29 novembre 2006
Il Tempo delle Fiere
Dopo il tempo delle mele, il tempo delle fiere (o delle pere, che poi è lo stesso). Il tempo delle mele è stato quel minuto e mezzo di gioia intensa provata alla vista del conto corrente rimpinguato coi due stipendi mancanti, prontamente sostituita da non troppo inconscio desiderio di commettere un omicidio all'annuncio che - udite udite siore e siori - si va al Motor Show. Ora, prima che vi precipitiate tutti a chiedermi i biglietti perchè la suddetta manifestazione è notoriamente piena di topa, come vuole il clichè che considera donne e motori elementi cardinali della simbologia maschile di ricchezza e virilità, vi dico subito che non ce li ho. E non ce li ho perchè sono l'ultima ruota del carrozzone felliniano che anche questa volta si è messo moto con tutto il suo bagaglio di follia. Al massimo posso cedervi il posto a patto che siate disposti a:

  1. Alzarvi tutte le mattine in orario da miniera.
  2. Restare in piedi fermi come un corazziere (quando va bene) o a camminare come uno che si allena per la maratona di New York (quando va male) passando dal caldo estivo dei padiglioni al freddo polare dei corridoi, per poi tornare al caldo estivo e poi di nuovo al freddo polare e vai così finchè non crollate colpiti da subitanea e mortale polmonite.
  3. Tirarvi a lucido come una soubrette di qualche sgangherata trasmissione televisiva di prima serata.
  4. Sorrrridere (la sovrabbondanza di r è un malriuscito tentativo di esprimere lo sforzo di restare sorrrrrrrrridenti nonostante la vostra psiche stia collezionando traumi) tutto il giorno fino a farvi venire i crampi alle fossette a decelebrati adolescenti a caccia di gadget e adulti ancor più decelebrati che tentano di rimediare la scopata serale.
  5. Parlare con giornalisti che si occupano di motori, parlano solo di motori, chiedono solo di motori, sognano solo motori, hanno sposato un motore, quando sono a letto con una donna si eccitano pensando al pistone di un motore e, se malauguratamente cambiano argomento, è solo per invitarvi a bere qualcosa e quindi ricardere nel caso descritto al punto 4 (adulti decelebrati a caccia di avventure).
  6. Sopportare tutte le nevrosi dei miei colleghi che si sfogano secondo la rigida scala gerarchica che regola i rapporti in quest'ufficio. Ora, poichè voi prendereste il mio posto, non illudetevi: vi arriverebbe in faccia merda a palate ma, qualora vi giraste per sfogare sul vostro sottoposto ciò che avete subito, scoprireste con amarezza che siete l'ultima ruota del carro e più in basso c'è solo la nuova donna delle pulizie filippina. Con la quale, però, tutti usano i guanti bianchi e maniere da educanda perchè a nessuno piace passare da razzista xenofobo.
  7. Sopportare FR (per l'occasione ribattezzato Ebola o Polonio 210) tutto il santissimo giorno.

Ora, ciò premesso, c'è ancora qualcuno che desidera prendere il mio posto al Motor Show convinto di passare cinque giorni a ubriacarsi ai cocktail per giornalisti e a guardare belle figliole semisvestite messe lì solo perchè possiate ristorare i vostri bulbi oculari? No perchè se così fosse, l'offerta è sempre valida...

 
co.co.prodotto da Atipica at 5:59:00 PM | Permalink | 4 comments
28 novembre 2006

Ci sarebbe anche un'altra vignetta, sempre di Altan, in perfetta sintonia con il mio umore di oggi. Un omino dice all'altro: sono pieno di speranze. E quello gli risponde: un dito in gola e ti liberi.
Per la serie l'ottimismo scorre a fiumi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:06:00 PM | Permalink | 0 comments
Il cielo è grigio come il pelo di un topo e ciò compresibilmente mi rende nervosa. E' inverno, dicono i più saggi, ci vuole anche quello, perchè se non piove il prezzo delle zucchine schizza alle stelle e co' sta storia del petrolio che va su e giù le zucchine a 60 dollari a cassetta proprio non è il caso. Però volete mettere con un'estate perpetua? Sole, mare, caldo, ciabattine... Insomma vale la pena rinunciare a una cassetta di zucchine, no? Vabbè. In ufficio è tornato tutto come sempre: ciascuno lotta con le sue nevrosi e quelle del Budino nel goffo tentativo di sopravvivere alla sua precaria giornata di lavoro. M. per esempio è tornata a chattare su messenger e a rompere l'anima ai suoi vicini di scrivania. Attività che le riesce piuttosto bene e che aveva sospeso quando il budino non ci pagava. Perciò mi viene il sospetto che il suo lavoro consista proprio nel diffondere in rete pettegolezzi e maldicenze e nel rompere l'anima al posto del boss quando lui non può dedicarsi personalmente a codesto discutibile passatempo.

Oggi mi sono beccata in piena faccia un lavoro divertente. Devo compilare 156 questionari. Sono domandine facili facili che la mia giovane mente partorì (credo di essere l'unica nel raggio di 1000 chilometri che usa ancora il passato remoto) in un sabato di lavoro pre-fiera di Genova. Andavano sottoposti ai vistatori (pochi) dei nostri stand (molti), ma nessuno, durante i giorni infernali della Coppa Cobram, ebbe tempo di dedicarsi a simili quisquiglie, impegnati come si era a tutelare la propria salute mentale, già considerevolmente a brandelli. Quelli che ci provarono dopo poco dovettero arrendersi per non essere sgozzati dai visitatori in questione che erano lì per vedere le barche e non avevano tempo da perdere con stupidi questionari. Il fatto è che ora servono, ordini del boss che con molta probabilità ha finito la carta igienica. E quindi poco importa che non ci siano, vanno tirati fuori dal cappello in tempo ragionevole. Così, dopo aver scritto le domande, a distanza di un mese scrivo le risposte. Quando si dice che uno se la canta e se la suona.

 
co.co.prodotto da Atipica at 9:34:00 AM | Permalink | 3 comments
27 novembre 2006
Diciamo che il piatto piange. Diciamolo. Diciamo che mi mancano gli argomenti per scrivere post e se scrivo di me comprensibilmente suppongo non gliene freghi un cazzo a nessuno. Diciamo che a uno a cui piace scrivere non dovrebbero mancare mai, e dico mai, gli argomenti (sennò cosa cazzo scrive, scusate?). E invece, come già detto, a me mancano. Ergo forse la pretesa di scribacchiare è senza senso, sarebbe meglio mi dedicassi al giardinaggio. A proposito sapete che giardinaggio e sesso sono le due attività preferite degli inglesi nel tempo libero? Me lo disse tempo fa una delle mie innumerevoli ex-coniquiline. Questa però era inglese e trovava particolarmente ironico che i suoi compatrioti passassero dalla copula alla cura delle piante senza passare per qualche attività intermedia. Ovvio, non ho mai capito cosa ci fosse di tanto comico e perchè uno dopo essersi fatto un'allegra scopata non possa andarsene in giardino ad innaffiare le rose della zia. in fondo fa niente, tanto non ho il giardino.
