Di solito mi si rimprovera di essere poco intraprendente. Una che sta seduta sulla riva del fiume ad aspettare la fortuna, a cui, per farla breve, le cose devono cadere davanti agli occhi sennò col cazzo che se le va a cercare. Dunque ieri cercavo di sfatare questo mito. E timidamente ho accennato alla mia sedicente caporedattrice che mi piacerebbe scrivere qualche articolo in più. Gliel'ho buttata sul fatto che praticamente la rivista la fa solo lei, che la vedo oberata di lavoro e vorrei aiutarla. Orgogliosa del mio discorsetto, mi sono disposta ad attenderne i frutti. E non ho dovuto aspettare molto, perchè qui quando uno trova un povero scemo disposto a lavorare per lui non se lo fa dire due volte. Il punto è che erano marci, i frutti. Perchè con un sorriso da mille e una notte la mia kapò apre il cassetto e tira fuori una rubrica gonfia come la Smemo dei tempi del liceo. La depone delicatamente sulla mia scrivania e mi dice: "C'è da aggiornare la rubrica degli incentivi: visto che mi vuoi aiutare, fai le telefonate, così poi io scrivo l'articolo più velocemente, che abbiamo i tempi stretti". Che tradotto vuol dire "senti furbetta del cazzo, qui scrivo io e solo io e tu ringrazia che ogni tanto ti getto qualche osso. E ora, per punizione, beccati le telefonate ai benzinai". Si perchè l'aggiornamento della rubrica degli incentivi (per GPL e metano) comporta tutta una serie di irritanti telefonate a benzinai e meccanici cerebrolesi che si esprimono ancora nella lingua dei padri. E sia chiaro che con "lingua dei padri" non intendo l'italiano di Boccaccio, ma i grugniti dell'homo erectus.










Ti cito solo una frase che mio padre sovente ripete: "Chi lavora non ha tempo di fare soldi".
Non so se centra, ma mi è venuta in mente leggendo il tuo post :D