07 agosto 2006
P. ha paura del ridicolo. Ha così tanta paura del ridicolo che a volte nasconde la parte più vera e umana di sé. P. scrive un blog e io non lo sapevo, anzi peggio. L’avevo dimenticato. Il fatto è che P. tutto quello che fa lo fa bene. Con una buona dose di vera modestia e molto pessimismo, lui va avanti a piccoli passi, come una formichina. Ma alla fine, arriva primo. E se lo merita, davvero. Tutti gli fanno i complimenti, vince borse di studio su borse di studio. E sembra uno tutto d’un pezzo, uno che sa sempre quello che vuole, magari uno che non si monta la testa, ok, ma che nemmeno si perde nel vasto mare delle seghe mentali. Poi un giorno fai un giretto nella rete e capiti lì. E lo riconosci, lo sai che è lui, te lo ricordi quel nome, lo Zaino e tutto il resto. Aveva cominciato due anni fa, e ti ricordi anche quando e, forse, perché. In quelle righe, per carità, non c’è Pavese, ma c’è tanta ingenuità. C’è uno sguardo puro su un mondo che non sempre se lo merita, e la voglia di provarci anche lui, di imitare le blogstar, che sanno sempre cosa dire e fanno ridere. In fondo leggi i fatti loro, ma le loro giornate vale la pena leggerle, le tue si perdono nell’immenso mare della quotidianità. Però mentre sei lì, dentro lo Zaino delle cose che porta con sé ti sembra di capire che un po’ si vergogna, P., di avere questa voglia, di questo diarietto online. E di mettere il dito nelle ferite come a volte sa fare la scrittura, di leggersi la noia di certe giornate, il vuoto di certe altre. E la gioia. Che quando la provi è fantastica e quando la scrivi ti sfugge di mano. Si racconta meglio il dolore, chiunque abbia scritto anche solo la lista della spesa lo sa. Le lacrime si traducono bene in parole scritte, la gioia ti fa sembrare sempre stupido. Qualche volta mi dimentico di guardare in questo Zaino, qualche volte lo prendo pure a calci, e forse non faccio bene a dirgli che l'ho scovato. Però se non glielo dico, non saprà mai che quello che preferisco di lui è l’imperfezione, la paura del ridicolo, il pudore di esporre la fragilità, i sentimenti, le paure. Preferisco il P. reale quando non eguaglia il P. ideale che mostra al mondo.
 
co.co.prodotto da Atipica at 12:37:00 PM | Permalink |


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