12 giugno 2006
Va bene, stasera Italia-Ghana. Alle 21.00. Il fatto che io scriva di continuo cazzate non mi esime da un po' di sano nazionalismo calcistico. Che di questi tempi è come sparare sulla Croce Rossa, ma vabbè. In questi giorni non faccio altro che leggere inviti a tifare il buon Ghana. Che loro sì fanno calcio sano, non come noi, l'industria dei miliardi e della corruzione e bla-bla-bla. Va bene, anche questo, tutto vero, tutto giusto. Ma quando sei lì, ai mondiali, persino una come me che di calcio ne sa come di cucina thailandese non ci resiste. No, ai mondiali l'Italia è sempre l'Italia, anche se ci è nato Berlusconi, anche se nemmeno l'estate è più quella di una volta e il 12 giugno quasi ci vuole il cappotto. E poi io nel 1982 avevo sei anni, me la volete dare la soddisfazione di vedere l'Italia che ne vince un mondiale, uno solo, finchè sono in età da bisboccia? Così ho una scusa valida per girellare tutta la notte per le vie della città, facendo casino, suonando i campanelli, urlando e bevendo birra come un vandalo che si rispetti. Che ogni tanto ci vuole, un po' di vandalismo catartico, qualcosa da raccontare ai nipoti davanti al camino. Nonna nonna, ma l'Italia li ha mai vinti i mondiali? Si, tesoro, la nonna era giovane, poco più di 30 anni. Prima, durante la partita, un gran silenzio per strada, non c'era nessuno. Poi quel gol, così alla fine che ormai tutti erano convinti che si andasse ai tempi supplementari. E la gente cominciò a urlare, a festeggiare, tutti uscirono in strada, così per fare festa. La nonna viveva a Bologna a quell'epoca (chissà dove sarò tra quarant'anni? un po' di fantasia, insomma!), passò tutta la notte in giro per la città. Era una notte calda, d'estate. Non aveva fatto molto caldo quell'anno, ma quella era una notte bellissima, piena di stelle, con quell'aria tiepida che ti coccola, tipica dell'estate quando ti dà pace e non ti soffoca. E piazza maggiore era piena di gente che festeggiava. La parte sulle birre e la sbronza la ometterò, coi nipoti. Potrei dire che non lo farò, ma poi i quarant'anni che mi seperano da quel momento mi faranno cambiare idea. Come hanno fatto cambiare idea a mia madre, che non mi ha mai raccontato di quelle volte, durante il '68, quando era giovane, bella, suonava la chitarra e cantava i Beatles e i Rolling Stones e credeva nell'amore libero. Capita, quando si diventa mamme.
Ecco, stasera l'Italia gioca la prima partita...
 
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