Questo week end sono stata a trovare i miei genitori in Abruzzo dove mio padre ha sempre una cavalletta in serbo per me. Mi spiego: le cavallette sono la mia più grande fobia. Quando ne vedo una scoppio in un pianto isterico, strillo e comincio a sudare freddo. E per tre giorni mi sembra che siano dappertutto, le sogno, mi sveglio nel cuore della notte urlando. Niente di grave, solo la solita vecchia cara follia, insomma. Il punto è che i miei, guarda caso, vivono in campagna. E lì le cavallette si sono fatte furbe perciò quando comincia il freddo, invece di rassegnarsi a crepare, si avvicinano alle pareti della casa che emanano calore. Le più temerarie si infilano fra le persiane. E quando vado nello studio di mio padre a fumare di nascosto da mia madre (a trent'anni, si, e allora? qualcosa da ridire?) e apro la finestre, quelle saltano fuori e vai con la scena di cui sopra. E puntuale mia madre accorre alle mie grida disperate e mi trova con una sigaretta accesa. A questo punto della scenetta dimentico il temibile insetto e mi lancio nel patetico tentativo di spiegare perchè ho una sigaretta in mano. Siccome questo teatarino va avanti da decenni ormai, le soluzioni adottate nel corso degli anni sono piuttosto varie:
- negare l'evidenza (come dici? ho una sigaretta in mano? mamma sono mesi che ti dico che hai bisogno di riposo);
- fare scaricarbarile (lo so che ho una sigaretta in mano e sembra che la stia fumando, ma è di papà, giuro è di papà. Come? Papà non c'è? No, ehm, infatti, il fatto è che lui stava tentando di uccidere la cavalletta e quella stronza se l'è mangiato);
- di passare per pazza (sisi, la sigaretta ecco, ce l'ho in mano, come vedi, ma non devi fraintendere. Io non fumo, sto solo cercando di far venire il cancro alla cavalletta, perchè voglio che soffra come lei fa soffrire me!).
Il problema però l'ha risolto lei, alla radice: quando mi sente strillare non muove un muscolo, non accorre e, soprattutto, evita di chiedermi perchè puzzo come un comignolo e quando vado nello studio di papà sembra che lì dentro sia scoppiato un incendio. Speriamo che quando mi verrà il cancro ai polmoni non si levi il gusto di dirmi "lo sapevo che fumavi".

 
co.co.prodotto da Atipica at 5:20:00 PM | Permalink | 4 comments
23 novembre 2006
Di solito mi si rimprovera di essere poco intraprendente. Una che sta seduta sulla riva del fiume ad aspettare la fortuna, a cui, per farla breve, le cose devono cadere davanti agli occhi sennò col cazzo che se le va a cercare. Dunque ieri cercavo di sfatare questo mito. E timidamente ho accennato alla mia sedicente caporedattrice che mi piacerebbe scrivere qualche articolo in più. Gliel'ho buttata sul fatto che praticamente la rivista la fa solo lei, che la vedo oberata di lavoro e vorrei aiutarla. Orgogliosa del mio discorsetto, mi sono disposta ad attenderne i frutti. E non ho dovuto aspettare molto, perchè qui quando uno trova un povero scemo disposto a lavorare per lui non se lo fa dire due volte. Il punto è che erano marci, i frutti. Perchè con un sorriso da mille e una notte la mia kapò apre il cassetto e tira fuori una rubrica gonfia come la Smemo dei tempi del liceo. La depone delicatamente sulla mia scrivania e mi dice: "C'è da aggiornare la rubrica degli incentivi: visto che mi vuoi aiutare, fai le telefonate, così poi io scrivo l'articolo più velocemente, che abbiamo i tempi stretti". Che tradotto vuol dire "senti furbetta del cazzo, qui scrivo io e solo io e tu ringrazia che ogni tanto ti getto qualche osso. E ora, per punizione, beccati le telefonate ai benzinai". Si perchè l'aggiornamento della rubrica degli incentivi (per GPL e metano) comporta tutta una serie di irritanti telefonate a benzinai e meccanici cerebrolesi che si esprimono ancora nella lingua dei padri. E sia chiaro che con "lingua dei padri" non intendo l'italiano di Boccaccio, ma i grugniti dell'homo erectus.
 
co.co.prodotto da Atipica at 9:55:00 AM | Permalink | 3 comments
21 novembre 2006
Il gatto. Io coltivo la teoria - che a pensarci bene forse è un disturbo mentale ma magari il discorso lo affrontiamo un'altra volta - che le cose non siano quelle che appaiono. Cioè no, non è che sono paranoica o credo a quelle strane storie sulle essenze, le reicarnazioni, lo Ying e lo Yang, eccetera. Non credo a niente, nemmeno ai nostrani Padre, Figlio e Spirito Santo, perciò figuratevi. Però sarebbe molto più divertente un mondo stile cartone animato dove i gatti si trasformano in geni della lampada, principi azzurri, fate turchine. No, non sto scherzando, il punto è che se il gatto è solo un gatto ci si annoia. Perchè mica si parla coi gatti, non si discute di politica coi gatti e non ci lamenta con loro delle sfighe della giornata. Io invece, ahimè, queste cose le faccio tutte. E le faccio in virtù della considerazione che chi mi dice che il mio gatto sia proprio il mio gatto? Potrebbe essere, che ne so, Brad Pitt che s'è stufato di essere Brad Pitt e vuole vedere cosa si prova a essere un gatto. Ora, fino a qualche giorno avrei evitato di rivelare questa mattana, che comunque c'ho una dignità da trentenne da mantenere, ma poi le cose sono cambiate. Perchè ho scoperto che il mio gatto non piscia più sul letto. Ora cerca di farlo nel water. Entra in bagno, annusa, girella intorno al water e poi piscia dietro. Che palle, ancora! direte voi. I più simpatici si chiederanno da quanto tempo non pulisco il bagno e mi consiglieranno una derattizzazione. Invece io esulto, perchè secondo me il Gatto (che da questo momento viene omaggiato della maiuscola) sta cercando di fare pipì nel water. Perchè vuole imitarmi, o perchè in realtà è Banderas, che ne so. Solo che non ha ancora capito a cosa serve il buco.
