volta ho letto di un bel viaggio di un mese su una rompighiaccio russa, si arrivava fino allo stretto di Bering, ma costava 2500 euro. Però se ce li hai te lo consiglio". In realtà non è chiaro chi fosse il destinatario di tale preziosissimo consiglio visto che è improbabile assai che io possieda 2500 euro da destinare a un viaggio ma, poiché stava guardando me, lasciatemi la gloria di sentirmi protagonista di un evento di tale portata.
In due anni non avevo mai sentito Ursus esprimersi compiutamente neppure per dire vado al cesso. Sono commossa fino alle lacrime. E lo sono nonostante dal suo discorso si evinca che considera troppi 2500 euro per andare a rimirare orche, foche e ghiacci polari con il cervello ridotto a una poltiglia inerme dalla vodka russa, mentre ne ha spesi almeno il triplo per dotare il suo SUV di televisore e lettore dvd davanti e dietro. Che poi mi domando: passi il lettore dvd nei sedili dietro che, se proprio non ne puoi più di sentir starnazzare i figlioli, li piazzi a rincretinirsi davanti alla tivvù e li zittisci due orette buone. Ma davanti? Posto che è assolutamente irrealistico che guardi la tivvù guidando, non vedo a cosa gli serva, se si eccettua lo sterile sfoggio di ricchezza. A meno che lui e La Spia non si divertano a condire i loro appuntamenti con piccanti filmetti porno.

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:54:00 PM | Permalink | 6 comments
22 giugno 2007
M'hanno svelato un bel giochino. Avrei dovuto pure capirlo da sola, dopo due anni di precariato feroce e contratti rinnovati ogni sei mesi, ma che volete, sono un'ingenua, io, un'anima semplice. Vivo di parole, mi diverto col blog, racconto. E mi dimentico di osservare.
Ecco poniamo che il contratto del piccolo Piccolo Precario sia in odor di scadenza. E poniamo che il Piccolo Precario, per quanto afflitto dalle condizioni umane in cui lavora e dalla proverbiale stronzaggine dei colleghi, desideri ardentemente il rinnovo del contratto perché far secca la nonna per campare di eredità gli parrebbe un pelo sconveniente. Il Piccolo Precario comincerà con ben 3 mesi di anticipo a segnalare a chi di dovere l'appressarsi della scadenza e a chiedere udienza al Grande Capo per dirgli, nell'ordine:
1) Signor Grande Capo, nella sua infinita bontà, non potrebbe concedermi uno stipendio di un migliaio di euro il mese? Anche scarsi va bene. Non per avidità, ma sa, con 850 non si riesce a vivere nemmeno una vita spogliata di ogni orpello.
2) Signor Grande Capo, nella sua infinita magnanimità, perché non lo facciamo di un anno questo contrattino? Tanto a lei resta comunque il diritto di sbattermi fuori a pedate se resto incinta o mi spacco il bacino in un incidente stradale e io posso illudermi di aver fatto un passo avanti. Piccolo, ma sempre passo avanti.
Purtroppo, però, il Piccolo Precario otterrà in risposta solo la compassionevole faccia d'ordinanza dagli impiegati dell'amministrazione e un frettoloso, ma amichevole "Faccia la brava, ora sono impegnato, non potremmo parlarne un'altra volta?" dal Grande Capo.
L'ultimo giorno, quando ormai il Piccolo Precario ha abbandonato ogni speranza di ottenere l'aumento e si prepara rassegnato a un lungo periodo di disoccupazione, l'impiegata dell'amministrazione fa capolino dietro la porta e annuncia col tono dell'Arcangelo Gabriele che parla alla Madonna: contratto rinnovato. Il nostro Piccolo Precario non sta nella pelle dalla gioia: abbraccia rumorosamente l'impiegata dell'amministrazione, bacia in bocca il vicino di scrivania, maschio, femmina o ibrido che sia, salta in modo scomposto per tutto l'ufficio. L'aumento? Il contratto più lungo? "Chissenefrega, almeno ho ancora un lavoro, la nonna è salva!" pensa il Nostro.
E così il giorno dopo ricomincia daccapo, baldanzoso come un gatto in amore. Poi i giorni passano, la baldanza pure e a un tratto il Piccolo Precario si accorge di non aver ancora firmato niente. Vabbè, si ripete ossessivamente, mi hanno dato la loro parola e la parola di un Grande Capo, si sa, non può esser ritrattata come quella di un comune mortale. Finché un giorno, quasi un mese dopo la comunicazione del rinnovo, l'impiegata dell'amministrazione si presenta con alcuni fogli in mano. Oh, finalmente si firma. Mentre scarabocchia il suo nome accanto a quello del Grande Capo, che per restare in tema di religione chiameremo Giuda, Il Piccolo Precario butta un occhio qua e là e scopre:
1) che il contratto parte dal giorno della firma perciò, in teoria e pure in pratica, ha lavorato in nero un mese. E se cercassero di non pagarlo?
2) Che lo stipendio, invece di aumentare è calato di cinquanta euro che non saranno un patrimonio, ma su 850 fanno la loro porca figura.
3) Che il contratto non è di sei mesi, ma di tre.
Che fa il Piccolo Precario a quel punto, magari nel bel mezzo di un mese di agosto deserto in cui non troverebbe nemmeno da raccogliere le olive? Firma, ecco che fa. Mordendosi la lingua, trattenendo le lacrime, maledicendo il giorno che non s'è iscritto a ingegneria, firma.

