21 dicembre 2006
E così domani rimpatrio natalizio in Abruzzo. Una prospettiva agghiacciante, credetemi. Il treno delle 19.30 è stracolmo di calabromilanesi, campanobolognesi, foggiaveneziani accatastati gli uni sugli altri, in bilico, che non sanno nemmeno loro se casa è dove stanno andando o da dove vengono. Stanchi, carichi di pacchi, stanno riversi sui sedili come pupazzi sgonfi, mangiano pane e prosciutto, raccontano quant'era fredda Milano stamattina. A Giulianova arrivo verso mezzanotte, non ci sono più treni per Teramo e comunque poi non ci sarebbero autobus per Montorio e quindi viene a prendermi mio padre. Giuseppe, detto Peppino perchè a mia madre piace di più, mi aspetta semicongelato sul binario di una stazione che da clichè dovrebbe essere semideserta e che invece pullula di gente manco fosse una discoteca. Chiacchierata e sigaretta conclusiva mentre si torna a casa sono il confine fra la vita normale da cui vengo e la follia tragicomica di casa mia. Arrivo nel cuore della notte. Scivolo nel letto avvolta da un silenzio soffocante. E la mattina dopo mi sveglio in un altro mondo, incubo parentesi sogno-o-son-desto, boh, qualcosa da affrontare in apnea e da cui fuggire a gambe levate, comunque.
Lasciatemi respirare.
Si comincia alle 8: il parroco ha minato il paese con un centinaio di altoparlanti che dal 24 al 26 ti sparano - dalle otto del mattino e per le 24 ore successive - nelle orecchie addormentate un Tu Scendi Dalle Stelle gracchiante e scordato. La tortura uditiva continua tutto il giorno, un'alternanza impietosa di Tu Scendi Dalle Stelle e Bianco Natale che si ripetono all'infinito, ti impediscono di pensare, ti atrofizzano le meningi. Tanto perchè a nessuno venga in mente di non credere in Dio. E i musulmani si mettano i tappi, e tanto peggio per loro. Appena apro la porta della mia camera mi investe il ciclone della frenesia natalizia: la famiglia di shopper compulsivi e consumisti da vuoto affettivo è alle prese con regali, pacchetti, fiocchetti, telefonate, inviti, bigliettini. Eccetto Peppino, che si rintana fra i suoi libri e non si sa chi è più coperto di polvere, a casa mia sono tutti sordi e tutto è troppo: l'esaltazione per il giorno di festa, il volume della voce, l'ansia per le cose da fare. Io, invece, appena sveglia sono depressa e furibonda, accecata da una rabbia cieca verso l'universo intero. Sempre, anche a Natale, anche a Pasqua, anche il Giorno del Giudizio. Da quando ho compiuto 28 anni la depressione mattutina non risparmia nemmeno il giorno del mio compleanno. Ma è come la nebbia, dopo un po' si dissolve. La furia natalizia di mia madre che ordina, non chiede, grida, non parla, acuisce la rabbia e la rende violenta. Mi trascino per casa cupa e chiusa, ma quando qualcuno tenta di coinvolgermi, o travolgermi, sbotto furibonda. Urlo. Vorrei andare via.
Tu sceeeeeeeeeeeeeeendi dalle steeeeeeeeeeelleeeeeeeeeeeeeeeeeeee.
Peppino sopravviene a salvarmi, come sempre, da quando ho messo piede al mondo. La tavola viene apparecchiata alle dieci del mattino, la finestra è troppo aperta, c'è troppa luce, andate affanculo. Dalla cucina odori disgustosi a quell'ora del mattino di brodo, sugo, olio, grasso.
Tu sceeeeeeeeeeeeeeendi dalle steeeeeeeeeeelleeeeeeeeeeeeeeeeee
.
A tavola siamo in tanti, troppi, anche qui. Mia zia schizofrenica sta in un'angolo con lo sguardo perso nel vuoto, si tormenta il sopracciglio. Ogni tanto si sveglia dal suo torpore, getta un grido acuto e feroce che per un attimo ci gela anima e parole. Poi si ritrae nel silenzio chimico degli psicofarmaci. L'altra sorella di mia madre è logorroica e fa da sottofondo, come la radio, peggio, come la TV. Nessuno l'ascolta tanto dice solo minchiate, ma lei parla parla parla parla parla. Senza fiato, senza tregua, senza sosta. Racconta cose che non si sa mai se siano vere. Nell'antica Grecia avrebbe fatto concorrenza a Omero. Dopo l'antipasto e il primo lo spettacolo diventa quasi osceno: la voce di mia zia, roca per le troppe sigarette, si attutisce ma insiste perversa e caparbia. Le parole si confondono nella sonnolenza, diventano un continuum senza pause, non pungono, non offendono, violentano lentamente, ti entrano nel cervello, annichiliscono i pensieri. Dopo un po' vorresti ucciderla pur di farla tacere. Soffoco.
Tu sceeeeeeeeeeeeeeendi dalle steeeeeeeeeeelleeeeeeeeeeeeeeeeee.
I miei due cugini, leccati, ricchi, patinati e ignoranti come da copione sono troppo grandi per essere quello che sono: arrivano tardi e non chiedono scusa, ridono troppo forte o parlano troppo piano o dicono stupidaggini a cui non si può ribattere. L'ha stabilito mia madre quando ero piccola: loro dicono e fanno quello che vogliono, noi non rispondiamo. Mai. Se ti permetti di rispondergli, di ribattere a qualcosa che hanno detto dopo dovrai vedertela con me. E non è facile. Peppino lo sa. Un Natale i miei mi regalarono un profumo. Costoso. Avevo diciassette anni ed ero convinta di essere brutta e stupida. Mia cugina lo vide e mi chiese di regalarglielo. Aveva 27 anni. Risposi no. Mia madre mi fulminò. Benedetta dai il profumo a Teresa. Feci una scenata mentre mia cugina mi guardava torva e diceva che lei alla mia età non era così nervosa.
Biaaaaaaaaaaaaaanco Naaaaaaaaaaataaaaaaaaaaaalllllllll.
Li guardo e so che è da lì che vengo. Peppino legge, Peppino tace. E' da lì che vengo e non posso farci niente. Qualcosa di loro ci deve essere nella mia testa, nelle vene, nel sangue. Qualcosa di quella follia ridicola devo averlo anche io. Tutto quello che posso fare e salire sul treno, tirare un sospiro di sollievo e fare il percorso inverso.
Mi chiedo come faccia Peppino. Solo, impolverato, coi suoi libri.
 
co.co.prodotto da Atipica at 1:07:00 PM | Permalink |


4Commenti


  • At 3:59 PM, Blogger Donna Speciale

    Il mio Natale sarà molto più tranquillo e tra pochi intimi, fortunatamente.... e felicemtente!
    Ti faccio tanti auguri (magari ci sentiamo!). Un grosso bacione!!!

     
  • At 4:38 PM, Blogger Atipica

    Tanti auguri anche a te carissima Leone!Un bacione
    ^__________^

     
  • At 12:17 PM, Anonymous Anonimo

    I ritorni a casa, sono sempre i traumi maggiori per gli Abruzzesi nati con la testa non - Abruzzese.
    Resistere, resistere, resistere...

     
  • At 12:42 PM, Blogger Atipica

    E che vuoi fare, resisteremo...;-)

     
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