Da rapida occhiata all'archivio mi rendo conto che non ho mai parlato di mio padre. Seriamente intendo. Beh, si, sono tante le cose di cui non ho mai parlato e di cui, con molta probabilità, non parlerò mai. Però non so, con mio padre un accenno sembra doveroso.
Mio padre è un padre, una madre e una sveglia. Un padre perchè natura vuole che abbia un coso fra le gambe che lo identifica come uomo, perchè lui c'ha messo lo spermino e non ha avuto il pancione. Perchè quando ero piccola, molto piccola, ha cercato con scarsi risultati di essere severo.
Una madre perchè suppongo che se finissi in galera sarebbe lui a portarmi arance e sigarette. Perchè m'ha spiegato come nascono i bambini e, a sedici anni, m'ha illuminato anche su come non farli nascere pur commettendo atti impuri. In calce al discorso, ha aggiunto dolcemente "Ma non credere di potermi fare le tue confidenze: io sono tuo padre e non un tuo amico. Della tua vita sessuale non voglio sapere nulla, ma era mio dovere spiegarti come non combinare guai".
Una sveglia perchè la mattina, ogni mattina, mi telefona alle otto e mi sveglia con voce umana. Odio le sveglie e il loro trillo gelido, la violenza con cui ti strappano dalle braccia di Morfeo per catapultarti in questo mondo tristo. E lui sa che le nevrosi dei figli vanno rispettate. Così ogni mattina mi chiama, mi dice buona giornata e mi legge le previsioni del tempo affinchè possa abbigliarmi in modo consono. Mi raccomanda di non prendere freddo d'inverno, di stare attenta alle correnti d'estate. E poi conclude con un "buona giornata e buon lavoro" pronunciato con il tono accorato di chi pensa "povero te che ti tocca vivere".
Da piccola avevo paura della sua barba, odiavo che mi correggesse i congiutivi e che mi costringesse a leggere. Odiavo che si rifiutasse di parcheggiarmi davanti alla televisione come facevano tutti i genitori. Da adolescente odiavo che avesse fatto il '68 e che ridesse di me e della mia età. Odiavo che non prendesse sul serio le mie ribellioni da sedicenne e commentasse sempre, dopo ogni sfuriata, "pare che i figli prima o poi tornino normali". Odiavo che avesse già letto in tutte le edizioni e le traduzioni esistenti ogni libro che io consideravo una rivelazione. Odiavo che fosse depresso e triste, ma soprattutto di non essere come lui. Mi sembrava che capisse qualcosa della vita che io nemmeno vedevo.
E adesso, adesso è solo mio padre.
Mio padre è un padre, una madre e una sveglia. Un padre perchè natura vuole che abbia un coso fra le gambe che lo identifica come uomo, perchè lui c'ha messo lo spermino e non ha avuto il pancione. Perchè quando ero piccola, molto piccola, ha cercato con scarsi risultati di essere severo.
Una madre perchè suppongo che se finissi in galera sarebbe lui a portarmi arance e sigarette. Perchè m'ha spiegato come nascono i bambini e, a sedici anni, m'ha illuminato anche su come non farli nascere pur commettendo atti impuri. In calce al discorso, ha aggiunto dolcemente "Ma non credere di potermi fare le tue confidenze: io sono tuo padre e non un tuo amico. Della tua vita sessuale non voglio sapere nulla, ma era mio dovere spiegarti come non combinare guai".
Una sveglia perchè la mattina, ogni mattina, mi telefona alle otto e mi sveglia con voce umana. Odio le sveglie e il loro trillo gelido, la violenza con cui ti strappano dalle braccia di Morfeo per catapultarti in questo mondo tristo. E lui sa che le nevrosi dei figli vanno rispettate. Così ogni mattina mi chiama, mi dice buona giornata e mi legge le previsioni del tempo affinchè possa abbigliarmi in modo consono. Mi raccomanda di non prendere freddo d'inverno, di stare attenta alle correnti d'estate. E poi conclude con un "buona giornata e buon lavoro" pronunciato con il tono accorato di chi pensa "povero te che ti tocca vivere".
Da piccola avevo paura della sua barba, odiavo che mi correggesse i congiutivi e che mi costringesse a leggere. Odiavo che si rifiutasse di parcheggiarmi davanti alla televisione come facevano tutti i genitori. Da adolescente odiavo che avesse fatto il '68 e che ridesse di me e della mia età. Odiavo che non prendesse sul serio le mie ribellioni da sedicenne e commentasse sempre, dopo ogni sfuriata, "pare che i figli prima o poi tornino normali". Odiavo che avesse già letto in tutte le edizioni e le traduzioni esistenti ogni libro che io consideravo una rivelazione. Odiavo che fosse depresso e triste, ma soprattutto di non essere come lui. Mi sembrava che capisse qualcosa della vita che io nemmeno vedevo.
E adesso, adesso è solo mio padre.









Che dolce che sei! Hai cambiato look anche al tuo cuore....no è venuto fuori un nuovo lato di Atipica ecco cosa sei in realtà una zolletta di zucchero! HIHIHI
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Ecco cosa rappresenta l'immagnine del tuo blog!