Pure il felino incontinente mi doveva capitare.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:04:00 PM | Permalink | 2 comments
Uno dice, finalmente mi ha pagato. Poi si mette lì, si fa due conti, sistema i debiti, o quasi, si leva qualche sfizio, va a vedere il concerto degli Aprés La Classe all'Estragon, si concede una birra, magari due, e ne offre qualcuna agli amici. Una piccola sbronza celebrativa, diciamo, perchè uno con la faccia da budino avariato ha deciso che era giunto il momento di mettersi a rispettare un tuo diritto. Perchè diciamolo, lui ha pagato perchè ha deciso di pagare, non perchè noi abbiamo fatto qualcosa. Da bravi pecoroni abbiamo atteso borbottando. Qualcuno potrebbe pensare che m'è venuta una vera fissa per questa storia del far rispettare i diritti, ed effettivamente. Però alla fine lui da questa storia è uscito facendo giusto la figura di quei padri un po' stronzi che quando il figlio la combina grossa gli levano la paghetta. E poi, quando giustizia è fatta, gli concedono di nuovo l'obolo settimanale. E mi sta proprio sul gozzo, perchè lo stipendio non è nè una paghetta nè un obolo.
(I giacobini applaudono Robespierre)
Comunque dopo una settimana l'euforia è già passata. Sì perchè, visto che ha pagato, ha ricominciato a rompere le bolle cotidie con i suoi stupidi sadismi e le sue richieste da un milione di dollari. In una settimana sola mi ha chiesto:
- il numero dei morti nel 2005 per incidente in moto, solo in moto, e relativi costi sociali. In Italia. E fin qui ci si attrezza.
- il numero dei morti nel 2005 per incidente in moto e relativi costi sociali. In Francia. E anche qui, con un po' di fatica, ci si arriva.
- il numero dei morti nel 2005 per incidente in moto e relativi costi sociali. In Grecia. E qui non ci si arriva neanche sdraiandosi sulla scrivania del premier greco. Non c'è verso. E levatevi dalla faccia quell'espressione di sufficienza della serie "a internet non c'hai pensato". Perchè vi comunico una grande notizia: i siti greci sono scritti in greco. E io al massimo posso tradurre un pezzo di Senofonte, mica le statistiche sui sinistri.Alla fine di una estenuante ricerca durata due giorni (facevo prima ad andarci, in Grecia) ho concluso che nella patria di Aristotele non contano più i morti cascati dalle motociclette dal 2000. Tanto sono morti, perciò uno più uno meno. E comunque, resti tra noi, ma visto come guidano mi meraviglio che ci sia ancora qualcuno vivo per contare, nel caso.
Quando ho riferito a FR le oggettive difficoltà di questa ricerca, lui ha aperto un occhio (generalmente li tiene a fessurina, come i serpenti) e ha sibilato "cerebrolesa".
Ben tornata a lavorare, Benedetta.
Che poi dico, cosa ci deve fare con le statistiche sui sinistri? Dopo aver quasi mandato in fallimento un cantiere navale, ha deciso di aprire un franchising di pompe funebri?
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:19:00 PM | Permalink | 4 comments
20 novembre 2006
Ehilà, salve. E' lunedì, ma non tutti i lunedì vengono per nuocere. Stamattina, ad esempio, ho notato con piacere che c'è una corrispondenza diretta fra le mie sfighe lavorative e il mio indice di gradimento su internet. Il rank segnalato da Shinystat, simbolicamente rappresentato con la stellina, è a 9. Ci rendiamo conto? Dopo essere stato piantato per mesi sullo 0, in sole tre settimane è schizzato a 9. Ora questo significa che più c'ho sfiga sul lavoro più la gente mi legge. Quindi per far lievitare la mia celebrità internettiana ci vorrebbe una specie di diluvio universale di precarietà e accidenti. E effettivamente non so se sia prudente augurarselo.
Comunque qui si parla di me. E se ne parla bene. E' la seconda "recensione" che ricevo in vita mia e per di più da uno che scrive. Ora, considerato che la prima si può riassumere in "sei una giornalista senza futuro", non ve la prendete se me la tiro un po', vero? E indovinate chi è l'uomo che mi ha onorato di cotanto giudizio? Vi aiuto: uno che in vita sua non ha mai scritto nemmeno la lista della spesa. Bravi, proprio lui, FR, il Budino Avriato, Fassia da Chiulo, l'Enzo Biagi delle benzine ecologiche.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:34:00 PM | Permalink | 4 comments
17 novembre 2006
Oggi ho il blocco del blog bianco. Succede anche nelle migiori famiglie. E comunque ieri ho inflazionato. Perciò vi auguro buon week end e mi eclisso.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:15:00 PM | Permalink | 1 comments
16 novembre 2006
Basta parlare di Fassia da Chiulo, ora parliamo di me. Stamattina, nonostante il mal di testa, davanti al cappuccino ho fatto proposito costruttivi. Ora, qui qualcuno non lo sa, ma io non sono una persona costruttiva: nella migliore delle ipotesi sono una persona. Perciò dire "propositi cotruttivi" in riferimento a me è come dire "persona di ampie vedute" a Papa Ratzinger. Comunque, stamattina davanti al caffè ho deciso di mettere ordine nella mia vita. Che non vuol dire smettere di bere e fumare, comprare un cane e mettere su famiglia come vorrebbe mia madre, ma:
1) Rifare la carta d'identità rubatami circa un anno e mezzo fa, perchè al momento non ho nemmeno un documento valido. E vabbè che c'abbiamo l'autocertificazione, ma se mi fanno a pezzi e mi buttano in una discarica rischio di essere seppellita col Milite Ignoto.
2) Rifare la patente, volatilizzatasi insieme alla carta d'identità. Nel caso si verifichi lo spiacevole inconveniente al punto 1, melius abundare quam deficere.
3) Segnalare il cambio di residenza cosicchè in Comune sappiano dove mandarmi le multe. Ne prendo così tanto che se non mi trovano, come minimo sono costretti a fare tagli al personale.
4) Scegliere un dottore che abbia l'ambulatorio almeno dentro i confini regionali, visto quello in Abruzzo non mi serve granchè.
