08 maggio 2006
Piove, e la pioggia mi deprime. È faticosa la pioggia, con quel cielo pesante che si porta dietro. A Bologna il cielo è quasi sempre pesante. D'inverno è pesante di latte, come se ti dovesse cadere addosso da un momento all'altro. Non ha pietà di te, della tua scarsa produzione di serotonina, non gli frega niente, trova qualcos'altro per cui continuare a pensare che vale la pena essere al mondo. Ma non guardare mai il cielo di Bologna d'inverno.
D'estate perchè ti opprime con la sua mancanza d'aria, la sua densità, il suo colore sempre troppo sbiadito. L'afa soffoca in estate. Non soffocava prima però, quando ero all'Università e Bologna d'estate voleva dire solo libertà e birrette sotto i portici affollati. Non sembrava vero fosse arrivata di nuovo un'altra estate e di nuovo quella bella magliettina, la tua preferita, quella che non butteresti mai. Adesso anche l'estate è un problema. Perchè c'è l'afa e la notte non si dorme, e quindi il giorno dopo si fa fatica a lavorare. La magliettina l'hai buttata perchè alla fine aveva i buchi e non si capiva più di che colore fosse. E c'è sempre quello stronzo di collega che gli piace stare in una ghiacciaia, tiene l'aria condizionata a mille e in ufficio c'è il polo nord. E figurati se il collega ascolta le tue proteste, che fresco va bene, ma gennaio lasciamolo dov'è per carità che quando poi arriva non si sa dove girarsi per non guardare. Niente, lui ti guarda sorridendo (tanto lui e il responsabile e tu il sottoposto, sottopagato, sovrasfruttato, inetto fotocopiaro con la laurea) e ti comunica (siamo in un ufficio stampa, che c'è di più bello della Comunicazione?) che a lui piace il freschino sulla pelle, il brividino lungo la schiena e dell'afa e del caldo e del sole non sa che farsene, preferirebbe fosse sempre autunno. Non inverno, a lui, allo stronzo dell'aria condizionata, basta l'autunno. E poi, dando prova di raro acume psicologico, aggiunge che dev'essere perchè vieni dal Sud che non ti piace il fresco e preferisci il caldo torrido. Ma con il caldo si lavora male, meglio il fresco che sveglia le meningi e stuzzica i pensieri.
Già, dev'essere il Sud. Quello che mi ricordo io, di persiane accostate per non far entrare il sole e nonne che riposano nel pomeriggio. E bicilette abbandonate contro i muri, padrone della strada deserta, mentre cantano le cicale, tanto forte da stordire. Prima delle quattro non si esce a giocare, troppo caldo. Aspetti dietro la porta, pronto a scattare fuori. Appena arriva l'ora corri, salti sulla bici e via. Alle cinque è l'ora del gelato. L'estate al Sud. L'estate all'Università.
Oggi piove troppo. Davvero.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:56:00 PM | Permalink |


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