08 maggio 2006
Scrivo solo quando sono triste. Quindi questo blog non farà ridere. E forse non ci scriverò neanche spesso. E domani lo abbandonerò. Ma il bello delle cose è iniziarle. Portarle avanti richiede troppa fatica, o troppa convinzione, o troppa costanza. Tre qualità che non ho. E non sono più neppure convinta che siano così indispensabili.
La mia collega ha un bambino di sette anni, che gioca in casa, con gli altri bambini solo quando i genitori si mettono d'accordo per portarli e passarli a prendere e rigorosamente in casa sotto vigile sorveglianza adulta. D'inverno perchè fuori fa freddo e passano le macchine. D'estate perchè passano le macchine e c'è il baubau. Che nel 2006 suppongo sia extracomunitario, arabo e terrorista, magari anche drogato, se capita di voler rincarare la dose. E così questo bambino non si fa mai male, non corre, non si sbuccia le ginocchia, non litiga con gli amichetti. Non impara a crescere. Non che alla mia generazione di lavoratori precari, fidanzati a progetto, figli eterni di famiglie angosciate da tutto sia andata meglio. Non siamo cresciuti affatto noi, era troppo difficile e non valeva la pena. Ma di sicuro ci siamo sbucciati le ginocchia giocando a nascondino. Forse siamo una delle ultime generazioni che s'è sbucciata le ginocchia sull'asfalto. Magari perchè sono nata in campagna. E non per tirare fuori il solito monotono inno al piccolo mondo antico, ma secondo me faceva bene all'aggressività. Che si sfogava, si manifestava come robusta vivacità infantile, anzichè come sadismo post-moderno dal sapore vagamente berlusconiano. Bambini che non si pigliano mai per i capelli, non si sbucciano le ginocchia, non rischiano la vita con una gara in bicicletta, ma magari a 8 anni ti gridano spaventati "attento a non cadere" mentre attraversi la strada di corsa e ti riprendono seri perchè ti accasci sul seggiolino del treno senza prima stenderci un fazzoletto. Giuro, l'ho visto coi miei occhi: aveva otto anni, una barbie Fior-di-Qualcosa in mano e un bel paio di jeans diesel con marca in evidenza. La mamma, evidentemente esausta, è sprofondata nel posto di fronte al mio. La bambina ha quasi avuto un infarto: "Mamma ma che fai? ti siedi senza mettere il fazzoletto? Lo sai che i treni sono sporchi e si prendono le malattie!". Ve l'immaginate a quarant'anni? Chi mai potrebbe votare una che è stata una bambina così?
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:06:00 PM | Permalink |


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