30 aprile 2008
Il Serpente Velenoso: "Ci sei venerdì?"
La Bara, sospirando: "Ah no, questa volta sono riuscita a prendermelo, il ponte"

Detta così sembra che parli uno schiavo coi ceppi ai piedi che sgobba pure il giorno di Natale, no? Ebbene, sappiate che La Bara fa tutti, e dico tutti, i ponti che dio padre manda in terra, e a Pasqua ha voluto scialare e s'è pappata pure due giorni prima delle feste comandate e il martedì dopo Pasquetta. Ora a me fa pure piacere che sto così bene quando non c'è, ma il fatto è che per volere di SS l'ufficio non deve rimanere mai scoperto, manco fossimo la BBC. Nè, tantomeno, può restare chiuso perchè se poi succede un cataclisma il giorno di ferragosto viene meno la nostra importantissima copertura mediatica. Il problema è che nell'ufficio stampa in senso stretto siamo in due: io e lei, lei e io. Ora, da quello che so, in questi casi ci si divide democraticamente ponti e giorni di ferie ma, siccome c'ho il cuore d'oro, se si mostrasse un minimo disposta ad applicare la regola "un po' per ciascuno" sarei pure disposta a cederle qualche ponte. Invece lei fa la furbetta del quartierino e, quatta quatta, tutte le volte chiede le ferie senza dirmi un accidenti. Poi, quando sua maestà padronale gliele concede, mi dice con una penna da indiano che le sventola sulla monumentale accanciatura: "A proposito, io il 2 maggio non ci sono!". E figurati
Oggi, verso le dieci, ecco spuntare il grugno della Kapò:
"Sozzia, Benny, io lunedì mica zi sono sai?!"
E due.
E prima di uscire, La Spia: "Ciao a tutti, a lunedì!"
E tre.
Poco fa ho sentito il grafico al telefono con un suo amico: "Allora poi venerdì grigliata in montagna?"
E quattro.
Il Direttùr dal 24 aprile è scomparso: o lo ha rapito una tribù di antropofagi assicurandosi derrate alimentari per il prossimo lustro o, più realisticamente, è sdraiato a Milano Marittima a rosolarsi al sole da venerdì.
E cinque.
Ursus, Il Manzo e Il Serpente Velenoso condividono la sorte del Direttùr (non quella degli antropofagi, ahimè).
E sei, sette e otto.
Morale: venerdì in ufficio ci siamo io e la Psyco. Perché l'ufficio non deve stare chiuso. Perché ci vuole la copertura mediatica. Qualcosa mi dice che giocheremo a carte.
Vabbè va, buon primo maggio. Che siamo atipici, ma pur sempre lavoratori.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:36:00 PM | Permalink | 7 comments
29 aprile 2008
Qui c'è una specie di Divina Commedia dei Precari completa persino delle maiuscole ideologiche che piacciono tanto ai Prime. Abbiamo il Paradiso dei Flessibili, il Purgatorio di quelli Così Così, e l'Inferno dei Precari. Io sto all'Inferno e son molto soddisfatta: ho sempre odiato i santarellini appicciati ai muri, soffro il freddo e mi piace far bisboccia. Fra l'altro, sono in ottima compagnia: Madison Fallen, Franco Zaio, Malafemmina, Pulsatilla, Casalinga Precaria, per citarne solo alcuni. Precari sì, ma penne di tutto rispetto. Anche Dante ebbe lo stesso problema: a voleri riunire cattivi tutti insieme, gli venne un Inferno che valeva davvero la pena commettere un peccatuccio per farcisi spedire.
Un unico appunto: la trita distinzione flessibili/precari e la definizione dei criteri di distinzione delle due categorie non vanno oltre il basso profilo propagandistico. Sinceramente da un esercito di menti flessibili come quelle che si nascondono dietro i Prime m'aspettavo qualcosa di meglio.


