09 maggio 2006
I kapò non sono un'ivenzione dei nazisti. I kapò sono sempre esistiti e sempre esisteranno. E sono dappertutto. Negli uffici occupano di solito il gradino più basso dei piani alti. Non faranno mai carriera, si sono arrampicati un po', ma ad un certo punto è chiaro che da li in avanti non resta che raschiare il fondo del barile.
E così si trasformano in aguzzini.
M. è una giovane donna con il viso da maialino che lavora nel mio uffficio. È sola, e odia tutti quelli che hanno una ragione per voler smettere di lavorare. Tutti quelli la cui vita non finisce dietro queste anguste e impolverate scrivanie. M. odia chi ha convinzioni proprie. Giuste o sbagliate, ciò che la irrita è che siano personali e non del nostro capo. Perciò, se non corrispondono a quelle del Boss sei condannato ad una persecuzione perpetua; se invece coincidono, ma sono state elaborate in completa autonomia, cerca di farti capire che non ti conviene cambiarle e neppure essere troppo attaccato alla libertà di opinione, visto che chi ti paga lo stipendio ha diritto non solo al controllo alle otto ore per cui ti paga, ma anche a quello del foro interno di hobbesiana memoria. Spesso l'ho sentita dire: "Se F.R. fa i capricci, sarà anche stronzo, ma non bisogna dimenticare che ci dà da mangiare". Farle notare che in fondo quei quattro soldi che ci dà mica ce li regala e che tra lui e un benefattore dell'umanità c'è ancora differenza si è rivelato inutile, oltre che controproducente. Questa mia sciocca precisazione ha suscitato un'ira terribile che ancora mi vale occhiatacce e dispettucci. Altra caratteristica del nostro kapò è che vuole essere informata di tutto ciò che ci accade, dentro e fuori dal lavoro. Perciò capita di vederla affacciarsi sulla porta con un sorriso amichevole. Comincia con un complimento sulla maglietta che indossi o sul trucco, poi ti racconta una maldicenza su qualcuno come per dire "ti puoi fidare di me, visto che io ti sono così amica da raccontarti un segreto di qualcun altro" e poi ti fa una domanda. Non rispondere di solito non conviene. Come gli animali, sente che non ti fidi e se ne va meditando vendetta. Se poi si limitasse a meditare... Rispondere non si può, perchè tutto al momento opportuno sarà usato contro di te. Perciò bisogna fingere di fare una confidenza di vitale importanza senza però dirle niente.
Cerca sempre di mettere gli uni contro gli altri, per poi prendere le parti di uno o dell'altro secondo che stia parlando con l'uno o con l'atro. E se scopre che qualcuno si vuole bene, è la fine. Non ha il cervello fino, ma l'intuito le dice che l'affetto è pericoloso, perchè rende le persone più forti. L'affetto va stroncato sul nascere, è funzionale al suo habitat che tutti siano sospettosi nei confronti di tutti... E se con le semplici maldicenze non gliela fa, passa alle balle.
Dovrei provare disprezzo, invece, in fondo in fondo, mi fa solo un po' pena. Mi meraviglia sempre scoprire che c'è chi, per ricevere un osso sotto il tavolo mentre sopra i potenti banchettano, si venderebbe l'anima.
 
co.co.prodotto da Atipica at 2:36:00 PM | Permalink |


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