28 settembre 2006
Ore 9.30: M., responzabilen di Ufficien Stampen, parla con me.

"Ciao M., mi hanno detto che vanno preparate alcune cartelle stampa anche per N."
"Ma figurati!Io non ho mai preparato cartelle stampa per N."
"Me l'hanno detto ieri"
"Neanche per sogno!Ti sei sicuramente sbagliata, non ho mai ricevuto una simile richiesta!"

Ore 11.30: M. riceve una telefonata da N. una dirigente del consorzio di cui siamo ufficio stampa.

"Ciao N. come stai? Bene bene, siamo un po' impegnati in questo periodo, ma tutto ok. Dimmi pure...Come dici? Ci sono da preparare cartelle stampa?No,non ne sapevo nulla, nessuno mi hai informato che hai chiamato ieri pomeriggio per dirlo. Provvedo subito."

Ore12.30: M. parla con Kranten Kapen di NaziUfficien.

"Ciao, stamattina ho pensato di sincerarmi che il lavoro per N. fosse completo, così l'ho chiamata."
"Mmmm"
"E meno male che ho avuto quest'idea, perchè sai che m'ha detto? Che ha bisogno di cartelle stampa! Così, se tu non hai niente in contrario, io direi alla Benedetta di venire a lavorare sabato, per qualche ora, diciamo dalle 10 alle 16, che ne dici?"
"Mmmm."

Perciò, quando vi dicono che una realtà è oggettiva, non dimenticate di domandare oggettiva dal punto di vista di chi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:51:00 PM | Permalink | 1 comments
27 settembre 2006
Abbandonate ogni speranza, o voi ch'entrate
Speranza: di comprensione. Voi, che'entrate: in questa terra, e non all'inferno. Che poi magari sono sinonimi, o è solo che oggi sono nera e vedo tutto nero.
Una signora si butta dal nono piano di un palazzo con la figlia di due anni in braccio. E in NaziUfficien la conoscono, personalmente, perchè il figlio maggiore è a scuola con il figlio di A. Hanno mangiato insieme, chiacchierato all'uscita della scuola, frequentato le riunioni con i professori. Si sono incontrate al parco dove i figli giocavano insieme a calcetto. Quando la notizia arriva, tutti piegano cartelle stampa.
"xxx s'è buttata di sotto con la piccola in braccio"
"Ma chi è?"
Continuano a piegare cartelle stampa.
"La moglie di quello che ha l'edicola lì, all'incrocio con via tal dei tali"
"Ma pensa te! e non si poteva ammazzare da sola, invece di coinvolgere la figlia?"
Senza alzare gli occhi dalle cartelle stampa.
"Vabbè, ma era brasiliana, diceva sempre che gli italiani erano strani e lei voleva tornarsene a casa sua"
"E perchè non c'è tornata? Mi prendi quei comunicati, per favore?"
"Era lei un tipo strano, infatti guarda che fine ha fatto"
Tutti tacciono, mentre farciscono cartelle stampa.
Nessuna pietà, nemmeno da morta.
E se dici a me fanno tenerezza quelli che s'ammazzano, è un gesto difficile, estremo - che poi diciamocelo, è un commento di una banalità disarmante - qui rispondono "A me no! Come se non fossimo disperati pure noi, ma non ci possiamo permettere di ammazzarci. E poi con la bambina in braccio!".
La vita è un obbligo, e se tu non resisti come resistiamo noi, sei solo uno che ha barato, non ha rispettato le regole del gioco, ad un certo punto s'è tirato indietro. E non merita nessuna comprensione. Perchè i patti vanno rispettati e se nasci, su questa terra ci devi restare finchè non è la vita stessa a decidere che può bastare. Le regole sono regole, e i giochi si giocano fino alla fine.
Solo rumore di cartelle stampa piegate.
"Voi non avete mai pensato al suicidio? Anche solo per gioco, come possibilità teorica, per immaginare che reazione avrebbero quelli che restano?"
"Ma sei matta? il suicidio è un crimine, e poi bisogna assumersi le proprie responsabilità!"
Silenzio, continuo a piegare cartelle.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:38:00 PM | Permalink | 0 comments
Io dentro la vita ci sto come quei giorni che piove e piove e piove e sembra non smetta più, e dentro le scarpe i calzini s'inumidiscono. E poi dovunque vai, anche nel posto più caldo, c'hai quei calzini bagnati che ti si appiccicano ai piedi, ma non te li puoi cambiare, perchè non sei a casa tua. Un posto dove cambiarmi questo calzino bagnato lo sto ancora cercando.
Nemmeno questo blog, che poi lo scrivo solo per sfogarmi un po', per non mandare proprio giù ogni cosa, mi fa sentire troppo all'asciutto.
Oggi va così.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:59:00 PM | Permalink | 0 comments
26 settembre 2006
Oggi scrivo tanto, siete avvisati. D'altra parte, provate voi a far la guardia a una stampante mentre stampa 15 rassegne stampa composte da 150 stampe ciascuna!Lo so lo so, ho usato la parola stampa un numero immondo di volte, ma è una precisa scelta stilistica. Voglio solo farvi venire la stessa nausea che ho io a sentir quella parola. Non vale? vabbè, c'ho provato.
