08 agosto 2006
Siamo in agosto, cazzo. E agosto, come vuole la tradizione popolare, dovrebbe essere un mese di riposo, di pigro sonnecchiare, di giornate passate a scacciare zanzare, di teste vuote, di gossip da ombrellone. E allora qualcuno mi spiega perché io sono ancora tappata in quest’ufficio asettico a guardare l’estate che sfiorisce, senza aver fatto uno,e dico uno, straccio di giorno di ferie? Va bene, lo so l’Italia è cambiata, adesso non è più un paese di vitelloni e vacanzieri, è una serissima nazione europea che prima pensa al PIL e poi al riposo. Ed è pur vero che io sono meridionale, dunque caratterizzata, secondo certo accreditato stereotipo, da naturale tendenza al fancazzismo. Però ragazzi, si perde tempo definire contro natura le tendenze omosessuali, e non si spreca neanche una parola sull’innaturalità di essere chiusi in un ufficio mentre fuori la bella stagione regala giornate splendide e le cicale cantano senza sosta. Sempre a proposito di cicale, qualcuno se la ricorda la storia della cicala e della formica? La morale avrebbe dovuto segnare un uno a zero per la formica, saggia, oculata, lungimirante, gran lavoratrice. A me stava di un antipatico quella formica saccente e secchiona, che da allora mi diverto a sterminare formiche ed abbattere formichieri per principio. Passava la bella stagione a fare le provviste e l’inverno rintanata a consumarle. E il divertimento, il sole, il mare, la salute mentale dove la mettiamo? Ma chi l’ha scritta Calvino (non Italo, il compare di Lutero) quella favola? Co ‘sta povera sfigata che suda e fatica e poi ammuffisce d’inverno, languendo nella depressione più assoluta, finchè non arriva una stronza come me che gli distrugge formichiere e provviste. Faceva bene la cicala a godersi la vita, che tanto non è che cambia, prima o poi si crepa tutti, Stachanov e Oblomov. E allora tanto vale…
 
co.co.prodotto da Atipica at 10:44:00 AM | Permalink |


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