Passano le settimane e Il Piccolo Precario è invitato a una cena. Al tavolo ci sono altri Piccoli Precari e indovinate dove va parare il discorso? Sapete com'è: la lingua batte dove il dente duole. Tutt'a un tratto una signorina, che lavora dai consulenti del lavoro e ha passato l'ultima mezz'ora a scuotere la testa, spiega a tutti i precari presenti che è tutto studiato a tavolino. Loro, I Grandi Capi, non ti dicono che ti rinnovano il contratto fino all'ultimo perchè così tu cuoci nell'ansia; poi ti mandano un altro impiegato, magari meno precario ma subordinato pure lui, a darti la lieta novella. E tu sei talmente tanto impegnato a saltare di gioia che, da bravo gonzo, non fai domande. E pure se le fai, quello non sa niente, non conta niente, non decide niente: è esattamente come te, se si escludono la tredicesima, i contributi, la maternità e le malattie. Così stai lì e aspetti. Ti fidi e, nel frattempo, lavori. E se quando il contratto arriva qualcosa non ti piace, hai poco da strepitare: non hai alternative. Se non firmi è guerra aperta e puoi anche andartene.
Ecco, il giochino: negandoti il dialogo ti costringono a lottare apertamente per qualunque cosa. Epperò tu non lo puoi fare troppo spesso, perché un co.co.pro rompicoglioni è un morto che lavora. Qualche volta sono proprio i consulenti a indicare questa strategia, in fondo son pagati per fare l'interesse del Grande Capo, mica sono il sindacato. Pensateci, al prossimo rinnovo.


 
co.co.prodotto da Atipica at 1:40:00 PM | Permalink | 3 comments
21 giugno 2007
Stavo fumando una sigaretta, seduta sul muretto sotto l'ufficio. La Kapò è passata di lì e si è fermata a fare quattro chiacchiere. Mentre mi annoiava con le solite micragne sentimentali si è avvicinata una vecchina che vive nel palazzo in cui abbiamo l'ufficio. Non sembra tanto vecchia, ma dicono che superi i novant'anni. Si è avvicinata, ci ha guardato un po' e poi, sospirando, ha detto:
- Non arrivate all'età mia ragazzi, è un consiglio che vi do. Se la vita vi ci vuol portare aprite la finestra e buttatevi di sotto se trovate il coraggio. Perché a quest'età siete soli, le persone importanti della vostra vita non ci sono più, son morte o hanno l'arteriosclerosi, beate loro. Ecco, io il consiglio ve l'ho dato gratis, adesso fateci quello che volete...
Quando si è allontanata, la Kapò ha aspirato avidamente una boccata di fumo con aria fintamente pensosa e poi ha commentato:
- Pensa te, ha pure il coraggio di lamentarsi. Quella è piena di soldi come un cane di pulci...
Ecco, quando si dice la sensibilità.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:07:00 PM | Permalink | 7 comments
Oggi scrivo un articolo importante. Sissignori, su un concorso letterario, una roba grossa. Uno scagnozzo di SS che ama giocare al mecenate dei poveri indice annualmente un concorso letterario per i bambini di tutte le scuole di Arpino, frazione di Casoria, provincia di Napoli. Un concorso di rilevanza internazionale, insomma. L'iniziativa è dedicata alla memoria di mammà di Mecenate, una specie di uccellaccio del malaugurio vestita di nero con il muso che ricorda in modo inquietante quello di un pesce gatto, baffi compresi. La fu Signora Pesce Gatto, omaggiata con gigantografia in bianco e nero piazzata sul palco e melenso discorsetto iniziale, avrebbe il merito di aver iniziato il figlio all'amore per la Cultura e di avergli trasmesso un sopraffino intuito imprenditoriale grazie al quale ha raggiunto importanti traguardi professionali, ovvero gestire un distributore di benzina, gpl e metano. E ora Mecenate, che è uomo di cuore, vorrebbe ringraziare la mamma post mortem facendo con i bambini di tutto il mondo ciò che la Signora Pesce Gatto ha fatto con lui. Non potendo, si accontenta di acculturare quelli della circoscrizione scolastica di Arpino. Così ogni anno 'sti poveracci sono "chiamati a esprimersi" su temi importanti quali la patria, la famiglia, l'onore, la Storia, quella con la S maiuscola, quella che secondo alcuni non sarebbe solo un susseguirsi casuale di eventi, errori e casini di vario genere, ma nasconderebbe un senso imperscrutabile a noi poveri mortali. E poi, agghindati con un cappellino rosso su cui campeggiano marchio e indirizzo del distributore di benzina e con una fascetta tricolore, vengono spediti sul palco a cantare l'inno di Mameli sotto lo sguardo severo dell Signora Pesce Gatto.
Ovviamente non vincono niente, nemmeno un libricino e, a parte il primo che intasca cento eurini, gli altri devono accontentarsi della sola gloria.
Il problema è che poi io devo scrivere l'articolo su questa specie di Sagra della Cultura in onore del Pesce Gatto. E non sarebbe poi difficile, visto che Mecenate mi manda il testo - affetto da cronica bulimia di punti esclamativi, ma vabbè - e le foto. E quindi? Il problema, miei cari, sono le didascalie. Perchè SS, che per la Sagra della Cultura si occupa personalmente di scegliere le foto, non si accontenta di pubblicare le foto dei vincitori, ma ama vedute aeree dell'autoditorium con decine, ma che dico decine, centinaia, di bambini grassi col cappellino rosso. Dei quali, nella didascalia, vuole riportare nomi, cognomi, classe e istituto. Che, manco a dirlo, devo reperire io. E, prima che me lo suggeriate, no, non posso inventarli perché Sua Altezza il Sadico ha i suoi metodi per condurre controllini a campione.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:36:00 AM | Permalink | 4 comments
20 giugno 2007
Un treno, due valigie, un sacchettino col pranzo. Sembrava un emigrante. Poi il treno è arrivato, lui è salito e prima che potessi passargli il pranzo si sono chiuse le porte e il treno si è mosso. E io sono rimasta a terra, l'ho guardato uscire dalla stazione e poi sono tornata a casa. Sapevo che sarebbe successo, prima o poi. Dicono che questa sia una società liquida, in cui bisogna essere pronti a partire e veder partire, a cambiare lavoro, casa, città, tutto. Dicono anche che è più facile, perchè si scorrazza liberamente in giro per il mondo, perchè internet e skype e gli aerei. Però la malinconia è sempre la stessa, e tutta la tecnologia del mondo non riesce a scrollarti di dosso una città che non è più tua, che all'improvviso ti sembra sconosciuta e fredda, spazi immensi e vuoti dentro e fuori dalla testa, tutti quei vorrei ma non posso. E quell'estraneità alla vita di sempre, come se ti fossi svegliato all'improvviso in un letto non tuo, con abiti non tuoi, a vivere un'esistenza sconosciuta che nemmeno ti piace troppo.
No, oggi è davvero dura. E non riesco nemmeno a scrivere come sempre.

 
co.co.prodotto da Atipica at 2:16:00 PM | Permalink | 7 comments
18 giugno 2007
Ho trovato la foto?
Sì, l'ho trovata.
E' dell'AP?
Sì, è dell'AP.
Quanto costa?
500 euro.