Una delle cose peggiori che possa capitare mentre si fa da balia alla stampante è che la suddetta vi dica REPLACE TONER TANK. Primo, perchè cazzo non parla italiano?Secondo, cosa cazzo è un toner tank? Terzo, dove lo trovo un toner tank per rimpiazzare quello che non le piace più? e perchè quello non le piace più? Ho cercato di ottenere qualche risposta, ma lei niente: replace toner tank, replace toner tank, replace toner tank, ho detto. Così l'ho smontata pezzo per pezzo, e devo dire che è diivertente, ricorda quando smontavo le bambole alla ricerca delle loro interiora, e invece ci trovavo il nastro registrato con la frase "mamma ti voglio bene". Così ho capito che anche le bambole mi mentivano, non mi volevano affatto bene, le stronze, le avevano programmate per dirlo. Un colpo mortale alla mia autostima, già a cinque anni. Comunque, torniamo alla stampante. Trovato il toner tank ho scoperto che è una specie di piccolo bidone in cui vanno a finire tutti i residui tossici prodotti dai toner. Un inferno di polveri che solo a guardarle ti viene il cancro ai polmoni. Scusate abbiamo un nuovo toner tank? Grugnito singolo, traduzione:no. Bene e io come faccio che la stampante non va? Grugnito multiplo, traduzione: levati dalle palle. Alla fine la mia Responzabilen mi illumina: devi svuotarlo. E dove? Nel cesso. Oddio, ma hai idea di quanto inquina questa roba? Inquina l'acqua in cui tuo figlio si fa il bagno d'estate, ci pensi? Alghe magenta, pesciolini ciano, granchi gialli, meduse nere. Mi ha guardato con odio: ho detto di fuotare toner tank in tazzen di cessen!Svuotando quella diavoleria ho inalato una quantità tale di veleni che sembro sotto LSD, perciò perdonatemi se sparo cazzate.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:14:00 PM | Permalink | 2 comments
Ci siamo. Sta per iniziare l'annuale Coppa Cobram. Tutti noi, omino delle pulizie compreso, saremo trasferiti a Genova per dieci giorni. In quel periodo saremo chiamati a manifestare tutto il nostro amore per la nautica in generale e per barke di nostro kranten kapen in particolare. Le settimane prima della Grande Coppa Cobram sono di solito ricche di tentativi di suicidio, simulazioni di attacchi epilettici, c'è persino chi si presenta al lavoro con un cuscino sotto la maglietta millantando un'improvvisa gravidanza isterica. Ma solo due categorie di impiegati riescono a sottrarsi all'appuntamento annuale: chi occupa una posizione così infima nella scala cerarkika di Krande Ufficio di NaziKomunikazionen che nessuno si è ancora accorto della sua esistenza e chi sta per essere vaporizzato, e quindi non esiste già più. Per questa ragione tutti si augurano di ricevere l'ordine, ops pardon, l'invito a partecipare, salvo poi sperare di fratturarsi perone e tibia per starsene tranquillamente a casa. L'ufficio è invaso da fogli di carta, pacchi, plichi, computer. Stamattina, sopra scatole e scatoloni, troneggiava una cassa. No, non una cassa da morto, un cassa da negozio, di quelle per vendere. Ma non ho ancora capito a cosa serve, e a chi, perchè tutti diventano un po' scorbutici di questi tempi. Così quando ho chiesto "ma a cosa serve questa cassa?", m'è stato lanciato dietro un fermacarte accompagnato dal solito grugnito pre-fiera.
Oggi sono stata informata ufficialmente che la mia partenza è prevista per lunedì 9 ottobre alle ore 6.30 del mattino, che sabato 7 e domenica 8 sarò impricionata in Krante Ufficio per laforare e che da oggi fino al 15 ottobre posso dire addio ai week end e a qualunque attività extraprofessionale. Anche mia naziresponsabilen è stata chiamata in ufficio sabato e domenica, ma ha declinato l'invito: sabato sarà impegnata a tagliare le unghie al figlio e domenica a pulirgli le orecchie. Ora, se si considera che per tagliare le unghie e pulire le orecchie a un bambino ci vorrà si e no una mezz'ora e che anche un marito cerebroleso "direttore marketing di un'importante casa farmaceutica" (a tavola prima di cena cantano faccetta nera 'sti qua) può assolvere in modo soddisfacente il compito, le possibilità sono due: o suo figlio è un tirannosaurus rex o lei ci prende platealmente per il culen.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:15:00 PM | Permalink | 0 comments
Questa mattina è arrivato un messo dell'Università di Canicattì a chiedere al mio capo se è disposto a prendere tirocinanti della facoltà di Scienze della Comunicazione. Ecco, io a questo punto faccio un appello: ragazzi, evitate!piuttosto andate nella miniere di sale in Polonia se proprio volete arricchire il vostro curriculum di quelche esperienza di lavoro, ma non fatevi abbagliare da Ufficio Di NaziKomukazionen in cui lavoro. Entrerete qui a 20 anni, pieni di belle speranze e con la pelle liscia come il culo di un neonato e vi ritroverete a varcare le quaranta primavere senza aver mai fatto nulla che abbia a che fare con la comunicazione e l'editoria. Avrete la faccia piena di rughe, ma avrete fatto solo fotocopie, sopportato quaranta edizioni del salone nautico, con conseguenze drammatiche sulla vostra colite e mai, e dico mai, avrete fatto nulla di più che battere un comunicato stampa dettatovi al telefono. In più sarete stati chiamati deficienti almeno 40 volte il giorno in media, che moltiplicato per vent'anni fa una cifra a me ignota, data la mia proverbiale asinità in matematica, ma sufficiente a convincervi che entrare qui dentro con un fucile mitragliatore e fare un remake di Bowling a Columbine sia la vendetta minima.
