31 luglio 2007
Approfittando dell'assenza di Ursus, la Centralinista Psicolabile si infila nel mio ufficio.
"Dobbiamo chiavive" esordisce.
Dobbiamo chiarire è una frase che mi provoca i sudori freddi a prescindere. Ma se a pronunciarla è la centralinista psicolabile precipito in un vero e proprio attacco di panico.
"Dimmi" rispondo continuando a fissare il monitor con sguardo vacuo
"Qui tutti mi odiano e io finalmente ho capito pevchè!"
"..."
"Mi hanno giudicato male, pensano che io vifevisca qu-quello che su-succede qua dentvo, m-ma si sbagliano" continua con uno strano sguardo negli occhi e un balbettio inquietante.
"Ma no, figurati, è solo che fai perdere la pazienza perché a volte sei, come dire, un po' insistente".
[Sei una trincianervi, ecco perchè non ti sopporta nessuno, quando attacchi vai avanti come un disco incantato finché il povero interlocutore non minaccia di ucciderti. E anche in quel caso, non sempre smetti]
"N-no! E' come dico io. C'ho vivflettuto a lungo. E io insisto pevchè dovete capive che non sono come pensate, chiavo?"
"Non ti innervosire, però"
"Io pavlo pevchè voi mi conoscete poco, mi dovete co-conosceve pvima di giudicave e, finchè non capivete, io pavlevò"
"Tu parli finchè non strilliamo"
"Cevto, e anche quando stvillate, io pavlo. Pvchè do-do-dovete capive!Do-do-dovete, sì, ecco dovete!"
Intanto, ha inziato a dondolare avanti e indietro con gli occhi sbarrati. Poi, di botto, si ferma e mi guarda dritta negli occhi:
"Sai, io lo dico a te pevchè ci d-deve esseve uno che sa la v-v-vevità. Uno che un domani, può vaccontavla a tutti. Capito, tu devi vaccontave la vevità"

Così ora so qual è la mia missione su questa terra e perché, quando finalmente piomberà in ufficio con un AK-47 facendo una carneficina, sarò risparmiata: devo raccontare a tutti la Vera Storia della Centralinista Psicolabile. Immagino l'oroscopo di quel giorno: i vostri problemi professionali stanno per risolversi grazie a un improvviso intervento esterno. Dopo un primo periodo di assestamento in cui sarete preda dello stress, tutto tornerà tranquillo e riuscirete finalmente a capire cosa volete dalla vita.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:20:00 AM | Permalink | 11 comments
27 luglio 2007
Mi sono stracciata i maroni. E questo è tutto per oggi.
SS è in ufficio, tappato nella suite imperiale, sprofondato nella poltrona in pelle umana. Ha il volto livido, la mascella contratta e gli occhi azzurri a fessura. E' quasi afono, risponde a monosillabi, bisbiglia.
Sibila.
E' arrivato all'1.40 ed è entrato senza salutare, inchiodandoci alla sedia con un'occhiata. Dietro di lui, in silenzio, la Concubina con lo sguardo basso e l'aria afflitta. In ufficio c'è silenzio. Quand'è così c'è poco da ridere: qualcuno di noi sarà maltrattato, umiliato, offeso, vilipeso, strapazzato, insultato. E ci metterà tre giorni per farsi passare il mal di stomaco. In ufficio molti sono in ferie, a contenderci il trono di agnello sacrificale siamo solo in 3.
Sono cinque ore che andiamo avanti così, con l'aria densa come melma. Ci guardiamo in cagnesco, ci sbuffiamo in faccia, siamo pronti a saltarci alla gola: "Hai sbagliato tu!", "no, tu sei il coglione che non sa fare nemmeno le fotocopie".
C'è un clima da lager. E' arrivato il momento della selezione.
Alla ferocia psicologica di quest'uomo non ci si abitua mai.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:09:00 AM | Permalink | 2 comments
26 luglio 2007
Direi di concludere questo afoso giovedì di luglio con il racconto dell'ennesimo sacrificio umano al santo che di questi tempi va per la maggiore: San Precario. Una notiziola fresca di giornata, esemplare nella sua semplicità, quasi una parabola, una specie di Lupus et Agnus della condizione precaria.
Il signor X lavora nell'azienda Y, una grossa multinazionale rampante che, fra l'altro, proprio in questi giorni concede ai suoi dipendenti succulenti premi di produzione per aver raggiunto un picco di fatturato (si chiama così?).
Da qualche anno l'ufficio personale della multinazionale Y ha scoperto i vantaggi del lavoro interinale e così, fra gli impiegati storici, ecco apparire laureati nelle materie più astruse insaccati in tute da magazziniere o addetti all'inserimento dati che poi, dopo 3 mesi, spariscono come per magia, prontamente sostituiti da altre menti di belle speranze. Qualche fortunato riesce a strappare un rinnovo e resta più a lungo. Fra questi, un ragazzo di 30 anni. A lui è andata bene: c'è rimasto due anni. Era ormai quasi certo di riuscire a strappare almeno un contratto a tempo determinato, il fortunato. Poi la ragazza è rimasta incinta.
Complimenti, caro collega.
I nove mesi passano lisci come l'olio, il bimbo nasce: è bello, sano, rosa e grassottello. Il Fortunato porta i pasticcini al lavoro, per festeggiare il lieto evento con i cari colleghi.
Cin cin!
Buona fortuna!
Buona questa torta, l'ha fatta la tua ragazza? Falle i miei complimenti.
Non lo vedete? Il quadretto di dipendenti e dirigenti di ogni ordine e grado che si stringono intorno a lui ingollando pasticcini e battendogli affettuosamente la mano sulla spalla?
Finito il brindisi, il caporeparto lo chiama. Ci duole dirti che purtroppo non siamo in grado di proseguire la collaborazione. Speriamo che in futuro ci sia occasione, sai in fondo abbiamo lavorato bene insieme. Beh, ora pensa soprattutto al bambino. Buona fortuna.
E ancora complimenti alla signora per la torta.

 
co.co.prodotto da Atipica at 5:40:00 PM | Permalink | 9 comments
Allora, le magliette hanno un diritto e un rovescio.
I pantaloni hanno un diritto e un rovescio.
Basta guardare etichetta e cuciture.
Mia mamma quando ero piccola mi diceva "Fai sempre le cose a rovescio", senza tuttavia chiarire quale fosse "il diritto". E poi, scuotendo la testa, borbottava: "Povera me, ho fatto una figlia originale" dove originale va inteso come "matta come un cavallo". Se mi avesse insegnato qual era il diritto, anziché scuotere la testa e aspettare che lo scoprissi da sola, forse ora avrei un livello di autostima sufficiente a non vergognarmi quando compro la mortadella al banco.
Anche al CSM si fanno le cose a rovescio. Il problema, però, è che tutti sono convinti di farle diritte. E qui siamo un gradino sopra l'originalità, siamo allo scollamento.
Per dire, siamo l'unica azienda che per tradurre qualcosa dall'italiano in inglese si serve di traduttori italiani. Come dire che Einaudi prende Chuck Palahniuk e lo mette a tradurre Bret Easton Ellis. E poi assegna a La Bara - colei che confonde lambire e blandire e dice "conosco una persona trilingui" - il gravoso compito di revisionare la traduzione. Così il povero Palahniuk si vede piovere in testa un cetriolo gigante e nemmeno viene pagato, mentre gente come La Bara se ne va in giro a dire che Palanhiuk è un presuntuoso ignorante, perché fa un lavoro per cui non è competente. Che ruba i soldi a SS e fa perdere tempo a lei, una donna impegnata, la Condoleeza Rice della pianura padana, che ha già tante cose a cui pensare. Il pisello piccolo del figlio, per esempio.
Quello che nessuno dice è che l'agenzia di traduzione ci ha mollato perché SS non li pagava e che la traduttrice attuale spesso lavora di notte perchè le mandiamo i pezzi alle otto della sera e li vogliamo alle otto del mattino. Che La Bara e Il Serpente Velenoso, un'altra bella penna, non hanno competenze per giudicare le traduzioni di costei. E che prima di starnazzare come galline in un pollaio in cui è entrata una volpe dovrebbero biblicamente disporsi a guardare la trave che luccica nel loro occhio, ovvero riflettere sul fatto anche loro sono profumatamente pagate per fare qualcosa che non sanno fare: scrivere nella loro lingua madre.
Sono acida, stamattina, avete ragione, ma non sopporto gli ignoranti presuntuosi. E quando poi danneggiano il loro prossimo vorrei infliggergli atroci sofferenze. Non ho nessuna pietà.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:28:00 AM | Permalink | 15 comments
25 luglio 2007
"Senti Benedetta, tu che fai sempre quella che sa la grammatica, leggi qua e trovami il soggetto".

Leggo e trovo il soggetto. Praticamente stava gridando "Ehi tu, idiota, io sono il soggetto!Capito? Il soggetto, quello che regge il verbo". La Bara mi guarda stralunata: "E come l'hai capito scusa?" domanda. Oddio, come fai a spiegare a una che scrive "sia..., nonché" come si riconosce un soggetto? Come fai a insegnare a qualcuno che abbia superato gli otto anni come si individua il soggetto di una frase? Sarebbe come insegnare ad andare in bicicletta a un novantenne.
Faccio spallucce.
La Bara mi fissa con odio: "Beh, ma d'altronde, sai, fra me e te quella che scrive meglio sono io proprio perché ho lo sbuzzo creativo che a quelli che rispettano troppo la grammatica manca!"
Ho deciso, hanno ragione gli astri: il kalashnikov è la soluzione.

E sempre gli astri della donna occupata (la mail non richiesta arriva da Bizywoman, portale che - ahimè - temo di non aver mai visitato) stamane prendono per il culo:

oggi, 25.7.2007

Tutto fortunato anche oggi per quanto riguarda la professione e i rapporti lavorativi. Cerca di gettare uno sguardo illuminato oltre il quotidiano, ci saranno splendide opportunità al di là delle tue solite certezze. Lavoro a gonfie vele.

