28 febbraio 2007
E' ufficiale: sono vecchia, stagionata, stantia, con un piede nella fossa, quasi. Nel senso che ormai faccio parte di quelli che quando parlano con un adolescente capiscono metà del discorso e sentenziano, arricciando il naso: "Questi giovani di oggi son proprio dei debosciati, senza valori. Noi non eravamo così sciocchi". Che poi non è vero, noi eravamo sciocchi uguale, anzi, forse non eravamo sciocchi per niente come non lo sono loro. Ma bisogna dirlo, per scrollarci un po' di polvere dalle spalle e raccontare a noi stessi che, anche se abbiamo perso in giovinezza abbiamo guadagnato in esperienza. E che comunque non importa, perchè il mondo è cambiato ed essere giovani oggi non sarebbe bello come prima. Ad ogni modo ieri mi sono trovata a fumare in bagno con lo stagista diciottenne. Ho resistito alla tentazione di dirgli "alla tua età non dovresti fumare" e questo, almeno, mi vale il diritto di essere inserita nella categoria VECCHI-CHE-ALMENO-NON-ROMPONO-I-COGLIONI. Alla musica, però, mi sono persa alla grande. Dopo aver dichiarato che deve comprare un nuovo paio di scarpe perchè quelle che ha non sono più di moda (giuro, ha detto così), il Diciottenne mi ha informato che suona in un gruppo. Bello, ho risposto, e che musica fate? Beh, non so se tu la conosci (della serie: un rudere come te magari ascolta il liscio, cosa vuoi che ne sappia di musica giovane). Comunque, ha aggiunto visto che non sta bene non rispondere alle domande dei vecchi, facciamo punk-hardcore-elettronica con influenze low. Ah, ecco. Avrei voluto chiedere lumi, perchè una simile definizione mi è incomprensibile quasi quanto la musica dodecafonica. Ma, mentre stavo per aprire bocca, mi sono ricordata di una scena agghiacciante in cui una me diciassettenne cercava di spiegare, non senza una punta di stizza,cos'è internet alla nonna di 80 anni tutta intenta a sferruzzare una sciarpa. Mia nonna non capì e io, con la delicatezza di un rinoceronte, conclusi "ma tanto a te ormai internet non serve più". Così ho deciso di tacere, optando per un più dignotoso sorriso di circostanza. Poi, mentre spegnevo la sigaretta, mi sono accorta con raccapriccio che stavo pensando, a parziale giustificazione della mia ignoranza, "ai miei tempi non c'era 'sta roba". Perciò prego chiunque di voi sia un po' più informato di me di spiegarmi che cazzo è il punk-hardcore-elettronico con influenze low, per salvarmi dall'invecchiamento precoce, mica per altro.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:49:00 AM | Permalink | 6 comments
27 febbraio 2007
Vicino di casa (al telefono): "E questa ragazza a quale classe sociale appartiene?Così solo per sapere se è una ragazza di buona famiglia"


Rientrando a casa ieri sera trovo il mio vicino che, avvolto in un cappottone nero lungo fino ai piedi, parla al telefono fumando nervosamente. E scopro con orrore che, nonostante costui stia per conseguire un dottorato di ricerca, nessuno gli ha ancora spiegato che la divisione della società in nobiltà, clero e terzo stato è un tantino obsoleta. E che c'è ancora qualcuno che chiede "scusi lei, ma a quale classe sociale appartiene?", invece di passare direttamente ad un più pragmatico "quant'è il tuo reddito annuo?".
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:32:00 PM | Permalink | 4 comments
"Grande successo per l'iniziativa parmense...". Questo l'incipit trionfale, trombonesco, nonchè menzognero, del comunicato post evento inviato ieri dalla sottoscritta. E vi dirò di più: non solo l'ho inviato, l'ho pure scritto. Ebbene sì, per il pane questo e altro. Un mio amico contadino, che teorizzava l'oppportunità di tornare all'economia del baratto, soleva dire che il lavoro è una forma di prostituzione socialmente accettata in cui non si mercifica il corpo. Di solito chi la pensa così o è matto o è filosofo. Ai posteri l'ardua sentenza. In ogni caso, almeno fino al nuovo avvento dell'economia del baratto, temo che sarò costretta a piegarmi a simili compromessi. Di solito mi ritengo soddisfatta quando ciò capita una sola volta la settimana. Ma, siccome il buongiorno si vede dal mattino e chi ben comincia ben finisce, venerdì concluderò con una colorita figura di merda bolognese la settimana iniziata domenica con la figura di merda parmense.
Oggi pomeriggio, verso le 14.30, uno squalo del marketing con blutooth dietro l'orecchio e gessato grigio si è presentato in ufficio e, poco dopo, il mio pisolino post-pranzum a occhi aperti è stato disturbato dall'annuncio che venerdì ci tocca presidiare uno stand sotto il Comune di Bologna. O dentro. O di fianco. Non lo so. Quello che invece so, purtroppo, è che vanno preparate 200 cartelle stampa da distribuire per l'occasione e che il succitato ciarpame va trasportato in Comune entro le otto del mattino. E indovinate un po' chi è stato designato per efftuare il trasporto? Esatto, io. Grazie a U. che si è ricordato che abito nei pressi del Comune, venerdì mattina mi trasformerò da addetto stampa in facchino. Il pane, si diceva.

 
co.co.prodotto da Atipica at 2:35:00 PM | Permalink | 2 comments
26 febbraio 2007
(Seconda parte). Verso le 12.40, con solo quaranta minuti di ritardo sulla tabella di marcia, l'amministratore delegato Gran Lup Man di Chevrolet ha consegnato - sotto lo sguardo vacuo di una bambina down, del suo accompagnatore scoglionato, di un ciclista di colore e due immigrati maghrebini - un'auto al sindaco di Parma. E questi, volgendo un sorriso compiaciuto verso le telecamere di Il Bollettino di Parma (in diretta), ha ringraziato prontamente e assai la Crhysler (o come diavolo si scrive). Il Gran Lup Man di Chevrolet ha avuto un infarto là per là.
Alle 14 si è messo a piovere. I sedili su cui avrebbero dovuto sedersi gli ospiti durante lo Show dell'Ippoliti nazionale si sono inzuppati fino a marcire, mentre due bambini cercavano ripetutamente di sottrarre i volanti nonostante le veementi proteste del tecnico del suono. Che, insieme con me, era l'unico mammifero presente in piazza. Verso le tre, con la panza piena e l'aria visibilmente scoglionata, s'è palesato l'Ippoliti con una scarpa bianca e una blu, cercando di spacciare un segno inequivocabile di demenza senile per l'ultima moda in fatto di calzature. Intorno a lui, l'assessore parmense all'ambiente con mascella alla Ridge Forester e capigliatura a 3 piani in stile Richelieu, un sentaore di AN che non si sa bene dove sia stato pescato, quattro tirapiedi con i capelli unti e U., nostro prestigioso direttore editoriale. L'allegra brigata rideva e scherzava, scherzava e rideva, rideva e scherzava. Per due ore non hanno fatto altro che scambiarsi reciproche leccate di culo, sebbene io non abbia capito a quale scopo. Alle cinque, quando ormai ero prossima al coma per ipotermia, l'Ippolitone ha informato i presenti di essersi scocciato e se n'è andato. Causa violento attacco di colite ho abbandonato la mia postazione per qualche minuto e, quando sono tornata, ho trovato U. tutto sorridente: "E' andata bene, vero?" mi ha domandato. "Non direi" ho bofonchiato "si doveva fare uno spettacolo e non s'è fatto. In piazza non c'era nessuno. Piove. E io sto gelando". "Oh, beh, mica si vede da questo se un evento è riuscito. E' andata benissimo, a conti fatti". Sì, a conti fatti anche io somiglio tal quale a Claudia Schiffer, basta non tener conto dei capelli neri, gli occhi marroni, i 40 centimentri in meno, il sorriso e l'età. Tutti particolari irrilevanti, in ogni caso.