Perciò ripeto, evitate e se proprio non riuscite a godervi i vostri 20 anni in totale fankazzismo le miniere di sale sono una valida alternativa. Almeno lì, quando vi lamenterete di sfruttamento e lavoro pesante, la gente vi crederà.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:28:00 AM | Permalink | 0 comments
25 settembre 2006
Ieri mare. Una spiaggia che di solito è tutta tunz tunz, con fighettine bionde con maglietta di play boy fintoanticonformista, ieri era immersa in un silenzio surreale. In tutto dieci persone sdraiate a godersi l'ultimo sole, e una famigliola hippy con tanto di babbo con capelli lunghi e chitarra che per tutto il tempo ha allietato prole e uditorio con pezzi come Father & Son, Blowin' the wind, Mr Tambourine Man. I suoi bimbetti hippy erano giustamente spettinati, si mettevano le dita in bocca dopo averle cacciate nella sabbia senza causare turbe alla mamma hippy tutta intenta a guardarsi il suo bel maritino hippy che suonava la chitarra hippy mentre si fumava una canna hippy. E ho pensato che rimanere intrappolata in quella giornata fino alla fine dei miei giorni non sarebbe stato poi così male. Ferma immobile, davanti al mare, con una famigliola hippy a farmi da colonna sonora.
Ma oggi è inesorabilmente lunedì e piove. E il mio ufficio di Gestapo Komukazionen è in pieno fermenten per fieren di nautichen. E che dopo mio commento su SS di altro ciorno mia responzapile pensato pene di mettere monumenten di Goering in ingresso e di costrincere me a duecentocinquanta genuflessionen il ciorno in zegno di rispetten. Oltre che al confezionamenten di 5.000 cartellen stampen di nautichen!

P.S. Ciao Leone73, è sempre un piacere. Ti rispondo qui e non nei commenti perchè sono grafomane e lo spazio ridotto di un commento mi fa sentire claustrofobica. Ecco, con il post dell'altro giorno io volevo solo ridicolizzare la mia responsabile e la sua presuntuosa ignoranza. Capiamoci, ci sono cose che possono essere giustificate sulla base dell'esperienza individuale e cose che non possono semplicemente essere bollate come errori di gioventù. Essere poveri non è una giustificazione per arruolarsi nella milizia fascista; il desiderio di guadagnare uno stipendio più alto per far curare la mamma malata non basta per prendere la decisione di fare il kapò. Ci sono, e soprattutto c'erano allora, tanti poveri, e non tutti hanno accettato di diventare assassini per guadagnarsi la pagnotta. Questo fa la differenza. Ci sono questioni morali che non si discutono, nemmeno per la pagnotta. E se uno invece le mette in discussione, deve assumersene le responsabilità. Se la mia responsabile non si vergogna di dire che il nonno era milite, è proprio perchè non ha intuito che dietro le azioni di suo nonno c'era una scelta lucida: quella di scendere a patti con la sua coscienza per uno stipendio più alto. Oppure lei condivide la scelta di trattare tutto quando si tratta di denaro. Oppure, semplicemente, è di un'ignoranza catastrofica che, al livello a cui pretende di porsi, non può essere perdonata. Pardon, l'ho fatta lunga.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:00:00 PM | Permalink | 3 comments
22 settembre 2006
Stamattina leggevo della signora tedesca, ex SS sposata a un ebreo. L'hanno arrestata a 83 anni: Toc toc.
- Salve, lei è la signora Tal dei Tali?
- Si.
- Scusi, lei è stata kapò a Ravensbruck?
- Si.
La signora aveva sposato nel '59 un ebreo americano e se ne era volata oltre oceano. Non ha mai chiesto la cittadinanza americana per evitare i controlli e così, per 60 anni, nessuno ha mai saputo niente. E poi, col marito ebreo, non destava troppi sospetti.
Stamattina appena arrivata in ufficio stavo leggiucchiando questa notizia, in attesa che cominciasse il balletto quotidiano. M., il Pitbull, mi chiede: - Cosa leggi?
Racconto la storia di Miss SS.
Lei: - Certo che ti bevi proprio tutto tu! Non crederai mica i kapò fossero tutti torturatori?
Io: - Beh di solito si tende a non dipingerli come tipetti raccomandabili.
Lei: - Ma figurati! sei nell'esercito e ti mandano lì, cosa fai dici no grazie?
Io, perplessa: - Le SS erano un corpo di volontari – torturatori - ma sono curiosa di sentire le tue teorie a riguardo.
Lei, con l’aria della donna di mondo che indottrina il pivellino: - La signora di cui parla il giornale ha detto che lei non ha mai ucciso nessuno. Faceva solo la guardia col cane, perché non scappassero.
Ho taciuto, perché in fondo ha ragione. Quello che è giusto è giusto: quando si parla di questioni cruciali nella storia dell’umanità non ci si può concedere il lusso della semplificazione. Un conto sono Mengele, Hess, Eichman, Goering, lo stesso Hitler, i grandi cattivi, insomma. Un conto la gente normale che per guadagnarsi la pagnotta o comprarsi la casa nuova fa selezioni, affama, tortura, picchia e fa la guardia agli ebrei mandati ai forni crematori con un cane addestrato a sbranare. Ok, non sarà carino, ma in fondo non hanno mai ammazzato nessuno. Al massimo roba da bulletti di periferia.