 
co.co.prodotto da Atipica at 4:25:00 PM | Permalink | 19 comments
28 aprile 2008
Entro in ufficio e sento la voce di SS gracchiare in vivavoce al telefono. Ce l'ha con la PsycoCentralinista colpevole di non aver visto entrare in ufficio il Grafico e di aver risposto al telefono che lui non c'era quando in realtà c'era. Lui gracchia e sibila, lei bofonchia e dondola. Diventa rossa, ma non si arrende. E alla fine, stravince. Per qualche ragione uno si aspetta che un dialogo fra due folli sia folle a sua volta. In effetti sembra plausibile, ma la follia evidentemente non si cumula, probabilmente per la stessa ragione per cui in matematica meno per meno fa più.
"Perchè mi hai detto che il grafico non c'è?"
"N-n-n-non l'avevo v-v-v-visto, N-n-n-non l'avevo v-v-v-visto, N-n-n-non l'avevo v-v-v-visto, N-n-n-non l'avevo v-v-v-visto" risponde dondolando
"Perchè?"
"Ero in bagno, sì, in bagno. In bagno, ecco"
"E dunque?"
"Non l'ho visto, se sono in bagno, non posso vedere chi entra. Non posso, no, non vedo attraverso la porta, no"
"Non mi sono spiegato: voglio sapere perché lei non sapeva che il Grafico è arrivato"
"Mi dispiace, ma l'ho detto: ero in bagno. Sì, proprio in bagno"
"Le sembra un buon motivo?"
"Sì, avevo la porta chiusa, perchè ero in bagno. Ero in bagno"
(il tono della PsycoCentralinista ha qualcosa di simile a quello di Dustin Hoffman quando, in Rain Man, ripeteva "...mai fatto male a Charlie Babitt...")
"Ma se io cerco qualcuno, lei si deve informare prima di dirmi che non c'è"
"Mi dispiace, ma ero in bagno. In bagno con la porta chiusa. Non l'ho visto entrare perchè ero in bagno con la porta chiusa. Non vedo se c'è la porta chiusa"
"Forse non ci siamo capiti: se io cerco qualcuno voglio che lei non mi dica che non c'è se invece c'è. Io lo stavo cercando, capisce? Lei mi ha detto che non c'era. Ci sta con la testa o è ubriaca?"
"Non sono ubriaca e ci sto con la testa, ma ero in bagno"
"Mi prende per i fondelli?"
"No, ero in bagno"
"Pretende di avere ragione? Se non ammette di aver sbagliato se ne può anche andare"
"Non sto dicendo che non ho sbagliato,no, non lo sto dicendo. Sto dicendo che ho sbagliato però ero in bagno, quindi non sono ubriaca"
SS esita, è stanco, ha sottovalutato l'avversario.
"Allora è cerebrolesa per caso? Quali sono i suoi compiti?"
"Stare al centralino ed aprire la porta"
"Quindi?"
"Quindi sto al centralino e apro la porta"
"E allora le sembra possibile che non sappia se una persona è o non è in ufficio?"
"Sì, se quando arriva sono in bagno. In bagno, con la porta chiusa"
SS sospira, poi si fa passare la Spia e se la prende con lei. La PsycoCentralinista si volta verso di me e, dondolando, domanda: "Scusa, cosa pretende, che non vada in bagno o che veda attraverso la porta?"
Autismo vs schizofrenia: 1 a zero.

Giovedì ho inviato 75 curricula. Se nessuno mi risponde giuro che stavolta parto per l'Africa. Perché ormai non mi diverto più nemmeno a raccontarle, le storie del CSM.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:35:00 PM | Permalink | 9 comments
22 aprile 2008
"...Eravamo partiti per andare lontano e ci siamo fermati a Bergamo Alta. Volevamo abolire l'ingiustizia, l'ignoranza e la povertà; aboliremo l'Ici, il bollo auto, l'avviso di fattura. Una volta si scendeva in piazza con le bandiere per il terzo mondo, oggi abbiamo tolto la stoffa e ci sono rimasti solo i bastoni..."

