L'ufficio è deserto, la Spia picchietta zelante la tastiera senza alzare lo sguardo dal monitor mentre la Psycocentralinista si prende cura delle sue piantine che hanno avuto una dura settimana.
Inizio digressione sulle piantine.
Qualche tempo fa SS ha abbandonato in un angolo della stanza padronale un presente di un suo socio in affari o aspirante tale: una scatola contenente almeno venti chili di mozzarella di bufala immerse in opportuna acquetta lattigginosa. Ovviamente non ci ha detto "guardate che ci sono venti chili di mozzarella lasciati ad ammuffire nel mio ufficio: buttateli", perciò la scatola è rimasta abbandonata senza che nessuno se ne curasse. Martedì scorso, di ritorno dalle vacanze di Pasqua, l'ufficio era immerso in una nauseabonda puzza di cadavere. Atterriti all'idea che SS piombasse in ufficio da un momento all'altro e che le sue padronali narici fossero offese da cotanto afrore, i miei colleghi si sono subito lanciati alla ricerca della "causa della puzza". E la Kapò non si è fatta sfuggire l'occasione per vessare un po' la PsycoCentralinista:
"Sono le tue piante di merda che fan sta pussa" grida La Kapò
"Non sono le mie piante, non sono le mie piante, non sono le mie piante" risponde la centralinista con il solito dondolio
"Sci, inveze, son le tue piante di merda e le loro radizi di merda"
"Non puzzano le piante, non puzzano le piante, non puzzano le piante"
"Sai cosa fazzio adessco? Le butto, ecco cosa fazzio, le butto tutte!"
"No, le piante no, ti prego le piante non buttarle, non sei sicura che siano loro" grida la Psyco, con vero dolore negli occhi
"E inveze si, le butto e te smettila di rompermi i coglioni"
La Kapò agguanta le piante per le foglie e dirige con passo pesante verso il secchio, ma il Grafico corre verso di lei con una scatola in mano:
"E' questa che puzza, senti!"
La Kapò avvicina il poderoso naso alla scatola e si ritrae con una smorfia di schifo.
"Che casso è?"
Il pacchetto viene aperto e - credetemi - nel Vaso di Pandora non c'era nulla in confronto. Però da quello alla fine saltava fuori la speranza, da questo solo vermi di ogni forma e dimensione. La Kapò lascia cadere le piante che trascinava per le foglie, agguanta la scatola degli orrori e la sbatte in braccio alla Psycocentralinista:
"Vai a buttarla!"
"Perchè io?"
"Cosa pensi, che ci vado io forse?"
"Va bene, ci vado io, ma ridammi le piante"
La Kapò rivolge uno sguardo d'odio misto a ribrezzo alla PsycoCentralinista, le indica le piante con un gesto del capo e, scuotendo la testa si allontana, pesante, lungo il corridoio facendo vibrare i mobili al suo passaggio. Le piante sono salve. Da martedì la PsycoCentralinista le annaffia e le accudisce con amore e sollecitudine ancora maggiori.
Fine della digressione.
Dicevo che quindi in ufficio stamattina non c'era nessuno, a parte La Spia e La PsycoCentralinista Giardiniera, così ho pensato "ora o mai più". Mi avvicino con circospezione alla Spia e, dopo qualche preambolo, domando:
"Senti, ma tu sapevi dell'arrivo di Suor Teresa?"
Quando dico Suor Teresa tutti capiscono di chi sto parlando. La ragazzina in prova "per prendere il mio posto", infatti, ha uno sbiadito aspetto parrocchiale, lunghi capelli lisci e piatti con riga in mezzo molto embedded, grossi occhialoni fuori moda, collo incassato nelle spalle e una stretta di mano che ricorda una biscia che sguilla. Per stringergliela, quando me l'hanno presentata, ho dovuto quasi inseguirla.
La Spia si muove sulla sedia, a disagio: "No" sibila, guardandosi le unghie.
"Sicura?"
"No, ehm cioè, si"
"Senti, te lo chiedo solo perchè detesto le sosprese: SS ha intenzione di far scadere il contratto o pensa di interromperlo prima di giugno?"
"Non lo so" cambia posizione, muove gli occhi, sempre tenendoli bassi, infine torna a fissarsi la punta delle dita.
"Non lo sai?"
"No"
"Non sei l'Amministrazione?"
"Sì!" si innervosisce, diventa rossa, non mi guarda mai in faccia.
"E non sai nulla di contratti?"
"Non lo so"
"Non lo sai"
"No"
"Perché non c'eri; se c'eri, dormivi. E sennò ti stavi allacciando le scarpe, vero?"
"Perché te la prendi con me?" ha le lacrime agli occhi, poveretta "Io eseguo gli ordini"
"Non ti sto chiedendo di disubbidirli, gli ordini, solo di aiutarmi a limitare l'effetto sorpresa"
"Non lo so, io eseguo gli ordini"
"Sì, era la tesi di Eichmann durante il processo in Israele. Ma sai una cosa? Lo impiccarono lo stesso!"
"Chi è Eichmann?"