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:39:00 PM | Permalink | 2 comments
Sono un reduce. Un sopravvissuto. Un superstite. Uno scampato. Il gioco dei sinonimi per dire che, a dispetto di tutto ciò che è accaduto ieri, a Parma, sono ancora nel mondo dei vivi. E me ne meraviglio.
Cominciamo dall'inizio: avevo sperato che piovesse. Trattandosi di spettacolo all'aperto la pioggia avrebbe comportato l'impossibilità materiale di combinare alcunchè e, quindi, un auspicabile ritorno anticipato a casa, al caldo, alla domenica di svacco come dovrebbe essere. E - roba da non crederci - effettivamente è piovuto. Però. C'è sempre un però, ma qui, purtroppo, ce n'è più d'uno. Mi sono alzata alle 6 e 30 con il cuore gonfio di gratitudine nei confronti chi mi ha concesso l'opportunità di scoprire la bellezza di Bologna a un'ora infame di una domenica di fine inverno. In strada io e qualche povero extracomunitario infreddolito e assonnato. Dopo aver recuperato il minimo di lucidità necessaria, ho affrontato un viaggio di un'ora e mezzo fra le nebbie di Avalon in direzione Parma, sperando di aver imbroccato la direzione giusta e di non ritrovarmi ad Ancona. In macchina ho impegnato tutte le mie energie per tenere a freno l'impulso di ammazzare M&N, mie compagne di viaggio e di iella, che hanno parlato sempre - e intendo sempre - senza peraltro riuscire a dire nulla. Credevo di essere messa già abbastanza male ma, arrivata a destinazione, ho scoperto con orrore che:
  • Parma è la città più fredda e umida dell'emisfero boreale. Stoccolma è Nairobi in confronto, per capirci;
  • che gli undici gradi di Bologna precipitavano a 5 e che un vento affilato come una lama di coltello concorreva ad aggravare una situazione già irrecuperabile;
  • che erano solo le nove e mezzo del mattino e che il mio importante compito di addetto stampa consisteva nel restare impalata dietro un banchetto con sopra la nostra prestigiosa rivista fino alle 18.30. Stando così le cose non mi è stato difficile immaginare che avrei avuto tempo per morire assiderata, risorgere, rimorire assiderata e, infine, essere venduta in tranci alla Findus per tamponare la crisi dei merluzzi (provocata dalla Finanziaria 2007, come immaginate).
Dopo aver cercato di risollevare le sorti della giornata con un caffè e una brioche, mi sono seduta sulla sediolina da mercato predisposta per le mie chiappe laureate e, rassegnata, ho atteso che sopraggiungesse la fine. Certo avrei sperato di campare qualche annetto di più, ma va bene lo stesso. Nelle due ore che sono stata ferma immobile dietro il banchetto, cercando di confondermi con le due piante di ficus che il Comune di Parma ci ha messo a disposizione per ornare lo stand (bancarella sarebbe più appropriato, a dire il vero), ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con un signore ampiamente over 80 che ha mi ha chiesto a bruciapelo se, come vuole la moda del momento, stessimo protestando contro Prodi e per cosa.
Signore: "Salve signorinella" Io: "Buongiorno" Signore: "Senta, ma voi protestate contro Prodi?" Io: "No, noi non siamo qui per protesta..." Signore: "Ma non è che vi mettete a menar le mani, per protestare?" Io: "No, noi non stiamo protestando" Signore: "Non vi mettete mica a far quelle cose coi manganelli, contro Prodi?" Io: "Non siamo qui per protestare contro Prodi e comunque non abbiamo manganelli, non siamo squadristi!" Signore: "No, perchè uno può protestare civilmente, invece voi sempre coi manganelli!" Io (prossima alle lacrime): "NON ABBIAMO I MANGANELLI, LE HO DETTO, E NON STIAMO PROTESTANDO, CAZZO!" Signore (risalendo in bicicletta):"Ecco l'ho sempre detto che i giovani di oggi sono dei violenti".

Il secondo e ultimo visitatore era, senz'ombra di dubbio, il matto del paese. Con occhio furente e brandendo un ombrello, costui mi ha chiesto perchè, se la benzina è la causa prima di tutti i mali del creato, si fanno ancora le macchine a benzina. Gli ho spiegato che benzina e petrolio sono comunque fonti primarie di ricchezza per il nostro corrotto mondo occidentale. Quello mi ha risposto che le macchine potrebbero andare con l'energia termica (?) o eolica (!), che l'euro ci ha ridotto sul lastrico, che i giovani sono corrotti, i politici pure e spacciano droga (e qui non s'è capito se spaccino i politici, i giovani o tutt'e due). L'ho pregato di affrontare un argomento per volta, per non mettere in difficoltà il mio cervello, dato che non avevo ancora avuto il tempo di drogarmi. Lui per tutta risposta mi ha puntato in piena faccia l'ombrello e mi ha predetto che finirò male, sul lastrico. Ho sorriso: è evidente che sul lastrico ci sono già, visto che son qui invece che a casa a mangiare tortellini in brodo. Comunque gli ho promesso di consultare gli astri per verificare la sua previsione.
(Fine prima parte)
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:10:00 AM | Permalink | 2 comments
23 febbraio 2007
Io la mattina sono incazzatissima. Senza motivo, o forse perchè inconsciamente mi prende male affrontare questo porco mondo. Quando vorrò scoprire le ragioni del mio male di vivere mattutino pagherò un Doktor Freud per dirmelo. Per ora mi limito all'elaborazione di strategie che mi consentano di entrare in punta di piedi nella mia giornata, una specie di approccio soft alla vita. Ci sono tre cose, però, che mi mandano fuori dai gangheri oltre misura e mi rovinano irrimediabilmente la giornata:
  • le persone che mi parlano, in special modo quelle che pongono domande a cui non si può rispondere con un grugnito e lo fanno urlando.
  • Platinette che parla del carteggio fra Veronica Lario e il Berlusca con la serietà con cui annuncerebbe un nuovo conflitto mondiale.
  • ricevere telefonate dalle compagnie dei telefoni che mi offrono un innovativo servizio di cui non mi frega una ceppa. Se poi l'operatore che chiama usa il termine "valore aggiunto", i miei conati di odio nei confronti del mondo raddoppiano.
Stamattina, però, qualcuno è quasi riuscito nell'impresa eroica di farmi sorridere alle otto del mattino. Accendo la radio e sento più o meno quanto segue:
"Cara, allora cosa regaliamo a nostro figlio per il suo diciottesimo compleanno?"
"Una bella assicurazione sui capelli!"
"Ma lui voleva un MP3..."
"Sì, ma bisogna pensare al futuro, vedrai, quando resterà calvo ci ringrazierà".

E poi: Cesare Ragazzi assicura i tuoi capelli!

Ora immaginate un neodiciottenne brufoloso e boccoluto come Cocciante ai tempi di Margherita che scarta il pacchetto e, invece dell'agognato Ipod, ci trova un'assicurazione sui capelli. Guarda la mamma con aria interrogativa e questa donna odiosa gli spiega che hanno assicurato i suoi capelli da Cesare Ragazzi così, quando si ritroverà la testa lucida e liscia come una palla da biliardo, potrà ricostruirsi una criniera di tutto rispetto con due lire.
Poi ci si lamenta che i figli ammazzano i genitori. Spero almeno che abbiano arrestato il pubblicitario autore di una tale cazzata per istigazione a delinquere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:46:00 AM | Permalink | 0 comments
22 febbraio 2007
La domenica parmense sarà un flop. Praticamente ci sarà un solo giornalista che, pur di sfuggire a una barbosa domenica in famiglia, è disposto persino a sopportare le chiacchiere inutili di un Ippoliti qualunque. Immagino la scena: un palco, un microfono che gracchia e quattro vecchietti in bicicletta infastiditi perchè questo tizio che parla disturba il torneo domenicale di tressette. Qualche meccanico si aggira in tuta da rally per la piazza rimorchiando ragazzine. Sul palco, oltre l'Ippoliti, quattro uomini in giacca con capigliatura alla Ridge si parlano addosso convinti di essere l'ombelico del mondo fra la noia e il disinteresse generale. E io, dall'angolo più buio della piazza, con un ghigno malvagio dipinto sul viso, assisto a cotanta disfatta. Lo so, lo so, sa di sabotaggio e dovrei essere assi più appassionata del mio lavoro. Ma che volete, per quanto mi sforzi non riesco ancora a trovare ragioni sufficienti per mettere il GPL e il metano in cima alla lista dei miei interessi. Soprattutto di domenica.
Ieri si discuteva su come chiamare un'altro di questi patetici spettacoli, in programma per domenica 25 marzo, giorno - fra l'altro - del mio trentunesimo compleanno. In cui, a quanto pare, dovrò lavorare e sorridere ai soliti odiosi giornalisti di motori e imprenditori self-made man grassi e ingessati. Siccome durante le riunioni di redazione ne approfitto per schiacciare un pisolino, non ho capito cosa c'entri l'Africa in questa faccenda del GPL e del metano, ma mi sono svegliata appena in tempo per sentire U. proporre, come titolo dell'iniziativa, "Un gas per l'Africa". Sebbene io tenda a non disturbare il riposo dei miei neuroni per queste questioni, mi è sembrato doveroso sottolineare che "Un gas per l'Africa" sembra il titolo che i nazisti avrebbero dato a un giornalino in cui si illustrano i più efficaci sistemi di sterminio e pulizia etnica, piuttosto che il nome di un'iniziativa ambientale. Il 99% dei membri della redazione ha riconosciuto un qualche valore alla mia obiezione e U., efficiente direttore editoriale dall'io ipertrofico, è stato costretto a pensare un altro titolo. Da allora quasi non mi parla.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:55:00 PM | Permalink | 2 comments
Ieri è stata una brutta giornata. Ho scoperto, nell'ordine:
  • che si è scassata ("maciullata", per citare l'idraulico) la scheda elettronica che controlla la lavatrice comprata da mia mamma a novembre. L'idraulico ha preso il corpo del reato e l'ha portato con se dicendomi "la chiameranno dal centro assistenza appena è pronta la scheda". Il mio inveterato pessimismo mi induce a supporre che, per quel giorno, sarò morta. Risponderanno i miei nipoti: "la nonna?!no, non la trova, è morta circa 10 anni fa strangolata da una mutanda sporca che ha preso vita". Comincio a rimpiangere i tempi in cui le lavatrici andavano a criceti: con tutto il rispetto per animali e animalisti, quelli ci mettevano almeno 20 anni prima di collassare.
  • Prodi si è dimesso. Ok, Prodi non era un granchè e questo non era certo un governo di sinistra. Non che volessi Baffone, ma insomma, ci siamo capiti. Però non era nemmeno un governo berlusconiano e, nonostante tutto, questo poteva bastare. Ora la remota possibilità di rivedere il faccione tirato dal lifting del Cavaliere, il suo sorriso compiaciuto e spocchioso, mi fa venire la colite. L'idea di tornare a votare assistendo impotente alla vittoria di una coalizione di corrotti e corruttori, che hanno fatto dell'ignoranza e della volgarità più grossolana un'arte, mi provoca il voltastomaco. Adesso ci penserà Calderoli a far sì che mai l'Italia sia deturpata dalle basi americane. Lui, con l'eloquio forbito che gli è proprio e quella cultura da osteria che spesso ha sfoggiato, tronfio e volgare, sarà la barriera del Belpaese contro l'imperialismo americano.Ma per piacere.
Ritorna in auge l'idea di andare a vivere sul fondo di una grotta in compagnia di orsi e castori.