Dopo aver ponderato le difficoltà dell'impresa, ho deciso di tornare a dormire.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:49:00 PM | Permalink | 5 comments
Sento un altro bastone uncinato che si avvicina a velocità supersonica ai nostri culi precari. E scusate se m'è cascata la corona, ma certe parole rendono meglio di altre. FR Il Magnifico ha chiamato l'impiegata dell'amministrazione che, da qualche giorno, è il suo interlocutore unico. E, invece di ordinarle il pagamento dello stipendio di ottobre, le ha ordinato di informarci che l'uscita della rivista di dicembre è anticipata di due settimane. Per ragioni a noi oscure. Ma in fondo non saremmo (lo so, stona il condizionale, ma un'indicativo sarebbe poco realistico, non trovate?) pagati per ragionare e chiedere, solo per eseguire. Alla notizia tutti hanno dissotterrato la falce, il martello e la rossa bandiera che stamattina mi sono stati rimproverati e sono iniziati i cori di sdegno. Un neofita di quest'ufficio avrebbe detto che, se FR fosse stato presente, lo avrebbero ghigliottinato. Dopo un'ora di sensate dimostrazioni dell'impossibilità di eseguire l'ordine e di giuste proteste, ho proposto di scrivergli una gentile letterina - firmata da tutti - con cui lo si informa per quali ragioni quello che chiede non può essere fatto. Ma al Popolo Arrabbiato è venuto un improvviso mal di testa ed è tornato a lavorare. Perchè il Popolo Arrabbiato ama i ragionamenti, le filippiche, le prediche, i comizi di ore, ma ha poca dimestichezza con le conclusioni. Ecco si, i miei colleghi sono affetti da un'inguaribile avversione nei confronti dei ragionamenti che si concludono. A loro piace lasciarli a metà, i ragionamenti, così domani non bisogna cercare un nuovo argomento di conversazione. Basta riprendere il vecchio da dove era stato interrotto. D'altronde mica criticarli, anche Nietsche preferiva gli aforismi alle opere sistematiche.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:39:00 PM | Permalink | 0 comments
Eheheheh... voi non ci crederete, ma... HA PAGATO!Momento però, tenete a freno l'entusiasmo. Perchè ha pagato un solo stipendio, quello di settembre, e ha promesso di pagare ottobre al più presto (mmmm...). Però prima di concederci lo stipendio, ha chiamato nel suo ufficio l'impiegata dell'amministrazione e le ha spiegato le ragioni del suo gesto: al contrario di quanto credono molti, lui non è pazzo (no? e allora perchè sono molti, appunto, quelli che lo credono?) e certe decisioni le prende con congnizione di causa. Il mancato pagamento dello stipendio è colpa nostra. Sì, avete capito bene, nostra. Perchè lui aveva stabilito che la rivista uscisse il 14 ottobre e ciò non è accaduto. E pazienza se si era dimenticato di comunicarcelo, gli uomini impegnati come lui dimenticano certe inezie. Perciò con che coraggio, ha chiesto ad A. (che probabilmente a quel punto stava per gettarsi ai suoi piedi implorando perdono), gli chiediamo lo stipendio dopo un simile episodio? Ora, visto che lui, in fondo, è magnanimo e capisce che in quest'ufficio c'è gente che ha bisogno, ha deciso comunque di pagare uno stipendio. Ma è costretto ad avvisarci: prima di fare i bolscevichi e parlare di diritti dobbiamo valutare obiettivamente le nostre colpe. Al termine dell'udienza ha aggiunto: aspetto il prossimo numero della rivista stampato di fresco sulla mia scrivania per il 10 dicembre. Altrimenti...
Questa mattina, mentre A. ci riferiva con voce ancora tremante il colloquio, mi sono permessa di suggerire che ci sta ricattando. Che se noi accettiamo il suo ragionamento lui potrebbe decidere che la rivista la vuole domani e questo, sempre ammesso che ce lo comunichi, non sarebbe possibile. L'Assemblea Costituente m'ha risposto che se sono di sinistra è solo un problema mio. Non fare quello che il capo vuole è male. E se la colpa del suo ritardo nei pagamenti è nostra, non ci resta che assumerci le nostre responsabilità e fare in modo che lui non sia costretto a rifarlo di nuovo. E che sabato si lavora.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:30:00 AM | Permalink | 6 comments
15 novembre 2006
C'ho una curiosità che mi frulla in testa: ma l'Assunzione in Cielo è a tempo indeterminato oppure ormai è a progetto pure quella? E, nel caso, quando ti scade il contratto che fanno? Ti risputano in questa valle di lacrime senza passare dal via?
Tu sei lì tranquillo, svolazzando con le tue alucce, quando a un certo punto ti chiama San Pietro. E quando arrivi nel suo ufficio con la tua tunica candida, lui ti guarda serio e dice: c'è grossa crisi, il tuo contratto è in scadenza e siamo costretti interrompere il tuo progetto (che tu, ovvio, non hai mai capito bene quale fosse, a parte bivaccare fra le nuvolette). Poi, con aria costernata aggiunge: il Boss è davvero mortificato, ma la crisi economica, l'euro e tutte 'ste guerre rendono un tantino complicato il reperimento di fondi. Magari quando le cose gireranno un po' meglio ti richiameremo. Poi schiaccia un bottone e, come per incanto, le ali ti si ritirano, l'aureola sparisce e tutto prende a vorticare. Quando ti svegli, invece dei cori di angeli senti i clacson delle auto sui viali di circonvallazione. E si ricomincia.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:48:00 PM | Permalink | 4 comments
Eh già il bancomat. Stamattina mentre facevo colazione l'ho tirato fuori dal portafogli e l'ho guardato. Poi gli ho fatto una carezza e gli ho sussurrato: non ti preoccupare, non mi sono dimenticata di te, appena posso giuro che ci andiamo a bere una birra tutti soli soletti, io e te. Però tu non fare scherzi, mi raccomando. Resta lì buono un altro po', non ti smagnetizzare, non ti scollegare, non ti suicidare. Pazienza ci vuole, te lo dico io. Gli strumenti della legge sono dalla nostra parte e i nostri colleghi sono così compatti e uniti che presto di sicuro trionferemo sul perfido budino. E quando ciò accadrà ti prometto che andremo insieme all'Ipercoop, riempiremo il cestino di prodotti costosi, di marca, e alla cassa ti porgerò alla commessa con aria distratta: pago con bancomat, signorina. E tu farai la figura di un bancomat di classe, bello mio. Di solito compro solo prodotti di marchio Coop perchè appartengo a pieno titolo alla schiera di sognatori convinti di fare la loro parte per il bene dell'umanità rinunciando alle proteine del latte lavorate a 0,12 centesimi l'ora da bambini bangladesi di quattro anni, al buon cioccolato mescolato 48 ore da clandestini pachistani che lavorano in nero e al pan di spagna lievitato naturalmente sotto gli occhi voraci dei figli dei desaparecidos colombiani. Quando la mia nevrosi si acuisce mi aggiorno sulle società acquistate dalla Nestlè, per evitare persino le aziende satelliti. Una faticaccia, giuro. Ma stavolta, caro il mio bancomat, si sfruscia. Stavolta si compreranno cereali Fitness a gogo e nastrine del Mulino Bianco, riso Scotti, cioccolato Lindt, Aranciata San Pellegrino, pasta De Cecco. E, per concludere, aggiungiamo un rossetto l'Oreal. Farai la figura del bancomat panciuto quando ti porgerò alla cassiera con aria disinteressata, come a sottintendere che tanto, prima che ti svuoti tu... E ti giuro che non guarderò lo scontrino che si allunga con aria da ansiolitico e occhi iniettati di sangue. Vedrai, caro il mio bancomat, faremo uno shopping da ricchi. Ma fino a quel giorno tieni duro, ti prego, non ti smagnetizzare e soprattutto, al primo prelievo non rifilarmi soldi che si sbriciolano (e lo so, ma quando uno c'ha una fobia si ripete, che volete).
