Ecco, è lunedì. Lunedì 30 ottobre. E io mi sento come Diogene Laerzio. Si, non so se era Laerzio, e nemmeno se era proprio Diogene, ma insomma intendo quello che lasciava la porta di casa sua sempre aperta e quando arriva Cesare e gli dice "non hai paura che ti portino via tutto" lui risponde "tutto quello che mi serve ce l'ho qui", indicandosi la testa. Ecco non è che mi voglia paragonare a Diogene, e non è nemmeno vero che tutto quello che mi serve ce l'ho nella testa. Il punto è che, al momento, tutto ciò che ho ce l'ho nella testa. E devo farmelo bastare. E se c'è solo segatura, bisogna che mi accontenti di quella. Ok, avete indovinato. Anche oggi niente stipendio. E tutto quello che il mio cervello riesce a partorire, da stamattina quando mi sono svegliata, è "Dice ch'era un bell'uomo e veniva, veniva dal mare, parlava un'altra lingua, però sapeva amare...". Chiunque sappia spiegarmi cosa c'entra Lucio Dalla con la mia personalissima condizione di sfigata non pagata e com'è che invece di concepire pensieri di morte mi do al canto, avrà tutta la mia gratitudine. Solo quella, perchè al momento tutto ciò che ho da offrire, come dicevo, ce l'ho nella testa. Perciò è molto poco, oltre che puramente spirituale.
E comunque è da stamattina che rifletto sul fatto che quando uno è alla frutta è inutile che s'incazzi. Perciò quando m'è venuta voglia di un caffè del bar e ho scoperto che nel portafogli avevo solo scontrini, cartacce e l'abbonamento del bus, ho fatto spallucce e tirato dritto. Quando prenderò lo stipendio comprerò tutto il bar, mi sono detta. In fondo, per trovare senso a una vita basta avere progetti, mica metterli in pratica.
Ieri cinema: Il diavolo veste Prada. Una stronzata clamorosa con bei vestiti, lustrini e belle donne dappertutto, ma poteva anche andare grazie a quella gran donna di Meryl Streep. Solo che non sono in vena di guardare film su capi stronzi e impiegatucci sfruttati che prima si sdraiano a pecora pur di arrivare e poi, quando hanno successo, fama e soldi, riscoprono il senso morale e il piacere di andare a friggere patate da McDonald. Perchè meglio poveri e onesti e con l'Amore con la A maiuscola che ci cucina toast al formaggio alle 3 di notte, che ricchi sfondati col pelo sulla coscienza. Sarà, ma ho il sospetto che questa stronzata se la raccontino quelli come me che, per sfangare, non hanno alternative alla friggitoria. Non so se mi spiego.
Dopo il cinema, aperitivo. Agli aperitivi di solito si mangia e si beve. E fin qui è pacifico. Le difficoltà insorgono quando ti sei portato appresso un'anoressica che non si accontenta di non mangiare, ma vorrebbe che non mangiassero neanche gli altri. E che appena addenti un boccone di profumata e peccaminosa mortadella comincia a elencarti le inenarrabili, indiscutibili, inimmaginabili sfighe che si abbatteranno sul tuo corpo per aver ingerito un simile veleno. Il tutto condito da occhi sbarrati, smanazzamenti e gesticolamenti vari, vene del collo gonfie, risatine isteriche e voce a tredicimila decibel. La situazione precipita quando l’anoressica si trova davanti una stronza come me incattivita da un brutto periodo. Perché allora la stronza comincerà a mangiarle sotto il naso qualunque porcata mostrandosi deliziata dal sapore e assolutamente noncurante della salute. E quando l’anoressica molesta sarà prossima alla crisi isterica, la stronza affonderà il coltello nella piaga e, fumando una dannosissima sigaretta, dichiarerà: “Ho ancora un buchetto: ora vado a casa e mi faccio una brioche con la nutella”.
No, sia chiaro che ho molto rispetto per le nevrosi degli altri. Però faccio già fatica a contenere le mie, di nevrosi, e quando mangio non voglio avere accanto un contacalorie ambulante che mi grida in un orecchio tutte le stronzate alimentari che ha letto su Donna Moderna.