 
co.co.prodotto da Atipica at 11:12:00 AM | Permalink | 2 comments
21 febbraio 2007
Preferirei farmi internare piuttosto che prendere parte alla Festa del Cattivo Gusto di domenica, ma questo mi pare che fosse già chiaro. Sul pianeta CSM fervono i preparativi per l'epica giornata e, soprattutto, l'entusiasmo dei miei colleghi (purtroppo l'affermazione non è ironica). Quindi ho poco tempo per l'aggiornamento, ma mi preme comunicarvi che autorevoli rappresentanti della stampa nazionale di tipo embedded hanno già dato forfait. In un accesso di sincerità uno di loro si è lasciato sfuggire una risata e ci ha informato via e-mail che lui è un professionista serio e non può prestarsi a simili cabaret. Nutro nei suoi confronti un'ira furibonda perchè comincia a prendere corpo la temibile possibilità che debba sedermi io stessa con un volante in mano per evitare che ci siano posti vuoti. Speriamo che piova.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:27:00 PM | Permalink | 1 comments
20 febbraio 2007
In ufficio:


M: "Lavorerai domenica perchè io ho già prenotato una vacanza sulla neve e non posso disdire".


Io: "...".


M: "Sei disponibile a lavorare anche sabato?".


Io: "Preferirei di no".




Riunione di redazione:


U: " Per sabato, se qualcuno vuole venire bene, altrimenti me la cavo da solo".


M: "La Benedetta ha espresso il desiderio di venire con te".


Io: "Ma quando mai?".


U: "Bene, allora verrà la Benedetta, gli altri si considerino liberi".




Sigh!
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:17:00 AM | Permalink | 12 comments
19 febbraio 2007
La vedo grigia. Odio la tivvù (potrei aggiungere "spazzatura", ma se qualcuno di voi conosce un programma non spazzatura andato in onda negli ultimi dieci anni alzi la mano. Sono escluse cose tipo Elisir, la salute in diretta e altre stronzate mediche), odio le manifestazioni marchettare che nascondono la pura e semplice pubblicità dietro propositi ambientalisti o più in generale nobili, odio le pubbliche relazioni e odio i giornalisti di motori. Detto ciò vi informo che domenica, invece di svaccarmi sul divano e riposare il corpo e le meningi, dovrò smazzarmi un'intera giornata in compagnia degli immancabili GPL e metano, di tutti i più antipatici giornalisti di motori, di un manipolo di meccanici in tuta tutti intenti a motare impianti e, dulcis in fundo, di Gianni Ippoliti. Il Gianni nazionale ti metterà in scena - udite, udite - addirittura la parodia di una seduta di psicoterapia di gruppo con una serie di personaggi in vista (proprio così, in vista) sdraiati in cerchio sul sedile di un'auto con in mano un volante, tutti intenti a raccontare quanto sono autodipendenti. Questa sceneggiata raggiungerà l'apice del kitch quando un tale simulerà una crisi di astinenza da PM10: il poveretto arriva a Parma, una specie di isola felice del bronco, di paradiso del polmone, e, siccome qui non c'è l'inquinamento grazie all'impegno profuso dalla maravigliosa amministrazione parmense (slurp, ho ancora un pelo in bocca), gli piglia una bella crisi di astinenza da sostanze inquinanti. A quel punto entra in scena un'ambulanza vera con tanto di dottori veri - opportunamente sottratti al Pronto Soccorso dove sicuramente un vero tossico morirà di vera overdose - per rianimare il poveraccio. E io lì, incerta se sia preferibile ammazzarli tutti e passare il resto della vita in galera, o suicidarmi e darci definitivamente un taglio.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:54:00 PM | Permalink | 3 comments
Constato con tristezza che il nuovo inquilino dell'ufficio grafico è tragicamente al di sotto della media. Il che, considerato il livello di quest'ufficio, è un fatto di portata storica: dimostra senza timore di smentita che non c'è idiota che non possa essere superato in idiozia. Ma torniamo al minus habens: trattasi di stagista diciassettenne munito di intramontabile ciuffo alla Little Tony, riletto in chiave Jean Louis David e arricchito di rasatura sopra l'orecchio sinistro e lunga banda di capelli mechata sopra l'orecchio destro. Direi che è tutto giocato sull'asimmetria e il gusto dell'orrido. Gli occhi di costui sono drammaticamente vuoti e, per quanto si cerchi, nessun guizzo tradisce la presenza di un cervello sotto la calotta cranica ornata della succitata capigliatura. Meno vuoto, invece, il portafogli: costui viene al mattino non con la bicicletta, non col motorino, nè l'autobus, nè la vespa, nè la moto, nè il 125, ma con una rombante Mini Cooper sul cui tettuccio campeggia minacciosa la bandiera inglese. Sotto il giubotto, che lascia scoperti i reni sfidando il polare inverno bolognese, una maglietta su cui è ricamata con gli strass la scritta baci e abbracci, jeans sapientemente scolorito di fabbrica, immancabile I-pod nelle orecchie. Entrando in ufficio Lo Stagista non saluta perchè l'educazione, si sa, è vietata dal codice civile, fila dritto dietro la sua scrivania e, quando vai a chiedergli qualsiasi cosa, introduce la risposta con "sozzia". Ora, per i non bolognesi, "soccia" vuol dire succhia e "socmel " un banale succhiamelo. E io capisco che l'adolescenza sia un morbo strano, ma rispondere al tuo capo invitandolo per prima cosa a succhiarti l'uccello dovrebbe sembrare troppo anche a un adolescente che si avvia a diventare un perfetto cercopiteco.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:02:00 PM | Permalink | 1 comments
Le donne al volante - ahimè tocca ammetterlo - sono un pericolo pubblico. Inutile ostinarsi nella negazione di un fatto che è di lapalissiana evidenza: le donne non sanno guidare e sono tanto più pericolose quanto più si avvicinano alla menopausa e il loro colore di capelli tende al biondo (vero o artificiale). Il femminismo, l'emancipazione, il rogo dei reggiseni e il suffragio universale sono cose nobili, sia detto, ma non bastano a cancellare l'evidenza di un'affermazione che è quasi un'assioma e che chiunque percorra le nostre strade su un qualunque mezzo di locomozione può verificare con matematica certezza. Io giro in bicicletta, fidatevi della mia esperienza. Gli uomini hanno il difetto della velocità, vanno a 90 dove ci sarebbe il limite dei trenta e non è certo cosa da poco, perchè poi capita che non riescano a frenare e si sgrugnino contro un palo. Ma le donne, ragazzi, le donne. In strade dritte e larghe, dove se vai a 110 ti sembra di star fermo, loro viaggiano a una velocità media di 20 km/h, salvo poi sfrecciare a 200 in pieno centro città. Oltre tutto stazionano perennemente a sinistra costringendo gli altri aumobilisti a far numeri da circo per levarsele dalle palle. Ogni tanto capita qualcuna con il piede pesante, e allora vedete questa specie di amazzone del Grande Raccordo anulare sfrecciare a tutto gas, sorpassare a destra, deliziare gli altri automobilisti con repentini testacoda con un bilancio totale di 3 morti e 4 feriti gravi.
Gli uomini si fermano al rosso, quando si devono immettere da una strada laterale guardano prima a destra e poi a sinistra, ti danno la precedenza se ce l'hai, chiedono persino scusa quando proprio l'hanno fatta fuori dal vasino. Le donne invece svoltano in terza, guardano a destra per sentirsi a posto con la coscienza e se a sinistra c'è un paraplegico in carrozzina che tenta di attraversare chissenefrega, al massimo smette di soffrire, poverello. Le donne, ai semafori, se hanno deciso di passare, passano anche se ciò comporta la strage degli innocenti. Le donne non mettono la freccia in rotatoria, si truccano quando son ferme col rosso, ma anche se scatta il verde loro finiscono di stendersi il fondotinta manco fossero nel bagno di casa loro. Ma il colmo della sfiga è beccare una donna ingioiellata alla guida del SUV: è la prepotenza fatta persona e se voi non siete un tir a rimorchio, l'unico mezzo in grado di ridurre in poltiglia lei e la sua odiosa automobile, non c'è alcuna speranza che vi consideri.Almeno da vivo.
Se siete ragazze e in strada avete a che fare con una donna, le possibilità che vi spiaccichi sull'asfalto senza neppure fermarsi (farebbe tardi dal visagista) sono direttamente proporzionali a quanto siete giovani e belle. Nella lotta per la conquista del maschio, meno concorrenza c'è e meglio è.
Parola di una donna.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:16:00 AM | Permalink | 2 comments
16 febbraio 2007
Oggi la questione è più semplice del previsto: la giornata è inziata male e nove volte su dieci una giornata iniziata male finisce peggio. Vorrei che un meteorite si schiantasse su questo pianeta riducendolo in una poltiglia sanguinolenta.
Mi guardo intorno, mi incanto, mi perdo in pensieri scoordinati.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:03:00 PM | Permalink | 0 comments
Una parentesi di serietà in un mare di cazzate. Chiedo scusa per la nota grigia che ciò darà al mio blog, ma temo che qualche lettore abbia frainteso la natura e gli scopi di ciò che scrivo.
Questo blog non è - e sopratutto non vuole essere - uno strumento di spionaggio industriale. Se mi leggete perchè vi piace quello che scrivo, sia che si tratti di fatti reali che di aneddoti frutto di fantasia, siete i benvenuti. Se vi collegate perchè sperate in qualche modo di carpire dai miei post informazioni aziendali da strumentalizzare in vario modo, preferisco che dimentichiate l'indirizzo di questo sito.
Io racconto storie, vere o verosimili, poco importa. Raccontarle mi diverte e spero che leggerle diverta voi, ma non intendo danneggiare nessuno. Ripeto: nessuno. E vi credevo abbastanza intelligenti per capirlo da soli. Se verrò a sapere ancora una volta che quanto ho scritto è stato usato con il preciso scopo di danneggiare qualcuno, per quanto gretto e scorretto egli sia stato, sarò costretta a chiudere il blog. Senza considerare che certi comportamenti possono danneggiare anche me.
Nessun commento a questo post: questo è il mio spazio e queste sono le mie regole, se non riuscite a rispettarle andate a navigare altrove. Ma per favore non trascinatemi nel vostro fango.