Ma...

Non la vuole più.
Dopo che ho rotto i cabasisi alle redazioni fotografiche di tutte le agenzie stampa italiane, dopo che ho implorato gli archivisti di ben 3 quotidiani, dopo che ho frugato con le mie tenere manine nel sacco di giornali da buttare alla ricerca del Resto del Carlino su cui, forse, lui aveva visto la foto.
Dopo essermi beccata della cerebrolesa, dell'incapace, di quella nata col difetto di fabbricazione.
Dopo tutto questo, lui non la vuole più.


 
co.co.prodotto da Atipica at 12:16:00 PM | Permalink | 12 comments
14 giugno 2007
Non ci si droga solo di eroina, cocaina, lsd, ma anche di lavoro, sesso, shopping, psicofarmaci e farmaci, carte da gioco, cibo. E non si tortura solo con fruste, olio di ricino, corrente elettrica. A volte può bastare una foto, la semplice, innocua fotografia di una donna con le poppe al vento e dei bucolici e imbarazzanti palloncini gialli in mano. Supponiamo ad esempio di aver passato due giorni a inseguire il tizio dell'agenzia XXX che si occupa di vendere foto per conto - e basta coi misteri, stavolta lo diciamo - dell'AFP, ovvero Agence France Press, dove, fra l'altro, tutti hanno 'sta mania di rispondervi in francese per mezza conversazione per poi svelare origini italianissime tradite da accenti talmente pesanti da sembrare caricati. Vabbè, ognuno ha i suoi vezzi. Immaginate di riuscire a raggiungere codesto venditore alla trecentomilionesima telefonata che all'agenzia sapranno pure il francese ma sono un pelo, giusto un pelo, disorganizzati. Supponete che l'agente vi dica che la foto costa 800 eurini sonanti, praticamente 50 euro in meno del vostro stipendio. Voi volete far le cose perbene stavolta, che ci son di mezzo i soldini e la prudenza insegna che è sempre meglio spendere una parolina in più che una in meno. Quindi, chiamate SS. Il quale vi sibila nel telefono che siete degli idioti perchè, lui ne ha la certezza, la foto è della AP, ovvero dell'Associated Press. E, comunque, se anche quella dell'AFP fosse identica a quella dell'AP, lui vorrebbe quella dell'AP e non quella dell'AFP. Proprio così vi dice. Indi vi sbatte il telefono in faccia. Ora se voi sapeste dove lui ha visto pubblicata la foto sapreste almeno da dove cominciare, ma voi non lo sapete e, con queste premesse, mi sento di escludere che lo richiamereste per porgli questa innocente domanda. Così pensate: e se facessi una ricerchina in internet? Dopo un'ora di affannosa ricerca sapete che quelle foto le hanno tutti, ma proprio tutti (AFP, Ansa, Dire, Reuters e il Padreterno in persona, caso mai avesse un'agenzia stampa). Tutti, eccetto l'Associated Press. Tuttavia siete testardi, volete proprio batterle tutte le strade possibili. Così chiamate ugualmente l'AP dove, per la proprietà transitiva, vi aspettate che tutti abbiano il vezzo di parlare per mezza conversazione in inglese per poi rivelare un'imbarazzante accento di Bergamo Alta. E ricominciate: palloncini, tette, grosse tette, nudi in bicicletta, foto. Eh no, signorina, noi mica possiamo farle una ricerca in archivio senza neppure sapere esattamente dove ha visto la foto.
- Dove ha visto la foto?
- Non l'ho vista io, l'ha vista il mio capo ma non ricorda dove, su un quotidiano, presumo.
- Presumere non è abbastanza, sa quanti sono i quotidiani in Italia?
- Ok, grazie lo stesso
Intanto SS ha già richiamato quattro volte per sapere se stavolta ce l'avete fatta o se siete nati con un difetto di fabbricazione nel cervello. Tutti capiscono che quest'oggi SS è in vena di sodomie, reali e figurate, e si guardano bene persino dal rivolgervi la parola. Oggi avete la peste, non conviene starvi accanto.
Voi vi sedete sul cesso per fumatori e a stento trattenete una lacrimuccia.
In compenso questo post, con tutti codesti nomi di agenzie, potrebbe incrementare notevolmente gli accessi casuali. Sempre sperando che fra essi non vi sia, casualmente, qualche mio collega. Ci manca solo quello.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:15:00 AM | Permalink | 8 comments
13 giugno 2007
Fantastico, la scena a cui sto assistendo mi provoca un brivido di piacere sadico lungo la schiena. Le bestie si stanno divorando l'un con l'altro, ma forse chiamarle bestie non è esatto dacchè cane non mangia cane. Che poi anche questo assioma sarebbe tutto da dimostrare, perché vuoi vedere che siamo l'unica razza in cui la natura ha posto tanta cattiveria? Senza contare che il mio gatto, anzi - pardòn - la mia lince mutilata, sarebbe capacissima di sbranare un altro micio solo per aver pensato di rubargli un croccantino dalla ciotola. Comunque, lasciamo perdere. Torniamo ai lupi: da questa mattina si sbranano l'un con l'altro e io, ai bordi del ring, assisto ridacchiando all'orgia. Il Direttùr vuol dirigere, La Bara vuol dirigere, La Kapò vuol dirigere e La Spia vuol dirigere, affiancando l'attività dirigenziale a quella di intelligence. Così il Direttùr ha intimato a la Bara di ridurre un articolo per lasciar spazio al suo editoriale, La Bara l'ha presa male, si sente messa da parte perché questo mese i suoi articoli indigesti, contorti e sgrammaticati occupano solo 90 pagine su 100. Così è andata a lamentarsi da La Spia che avrebbe voluto riferirlo a S.S. ma, in sua assenza, l'ha raccontato alla Kapò. Costei si è indignata perchè qualcuno sta prendendo decisioni sulla rivista senza il suo prezioso contributo, così ha deciso di fingere di non sapere che a luglio ci sarà un convengo a Roma per il puro gusto di accusare Il Feretro di non far circolare le informazioni.
Così poco fa La Bara ha chiamato una dirigente dell'ente di cui siamo ufficio stampa e per conto del quale organizziamo il convegno per lamentarsi un po'. Essendo codesta dirigente un serpente velenoso, tanto che con una botta di originalità la chiameremo La Vipera, non si è fatta certo ripetere l'invito. Così in questo momento sto ascoltando La Bara sibilare che Il Direttùr è svampito e vuol decidere tutto lui ma, soprattutto, che è stufa di vederlo girare con quella pazzoide della compagna sempre al seguito. Che tra l'altro, ha precisato, poi finisce che paga tutto l'ente anche per lei, ecco. E non è mica giusto, perchè anche al Feretro farebbe comodo portarsi appresso marito e figli, ma è troppo onesta per spremere l'Ente in questo modo. E tra l'altro codesta compagna non è "neppure adatta a presenziare situazioni ufficiali", ha concluso.
E qui urge la precisazione: la compagna del Direttùr non è pazzoide, è completamente bruciata. L'ultima volta che lui l'ha lasciata per prendere parte a un evento costei ha girellato mezza nuda per Bologna per fuggire da non si sa bene chi che pare la volesse ammazzare e alla fine ha tentato il suicidio. E Il Direttùr è stato raggiunto durante un convegno da una telefonata di un Dottor Freud del reparto psichiatrico del Sant'Orsola che lo pregava di accorrere. La Compagna del Direttùr poveretta non è presentabile, perchè ha l'occhio reso liquido dai farmaci, l'aria imbambolata e non è capace di vestirsi da sola. Ma. Ma è una brava donna se ci si prende la briga di rivolgerle la parola, fa quello che le chiedi e si offre di aiutare. E portarsela appresso e prendersi cura di lei è forse l'unica azione degna dell'aggettivo umano che il Direttùr compia nell'arco della giornata. Sarà pure retorico, ma pensando a La Bara & Co. a me viene in mente il buon Antonio di Cristicchi: prendete un telescopio e misurate le distanze, guardate tra me e voi... chi è più pericoloso?

