Il cielo è grigio come il pelo di un topo e ciò compresibilmente mi rende nervosa. E' inverno, dicono i più saggi, ci vuole anche quello, perchè se non piove il prezzo delle zucchine schizza alle stelle e co' sta storia del petrolio che va su e giù le zucchine a 60 dollari a cassetta proprio non è il caso. Però volete mettere con un'estate perpetua? Sole, mare, caldo, ciabattine... Insomma vale la pena rinunciare a una cassetta di zucchine, no? Vabbè. In ufficio è tornato tutto come sempre: ciascuno lotta con le sue nevrosi e quelle del Budino nel goffo tentativo di sopravvivere alla sua precaria giornata di lavoro. M. per esempio è tornata a chattare su messenger e a rompere l'anima ai suoi vicini di scrivania. Attività che le riesce piuttosto bene e che aveva sospeso quando il budino non ci pagava. Perciò mi viene il sospetto che il suo lavoro consista proprio nel diffondere in rete pettegolezzi e maldicenze e nel rompere l'anima al posto del boss quando lui non può dedicarsi personalmente a codesto discutibile passatempo.
Oggi mi sono beccata in piena faccia un lavoro divertente. Devo compilare 156 questionari. Sono domandine facili facili che la mia giovane mente partorì (credo di essere l'unica nel raggio di 1000 chilometri che usa ancora il passato remoto) in un sabato di lavoro pre-fiera di Genova. Andavano sottoposti ai vistatori (pochi) dei nostri stand (molti), ma nessuno, durante i giorni infernali della Coppa Cobram, ebbe tempo di dedicarsi a simili quisquiglie, impegnati come si era a tutelare la propria salute mentale, già considerevolmente a brandelli. Quelli che ci provarono dopo poco dovettero arrendersi per non essere sgozzati dai visitatori in questione che erano lì per vedere le barche e non avevano tempo da perdere con stupidi questionari. Il fatto è che ora servono, ordini del boss che con molta probabilità ha finito la carta igienica. E quindi poco importa che non ci siano, vanno tirati fuori dal cappello in tempo ragionevole. Così, dopo aver scritto le domande, a distanza di un mese scrivo le risposte. Quando si dice che uno se la canta e se la suona.
Oggi mi sono beccata in piena faccia un lavoro divertente. Devo compilare 156 questionari. Sono domandine facili facili che la mia giovane mente partorì (credo di essere l'unica nel raggio di 1000 chilometri che usa ancora il passato remoto) in un sabato di lavoro pre-fiera di Genova. Andavano sottoposti ai vistatori (pochi) dei nostri stand (molti), ma nessuno, durante i giorni infernali della Coppa Cobram, ebbe tempo di dedicarsi a simili quisquiglie, impegnati come si era a tutelare la propria salute mentale, già considerevolmente a brandelli. Quelli che ci provarono dopo poco dovettero arrendersi per non essere sgozzati dai visitatori in questione che erano lì per vedere le barche e non avevano tempo da perdere con stupidi questionari. Il fatto è che ora servono, ordini del boss che con molta probabilità ha finito la carta igienica. E quindi poco importa che non ci siano, vanno tirati fuori dal cappello in tempo ragionevole. Così, dopo aver scritto le domande, a distanza di un mese scrivo le risposte. Quando si dice che uno se la canta e se la suona.










Se vuoi ti do una mano tanto a scrivere cazzate che ci vuole, oppure mettilo on line e fai rispondere gli amici del cyberspazio, magari faresti anche bella figura (ops in quell'ufficio non esiste essere intelligenti). idea troppo sopraffina lasciamo perdere