In questo ufficio tutto è il contrario di come dovrebbe essere. E come dovrebbe essere? Va bene, di come secondo me dovrebbe essere. Più politicamente corretto così? Primo: quando la mattina arrivi e dici buongiorno, qui rispondono con un grugnito. Fermo restando che l'incazzatura mattutina sia comprensibilissima, perchè se uno entra in ufficio e dice buongiorno abbozzando un sorriso, bisogna ricambiarlo con un grugnito gutturale assai simile ai nomi dei mobili dell'Ikea (Grhul, Kutrun e così via...) condito con sguardi d'odio? Non succede solo a me, caso in cui potrebbe trattarsi di semplice (ma non condivisibile, per ovvie ragioni di prospettiva) antipatia nei confronti della mia persona. È un rito: chiunque entri e dica buongiorno, subisce grugnito e occhiata d'odio mattutina. Tanto per cominciare la giornata con la piena consapevolezza che siamo qui per lavorare, mica per scambiarci reciproche gentilezze, inutili perdite di tempo.
Secondo: qui non si chiede "Vado in sala riunioni, rispondi tu al telefono per favore?". Qui ti si apostrofa "Senti, vedi di rispondere al telefono, che io non posso". Grunt. Grugnito per rafforzare il concetto che quello è un ordine, caso mai non avessi capito. Terzo: esistono i telefoni interni, li hanno inventati tanto tempo fa per rendere più agevoli le comunicazioni tra un ufficio e l'altro. Esistono e noi ce li abbiamo, perchè siamo un'azienda moderna, dinamica e tecnologicamente avanzata. Quindi non è chiaro perchè dobbiamo essere convocati con tono imperioso da un ufficio all'altro. Cose del tipo "Benedettaaaaaaaaaaaaaaaaaa!corriiiiiii, ho bisognoooooooooooooooooo!". Tipo nonno malato di Alzheimer che chiama la badante perchè deve andare in bagno. O l'imperatore che redarguisce lo scudiero perchè il cavallo non è ancora sellato. Questa abitudine all'urlo ferino contraddistingue, in questo microcosmo di follia, il potere. Funziona così: chi ha il potere di chiamarti da una stanza all'altra col tono con cui la matrigna chiamava Cenerentola, chi ti ordina di rispondere al telefono senza aggiungere per favore, è un potente. Fa le veci del capo. Quindi tutti, appena si ritengono i più alti in grado fra i presenti in ufficio, cominciano ad apostrofare il loro prossimo con toni marziali. L'altro giorno ho trovato I. che apostrofava la stampante, intimandole di stampare senza chiederglielo per favore. Poi, visto che quella non se ne curava punto, ha avuto una crisi isterica. Per calmarla l'hanno apostrofata con urlo ferino in quattro, che poi hanno cominciato a litigare su chi aveva il diritto di apostrofarla per primo, diritto che mai e poi mai va calpestato. La calma è tornata quando tutte le disuguaglianze sono state opportunamente ristabilite.







