09 giugno 2006
Piace la Legge Biagi. Questo il titolo di un articolo pubblicato su ItaliaOggi di - ehm!- oggi. Accidenti, ho pensato, com'è che a me risulta che invece mezza Italia sia incazzata come una tigre proprio a causa della Legge Biagi? Dovrei leggere di più i giornali seri come ItaliaOggi, severi, obiettivi, attenti alla politica che conta(i denari), non alle ideologie da quattro soldi. Purtroppo però, da precaria, sono così impegnata a barcamenarmi tra un espediente e l'altro per riuscire a pagare l'affitto che la sera non riesco a leggere nemmeno Topolino. E poi la carta stampata costa e, si sa, uno che deve sopravvivere con 800 euro il mese con il costante rischio di essere lasciato a piedi non può - eh, no - investire tutto il capitale in giornali. Così ho colto al volo l'opportunità offertami dal mio gratificante lavoro precario e ho deciso di offrire a ItaliaOggi l'opportunità di illuminarmi sulla Legge Biagi. Ed ecco, siore e siori, il sottotitolo:
"il 98% dei direttori risorse umane approva. Lavoro flessibile ok: anche se costa".
Ah ecco a chi piace! Ai direttori delle risorse umane!Quegli stessi direttori che durante un colloquio ti sorridono e ti chiedono "Lei ha intenzione di sposarsi e fare figli?". Mica pensar male però, lo chiedono solo per far salotto. Peccato che, dopo aver risposto si, nessuna sia mai stata richiamata. Di certo è un caso, si vede che non erano abbastanza flessibili e dinamiche per il lavoro. Un caso che io, colpevole di reato di sinistraggine agguerrita, interpreto in modo distorto alla luce di una perversa ideologia. Da una lettura attenta dell'articolo emerge che i siori direttori concedono il loro ok alla Legge Biagi, perchè sanno accontentarsi, ma qualche riserva ce l'hanno ancora. Sì perchè, nonostante la situazione sia nettamente migliorata rispetto a quando si pagavano maternità, ferie e malattie senza potersi neppure lamentare ad alta voce senza ritrovarsi i sindacati in casa, il miracolo non c'è stato: la Legge Biagi non ha abolito lo stipendio. I siori diorettori, dopo un'opportuna consultazione hanno deciso di scendere in campo, tra cinque anni, per ottenere la giusta abolizione dell'ignobile balzello.
Proseguendo la lettura nonostante i crampi allo stomaco, si appura che i siori direttori sono convinti che proprio la Legge Biagi abbia offerto a tanti giovani l'opportunità di fare esperienza (di povertà) ed entrare nel mondo del lavoro (strisciando come lombrichi). Ai meno giovani invece ha regalato un'alternativa all'ospizio consentendo il loro reinserimento nel ciclo produttivo. Aggiungerei che ha anche incrementato gli utili delle case farmaceutiche che, negli ultimi anni, hanno registrato un aumento significativo nelle vendite del Prozac e altri antidepressivi.
I siori direttori esprimono poi la grave preoccupazione che questa massa di bolscevichi al governo metta le sue luride manazze sulla Legge, perchè ogni eventuale revisione porterebbe ad un rallentamento (secondo l'86% del campione) o addirittura a una riduzione (71%) delle assunzioni. In questo caso le uniche a guadagnarci saranno ancora una volta le case farmaceutiche, che vedranno ulteriormente lievitare le vendite del Prozac.
Ora, qualcuno mi spiega come si fa a pubblicare una roba così? Ricordo che i contratti "flessibili" - secondo una stima del Sole24Ore, non del Manifesto - costano al datore di lavoro il 35% in meno. E hanno pure il coraggio di lamentarsi? Deduco che il suddetto 35% probabilmente finisce in mazzette ai direttori risorse umane, pagati anche per dichiarare emerite cazzate ai giornali. Colpevoli, senza appello, di pubblicare simili prese per i fondelli.
Un'ultima cosa: sarei curiosa di sapere qual è il contratto del giornalista che ha scritto l'articolo. Sono pronta a scommettere che è un co.co.pro., o magari una stagista a rimborso spese da due anni.
 
co.co.prodotto da Atipica at 5:48:00 PM | Permalink |


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