"L'operaio vota Lega Nord, l'immigrato vuole il blocco delle frontiere. Questa è l'Italia..."
E no, non è farina del mio sacco. Se lo fosse, non lavorerei al CSM. Sono parole di Crozza ed erano su Repubblica di sabato. Siccome mi hanno fatto sorridere, le ho piazzate qui.
Ma non è delle tristi sorti politiche del Belpaese che voglio parlare oggi. Infatti, mentre io mi diletto con la satira di Crozza, al CSM viene introdotta Suor Teresa 2, ovvero la seconda candidata a succedermi nel ruolo di galoppino di qualità. Nonostante la monumentale croce di legno che pende dalla sua borsa, costei ha un'apparenza decisamente meno parrocchiale. Il problema è vederla. Vi basti sapere che, dall'alto del mio appena dignitoso metro e cinquantotto, accanto a lei sembro una specie di Pamela Prati de noantri. Ora, se consideriamo che a scegliere il mio successore è La Bara che per quasi tre anni ha dovuto dividere un ufficio di dieci metriquadrati con me, ovvero quanto di più simile all'anticristo lei riesca a immaginare, il criterio filocattolico è presto spiegato. Invece questa propensione a prediligere criceti, me compresa visto che fui scelta da lei, mi incuriosisce. Sospetto che la tendenza a scegliere collaboratori che sovrasta fisicamente nasca nel bisogno della Bara di compensare con la superiorità fisica il pantagruelico senso di inferiorità intellettuale che la tormenta. Non si tratta di una chiara consapevolezza dei suoi limiti che sarebbe, in effetti, la negazione stessa della sua stupidità, ma di una specie di pruriginoso sospetto di non essere poi così appropriata per il ruolo di Mme de Stael postmoderna che tanto desidera ricoprire.
La Kapò invece va gridando ai quattro venti di aver detto a SS il fatto suo per la faccenda della scrivania rovesciata. Lo avrebbe aggredito nella stanza del trono, in presenza della di lui Concubina, gridandogli in faccia che non deve mai più permettersi di comportarsi in quel modo. "Altrimenti sappia che me ne vado. E lei sa cosa perde, se io me ne vado" ha concluso, tronfia.
Scroscio di applausi, standing ovation.
Ringalluzzita dal silenzio di lui, la Kapò, neoChe Guevara in chiave bulugnais, gli avrebbe comunicato che tutti al CSM lo considerano pazzo. "Anche per la faccenda della Benny" avrebbe aggiunto mentre quello la guardava con la faccia incredula. E sapete cos'ha risposto Suo Sadismo? Che vengo sacrificata per insegnare alla Bara a vigilare sui suoi sottoposti che,in caso contrario, saranno colpiti dalle sue ire sovrane e duramente puniti. Ecco qua la ragione di tanto accanimento: le mie disavventure servono per mettere la tiepida coscienza cattolica della Bara di fronte alle conseguenze delle sue responsabilità di capufficio stampa. Se lei sbaglia, qualcuno paga al posto suo. Ora, a parte l'evidente impronta nazista, il ragionamento di SS ha ben tre falle:
1) La Bara è una di quelle cattoliche sempre pronte a scagliare la prima pietra, una che, ottenuta l'assoluzione, dimentica persino di aver commesso il peccato, quindi il fatto che qualcuno paghi un suo errore la turba al massimo dieci minuti e comunque non le impedisce di tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo;
2) La Bara non ha un cervello in grado di produrre, sebbene tra stridii e sbatter di lamiere, una forma seppure embrionale di pensiero sensato;
3) L'errore di fatto non è un errore, dacché la causa scatenante di questo pandemonio sono due piccoli, insignificanti refusi.