Qualcuno può spiegare a questi signori che, come ogni vero precario, non ho un futuro e, nella migliore delle ipotesi, non riuscirei che a immaginarlo avvolto in una fitta bruma? E che questa situazione esclude a priori la possibilità che io getti uno sguardo illuminato su alcunché. Ma soprattutto che se nella mia vita professionale vi fosse anche solo una parvenza di certezza, sarei ben felice di non oltrepassarla.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:45:00 AM | Permalink | 14 comments
24 luglio 2007
Odio gli oroscopi e tutti quelli che, dopo neanche cinque minuti che mi conoscono, domandano: "E tu, di che segno sei?".
Vipera.
Topo.
Anzi no: cavalletta.
Li odio perché invariabilmente poi tocca dirgli di che segno sono (Ariete nel mio caso e, caso mai qualcuno di voi ardesse dalla curiosità, mia mamma - che invece legge gli oroscopi e guarda il Grande Fratello - sostiene che io sia anche ascendente gemelli) e ascoltarli mentre elencano presunte qualità e presunti difetti, concludendo che, grazie alla loro approfondita conoscenza degli astri, dopo manco un quarto d'ora sanno con assoluta certezza che sono una stronza cocciuta e irascibile. Queste le caratteristiche che gli astri mi attribuiscono. Queste, e nessun'altra.
E, scusate, ma a me viene la bava alla bocca: perché posso anche concordare con la diagnosi stronza-cocciuta-irascibile, ma trovo prudente aspettare almeno che abbia provato a strangolarti o a rubarti il fidanzato per affermarlo; secondo, perché poi mi sento in dovere di essere stronza davvero e, come minimo, ti sputtano sul blog. Terzo, perché al CSM nessuno si ricorda mai in cosa sono laureata, quanti anni ho e quale sia il mio cognome, ma tutti hanno scolpito nel cervello in grassetto che sono Ariete ascendente Gemelli. Manco fosse la fedina penale.
Stanco così le cose non leggo né oroscopi né vaticini di alcun genere. E ancor meno desidero ricevere via mail previsioni per la giornata.

Detto ciò, stamattina ricevo questa mail.

Oggetto: COSA DICONO LE TUE STELLE?

Oroscopo di oggi, 24.7.2007

L'armonia nell'attività professionale e con i colleghi sarà un'utopia oggi, esattamente come ieri ma da domani ti toglierai il peso più grosso.

Secondo voi questo significa che domani entrerò in ufficio con un grosso fucile mitragliatore urlando "Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate"?
Sedermi davanti a un giudice mangiandomi le unghie con occhio liquido e dichiarare "Non l'ho deciso io, era scritto nelle stelle" sarà sufficiente per invocare l'infermità mentale?
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:34:00 PM | Permalink | 11 comments
La Bara stamattina è frizzante e piena di sense of humour: "ugazzo del cazzo" è la battuta di punta, il suo cavallo di battaglia. L'ha già detto 3 volte, guardandomi come chi si aspetta di vedere il suo interlocutore soffocare dalle risate. L'ho fissata con espressione ebete e, senza nemmeno mugugnare, mi sono rimessa a lavorare. Ormai sono queste le mie vendette.
Impermeabile al disprezzo, si è rimessa a correggere la traduzione del traduttore sillabando nel suo inglese penoso:"TESTA DEL LETTO...BEDHHHHED!BED, LETTO, HEEEED, TESTA". Andremo avanti così fino a sera, e così prenderà il volo il trentunesimo 24 luglio della mia vita. Non che me li ricordi tutti, ma a naso direi che è difficile che ce ne siano mai stati di peggiori.
Questa è la cattiva notizia.

Shinystat è a 14. Ieri era a 12.
Shinystat è farlocco e registra 400 volte i click, ma non mi pagano per essere onesta con me stessa, quindi almeno per oggi posso sbattermene e crederci.
Questa è la buona notizia.
Che poi è anche la prova che sono completamente pazza, perché giusto ieri sera mi laceravo e mi battevo il petto pensando che, nonostante i miei sforzi, il mio blog
stesse esalando l'ultimo respiro. Data la grande obiettività di cui ho dato prova, è indubbio che non sono altro che l'ennesima pazza arruolata da SS per i suoi sadici esperimenti psicologici.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:04:00 AM | Permalink | 14 comments
23 luglio 2007
"Benedetta, sono molto arrabbiato con te. Tu hai mangiato la pappa del cane!"
Così mi disse, con sguardo severo, il capo dell'allegra famigliola inglese composta da nonna completamente alcolizzata, madre alcolizzata, padre alcolizzato e una nidiata di 8 marmocchi (i più grandi mostravano già i segni di uno strano rapporto con l'alcool) che mi ospitò in una baracca fatiscente nella periferia di Londra in quella lontana estate del 1988. Così disse quando si accorse che, approfittando dell'assenza sua e di tutta la sua famiglia di alcolisti, avevo ingurgitato la scatoletta del cane scambiandola per spezzatino. A mia parziale giustificazione posso addurre il fatto che la succitata pappa del cane non era contenuta nella tradizionale scatoletta, ma in una vaschetta di plastica per cibi in bella mostra sul tavolo. Comunque, vi dirò, non era cattivo; un po' salato, forse.

"Benedetta, sono molto arrabbiata con te" ha esordito così stamattina La Bara, fissandomi con lo stesso sguardo severo del signore inglese e ricordandomi il terribile trauma.
"Tu" ha proseguito "Non hai firmato l'articolo che hai consegnato a SS"
"Beh, ma tanto poi la toglie la firma!"
"Però ha piacere che ci sia e tu devi capire che sei qui per fare ciò che lui ha piacere che tu faccia"
[Lui ha detto che io dissi che tu hai detto]

E se lui ha piacere che ti spari un colpo in testa, lo farai? Ti prego, dimmi che lo farai...
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:00:00 PM | Permalink | 4 comments
Ci siamo, è il momento di "rivedere le traduzioni".
SS vuole che il materiale stampa sia scritto e diffuso, oltre che nell'italico idioma, anche in inglese e francese. Le ragioni di questa decisione, apparentemente sensata, sono avvolte nel mistero poiché, a dispetto delle sue ambizioni internazionali, finora non ha venduto una barca nemmeno al suo vicino di ombrellone. Per assecondare i suoi deliri di grandezza, le nostre porcherie vengono inviate a un traduttore perché faccia ciò che ci si aspetta da lui.
Le traduzioni vengono consegnate a La Bara che, prima di aver letto anche solo il titolo, prima ancora di guardare il foglio, porta mollemente la mano alla fronte in segno di disappunto frammisto a stanchezza esistenziale ed esclama: "OMMIODDIO!Devo assolutamente rivedere questo scempio".
Gli artefici di questi capolavori potrebbero essere Marcel Proust e Charles Dickens e lei non lo saprebbe mai per due ottime ragioni:
1- Perchè comincia a correggerle prima di averle lette;
2- Perché, se escludiamo espressioni quali "Thank you", "Happy Birthday" o "Oui, je suis Catherine Deneuve", possiamo affermare senza timore di smentita che La Bara non conosce nè l'inglese nè il francese.

Dopo aver sottolineato a gran voce l'incompetenza del povero traduttore, sparpaglia le scartoffie sulla scrivania e comincia a leggere ad alta voce:
"DI-SLO-CA-MENTOOOOO, DI-SPLA-S-MON- MON... DISPLASMOOON. DIS-PL-P-P-LEIS-MENT"
Sospiro.
"UOOOOTER TANK, TENK, UO-TE-R-TE-N-K!UOTERTENK!in francese? Acqua si dice O', UI, O'.."
Due sospiri.
Infine sbotta: "Perchè io sono costretta a occuparmi di questo? Perché il traduttore non sa fare il suo mestiere?".
Vorre spiegarle che forse il traduttore lo sa fare benissimo, il suo mestiere, è lei che non è in grado di capirlo, ma mi limito a dedicarle un sorriso ebete che Il Feretro - beata ingenuità - scambia per un gesto di comprensione. Certa della mia solidarietà, comincia a strillare ancora più forte e a picchiare con violenza sulla tastiera.

E' accaduto nel 2005; lavoravo al CSM da neanche due mesi.
Poi nel 2006; lavoravo al CSM da un anno e neanche due mesi.
Infine oggi; e io lavoro al CSM da due anni e neanche due mesi.

Il problema, al di là del fatto che non sopporto di sentirla urlare come un'oca né di assistere al patetico spettacolo messo in scena dal suo ego ipertrofico, è che le traduzioni che lei corregge oggi sono le stesse del 2005. Si avete capito bene, non si tratta di nuove traduzioni, sono sempre le stesse; ergo sono già state riviste; ergo non c'è alcun bisogno di rivederle di nuovo; ergo sta facendo dell'inutile teatrino a danno delle mie orecchie e del mio sistema nervoso.
E quando ho provato a ricordarle che nessuno ha mai modificato quelle traduzioni, lei mi ha guardato con espressione vacua e bocca aperta e mi ha risposto, seccata: "Certo che tu sei proprio una facilona. Anche se non sono state modificate, ogni tanto bisogna controllarle".
Come la revisione delle auto. Come il controllino periodico dal medico. Il problema è che sia la revisione quanto il check up partono dal presupposto che l'uso potrebbe aver alterato qualcosa. In fondo, di due macchine si tratta. E le macchine, si sa, si usurano. Le traduzioni di documenti mai aggiornati al massimo hanno bisogno di una spolverata.
C'è qualcuno fra voi che riesce e penetrare nelle pieghe segrete di questa mente? Vi prego, ho bisogno di capire.




 
co.co.prodotto da Atipica at 10:44:00 AM | Permalink | 2 comments
20 luglio 2007
"Benedetta, ho fatto un bel piano di lavoro per te: da oggi in poi, almeno fino a metà settembre, ti dedicherai all'inserimento dati. Ci sono 5000 articoli per il 2007 e almeno il doppio per il 2006 che voglio che siano inseriti nel database. Io li leggo e li rassegno, tu li inserisci".
E così prende il volo l'ultimo scampolo piacevole di questo lavoro.
Ok, poniamo che stanotte mi sono girata nel letto come una cotoletta in forno e ho dormito in totale 2 ore. Poniamo che sono depressa e l'unica cosa che vorrei fare è mettermi a sedere su un gradino e piangere. Senza sapere perché, anzi peggio: sapendo che non c'è un perché. E poniamo pure che stamattina ho fatto involontariamente male al gatto e mi sento in colpa.
Questo per darvi un'idea del mio attuale stato psichico e di cosa c'è da aspettarsi da questo post.
Detto ciò mi domando: giacché ci sono, perché la prossima volta non mi mettono a leccare i francobolli?

Ieri La Bara per lavoro ha sbattuto il muso contro una frase di Kant. Doveva scrivere una didascalia e, per fare la donna colta, aveva bisogno di sapere di cosa si trattasse. Me l'ha letta e mi ha domandato con occhio fessurato: "Di che opera è?". Ho risposto, non senza un certo piacere: "Critica della Ragion Pratica". Non so a memoria tutta la Critica della Ragion Pratica, sia chiaro (forse se fosse così non leccherei francobolli, alla fine la realtà ha una sua logica stringente), ma quella è una frase famosa. E lei ha commentato: "Bello, ma a cosa ti serve sapere questa cosa?". [Con grande piacere sottolineo l'uso oculato del termine "cosa", tipico delle frasi de La Bara].
Il problema, penso, non è il senso, ma la prospettiva. Nessuno con un minimo di senso della realtà oggi può aspettarsi che aver letto la Critica della Ragion Pratica gli assicuri un posto in paradiso. Però se frequenti una scuola per parrucchieri, fai il parrucchiere - ovvero lavi le teste, tagli i capelli, fai le mechés etc.etc. - hai uno stipendio da parrucchiere e fai la vita di un parrucchiere medio, forse l'universo ti sembra meno insensato. Almeno dal tuo punto di vista. Se avessi frequentato un corso per leccatori di francobolli e passassi otto ore a leccare francobolli, ci sarebbe una forma di coerenza nella mia vita. L'universo avrebbe le sue regole e io tornerei a casa ogni sera e guarderei le veline sculettare. E invece passo la maggior parte del tempo a domandarmi dov'è che ho sbagliato.