 
co.co.prodotto da Atipica at 10:09:00 AM | Permalink | 0 comments
15 febbraio 2007
Oggi tutto si tace, in ufficio un pesante silenzio. In verità vi dico, è leggerissimo. La maggior parte dei colleghi è impegnata a collezionare figure di cacca di fronte alla stampa nazionale sul versante tirrenico della nostra bella penisola, e i pochi rimasti in loco sono i meno molesti. In realtà c'è M., ma di questi tempi non è pericolosa. Non che mi abbia in simpatia (in ogni caso le sue simpatie non durano mai più di due mesi), semplicemente è troppo impegnata a leccarsi le ferite per l'ennesimo uomo uscito dalla sua vita per la porta di servizio dopo la prima - e a questo punto anche ultima - notte. Domani è venerdì ed è sempre un sollievo. Sto cercando di scrivere due racconti, ma non ho ambizioni letterarie. Semplicemente mi sono accorta che, se scrivo, spendo meno soldi in acquisti compulsivi e il mio fragile istinto di sopravvivenza mi suggerisce che ciò è senz'altro un bene. Se guardiamo la questione da un punto di vista strettamente pratico, nella remota ipotesi in cui ciò che scrivo piaccia a qualcuno, potrei raggiungere il duplice obiettivo di diventare scrittore ed evitare il tracollo finanziario. In questo preciso momento della mia vita il secondo è lo scopo che più mi interessa, ma comunque nemmeno il primo mi fa troppo schifo. Tutto ciò è confortante: le vie della nevrosi sono infinite e questo, nel mio caso, offre molte più speranze delle comuni vie del signore. Questa battuta è contorta e involuta e, avete ragione, non fa ridere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:43:00 PM | Permalink | 2 comments
Ho comprato una Polaroid. E' un aggeggio bellissimo: una specie di cubo di plastica azzurrina dall'aria minacciosa. Tu premi un bottone con su scritto open/close e il cubo, emettendo rumori inquientanti, si trasforma in una specie di bocca pronta a mordere a morte o un'arma micidiale con cui qualche perfido terrorista minaccia di farti saltare le cervella, lì dipende se la vostra fantasia ama il trash all'americana o preferisce più qualcosa tipo l'Arte del Sogno di Gondry. La punti contro il mal capitato e premi un'altro bottone. La Polaroid si contorce in una serie di rumori malefici e sputa fuori l'istantanea. Ora non resta che aspettare che la foto appaia. Questo meraviglioso attrezzo dal sapore retro mi è costato la modica cifra di 59 euro. E vabbè non è granchè, peccato che un rullino da 10 foto costi 18 euro. Insomma con 30 foto hai già raggiunto il costo della macchinetta e, mentre tu giochi a fare il Cartier-Bresson dei poveri, il Signor Polaroid si frega le mani con un sorriso sadico dipinto sul volto, pensando a tutti i fotodollari che si accumulano sul suo conto in banca. In ogni caso un simile acquisto, in tempi di digitale, fa riflettere. Dopo la bicicletta del 1920 e il gatto zoppo, dopo 30 anni di assenza dagli schermi italiani, la Polaroid è qui. Non so, forse il mio complesso di Peter Pan sta precipitando verso una forma gravissima di schizofrenia, o magari sono solo stufa di stare al passo coi tempi e ho deciso di invertire la folle corsa alla modernizzazione. Penso che il mio prossimo acquisto sarà una macchina del tempo con cui farmi un giretto nell'800 o ai tempi della Rivoluzione Francese, così tanto per andare a fare un saluto a gente di cui si sente tanto parlare e che non ho mai visto. Poi torno, chiaro, non voglio mica vivere in tempi in cui cavavano i denti senza anestesia. In ogni caso, sono incredibili le forme di follia a cui il disadattamento sociale può condurre.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:06:00 AM | Permalink | 0 comments
13 febbraio 2007
M. sospira sconsolata: "Non è proprio un uomo operativo".
Uomo operativo. Chi di voi brama per esser definito "uomo operativo" alzi la mano.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:19:00 PM | Permalink | 2 comments
M: "Scrivi il comunicato sulla barca".

B: "Scrivere un comunicato, ma che bello! Lo farò dopo aver fatto la rassegna stampa, letto i giornali, risposto ai (tuoi) telefoni, riordinato la (tua) scrivania, messo a posto le scatole di riviste consegnate dal corriere, dato da bere alle piante e, dulcis in findo, pulito il cesso visto che l'uomo delle pulizie è andato a farsi una vacanza (c'ha il contratto a tempo indeterminato lui, mica come me)".

M: "Non mi interessa, il comunicato è prioritario".

Odio la parola prioritario pronunciata con quel tono sussiegoso e quel presuntuoso naso all'insù. Anzi, odio la parola prioritario e punto. Pioritario, risorse umane, relazionarsi, sinergie, dinamismo ed efficienza, gestione/gestire. Esprimono una visione aziendale della vita in cui le risorse umane brulicano come vermetti in una catena di montaggio vermifera, gestiscono priorità dentro e fuori dal formichiere in un andirivieni incessante e si relazionano creando sinergie dinamiche ed efficenti. "Caro, trovo che a questo punto sarebbe prioritario sposarsi e fare un figlio. Sarebbe l'occasione buona per comprare quel SUV superinquinante e supercostoso che desideri tanto".
Io non ho una visione aziendale della vita, anzi non ho proprio una visione della vita che mi pare un concetto già troppo articolato per la mia semplice mente, ma ho scoperto che devo adeguarmi. Non c'è vita fuori della visione aziendale, oppure è troppo costosa per un povero precario. Perciò scrivo il comunicato. Che, ovviamente, alla mia responsabile non piace. Senza dirmi alcunchè, comincia a modificarlo, tagliuzzarlo, maltrattarlo, stiracchiarlo. E va bene, chissenefrega del comunicato. Il colpo finale arriva quando passa alla punteggiatura. Dovete sapere che per M. punti, virgole, due punti, eccetera non sono altro che una questione fastidiosa. Non solo non mette le virgole seguendo le regole prescritte dalla grammatica italiana, ma nemmeno segue l'orecchio. Lei scrive e, dopo quindici righe e duemila battute, si ricorda di quella cosa strana chiamata "punteggiatura" a cui, per ragioni a lei oscure, tutti sembrano tenere moltissimo. Così imbraccia un fucile e lo carica a virgole, punti e punti e virgola che sparacchia a casaccio sul testo nonostante le veementi proteste del correttore di Word. Però lei è il capo, e il capo sa usare la punteggiatura meglio degli altri per definizione, di default per parlare informatico. Così, perchè sia chiaro a tutti chi comanda, lei ogni volta mi stravolge la punteggiatura. Stavolta però il diavolo c'ha messo la coda: colta da furor aziendalis ha inviato a chi deve approvarlo (AS) il comunicato sbagliato, la mia versione. E costui, prima che lei gli comunicasse la svista, se n'è uscito con un "M. cara, ma è scritto benissimo questo comunicato, la punteggiatura è perfetta", sperando di farle un complimento. E lei: "Si caro, l'ho preparato ieri con le mie manine e devo dire che m'è venuto fuori proprio bene".
Ora scusate, vado a dare l'acqua alle piante.