La ricerca del lavoro continua...
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:44:00 AM | Permalink | 12 comments
18 aprile 2008
Quando persino nelle canzoni dei Gogol Bordello riuscite a percepire una nota di malinconia, quando la mattina vi svegliate e già vi frulla in testa il ritornello di Impossible degli Shout Out Louds, quando vi sembra che persino Here comes your man dei Pixies in fondo non è che metta tutta questa allegria, le ipotesi sono due: o state attraversando un cupo periodo di depressione, oppure è stato eletto Berlusconi. E la sinistra è uscita dal parlamento con la coda fra le gambe. E quella che è rimasta è così tiepida che immaginarla all'opposizione è come convincersi che Vodafone faccia davvero concorrenza a TIM, invece di spartirsi le fette di mercato da bravi compari.
Ecco, allora per dare il benvenuto al nostro nuovo premier ho deciso di usare proprio due versi di Impossible degli Shout Out Louds. Che di sicuro in questo momento si stanno rotolando sul pavimento in preda a una colica biliare, ma in fondo sono gli inconvenienti della fama.

I don't want to feel like I don't have a future.
I don't want to feel like it's an end of a summer.
Let's not fall back to sleep like we used to.
I don't want to wake up knowing I don't have a future.
I don't want to see the same pictures all over.
And I've been standing on the same spot now since it's been over.
'Cause someone promised me a new chance, yes you promised.
I don't want to wake up knowing I don't have a future.

Ora, lo so pur'io che a ispirare questa canzone sarà stata una delicata biondina svedese che ha tirato un monumentale due di picche al cantante, un tizio a metà strada fra il secchione antipatico e il vicino fesso della porta accanto che di sicuro se ne sbatte allegramente dello Psiconano (beato lui!), ma purtroppo io parole migliori per descrivere come mi sento dopo le elezioni non le trovo. Perché non sono arrabbiata e nemmeno delusa, che un po' si sapeva, ho proprio lo stato d'animo di uno che si è perso e per trovare la strada si guarda intorno girando su se stesso con aria scema, la bocca aperta, le braccia ciondoloni e la schiena curva. Magari ripetendosi "impossibile, è proprio impossibile". Poi, insomma, è sempre così con l'arte: l'artista ha in mente una cosa e si fa un paiolo così per comunicarla, e chi ascolta/guarda/legge ci vede quel che gli pare e apprezza perchè pensa che l'artista abbia dato voce a ciò che lui stesso avrebbe voluto esprimere. Che invece, magari, non c'entra proprio una cippa.
Adesso scusate, vado a guardare l'atlante per decidere dove andare a vivere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:38:00 AM | Permalink | 27 comments
11 aprile 2008
La Spia, occhi bassi e voce tremante, mentre si torce le mani:"Posso versare gli stipendi?"
SS, sguardo fessurato, ghigno malefico pieno di odio: "No"
La Spia: "No?"
SS:"No!"
La Spia: "E quando pensi di sbloccarli?"
SS: "Non lo so, tu prova a richiedermelo la prossima settimana, magari li sblocco..."

