Il mio gatto si chiamava Onion, aveva il pelo rosso chiaro e la pancina bianca. E questo non è il suo necrologio. Perchè è mia profonda convinzione che sia ancora viva, acquattata dentro una cesta calda d'inverno e fresca d'estate, con un bel collarino antipulci nuovo di zecca, un ciotolino sempre pieno di scatolette, grassa e felice. Onion è stata con me un anno e mezzo esatto. Arrivò il 14 giugno del 2004, con il fratellino miagolante che poi è andato alla segretaria della redazione in cui lavoravo allora. Il fratellino correva per casa, lei aveva una gran paura, non voleva uscire dalla gabbietta, continuava a stare rintanata sul fondo. Poi siamo riusciti a tirarla fuori e subito ha cominciato a fare le fusa. Onion era una gatta zoccola. Si accovacciava sulla pancia di chiunque entrasse in casa, visi noti e perfetti sconosciuti e cominciava a fare le fusa. Non voleva stare sola, ronzava sempre intorno a qualcuno, dormiva con me, d'inverno acciambellata sulla pancia, d'estate fra i piedi, col rischio di prendersi qualche calcione. Le mie coinquiline di allora le davano da mangiare, la coccolavano, e per i primi tempi ha avuto tutti giorni una nuova porzione di erba-gatto, comprata a cinquanta centesimi dal fioraio sotto la mia ex-casa. Poi l'erba gatto è passata a un euro e Onion ne ha dovuto fare a meno.
Una bella mattina di dicembre Onion è uscita per fare un giretto e non è più tornata.
Io non sono una che sparerebbe a un uomo ma non torcerebbe un pelo a un animale. Mi piacciono gli animali (eccetto gli insetti dei quali caldeggio lo sterminio sistematico nonostante gli squilibri che ciò provocherebbe al nostro già squilibrato ecosistema) e soprattutto non vedo perchè far loro del male se non tentano di farne a me. Però gli animali sono animali e i cristiani sono cristiani, e anche se ciò non vuol dire che siano migliori, insomma, c'è differenza. Però a Onion volevo bene, senza saperlo. A volte, quando ero a pezzi, le fusa della mia gatta erano risolutive, mi riconciliavano col mondo. Eravamo due esseri indipendenti, che si cercavano il giusto e non si rompevano le scatole. Ma lei era la mia gatta e io la sua padrona. Un doppio legame. Quando se n'è andata, mi sono sentita sola. Non tanto, non da piangere, una piccola solitudine, di cui ci si vergogna persino un po', che punge sotto la pelle. Non è morta, sono sicura, ha solo scelto un altro padrone. Ma io, chissà perchè, non riesco a scegliere un altro gatto.