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:07:00 PM | Permalink | 2 comments
14 novembre 2006
Io l'avevo già sentito che in Germania si sbriciolavano i soldi. Ma oggi qualcuno ne ha riparlato e ho avuto una visione inquietante. Ho immaginato che finalmente avevo preso lo/gli stipendi, che stavo salterellando felice verso il bancomat, trullallero trullallà. Per l'occasione avevo pure smesso di allisciarmi i capelli, quindi avevo un mezzo quintale di riccioli svolazzanti di gioia. Per l'occasione era pure tornata l'estate, gli uccellini cinguettavano sugli alberi, i grilli mutanti grillavano in mezzo al cemento cittadino, la gente saltellava per la città abbronzata e felice, con camiciette dai colori sgargianti. Insomma l'universo tutto partecipava alla gioia per Lo Stipendio Ritrovato. Arrivo davanti al bancomat, parcheggio la bici (ritrovata anch'essa), tiro fuori la tesserina, la spolvero, che dopo tutto questo tempo che giace nel portafogli sapete com'è, la infilo nell'apposita fessura. Due bip bip e il gioco è fatto: la macchina della felicità sputa i colorati euro della felicità. Allungo una mano avida e...cricksbrishcrunch...SI SBRICIOLANO!Aaaaaaaaaaaaaaaaaaarghhhhhhhhhhhhhhh!
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:41:00 PM | Permalink | 10 comments
"Buongiorno FR"
"Parla in fretta che sono con altre persone"
"In frettissima: gli stipendi?"
"Mmmm"
"Si, vedi sono due mesi arretrati"
"Avete fatto la riunione di redazione?"
"?!"
"La rivista deve uscire fra un mese, dovete andare avanti, non fare i soliti cazzoni"
"!!"
"E quella convocazione alla riunione che avete fatto ieri, è una cazzata. Non permettetevi mai più. E lavorate, invece di indire riunioni"
"Ehm, si, ma io avrei chiamato per gli stipendi..."
"Ora non ho più tempo."
Clic. Tu-tu-tu-tu.
Perciò vediamo: lui non paga, io lo chiamo per insultarlo, lui insulta me e mi rispedisce a lavorare con una pedata nel culo. Senza stipendio. Stipendi, anzi. Mmmm. No, dico: uno cresce coi genitori che gli dicono la violenza è brutta, bisogna difendere i propri diritti, ma bisogna farlo nella legalità. Le spranghe e le molotov non hanno mai aiutato le giuste cause. Così quando arriva il momento di fare la tua parte perchè il bene trionfi, assumi un'aria saputella e dichiari: ok, farò valere i miei diritti nella legalità, senza spranghe e senza molotov, appunto. Perchè ho fiducia nella legge, io, e negli strumenti che mette a disposizione dei deboli per difendersi. Così esamini gli strumenti. Effettivamente non sono poi così tanti, ma forse sei tu che non sai perciò ti rivolgi a chi sa. E chi sa dice: eh, di strumenti per prenderti i tuoi soldi ne hai un sacco e una sporta, ma devi considerare le conseguenze. Scusi? Si, beh, un collaboratore a progetto che si rivolge ai sindacati può considerarsi già disoccupato. E ovviamente, di questi tempi, inutile aspettarsi l'appoggio dei colleghi. Ah, ecco. Scusi, ma allora lei cosa mi consiglia di fare? Niente, sii paziente. Dicevamo, gli strumenti della legge. Ma tu sei inflessibile. Torni a sedere dietro la tua scrivania e continui a lavorare: perchè ad azione illegale non si deve rispondere in modo altrettanto illegale. Altrimenti si scende sul terreno di gioco del cattivo. Perchè quello che conta davvero è la differenza morale fra te e lui, mica le tasche vuote. Poi, in un giorno che si presenta fin dal mattino non particolarmente felice, scopri che della tua superiorità morale a FR non gliene frega una beata ceppa. Intanto non ti paga. E quando lo chiami, convinto che al solo sentire la tua voce gli tremino le ginocchia, scopri che lui insulta te. Basta, stavolta è troppo. E ti volti verso gli strumenti della legge, che però nel frattempo sono rimasti tale e quali, anche se è cambiato il governo e adesso c'è gente che ha a cuore i precari.
Ora ditemi, che succede se poi a qualcuno viene in mente che procurarsi una spranga non è poi così difficile? E, secondo voi, quanto tempo manca prima che quelli come me si stanchino di aver le tasche vuote ed essere presi per il culo e tornino alle spranghe?
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:35:00 AM | Permalink | 12 comments
13 novembre 2006
Oggi è una palla. Oggi mi appallo da sola, e ogni volta che tento di fare una battuta, no, di pensare una battuta, mi viene da piangere. Effetto sindrome pre-mestruale che, non ne dubito, lieviterà fino alla depressione cronica e poi sparirà in batter d'occhio. Hai voglia a dire che l'uomo cogita ergo è, tutte balle, animali siamo e animali restiamo. E che una cosa nobile come la malinconia sia causata dalle ovaie è un concetto che, oggi, mi deprime ancora di più. Ma poi basta, che vabbè che uno sul blog ci scrive quello che vuole, ma le ovaie no, per cortesia, basta parlare di ovaie.
Oggi ennsima riunione di poveri infelici per dicutere sul da farsi col budino avariato che non paga. Tutti riuniti in una saletta asfissiante a scuotere la testa e ripetere bisogna fare qualcosa. Siamo uno spettacolo repellente, a ribollire nella nostra incazzatura senza muovere un dito per paura di perdere un lavoro. Poi qualcuno dice, bene, allora facciamo qualcosa. Chiamiamo il sindacato e facciamolo pagare. O assoldiamo un killer e facciamolo ammazzare. Basta che non stiamo qua a scuotere la testa tutto il santo giorno per poi tornarcene dietro la scrivania con la coda fra le gambe. E tutti, no, ma sei matto, vuoi che ci licenzi? Il qualcuno ha risposto vabbè scusate ma un lavoro che non ti dà stipendio che lavoro è? Anche se ci licenzia che cambia se tanto già non ci paga? Cotanto acume ha lasciato tutti senza parole per trentacinque secondi. Poi, per evitare di doverci riflettere, di corsa dietro le scrivanie a tippettare sui tasti del PC.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:29:00 PM | Permalink | 0 comments
Nessuna ispirazione oggi. E' una giornata muta. Di quelle che in cui il tuo cervello emette solo qualche grugnito poco comprensibile. Il pensiero più elaborato che ho partorito oggi è stato: "Ho fame". (Tonf. Rumore di cervello che per lo sforzo eccessivo si accascia stremato). Anche "devo fare la cacca" ha comportato uno forzo di cogitazione significativo, soprattutto perchè alla constatazione sono stata in grado di far seguire uno spostamento della mia persona verso il cesso. Meno male che era in linea retta: oggi non concepisco concetti geometrici complessi. Da allora però non c'è stato più niente da fare, i miei neuroni sono piombati in un sonno senza sogni.