Così, a 32 anni - suonati da poco, ma pur sempre suonati - stasera dovrò alzare il telefono e dire a mio padre che ho bisogno di soldi. Vien da dire meno male che c'è, il padre, l'ammortizzatore sociale per eccellenza per almeno la metà di noi precari. E il mio è anche un tipo generoso. Quello che non sopporto, di queste telefonate amare, è il suo tono di voce. Un misto di delusione e sofferenza. Manca la nota incazzata. L'unica che vorrei sentire. Mio padre è un ex mestro di scuola elementare con trascorsi da sessantottino. Dopo il '68 ha messo la sua vita in standby e ha deciso che il mondo preferiva leggerlo nei libri, ha lavorato 40 anni nello stesso posto, seduto sulla stessa sedia, mentre le facce davanti a lui cambiavano e gli diventavano grigi i capelli. Quand'ero piccola ogni 27 del mese mi faceva un regalino o mi comprava un pacchetto di figurine in più. Per il periodo che ha vissuto, per il lavoro che ha fatto, "papà, il capo non mi paga lo stipendio" dovrebbe suonare come una bestemmia. Adesso ha 63 anni, barba e capelli grigi, lo sguardo disorientato e un po' polveroso. Ha una figlia precaria, a cui pagano lo stipendio un mese si e l'altro forse, una che dopo aver lavorato almeno nove ore il giorno deve "chiedere la prossima settimana". E lui, quando stendo la mano, dice "va bene" con voce stanca e delusa. Ma non s'incazza.
E io mi sento tradita, perché lui non s'incazza.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:17:00 PM | Permalink | 21 comments
09 aprile 2008
Avete presente i film americani che hanno come protagonista un tipico impiegato un po' scemotto con una vita assolutamente anonima, due tipici figli americani coi capelli lisci tagliati a scodella e una tipica moglie americana, troppo bionda e bona per essere vera, che all'improvviso si ritrova perseguitato dai servizi segreti di mezzo mondo? Di solito il film inizia quando il tipico impiegato americano esce di casa (dopo aver dato un bacio a sua moglie, ovvio) per vivere l'ennesima tipica giornata senza sorprese e invece si ritrova in un mare di guai perché - magari proprio davanti al solito, tipico bar in cui prende il caffè prima di andare in ufficio - trova qualcosa di molto atipico, come ad esempio un detonatore per bombe atomiche, e lo raccoglie, trasformandosi in meno di due secondi nel più atipico degli sfigati. Ovviamente il Tipico Impiegato riuscirà a strappare la sua vita tipica dalle grinfie del male che avanza, rivelando tra l'altro spirito d'iniziativa e intraprendenza non comuni fra gli impiegati tipici, ma non è questo il punto. Pensate al fotogramma in cui gli scagnozzi dei servizi segreti di mezzo mondo penetrano nella tipica casa del tipico impiegato per ripigliarsi l'oggetto atipico e, non trovandolo, scaraventano tutto all'aria. Ecco, ora mettete a fuoco il casino in cui versa la casa tipica dopo la visita atipica e saprete come appariva il CSM stamattina alle nove e mezzo.
"Oddio che è successo?" domando con l'espressione da pesce lesso stampata in volto
"Lo ha già fatto altre volte" si affretta a rispondermi La Bara
"Chi? Cosa ha già fatto?"
Dopo questo esilarante quanto insensato scambio di battute, mi armo di pazienza e riesco, fra mille difficoltà dato che il modo di esprimersi del Catafalco è assai contorto,ad appurare l'accaduto. Questa, in sintesi, la vicenda: SS ha chiamato a mezzanotte la Kapò chiedendole due cartelline della nautica di tipo A entro le nove di questa mattina. Fattosi giorno, la Kapò si è precipitata in ufficio ha prontamente preparato le cartelline richieste. Dopodiché, tranquilla, le ha appoggiate sulla sua scrivania in attesa che SS passasse a prenderle. Verso le nove ha chiamato la Concubina del Sadico chiedendo alla Kapò di portargliele giù e colei ha eseguito come un bravo soldatino. Quando è arrivata giù, ha trovato la Concubina sola. SS non c'era.
"E' al bar a bere un cappuccino" ha mentito la Concubina.
Mentito, sì, avete letto bene. Perché invece il Sadico si stava intrufolando in ufficio non visto. Appena entrato, ha urlato:
"Dove sono le mie cartelline?"
"Te le ha portate giù la Kapò, perché ha chiamato..." stavano rispondendo La Bara e il Grafico, ma quello si è masso a urlare.
"Dovevano essere sul mio tavolo!" ha tuonato
"Ma ha telefonato..."
"Non m'importa nulla di chi ha telefonato..." ha gridato.
E gridando ha ribaltato la scrivania della Kapò, rovesciato i cassetti, calpestato i documenti, rovesciato una bottiglia d'acqua sulle carte cadute a terra. Infine ha raccolto la borsa della Kapò e l'ha lanciata con violenza contro una parete.
Poi, prima di uscire, si è voltato verso La Bara e ha sibilato: "Questa sera scriverò i vostri nomi su un bigliettino, li metterò in un cappello e poi ne estrarrò uno: quello sarà licenziato"