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:25:00 PM | Permalink | 8 comments
12 giugno 2007
Ecco, io non lo farei, no. Non passerei tutta la giornata a raccontarvi la mia iella professionale, a lagnarmi con voi delle mie giornate grame, no davvero. Però ecco, non so a quanti di voi capiti di essere convocati nell'ufficio del Sommo Capo, S.S. per intenderci, di arrivarci con la penna e il blocchettino, sorridenti, zelanti, con in testa ogni sorta di neri presagi ma con la voglia, anzi no, con il fermo proponimento, di essere positiva. Nonostante le occhiaie, il temporale, il look Nosferatu e il desiderio di rintanarmi in una baita a Capo Nord o sull'Hymalaya o in qualunque altro posto con densità umana negativa. E di sentire colui che, serissimo, vi informa che sul giornale dell'altro giorno (una data precisa sarebbe utile, ma renderebbe la cosa troppo semplice) c'erano alcune foto di gente che pedalava nuda in bicicletta e, fra quelle, l'immagine di una ragazza che reggeva dei palloncini gialli, nuda anch'ella, con delle grosse poppe proprio in primo piano. Ecco lui, quella foto, la vuole e la vuole in alta risoluzione. E chi meglio della sottoscritta è adatta a procurargliela? Nessuno, ovvio. Così inizia il solito pellegrinaggio fra le redazioni di tutta la penisola alla ricerca dell'idiota che detiene i diritti d'autore della foto della ragazza con le grosse poppe e i palloncini gialli. Una telefonata tipo:
- Pronto
- Salve, io vorrei acquistare una foto
- Quale?
- Ha presente la manifestazione di Parigi, quella in cui andavano in giro nudi in bicicletta?
- Sì, dica
- Ecco, io vorrei la foto della ragazza coi palloncini gialli
- Sì, palloncini gialli
- Esatto
- Quella con le grosse tette?
- Si, quella con le grosse tette
- Oh beh, deve chiederla all'agenzia XXX
Cerco il numero dell'agenzia XXX mentre penso che mi piacerebbe, sì, mi piacerebbe proprio lavorare per quell'agenzia lì e fare la giornalista vera, ma in fondo lì mi accontenterei di fare anche la centralinista. Poi, mentre mi ripeto che tanto fare il giornalista non è il mio sogno, io avrei voluto lavorare in casa editrice semmai e mentre una vocetta stronza nella testa mi contraddice ricordandomi che in fondo, se lavorassi in quell'agenzia, non andrei troppo per il sottile, finalmente trovo quel benedetto numero di telefono. Chiamo. Risponde un tipo dicendo Hallò, in francese. Merda, penso in puro italiano. Azzardo un timido buongiorno. Quello mi sbiascica qualcosa che, mi par di capire, significa "Mi dica". Io continuo in italiano: la foto, la bici, quelli tutti nudi, poppe, grosse poppe, palloncini. Quello capisce, ma continua in francese: la photo, le cyclo, ils sont nudes, sein, un gròs sein, ballons. Sa il cazzo perché poi continua con questa cantilena d'oltralpe dato che mi capisce benissimo. Alla fine sfodera un accento made in trastevere e mi riassume: "Te voi 'a foto quella ch 'a tipa co' 'e tette grosse, qu 'a zellerona che tiene i palloncini 'n mano". Beh, ecco, si. Scopro che il tipo che se ne occupa non c'è. Devo richiamare.
S.S. intanto mi chiama a gran voce: dove cazzo è la foto? Arriva, un attimo, gli grido mentre volteggio verso il bagno pensando al giornalismo, all'editoria, al fatto che ne è passato di tempo da quando volevo fare la scrittrice e che nel corso degli anni le mie ambizioni si sono drammaticamente ridimensionate fino a giungere all'attuale idea di aprire un baracchino di fiori freschi in un posto sperduto e piantarla, una volta per sempre, coi lavori di concetto. Che tanto ho preso la via sbagliata, come quando attraversi l'Oceano in barca a vela, sbagli la rotta e ti ritrovi a ondeggiare dove non soffia una bava di vento. Fermo in mezzo a una distesa così grande che nemmeno l'immagini, in attesa che qualcosa ti sblocchi, fosse anche uno squalo che viene a farti la festa. Poi in bagno, mentre fumo, canticchio una canzoncina che sicuro il trasteverino dell'agenzia XXX conosce meglio della marsigliese: pe' fa' la vita meno amara, me so' comprato 'sta chitara...