Una sola novità: i bacherozzi. Quando siamo arrivati in ufficio una fila di simpatici animaletti con corazza e corna stava ancora smaltendo la sbornia da week end e si aggirava, in evidente stato di ubriachezza, per i corridoi dell'ufficio. Insomma, direi che una settimana che inizia all'insegna dei bacherozzi, non nasce sotto i migliori auspici (bacherozzi al lunedì, sfiga e iella tutti i dì). Come minimo si conclude con una catastrofe nucleare. Dunque, riassumendo: non-stipendio (che a questo punto diventa non-stipendi, visto che è in ritardo anche quello di ottobre), gatto dissenterico, congiuntivite, bacherozzi. Voi non avete nulla in contrario se vado a compiangermi un po', vero?
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:35:00 PM | Permalink | 0 comments
10 novembre 2006
Beh, se uno si mette a fare un bilancio di quante volte è accaduto qualcosa di previsto e quante altre, invece, cose del tutto inaspettate si accorge che la sproporzione a vantaggio degli imprevisti è enorme. Ad esempio, il blog. Uno perchè scrive un blog? Come strumento di vendetta, magari. Ti accorgi che il tuo ufficio ti sta cambiando - in peggio, ovvio - e ti disponi ad un'attenta disamina degli strumenti in tuo potere per vendicarti: così, appurato che pistole, machete e altri metodi cruenti presentano lo spiacevole inconveniente di non essere legali, decidi che le parole feriscono più di mille pugnali e apri il blog. Si chiama Teoria dello Vendetta Trasversale Mediante Sputtanamento. Tu prendi le cagate che ogni giorno di fanno mandar giù secchiate di bile, le rielabori mettendoci un po' di umorismo e le vomiti in un angolo di cyberspazio, sperando che chi legge pensi di te che sei un genio della penna e di quelli di cui parli che sono dei poveri idioti. Ecco. E quando ormai c'hai rinunciato scopri che, effettivamente, qualcuno si sbellica a leggere le cose che scrivi. Ora cosa puoi aspettarti da un blog? Beh, che ponga un freno alle tue nevrosi, e infatti. Al limite che, prima o poi, passi di qui qualcuno che, guarda caso, ha bisogno di uno scribacchino, qualunque siano le sembianze che lo scribacchino deve assumere (copywriter; addetto stampa; giornalista per Le Vie della Pesca d'Acqua dolce; etc.etc.). Al massimo che questo qualcuno sia un'editor di Einaudi alla ricerca del successore di Italo Calvino (ah, che bella battuta!).
Quello che non avrei mai pensato è che un blog potesse servire anche per tirar su proposte di matrimonio. Vabbè, proposte sotto limoncello, ma sempre proposte.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:55:00 PM | Permalink | 6 comments
Pessimismo e fastidio. Pessimismo e fastidio. PESSIMISMO E FASTIDIO.
Scusate, il mio cervello s'è incantato, come i 33 giri di una volta che mentre ascoltavi i Beatles, s'incantavano all'improvviso: Michelle, ma belle, sont les mots qui vont très-très-très-très-très... e via così finchè non cominciavi a prendere a cazzotti il giradischi e finalmente John Lennon la smetteva di balbettare come un'invasato. Bella questa cosa che per un certo periodo tutti i problemi si risolvevano con i cazzotti: non funzionava il juke-box del bar? Giù un cazzotto e tornava a posto. Ti si incantava il giradischi? Cazzotto risolutivo anche per lui. La televisione cominciava a fare quei pallini irritanti? Cazzotti pure a lei. Poi s'è diffusa la moda del politicamente corretto e anche cogli oggetti ci si è dovuti moderare. Provate a prendere a cazzotti il PC quando s'incanta. Come minimo vi denuncia. Però trovo che l'idea del Cazzotto Risolutivo andrebbe rivalutata. Un concetto primitivo, mi rendo conto, però efficace. Tipo immaginiamo di essere degli sfigati che oggi, proprio oggi, dovrebbero prendere lo stipendio di ottobre. E invece oggi, proprio oggi, stanno ancora aspettando quello di settembre. Praticamente non ci si ricorda neanche più il colore dei soldi. Immaginiamo che a ciò si aggiunga una lotta senza quartiere contro un felino dispettoso che vi lascia cotidie una montagnetta di cacca sul letto. Continuiamo a immaginare, in questo delirio di sfighe, di esserci fatti fottere la bicicletta, di esserci beccati una congiuntivite da contatto, e di aver trovato nella cassetta della posta una colorata bolletta del gas. Non un biglietto di sola andata per le Seychelles, no, solo la temuta bolletta del gas. Che a questo punto ci sta come la ciliegina sulla torta. Voi cosa fate? Scrivete, telefonate, sbraitate. Bene, è un errore. Ci vorrebbe il Cazzotto Risolutivo. Quello che faceva smettere John Lennon di tartagliare quando eravate piccoli. Che aggiustava sedutastante il juke-box del bar del paese. Ma il punto è che i tempi cambiano: se una volta John Lennon balbettava la colpa era del giradischi, e si sapeva. Perciò lo si prendeva a cazzotti. Ora la vita s'è fatta contorta: se il mio capo non mi paga di chi è la colpa? Mica sua, chiaro. Piuttosto mia che non faccio valere i miei diritti. Perchè uno i diritti mica li rispetta di default, no, li rispetta solo se dall'altra parte c'ha qualcuno che li fa rispettare (questo post potrei intitolarlo: ripetizioni in festa, l'italiano va a farsi fottere). Oppure ci sono di mezzo le multinazionali del petrolio che fanno oscillare i prezzi del Brent e quindi lui ha investito in borsa e, dopo un'improvviso slow down, ecco che noi ce la prendiamo flash in the cool. E quindi, pur volendo tornare al Cazzotto Risolutivo, il problema è: a chi lo do, 'sto cazzotto?