"Benedetta, vai in stazione a farmi il biglietto del treno e portamelo all'Holiday Inn che fa caldo e non mi va di venire fin lì. Datti una mossa però, non fare la solita cerebrolesa".

Questo invece era SS.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:21:00 AM | Permalink | 10 comments
19 luglio 2007
In principio fu Freud.

"Dio che belle!" esclama all'improvviso La Bara dopo 3 incredibili, lunghissimi, paradisiaci minuti di silenzio "Non le trovi bellissime anche tu?"
"Eh? cosa, scusa?" borbotto vispa come uno che si è svegliato dopo due mesi di coma.
"Le pale!"
"..."
"Sì, dai le pale dell'eolico!Sono così sensuali..."
Capito adesso perché venera lo Spargifigli o vi devo fare un disegnino?

Poi furono le confessioni.

Davanti alla macchinetta del caffè La Bara rivela a me e la Kapò cosa la tormenta.
"Sono molto preoccupata" sospira La Bara "Mio figlio, poveretto, ha... il pisello piccolo!"
"..."
"Noi in casa giriamo sempre tutti nudi, perchè ci piace" continua.
Infilo le monete nella macchinetta simulando indifferenza. Intanto immagino La Bara intenta a preparare la cena con la gnocca pelosa [per inciso, il primo che usa gnocca pelosa come chiave di ricerca su google è un uomo morto. Questo è un blog serio] al vento mentre il marito apparecchia la tavola, anch'egli con il cetriolo a prendere aria.
"Ora ieri, mentre gli toglievo le mutandine per metterlo nudo come al solito" ha continuato "di botto s'è messo a piangere"
"..."
"E piangendo mi ha detto che non vuol più stare senza mutande tutti insieme, perchè c'ha il pisello piccolo. Oh, ho controllato: è vero!"
"Digli che le dimensioni non contano"
"Benniiii, questo poi lo dizi te!Io uno coll'uzzello piccolo non lo voglio" è intervenuta la Kapò, che sulla questione è un luminare. Per intenderci: giusto ieri ha ricevuto un sms da uno dei suoi schiavi d'amore che diceva: "Vorrei prenderti per la coda e poi, da dietro...". Il resto è stato affidato alla potenza evocativa dei puntini di sospensione e alla fantasia del lettore.
Che poi mi chiedo: e se anche al figlio de La Bara, da grande, piacessero le pale dell'eolico? Cioè, è un'ipotesi.

 
co.co.prodotto da Atipica at 2:55:00 PM | Permalink | 5 comments
Oggi arriva in visita, qui nel girone dei decelebrati, il Patre, ovvero l'uomo che 11 volte svolazzò sul nido del cuculo e 11 volte impollinò l'angustiata consorte. E che ora si ritrova ad allevare in casa una squadra di calcio, andare al mare la domenica con un pullman granturismo, vivere in un ostello della gioventù e pagare una segretaria perché gli ricordi nome, collocazione ("Domenico, il tuo ottavo figlio, domani compie dieci anni. A quell'età gradiscono: palystation, kalashnikov automatici e cellulari spaziali!Libri? No, sono superati, obsoleti") e compleanno di ciascun pargolo.
Il Patre è un ometto sudaticcio, in sovrappeso e non troppo alto, con il viso coperto di lentiggini grosse come fagioli e gli occhi azzurri semiseppelliti dal grasso e dal monociglio alto due dita. Se ne va in giro inscatolato nel doppiopetto anche con temperature equatoriali, il che peggiora di brutto la sudorazione: da giugno a settembre il "sudaticcio" diventa "madido" con il conseguente piacevole effluvio che tutti conosciamo. Il fatto che costui sia riuscito a copulare anche solo 11 volte in tutta la sua esistenza, che si protrae da quarant'anni (e quindi, se consideriamo l'età della latenza, fanno in tutto 25 anni di attività sessuale) dovrebbe essere annoverato fra i misteri d'Italia. Che una donna, foss'anche la Strega Bistrega, abbia acconsentito a giacere con quell'ometto sudaticcio piuttosto che farsi tappare la patatina in aeternum è inspiegabile. Più della morte di Enrico Mattei, più del DC9 di Ustica. Che orrore.
La Bara non la pensa come me. E' affascinata dal Patre, anzi, innamorata. Quando qualcuno annuncia una sua visita, il volto de La Bara perde il consueto pallore e l'immobilità cadaverica, un debole, impercettibile rossore le rischiara le gote e, se si prevede che Il Patre resti per più di un giorno, spunta persino un timido sorriso. Forse è stuzzicata dalla potenza riproduttiva di questa macchina fabbrica-figli. Fatto sta che il giorno del grande evento si presenta vestita come se andasse a un funerale di stato. I tacchi sono più alti del solito, i capelli freschi di messinpiega acconciati con boccoli stile impero resi rigidi dalla lacca come i fusilli della pasta De Cecco.
Infine, Lui arriva.
La Bara lo aspetta sulla soglia dell'ufficio, con le mani giunte e lo sguardo trasognato. Sembra una che si è appena fatta una pera. Quando si vedono, si fissano negli occhi per una frazione di secondo, lui accenna un sorriso, lei abbassa gli occhi castamente. Si levano cori di angeli, tintinnano campanellini, la stanza si riempie di lucine sfavillanti. Avete presente il bacio fra Candy e Terence che dura mezz'ora fra luccichii, tlin tlon di arpe e cose così? Uguale.

E quindi?
Quindi ieri avevo una maglietta scollata. Sono l'esatto contrario di ciò che normalmente si definisce un generoso decolletè, tra le ossa spunta un pallido ricordo di ciò che nei disegni di dio avrebbe dovuto essere il seno. Ma si vede che La Bara trova sexy il modello Buchenwald, tant'è che ieri mi ha detto: "Benedetta, domani abbigliati in modo consono, per cortesia!".
Consono a cosa? No, perché se l'abito fosse consono alle temperature, girerei come mamma mi ha fatto. Al massimo la biblica foglia. Ma sono buona, io. Così stamattina ho deciso di farla contenta e ho scelto i vestiti meno femminili che possiedo. Sembro una che deve andare al G8 di Genova. E quell'ingrata cosa commenta?
"Benedetta, non è opportuno che tu mostri tanto chiaramente le tue simpatie per la sinistra. Non sta bene, per una donna, essere di sinistra".
Non so se vi ricordate la Signorina Rottenmeier, quella che torchiava i coglioni ad Heidi perché "non sta bene che una signorina corra per i corridoi". Bene, dopo più un secolo una signorina può correre su e giù per i corridoi anche tutta la giornata, se lo gradisce, ma non può tradire simpatie di sinistra. Non sta bene. Le donne, le vere donne, si sa, sono tutte di destra. Ho deciso: da oggi la chiamo Claretta.
Vi prego, datemi il numero di uno psichiatra. Bravo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:01:00 AM | Permalink | 9 comments
18 luglio 2007
No, questo è troppo persino per me. Pranzare con la Kapò e Il Manzo (nuovo acquisto del mio amato ufficio che potremmo descrivere come un agglomerato di massa grassa con dei begli occhi verdi - glielo concediamo - che tuttavia tradiscono una totale, imbarazzante idiozia), e assistere allibita ai tentativi di seduzione di Colei nei confronti di Colui. Essere costretti ad annuire e sorridere mentre lei ocheggia condendo la schermaglia con stridule risatine, occhiate lascive e sorrisi ambigui, sperando, anzi pregando il dio in cui non credo, che nessuno colga la colossale presa per il culo che si agita nel mio sguardo.
Funziona così: Il Manzo ha 32 anni, quindi rientra nel target prediletto della Kapò che oscilla fra i 26 e i 32 ("non di più che poi gli cala l'ormone") anni. Lavorerebbe in un'altra azienda di SS, ma per ragioni a me ignote è stato distaccato da noi e piazzato temporaneamente nella scrivania padronale. La Kapò, a cui piace usarmi come spalla, tipo la stragnocca (lei) che si porta dietro l'amica simpatica e bruttina (io) che serve a stimolare nella preda-maschio un implicito paragone, mi invita a pranzare con lei con il garbo che le é proprio ("Benniiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, insalaaaaaaaaaataaaaaaaaaaaaaaaaa?"), senza tuttavia informarmi della presenza del Manzo. Io passo in rassegna le possibili alternative e concludo che persino la Kapò è preferibile a una passeggiata sotto il sole con 40° rosicchiando un panino bollente, quindi accetto la proposta con entusiasmo ("Mmm, vabbè").
Verso l'una arriva l'insalata e vengo convocata a gran voce in sala riunioni ("Benniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii ti dai una mossa?!"), per l'occasione trasformata in sala mensa. Quando varco la soglia vedo Il Manzo accomodato a capotavola e la Kapò che gli porge la ciotola con la biada dopo averla amorevolmente condita. Aperta parentesi. Un sentito accidenti ai gestori del bar di sotto che per 5 euro 5 non si degnano manco di aggiungere alle foglie un cucchiaio d'olio. Chiusa parentesi.
Durante il pranzo Il Manzo mangia naso nel piatto fissando pacifico il fondo della ciotola, apparentemente inconsapevole delle occhiate di fuoco che La Kapò gli lancia. Infine lei - eureka! - trova il modo di tirare fuori l'argomento sesso.
K: "Z'è quescta mia amica che scta con un uomo scposcato, z'hai presente no?"
Annuisco, anche se non so di nessuna amica che sta con un uomo sposato. Annuisco perché quello prevede il mio ruolo.
M: "Ciomp, ciomp, ma dai...ciomp"
K: "Sci, mo sozzia, lei sci fa tratar proprio come cuuuuulo!"
M: "Ciomp, ciomp...ma dai! Ciomp"
K: "Zerto, lui va, scopa, sci fa la dozzia e sce ne va. Proprio come una soccola, 'nscomma"
M (vagamente incuriosito, ma vagamente): "Ciomp, ciomp, ma dai?"
K:"Oi!Io ze l'ho detto che io non mi farei tratàr coscì però!Zioè, casso, almeno offrimi la zena, regalami un zioiello, 'nscomma, dammi mo' la prova che non scono una soccola!"
M: "Ciomp, ciomp...mo sci vede che le piace come scopa!"
Affascinata dalla profondità delle analisi in corso, sto quasi per dire la mia, poi ci ripenso e torno a ruminare in silenzio. D'altronde sono lì per vestire i panni dell'amica bruttina e un po' scema, non è previsto ch'io favelli.
K (concordando con l'analisi e ammiccando):"Escaattooooo!Mo' non scei mica scemo però! Merda sce le capisi le donne, tu!"
M (alzando lo sguardo e fissando per la prima volta la Kapò): "Dizi?"
K: "Mo merda, trovarli uomini come te!"
Un lungo, eloquente sguardo tra i due mi suggerisce che la trappola è scattata e, di solito, a questo punto della faccenda l'amica bruttina si defila con discrezione.