Secondo voi quanto tempo passerà prima che SS si rasi i capelli, si infili un camice bianco e ci costringa tutti a correre nudi in corridoio per decidere chi licenziare?
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:21:00 PM | Permalink | 39 comments
04 aprile 2008
Continuo instancabile a inviare curricula. Appena La Bara si distrae un attimo, con rapido colpo di click, ne spedisco uno in qualche parte d'Italia. La mia mail sembra quella di un ufficio di collocamento planetario.
Nella maggior parte dei casi non ottengo risposta alcuna. Ci sono aziende, però, che hanno a cuore l'educazione e ritengono inaccettabile lo sfanculamento silenzioso. Per questo, dopo neanche mezzo secondo dall'invio, spediscono una risposta automatica che suona più o meno così:

"Gentile Candidato,
la ringraziamo di averci inviato il curriculum che è stato archiviato nei nostri database. Sarà ricontattato al più presto.
Cordiali saluti
l'Ufficio Personale"
Quando leggo cose del genere, mi sento un omino di latta con un numero di serie al posto del nome al cospetto di altri luccicanti omini di latta con un numero di serie al posto del nome che, tra il cling clang della latta e il gnek gnek dei bulloni, vanno avanti e indietro tra un database e l'altro come formiche produttive in un formicaio. Roba che neanche George Orwell.

Talvolta l'Ufficio Risorse si sustanzia in un essere che gode del privilegio di possedere nome e cognome e che risponde:
"Gentile candidato,
nel ringraziarla per aver pensato a noi, la informiamo che al momento non siamo alla ricerca di figure con le sue qualifiche. Qualora si aprisse una posizione in linea con le sue caratteristiche, provvederemo a contattarla.
Cordiali saluti,
Pinco Pallino
Ufficio Risorse Umane"
In un primo momento questo tripudio di mielosità aziendale e la mancanza di riferimento al database - supremo simbolo di incasellamento aziendale e perdita di umanità - confortano, ma il risultato è comunque uno sfanculamento. Per di più, se proprio vogliamo far caso alle sottigliezze, il candidato ha perso il diritto alla maiuscola. E' solo una formica operaia.

Poi ci sono quelli politically correct che ti sfanculano chiamandoti per nome:
"Gentile Benedetta XXX,
la ringraziamo per averci inviato il curriculum, ma purtroppo in questo momento non stiamo cercando personale.
Cordiali Saluti
Pinco Pallino
Ufficio Risorse Umane"


Una volta sola ho ricevuto uno sfanculamento davvero garbato dalla responsabile dell'ufficio personale di un'agenzia di comunicazione milanese. Diceva:
"Gentile Benedetta,
la sua è una candidatura interessante e abbiamo conservato il suo CV, al momento però in XXX la posizione di Ufficio stampa è coperta e non abbiamo intenzione di allargare l'organico. Terremo quindi in considerazione
la sua candidatura qualora si verificassero nuove opportunità.
Cordiali saluti e in bocca al lupo per la sua ricerca,
Pinco Pallino
Responsabile Ufficio Risorse Umane"

Ora, poiché la media dell'educazione universale dev'essere sempre zero, oggi, da un'agenzia di comunicazione che "fa del linguaggio creativo a tutti i livelli il suo maggiore punto di forza", ho ricevuto invece quest'altra risposta:
"Non stiamo cercando nessuno".
Non so la creatività, ma la capacità di sintesi e la chiarezza non mancano di sicuro.

