Ci mancava l'insonnia. No, dico, uno per 30 anni dorme come un tasso nei luoghi più improbabili, comprese stazioni e camerate d'ostello puzzolenti, e all'alba del 31° si ritrova che non riesce a chiudere occhio a casa sua, nel suo letto. Funziona così, più o meno: lavo i denti (prevenire è meglio che curare, lo sento da quand'ero piccola ma non ricordo se l'oggetto della prevenzione fosse l'eroina o la carie), mi spalmo la faccia di creme, pomate ed elisir che promettono eterna giovinezza ma non funzionano nemmeno come placebo, e mi infilo nel pigiamino con gli orsetti anche detto l'Ammazzasesso. E qui è doverosa una precisazione: si potrebbe credere che io non abbia gusto in fatto di biancheria e cose così. La deduzione effettivamente corrisponde a verità, ma non nel caso del Pigiama Ammazzasesso. Primo, perchè me l'ha regalato mia madre nell'evidente tentativo di scoraggiare qualunque uomo a toccarmi. Secondo, perchè più che un articolo di biancheria intima è uno strumento di difesa: serve a tener lontani i maniaci. Provate a immaginare un maniaco a caso, tipo Hannibal Lecter, che si introduce nottetempo in casa mia per violentarmi. Si avvicina, vede il Pigiama Ammazzasesso e immediatamente il suo strumento va in caduta libera, più o meno come il famoso grave che si studia al liceo. Così il pigiama da difesa assolve il duplice scopo di salvare il mio onore e levare dalla circolazione un maniaco sessualmente attivo. Comunque dicevo, l'insonnia. Ecco, tutta inguainata nel mio pigiama da difesa, mi infilo sotto le coperte e spengo la luce. E, nello stesso istante in cui la mia camera sprofonda nel buio, nel cervello parte un turbinio di lucine e rotelle e crick-crock, trunck, clanck. Per esempio: io di giorno oscillo fra rincoglionimento e astrazione, mentre il tempo di reale presenza a me stessa, quindi di effettiva attività neuronale, è piuttosto contratto. Fra l'altro, di solito il mio cervello è sempre molto contento di essere messo a nanna. Ora però deve aver cambiato idea, perchè passo le notti a fissare il soffitto, ripescare ricordi seppelliti chissà dove, fare progetti che non metterò mai in pratica data la mia cronica incapacità di tradurre i pensieri in azioni, fare considerazioni sul mondo. E non è poi così brutto ascoltare il rumore dei tuoi pensieri nel silenzio, solo che i momenti di rincoglionimento diurno tendono ad aumentare e, con essi, le mie già scarse probabilità di non essere buttata fuori alla scadenza del contratto.