Non convinta del mio silenzio, M. ha aggiunto:- Mio nonno, per esempio, è stato nella milizia fascista e non se n’è mai pentito. C’era entrato perché lo pagavano bene ed è rimasto sempre una brava persona.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:24:00 PM | Permalink | 1 comments
21 settembre 2006
Oggi in ufficio si parlava di letteratura.
M.: - Voglio rileggere i Promessi Sposi.
Io: - Come mai?
M.: - Ho letto che un'equipe di esperti ha studiato Manzoni e ha concluso che è il maggiore esperto di comunicazione mediatica (!) che sia mai esistito.
Dopo una pacata conversazione telefonica col Sommo:
Io: - Lo odio. Giuro, c'ho i due minuti d'odio. Presente 1984, il Grande Fratello...così proprio!
M.: - No, non guardo quel genere di programmi...

Ora vado a casa e m'impicco. Pax vobiscum.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:34:00 PM | Permalink | 0 comments
20 settembre 2006
Vorrei una macchina fotografica. Non una digitale supertecnologica con 20 milioni di pixel che fa bip bip, ziiiiiiiiiiiiiiiiip e magari col cinese dentro che ti fa il caffè. No, voglio una vecchia macchina fotografica nera, di quelle manuali che se fai schifo come fotografo ti vengono le foto tutte bianche o tutte nere. Voglio una di quelle macchine fotografiche che fanno foto un po' giallognole, che quando torni da un posto lontano le porti a sviluppare e magari scopri che hai messo sempre il dito davanti all'obiettivo. E devono fare clic, non bip. Una di quelle macchine avvolte in quella specie di guscio coi bottoni che quando lo apri ti resta pendente da un lato. Quelle macchinette fanno foto vere. La gente ha gli occhi espressivi, i corpi hanno spessore e quando vengono mosse o scure, magari sono un'opera d'arte. Voglio avere le palpitazione prima di andare dal fotografo a ritirare il mio ricordo delle vacanze o della passeggiata in centro, come quando scarti un regalo sotto l'albero. Saranno belle o brutte? Si vedrà qualcosa?
A casa ho la foto di un tale che conobbi in Inghilterra, durante un viaggio studio. Era di Roma e mi stava antipatico, ma che volete, nelle foto c'è pure lui. E sono foto di macchinette da clic e non da bip. S'è ammazzato 4 anni fa questo tale. E anche se continua a starmi antipatico sono contenta di avere una sua foto vera, in cui ha spessore e occhi espressivi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:46:00 PM | Permalink | 0 comments
Dialogo tra A. e M.
ovvero, rilettura in chiave aziendale del rapporto madre-figlio

A.: - A scopo informativo, quanto corrispondi alla tua baby sitter?
M: - Mah, sai, ho una situazione un po' complessa, diciamo che non ho una baby sitter dedicata...
A: - Ah no?
M: - Diciamo che ho opzionato la badante di mia madre. Per sette euro l'ora mi tiene il figlio quando ho bisogno...
A: - Ma sai, io ho un problema, mio figlio non si interfaccia volentieri con chiunque. Ieri gli ho detto che sarebbe venuta una ragazza, Sara, e lui ha presentato le sue lamentele. Poi mi sono ricordata che si chiama Lucia e non Sara e si è mostrato soddisfatto. Si vede che gli piace relazionarsi con questa Sara, sai lui le conosce...
M: - Ma sai, io credo che comunque sarebbe meglio se organizzassero la scuola in un altro modo. Se li tenessero a scuola dalle nove all'una e dalle due alle sei, dal lunedì al venerdì, noi non dovremmo spendere tutti questi soldi in baby sitter... che poi non sai mai chi sono.
A: - Si, hai ragione, se il sabato stessero a casa potrebbero stare alzati fino a tardi il venerdì e noi avremmo più tempo per relazionarci con loro...

N.d.A: i bambini in questione hanno sette e dieci anni. Propongo una petizione a sostegno della proposta delle due succitate signore, con una precisazione in più. Suggerirei di applicare al collo dei bambini un pulsante che consenta di accenderli e spegnerli con un click. Così possiamo relazionarci con loro quando ci pare e spegnerli perchè non rompano i coglioni quando siamo impegnati.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:17:00 PM | Permalink | 0 comments
19 settembre 2006
Stamattina secondo il Sommo avevo due neuroni male addestrati. Ora, alle 18 e 30, bisogna che io prenda atto del fatto che ne ho persi cinque in un solo giorno, quindi il mio bilancio complessivo neuronale è in passivo. Ho meno -3 neuroni totali. Purtroppo però non è sufficiente a togliermi di mezzo. Vivo, e purtroppo scrivo pure.
