Ho fatto un giretto in macchina con la mia amica Alda, ieri. Tornavamo dal nuoto, parlavamo di gatti. Uno dei suoi sta male, pare che ne abbia ancora per poco, ma lei non ci pensa nemmeno a sopprimerlo. Perchè anni fa ha avuto una forte depressione, con psicofarmaci e schiere di dottori in camice bianco che ti prendono la pressione, ti fanno le analisi, ti scrutano e vogliono curare una malattia dell'anima come si farebbe con l'unghia incarnita. Alda dice che la presenza di questo gatto, orbo e diabetico, l'ha aiutata più della presenza dei suoi familiari. Esagerazioni, direi se avessi voglia di essere cinica. Ma oggi no, proprio non ne ho voglia.
Me ne tornavo a casa sotto la pioggia, ieri, e pensavo ad Alda, al gatto e alla depressione. La depressione. Una malattia che non esiste. L'infelicità è il contrario della felicità e, come quella, è sempre esistita. Ci sono sempre stati individui che si trascinano nella vita strusciando le suole, che faticano a trovare una ragione per alzarsi dal letto e, alla fine, gettano la spugna. Come sono sempre esistite le persone felici, in pace con la vita e gli uomini, checchè si dica. Quello che ci fa veramente incazzare, dice Jack Nicholson in Qualcosa è cambiato, è le famiglie felici esistono. Solo che in una società in cui il successo è tutto, la felicità è un must. Immaginate i manager nelle foto patinate di Max o Vogue, seduti dietro quella scrivania lustra, col completino Armani tirato a lucido. Sorridono come in uno spot. Venite a sedervi in cima al successo, mordete la vita e sarete felici come me. Successo=felicità. E quando per caso l'infelicità fa capolino dietro la porta, allora bisogna chiamarla malattia, perchè è socialmente inaccettabile. Elencare sintomi, inventare terapie, pillole della felicità che stimolano questa e quella ghiandola e con una bella iniezione di serotonina l'umor nero se ne va, come la febbre, e si ritorna come nuovi. La teoria dell'infelicità come malattia è ridicola, ma rassicurante. Non tutti prendono la febbre durante l'inverno, non tutti muoiono di cancro, non tutti sperimentano l'epatite, in vita loro. E allo stesso modo, mica tutti si debbono ammalare di infelicità. E quand'anche, pasticchina e via. Nel XXI secolo si può tenere un diario su internet e annoiare chiunque abbia tempo da perdere con le proprie privatissime cagate, si arriva sulla luna come al supermercato sotto casa, ci si catapulta in meno di 24 ora dall'altra parte del mondo. Ma si ha bisogno di considerare l'infelicità una malattia per credere di esserne immuni, tanto ci spaventa essere lasciati soli cinque minuti cinque con la nostra anima.
Sicuramente la depressione può essere legata ad uno stato d'animo d'insoddisfazione prolungato nel tempo, ma ti garantisco la depressione ti viene quando meno te lo aspetti anche se vedi positivo fino al giorno prima, sicuramente l'anima va curata prima di curare il corpo con le medicine,ma non tutti sono legati allo stereotipo successo=felicità. Io l'ho vissuta da vicino è come se si staccasse un interruttore dentro di te che ti cambia anche il carattere. Molte volte la depressione è un cambiamento di vita che non accetti o credi di avere accettato ma che col tempo ti ha cambiato consumato perchè inconsciamente non ti sei accorto...che ciò ti andava stretto hai subito qualcosa che è andato contro la tua anima i tuoi principi come la goccia che scava la roccia. Ognuno di noi e la nostra anima risponde alle situazioni di stress in modi diversi..... Sono d'accordo che molti abusino della parola depressione a volte si usa in modo sbagliato e questo mi fa rabbia, perchè si rischia di banalizzare una cosa che per qualcuno invece non è banale. Sai molto probabilmente bisognerebbe vivere di più con noi stessi ascoltare di più il nostro corpo.