 
co.co.prodotto da Atipica at 4:33:00 PM | Permalink | 3 comments
Sono a pezzi e suppongo che si veda perché La Bara stamane, prima di dire ciao, buongiorno, crepa, prima di annunciarmi che tornano inesorabili le cartelle stampa a rovinarmi la giornata e che le avrei dovute fare io, solo io, perchè lei aveva un'importante partita a Spider da concludere, mi ha annunciato trionfante che ho una pessima cera. Come rispondereste voi a uno che vi dice sghignazzando che sembrate la fidanzata di Nosferatu? Sorridendo, ho risposto: "E dire che stanotte ho dormito otto ore filate". E lei, che non ama essere contraddetta, è partita con l'elenco delle prove a sostegno della sua precedente affermazione: "Beh, hai le occhiaie fino ai piedi, sei pallida come un morto e sembri mostruosamente depressa". Insomma, sei un vero un rusco, come si dice a Bologna. Poi ha continuato: "Magari sarebbe il caso che ti dai una truccata, così per mascherare quell'espressione, perché - dio santo - a guardarti sembra che ti sei fatta una decina di canne". Mai che azzeccasse un congiuntivo, il Sepolcro, e comunque, se mi fossi fatta una decina di canne, probabilmente avrei tutta un'altra espressione. Io capisco che La Bara sia donna integerrima, fimmina de panza, che detesta i vizi, gli stravizi, le droghe a prescindere e ha in odio qualunque atteggiamento rappresenti una sfumatura del famoso sesso, droga and rock'n roll, tuttavia io resto convinta che qualche contatto in più con il meraviglioso mondo del vizio e dell'indulgenza verso se stessi non potrebbe che farle bene.
Dopo questo effervescente inizio di giornata vado a confezionare cartelline. Almeno quelle non parlano, non notano il tuo aspetto, non pretendono di farti da consulente d'immagine e non hanno mai niente da ridire su come sei vestita o pettinata. Stanno lì e si lasciano confezionare. Non so chi diceva: più conosco gli uomini, più amo gli animali. Per quanto mi riguarda siamo già allo step successivo: più conosco gli uomini, più amo le cose.
Perdonate il malumore ma sono giorni durissimi: l'estate non arriva, lo stipendio tarda come al solito, il dentista e i suoi infernali strumenti mi disturbano i sogni e in più incombono le cartelle stampa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:58:00 AM | Permalink | 2 comments
11 giugno 2007
L'umore di oggi equivale a quello che avrebbe chiunque dopo essere stato piallato sul selciato da una pressa. In bocca ho solo sapore di sangue e non illudetevi che si tratti di una metafora ben riuscita: sono le conseguenze del lavoro del mio dentista che venerdì mattina mi ha tagliuzzato ben bene, accompagnando l'operazione con frasi felici del tipo "Cazzo, quanto sangue" oppure "Bisogna segare l'osso perché è cresciuto troppo". E, credetemi, nemmeno se avete un certo gusto per lo splatter vorreste sentirlo dire quando sapete che si tratta del vostro osso e del vostro sangue. Il bello è che poi, dopo avervi massacrato e ridotto a una poltiglia umana, si fanno pagare. E pure tanto.
Tra le altre cose ho scoperto di essere profondamente suggestionabile. Lui dice: "L'anestesia potrebbe provocare tachicardia e bisogno di orinare" (sì, dice proprio orinare) e io immediatamente c'ho il cuore che mi salta in gola nemmeno fossi stata invitata a cena da Brad Pitt in persona e avverto un disperato bisogno di, ehm, orinare. E così quello deve fermarsi, raccattare i suoi bisturi e le sue frese, smontare tutta la costruzione di lenzuola verdi nelle quali mi aveva avvolto e lasciarmi libera di precipitarmi in bagno. Dopodichè io attraverso la sala d'attesa, ovviamente gremita di gente, sfrecciando verso il bagno come una saetta, avvolta in un ridicolo lenzuolino azzurro e con in testa una specie di cuffia da bagno che tiene raccolti i capelli e solo dopo, cessata l'emergenza, mi rendo conto di come sono conciata. Riattraverso fingendo noncuranza la sala d'attesa e, mentre passo, odo risatine sommesse.
Quando stamattina rientro in ufficio nessuno mi domanda come stai. Ok, che non sono morta si vede, tuttavia avrei gradito un pallido tentativo di salvare le apparenze.
Oggi sono gonfia di livore. Sissignore, livore. E, tanto per cambiare, ho deciso di riversarlo sui miei amatissimi colleghi, offrendo a voi anime prave un campionario delle frasi più in voga al CSM.
Che il gas sia con voi - è il saluto del Direttùr che, quando entra e quando esce, dà prova di grande spirito salutandoci con codesta simpatica frasetta. In realtà non ho ancora capito se dietro il simpatico saluto si celi l'augurio nazista di morire asfissiati nel sonno.
Siamo come coloro che son sospesi - Quando La Bara non sa, non ricorda, non ha ricevuto disposizioni, non ha preso decisioni, non ha chiaro qualcosa è sospesa come coloro che son sospesi, il massimo dell'eleganza linguistica a cui colei possa ambire. Per amor di chiarezza, in giornate come queste, Il Feretro corre il serio pericolo che la sospensione diventi più reale che figurata e di ritrovarsi sospesa come coloro che son sospesi all'Albero degli Impiccati.
Tienimi monitorata - va per la maggiore negli ultimi tempi perchè monitorare è uno di quei verbi che fa un sacco manager tuttavia, a prenderlo alla lettera, codesta frase mi autorizzerebbe a piazzare un investigatore privato che per 24 ore su 24 monitori chi ha pronunciato la frase. Inutile precisare che il vero significato di questo orrore linguistico è un più banale "tienimi aggiornata".
Ci risentiamo a bocce ferme - ovvero ci sentiamo quando so qualcosa, ma perché esprimersi con chiarezza quando si può essere oscuri? Il problema è che La Bara usa questa espressione tanto con l'amministratore delegato di qualche multinazionale squalesca, quanto con la colf appena sbarcata dalla Sierra Leone per poi lamentarsi perchè, prima di venire in Italia, "questa gente" potrebbe almeno studiare un po' d'italiano. In ogni caso, anche se imparassero a memoria il Devoto-Oli, dubito che la capirebbero.