Dieci minuti fa: squilla il telefono. La Kapò mi chiama. Rispondo:
"Si?"
"Scenti Benni, io devo andar ziù un attimo in magasiiino. Puoi riscpondere te al zentralino?"
[e quando mai l'hai fatto tu, scusa?]
"Sì, ma cosa vai a fare là sotto?"
"No, ehm, vado con XXX [Il Manzo] a...beh, sì a...a...dar da mangiare ai pesci e alla tartaruga, ecco!"

In realtà era tutto un modo per dirvi che abbiamo dei pesci. E una tartaruga, pure.


 
co.co.prodotto da Atipica at 12:29:00 PM | Permalink | 10 comments
Dietro un'apparenza da agnellino nascondo una iena assetata di sangue. Sappiatelo. E stamattina la iena che è in me grida vendetta. Perciò ora ho deciso di darvi in pasto, mie piccole iene seguaci, una delle news riviste e arricchite dall'intervento de La Bara. Eh sì.

Versione n.1 [originale]

L'auto del futuro:4 ruote con "occhi e cervello"

L’ambizione dei costruttori di automobili è costruire un’auto in grado di realizzare la formula magica “zero incidenti, zero emissioni”. E, se per le emissioni la partita è ancora aperta, per la sicurezza saremmo in grado di fare già molto non solo su prototipi e auto da corsa, ma anche per i normali veicoli in circolazione. Il problema, come sempre, sono i costi. Al momento attuale sono disponibili radar e sensori di velocità che, se installati su un veicolo, possono regolare la velocità di crociera adattandola alla strada e al traffico segnalando la presenza di ostacoli durante la manovra di parcheggio. L’integrazione di questi sistemi con videocamere e computer permette, una volta individuata la situazione di pericolo, di avvisare il conducente attraverso un allarme o innescare un sistema di frenata/sterzata automatica. L’elettronica è utile per risolvere anche il problema del traffico: grazie al sistema GPS - rielaborato dalla General Motors per inviare informazioni, oltre che riceverle – i veicoli possono scambiarsi informazioni sulle condizioni della strada evitando gli ingorghi. Tra le possibilità più fantascientifiche, la prenotazione del parcheggio in una certa strada per l’ora d’arrivo prevista.

Versione n. 2 [arricchita da La Bara]

L'auto del futuro: alle quattro ruote crescono "occhi e cervello" che invece calano in utenti e tutori delle strade (N.d.r. aggiunta dell'ultim'ora)

L’ambizione dei costruttori di automobili dovrebbe essere costruire un’auto in grado di realizzare la formula magica “zero incidenti, zero emissioni”. Per le emissioni la partita è ancora aperta, ma per la sicurezza saremmo in grado di fare già molto non solo su prototipi e auto da corsa, ma anche per i normali veicoli in circolazione. Il problema, come sempre, sono i costi. Al momento attuale sono disponibili radar e sensori di velocità che, se installati su un veicolo, possono regolare la velocità di crociera adattandola alla strada e al traffico segnalando la presenza di ostacoli durante la manovra di parcheggio. L’integrazione di questi sistemi con videocamere e computer permette, una volta individuata la situazione di pericolo, di avvisare il conducente attraverso un allarme o innescare un sistema di frenata/sterzata automatica. L’elettronica è utile per risolvere anche il problema del traffico: grazie al sistema GPS - rielaborato dalla General Motors per inviare informazioni, oltre che riceverle – i veicoli possono scambiarsi informazioni sulle condizioni della strada evitando gli ingorghi. Tra le possibilità più futuribili, la prenotazione del parcheggio in una certa strada per l’ora d’arrivo prevista.

Tuttavia le possibilità del cervello umano superano di gran lunga quelle offerte dalla tecnologia: non tutto può essere delegato ad uno strumento per quanto potente esso sia e il modo migliore per evitare gli incidenti rimane ancora guidare con prudenza.

Nonostante la patente a punti, i controlli su strada in Italia sono ai minimi storici a causa di carenze nell’organico e del budget della polizia stradale. Anche l’azione dei corpi dei vigili urbani della maggior parte delle nostre città sono orientate molto di più alle facili e remunerative sanzioni di divieto di sosta piuttosto che al controllo e alla repressione delle infrazioni del codice stradale ben più gravi e pericolose. Sotto gli occhi (miopi? pigri? benevoli?) dei tutori del disordine stradale i limiti di velocità non valgono per le grosse moto, né per molti automobilisti che fanno stragi anche in città. Caschi e cinture sono ormai un optional, semafori e precedenze una libera scelta. Inoltre, le strade inoltre vengono mediamente asfaltate solo ogni dieci anni.

E stamattina sono pure stata cazziata dal grafico perché l'articolo che gli è stato consegnato (la versione n.2) è troppo lungo. "Non si potrebbero levare tutte queste cazzate qua in fondo?" ha domandato. Amen.


 
co.co.prodotto da Atipica at 10:40:00 AM | Permalink | 3 comments
17 luglio 2007
Quando fa caldo, come pure quando fa freddo, quindi a occhio e croce sempre, Il Direttùr non ha voglia di lavorare. Si affatica, poveretto. A parte quando ci impartisce preziose lezioni di letteratura, se ne sta chiuso tutto il giorno nel suo ufficio ipercondizionato borbottando fra sé frasi incomprensibili, navigando fra siti di donnine svestite e intasando le nostre caselle di posta di "irripetibili oscenità", secondo una definizione cara al Feretro. Siccome però la rivista bisogna pur scriverla, La Bara si autopromuove sua sostituta e passa un mesetto a giocare al Piccolo Caporedattore. Dopo aver precisato che la rivista ha priorità assoluta su tutto, perfino sui nostri bisogni corporali, da almeno due settimane ci obbliga a una produzione di news su larga scala. Se va avanti così non compreremo carta igienica per almeno un annetto. Seleziona personalmente le fonti e ce le sbatte sulla scrivania ordinando, col naso all'insù: "Tra mezz'ora voglio la news con foto sul mio tavolo".
Non sono ammesse iniziative personali:
"Sai, avrei trovato questa, sarebbe carina come news".
"No" ribatte senza nemmeno degnare la proposta di un'occhiata "ti ho già dato il ritaglio sul tetrafuel".
"Ma l'abbiamo già data venti volte quella notizia" protesto debolmente (io, in due anni, avrò scritto con le mie manine almeno una mezza dozzina di news, puntualmente pubblicate, sul tetrafuel).
"Non so che cosa dirti. Ho deciso così, punto e basta".
Torno alla scrivania con le orecchie basse, digrigno i denti e mi metto a picchiare con violenza sui tasti per sfogare il surplus di incazzatura ed evitare di darle fuoco. Durante la mezz'ora che impiego per scrivere cotanto pezzo di giornalismo mi domanda circa venti volte se ho finito ("Finito?Ancora no-oo?Uff come sei lenta! Allora hai finito? Ma quanto ci metti si può sapere?") e con altrettanta frequenza mi ricorda di non inviare nulla a SS senza averlo prima mostrato a lei. Il mio cervello è preso d'assalto da immagini agghiaccianti di omicidi efferati, ma riesco a rispondere solo: "Zi, badrone".
Mi guarda con occhio bovino e non commenta.
Finita la stesura, si passa alla correzione. Il rito prevede un quarto d'ora di striduli "Ommioddio!" accompagnati da scuotimenti di testa, sbuffi, occhi al cielo. Quando finalmente dichiara di aver finito, della mia news non v'è traccia. Al suo posto un'orrido sgrammaticato aborto arricchito qua e là di commenti idioti che lei ama definire fervorini polemici. Con sguardo severo, sempre sbuffando, emette la sentenza: "Benedetta, quando le news che scrivi le firmo io sei pregata di metterci più attenzione. Se l'avesse scritta Alex [N.d.R: l'uomo delle pulizie filippino] sarebbe venuta meglio".
"Beh" sibilo "se pensi che sia brutta posso sempre firmarla io"
"Ma figurati se adesso la firmi tu. Piuttosto, fammi le telefonate della rubrica degli incentivi mentre io rendo decente l'altra news che hai fatto". Jawohl, mein Fuhrer.
Ecco, questo per dire che se state cercando qualcuno che impersoni Crudelia Demòn in un remake splatter de La Carica dei 101, saprei chi proporre.

 
co.co.prodotto da Atipica at 3:07:00 PM | Permalink | 6 comments
"Colf, stagionali, muratori. Vivere con 800 euro il mese"

(La Repubblica Metropoli, inserto settimanale del quotidiano La Repubblica)