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:21:00 AM | Permalink | 11 comments
08 novembre 2006
Ancora cacca felina ad ornare il letto, ancora miseria nera. Queste le uniche novità. Siccome di solito si scrive un diario per raccontare episodi rilevanti della propria esistenza, tutta questa faccenda del blog e della cacca getta una luce quantomeno sinistra sulla mia vita. Ce la vedete Anna Frank a scrivere di cacca di gatto? In giro per il cyberspazio c'è un sacco di gente che scrive di musica, letteratura, filosofia. Roba che quando leggi dici cazzo che vita interessante!Vabbè c'è pure gente che parla delle gioie (avete notato che gioie fa rima con noie? caso o coincidenza freudiana?) di essere madre e racconta, con le lacrime agli occhi, la prima volta che il pupo ha ruttato, scoreggiato, cose così. Ecco, io le lacrime agli occhi non ce l'ho, o almeno non per la commozione, per bene che mi vada è congiuntivite, sennò disperazione, decidete voi. E non trovo niente di meglio che sproloquiare su merda di felix cattus e stipendio che, a tutt'oggi resta un'utopia. Più della pace nel mondo. Però oggi ho fatto qualcosa, vincendo il mio proverbiale immobilismo. Ho scritto al mio capo una cortese e formale letterina per informarlo che non ha pagato gli stipendi (davvero?) e che sono certa che al più presto farà quanto in suo potere (giuro, ho scritto così, vi rendete conto, voi quattro pelosi gatti che leggete le mie stronzate?) per risolvere lo spiacevole inconveniente (!). E sono orgogliosa di me. Vabbè capisco, ma di questi tempi ci si accontenta di poco. Quest'idea della lettera m'è venuta alla vista dell'ennesima merda felina troneggiante nel centro del mio letto. Mentre, sconsolata, rimuovevo il risultato della copiosa defecazione pensavo che in fondo non c'è niente di strano se il gatto mi caga sul letto. Perchè dovrebbe riconoscere la mia autorità lui, cugino del re della foresta, quando non sono nemmeno capace di farmi dare quanto mi spetta da uno con la faccia da budino avariato e le emorroidi? Ecco si, cazzo, se voglio che qualcuno - anche un felino con la metà delle zampe rispetto alla quantità convenuta - mi ubbidisca devo giustificare la mia pretesa superiorità. E invece io che faccio? Mi rannicchio su questo blog e piagnucolo, con il risultato piuttosto paradossale di risultare divertente per i pochi (ma buoni) che leggono, e poi? Così ho dissotterrato l'ascia di guerra ed eccomi qua, in veste giacobina.
E scommetto che appena entrerò in possesso dello stipendio (stipendio? what does stipendio means?), quel diabolico gatto smetterà di cagarmi sul letto. E se non lo farà, almeno avrò i soldi per portarlo da un veterinario e fargli tappare il culo. Per sempre.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:12:00 PM | Permalink | 2 comments
07 novembre 2006
Forza, un po' di umorismo, rileggiamo la questione stipendio in chiave letteraria.
1) Lo Stipendio-Che-Non-C'è: è un luogo fantastico, un'isola per la precisione, dove vive un tale in calzamaglia verdognola con la faccia da budino avariato che risponde al nome di FR, capo della banda dei Ragazzi Perduti (indovinate un po' chi sono, 'sti deficienti). Per arrivarci basta seguire le indicazioni di un noto cantautore italiano: "seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino". In questo luogo meraviglioso non viene pagato lo stipendio, perchè si vive di bacche, caccia e pesca. E comunque i protagonisti delle favole campano di fantasia, mica di pane e prosciutto.
2) Il Non-Stipendio: Lewis Carrol ha inventato il Non-Compleanno, che sono tutti quei cazzuti 364 giorni dell'anno nei quali non sei nato. Bene, il Non-Stipendio sono tutti quegli ancora più cazzuti giorni dell'anno in cui non prendi lo stipendio. I più fortunati hanno 12 giorni l'anno di Stipendio e 353 giorni (365 meno 12 fa 353? sicuri? non fatemi fare figure di merda!) di Non-Stipendio. Se l'anno è bisestile i giorni di Non-Stipendio saranno 354, ma chissenefrega, tanto sono gli altri che contano. Diventa un problema quando i giorni di Stipendio diminuiscono drasticamente, mentre quelli di Non Stipendio lievitano. Se accade perchè non hai un lavoro, beh, hai preso una brutta malattia: la disoccupazione. Ma se il lavoro ce l'hai, attento: qualcuno sta cercando di farti fesso.
3) Uno, Nessuno e Centomila: è la storia di uno a cui non viene pagato lo stipendio che fissa il suo portafogli da tutte le prospettive possibili, ma scopre drammaticamente che, al contrario di quanto accade a Vitangelo Moscarda, non ne deriva alcuna speculazione sulla frammentazione dell'io, ma solo un'interminabile serie di bestemmie. Se invece si interpreta il titolo in chiave berlusconiana, a ciascun numero corrisponde una diversa concezione della vita: se hai un euro sei un povero disgraziato, ma puoi sempre piantarlo per vedere se cresce l'albero della cuccagna; se non ce n'hai nessuno, beh, non ti resta che un bel salto nel buio; se ce n'hai centomila probabilmente sei uno stronzo.
4) Il Fu Stipendio: é la storia di uno con l'American Express Gold che, deluso dal suo mondo di ricchi disonesti, volle provare a vivere da povero ma onesto stipendiato. Poi capitò che non gli pagarono lo stipendio e, di conseguenza, gli staccarono luce, gas e telefono, mentre il padrone di casa lo aspettava sotto casa con la lupara. E fu così che scoprì che essere stipendiati, onesti o no, è una grossa inculata.
5) I Promessi Soldi: è la storia di uno stipendio promesso che poi per colpa di un signorotto di città (FR) non fu pagato. Il libro è lungo 2000 pagine, indice escluso, alla fine arrivano pure i lanzichenecchi con la peste, ma dello stipendio nemmeno l'ombra.
Beh, per oggi può bastare. Adesso, rileggendo quello ho scritto, mi rendo conto di avere ragioni molto più serie per cui piangere di uno stipendio non pagato.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:25:00 PM | Permalink | 2 comments
06 novembre 2006
Periodo sfigato senza se e senza ma. E non solo per lo stipendio che non c'è. Venerdì sera, dopo lunga e faticosa nuotata e con la prospettiva di affrontare un altro sabato senza un euro in tasca, rientro a casa e cosa trovo sul letto? Lo stipendio, direte voi, simpatici ottimisti. No - preciso io che a questo punto ottimismo non so nemmeno più come si scrive - solo un mucchietto di cacca felina fumante, ancora calda e puzzolente quanto basta per farmi bestemmiare i capostipiti di tutte e 3 le religioni monoteiste. Non so, poi non è che uno vuole diventare paranoico, ma questa cacca nel centro del mio letto, di questi tempi, mi pare acquisti un significato simbolico, esistenziale quasi, oltre che alquanto spiacevole. Ovviamente vi risparmio, per ragioni di decenza, i dettagli tecnici della rimozione del corpo del reato. Rimozione che, fra l'altro, ha comportato l'inquietante scoperta che la cacca era stata accompagnata da copiosa minzione in ipso loco.
