Leggendo uno dei post, la mia prima lettrice (e temo anche l'unica) mi scrive: ma dove lavori in un ufficio di pazzi?Domanda che io stessa mi pongo circa una decina di volte il giorno. A giudicare dai racconti di tanti, però, quello che accade qui non è affatto l'eccezione, ma la regola. Perciò la domanda successiva è: se con normalità si definiscono comportamenti diffusi e condivisi dalla maggior parte dell'umanità, è probabile il folle sia chi non li condivide o li trova strani. Ergo, secondo l'opinione comune, la vera pazza qui dentro potrei essere io. Perchè non riesco a condividere comportamenti che la maggioranza trova assolutamente normali.
Per farla breve: le cavallette sono animali assolutamente disgustosi, dal mio punto di vista. Ma dal loro è probabile che io sia altrettanto rivoltante. Dipende, appunto, dalla prospettiva che si sceglie, dagli occhi (i miei o quelli delle cavallette? ai posteri l'ardua sentenza) con cui si guarda il mondo. Perciò temo che anche follia e normalità, eccetto i casi di psicosi conclamata in cui lo scemo del villaggio si dichiara Napoleone, dipendano semplicemente dall'aver scelto un certo punto di vista anzichè un altro.










Io e il computer non andiamo troppo d'accordo... ogni tanto fa le bizze... uffa meno male che la tecnologia dovrebbe facilitare la vita...! Sei un fiume in piena..mi fa piacere essere lo spunto per le tue ironiche o meglio sarcastiche considerazioni sulla vita. La mia definizione di normalità non esiste esistono cose che condividiamo e che sono "normali" e cose "non normali" perchè non condividiamo.