Per una virgola Martin perse la cappa. Me lo scrisse la maestra dietro un tema, perchè quando da piccola mi si chiedeva di inventare una storia, ritenevo uno spreco di tempo pensare alle virgole. Come interrompere un sogno a occhi aperti per pagare una bolletta. Lei non era della stessa opinione e per questo mi dette un bel cinque per un tema a suo dire bellissimo, ma clamorosamente privo di punteggiatura.
Sabato sono stata dal dermatologo. Avevo un brufolo sul naso, che non era un brufolo. Era lì da anni, da decenni, e non c'avevo mai fatto caso. Poi un giorno qualcuno me l'ha fatto notare chiamandolo "la piccia", come quelle sul naso delle streghe. Da quel giorno, quando mi guardavo nello specchio, vedevo solo quello. Un po' mi vergognavo di questa mia smaniosa attenzione all'estetica: ho la pretesa di essere una donna interessante, e si sa, le donne sono interessanti quando sono imperfette e le loro imperfezioni si amalgamano in un insieme armonioso. Ma alla fine, abbandonati i ragionamenti cervellotici, ho ceduto alle volgari ragioni dello specchio.
Così sabato, stremata da una seduta di due ore e mezzo da un dentista macellaio, ho deciso di sottopormi anche al trattamento per togliere la piccia.
Il dermatologo mi guarda, mi ascolta, mi fa sdraiare su un lettino e osserva la piccia con una lente d'ingrandimento. Poi, in silenzio, inizia i preparativi. Tanto per ingannare il tempo e non guardare la siringa, che di ferraglia ne avevo avuto abbastanza, ho domandato: - Dottore, ma cos'è? Una verruca?
Silenzio e sospiro. Poi la risposta: - No, un fibroma, un piccolo tumore...Stia tranquilla, non c'è da preoccuparsi, è benigno. Quante volte mi avranno detto di non fare domande se non si è preparati ad ascoltare le risposte...
TUMORE BENIGNO.
Ce l'avevo da quando ho iniziato a guardarmi nello specchio. Ci ero quasi affezionata, alla mia imperfezione. E si vede che anche lei si era affezionata a me, visto che ha deciso di restare benigna.
Forse perchè al solo sentirle, certe parole, vengono in mente le cose più strane, perchè ho studiato filosofia o perchè sono clinicamente pazza, fatto sta che mi sono messa a pensare a sostanza e attributo. Fra brufolo e tumore c'è una differenza sostanziale: il brufolo non è il tumore, il tumore non è il brufolo. Ma fra tumore benigno e tumore maligno la differenza è solo l'attributo, quel piccolo aggettivo aggiunto lì, quasi per caso. Il tumore è sempre il tumore. Può essere benigno, lo si taglia via e chissenefrega, o maligno e arrivederci e grazie dei fiori. La differenza fra la vita e la morte in un aggettivo. Messo lì quasi per caso.
Ed è solo per caso che stavolta m'è andata bene.
Lo diceva la maestra: per una virgola Martin perse la cappa. Fino a sabato non credo di aver davvero capito cosa volesse dire.