 
co.co.prodotto da Atipica at 10:55:00 AM | Permalink | 3 comments
12 febbraio 2007
Ed eccoci all'ennesimo lunedì di merda. Stamattina solo nebbia e sensi di colpa. Tra sabato e domenica più che mangiare come un maiale, ho mangiato un maiale. Intero, e grasso. E, da brava ragazza stritolata dalla società dell'immagine e dal bisogno di essere sempre "leggera e in forma", oggi il maiale me lo vedo tutto depositato sul culo. E sia chiaro: non mi sento male perchè sono pesante, perchè ho l'intestino pigro, perchè ho dormito male a causa della digestione post-abbuffata. Niet, io mi sento male per il senso di colpa. Un reale, palpabile, soffocante senso di colpa. Vi rendete conto a che punto di nevrosi siamo arrivati? E non uso il singolare, perchè non ci sono arrivata solo io, ma tutta la nostra società del cazzo che prima brucia i reggiseni in piazza e poi corre dal chirurgo per farsi cancellare le borse sotto gli occhi. Insomma se l'emancipazione era solo un'autostrada che conduce al chirurgo plastico bastava dirlo, si risparmiava un sacco di fatica. In ogni caso siamo arrivati che mangiamo una fetta di salame e ci sentiamo in colpa, mi spiego? come se avessimo ammazzato, rubato, mentito. Come se mangiare fosse un problema morale. E allora mi chiedo: perchè? Perchè persone decisamente molto magre e sempre in movimento come me devono sentirsi in colpa per aver mangiato una fetta di salame in più? Chi ci ha fatto questo? Insomma, perchè ci sentiamo in obbligo di sembrare una donne di carta, con la pancia piatta, la pelle liscia e tesa, leggere come piume e giovani, giovani, giovani. E - e qui comincio a parlare per me, perchè credo che sì, a qualcuno potrebbe bastare - se anche riuscissi ad essere così, sarebbe sufficiente? Smetterei di guardare gli altri vivere come se fossi al cinema, di sentirmi uno spettatore, di svegliarmi con la sensazione che tutto è inutile, che la realtà che mi circonda è senza senso e che lo sarebbe comunque e dovunque?
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:27:00 AM | Permalink | 5 comments
09 febbraio 2007
Ho una febbricitante attività bloggettara. Che significa tre cose sostanzialmente: che non ho voglia di lavorare, che non c'è niente da fare, che non c'è nessuno in grado di costringermi a farlo o fingere di farlo. Che poi non è vero perchè, di là nel suo ufficio, FR in persona ed emorroidi sta arringando qualcuno per cui s'è messo pure in giacca e cravatta. Invece del solito cappello da pescatore. Ovvio che oltre il cappello da pescatore indossa anche qualcos'altro, non oso immaginare quale trauma potrebbe provocare la vista di quell'uomo nudo. Ma quando si leva il cappello è segno che la persona con cui parla è importante. E una persona per lui è importante se rischia di mettergliela nel culo. O se ha più soldi di lui, ma di questa affermazione non sono certa. Comunque per me non se lo leva, il cappello. In ogni caso nonostante non stia facendo un beatissimo, ho la sensazione d'essere produttiva. Oggi ho rifatto il vestito al blog, e questa non è roba da poco, signori. Ovvio che in una vita in cui non succede un cazzo il minimo sommovimento è un evento. E il fatto che la mia vita si possa supporre assolutamente uguale a quella di qualche milione di altri annoiati precarizzati è triste sintomo del fatto che forse proprio nella vita non succede un cazzo. E quando succede, poi, è sempre iella. Perciò teniamoci la noia, che è meglio, e andiamo avanti. Stasera vado a ballare la salsa. Sì, la salsa. Io mi muovo come un bastone ma sono dotata di un sedere di dimensioni rispettabili, perciò non sono uno spettacolo proprio terribile. So che dovrei lasciarlo giudicare agli altri, ma quella sala è talmente piena di specchi - solo sul soffitto non ci sono - che alla fine ti devi guardare per forza. Insieme con me ci sono due ragazze ciccie e con gli occhiali. E i brufoli. E l'accento calabrese. E una i capelli raccolti in una coda unta e spettinata. Sospetto che si chiamino Assunta e Addolorata, ma sempre meglio Assunta e Addolorata di Pamela e Samantha. Addolorata sta con un tale alto un metro e venti con la faccia da topo e i capelli leccati da una mucca. Costui ha la faccia contenta anche se non capisco di cosa, visto che la natura gliene ha mandate di sfighe, Addolorata compresa. E la camicia aperta su un pelo ispido e fitto come i boschi in Aspromonte. Per me ha l'alito che sa d'aglio, ma è solo una supposizione. Assunta invece con uno lungo e secco come un giunco che invece di ballare pare che spali la neve. Questo ha l'alito di cappuccino, con quel retrogusto di latte avariato che arriva a zaffate, e non lo spuppongo, lo so per certo, perchè ho dovuto ballare con lui venerdì scorso. L'ho fatto in apnea. E' stato un esercizio utile per il nuoto, se vogliamo vedere il lato positivo. L'istruttrice non è male, peccato le orecchie a sventola, ma così a sventola che Dumbo era un principiante. Insomma stasera vado ad agitare il culino lì e poi schianto nel letto. E così scrivo la parola fine a un'altra settimana identica a tutte le altre e, soprattutto, inutile come tutte le altre. Secondo voi quante sono le settimane che si ricordano in una vita? Di più o di meno, o anche uguali, di quelle che varrebbe la pena di ricordare?
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:20:00 PM | Permalink | 5 comments
Ho provato ad aprire il blog com Firefox, ed è tutto ok. Poi ho provato a farlo con Explorer ed è tutto nero. A questo punto lancio un appello: siccome sembra che nella mia vita non vi sia nulla di più importante di questo blog al momento, sebbene non mi sia chiaro perchè, chiunque capiti da queste parti navigando con explorer può rassicurarmi sulla questione? Detto in parole povere, lo vedete? e se non lo vedete siete abbastanza bravi da spiegarmi che cazzo sta succedendo???
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:53:00 PM | Permalink | 0 comments
Da rapida occhiata all'archivio mi rendo conto che non ho mai parlato di mio padre. Seriamente intendo. Beh, si, sono tante le cose di cui non ho mai parlato e di cui, con molta probabilità, non parlerò mai. Però non so, con mio padre un accenno sembra doveroso.
Mio padre è un padre, una madre e una sveglia. Un padre perchè natura vuole che abbia un coso fra le gambe che lo identifica come uomo, perchè lui c'ha messo lo spermino e non ha avuto il pancione. Perchè quando ero piccola, molto piccola, ha cercato con scarsi risultati di essere severo.
Una madre perchè suppongo che se finissi in galera sarebbe lui a portarmi arance e sigarette. Perchè m'ha spiegato come nascono i bambini e, a sedici anni, m'ha illuminato anche su come non farli nascere pur commettendo atti impuri. In calce al discorso, ha aggiunto dolcemente "Ma non credere di potermi fare le tue confidenze: io sono tuo padre e non un tuo amico. Della tua vita sessuale non voglio sapere nulla, ma era mio dovere spiegarti come non combinare guai".
Una sveglia perchè la mattina, ogni mattina, mi telefona alle otto e mi sveglia con voce umana. Odio le sveglie e il loro trillo gelido, la violenza con cui ti strappano dalle braccia di Morfeo per catapultarti in questo mondo tristo. E lui sa che le nevrosi dei figli vanno rispettate. Così ogni mattina mi chiama, mi dice buona giornata e mi legge le previsioni del tempo affinchè possa abbigliarmi in modo consono. Mi raccomanda di non prendere freddo d'inverno, di stare attenta alle correnti d'estate. E poi conclude con un "buona giornata e buon lavoro" pronunciato con il tono accorato di chi pensa "povero te che ti tocca vivere".
Da piccola avevo paura della sua barba, odiavo che mi correggesse i congiutivi e che mi costringesse a leggere. Odiavo che si rifiutasse di parcheggiarmi davanti alla televisione come facevano tutti i genitori. Da adolescente odiavo che avesse fatto il '68 e che ridesse di me e della mia età. Odiavo che non prendesse sul serio le mie ribellioni da sedicenne e commentasse sempre, dopo ogni sfuriata, "pare che i figli prima o poi tornino normali". Odiavo che avesse già letto in tutte le edizioni e le traduzioni esistenti ogni libro che io consideravo una rivelazione. Odiavo che fosse depresso e triste, ma soprattutto di non essere come lui. Mi sembrava che capisse qualcosa della vita che io nemmeno vedevo.
E adesso, adesso è solo mio padre.