Una nuotata potrebbe forse riportare in vita i neuroni defunti, ma poco fa, alle sei e ventinove, l'Altissimo ha telefonato per intimarmi di aspettare una sua socia, a cui lui non vuole lasciare le chiavi di un pulcioso magazzino in una pulciosa via. Di aspettare quindi fin quando la socia abbia fatto ciò che deve fare nel magazzino e mi abbia restituito le chiavi che io devo prontamente riporre in un cassetto (avendo magari cura che la socia non mi veda perchè non le venga in mente di introdursi nottetempo in ufficio con una tuta di lycra modello Occhi di Gatto e sottrarle). Ovviamente dove sarà mai la socia in questione? Potrebbe essere in un punto imprecisato tra Bologna e Milano, uno qualunque, un caffè fighetto nel centro di Milano, un autogrill allo svincolo di Linate, un parcheggio a Malpensa. O magari morta stecchita in un fosso, fatta a pezzi da un maniaco, riversa in una discarica. Oppure a trovare la madre rincoglionita all'ospizio, a letto con l'amante. Ovunque, tra Bologna e Milano. Ovunque. E io qui ad aspettarla, scribacchiare quattro cazzate in un blog che nessuno legge (si è pronti a tutto per evitare che le frustrazioni professionali si traducano in colite e gastrite, protagoniste della mia vita, in alternanza o simultanee, per una media di 300 giorni l'anno). E lei ignora che la mia vita, per altro assai poco interessante, è in standby perchè la sto aspettando. Se va avanti così niente nuoto stasera, niente di niente stasera, se non un'infinita voglia di spaccare tutto. Livore, rabbia, rinuncie, attese, speranze, montagne di sigarette fumate. Fino a quando arriverà l'ora di andare a dormire per ricominciare domani con lo stesso andamento isterico. E poi dopodomani, fino a quando sarò completamente anestetizzata e ripeterò gli stessi gesti meccanici e compulsivi senza più livore, nè rabbia, nè speranza. E quando finalmente la mia faccia si coprirà di rughe e non ricorderò qual è l'ultimo libro che ho letto, l'ultimo fil che ho visto sarò finalmente libera di fare del poco tempo che mi resta quel cazzo che mi pare.
Basterebbe dire no. Non aspetto, me ne sbatto delle chiavi e della socia, voglio andare a casa, a nuotare a crepare dove decido io. Mi dai ottocento euro il mese, me li dai pure in ritardo, mi levi le ore quando vado dal dentista, mi costringi ad orari da miniera, mi umili, mi tratti come un'inferiore, manca solo che mi prendi a pedate. Beh, sai una cosa ora la tua socia resta fuori dal tuo stupido magazzino perchè io me ne vado a casa.
Già, in fondo, basterebbe...
Da fuori mi arrivano voci di bambini, odori di cibi buoni e caldi, non si sentono telefoni, nè gente che parka di lavoro. Solo voci di bambini. E se chiudo gli occhi vedo le strade affollate di una città che una volta mi piaceva tanto, quando all'Università tutto era possibile e i mondi possibili a cui immaginavi di appartenere non erano mai abbastanza.
 
co.co.prodotto da Atipica at 7:05:00 PM | Permalink | 0 comments
Oggi è proprio la giornata giusta per...


LAVORARE CON LENTEZZA

Lavorare con lentezza
senza fare alcuno sforzo
chi è veloce si fa male
e finisce in ospedale
in ospedale non c'è posto
e si può morire presto
Lavorare con lentezza
senza fare alcuno sforzo
la salute non ha prezzo,
quindi rallentare il ritmo

pausa pausa ritmo lento,
pausa pausa ritmo lento
sempre fuori dal motore,
vivere a rallentatore
Lavorare con lentezza
senza fare alcuno sforzo
ti saluto ti saluto,
ti saluto a pugno chiuso
nel mio pugno c'è la lotta
contro la nocività
Lavorare con lentezza
senza fare alcuno sforzo
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Enzo Del Re
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:56:00 PM | Permalink | 0 comments
Oggi il Sommo ha avuto uno dei suoi Grandi Attacchi d'Odio. Ci ha chiamato tutti a raccolta in sala riunioni, si è fatto mettere in vivavoce (perché lui, Stachanov in persona è al mare, mica in ufficio) e ha dispensato a tutti la sua dose di ingiurie e umiliazioni quotidiane. Poi, prima che chiunque potesse proferire parola, ha riattaccato, lasciandoci a guardarci con l’espressione da baccalà lessi. Io sono stata definita cerebrolesa, una che nella testa ha due neuroni che quando s’incontrano non producono che uno sfrigolio inconcludente. Tutto sommato m'è andata bene. La stupidità è di certo irritante, ma nessuno ha colpa della sua limitatezza. Perciò che volete se sono nata così?
Siamo in un periodo temibile. All'orizzonte si profilano fiere, eventi, conferenze, incontri ravvicinati del terzo tipo, sbarchi in Normandia e, infine, l'Apocalisse. Due persone sono state licenziate a luglio con la promessa di essere riassunte a settembre, ma nessuna delle due s'è ancora vista. Una terza, addetta al centralino, è stata risucchiata full time in un’altra azienda del Sommo. Gli incarichi di costoro si sono riversati per l'80% sulle mie spalle, che però avevo già i miei, per i quali sono sì miseramente pagata. Le prime due settimane di ottobre tutto l'ufficio si trasferirà a Genova, al Salone Nautico, per un remake di Psycho in versione aziendale. Prima della partenza ci attendono notti insonni per il confezionamento di materiale stampa che, dopo l’uso opportuno, finirà a intasare i cessi di tutta Genova. A ciò si aggiunga la nostra illeggibile rivista. Non si è ancora capito se sia preferibile usarla per incartare il pesce o per foderare la lettiera del gatto. Di certo l’ipotesi lettura è da scartare. Suddetto capolavoro editoriale è bimestrale e dovrebbe uscire i primi di novembre. Con tutto l'ufficio impegnato a sopravvivere alla fiera della nautica è quantomeno utopico pensare che i tempi d’uscita siano rispettati. Si vede che il Sommo teme un’insurrezione nazionale di pescivendoli che, se la rivista uscisse in ritardo, non saprebbero come arrotolare polpi e orate. Perciò, per scongiurare il pericolo, ha anticipato la data di consegna degli articoli al 3 ottobre. Per ragioni connesse con la limitatezza dell'essere umano, che ha bisogno di espletare tutta una serie di funzioni corporali che gli proibiscono di lavorare a ciclo continuo per due settimane, nessun articolo è ancora stato consegnato. E così oggi s’è avuto l’insulto di gruppo.
