19 settembre 2006
Stamattina secondo il Sommo avevo due neuroni male addestrati. Ora, alle 18 e 30, bisogna che io prenda atto del fatto che ne ho persi cinque in un solo giorno, quindi il mio bilancio complessivo neuronale è in passivo. Ho meno -3 neuroni totali. Purtroppo però non è sufficiente a togliermi di mezzo. Vivo, e purtroppo scrivo pure.
Una nuotata potrebbe forse riportare in vita i neuroni defunti, ma poco fa, alle sei e ventinove, l'Altissimo ha telefonato per intimarmi di aspettare una sua socia, a cui lui non vuole lasciare le chiavi di un pulcioso magazzino in una pulciosa via. Di aspettare quindi fin quando la socia abbia fatto ciò che deve fare nel magazzino e mi abbia restituito le chiavi che io devo prontamente riporre in un cassetto (avendo magari cura che la socia non mi veda perchè non le venga in mente di introdursi nottetempo in ufficio con una tuta di lycra modello Occhi di Gatto e sottrarle). Ovviamente dove sarà mai la socia in questione? Potrebbe essere in un punto imprecisato tra Bologna e Milano, uno qualunque, un caffè fighetto nel centro di Milano, un autogrill allo svincolo di Linate, un parcheggio a Malpensa. O magari morta stecchita in un fosso, fatta a pezzi da un maniaco, riversa in una discarica. Oppure a trovare la madre rincoglionita all'ospizio, a letto con l'amante. Ovunque, tra Bologna e Milano. Ovunque. E io qui ad aspettarla, scribacchiare quattro cazzate in un blog che nessuno legge (si è pronti a tutto per evitare che le frustrazioni professionali si traducano in colite e gastrite, protagoniste della mia vita, in alternanza o simultanee, per una media di 300 giorni l'anno). E lei ignora che la mia vita, per altro assai poco interessante, è in standby perchè la sto aspettando. Se va avanti così niente nuoto stasera, niente di niente stasera, se non un'infinita voglia di spaccare tutto. Livore, rabbia, rinuncie, attese, speranze, montagne di sigarette fumate. Fino a quando arriverà l'ora di andare a dormire per ricominciare domani con lo stesso andamento isterico. E poi dopodomani, fino a quando sarò completamente anestetizzata e ripeterò gli stessi gesti meccanici e compulsivi senza più livore, nè rabbia, nè speranza. E quando finalmente la mia faccia si coprirà di rughe e non ricorderò qual è l'ultimo libro che ho letto, l'ultimo fil che ho visto sarò finalmente libera di fare del poco tempo che mi resta quel cazzo che mi pare.
Basterebbe dire no. Non aspetto, me ne sbatto delle chiavi e della socia, voglio andare a casa, a nuotare a crepare dove decido io. Mi dai ottocento euro il mese, me li dai pure in ritardo, mi levi le ore quando vado dal dentista, mi costringi ad orari da miniera, mi umili, mi tratti come un'inferiore, manca solo che mi prendi a pedate. Beh, sai una cosa ora la tua socia resta fuori dal tuo stupido magazzino perchè io me ne vado a casa.
Già, in fondo, basterebbe...
Da fuori mi arrivano voci di bambini, odori di cibi buoni e caldi, non si sentono telefoni, nè gente che parka di lavoro. Solo voci di bambini. E se chiudo gli occhi vedo le strade affollate di una città che una volta mi piaceva tanto, quando all'Università tutto era possibile e i mondi possibili a cui immaginavi di appartenere non erano mai abbastanza.
 
co.co.prodotto da Atipica at 7:05:00 PM | Permalink |


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