 
co.co.prodotto da Atipica at 12:53:00 PM | Permalink | 2 comments
Template cambiato. Perchè? Perchè ieri ho cazzeggiato troppo, con risultati drammatici. Insomma,volevo solo inserire un orologio, un'ambizione tutto sommato modesta anche per me che con la tecnologia non sono messa proprio granchè. Evidentemente mi sbagliavo: l'orologione per poco non mi ha mandato a puttane tutto il blog. E, siccome dopo due ore di smanettamenti e relativi attacchi di panico la situazione non accennava a migliorare, ho risolto il problema alla radice. Ho potato i rami secchi.
Il nuovo template è adorabile, così lezioso con quei cuoricini dappertutto. In aperto contrasto con la mia lingua biforcuta. L'ho scelto per questo, perchè medi fra me e la mia cattiveria.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:51:00 AM | Permalink | 5 comments
08 febbraio 2007
Per qualche ragione ci sono giorni in cui essere al mondo è faticosissimo. Giorni in cui ti sembra di essere immerso nel cotone, e tutto arriva attutito. Sono giorni in cui non vivi, rotoli. Niente paura è solo la depressione delle sei e mezzo. Di solito la gente ce l'ha mattutina, perchè ha paura di affrontare la giornata, o serale, perchè sa che lo aspetta una nottata di occhi sbarrati e lotta con le lenzuola. Io ce l'ho a quest'ora. Perchè adesso esco dall'ufficio e mi aspetto di vivere. Ma negli ultimi tempi, la cosa si rivela più difficile del previsto, o almeno più di quanto dovrebbe essere.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:57:00 PM | Permalink | 1 comments
Habemus nomen. Per dovere di cronaca devo informarvi che dopo due giorni di telefonate sfibranti con centralinisti ottusi, attese sempiterne allietate dalla Nona di Beethoven o dalla Quattro Stagioni di Vivaldi (i programmatori di telefoni evidentemente non conoscono altri brani), conversazioni bruscamente interrotte, minacce tutta'altro che velate da parte di FR - che sembra voler risolvere hic et nunc la questione emorroidica - abbiamo scoperto come si chiama il famoso professor Tizio che ha parlato alla trasmissione Tale. A questo punto non resta che comunicarlo a lui, FR.
"Ciao FR, abbiamo quel nome". Silenzio e sibilo. Evidentemente lo abbiamo disturbato. "Si chiama Prof. X
Y, opera nella clinica svizzera di Sturmtruppen, vuoi il numero?". Di nuovo un sibilo, che però, questa volta, tradisce una punta di irritazione. Poi finalmente FR proferisce verbo "No, è uno stronzo". Click.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:05:00 PM | Permalink | 3 comments
Chi si offre di regalarmi una casa sull'Hymalaya? Mi accontento di una baita e ho un'unica pretesa: il bagno in casa, magari uno squallido orinatoio, ma in casa. Sapete lì fa freddo e se mi capita un'attacco di colite la notte, che faccio? Ammetto che magari non è un gran investimento, però la mia misantropia sarebbe soddisfatta e magari dopo qualche annetto chissà che non mi torni la voglia di scambiare due parole con qualcuno. Tipo un pastore, un allevatore di lama. Gente semplice, comunque. Oggi, signori, si rivaluta il mito del buon selvaggio."Più conosco gli uomini, più amo gli animali" diceva qualcuno di cui non ricordo il nome; io direi "più conosco i laureati, più amo i contadini". In realtà urge una precisazione: il laureato medio è un idiota e va bene. Io però mi riferisco al laureato "nominale", il borghesuccio che legge i libri di Vespa e si sente a posto con la coscienza, che si affaccia all'uscio della classe dirigente, che un po' di carriera l'ha fatta e gli manca solo una spolverata di cultura per essere davvero soddisfatto. Costui, in Italia, 9 volte su 10 la laurea non ce l'ha, ma è "come se" e infatti si fa chiamare "dottore". Anche nel mio ufficio tutti si fanno chiamare dottore/architetto (chissà perchè non ingegnere o professore, a questo punto), ma la laurea, il pezzo di carta, l'alloro accademico, quello - ho scoperto con dolore - ce l'ho solo io, e sono il servo della gleba. Addirittura una volta un tale ha telefonato e ha chiesto di parlare con la Dott.ssa Me Medesima. Odio essere chiamata così, ma costui è uno di quelli che, con prudente servilismo, chiamano dottore chiunque che tanto non si sa mai. Beh, la centralinista si è messa a ridere: "Benedetta, questo ti ha chiamato dottoressa, ci credi?Ahah, tu dottoressa!".
Bene, oggi i Dottori parlavano di politica: si lamentavano, perchè gli incentivi per GPL e metano andranno ad arricchire la FIAT. E loro non lo sopportano. Principalmente perchè la FIAT fa le macchine a metano e non a GPL, ma non lo ammetteranno mai. Mentre facevo fotocopie ho domandato perchè, se il governo è sensibile alla nostra (cioè loro, perchè ripeto, a me frega proprio 0) azione di lobby, dovrebbe invece mostrarsi insensibile alle avance di altre categorie? Taci, tu che sei a favore dei PACS, è stata la risposta. Taccio, è meglio.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:10:00 AM | Permalink | 2 comments
07 febbraio 2007
Avevo detto che oggi era il turno delle emorroidi, vero? Ok, non diventerò una blogstar se continuo a parlare di un argomento 'sì vile, ma io racconto storie di precarietà. E riuscite a immaginare qualcosa di più precario di un intero ufficio stampa - sebbene piccolo - che passa tutto il pomeriggio a tampinare la Rai per sapere come si chiama il tale che, nella puntata x di uno speciale salute andato in onda in chissà quale orario infame, ha illustrato una cura innovativa per cacare senza contorcersi dal dolore? E scusate se divento sboccata, ma insomma.

Ecco come si sono svolte le cose: M. illustre capufficio stampa ha cercato per settimane intere di risolvere la faccenda con discrezione. Vilipesa da tutti i centralinisti Rai ha pensato che i sottoposti sono stati inventati proprio per prenderla nel culo (aridaje) al posto dei responsabili.

(Signori rassegnatevi, oggi il deretano è protagonista assoluto di questo blog).

