17 maggio 2006
Oggi è una giornata triste. Moolto triste. Fuori c'è il sole, i primi 30° della stagione sono arrivati. Eppure la vita ha un sapore di mela acerba e puzza di vuoto. E di stantio. Vorrei approfondire lo stato d'animo, ma scivolerei nel melodrammatico.
Negli ultimi giorni cerco caparbiamente di spiegare a tutti quelli che hanno cinque minuti da dedicare alle mie nevrosi la differenza fra vivere e guardarsi vivere, fra avere punti fermi - un saldo e granitico concetto della differenza tra giusto e sbagliato - ed essere incline alla pessima abitudine di rimasticare, adattare, criticare, digerire e vomitare tutto quello che ci viene scodellato del piatto. Nella mia testa giusto e sbagliato hanno confini troppo sfumati per essere giusto e sbagliato, e bene e male vanno a fare shopping insieme al mercato. Così ciò che è insindacabilmente giusto il lunedì mattina è quantomeno discutibile il martedì dopocena. E quello che non farei mai il sabato, lo faccio con convinzione la domenica pomeriggio. Opportunismo travestito da spirito critico? Può darsi. Ma mi spaventa chi crede sempre nella stessa idea, chi non si concede il gusto dell'incoerenza, il piacere di cambiare vita, vestito, idea, personalità, gusti; chi dice "per tutta la vita" convinto che sia vero, chi non prova mai il piacere estremo di rivedere le proprie convinzioni. Mi sembra che buttino il bambino con l'acqua sporca. Questa vita è precaria, che c'è di male a prendersi il bello della precarietà?
 
co.co.prodotto da Atipica at 6:31:00 PM | Permalink |


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