 
co.co.prodotto da Atipica at 4:17:00 PM | Permalink | 6 comments
07 giugno 2007
Qui al CSM Le Tre Megere hanno dato un'occhiata al calendario e si sono accorte che il mio contratto scade quando loro dovrebbero, o almeno vorrebbero, essere in ferie. E, da questa mattina, stanno cercando di convincermi a lavorare in nero. Perchè a S.S. - dicono - piacciono le sfide, anche se non si capisce che gusto ci sia a sfidare un precariuccio come me. E' una personalità complessa - continuano - uno che ama sfidare la gente e vederla chiedere, implorare. Lo devo capire, lui è fatto così. Perciò la tattica che propongono è quella di prenderlo per sfinimento: il 31 luglio scade il contratto e di rinnovo non si parla neppure? Bene, io il primo agosto vengo a lavorare bel bella, come se niente fosse. Idem il 2, il 3 e così via fino al 13. Poi vado in ferie e dopo 3 settimane mi ripresento riposata e fresca come una rosa, saluto tutti amabilmente e ricomincio come se nulla fosse. E così prima o poi, stufo del giochino, S.S. si deciderà a rinnovare. E se nel frattempo decide, per caso, di non pagarmi? E se il giochino dovesse durare mesi, poniamo, fino all'anno prossimo? E se dei mesi in cui ci-sono-ma-non-ci-sono-quello-me-ne-paga-la-metà? Oh, no, non lo farebbe mai. Già, vista la sua proverbiale correttezza, i piccoli incidenti penali che hanno i suoi più fidati scagnozzi e il fatto la metà della gente con cui ha a che fare lo trascina in causa per insolvenza, la mia è davvero una diffidenza eccessiva. E poi ci sarebbe quella fastidiosa questione della dignità: in fondo so di non poter aspirare al paradiso della carta stampata, all'olimpo del contratto sicuro, ma il lavoro nero mi sembra davvero troppo.
Com'è finita? La Bara ha arriciato il naso e ha concluso: "Comunque sappi che io voglio andare in ferie e che ritengo che tu non possa fare le lotte sindacali col culo degli altri". Vebbè, meno male che domani è venerdì.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:54:00 PM | Permalink | 10 comments
06 giugno 2007
Sarò sincera, al di là del brivido di piacere che mi attraversa la schiena quando immagino i massoni sudare sangue durante l'interrogatorio del signore citato nel post precedente, la parte più spassosa della notizia sono i commenti dei miei stimatissimi colleghi e compagni di ufficio.

La Bara: "Oh mioddio poverini, voglia il signore proteggerli dalla cattiveria della gente!Adesso anche questa devono sopportare. Non sono massoni, sono solo iscritti all'Ordine dei Cavalieri del Vattelappesca, un'organizzazione filosofica"
Io: "Informami quando trovano il Santo Graal che ci facciamo uno scoop"
La Bara: "Oh, per carità, quanto sei stupida!"

La Spia (quasi in lacrime): "Ma mica è reato essere massoni? Che c'è di male se uno si riunisce ogni tanto per parlare di politica...D'altra parte, sai, loro si interessano di queste cose. In fondo allora anche te, Benny, e i tuoi amici comunisti noglobal vi dovrebbero arrestare quando parlate di politica"
Io: "No, tesoro, a noi ci pigliano direttamente a manganellate!"

La Kapò: "Sono solo cattiverie, cattiverie per metterli in cattive luce e perseguitarli, poveretti"
La Bara: "Sì però qualcuno dovrebbe fermarle, le toghe rosse: così rovinano la vita della gente. Come il nostro re, che prima l'hanno fatto passare per un pappone e poi non se ne è fatto nulla"
Io: "Boh, io comunque avevo sentito dire da qualche parte che l'Italia è una repubblica. E poi..."
La Bara: "Ecco, ha parlato la comunista. Comunque bisogna fermarli. Mica si può indagare la gente per poi scoprire che non hanno fatto niente. Dovrebbero pensarci prima"
Io: "In genere si indaga proprio per scoprire qualcosa. Di solito la colpevolezza, visto che in Italia c'è la presunzione di innocenza. Solo che durante l'indagine si è iscritti nel famoso registro degli indagati e si ricevono gli avvisi di garanzia...No, decisamente non mi pare ci siano elementi per definirla persecuzione".
La Bara: "Te l'ho detto, cosa c'è da indagare su un'organizzazione filosofica?"
Io: "Oh beh, allora sono fortunati: Socrate, poveretto, dovette bere la cicuta"

Infine il commento di uno dei perseguitati che, dopo aver ammesso di essere iscritto alla massoneria, precisa però che "mi risulta che essa fa alta speculazione filosofica e lavora per il miglioramento dell'uomo e non mi pare che è reato".
Beh, tra una speculazione e l'altra, potrebbero stare attenti anche ai congiuntivi: sarebbe un sicuro miglioramento.
Comunque qui potete farvi un'idea più precisa della faccenda, se vi va.

 
co.co.prodotto da Atipica at 2:14:00 PM | Permalink | 9 comments
Tanto per capirci: la longa manus di questo signore qui è arrivata nel nostro ufficio. Non posso aggiungere altro, voi capite, caso mai qualcuno facesse una ricerchina su internet e stai a vedere che salto fuori io. Intanto scusate, vado a sghignazzare in bagno.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:39:00 AM | Permalink | 6 comments
"In Italia vige una legge che non riconosce i titoli nobiliari. Proporrò un'altra legge che abroghi quella attualmente in vigore perchè tu, luce dei miei occhi, possa fregiarti del titolo che meriti: principessa"

E' un sms, l'ha ricevuto La Kapò da un corteggiatore e ora, al settimo cielo, volteggia leggiadra per l'ufficio col telefono in mano facendo leggere codesto capolavoro a chiunque le capiti sotto mano.
Al di là del fatto che costui deve avere uno strano concetto di luminosità se ha il coraggio di chiamare luce dei miei occhi quel corvo nero e tristo della Kapò, penso che se uno scrivesse una cosa del genere a me, potrebbe considerarsi fortunato se non gli levo il saluto.
E' proprio vero: ognuno ha gli uomini che si merita.
 