Inoltre da tipo tre giorni al posto delle lenti a contatto mi sembra di avere la famosa trave biblica, quella contrapposta alla pagliuzza. Non è che di religione ne so tanto, però mi pare di ricordare che la trave stava negli occhi degli altri e la pagliuzza nei propri. Ecco, questa si vede che ha capito male, perchè sta nei miei, di occhi, e in più non è una trave normale, ma una specie di gatto a nove code uncinato che mi gratta la retina. Peraltro in modo del tutto inspiegabile dato che le lenti non sono scadute. Comunque non posso cambiarle, per via dello Stipendio-che-non-c'è. Ne conseguono occhio pallato e iniettato di sangue, espressione tra l'attonito e il rincoglionito, da serial killer strafatto di canne. E, a proprosito di serial killer, arriviamo a The Black Dahlia. In cui i serial killer non c'entrano niente, ma un nesso ci vuole, non è che uno si mette a parlare di una cosa senza nesso, non vi pare? Beh, per farla breve, tra The Departed e The Black Dahlia sono due settimane di fila che il mio week end si conclude con sparatorie e schizzi di cervello sui muri. E se per The Departed ci sta, Black Dahlia mi è sembrato un film incasinato, difficile da seguire, a tratti noioso e, nel complesso, piuttosto pretenzioso. Non fa venire voglia di leggere il libro, ecco, che invece è bello, davvero bello, garantito. Oltretutto io sono notoriamente psicolabile e perciò stanotte non ho fatto altro che sognare quel cadavere tagliato in due con la faccia mezza disfatta. Però il mio cadavere non era una bella morettina dagli occhi di ghiaccio ma c'aveva invece quella faccia da budino avariato di FR e se ne stava sul mio letto tutto a pezzettini, disgustosamente nudo ed ornato di rotonde, compiute, perfette e puzzolenti cacche feline. Ora, caso strano, nel sogno non trovavo affatto disdicevole che nel mio letto giacesse un cadavere, nè che codeste infelici spoglie appartenessero proprio a FR. Vi dirò, mi faceva molto più senso che fosse nudo. Che già vestito ha un aspetto gelatinoso da decomposizione, figuriamoci tutto nudo, morto e tagliato in due. Non mi preoccupavo neppure di cosa avrebbe pensato la gente, nella fattispecie la polizia, che avessi un simile souvenir in casa. Ero invece davvero in ansia perchè, immaginavo, tra indagini e pippe varie sarebbe stata dura avere lo stipendio.
Temo che la mia coscienza morale stia cominciando a vacillare.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:34:00 PM | Permalink | 4 comments
02 novembre 2006
Volete sapere se mi ha pagato? Volete davvero saperlo?No. Niet. Nisba. Nada. Picche. Il piatto continua a piangere. Se vi è sembrato di cogliere una maggiore tranquillità nei miei toni, beh mi dispiace disilludervi, è solo perchè il film che ho visto ieri sera ha tenuto impegnate le mie cellule celebrali fino a stamattina. Insomma io non partorisco splendide recensioni come quella qui sotto senza nemmeno rifletterci un attimo, chiaro? Mica siamo tutti Mozart che a cinque anni si siede alla spinetta e, pof, ti compone la Juvenilis.
Perciò nessuna notizia in proposito. (Il prossimo a cui sento dire "nessuna nuova, buona nuova" lo strozzo). L'unica è che stamattina ho ricevuto un'e-mail dal mio Conto Corrente: si sente trascurato, per non dire abbandonato. Ed è convinto, convintissimo, che io abbia un altro. Dice che lui è stufo di aspettare sempre che io mi faccia viva, che per un po' ci è pure stato, perchè lo sapeva lui, quando si è messo con me che sono giovane, però insomma, a tutto c'è un limite. E poi dice che si annoia. Sempre lì fermo, a custodire quei 12 euro e 33, mai un movimento, un bonifico, un investimento. I suoi amici sono lì che fanno continuamente operazioni, hanno mille esperienze, fanno transazioni. Anzi, transano. Ha detto così: transano. Mentre lui sta fermo, come un semaforo. E dice che ormai c'ha più di tre anni ed è inconcepibile che non abbia mai visto manco l'ombra di un investimento. E che se devo usarlo così, come un cassetto in cui butto gli spiccioli da prosciugare, beh allora me ne tornassi al buon vecchio mattone. O al materasso. Che se se la tecnologia bancaria avessero dovuto inventarla per me saremmo ancora al baratto.
Ho provato a spiegargli che non è colpa mia, che lui è il solo per me. Però non ci crede. E mi ha dato due settimane di tempo per inguacchiare una spiegazione credibile, che a questa menata dello stipendio non pagato dopo le lotte sindacali del novecento non ci crede più nessuno. Lui è stufo e, dice, se non gli regalo subito qualche zero me ne posso pure andare affanculo. E così ora c'ho anche questa bega. Vabbè, vado, risolvo e torno.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:45:00 PM | Permalink | 0 comments
Ieri The Departed, un gran film. Si, ma poi insomma, è di Martin Scorsese, non devo mica dirlo io che quello sa fare i film. Un po' pulp se vogliamo, ogni tanto c'è qualche schizzo di sangue e cervello ad allietarti la visione, ma nel complesso ci sta tutto. La cosa che mi è piaciuta di più è questo casino fra bene e male, che parlano la stessa lingua e usano gli stessi strumenti, e fanno proprio le stesse cose, e la differenza è solo da che parte si è e perchè. Insomma, il fine. E qui, diciamolo, caro Martin, non è proprio tutta farina del tuo sacco e neanche proprio roba nuovissima. Sparare e ammazzare è una cosa che accomuna poliziotti e gangster. E ammazzare uno non è una buona azione, di solito. Però se quest'uno è Bernardo Provenzano c'è un sacco di gente disposta a vedere la cosa in modo diverso. E non si può negare che è diverso, però l'azione è sempre la stessa. Quindi a essere diversa è solo la prospettiva da cui la guardi. Ma se Provenzano non è solo Provenzano, ma, supponiamo, uno che sta collaborando una Superpolizia Planetaria per l'arresto di uno più cattivo di lui, facciamo Hitler, e tu lo ammazzi o lo arresti perchè non lo sai e fai solo il tuo lavoro, beh, la tua buona azione si trasforma in un batter d'occhio in un gran casino. E qui entrano in gioco Di Caprio e Matt Damon. Ecco, in assoluto loro sono il Buono e il Cattivo. Il Buono (Di Caprio) fa il poliziotto che si infiltra e il Cattivo (Matt Damon) fa il gagnster-talpa. Ok. Però come infiltrato Di Caprio deve fingere di essere un gangster, quindi picchia, rapina, commette estorsioni. L'altro, per fingere di fare il poliziotto, deve arrestare delinquenti. E capite, uno si confonde. E alla fine la cosa buffa è che è proprio il poliziotto-talpa a fare secco il superboss, mentre il poliziotto vero non sa proprio come riprendersi la sua identità e dimostrare che lui ammazzava,estorceva e rapinava si, ma a fin di bene. Vorrebbe, ma il fatto è che cancellano il file e, capite, uno che fa l'infiltrato di solito non va in giro a raccontarlo a parenti e amici. E quello che lo sapeva è morto. E alla fine muoiono tutti, perchè quando uno si confonde fra bene e male così tanto che non sa più chi è finisce che va tutto a puttane.
Insomma, non sono un granchè con le recensioni, però la sostanza è che è un bel film e fa funzionare il cervello, se lo guardi in un certo modo. E ci sono così poche cose ormai sul grande e piccolo schermo che aiutano a far funzionare il cervello che vale la pena di andare al cinema.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:24:00 AM | Permalink | 0 comments
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