Nelle prime 3 righe l'articolo recita: "Lavorare otto o dieci ore al giorno per portare a casa neanche 800 euro".
"Ma dai" ho pensato sulle prime "parlano di me!".
Solo che poi, a pensarci bene, io non faccio la colf, e nemmeno il muratore. Però se consideriamo che le stagioni durano 4 mesi e i miei contratti 6 (quando va bene), magari sono uno "stagionale".
Sì si, dev'essere così.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:03:00 AM | Permalink | 4 comments
16 luglio 2007
La Kapò torna dalla pausa pranzo con Il Purgatorio di Dante sotto il braccio. Ho pensato che il caldo le avesse dato alla testa, ma ha fugato ogni dubbio spiegandomi che l'ha comprato serve a sua cugina che è alle superiori. Ah, ecco.
Durante la pausa caffè il Direttùr vede il tomo e commenta a gran voce: "Il Purgatorio?! Chi è che legge questa immondizia?". Non pago, insiste: "Capisco l'Inferno, che comunque fa schifo pure quello, ma il Purgatorio e il Paradiso poteva pure non scriverli quello stronzo!Sono ampiamente sopravvalutati, Dante era solo un povero stronzo!".
Affascinata dalle sue dotte argomentazioni, domando: "E Leopardi? Che ci dici di Leopardi?".
"Bah, Leopardi era un altro povero stronzo che avrebbe dovuto chiavare di più e rompere meno i coglioni. Un altro di cui brucerei tutto".
"..."
Mi sono mancate le forze per rispondere.
"Scommetto invece che a te il Passero Solitario piace!" conclude sghignazzando.
Rendiamo grazie per questa improvvisata, eppur preziosa, lezione di letteratura italiana.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:57:00 PM | Permalink | 12 comments
Il sabato, in genere, è dedicato in buona parte alla pulizia del Piccolo Monolocale e alla rimozione del pelo che il Gatto Precario (in senso letterale in quanto privo di due zampette) semina per casa. Mentre sudo e sbuffo fra ramazze e scoponi, ricevo un sms: "Stasera vieni a bere una birretta alla Festa di Liberazione? F". F. è forse la donna più antipatica del mondo. E' così irritante da sembrare finta, come le sorellastre di Cenerentola, come Iriza di Candy Candy, e la sua interazione con il resto del mondo è talmente divertente da risultare comica. Perciò una birra con F. e un suo amico sconosciuto (chi, mi domando, può essere così masochista da uscire solo con F.?) alla festa di Liberazione sono un'occasione imperdibile per farsi 4 risate. Che la vita è tanto amara.
Alle nove sono già in macchina con F. e l'Amico diretti verso la periferia di Bologna. L'Amico di F. praticamente è una mummia e dorme mentre guida. F. parla a ruota libera di come solo ora si stia riprendendo dopo essersi rotta un piede. "Ti fa ancora male?" domando nella mia infinita ottusità. F. mi fulmina con un'occhiataccia. "No" chiarisce con un'espressione addolorata "parlo dello shock psicologico della rottura. Non so, sai quella sensazione che il tuo corpo non ti appartiene, è stato in qualche modo violato e sta soffrendo e tu devi fare i conti con tutto questo?".
Dopo un tour panoramico per Bologna (F. è convinta di avere un vero talento da navigatore e suggerisce sempre la strada più lunga e stronza) si arriva finalmente alla Festa di Liberazione. Ci accolgono quattro bancarelle di chincaglieria cinese piazzate in mezzo a una radura spelacchiata sotto la tangenziale e, poco più avanti, tre stand che puzzano di fritto fra i quali si aggirano 4 novantenni con il fazzoletto rosso intorno al collo che si salutano col pugno alzato gridando "Compagno!". Poco più in là, un'orchestrina di pensionati strimpella Avanti popolo! accanto a uno stand su cui campeggia uno striscione giallo la una scritta nera A.N.A.A.R. Altre lettere nere chiariscono il significato dell'acronimo: ASSOCIAZIONE NAZIONALE ATEI AGNOSTICI RAZIONALISTI. Ah, ecco. Per un attimo penso di essere tornata indietro di almeno un secolo, ma lo spavento è di breve durata. Il parcheggio stracolmo di SUV e altre auto che mi pare abbiano poco a che fare con la Rivoluzione d'Ottobre mi riporta nel XXI secolo.
Nel frattempo F. sta ancora parlando di quanto sia traumatico rompersi un piede: "E' come se il mio corpo mi avesse tradito" sospira all'amico Mummia ancora immerso nel sonno della ragione. Per interrompere il soliloquio, credendo fra l'altro di fare cosa gradita al povero Mummia, mi intrometto e propongo una birra. F. declina l'invito, irritata per essere stata interrotta, ricordandomi che è celiaca ("Il mio corpo rifiuta i carboidrati e nella birra ci sono") mentre Il Mummia tace, quindi concludo che acconsente. Prendo due birre e li costringo a sedersi in un tavolino il più lontano possibile dall'associazione di atei e agnostici che, in quanto atea, mi spaventano moltissimo. All'improvviso, mentre F. dice che il suo corpo è molto stanco, Il Mummia si alza e, senza proferire verbo, si precipita verso una bancarella poco distante. Dopo qualche secondo torna sorridente e ci mostra una spilla con falce, martello e il faccione di Stalin con l'inequivocabile baffo. Incredula, scopro che sa anche parlare: racconta di aver avuto una spilla identica nel periodo in cui il Partito lo mandò a una scuola per dirigenti comunisti a Reggio Emilia. Poi l'aveva persa, aveva quasi pianto per il dolore ma finalmente, a distanza di non so quanti anni, l'aveva ritrovata. L'ha pagata cinque euro ma in fondo la faccia di Stalin li vale, no? Annuisco rivolgendogli uno sguardo carico di comprensione e commozione, mentre rifletto perplessa su quanti anni possa avere questo figlio della classe operaia. Ma le mie elucubrazioni vengono interrotte da un vecchietto sdentato che ci passa accanto urlando: "W Fidèl!W la Revoluciòn!". Certo, come no.
F. ha finalmente smesso di parlare del suo corpo ed è passata alla politica, d'altronde il contesto invoglia. Lei e Il Mummia parlano di Occhetto (!) e della caduta del Muro di Berlino. F., che ha 27 anni e quindi a occhio e croce nell'89 ne aveva nove e nel '91 undici, dichiara a gran voce di aver molto sofferto per la decisione di Occhetto e di non averla mai condivisa. Ricorda Berlinguer, "quello sì che era un leader". Domando perplessa: "Ma, scusa, tu esistevi già ai tempi Berlinguer?". F. mi guarda con un lampo d'odio e precisa:"Io ho cominciato piccola a interessarmi alla politica!". Sto per chiederle a quanti anni abbia letto Il Manifesto del Partito Comunista, quando squilla il cellulare del Mummia. Suoneria: l'Internazionale Socialista, figurati. Senz'ombra di vergogna costui tira fuori questo coso spaziale che neanche i tecnici della Nasa: una roba piena di lucine e lucette di ventesima generazione con fotocamera, videocamera, orchestra dal vivo, caffettiera e condizionatore portatile incorporati.
Quando F. e il Mummia, che ha studiato da dirigente del partito, mi dicono che il problema del precariato è in via di soluzione e che comunque essere troppo critici è disfattista decido che è arrivato il momento di tornare fra i vivi e me ne vado.
Poi dici la sinistra alternativa...

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:43:00 AM | Permalink | 2 comments
13 luglio 2007
Il Piccolo Precario la prende sempre nel didietro.
Questa, signori, è la prima, inconfutabile, incontrovertibile, sacrosanta legge della precarietà. Anzi, è un dogma. Perciò chi non ha mai assaporato le gioie del precariato è pregato di crederci sulla parola. Come alla Santissima Trinità. Come all'Immacolata Concezione.
Per esempio: mettiamo che il titolo di Capro Espiatorio Estate 2007 sia stato conferito alla Centralinista Psicolabile. E mettiamo che da qualche settimana il Piccolo Precario se ne stia discretamente in pace. Ovviamente, trattasi di pace pagata a caro prezzo, sia chiaro. Ma il Piccolo Precario è disposto a tutto pur di starsene tranquillo: ascolta per ore con simulato interesse e finta solidarietà i racconti strazianti delle delusioni d'amore della Kapò, giungendo persino a dispensare consigli che mai saranno seguiti; sorride ai deliri ossessivi de La Bara sulla collezione Armani Autunno-Inverno 2007 e sull'opportunità di adottare - "solo per l'estate sia chiaro" - il look Afef. Finge che gli interessino davvero il GPL, il metano e tutta la fuffa che ci gira intorno per raggranellare qualche quattrino.
Ma nonostante gli sforzi, la pace del Piccolo Precario è di breve durata. Precaria anch'essa, come qualunque altro aspetto della vita precaria del Piccolo precario. Così un bel giorno tutto l'ufficio, compreso l'uomo delle pulizie filippino, decide che è ora di smettere di rivolgere la parola alla Centralinista Psicolabile, forse nella speranza di spingerla al suicidio. Nessuno la saluta quando entra, nessuno la chiama, nessuno le assegna lavori, nessuno la saluta quando esce. La sua giornata si svolge nel più assoluto silenzio e lei, anziché procedere al taglio delle vene, se ne sta tutto il giorno con le braccia conserte a godersi la pace e nemmeno risponde più al telefono.
Ma l'Ufficio deve andare avanti, the show must go on, signori cari. Quindi, secondo voi, chi risponde al telefono? Chi si alza ogni cinque minuti per aprire la porta? Chi distribuisce i fax a tutto l'ufficio e fa le opportune fotocopie? E chi, dulcis in fundo, dà istruzioni all'uomo delle pulizie filippino?

[Breve estratto di una conversazione con Alex, uomo delle pulizie filippino dal nome assai poco filippino
- Alex, la mattina apriamo alle nove e mezzo, non arrivare alle sette per poi telefonare a tutti perchè non sai come entrare.
- Tu dile nove mezzo e io domani io venile nove e mezzo!
- No, Alex, domani è sabato, domani non si lavora"
- Alex lavola!
- Sì, ma non qui, Alex
- Accoldo, domani venile nove mezzo come tu chiesto!Tu domani essele qui nove mezzo aplile polta
- No Alex, domani è sabato, non si lavora
- Alex lavola!
E così all'infinito].

Questa mattina la moglie del Boss ha formalmente presentato le sue rimostranze alla Kapò perchè i ciclamini che ha comprato a Capri stanno appassendo. L'addetta all'innaffiamento dell'orto personale della Moglie del Boss sarebbe La Centralinista Psicolabile tuttavia la Kapò, pur di non rivolgerle la parola, ha rivolto il suo sguardo accigliato verso il Piccolo Precario e ha sentenziato "Da oggi delle piante te ne occupi tu!"
Comincio a sospettare di essere la protagonista inconsapevole di un esperimento di stampo nazista che studia tempo e nefandezze necessari per trasformare una donnina mediamente pacifica in una sadica furia omicida.

 
co.co.prodotto da Atipica at 11:39:00 AM | Permalink | 3 comments
12 luglio 2007
Vediamo un po'. Ieri c'erano i Fischietti di Gerico, di gente che ha senso di appartenenza ed energie sufficienti per andare a manifestare in piazza (in via Marconi, per la precisione) contro le mucche e in favore dei cereali, o contro i cereali e in favore delle mucche. O in favore delle mucche e i cereali e contro l'olio di semi di girasole. Temo di non aver capito benissimo.
Oggi invece c'erano le grida stridule della Kapò, sovrastate da quelle della Centralinista, in lacrime per l'ennesima volta e particolarmente molesta. Per non farci mancare niente s'è messo a strillare pure il Direttùr che ha gridato che non ne poteva più di sentir gridare. E La Bara, senza alcuna evidente ragione e solo per solidarietà col resto dell'ufficio, ha emesso anche lei il suo urletto stridulo. Mi pare di capire che all'origine del pollaio ci fosse la scoperta che La Centralinista Psicolabile è andata a lamentarsi del fatto che qui dentro viene vessata. Poiché non brilla per acume ha fatto le sue confidenze a un tizio succube della Kapò che appena ha potuto è corso a riferirglielo con lo sguardo adorante del cane che riporta il coniglio al padrone e s'aspetta almeno un buffetto di approvazione.
Dopodiché, quando il pollaio s'è calmato e la Centralinista se n'è andata, tutti hanno cominciato a commentare con sguardo disgustato la sua condotta riprovevole. Insomma, raccontare i cazzi dell'ufficio fuori dell'ufficio a persone estranee (ma neanche troppo) all'ufficio. Ciò che accade in ufficio deve restare in ufficio. W l'Ufficio. Il conciliabolo si è concluso con la riaffermazione del concetto che chiunque sarà pescato a riferire fuori dall'ufficio questioni inerenti l'ufficio, foss'anche il numero di telefono, dovrà vedersela con la Kapò. Mi domando se queste abbiano frequentato qualche corso di aggiornamento in business management di associazione a delinquere di stampo mafioso. E subito dopo passo a domandarmi cosa succederebbe a me se. Tra l'altro verba volant, scripta manent.
Una gocciolina di sudore freddo mi sta scendendo lungo la spina dorsale.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:49:00 PM | Permalink | 1 comments
"...chi ha qualche anno più di noi ha un senso di appartenenza a qualcosa che noi, anzi io mi sento di non avere..."