Si tende a essere grati a chi ti dà un lavoro in tempi di vacche magre e a credere che un laureato possa ritenersi già soddisfatto di lavorare nel magico mondo della stampa. Io invece sarei invece grata a chiunque mi offrisse un lavoro qualunque e e baratterei volentieri il mio ufficio stampa con un banco di frutta se mi si assicurassero educazione e umanità.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:38:00 PM | Permalink | 0 comments
18 settembre 2006
Di tutte le cose certe, la più certa è il dubbio.
Sofocle
Ieri sono stata a teatro, a vedere 11 settembre - Inganno globale. Sostengono, loro, che l'11 settembre non è andato come ci dicono. Che le Twin Towers erano progettate per resistere ad un impatto con un aereo di linea e avrebbero resistito. E mostrano prove (una su tutte: la versione ufficiale sostiene che il crollo è stato causato dall'incendio, prodotto dall'impatto dell'aereo, che avrebbe indebolito la struttura. Ma l'acciaio fonde a 1600° e la temperatura, nella zona in cui è divampato l'incendio, non ha mai superato i 260° e per pochi minuti. Mentre ci sarebbero volute ore, ad una temperatura di almeno 900° che il kerosene non può sviluppare, anche solo per indebolire la struttura), testimonianze, pareri autorevoli, incongruenze inspiegabili. E traggono una conclusione: l'11 settembre è un inside job. Io no, non ci riesco. Perchè, anche se incongruenze e contraddizioni sono fin troppe, ed evidenti, sono convinta che si debba mantenere lucidità critica e riflettere. Altrimenti si fa come dall'altra parte, si rischia di confezionarsi una verità in scatola buona a spiegare qualunque cosa e a sollevarci dal dovere della riflessione critica. Però ho dubbi, tanti dubbi, destinati quasi certamente a rimanere tali. In fondo l'uomo, nel corso dei secoli, ha fatto cose anche peggiori, e Machiavelli insegna che il Principe di un impero deve saper essere spregiudicato e immorale.
Ammettiamo solo per un attimo, però, che la tesi dell'inside job sia fondata. Immagino i compagni di merende neocons seduti introno a un tavolo che sorseggiano un disgustoso caffè americano mentre studiano una nuova Pearl Harbor. Immagino l'oscuro disegno che prende forma, la macchina che si mette in moto. Li immagino la notte fra il 10 e l'11, fermi, nell'attesa. E la mattina dell'undici, quando il primo aereo stacca il transponder... Li immagino guardare e riguardare le immagini del collasso di quelle gigantesche costruzioni, ascoltare i nastri delle telefonate, le grida d'aiuto e poi mostrarsi al mondo con gli occhi umidi costringendolo a sopportare retorica e razzismo, la loro stupida guerra di civiltà, le bombe intelligenti e quel sorriso ottuso che inflaziona gli schermi del mondo intero da anni. E penso: se fosse vero, se anche avessero solo lasciato che fosse, per avere agli occhi del mondo l'alibi per mandare le loro ipertecnologiche truppe alla conquista del petrolio? C'è chi è convinto che queste cose accadano da sempre, che ogni governo in ogni parte del mondo raggiri, inganni e manovri i governati come marionette. Ho sempre pensato che l'amministrazione Bush fosse composta da un manipolo di uomini senza scrupoli, ma se provo per un attimo a credere alla tesi dell'inside job mi vengono le vertigini e provo un senso di solitudine ottusa e dilatata. Eppure, per il semplice fatto che esiste un dubbio, sento il dovere di riflettere. Gli altri pensino ciò che vogliono e se lo ritengono giusto, si mangino la loro minestra riscaldata senza macchia e senza paura. La verità con la V maiuscola, indubitabile, inconfutabile, ha sempre riscosso un certo successo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:32:00 PM | Permalink | 0 comments
15 settembre 2006
Essere l'ultima ruota del carro non è divertente, ma è un grandioso punto di osservazione. Da quaggiù nevrosi, fisime, paturnie, meschinità e isterie sono più evidenti, perchè nessuno si prende la briga di fingersi migliore con l'ultima ruota del carro. E tu li puoi guardare senza che nemmeno se ne accorgano. Non è la tua opinione che gli interessa. Ora, possiamo pure dirci che le cose sono cambiate, che non va più così la vita, ma tutti, chi lo dice e chi ascolta, sa benissimo che sono balle. E' sempre andata così e sempre ci andrà, solo che adesso la gente non lo dice apertamente. Stamattina la mia responsabile mi ha quasi azzannato alla carotide perchè ho messo in invio alcuni fax dal suo computer anzichè da quello di M. Nonostante l'attacco sono riuscita a spiegarle che M. stessa mi aveva proibito di usare il suo pc e che, visto che il programma apposito ce l'hanno solo loro due, non si poteva fare altrimenti. Non è stata considerata una risposta soddisfacente, perchè la principessa sul pisello trova particolarmente irritante dover chiudere una finestrella di windows ogni tanto o aspettare tre nanosecondi in più per aprire un file di word. Sono dovuta uscire dalla stanza uggiolante.
