16 giugno 2006
Non c'è nulla di interessante in ciò che sto per raccontare. Nulla di bello, in nessun senso. C'è rabbia e amarezza. Verso se stessi, verso chi ci fa rimpiangere di avere fiducia nel prossimo, di non essere - o quantomeno cercare di non essere - prevenuti nei confronti degli altri. Molti errori vengono commessi in buona fede. Pochi sono i disonesti lucidamente consapevoli di essere disonesti e di voler continuare a esserlo. Secondo me. Per lo più disonestà, doppiezza, falsità sono atteggiamenti dovuti a situazioni contingenti, convenienze del momento. Talvolta sono le paure a spingere qualcuno a mentire, o almeno a omettere. Insomma, è difficile trovare il disonesto tutto disonesto, il bugiardo sempre bugiardo.
Purtroppo, in questo caso, la questione è assai più triste. Non racconterò tutta la storia, perchè non ho bisogno dell'approvazione di chi legge (c'è qualcuno che legge?) per essereconvinta di ciò che ho detto alla mia coinquilina, e della durezza che ho usato. Non ho bisogno di raccontare di nuovo una storia che è, comunque, una piccola ferita. Non perchè a lei fossi particolarmente affezionata (mai potuta sopportare con quegli atteggiamenti naif e le sue energie positive e negative chimate a giustificare ogni aspetto del reale, dalla guerra in Iraq al prezzo delle fragole), ma perchè aggiunge un pizzico di amarezza alla mia vita. La fiducia che ho avuto in lei è stata ricambiata con un presa in giro. E di fronte alla mia rabbia è stata messa in scena la più geniale recita di una personalità narcisista e affetta da infantilismo patologico che abbia mai visto.
L'amarezza nasce lì: ho poche certezze e davvero poche "fedi". Una di queste recita che non devo essere diffidente di qualcuno prima che lui/lei mi abbia dimostrato di meritare diffidenza. E ogni volta che qualcuno mi porta via un brandello del desiderio di continuare a credere che tutti meritino fiducia e stima fino a prova contraria, mi fa male. Perchè diminuendo la mia fiducia, già seriamente compromessa, nel genere umano, questo qualcuno mi porta via un brandello di ingenuità. E io ci sono attaccata a quel poco di ingenuità che mi resta. Il cinismo ti rende forte, forse, ma tanto solo e un po' più vecchio, consumato.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:44:00 PM | Permalink |


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