Scrive così Silvia, nel commento all'ultimo post. Beh, alzi il dito chi fra di voi sente di appartenere a qualcosa, chi non si sente solo con la sua precarietà, incapace di reagire, pigro, stanco, immobile, lamentoso sì, ma del tutto inattivo. Chi non si è mai fermato riflettere sulla differenza fra il nostro disagio e quello dei metalmeccanici degli anni '60 che si pigliavano le manganellate, ma cazzo come li chiedevano, i diritti, li gridavano. E in parte li hanno ottenuti. Davanti al nostro immobilismo scuotono la testa avviliti, gli zii metalmeccanici. Ci considerano dei mezzi smidollati, fighettini figli di papà che si sono fatti sfilare il futuro dal taschino e adesso frignano. I francesi, si diceva nello stesso commento, due anni fa non l'hanno permesso. Sono attenti, i giovani d'oltralpe, e se sentono puzza di bruciato fanno la rivoluzione. Loro sono quelli del popolo sovrano, noi quelli della pappa col pomodoro. Forse non c'entra, ma i cugini francesi han tagliato la testa di un re in nome della libertè e dell'egalitè. Noi, ai garibaldini gli sparavamo addosso. E non troppo tempo fa è capitato che un nostro presidente del consiglio abbia boicottato la commemorazione del 25 aprile, sostenendo non troppo velatamente che basta riempirsi la bocca con la Resistenza. I partigiani, in fondo, altro non erano che comunisti sanguinari e mangiatori di bambini. Non ce lo vedo il paragone coi francesi, no. E, per tornare al precariato, penso che continueremo a lamentarci. C'è chi la butta sul pianto e chi sul riso, ma firmiamo tutti contratti schifosi mentre ci si torce lo stomaco. O, al massimo, fissiamo con l'occhio deluso dei bimbi che si aspettavano le caramelle e hanno avuto carbone chi della nostra precarietà s'è riempito la bocca e poi, avvinghiato al trono, ha preferito occuparsi del partito democratico. Una volta, da Santoro, Marco Travaglio ha guardato in faccia un leader della nostra amata sinistra e gli ha detto: "E' inutile che diate sempre la colpa agli altri. Perché, se è vero che le leggi vergogna le hanno fatto loro, è anche vero che voi le avete lasciate dove sono".
Sì, ma gli zii metalmeccanici perchè erano diversi? Perché erano in tanti. Perché stavano peggio di noi. Perché la loro delusione non nasceva solo dal bisogno frustrato di consumare, consumare, consumare e consumare ancora. Perché avevano il senso della prospettiva e credevano di lasciare ai figli una società migliore. Noi ai figli non arriviamo quasi neanche a pensarci, le gravidanze durano nove mesi, i nostri contratti meno, perciò. Il nostro futuro si ferma alla scadenza del contratto e in sei mesi non si cambia la società. Tanto vale che ci teniamo il lavoro, a fare le rivoluzioni ci pensino gli altri. O forse perché non sappiamo dove agganciare speranze ed energie. Dio è morto, Marx è morto e io (Woody Allen) non mi sento tanto bene. O perché siamo consumati dallo sforzo di saltare da un posto di lavoro all'altro, sempre giovani, di bella presenza, dinamici e amanti del lavoro di gruppo, disposti a trasferte e trasferimenti. Sempre sorridenti su quei curriculum che volantiniamo con la speranza di scampare ancora una volta il call centre.
Oggi mi andava lo sproloquio.

I'm a barbie girl, in the barbie world!Life in plastic, it's fantastic!

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:36:00 PM | Permalink | 4 comments
11 luglio 2007
Questa giornata è iniziata una favola. Stamane stavo parlamentando col mio cervello perché riprendesse a svolgere le sue mansioni, almeno quelle routinarie, quando sono stata buttata giù dall'autobus da un controllore urlante che ha ragliato qualcosa a proposito di autobus deviati e via Marconi chiusa e in poche parole oggi ve la fate a piedi. Insieme con una folla inferocita e mal disposta sono scesa e mi sono avviata verso l'ufficio a piedi. Cento metri, forse duecento. Ma affollati dai manifestanti di Coldiretti, vecchietti con sorrisi sdentati agghindati con inquietanti magliettine gialle e cappellini verdi con su scritto Coldiretti, appunto, che agitavano cartelli con slogan sulle mucche nostrane, sull'olio di semi di girasole, sui polli e, tanto per non farsi mancare quel tocco no global che sta tanto bene alle manifestazioni, sugli OGM. E poi c'erano i fischietti. Ogni singolo componente di quest'esercito della salvezza dell'agricoltura era munito di fischietto, sì proprio un fischietto, quello specifico oggetto che emette quel suono acuto e stridulo e che, in mano agli 11 bambini di cui si narrava nel post precedente, potrebbe distruggere mezza umanità, poi dici l'Ebola. Ecco, sarà che c'è una certa somiglianza tra infanzia e terza età, sarà che questi signori col cappellino verde sono molto incazzati, sarà che alle mucche e all'olio di semi di girasole ci tengono davvero, fatto sta che fischiavano dentro quei cosi fino a spolmonarsi. I fischietti di Gerico. Devono solo ringraziare che di solito non giro armata e che comunque, come vuole la buona tradizione sinistrorsa, preferisco mangiare carni di bambino tenero.
Dopo questi inizio di giornata in punta di piedi sono arrivata in ufficio dove ho trovato Ursus ad attendermi sul piede di guerra. Il magazziniere infatti era assai offeso perché pesanti scatoloni pieni di riviste e stampati sono stati lasciati nell'ingresso contando sul fatto che lui, in qualità di magazziniere, avesse cura di riporli in magazzino.
"Grunf, perchè 'ste scatole stanno qua?"
"Sono le riviste, andrebbero portate in magazzino"
"Eh, brava, portacele"
"Io?"
"E che credi, che lo faccio io?"
"Beh, no vedi, siccome tu ti occupi del magazzino, pensavo..."
[bisogna usare tatto, il magazziniere potrebbe offendersi se gli dai del magazziniere]
"Ma figurati!"
Ora siccome io ho i neuroni ancora in stato di shock per i fischietti di Coldiretti, non riesco a decifrare bene il senso di quel "ma figurati!". Cosa avrà voluto dire il nostro Ursus, con la sinteticità che gli è propria? Che non si occupa del magazzino? Che la teoria che lo vuole custode unico del magazzino è fuffa? O che, pur essendo ancora magazziniere, per ragioni a me ignote non intende comunque muovere nessuno dei suoi gonfissimi muscoli per portare gli scatoloni in magazzino? Che ha deciso infine di prendere parte anche lui al gioco Vessa il precario tanto in voga nel mio ufficio? Che durante questi due giorni di assenza sono stata declassata da addetta stampa (riempie bocca e orgoglio questo lavoro, meno la pancia) a nuovo magazziniere? O semplicemente che non ha voglia di fare sforzi e non gliene importa un accidenti se ciascuno di quegli scatoloni pesa due volte me e il magazzino è comodamente situato in fondo a un pendio scosceso che per scendere e salire ci vuole la funivia?
Bah...
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:31:00 AM | Permalink | 6 comments
06 luglio 2007
Ho scoperto un quarto d'ora fa che il Direttore del Prestigioso Ente di cui siamo ufficio stampa, tale signor AT, ha 11 figli. E li ha perché appartiene alla comunità? setta? gruppo? confessione? insomma fa parte dei cattolici neocatecuqualcosa che impone di fare tutti i figli che dio padre ti manda. Cioè, da quello che ho capito epurando il racconto de La Bara da errori grammaticali e strafalcioni di vario genere, codesta corrente ipercattolica impone la più severa castità prima del matrimonio, mentre permette solo dopo il grande passo una copulina frettolosa e casta, ma solo e soltanto a scopo riproduttivo. Probabilmente è previsto anche che una moglie sterile venga ripudiata e rispedita al padre con ignominia, ma non ho elementi sufficienti per affermarlo con certezza. Sta di fatto che, secondo questo gruppo ipercattolico, nessuna precauzione - financo quelle ritenute naturali che, nella maggior parte dei casi si rivelano anche tragicamente fallimentari - si può prendere per evitare prole in eccesso. E così, per seguire i precetti di santa madre chiesa, ad AT è capitato di ritrovarsi in casa undici cuccioli dai 18 ai 4 anni.
11 cuccioli significa 11 culle, 11 paia di scarpe da comprare, 11 piatti da mettere in tavola, senza contare febbri, cacchine e ruttini che si sovrappongono a deliri adolescenziali, scompensi puberali, crisi pre e post mestruali per quanto riguarda il campione femminile, erezioni notturne e non solo per la parte maschile, liti da sedare, pianti da calmare. Ommioddio!
Per non parlare degli 11 parti,11 travagli e 11 gravidanze (con nausee, voglie, piedi gonfi e tutto il resto) a carico della di lui signora. E il bello è che pare che io sia l'unica ad avere la pelle d'oca. Tutte le mie colleghe fanno lo sguardo languido e attaccano "Che bella famiglia! Chissà come sono uniti e felici, chissà come si divertono!lei dev'essere una donna felicissima!". Per poi rincarare con "anche mia nonna aveva 12 fratelli, anche la mia bisnonna nel 1850 aveva avuto 18 gravidanze!". Sì, infatti, anche in Africa le donne mettono al mondo 20 bambini, però.
E poi dicono che i fanatici sono solo islamici. Certo che qui al CSM proprio non li vogliono se non sono matti da legare.