Poi finalmente è arrivata M. E la mia responsabile, tutta scodinzolante, le ha chiesto se fosse vero che ieri non mi aveva lasciato usare il suo computer. M. ha ringhiato di si, e l'altra allora si è profusa in una quantità di salamelecchi su come la capiva, eh già gli impegni, d'altronde se proprio non poteva. Poi si è voltata verso di me "muoviti vai a fare le cartelle". Sono certa che avrebbe voluto assestarmi un bel calcio nel sedere, ma una donna di classe non si abbassa a compiere certi gesti da lavandaia, neppure quando ci vorrebbero.
Siamo in momento incasinato qua in ufficio. Stamattina ad esempio avrei dovuto, contemporaneamente, preparare delle cartelle stampa, rispondere al telefono, andare a prendere i giornali, leggerli e chiamare una trentina di giornalisti. Ho fatto timidamente presente che con solo due mani è difficile reggere una cornetta del telefono, i fogli da inserire nelle cartelle, i giornali e la penna necessaria per evidenziare gli articoli interessanti. Mi è stato risposto che se sono limitata non è un problema loro. Temo che, se voglio conservare il lavoro, dovrò farmi impiantare qualche arto meccanico. Mentre io tentavo di acquisire il dono dell'ubiquità la mia responsabile volteggiava per l'ufficio a piedi scalzi pianificando tra se e se sa il cazzo cosa (presumibilmente qualcosa che mi terrà impegnata per i prossimi 15 anni), mentre M. - la kapò - amoreggiava al telefono per ore. (Per inciso, mia madre ha il tono di M. quando è incazzata, figuratevi se lei lo usa per amoreggiare che zuccherino dev'essere quando s'impanterisce).
Quando mi sono alzata per andare a pranzo, la mia responsabile - che per comodità, e solo per comodità, ho deciso di soprannominare Il Pittbull - mi ha chiarito che siamo in un periodo molto intenso e che io devo (sottolineo, devo) accantonare tutti i miei impegni per restare a disposizione dell'ufficio. Le ho chiesto "lo fai anche tu?" e lei, sussiegosa, "Io ho un figlio, non posso". "E io ho un gatto, non posso nemmeno io" ho risposto, chiudendomi la porta alle spalle.
Mi aspettano tempi duri, pensate che stamattina m'è toccato pure cominciare la giornata con la santificazione di Oriana Fallaci...
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:04:00 PM | Permalink | 2 comments
12 settembre 2006
Scrivo. Non scrivo. Scrivo. Ieri sera ho fatto l'hennè. Mi sono spalmata in testa un poltiglia puzzolente e bollente come il pomodorino di Fantozzi. Poi, incurante delle ustioni di primo grado che suddetta pappiglia mi stava provocando sul cuoio capelluto, ho avvolto la testa nella pellicola per i cibi quando li mettete nel freezer e non volete che si appiccichino irrimediabilmente. E ci sono andata a dormire. Stamattina mi sono svegliata all'alba per lavarmi la pappiglia che nel frattempo si era solidificata sotto l'involucro ma continuava a puzzare come un campo di cavoli avariato. Ci voleva lo scalpello per staccarla dalla testa: mi sono dovuta fare una doccia di otto ore e quando sono riuscita a lavar via quella calotta di cemento armato l'acqua m'aveva portato via uno strato di pelle. E con essa di abbronzatura ellenica. Addio vacanze, care compagne dell'età mia nova.
Sono arrivata in tempo per pagare il famigerato affitto. E in ufficio ho scritto un comunicato in cui il correttore automatico ha trasformato Pecoraro Scanio in Pecoraio e io me ne sono accorta prima che ciò procurasse una figura di merda istituzionale, un articolo e fatto tutte le rassegne rassegnabili. La mia perfezionista responsabile stava quasi per dire brava, gliel'ho letto sulle labbra. Mi sono persino offerta di scrivere una news durante la riunione di redazione. Mi spavento. Qualcosa deve accadere, perchè non sono mai così socialmente e professionalmente apprezzabile a lungo. E quando lo sono è perchè non voglio pensare.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:15:00 PM | Permalink | 0 comments
11 settembre 2006
Sono stanca. Siamo a settembre, si ricomincia a dormire con le finestre chiuse e in ufficio ricomincia la schiavitù, la creatività asservita a quanto di meno creativo ci sia: il comunicato stampa. Ne scrivi tonnellate e sono tutti uguali. Dopo un po' non ti ci sprechi più: prendi l'ultimo scritto sullo stesso argomento, magari l'anno prima, gli cambi la data, una manciata di nomi, qualche cifra che va aggiornata e pof... il comunicato nuovo è fatto.
