M: "Scrivi il comunicato sulla barca".
B: "Scrivere un comunicato, ma che bello! Lo farò dopo aver fatto la rassegna stampa, letto i giornali, risposto ai (tuoi) telefoni, riordinato la (tua) scrivania, messo a posto le scatole di riviste consegnate dal corriere, dato da bere alle piante e, dulcis in findo, pulito il cesso visto che l'uomo delle pulizie è andato a farsi una vacanza (c'ha il contratto a tempo indeterminato lui, mica come me)".
M: "Non mi interessa, il comunicato è prioritario".
Odio la parola prioritario pronunciata con quel tono sussiegoso e quel presuntuoso naso all'insù. Anzi, odio la parola prioritario e punto. Pioritario, risorse umane, relazionarsi, sinergie, dinamismo ed efficienza, gestione/gestire. Esprimono una visione aziendale della vita in cui le risorse umane brulicano come vermetti in una catena di montaggio vermifera, gestiscono priorità dentro e fuori dal formichiere in un andirivieni incessante e si relazionano creando sinergie dinamiche ed efficenti. "Caro, trovo che a questo punto sarebbe prioritario sposarsi e fare un figlio. Sarebbe l'occasione buona per comprare quel SUV superinquinante e supercostoso che desideri tanto".
Io non ho una visione aziendale della vita, anzi non ho proprio una visione della vita che mi pare un concetto già troppo articolato per la mia semplice mente, ma ho scoperto che devo adeguarmi. Non c'è vita fuori della visione aziendale, oppure è troppo costosa per un povero precario. Perciò scrivo il comunicato. Che, ovviamente, alla mia responsabile non piace. Senza dirmi alcunchè, comincia a modificarlo, tagliuzzarlo, maltrattarlo, stiracchiarlo. E va bene, chissenefrega del comunicato. Il colpo finale arriva quando passa alla punteggiatura. Dovete sapere che per M. punti, virgole, due punti, eccetera non sono altro che una questione fastidiosa. Non solo non mette le virgole seguendo le regole prescritte dalla grammatica italiana, ma nemmeno segue l'orecchio. Lei scrive e, dopo quindici righe e duemila battute, si ricorda di quella cosa strana chiamata "punteggiatura" a cui, per ragioni a lei oscure, tutti sembrano tenere moltissimo. Così imbraccia un fucile e lo carica a virgole, punti e punti e virgola che sparacchia a casaccio sul testo nonostante le veementi proteste del correttore di Word. Però lei è il capo, e il capo sa usare la punteggiatura meglio degli altri per definizione, di default per parlare informatico. Così, perchè sia chiaro a tutti chi comanda, lei ogni volta mi stravolge la punteggiatura. Stavolta però il diavolo c'ha messo la coda: colta da furor aziendalis ha inviato a chi deve approvarlo (AS) il comunicato sbagliato, la mia versione. E costui, prima che lei gli comunicasse la svista, se n'è uscito con un "M. cara, ma è scritto benissimo questo comunicato, la punteggiatura è perfetta", sperando di farle un complimento. E lei: "Si caro, l'ho preparato ieri con le mie manine e devo dire che m'è venuto fuori proprio bene".
Ora scusate, vado a dare l'acqua alle piante.
B: "Scrivere un comunicato, ma che bello! Lo farò dopo aver fatto la rassegna stampa, letto i giornali, risposto ai (tuoi) telefoni, riordinato la (tua) scrivania, messo a posto le scatole di riviste consegnate dal corriere, dato da bere alle piante e, dulcis in findo, pulito il cesso visto che l'uomo delle pulizie è andato a farsi una vacanza (c'ha il contratto a tempo indeterminato lui, mica come me)".
M: "Non mi interessa, il comunicato è prioritario".
Odio la parola prioritario pronunciata con quel tono sussiegoso e quel presuntuoso naso all'insù. Anzi, odio la parola prioritario e punto. Pioritario, risorse umane, relazionarsi, sinergie, dinamismo ed efficienza, gestione/gestire. Esprimono una visione aziendale della vita in cui le risorse umane brulicano come vermetti in una catena di montaggio vermifera, gestiscono priorità dentro e fuori dal formichiere in un andirivieni incessante e si relazionano creando sinergie dinamiche ed efficenti. "Caro, trovo che a questo punto sarebbe prioritario sposarsi e fare un figlio. Sarebbe l'occasione buona per comprare quel SUV superinquinante e supercostoso che desideri tanto".
Io non ho una visione aziendale della vita, anzi non ho proprio una visione della vita che mi pare un concetto già troppo articolato per la mia semplice mente, ma ho scoperto che devo adeguarmi. Non c'è vita fuori della visione aziendale, oppure è troppo costosa per un povero precario. Perciò scrivo il comunicato. Che, ovviamente, alla mia responsabile non piace. Senza dirmi alcunchè, comincia a modificarlo, tagliuzzarlo, maltrattarlo, stiracchiarlo. E va bene, chissenefrega del comunicato. Il colpo finale arriva quando passa alla punteggiatura. Dovete sapere che per M. punti, virgole, due punti, eccetera non sono altro che una questione fastidiosa. Non solo non mette le virgole seguendo le regole prescritte dalla grammatica italiana, ma nemmeno segue l'orecchio. Lei scrive e, dopo quindici righe e duemila battute, si ricorda di quella cosa strana chiamata "punteggiatura" a cui, per ragioni a lei oscure, tutti sembrano tenere moltissimo. Così imbraccia un fucile e lo carica a virgole, punti e punti e virgola che sparacchia a casaccio sul testo nonostante le veementi proteste del correttore di Word. Però lei è il capo, e il capo sa usare la punteggiatura meglio degli altri per definizione, di default per parlare informatico. Così, perchè sia chiaro a tutti chi comanda, lei ogni volta mi stravolge la punteggiatura. Stavolta però il diavolo c'ha messo la coda: colta da furor aziendalis ha inviato a chi deve approvarlo (AS) il comunicato sbagliato, la mia versione. E costui, prima che lei gli comunicasse la svista, se n'è uscito con un "M. cara, ma è scritto benissimo questo comunicato, la punteggiatura è perfetta", sperando di farle un complimento. E lei: "Si caro, l'ho preparato ieri con le mie manine e devo dire che m'è venuto fuori proprio bene".
Ora scusate, vado a dare l'acqua alle piante.










Anch'io ho dei grossi problemi con la punteggiatura e non riesco a farne una qualità come il buon Joyce.....non sogno degno di teeeeeeeeee.