Qualcuno dovrebbe spendere una parola sul giornalismo. Sì, bisognerebbe spiegare ai ragazzi che fanno la fila fuori dalle redazioni col curriculum in mano e pieni di belle speranze che gli converrebbe fare i parrucchieri. No, non scherzo e si, dico davvero. Tanto per cominciare i giornalisti guadagnano meno dei parrucchieri. E non di un parrucchiere di quelli che vanno a pettinare Miss Italia, per intenderci, ma di un parruchiere qualunque, come la Gina sotto casa mia. Dati alla mano, la Gina prende, per tagliarvi quattro ciocche e ammorbarvi per tutta la durata dell'operazione con irrilevanti considerazioni sui nuovi protagonisti del Grande Fratello, almeno 40 euro. Voi, cari giornalisti praticanti, non li prendete per una giornata passata a sudare in una redazione. Vabbè, ma mica si resta praticanti tutta la vita, si dirà. Sbagliato. Quella del giornalista è l'unica professione in cui, come la girate la girate, si resta praticanti o, al massimo, si torna indietro. Mi spiego. Cominciate a 26 anni, non avete mai scritto una riga e siete, giustamente, praticanti. Vi pagano 900 euro il mese. Poi la vostra rivista fallisce (evitiamo di chiederci come mai, per il momento) e voi bussate alla porta di tutte le redazioni della vostra città. Dite, beh, adesso sarà più facile, un po' di esperienza ce l'ho, magari mi danno pure qualcosina in più. Bene, vi sbagliate. Dopo il secondo colloquio capite che vi conviene fingere di non averne, di esperienza. Perchè se poco poco quelli capiscono che avete aspettative riguardo allo stipendio e non vi accontentate di mangiare pane e cipolla pur di vedere il vostro nome stampato su Cavalli&Canguri, stracciano il vostro CV e addio lavoro. E così adesso di anni ne avete 30 e lo stipendio ammonta a 800 euro. Vabbè ma a 40 euro al giorno ci si arriva ancora, si potrebbe obiettare. Sì, ma non è che la Gina sotto casa mia fa un solo taglio al giorno. Già a tagli quella guadagna ciò che voi prendete in una settimana. E poi ci sono meches, permanenti e altri giochini che trasformano i capelli in una paglia informe, ma pare siano di gran moda.
Il secondo motivo per cui conviene darsi alla coiffure anzichè all'arte della parola è che voi dovete studiare per diventare giornalisti. Prima le superiori, un buon liceo con tanto di greco, latino, ditirambi e metrica. Infine (infine?) una bella facoltà umanistica dove v'aspettano Heidegger, Wittgenstein, Hegel e la cavallinità di Platone. Magari vi ci appassionate e diventate mezzi matti: ragionate su cose che non servono a niente e la gente non vi capisce quando parlate. Se non siete almeno un po' spiritosi, finisce che vi prendete sul serio. E questo rappresenterà un bel problema quando, cinque anni dopo, vi troverete a scrivere di GPL e metano per 800 euro il mese senza uno straccio di contributo. Perchè una mattina vi guarderete nello specchio e vi chiederete "Perchè?". A questo punto, sappiatelo, siete a un passo dal Prozac.
La Gina invece va a lavorare a 16 anni. C'ha i suoi soldini fin da piccola, si leva le sue voglie e non chiede l'elemosina a mami e papi come noi che ancora non riusciamo a pagarci il dentista da soli. Si fa la macchina tutta sua a 18 anni. A 19 si apre un negozio - tutto suo anche quello - e qualche anno dopo (mentre voi giocate ai ragazzi del muretto all'Università) si sposa col compagnuccio delle medie che, nel frattempo, ha fatto lo sviluppo. E non si fa mai idee troppo strane sul mondo, perchè magari è anche intelligente, la Gina, però non ha passato i primi 25 anni della sua vita a studiare le seghe mentali altrui per imparare a farsene di sue proprie. Originali, ruspanti seghe mentali costate tanti soldi, tanti anni e, ogni tanto, un sospiro.
Ora ditemi, secondo voi, io c'ho la macchina tutta mia? No, ho uno scarcassone euro 0 sottratto ai miei quando era già condannato alla rottamazione. Però ho studiato la Fenomenologia dello Spirito.
Come ti capisco... e straconcordo