La questione sabato sera sta diventando complessa. E trovo che la complessità aumenti quanto più ci si allontana dai diciott'anni. Mi spiego: durante l'età dell'oro il sabato non era un giorno della settimana, ma uno stato dell'anima. Di sabato non si faceva e non si pensava nulla che non avesse come oggetto il fatto che era sabato,appunto. Ci si svegliava la mattina ed era sabato, si andava a scuola, ok, ma era sabato. Se ti mettevano quattro in matematica era comunque un quattro preso di sabato. Sabato era il giorno degli amori eterni (che sarebbero miseramente naufragati il lunedì, ma chissenefrega) e delle sbronze liberatorie di cui ancora si ride. Che a pensarci fra le sbronze di ieri e quelle di oggi la differenza la fanno solo i diciott'anni di ieri e i trenta di oggi. Adesso il sabato mattina mi sveglio e faccio le pulizie. Quando ho finito vado a pagare le bollette, se proprio non resisto esco a sperperare compulsivamente un po' di soldi. Vivo come mia madre, in pratica. Poi la sera mi travesto da adolescente e trascino i miei trent'anni in locali e feste dove i 3/4 degli avventori ne ha in media 5 meno di me. E bevo. Come sabato scorso. E in preda ai fumi dell'alcol ascolto il solito pennellone decelebrato (quello del furto del cellulare di capodanno) che mi spiega, con la ricchezza linguistica che lo caratterizza, come a 24 anni non ne possa più di studiare all'università, di essere mantenuto dai suoi, di non poter comprare i giochi per la playstation (giuro che l'ha detto lui, non io) che vorrebbe. Bofonchio qualcosa sul fatto che non deve avere fretta, che dopo l'Università c'è un casino di bollette da pagare, di soldi che non bastano mai, di futuri pesanti come macigni da costuire, di ambizioni - nel mio caso di non-ambizioni - da affrontare. E gli dico che tornerei indietro, a quando non ero libero, a quando i miei pagavano per me, a quando potevo fingere che il futuro fosse solo quell'esame da passare. Sento una fitta terribile, ho parlato come una che ha perso qualcosa. Il pennellone mi guarda a bocca aperta, l'italiano e i ragionamenti complessi non sono il suo forte. Allora prendo la bottiglia di vino e do un sorso. Quando torno a casa scrivo qualcosa, penso. Ma quando torno a casa, il computer non sta fermo, gira, e gira pure il letto, e il gatto mi guarda a testa in giù. Il giorno dopo ho le rughe di chi la sera prima ha esagerato. E fuori dalla finestra c'è tanta nebbia.