In qualità di primo sottoposto ho ricevuto il gravoso incarico. E così i centralinisti Rai hanno avuto l'occasione di vilipendere anche me. Per meno di una settimana, certo, ma per un periodo comunque sufficiente a farmi considerare il suicidio l'unica possibile via d'uscita. Ma niente, questo programma pare non avere una redazione, nè un referente, nemmeno uno squallido redattore con contratto di collaborazione occasionale. Il programma si fa da solo. Con mia grande gioia l'incarico mi è stato sottratto con stizza ed è passato nelle mani di A.C. Dopo esserci lungamente consultate siamo addivenute alla conclusione che forse spacciandoci per le segretarie di un altro luminare in culologia saremmo riuscite a ottenere di più. Il centralinista ci ha passato l'ufficio stampa della RAI. E così ci imbattiamo una signora
con accento degno di Trilussa, gentile e zelante, che sembra assai felice di poterci aiutare. L'epopea della recherce del dottore perduto sembra intenerirla e angustiarla al tempo stesso. Farà quel che può, si informerà, mobiliterà tutto l'ufficio, se necessario, e tra dieci minuti sarà in grado di dirci il nome che cerchiamo. Tutto l'ufficio fissa le lancette dell'orologio in trepida attesa. Finalmente allo scoccare del decimo minuto, richiamiamo. Trilussa è andata a casa. Chi ci risponde ci dice di essere stato appena assunto e di non sapere nulla. E Trilussa, l'accorata signora Trilussa, domani c'è? No, sarà in ferie per dieci giorni. E il nome del dottore? Ah, provate a chiamare il centralino. Ma dico, non sarebbe più semplice andare dal medico generico, dirgli "dottore ho le emorroidi, conosce uno specialista?" invece di mettere in croce un intero ufficio?
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:55:00 PM | Permalink | 5 comments
Ve l'avevo detto, ieri le barche, domani chissà. Avevo ipotizzato birdwatching ed eresia monofisita: la realtà è stata più carogna di me. Niente eresia monofisita, bensì emorroidi. Il tema del giorno sono le emorroidi. Tra cinque minuti alzerò il telefono e comincerò a pedinare un giornalista del TG1 che pare abbia curato uno speciale sulle emorroidi a cui ha preso parte un luminare. Ecco, io devo scoprire come si chiama. Il luminare, non il giornalista. E sono costretta a mantenere il più stretto riserbo su chi mi ha affidato un 'si gradito compito. Ovviamente si tratta di qualcuno che ha il potere di costringermi altrimenti col piffero. Beh, e dunque? Non sarò mica una borghesuccia isterica che non riesce a dire emorroidi solo per la contiguità ideale fra queste e il culo. No, effettivamente no. Però, ditemi, avete mai telefonato alla redazione di un TG nazionale? Allora: voi chiamate la segreteria di redazione e chiedete di Pinco Pallino. La segreteria di redazione sbuffa, dice che non c'è e prima che possiate aprire bocca vi attacca il telefono in faccia.
Riprovate, ma la segreteria di redazione stavolta non risponde.
Riprovate e finalmente sentite una voce amica. Chiedete di parlare con Pinco Pallino.
"Perchè?" domanda secca quella che non è più tanto una voce amica.
"Devo chiedere un'informazione" sospirate.
"Che genere d'informazione? magari gliela do io" insiste quello in un accesso di disponibilità parossistica.
"Il nome di uno specialista intervenuto nello speciale salute, ehm, si".
"Quale specialista?"
"Non lo so, chiamo proprio per sapere il nome"
"Si, ma specialista in cosa, signorina?"
Panico. Goccia di sudore freddo lungo la schiena.
Non sono borghese, non sono borghese, lo dico, lo dico, lo dico.
"Emorroidi" bisbiglio.
"Come?"
"Emorroidi"
"Scusi sa, qui c'è un gran casino, se non parla forte..."
"EMORROIDI"
"Ha detto emorroidi?".
Tu-tu-tu-tu.
A tutto c'è un limite, cazzo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:15:00 AM | Permalink | 0 comments
Ebbene, non mi sono ancora ammazzata in bicicletta. Ed è già un buon bilancio, credetemi. Però una considerazione è doverosa: ci vuole tanto spirito di sacrificio per attraversare la grassa Bologna in bicicletta. Perchè nulla è più falso e tendenzioso della credenza che la vuole una città di pianura. Pianura un corno. Provate a fare Via Indipendenza dalla stazione verso Piazza Maggiore su un trabiccolo cigolante del 1920 e poi mi dite se secondo voi a Bologna non ci sono le salite. Roba che al posto della fontana del Nettuno a un certo punto vedete la Santissima Trinità che fa il tifo e, per incoraggiarvi, sventola un panino alla mortadella. Ma lunga e lastricata di dolore è la strada che conduce alla conquista del Gluteo Marmoreo.
Ieri ho messo a punto una nuova visione della vita, irrimediabilmente più desolante della precedente nonostante l'apprezzabile tentativo di A. di convincermi che su questa terra non si sta poi così male. Il mondo è come un teatrino di scimmiette ammaestrate che recitano un ruolo imparato da piccoli. E dopo un po' dimenticano di essere personaggi di una commedia grottesca e inquietante. Anch'io, certo. L'unica differenza è che, siccome sono sempre stata disubbidiente e refrattaria a qualsivoglia disciplina, il mio personaggio recita il ruolo del guastafeste antipatico. Non è una teoria originale, nè tantomeno interessante: il problema è che fra tutti gli animali del creato le scimmie sono la razza che odio di più.
Per concludere stamattina sono stata edotta da un mio collega sulla versione post-moderna dell'antico
Faber est suae quisque fortunae: l'uomo è progettista della sua vita! Costui è maestro nelle esegesi ardite: l'ultima volta mi ha spiegato che secondo lui la favoletta del lupo e l'agnello ci insegna che i politici di oggi ce la mettono comunque nel culo. Volendo.
Progettate gente, progettate.
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:25:00 AM | Permalink | 1 comments
06 febbraio 2007
Oggi si parla di barche. Ieri di GPL e metano. Domani di birdwatching o dell'eresia monofisita. Vai a sapere. Perchè la vita è strana, signori, e una mattina ti alzi e ti ritrovi a scrivere di pulpito prodiero, robusti tendibene, fly bridge imponente. Ovvio che per me queste parole non significano nulla: potrebbe trattarsi di marche di jeans haute couture o nomi di nuove merendine del mulino bianco a base di cromo esavalente. O entrambe le cose insieme. Ma mi hanno detto che sono pezzi di barche e credo che, mi scuserete, mi accontenterò di tale sommaria spiegazione senza approfondire. Così, ecco, mi vien da pensare: stamattina mi sono guadagnata la pagnotta scrivendo di cose di cui non so assolutamente nulla. E passerò la vita così, fingendomi competente in questioni di cui non solo non so un accidente, ma nemmeno m'importa di sapere, e simulando interesse per faccende totalmente irrilevanti nell'economia del mio personale universo. La cosa è evidente soprattutto quando vi trovate di fronte persone a cui, pare, queste cose interessano davvero. Per esempio un tale FC, un giornalista pedante con la s da paperino, la r moscia e l'accento da Milano da bere. Non l'ho mai visto in faccia, ma potrebbe essere pure Brad Pitt che con tutti quei difetti di pronuncia e quella vocetta da eunuco non riuscirebbe a risvegliarmi un microgrammo di libido. E c'è di peggio: costui sembra davvero interessato ai motori, al GPL e al metano e sinceramente affezionato alla mia responsabile. Insieme passano ore al telefono a bruciarsi i neuroni per raccontarsi le ultime novità in fatto di incentivi. E tra un'accisa e un'omologazione riescono persino a tubare, sorridere imbarazzati, sbattere gli occhi in modo civettuolo, mandarsi i bacini. Insomma, galeotto fu il gas di petroli liquefatti e chi lo raffinò. Capita che ogni tanto, suo malgrado, la mia responsabile non abbia tempo per intrattenere l'amico FC che viene dirottato verso la mia scrivania.
- Pronto -
- Scialve Benedetta sono FC -
- Ciao FC, dimmi -
Già odio parlare al telefono, figuriamoci con uno che sembra sempre contento di ciò che la vita ha in serbo per lui. Risus abundat in orae stultorum soleva ripetere mio nonno, salvo poi meravigliarsi quando al figlio è stata diagnosticata una depressione maggiore.
- Allora dimmi, cara, scei contenta degli incentivi che questo govevno ha mescsco a discposcizione pev il gas -
- Beh, dalla gioia ci dormo la notte -
- Immagcinavo. Anch'io scono molto emozcionato all'idea di tutte le macchine a gasc che sci vendevanno quesct'anno!
Ora, a ciascuno il suo, non discuto, ma ve l'immaginate uno che si sente emozionato perchè si venderanno un sacco di macchine a metano/GPL? "emozionato"? Le emozioni - quel complicato groviglio di moti dell'animo per i quali ci si sente ora felici, ora sconsolati,ora innamorati, ora disillusi - ecco, le emozioni io faccio davvero fatica a inserirle a meno di cinquemila parole dalla locuzione "incentivi per metano e GPL".
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:52:00 AM | Permalink | 0 comments
05 febbraio 2007
Mai lunedì fu più divertente di questo. Ha appena chiamato un tale che vorrebbe che noi pubblicassimo un suo racconto.
- Su GPL e metano? domando, alquanto perplessa.
E intanto dentro di me mi interrogo su quale patologia psichiatrica possa essere all'origine della decisione di scrivere un libro, un intero libro, su GPL e metano.
- No, più qualcosa alla Tolkien, ha risposto.
Ho dovuto dirgli di no, ma il realtà trovo che non sarebbe una cattiva idea conciliare Tolkien con GPL e metano: qualcosa del tipo "il Signore dei Pistoni".
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:26:00 PM | Permalink | 1 comments
- 'Scolta se devi fare i compiti d'inglese e non li sai fare non è un problema mio. Perciò non mi telefonare mai più mentre sto lavorando per queste stupidaggini. Mi hai già scocciato col tuo piangisteo, quando ti deciderai a crescere? Sai cosa ti dico, arrangiati.
Così, A., 11 anni, figlio di A. il Barattolo di marmellata ha scoperto il conforto non è di questa terra. Dopo questa agghiacciante telefonata A. ci ha illuminato sulla ragioni della sua severità: è preoccupata che suo figlio non cresca abbastanza in fretta, ha detto. Preoccupata perchè teme che lui si illuda che lei sarà sempre disponibile a risolvergli i problemi o a dargli conforto. Lei ha una vita sua da portare avanti e lui questo lo deve capire e, di conseguenza, imparare a cavarsela da solo. A questo mondo bisogna lavorare, stringere i denti e imparare a risolvere i problemi senza aspettarsi aiuto e conforto da nessuno, nè pacche sulle spalle o gesti d'incoraggiamento. Se ha bisogno di conforto perchè non sa fare i compiti è un problema suo, non di sua mamma. Questa è la verità. Prima lo capirà meglio sarà.
Perchè lo racconto? Beh, solo perchè sento il bisogno di dire a qualcuno che genere di madre vorrei NON diventare. E che questo mondo, più lo guardo, più mi sembra popolato di pazzi furiosi.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:42:00 PM | Permalink | 4 comments
Chiamatemi Gino Bartali. Stamattina sono uscita in bicicletta. E stasera, alle sei e trenta, balzerò sul mio bolide e - cling-clang-trick (la mia bicicletta emette una serie di rumori sinistri che sembrano annunciare un disastro ad ogni pedalata) - sfreccerò in direzione della piscina. Cinque chilometri, più o meno. Poi farò un'ora di allenamento di nuoto (80 vasche sicure, se l'allenatore si sente sadico qualcosina in più). A quel punto una bella doccia rinfrancante, sempre che abbiano fatto aggiustare le caldaie e l'acqua sia tornata a una temperatura superiore ai 5° C, e poi di nuovo in bicicletta per gli ultimi 5 Km. In salita, stavolta. Riuscirà la nostra eroina a tornare a casa? O abbandonerà la bici in un punto imprecisato di Bologna per agganciare il primo autobus disponibile? Si accettano scommesse. In ogni caso ho capito che, se voglio doppiare il famoso mezzo del cammin di nostra vita - fra un lustro, a occhio e croce, devo modificare qualcosa nel mio stile di guida. Moderare la velocità sarebbe un buon punto di partenza.

