04 agosto 2006
Anna si occupa dell’amministrazione e il suo orario termina alle 17.30. A quell'ora lei finisce di espiare il suo supplemento di Golgota quotidiano ed è libera di godersi quel che resta di un giorno afoso e stanco di inizio agosto.
FR è in montagna. Si gode il meritato (?) riposo facendosi solleticare i peli dalla frizzante brezza di montagna. Siccome è ricco, si presume che lo solletichi una brezza a cinque stelle mentre, mollemente adagiato su una sdraio in pelle umana, sorseggia un whisky d’annata. Alle 17.35 qui, nel girone degli sfruttati, squilla il telefono. E’ lui, e dalla sdraio in pelle umana ordina di passargli Anna. Non c’è, risponde Alex con voce tremante. Silenzio iroso. Se vuoi posso passarti qualcun altro, suggerisce Alex, con la voce flebile e gli occhi fuori dalle orbite per la paura. Ma FR ha già chiuso la comunicazione. Attesa. Sappiamo, noi quaggiù nell’afa cittadina, che la partita non si chiude così. La constatazione che i suoi dipendenti non vivono per lui getta FR in uno stato di irritazione nevrotica che deve trovare uno sfogo. Forse da piccolo chiedeva al padre di non essere lasciato solo, e invece costui se ne andava puntualmente incurante delle sue lagne. Perciò ora, quando qualcuno lo lascia simbolicamente solo, lui esercita sugli altri la vendetta che vorrebbe appioppare a suo padre. Bah, misteri della psicosi.
L’angoscia si taglia con l’accetta. Squilla il telefono. Alex trema. Si, si, certo, certo, subito, ripete con tono ossessivo. Poi mi passa la chiamata. Devi modificare una fattura con le correzioni che ti manderò via fax. Ma non so cosa sia una fattura, faccio l’ufficio stampa, io. Non so neanche da che lato si guarda una fattura. Ma mai contraddirlo quando è in preda a furia nevrotica. Dopo poco, il trillo del fax annuncia l’arrivo delle istruzioni. Un fogliaccio tutto corretto a mano, con freccie, ghirigori, sgorbi e cancellature mi viene consegnato dalle tremule mani di Alex. Faccio appello a tutte le mie risorse e correggo. Corrego e rileggo. Rileggo ancora. Faccio rileggere ad Alex che ha gli occhi iniettati di ansia perché nel frattempo FR, con la voce prossima all’isteria, ha telefonato a intervalli regolari di 1 nanosecondo. Termino le correzioni. Invio il fax. Incrocio le dita. Squilla il telefono. Un sibilo irritato domanda, hai letto ciò che hai scritto?. Si, certo. Io invece penso di no, rileggi e rimanda. Rileggo, scovo un errore di battitura causato dal correttore automatico (infame strumento, se prendo chi l’ha inventato lo appendo per le palle al lampadario). Correggo. Rileggo ancora. Invio. Squilla il telefono. Sibilo: mancano due righe. Impossibile, nel mio foglio ci sono due righe. Tutto inutile la comunicazione è già interrotta. Guardo il foglio, le due righe ci sono. Rileggo. Invio. Prego. Squilla il telefono. Sibilo: non capisci un cazzo. Ma… Troppo tardi, comunicazione interrotta. Guardo l’orologio: le 6.30. Dovrei andare a casa, ma figuriamoci. Rileggo. Rimando. Prego. Squilla il telefono. Stavolta è R., concubina di FR: scusa, qui in albergo è finito il toner del fax. Adesso l’hanno cambiato e c’è arrivato tutto. Ora FR legge e ti facciamo sapere cosa fare. Fiuuuuuuuuu.
Tic-tac:le sette meno un quarto. Silenzio.
Tic-tac: le sette. Silenzio.
Tic-tac: le sette e un quarto. Silenzio.
Tic-tac: le sette e trenta. Silenzio.
Fumo nervosamente. Silenzio.
Tic-tac: le otto meno un quarto. Silenzio.
Spengo la cicca, alzo la cornetta. Scusa FR sto aspettando di sapere se posso andare. Silenzio. Sibilo: si. Allora tutto a posto? Si. Fiuuuuuuu.
Spengo il PC. Squilla il telefono. Manda le fatture alla commercialista. Lungi da me l’idea di contraddirlo. Riaccendo. Invio. Spengo. Fuggo. Stavolta è toccato a me. Buonanotte ai suonatori.
 
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