Il boss è tornato. E' agguerrito e la Fiera di Genova si avvicina. Questo per noi significa giorni frenetici e notti insonni. Occhiaie, viso patito, chili persi per strada, incremento repentino del numero di sigarette fumate e di soldi spesi per comprarle. Odio l'iperattività della società postmoderna, dove per risparmiare si fa fare a due persone ciò che andrebbe fatto in quattro. Tanto la Rivoluzione Francese non ha cambiato niente: i nuovi aristocratici, quelli coi soldi, stanno a guardare col telefonino in mano, prendono decisioni che ti cambiano la vita, danno ordini che provocano attacchi di panico e hanno in cinque minuti idee che dei poveri cristi come me dovranno mettere in pratica, perdendoci il sonno. Sento la Depressione dell'Impiegato che ritorna, inflessibile e persecutrice come la nuvoletta di Fantozzi. Per ora mi guarda da lontano sorniona, aspetta il primo giorno di pioggia per saltarmi alla gola. Rassegnata, attendo.
l'11 settembre 2006. Cinque anni fa ero a casa dei miei in Abruzzo, assaporavo il pisolino pomeridiano e sbirciavo Ally McBeal in tivvù. Poi un messaggio "accendi la televisione...in America succede di tutto". Mentre grilli e cicale cantavano a più non posso nel natio borgo selvaggio, mi decido flemmatica a scuotermi dal torpore post-pranzum e cambiare canale. Non senza chiamare il babbo, che pisolava anche lui, perchè si sa al Sud la siesta è un imperativo categorico. La televisione mostra un aereo che taglia in due un grattacielo, come il famoso grissino col famoso tonno. La torre vacilla e si accascia. Mio padre commenta "To' una fuga di gas". E questo la dice lunga sullo stato di salute mentale del tipo dalle cui palle pare io abbia avuto origine.
Diciamocelo, da allora le cose sono andata un tantino peggio, per tutti.
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:33:00 PM | Permalink | 0 comments
07 settembre 2006
Si parlava di pazzi. E quando si parla di pazzi si ha sempre un po l'impressione di parlare di sè. Di un possibile sè. A me è capitato spesso di immaginare di finire i miei giorni col cervello impappato dall'elettroshock, o sdraiata su un letto con parrucca bionda e rossetto sbavato credendomi la reicarnazione di Marylin. Non c'è niente da ridere, la pazzia è sempre più vicina di quanto si creda. Per esempio, ieri N. raccontava che la sua vicina di casa lavora in una clinica psichiatrica, un manicomio per parlare schietto. Costei le ha raccontato di un'anziana signora inebetita dai farmaci convinta di essere la fidanzata di Renato Zero. Ma proprio proprio, come che i gatti hanno quattro zampe. Quest'anziana signora ogni sera si lava, si veste, si trucca e aspetta che Renatino suo la vada a prendere. E poi? ha chiesto N. all'infermiera. Poi invece di Renato arriva il Prozac, la signora si stende sul letto e dorme sonni senza pretese, fino all'alba. Il giorno dopo si ricomincia: toeletta, attesa, sonno chimico. E dove li prende i vestiti se sta chiusa in manicomio? Ah, sospira l'infermiera, glieli porta il marito. Vestiti e profumi, ogni tanto gliene regala uno. E le chiede, ti piacciono? E poi, accarezzandole la testa matta, dice: così puoi farti bella per Renato Zero.
Poi dicono che l'amore con la A maiuscola non esiste...
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:49:00 PM | Permalink | 0 comments
05 settembre 2006
La Grecia è il luogo del mito. Mitologica come la mia generazione ha imparato da Pollon, mitologica perchè è al confine tra sogno e realtà, tra l'Oriente e l'Occidente, tra qui e lì, tra prima e dopo, tra ora e domani. La Grecia è il luogo in cui, quando ci arrivi, ti sembra impossibile tornare indietro, perchè la Turchia è a due passi e poi l'Asia, il Giappone, terre lontane, la ricerca di te stesso in un viaggio lungo una vita. Che, ovvio, ti riporterebbe al punto di partenza, perchè ogni viaggio finisce dove è cominciato.
La Grecia è mitologica perchè splende un sole mai visto, inclemente e cattivo, prepotente, invadente, insopportabile. Eppure così vitale. Il sole che cerchi dovunque, che vorresti chiudere in sacchetto per guardarci dentro e ricordarti com'era quando a Bologna il cielo si fa bianco. In Grecia non esistono i colori pastello, il celeste il rosa il verdino. Esistono solo il blu-blu, il verde-verde, il marrone-marrone. Ogni colore è definito e privo di dubbio, accecante, violento. La Grecia è violenta e indimenticabile, non potrebbe essere nient'altro che Grecia, non Francia, nè Italia, o Inghilterra. E' il luogo in cui tutti dovremmo essere nati e a cui tutti dovremmo tornare.
Sproloqui a parte, andateci, muniti di acqua, cappello e pazienza. E, se ci riuscite, non tornate.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:49:00 PM | Permalink | 4 comments
Buongiorno siore e siori. Chiedo scusa per il prolungato silenzio, ma sapete com'è, le vacanze. Già, le vacanze. In realtà sono tornata al lavoro ieri, come tutta Italia del resto, almeno a giudicare dai bollettini autostradali di domenica scorsa. Però ieri ho osservato un giorno di silenzio internettiano in segno di lutto per la fine dell'unica parentesi di vita in questo deserto di sopravvivenza che è la vita quotidiana. Ok, va bene, mi sono un po' inturcinata con le parole, quello che volevo dire è che si ricomincia. O meglio ci si rispegne, per altri undici mesi condannati a vivere giornate tutte uguali e ugualmente noiose (scusate, ho già la lametta puntata sulle vene).
Ora avrei un sacco di cose da raccontare e, ovviamente, poco tempo per farlo. Sappiate solo che sto davvero considerando l'ipotesi di ritirarmi a fare il pescatore di spugne di mare a Creta. A più tardi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:01:00 AM | Permalink | 0 comments
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