co.co.prodotto da Atipica at 9:49:00 AM | Permalink | 8 comments
05 giugno 2007
Le ferie, signori, io le devo concordare con tutto l'ufficio. Per andarmene in vacanza come la gente normale devo aspettare che ci siano andati La Bara, La Kapò, La Spia, il Direttùr, il Grafico, tutti. E questo perché, contrattualmente, sono libera da vincoli di subordinazione, orario e presenza in ufficio. Come si conviene a un libero professionista, sto in ufficio a fare la guardia al bidone di benzina, mentre loro si godono le belle giornate, il fresco, il sole, il mare, il riposo e l'aria buona. Ne hanno bisogno. Vengono da me e si lamentano di quanto sono stanchi, di quanto non vedono l'ora di passare il tempo coi figli, coi mariti, coi fidanzati. Poi tornano e mi raccontano quanto sono belle la Grecia, le Maldive, Parigi, quanto si sono divertiti, come son stati bene coi figli, i mariti, i fidanzati. Ora però si dà il caso che venerdì 15 giugno abbia bisogno di un giorno di ferie. Come si conviene a un libero professionista, faccio il giro di tutte le scrivanie, con l'aria mesta di chi chiede un favore, qualcosa che sa di non meritare, per comunicare che venerdì 15 non sarò in un ufficio. Il Gran Giurì delle 3 Megere - La Bara, La Kapò e La Spia - per prima cosa sbuffa di concerto. Poi, sempre all'unisono, alzano gli occhi al cielo, scuotono la testa e risbuffano. Infine, quando il rito è terminato, non proferiscono parola e continuano come se nessuno avesse parlato. Di solito questo atteggiamento equivale a un sì, anzi a un meno conciso: malgrado tutto, malgrado io pensi di te che sei uno scansafatiche senza futuro, malgrado sia convinto che a voi giovani servirebbe un'allisciata e se dipendesse da me ti spedirei in miniera, malgrado tutto questo, sì, puoi andare in ferie. Ma solo perché non sono io il padrone della baracca.
Pregustando il mio venerdì di ferie, vado a pranzo. Quando ritorno nessuno mi guarda negli occhi. Appena mi tolgo la felpa, La Bara si alza e rigidamente si dirige verso la sala riunioni. Quando passa davanti alla mia scrivania si lascia sfuggire un finto-distratto: "Per cortesia, anche tu, dobbiamo parlarti".
Parte la marcia funebre. Po-po-popo-po-po-po-po.
In sala riunioni mi siedo da un lato del tavolo, loro invece dall'altra parte, in fila, rigide e severe. Si guardano, ma non mi guardano. Poi La Bara esordisce, cedendo alla sua insana passione per i discorsi ufficiali:
"Tu hai chiesto di andare un giorno di ferie venerdì 15 giugno?"
(Giuri di dire tutta la verità, solo la verità, nient'altro che la verità. Dica lo giuro)
Io: "Sì..."
LaBara: "Tu sai che noi tre saremo in ferie quella settimana? E che le ferie vanno concordate con noi?"
(Non lo so, e comunque, carissima Miss Frigidità, tu sei in ferie una settimana sì e l'altra pure, come le altre tue compagne di merende, che cosa vuoi da me che ho preso 3 giorni in dieci mesi?)
Io: "No, non sapevo che sareste state in ferie. Comunque ho una questione urgente da risolvere, purtroppo quel giorno non posso esserci"
LaBara: "Ti abbiamo convoncato giusto per dirti che invece devi esserci"
Io: "Scusa?"
LaBara: "S.S. non ha piacere che in ufficio restiamo in pochi, noi siamo in ferie, tu devi restare qui"
Io: "Ok, non scherziamo: sono venuta a lavorare con la febbre e i punti in bocca, imbottita di antidolorifici e antibiotici, ma stavolta ho un'urgenza".
LaBara: "Non ci interessa, noi abbiamo i voli prenotati"
(Santo protettore della mia pazienza, io ti prego, non lasciarmi senza)
Io: "Ascoltami bene: io non sarei tenuta a chiederle nè a te, nè a nessun altro, le ferie. L'avete letto il contratto, no? Lo faccio perchè ho buonsenso (n.d.r: e un contratto di merda), ma mi aspetto di essere ricambiata con lo stesso buonsenso. Un giorno di ferie negli ultimi cinque mesi e mi viene anche negato?"
La Kapò e la Spia si guardano scuotendo la testa. Infine La Spia prende la parola con voce tremante, mi inchioda alla sedia con i suoi occhi di ghiaccio e sentenzia:"Vedi, Benny, noi qua i sindacalisti non li abbiamo mai amati. Qui non si ragiona in termini di diritti. Qui ci si viene incontro, tu ci aiuti a fare i nostri interessi, noi ti aiutiamo a fare i tuoi, quando si può. In fondo non dobbiamo ricordartelo noi, il tuo contratto non ti permette di metterti sul nostro stesso piano"
(Minghia!)
Alle spalle della spia si sono materializzati Totò Riina, Bernardo Provenzano e Gaetano Badalamenti. Battevano affettuosamente una pacca sulla spalla della loro migliore allieva dai tempi di Lucky Luciano e facevano sì con la testa, in segno di approvazione.
Sono scoppiata in una fragorosa risata. Mi sono alzata e, sempre ridendo, sono uscita dalla sala riunioni. Venerdì 15 giugno sarò in ferie.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:49:00 AM | Permalink | 9 comments
Il tempo. Il tempo è il problema. Il tempo è la domanda e pure la risposta. Il sole che inondava le nostre strade quando avrebbero dovuto essere coperte di neve, adesso s'è ritirato. Così gennaio somigliava ad aprile, maggio a luglio inoltrato, giugno a marzo. Ecco, il problema è che, qualunque sia, l'apparato che produce serotonina nel mio cervello è inceppato, non funziona, è farlocco. Si inceppa per i motivi più bislacchi, comincia a girare per conto suo e non c'è verso di richiamarlo all'ordine. Dovrei metterlo sotto contratto a progetto così, alla scadenza, lo faccio fuori e al suo posto ci piazzo uno di quegli apparati efficientissimi, avete presente i cervelli di quelli che sono sempre al settimo cielo, raccontano barzellette, magari sono pieni di sfighe ma si sentono come se la vita li avesse trattati coi guanti bianchi solo perché non li ha fatti nascere in Africa dove non c'è da mangiare. Un bel cervello di quelli che basta la salute e pe' fa' la vita meno amara me so comprato 'sta chitara. Ecco cosa mi ci vorrebbe. Epperò pare che non sia possibile e, per quanto pitocco, bisogna tenerci il cervello che c'è toccato in sorte quando tutto fu deciso, circa nove mesi prima che ci affacciassimo su questa terra. Nel mio caso 31 anni e nove mesi fa, quando mio padre era un baldo trentenne pimpante e non un sessantenne depresso. Però ora dico, se al cervello inceppato si aggiunge una metereopatia acuta in tempi di bizzarrie climatiche, voi capite, la questione diventa complessa ed è già molto che non mi tagli le vene per il lungo.
Meglio starsene in stand-by e aspettare buona buona che passino le paturnie, acquattata fra una cartella stampa e una rassegna.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:19:00 AM | Permalink | 2 comments
01 giugno 2007
1 - L'erba voglio cresce solo nel giardino del re.
2 - L'erba voglio non cresce neanche nel giardino del re.

