19 ottobre 2006
Dicevo ieri che si sopravvive al Salone di Genova. Ed è vero. Dicevo, e anche se non lo dicevo ieri lo dico adesso, che si sopravvive anche a un capo completamente pazzo. Diventa più difficile se bisogna sopportare pazzie e tormenti gratis, ma in fondo ciò che conta è la salute e i soldi non fanno la felicità.
Questa mattina grande riunione di naziufficien. Il gran-figl-di-putt ha mandato un bravaccio (leggi:la sua compagna) a dirci che, a causa della nostra incapacità di sdoppiarci stando contemporaneamente in ufficio a scrivere articoli e a Genova a prenderla nel culo, la rivista uscirà con ritardo. E ciò crea grave dissesto economico alle loro finanze, già irrimediabilemente funestate da fallimenti su tutti i fronti. Insomma noi, boicottatori nullafacenti mangiapane a tradimento, abbiamo inflitto il colpo mortale al magro conto in banca di sua maestà il megadirettore. Dunque? Dunque niente lavoro, niente stipendio. Sisi, avete capito bene, cazzo, niente stipendio. D'altronde lo dice anche il proverbio: chi non lavora non fa l'amore. E dai, adesso non mettevi a fare i sindacalisti del cazzo, cosa volete che sia uno stipendiuccio non pagato. Non saranno certo ottocento pulciosi euro a farmi diventare ricca. E non pagare qualche bolletta non è una tragedia. Tra l'altro stavo giusto pensando di mettermi a dieta che 42 chili mi sembrano davvero troppi. E poi lui ha le sue buone ragioni, ci vuole tanto impegno per far andare male due aziende consolidate, non è una cosa che riesce al primo tentativo. Bisogna stare svegli la notte, circondarsi di avvocati incompetenti, far incazzare tutta la magistratura del circondario, farsi ratificare a casa qualche mandato di comparizione, costruire barche senza venderle. Insomma, una faticaccia. Noi invece cosa facciamo? Niente, lavoriamo otto ore il giorno. Punto. E vogliamo anche essere lasciati in pace fuori dall'orario d'ufficio. E se poi ci viene chiesto di lavorare un week-end apriti cielo. Però siamo sempre pronti a reclamare lo stipendio, riempirci la bocca di diritti, pretendere. Si, diciamocelo, sappiamo solo pretendere. Ma ora basta. Vorrei fare un appello ai miei cari colleghi: smettetela di parlar male di quel buonuomo, qualche volta è maleducato, a tratti decisamente cafone, non paga lo stipendio, non rimborsa le spese e neppure gli straordinari. E ci insulta dalla mattina alla sera. Ma in fondo, in tutta onestà, siamo sicuri di meritare di meglio, quando non siamo capaci nemmeno di trovarci un altro lavoro?
 
co.co.prodotto da Atipica at 4:53:00 PM | Permalink |


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