 
co.co.prodotto da Atipica at 5:06:00 PM | Permalink | 7 comments
Ecco, ieri ho mangiato questo gelato che era una bontà: cioccolato e panna e, dentro il cono, una, ma forse anche due, palate di nutella. Io non volevo commettere un simile crimine alimentare, giuro, avevo chiesto un semplice gelato nutella e panna. Ma la nutella era finita e la signorina del baracchino, occhi vuoti come il nulla, 150 quintali per un metro e mezzo (che spiega perché la nutella era finita), leggendo la delusione nei miei occhi, mi ha proposto questa maialata allucinante che io, mio malgrado, sono stata costretta ad accettare. Mi sono sacrificata per non deluderla. E comunque odio le signorine tutte sedano e carote che mangiano il gelato limone e fragola e per favore quello fatto con latte scremato e solo ingredienti naturali.
Il problema è che la nutella, che per i puristi della cioccolata è una bestemmia e magari è pure fatta col grasso di topo come si mormora (ma questo significherebbe solo che il grasso di topo è assai gustoso), è leggermente allappante per dirla con mia nonna che si esprime compiutamente solo nel dialetto dei padri. Ovvero ti si appiccica alle pareti della bocca e dell'esofago trasformandosi in meno due minuti in mastice puro al punto che, se esageri, finisce che per una buona mezz'ora non apri più le ganasce. Così stamattina mi sono svegliata con la bocca ancora impalugata e appiccicaticcia e ho dovuto bere due litri d'acqua per riprendere a deglutire normalmente. Dopodichè, finite le abluzioni mattutine, sono uscita tutta saltellante per raggiungere la mia scrivania qui ad Auschwitz. Avevo il dito praticamente sul campanello dell'ufficio ed ero quasi riuscita ad addomesticare la giornata quando squilla il cellulare. Mi pare di aver già detto che ho un pessimo rapporto col telefono e con le poste italiane. Tutte le volte che squilla il cellulare in modo inatteso o devo ritirare qualcosa in posta mi aspetto di essere arrestata. Dev'essere una forma di paranoia che nasce dalla mia totale incapacità di gestire in modo efficiente l'aspetto amministrativo dell'esistenza.
Dicevo? Ah sì, squilla il telefono. Raglio qualcosa che almeno nell'intento avrebbe dovuto somigliare a un "pronto". Dall'altra parte qualcuno esordisce con un "Benedetta? Dove sei?" e, prima che io possa aprire bocca (un lasso di tempo considerevolmente lungo dovuto all'interazione di rincoglionimento mattutino ed effetti collaterali da nutella, solo parzialmente risolti nonostante l'energica spazzolata con il dentifricio per fumatori a base di candeggina non diluita), mi scarica addosso una sequela di insulti da competizione. Nel fiume di parole che mi investe - efficacemente riassunto da un semplice "cretina!" - mi par di cogliere le parole appuntamento, dentista, segretaria. Un guizzo di lucidità attraversa il mio cervello in prepensionamento: 6 luglio, dentista ore 8.30. Tutto ciò che riesco a pensare, e temo anche a dire ma non ricordo, è "cazzo!". Al punto esclamativo il gravoso compito di esprimere al tempo stesso disappunto, meraviglia e compunzione.
Così in meno di dieci minuti ho dovuto recuperare la lucidità necessaria per avvertire l'ufficio del ritardo, girare i tacchi, prendere un autobus che mi portasse dal dentista, dispormi di buon grado a farmi bucherellare il palato senza il supporto di un'adeguata preparazione psicologica.
Fra l'altro sull'autobus, proprio di fronte a me, c'era questa ragazza, trecce bionde, occhi azzurri, pelle diafana (in parole povere le mancava solo l'aureola) la cui ascella puzzava di sudore come quella di una comitiva di pastori sardi che non si lavano da un mese che mi ha costretto a stare in apnea per l'intero tragitto.
Comunque sono sopravvissuta e ora sono qui, ad Auschwitz, e indovinate cosa dovrei fare? Ebbene, copiare la firma scansionata di SS, da spacciare come autografa, su un documento da rifilare alla banca.
Secondo voi in galera ce l'hanno il gelato alla nutella?
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:54:00 AM | Permalink | 8 comments
05 luglio 2007
Queste sì che son soddisfazioni... Fate qualcosa per risollevarmi il morale, vi prego.



My blog is worth $0.00.
How much is your blog worth?

 
co.co.prodotto da Atipica at 2:18:00 PM | Permalink | 2 comments
Una simpatica ideuzza mi frulla in testa da un po'. Ve ne parlo tra poco, ma prima vi illumino su una tragica scoperta dell'ultim'ora.

TRAGICA SCOPERTA
Ovviamente l'azienda del SuperBoss ha un marchio che, al contrario di ciò che alcuni lettori abituali potrebbero pensare, non è una svastica. E' un marchio, punto. Un marchio che usiamo per diffondere comunicati stampa, cartelle e rassegne. Un marchio che ogni stracazzo di rivista del settore ha pubblicato almeno cinquanta volte negli ultimi sei mesi. Tenete a mente quello che dico.
Punto e a capo.
Ieri mattina stavo sfogliando alcune riviste del settore che ci riguardano in cerca di uno o più articoli che parlino bene di noi. Mi imbatto invece in un'ordinanza cautelare che ordina, come solo le ordinanze cautelari sanno fare, al mio SuperBoss di NON usare quel marchio che, al contrario di quanto noi credevamo, non gli appartiene affatto. A far data da gennaio 2007. Ogni singola volta che contravverrà a quanto prescritto gli costerà 30.000 profumatissimi euri. Senza considerare che dovrebbe - o avrebbe dovuto - provvedere a far pubblicare l'ordinanza medesima a sue spese su tutti i maggiori quotidiani d'Italia e le più importanti riviste di settore. E tutt'ora non ci è chiaro se lo abbia fatto, ma siamo propensi a credere che se ne sia beatamente infischiato dal momento che i giornali li leggiamo noi, anzi li leggo io, ed escludo che mi sarebbe sfuggito un bel paginone che ci mette alla gogna in questo modo su Repubblica, magari accanto alla TIM Tribù (che, detto per inciso, in questo momento è in testa alle mie idiosincrasie mediatiche).
Quindi, riassumendo: 30.000 profumatissimi euro per ogni singolo utilizzo del succitato marchio da gennaio 2007. Almeno 40 uscite fra articoli e pubblicità. Darebbe da mangiare a tutta la Sierra Leone per un anno con quei cazzo di soldi. Oppure potrebbe dare uno stipendio dignitoso a me e pagarmi i contributi, che proprio schifo non mi farebbe. Ovviamente, visto che sono un tipo assai generoso, preferirei si occupasse della Sierra Leone.
Tempo fa si parlava di meta blog precario nei contenuti e nel layout. A questo punto sarei propensa a distinguere, riguardo la mia condizione professionale, fra precarietà verticale, che da due anni rende possibile buttarmi fuori dall'oggi al domani, etc.etc., e precarietà orizzontale, derivante dalla disgrazia di lavorare per un pazzo furioso e che accomuna me e i miei stimatissimi colleghi insieme ai quali - prima o poi, ma sospetto più prima che poi - mi ritroverò a dividere una cella di un metro per un metro senza sapere perchè. Kafka & Pirandello a quattro mani non avrebbero saputo fare di meglio.

L'IDEUZZA
Sarebbe curioso aprire una sezione in questo blog in cui sono raccolti racconti di vita precaria, non solo miei, ma pure vostri. E dai vostri commenti mi pare che ne abbiate, e pure parecchi. Si potrebbe fare così: voi li scrivete e me li mandate via e-mail e io li pubblico. Giurando e spergiurando di lasciarli tal quali sono senza cambiare nemmeno le virgole. Nemmeno le parolacce, a patto che non superino il limite di una volgarità accettabile. Eventuali minacce di morte/proposte di matrimonio non saranno prese in considerazione.
I problemi, però, sono due:

1) non so creare sezioni di nessun tipo con l'accatiemmeelle. Non so proprio fare una beatissima grazia con l'accatiemmeelle, eccetto aggiungere link, libri e cambiare template che nemmeno creo io. Quindi...

2) Questo blog diventerebbe tristissimo e chi lo legge rischierebbe di tagliarsi le vene.

Boh, ci penso, voi che dite?
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:10:00 PM | Permalink | 11 comments
04 luglio 2007
Aggiornamento rapido: oggi ho firmato il contratto, il 4° da quando sono qui. Ma firmando questo i quattro rinnovi non sono mai esistiti. Vaporizzati, come i dissidenti di Stalin. Cancellati dagli archivi, non erano mai nati e quindi mai morti. Il giochino consiste in questo: oggi ho apposto la firma sotto un contratto fasullo che parte a ottobre 2005 e scade a dicembre 2007. Due anni in un colpo solo. Invece quel contratto, il primo, è scaduto il 31 marzo 2006. Poi c'è n'è stato un altro che è scaduto il 31 dicembre 2006. Poi c'è stato il terzo che sarebbe scaduto il 31 luglio 2007.
Ecco, è facile, si mette la firma su un foglio e si cancellano in un colpo solo ansie da rinnovo, paure, l'essere appesi a un filo costretti a dire (quasi) sempre sì. E si diventa, almeno sulla carta, un precario fortunato: uno che al primo colpo s'è beccato un contratto da due anni, mentre c'è gente che si trascina saltando di sei mesi in sei mesi.
Che c'è che non va? Non lo so. Forse sapere che da questo momento in poi tutto potrebbe essere esistito solo nella mia testa.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:38:00 PM | Permalink | 10 comments
Nell'era della comunicazione globale sono assolutamente convinta della necessità di ripensare tutto il complesso sistema linguistico umano a vantaggio di una comunicazione basata su suoni più semplici adatti a esprimere solo pochi, fondamentali, irrinunciabili concetti: ho fame/sete, devo fare la pipì/cacca, voglio la topa/cetriolo, quel parcheggio l'ho visto prima io, ti amo/ti odio, non rompermi le palle, ho sonno, sono molto incazzato. Il grugnito, la cui efficacia è già ampiamente testata da Ursus, potrebbe essere adatto. O, se lo trovate più elegante, il miagolio. A voi la scelta, a me va bene anche il barrito, purché si tratti di qualcosa che non possa essere usato come arma impropria.
Perché diciamolo chiaro e tondo: anche se ne andiamo fieri, il complesso sistema di simboli che viene comunemente chiamato linguaggio è antieconomico, ridondante, difficile e poco chiaro. Mi spiego meglio:

1] Il linguaggio è ridondante: qualcuno di voi riesce a spiegarmi la differenza fra avere fame e avere appetito? Ok, appetito è meno di fame ma, che si tratti dell'una o dell'altro, il risultato è sempre lo stesso: cercherete di riempirvi la pancia. E fra essere infatuati e innamorati? Volete andare a letto con qualcuno e non poterlo fare vi provoca un comprensibile fastidio. Che poi si tratti di infatuazione temporanea o di innamoramento, sentimento più profondo, può interessare a chi deve decidere se darvela o al massimo a Francesco Alberoni. Tutto il resto del mondo, vi assicuro, se ne infischia. Quindi perché farla tanto lunga: avete fame? Grugnito secco (Grunf!). Volete andare a letto con qualcuno/a? Grugnito più lungo, simile al latrato di un cane (Gruuuuuuuuuuuuuuuunnnnfffffffffffffff...).
Vi risparmierete un sacco di incomprensioni: se, ad esempio, avete appetito ma per errore dite "ho fame" a - poniamo - vostra nonna meridionale, vi ritroverete nel piatto un chilo di peperonata ipercondita alle quattro del pomeriggio invece di un più che sufficiente panino alla mortadella. E sarà anche peggio se dite alla ragazza che cercate di farvi da mesi che "siete infatuati". Nonostante millanti di essere una donna aperta e libera, costei, al solo udire la parola "infatuato", penserà "brutto porco, mi vuole solo scopare" e così perderete ogni chance perché noi fanciulle, si sa, abbiamo sempre bisogno dell'alibi per darla in giro.