Quando da bambina facevo i capricci, c'era sempre qualcuno a tirare fuori quest'erba voglio. Mia nonna, più per abitudine che per convinzione, preferiva la versione n. 1, in cui al re era riconosciuto il privilegio di veder crescere nel suo giardino la prestigiosa pianta. Mio padre, invece, usava la versione n. 2 dove l'erba voglio, alla faccia dei privilegi monarchici, non era concessa neanche ai re. Quel che è certo è che nel mio giardino l'erba voglio non cresceva.
A casa di S.S., invece, di erba voglio doveva crescerne parecchia, perchè il nostro principe ereditario è convinto di potersi sempre levare tutte i capriccetti che lo pigliano. Ed è ovvio che sia così: lui si limta a ordinare e la fatica per accontentarlo, in genere, la fanno gli altri.
Oggi, per esempio, dopo giorni di silenzio, si è fatto sentire per chiedere la registrazione dello spettacolo delle frecce tricolori andato in onda domenica scorsa su rai due. Già, perchè a lui non è bastato guardarlo in tivvù domenica come un nonnetto rincoglionito, no. Lui vuole la registrazione per arricchire la sua videoteca, così la sera se lo può guardare comodamente sdraiato sul divano in pelle umana, con i piedi appoggiati sul puff ricavato dalle zampe di elefante, mentre mangia caviale e una colf filippina gli serve lo champagne. O magari può mostrarlo agli amici dopo una cena a base di astice. Ma mica gli viene in mente di mandare il maggiordomo bangladese a comperare una videocassetta per cacciarla nel videoregistratore, no, lui se ne frega, tanto poi ci pensano quegli scemi del CSM a chiederla alla Rai. E così è da stamattina che sto appiccicata al telefono per procurargli questa stupida registrazione e vengo rimpallata dalla segreteria di rete alla segreteria di redazione, dalla segreteria di redazione alla redazione sport, dalla redazione sport alla produzione, dalla produzione all'ufficio montaggio, poi a ritroso: ufficio montaggio, produzione, redazione sport, segreteria di redazione, segreteria di rete. E qui, appena mi riconoscono, mi maltrattano. A ragione, diciamocelo. Dopo quasi sei ore di ricerca incessante ho scoperto che mi devo rivolgere direttamente all'Aeronautica Militare. Così adesso ricomincio daccapo. Giusto poco fa ho ricevuto una telefonata di S.S.: mi ha chiesto, lo stronzo, se lo stavo girando ex-novo il filmato e se poteva contare di averlo prima di Capodanno. Come quella volta che aveva sentito in tivvù di un medico che operava le emorroidi e son rimasta in ufficio fino alle otto e mezzo perché non si poteva andare a casa se prima non saltava fuori il nome del luminare. E quando l'ho trovato, finalmente, ha sentenziato che sì, lo conosceva già, ma non si faceva certo mettere le mani addosso da quell'asino.
Quello che veramente mi innervosisce, in tutto ciò, è dar ragione a mia nonna: l'erba voglio, nel giardino dei re, cresce ancora.


 
co.co.prodotto da Atipica at 2:16:00 PM | Permalink | 10 comments
Ore 17, giovedì 31 maggio: squilla il telefono. Prima di rispondere guardo il numero con circospezione, non so bene perchè ma mi aspetto sempre che il giudizio universale, per me, arrivi con una telefonata. D'altronde, ognuno ha le sue nevrosi. Il numero è sconosciuto ma inizia con 051: chiamano da Bologna. Non so, ma qualcosa mi dice che il giudizio universale avrà un altro prefisso. Rispondo. Una garbata signorina mi domanda sei io sia Benedetta C. Beh, dipende lei cosa vuole da me: se vuole chiedermi soldi o vendermi enclopedie mediche no, non sono la signorina che cerca, nel caso invece voglia offrirmi un lavoro, beh, allora se ne può parlare. Lo penso, ma non lo dico, di solito cerco di nascondere le mie tare genetiche, così mi limito a un convenzionale: "Si, sono io, mi dica". La signorina, felice come una pasqua, mi annuncia che hanno un mio curriculum e, siccome stanno cercando un redattore, vorrebbero farmi un colloquio. Come scusi? le gambe tremano, l'occhio si vela, sul muro bianco appare la santissima trinità che mi batte affettuosamente una pacca sulla spalla. Mi domando chi li abbia autorizzati a essere felici per me, io non credo in Dio, ma siccome non mi sembra il momento di sollevare polemiche religiose con la santissima trinità in persona, lascio perdere. Sto per svenire, ma cerco di controllarmi. La signorina mi domanda quando posso andare al colloquio, le rispondo, tutto ok, bene allora salve, salve, grazie, grazie a lei.
Poi mi sveglio e scopro che la sveglia non ha suonato, sono già in mostruoso ritardo e il mio prossimo futuro non prevede alternative al CSM. E vorrei solo tornare a dormire.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:18:00 AM | Permalink | 10 comments
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