 
co.co.prodotto da Atipica at 3:58:00 PM | Permalink | 10 comments
03 aprile 2008
Questa mattina, quando sono entrata, Suor Teresa era già dietro la scrivania. Dalle 9 e 30 non si è mai alzata, mai. Nemmeno per andare in bagno o bere un bicchier d'acqua. Scommetto che sotto il culo ha i pirulicchi per fare gli incastri, come gli omini dei Lego.
Quando c'è Suor Teresa nei paraggi La Bara si sente in colpa, tanto, ma così tanto che mi pare di toccarlo, il suo monumentale senso di colpa. Si vergogna persino di guardarmi in faccia. Siccome appartiene a quella categoria di cattolici a cui basta ricevere l'assoluzione per dimenticare di aver commesso un peccato, non fa che ripetere che non è colpa sua, anche quando non c'entra una fava e magari stiamo parlando, che ne so, di cavolfiori. Inutile dire che, da rompiscatole di talento quale era, è diventata di una gentilezza nauseabonda: potrei farle la cacca sul tavolo che si limiterebbe a scrollare le spalle e sospirare compassionevole. Avete presente quelli che assumono l'espressione della madonna addolorata e si torcono le mani ogni volta che parlano con un malato di cancro che magari non avevano mai visto prima, ricordandogli, secondo dopo secondo, che lui ha diritto alla gentilezza speciale che spetta a chi sta per crepare? Ecco, quando La Bara mi guarda con le sopracciglia inarcate all'insù e l'occhio liquido, io mi vedo già seduta sui gradini di Piazza Maggiore intenta a suonare il piffero con un cartello vicino ai piedi che dice "ho fame!". Ora, a voler proprio spaccare il capello in quattro, è vero che in tutto questo casino La Bara è solo lo strumento di cui SS si serve per liberarsi di me divertendosi un po'. E, se si tiene conto della sua monumentale stupidità, non è difficile credere che nemmeno se ne renda troppo conto. Però proprio non ce la faccio a darle la pacca sulla spalla che le restituirebbe una coscienza cristallina. Anzi, siccome ho deciso che, se soffro io, il minimo è che soffra anche lei, mi diverto a metterci il carico.
Oggi, ad esempio, con gli occhi bassi e la mano tremante, mi ha mostrato un annuncio di lavoro:
"G-G-Guarda, potrebbe andare bene per te, non trovi?" ha domandato facendo scivolare il ritaglio sulla mia scrivania. Poi, siccome l'azienda è a Firenze, ha aggiunto: "O forse tu preferisci stare a Bologna e non vuoi andarci, fin là?"
Scommetto che se avessi avuto uno specchio di fronte, avrei visto un guizzo di cattiveria attraversarmi gli occhi e il canino lampeggiare come nei cartoni animati.
"E secondo te posso permettermi di fare la schizzinosa, nella situazione in cui mi avete infilato?"
Dopo trenta secondi a bocca aperta, scappa via con un guaito.
Sì, sono una iena, una iena assetata di sangue. E molto, molto incazzata. E comunque a far la buona, finora, non c'ho guadagnato granché.

