Oggi tutto si tace, in ufficio un pesante silenzio. In verità vi dico, è leggerissimo. La maggior parte dei colleghi è impegnata a collezionare figure di cacca di fronte alla stampa nazionale sul versante tirrenico della nostra bella penisola, e i pochi rimasti in loco sono i meno molesti. In realtà c'è M., ma di questi tempi non è pericolosa. Non che mi abbia in simpatia (in ogni caso le sue simpatie non durano mai più di due mesi), semplicemente è troppo impegnata a leccarsi le ferite per l'ennesimo uomo uscito dalla sua vita per la porta di servizio dopo la prima - e a questo punto anche ultima - notte. Domani è venerdì ed è sempre un sollievo. Sto cercando di scrivere due racconti, ma non ho ambizioni letterarie. Semplicemente mi sono accorta che, se scrivo, spendo meno soldi in acquisti compulsivi e il mio fragile istinto di sopravvivenza mi suggerisce che ciò è senz'altro un bene. Se guardiamo la questione da un punto di vista strettamente pratico, nella remota ipotesi in cui ciò che scrivo piaccia a qualcuno, potrei raggiungere il duplice obiettivo di diventare scrittore ed evitare il tracollo finanziario. In questo preciso momento della mia vita il secondo è lo scopo che più mi interessa, ma comunque nemmeno il primo mi fa troppo schifo. Tutto ciò è confortante: le vie della nevrosi sono infinite e questo, nel mio caso, offre molte più speranze delle comuni vie del signore. Questa battuta è contorta e involuta e, avete ragione, non fa ridere.










te ...me plasi sempre più...