2] Il linguaggio è antieconomico e poco chiaro: in quanto ridondante, il linguaggio è già antieconomico, ma qui le analisi si fanno complete, quindi prendiamo in esame anche gli altri fattori. L'enormità del numero dei termini a disposizione e l'assoluta incapacità del 90% degli esseri umani di esprimersi correttamente nella propria lingua madre rende necessario l'impiego di una certa quantità di energie per capire quanto viene detto. Al contrario, il grungnito è breve e diretto e, in quanto tale, consente di risparmiare energie da destinare ad altro.
Se poi consideriamo che i fraintendimenti rendono necessarie le spiegazioni che a loro volta provocano altre incomprensioni che richiedono nuove spiegazioni che provocano un surplus di incomprensione, fate voi il conto di quante energie si risparmierebbero se tutti, dall'oggi al domani, ci mettessimo a grugnire.
E vogliamo parlare delle guerre? Se gli islamici grugnissero come gli occidentali che a loro volta grugniscono come gli africani che grugniscono come gli asiatici, i potenti della terra non avrebbero quel margine di ambiguità in cui infilarsi per rifilarci le loro stronzate. Pensateci.
Mi si potrebbe obiettare che ne risentirebbe la varietà culturale, ma in fondo delle culture altre non ce n'é mai fregata una beatissima minchia. Anzi, dato che non vediamo l'ora di esportare democrazia, emancipazione delle donne, cristianesimo, jeans, SUV e chissà cos'altro ancora, direi che la nostra massima aspirazione è proprio che tutti adottino il nostro modello culturale.

3] Il linguaggio è difficile: passi che La Bara - a 40 anni suonati e col mestiere che fa - non conosce la differenza tra blandire e lambire perchè temo che sia questione di neuroni pigri, ma voi, sinceramente, quanto avete impiegato per usare correttamente non dico il congiuntivo passato, ma almeno il passato prossimo? Vogliamo parlare della consecutio temporum? Almeno tredici anni di scuola: ci mette tanto un maiale a imparare a grugnire efficacemente?

A ciò aggiungete che se grugnissimo si farebbe meno televisione perché sarebbe più difficile parlare per ore senza dire assolutamente nulla. E Berlusconi non sarebbe riuscito a infinocchiare milioni di maiali, ops, pardon, individui.
Ci sarebbero meno libri da leggere, è vero, ma siccome oggi si pubblicano tonnellate di schifezze forse tutto sommato sarebbe un bene anche quello.
Ma ciò che più mi interessa, scusate se v sembro egoista, è che io non dovrei passare tutta la giornata a difendermi dalle idiozie del collegume che mi circonda. Perché la verità è che Ursus il grugnitore è quello che rompe meno di tutti.
Quindi ho deciso: da domani io grugnisco, voi fate quello che volete. Grunf!
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:02:00 PM | Permalink | 2 comments
03 luglio 2007
Ho deciso di aprire una nuova sezione del blog intitolata Io speriamo che non dico troppe cazzate in cui raccogliere errori, strafalcioni e invenzioni linguistiche de la Dottoressa Bara, che dottoressa non è ma, come vuole la buona tradizione italiana, non perde occasione di attribuirsi il succitato titolo che, nonostante ce l'abbiano cani e porci ormai, fa ancora molto haute societé. A distanza di meno 24 ore dal "quanto siamo imbelli" la Dottoressa Bara mi ha deliziato con un memorabile "SS, invece di far la voce grossa con certa gente che può fargli il culo (noblesse oblige), dovrebbe lambirli un po'". Per la proprietà transitiva direi quindi che le fiamme blandiscono il soffitto.
E siccome non c'è due senza tre, parlando con l'avvocato del CSM, altra donnina di gran classe, ha domandato: "Ma scusa, non state lavorando in tandem con la commercialista?". Certo, in tandem, come no. Così mentre si consultano su come aiutare il mio capo a frodare il fisco senza essere beccato, approfittano per fare un po' di moto e snellire il punto vita.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:13:00 AM | Permalink | 3 comments
02 luglio 2007
La Bara, che oggi mi ha onorato della sua presenza fino alle sei e mezzo invece levarsi dalle palle come al solito alle tre e mezzo, ha appena sentenziato:
- Questo signore mi ha scritto per farmi notare quanto siamo stati imbelli a organizzare un convegno il 5 luglio, in concomitanza con la presentazione della nuova 500 da parte di FIAT -
- In che senso imbelli? - domando perplessa.
- Ommioddio, non sai cosa vuol dire imbelle? Mi meraviglio di te - sentenzia sussiegosa scostando aristocraticamente dalla spalla un ciuffo che si ribella alla messa in piega - vuol dire sciocco! Devo insegnarti proprio tutto!
- Ecco, io credevo significasse debole, vile, cose così insomma - mi giustifico
- Ma figurati! - conclude disgustata dalla mia ignoranza caprina.
Ecco, giusto per levarmi un sassolino dalla scarpa, provate a dare un'occhiata al vocabolario. Qualcosa mi dice che imbelle non significa sciocco.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:29:00 PM | Permalink | 2 comments
Io: - Buongiorno zia, dov'è papà?
Zia: - Il caffè è pronto.
Io: - Grazie, dov'è papà?
Zia: - La brioche è calda.
Io: - Bene, grazie zia, ma dov'è papà?
Zia: - Hai visto che bella giornata?
Io (digrignando i denti): - Sì, bella. Ora ti dispiace dirmi dov'è papà?
Zia (guardandomi fissa la bocca): - Non dovresti cominciare a farti un po' di botulino per quelle rughe di espressione?
Io: - ...

Mamma: - E' brutta e vecchia questa borsa, non ne puoi comprare una nuova?
Io: - Mamma, mi piace questa borsa.
Mamma: - Se è un problema di soldi te la compro io...
Io: - No, mamma, ti ringrazio, mi piace questa borsa.
Mamma: - Poi, almeno, se mi dicessi che ti piace capirei, ma così...

Papà: - Mi fa piacere che tu legga molto, ma la saggistica?
Io: - Ho appena finito di leggere un libro di psicologia...
Papà: - No, perchè leggi tutti questi romanzi, ma la saggistica?
Io: - Papà ti ho appena detto che ho appena finito di leggere un libro di psicologia...
Papà: - No, perchè sai, va benissimo leggere la narrativa, ma la saggistica, figlia mia, bisogna leggere un po' di saggistica...

Così, tanto per farvi capire che il dialogo è uno dei punti di forza della mia famiglia.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:51:00 PM | Permalink | 4 comments
L'Italia è un paese civile, non v'è dubbio. E molti sono gli elementi che potrei citare a sostegno di questa affermazione ma limiterò l'elenco a uno solo, il più importante: le ferrovie dello stato. Anzi, Trenitalia, alla faccia di chi non voleva che fosse privatizzata.
E proprio ai vertici di Trenitalia vanno i miei complimenti e tutta la solidarietà che si deve agli uomini che fanno grande un paese. Questi eroi nazionali - altro che i partigiani - lavorano nell'ombra perché noi passeggeri troppo spesso ingrati possiamo viaggiare comodi come principi ereditari. E, nonostante tagli, deficit e finanziarie scomode, hanno rinnovato tutti i convogli. Sissignore. Pensate, sono riusciti a migliorare il servizio senza spendere una lira: prendono un treno vecchio, lo lasciano vecchio, arrugginito e puzzolente come sempre, ma gli cambiano nome, categoria, tariffa e orario di arrivo, opportunamente contratto di una mezz'oretta. Per esempio, in Abruzzo per anni ci sono andata con l'Interregionale 911 Rossini che dopo la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato è diventato l'Espresso 911 Rossini. Con l'arrivo dell'euro è stato promosso a Intercity 911 Rossini e le 20.000 lire di biglietto son passate nette nette a 20 euri. Infine, due anni fa, eccolo diventare l'Intercity Plus 911 Rossini. Il biglietto Bologna-Pescara ora costa 26,50 euro e, trattandosi di treno di lusso, è obbligatoria la prenotazione per altri 3 euri 3. Totale 29,50.
Solo andata.
E non ce ne sono altri: interregionali, espressi, tradotte e littorine non esistono più.
Naturalmente i cessi puzzano, il posto non si trova perché l'overbooking è una prassi abituale, l'aria condizionata e il riscaldamento sono perennemente rotti e si arriva sempre con mezz'ora di ritardo. Ma con tutto lo sforzo d'immaginazione che fanno quei poveretti dei manager di Trenitalia, non mi sembra il caso di soffermarsi su questi particolari. Tanto più che adesso tutti i controllori sono belli come le hostess e gli stweard degli aerei, vestiti di tutto punto con giacchina verde e cravattina con su scritto Trenitalia, e la multa te la fanno col palmarino lucente HP tutto lucine e bip bip. Che non si dica che non siamo al passo coi tempi. E poi vuoi mettere essere multato con la penna e il blocchetto o essere multato col palmarino?
Per quanto riguarda il resto del mio week end, prendete il treno in ritardo, aggiungeteci una zia che parla continuamente e a sproposito e viene in spiaggia con i bigodini, una madre che inizia la giornata dicendomi che sono bella per poi passare tutto il santo giorno a contraddire l'affermazione iniziale, un padre in preda a una crisi di nervi ogni cinque minuti e il treno di ritorno in ritardo anche quello. Mescolate e condite con gli incubi provocati dalla lettura di American Psycho.
E adesso, se ci riuscite, auguratemi buona settimana.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:12:00 AM | Permalink | 13 comments
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