Per inciso: oggi pomeriggio La Bara mi ha informato che domani scriverà a Ferrara per esprimergli solidarietà e dispiacere per l'accoglienza che "la Bologna di quelli come te" gli ha riservato. E questo, se possibile, mi ha incarognito ancora di più.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:33:00 PM | Permalink | 10 comments
02 aprile 2008
Posto che una barca, almeno nell'immaginario collettivo, è un affare che serve ad andar per mare, posso affermare senza timore di smentita che i cantieri del mio capo non hanno mai prodotto una barca. Hanno prodotto embrioni - o aborti, se preferite - di barche, ma nessuno di questi "prototipi" ha visto l'acqua neppure per un quarto d'ora. Con la sola eccezione di quella che è stata esposta al salone nautico lo scorso autunno e che, comunque, durante il viaggio di ritorno è stata ridotta a un colabrodo dai marinai incaricati di riportarla a casa che neanche un faccia a faccia con Sandokan e i pendagli da forca che si portava appresso.
Come dire che io una mattina mi sveglio e dico che faccio il contadino senza aver mai piantato neanche una carota. Vabbè, cose della solita Italietta.
Nonostante la loro assoluta improduttività, i cantieri del mio capo vantano una cartella stampa e una brochure pubblicitaria delle dimensioni del Castiglioni-Mariotti. Tali monografie, per volete di Sua Carognaggine, devono essere sempre disponibili in ufficio in grande copia al punto che tutti gli armadietti sono pieni di cartelle stampa della nautica. Come gli armadi di Pina Fantozzi quando se la intendeva col panettiere. Ogni tanto, per verificare la nostra efficienza, Suo Sadismo piomba in ufficio, ci chiede su due piedi cinquanta cartelle e se le porta via. Nessuno di noi ha mai capito che fine facciano. Le fagocita.
Per complicarci la vita, le cartelline sono di diversi tipi:
Cartellina A: contiene fuffa pubblicitaria, la rassegna stampa, comunicati vecchi di secoli, aggiornamenti dei comunicati vecchi di secoli, specifiche tecniche di barche mai costruite e aggiornamenti delle specifiche tecniche di barche mai costruite.
Cartellina B: contiene fuffa pubblicitaria, rassegna stampa, specifiche tecniche di barche mai costruite e aggiornamenti delle specifiche tecniche di barche mai costruite.
Cartellina C: contiene fuffa pubblicitaria, rassegna stampa, specifiche tecniche di barche mai costruite.
Cartellina D: contiene fuffa pubblicitaria e rassegna stampa
Cartellina E: contiene semplice fuffa pubblicitaria
Cartelina F: è vuota.

(Prima che me lo chiediate voi: il fatto che gli aggiornamenti siano aggiunti e non sostituiti ai documenti obsoleti è diretta conseguenza del grave Complesso dell'Archivista di cui è vittima La Bara).

Le cartelline della nautica, manco a dirlo, sono uno degli strumenti di tortura preferiti dal Sadico. L'altro giorno, per dire, sebbene io (tecnicamente un addetto stampa) fossi in ufficio, ha chiamato La Spia, che invece si occupa di amministrazione e perciò potrebbe sbattersene delle cartelle stampa, e le ha chiesto "4 nautica complete e 4 tecniche". Quella, dopo aver sbattuto i tacchi e urlato "signorsì signore!", si è precipitata da me cercando di non farsi vedere e, balbettando, mi ha ripetuto la richiesta. Mi alzo, apro uno dei tanti armadi, prelevo 4 cartelle complete (tipo A) e quattro senza i comunicati ma con le specifiche tecniche delle barche mai costruite (Tipo B) per un peso complessivo di 2 tonnellate e le consegno alla Spia che si precipita da SS. Costui, che nel frattempo ha notato il passaggio di mano, la accoglie con lo sguardo fessurato:
"Perchè hai chiesto a lei? Tu non sai quali sono?" le domanda
"N-n-n-o, c-c-i-i-o-è io lo so, ma sai, per sicurezza, non volevo sbagliare"
"E perchè dovresti sbagliare se sai perfettamente a cosa mi riferisco?"
"Perchè dovrei sbagliare?" la voce s'incrina "p-p-p-erchè d-d-d-i solito -n-n-on le faccio io" e lo guarda da sotto in su con occhio implorante
"E quindi?"
"Q-q-uindi non occupandomene io..."
"Cosa ti ho detto quando sei venuta a lavorare qui?
"Cosa mi hai detto?"
"Non ripetere quello che dico, cosa ti ho detto?"
"Non ripetere quello che dic...Eh non so, son passati 10 anni..."
"Non mi ascolti forse?"
"Sì, ti ascolto...ma sono passati...10 anni"
"Quindi?"
"Quindi..."
"Ti ho detto che qui tutti si occupano di tutto, chiaro?"
"..."
"Rispondi"
"S-s-si"
"E che se io le chiedo a te è perchè le voglio da te, le cartelle. Non da lei, sennò le avrei chieste a lei"

Capite quanto è pazzo? Beh, disoccupazione o no, quando uscirò di qui - il 30 giugno 2008 o prima - tirerò un sospiro di sollievo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:36:00 PM | Permalink | 9 comments
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