In ufficio adesso va di moda la chirurgia estetica. Un bel giorno il Barattolo di Marmellata si presenta in ufficio senza le occhiaie. Con 'senza le occhiaie' non intendo un senza del tipo 'stanotte ho proprio dormito bene' quanto piuttosto un 'senza' da fotoritocco, come le modelle sul giornale, che neanche a diciott'anni. Per inciso, il Barattolo porta gli occhiali e nessuno si sarebbe accorto di nulla se non avesse tentato di rifilarci una storia su presunte ulcere 'oculari' che le provocavano le occhiaie e la cui rimozione pare conferisca ritrovata giovinezza. Ovviamente non ha fregato nessuno, ma s'è scatenata una specie di febbre da chirurgia estetica: tutti sono in preda alla smania di levarsi/correggersi qualcosa. Da una settimana si parla solo di addominoplastiche, liposuzioni e rimozione di ponfi. Beh, questa mattina entro in ufficio e trovo responsabile ufficio stampa e direttore editoriale intenti a discutere di nei pelosi e dell'opportunità di rivolgersi al chirurgo estetico anzichè al dermatologo per evitare cicatrici troppo evidenti. La conversazione, correlata da esibizioni e dimostrazioni di evidenti difetti di pelle anche localizzati in zone che normalmente non si espongono, è andata avanti per circa un'ora. Dico, vi sembra? Dapprima ho cercato di resistere, ma poi, disgustata dalla sfilata di nei pelosi in corso di fronte alla mia scrivania, ho cercato rifugio in bagno. Qui M. e l'amico grafico erano impegnati in piacevoli conversari. Oggetto: i peli. M. sosteneva di non essere molto pelosa e dichiarava, a sostegno di questa affermazione, che i peli sono radi anche lì, nella passera insomma. Pur senza depilarsi riesce a vedere la pelle, ha dichiarato. Insomma, cos'è oggi la Giornata Mondiale del Pelo? C'è qualcuno che oggi non parli di peli?
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:12:00 PM | Permalink | 0 comments
Non sono brava con le recesioni, io. Però La Strada di Levi andatelo a vedere, da bravi. Ora magari vi aspettate che vi dica perchè secondo me dovreste andarci, o almeno perchè mi è piaciuto. E invece non ve lo dico. In compenso potrei raccontarvi che cinque anni fa l'ho visitata, Auschwitz-Birkenau. E che è vero: lì fa sempre freddo, anche d'estate con 40°, e l'angoscia non si dimentica mai più. Detto ciò preferisco tacere: non sono ancora, e forse non lo sarò mai, abbastanza brava con le parole per parlare di questa questione senza retorica. E, vedete, la retorica e quattro frasi trite mi pare offendano ciò che è stato, e che ho provato. Perciò, silenzio. E' la cosa migliore. Al massimo andateci, è vicino Cracovia, da Budapest vi bastano 12 ore di treno notturno con le panche di legno e la terza classe e il gioco è fatto. Attenti a non sbagliare vagone, però, leggete che ci sia scritto Krakow sulla carrozza, perchè al confine con la Slovacchia staccano alcune carrozze e se non siete stati attenti vi svegliate a Bratislava. Ah, e non spaventatevi se nel cuore della notte il treno sta fermo 2-3 ore e un enorme cane lupo vi lecca la faccia. Lì vi fanno odorare dal cane antidroga e non vi avvisano. Se vi potete permettere l'aereo meglio per voi, ma potendo scegliere ci tornerei in treno.
E poi mi fate sapere se le avete trovate, le parole.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:38:00 AM | Permalink | 0 comments
02 febbraio 2007
"Salve sono S.A. (cognome e nome), collaboratrice di FR (nome e cognome). Lui sta venendo lì, per fare un bonifico, ma è un uomo che non ama perdere tempo, perciò ho chiamato per darvi io i dati. Mi raccomando, quando arriva servitelo subito, non fatelo aspettare".
Intanto odio chi dice prima il cognome e poi il nome: siamo uomini, non barattoli di marmellate e il nome non è l'etichetta di un prodotto scadente. Secondo, il servilismo mi dà sui nervi: a FR non piace aspettare. Beh, nemmeno a me e allora? Però alle poste, se prima di me c'è il classico vecchietto arterio che impiega 4 ore a pagare una bolletta della luce, aspetto. E aspetto in banca. Al supermercato. Aspetto l'autobus. Non è divertente, no, ma non vedo nessuna ragione a sostegno del mio diritto di scavalcare il prossimo. Se ho fretta chiedo per favore se posso passare. E se mi dicono di no, amen. No, niente predica sulla civiltà, sto pensando a qualcosa di diverso. Sto pensando a SA (visto che si sente un barattolo di marmellata, la chiemerò usando l'etichetta) che chiama una banca perchè non facciano aspettare il suo datore di lavoro. Ops, padrone, in questo caso mi sembra più appropriato. E sto cercando di capire cosa, secondo lei, sia alla base del diritto di FR di non aspettare. Il fatto che le paga lo stipendio? Perchè è ricco? E che cosa è alla base del diritto di FR di essere chiamato con nome e cognome? Mi chiedo, in poche parole, cosa abbia FR più di noi per aver diritto a un'identità, anzichè a una semplice etichetta.
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:42:00 PM | Permalink | 1 comments
'Come va la vita?'
'Come un mazzo di rittica'.

Rittica è la parola con cui gli autoctoni abruzzesi indicano l'ortica. Ho sempre amato questo modo di dire: perchè effetivamente la vita ha un che di urticante anche nei periodi migliori. Eh sì, oggi si scoppia di ottimismo, signori: eppure, in questa fitta coltre di tenebre, qualcosa va meglio di ieri. Insomma, la lavatrice è rotta e chi avrebbe dovuto ripararla m'ha tirato un pacco colossale, perciò il cumulo di mutande da lavare è inesorabilmente destinato a crescere. A meno che non mi metta a fare la mondina, ma qualcosa mi suggerisce che è un'ipotesi quantomai utopistica. Però. Però oggi ha fatto la comparsa nella mia vita di precaria un nuovo personaggio, per estensione precario anch'esso. Si chiama Betta II (siete pregati di leggere il numero romano non come un plebeo 2, ma con un più altisonante 'seconda') ed è una biciletta. Beh, oddio, magari bicicletta è un termine troppo completo per Betta II, che, nonostante la regalità che le attribuisco è, a conti fatti, un trabiccolo scassato. Perciò mi sembra più appropriato definirla quel-che-resta-di-una-bicicletta, lasciando garbatamente intendere che qualcosa manca. Come quel-che-resta-del-gatto lascia intendere che anche al mio felino manca qualcosa: due zampe. Vabbè. Riflettendoci bene la mia vita sembra essere drammaticamente piena di individui/oggetti non compiuti. O compiuti, ma disfatti. Gli oggetti di seconda mano, scassati, strappati, destinati alla rottamazione esercitano su di me un fascino incredibile. Vengono da un'altra vita e diventano miei. Sono una specie di filo conduttore, di punti di contatto fra storie e universi che non s'incontreranno mai. E così se devo comperare una bicicletta scelgo la più vecchia. Perchè ha visto più storie. Non mi è chiaro in questo contesto cosa c'entri la propensione ad adottare animali invalidi, ma temo che lì le cose si complichino. Il punto è che la completezza mi irrita e mi annoia. Se una sedia è una sedia e recita bene la funzione di sedia, non le manca un piolo, non traballa, non viene dalla casa di uno sconosciuto che non vedrò mai, che gusto c'è? E' una sedia, punto. Lo stesso vale per le persone: chi caga, piscia e, qualche volta pensa, non è che una variante che differisce del minimo indispensabile da qualche altro milione di individui della stessa specie. E' quando qualcosa scricchiola, friziona, cigola, magari persino s'incaglia, che il gioco si fa interessante e la speranza di provare una qualche forma di curiosità verso la propria specie si risveglia. Sembro Mr Hide, vero? In effetti. Resta comunque che la mia nuova-vecchia bicicletta Betta II (perchè, chiaro, c'è stata una Betta I e lei si che era regale, non foss'altro per chi me l'ha regalata) è in assoluto un rottame. Ed è bellissima.
 
co.co.prodotto da Atipica at 11:54:00 AM | Permalink | 2 comments
01 febbraio 2007
Fine gennaio-inizio febbraio. Diciamo pure tutto febbraio, va'. Il periodo più triste dell'anno. Le belle giornate sono scolorite e nostalgiche. C'è il sole, ma capirai: questi raggetti obliqui, deboli, quest'azzurrino pallido, questa luminosità gelida. Di solito oscillo tra il desiderio di rintanarmi sul fondo di una grotta e il desiderio di trasformarmi in un sasso. E vedo tutto nero: anche questo blog. Se fossimo in aprile, scoprire che il mio rank è a 9 mi farebbe saltare di gioia. Certo, una magra consolazione, sono d'accordo, però in realtà conta l'effetto, non la cosa in sè, presumo. Ieri, invece, mi ha fatto venire voglia di chiuderlo. Ho aperto un occhio, ho visto il rank, ho pensato 'ehi'. Non 'ehi che bello!', o 'wow, un mese fa ero a sei!'. Nessun punto esclamativo, solo un tiepido, insignificante, lapidario 'ehi'. Così ho riletto qua e là e l'unica cosa che abbia pensato è che in realtà il mio blog meriterebbe di essere chiuso: non fa ridere, non fa piangere, non dà consigli di cucina, non insegna a farsi la french manicure nè a costruire molotov. E' pieno di errori di ortografia, e non è scritto bene. No, dai, sul serio, non lo dico per farmi dire brava. Io me la cavo un po', questo lo so. Ma mi manca la naturalezza. Come se non fossi a mio agio fra le parole. O con le parole, comunque non fa differenza. Leggendo altri blog, e voi sapete bene quali, capirete subito a cosa mi riferisco. Lì sembra che le parole si pieghino facilmente al volere di chi scrive. A me non succede. Lo vedo, perchè sono - questo sì - un bravo lettore. A me le parole si ribellano, dicono sempre troppo o troppo poco. Non c'è misura, equilibrio. Qualcosa stride, sempre. E accade perchè manco di naturalezza. E' la differenza fra suonare e strimpellare.
 
co.co.prodotto da Atipica at 3:38:00 PM | Permalink | 5 comments
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