Coi tempi che corrono, cominciare la giornata con una clamorosa risata è cosa non da poco. Questa mattina, con il solito umore da condannato a morte, entro in ufficio. Seduta alla sua scrivania, rigida come un manico di scopa e inguainata nel consueto tailleur nero, la mia responsabile è già al lavoro. Sul suo viso assorto e concentrato, invece della solita messinpiega fresca di parrucchiere, troneggia un albero di natale di bigodini colorati. Esplodo in una fragorosa risata e, fra le lacrime, domando cosa l'abbia indotta a una capigliatura così insolita. La Bara risponde serissima che ha un appuntamento: alle 11 deve incontrare la Responsabile Stampa di una grossa azienda produttrice di impianti a GPL, uno squalo in gonnella che somiglia alla Meryl Streep del Diavolo veste Prada, impeccabile e feroce icona di questa società dell'immagine. E desidera presentarsi all'appuntamento impeccabile a sua volta, perchè sia chiaro fin dal primo sguardo che quanto a rigidità e ferocia neanche qui si scherza. Poi, emettendo un sospiro stanco decodificabile con un "devo spiegarti proprio tutto", mi espone il principio primo della sua visione della vita: presentarsi in modo impeccabile, non solo al lavoro, è il primo dovere di una donna. L'abito è il nostro biglietto di presentazione, ma non solo: il vestito siamo noi, la nostra personalità, il nostro modo di vedere la vita. Non v'è nulla di più falso del proverbio "l'abito non fa il monaco", perchè l'abito è il monaco, grida la Bara in un crescendo di esaltazione, mentre la costruzione di bigodini ondeggia come un pendolo da destra verso sinistra. E poi conclude, sotto il mio sguardo attonito, che la distinzione tra essere e apparire è una sciocchezza, perchè siamo ciò che sembriamo. E se riesci ad apprire qualcosa di buono, inutile prendersi la briga di esserlo. Punto e basta.
Sul quid filosofico contenuto in questo discorso sorvolo dacché, poveretto, si commenta da solo. Assai più pragmaticamente mi domando invece cosa abbiano pensato della Bara Bigodinata le persone che ha incrociato uscendo di casa, sul treno, alla stazione. Come sia apparsa ai loro occhi una che se ne va in giro coi bigodini in testa. Perchè se tra essere e apprire non c'è differenza, allora lei è pazza.
Sul quid filosofico contenuto in questo discorso sorvolo dacché, poveretto, si commenta da solo. Assai più pragmaticamente mi domando invece cosa abbiano pensato della Bara Bigodinata le persone che ha incrociato uscendo di casa, sul treno, alla stazione. Come sia apparsa ai loro occhi una che se ne va in giro coi bigodini in testa. Perchè se tra essere e apprire non c'è differenza, allora lei è pazza.










il problema quando vivi in italia è che in effetti la Bara non ha tutti i torti... perlomeno qui nel Belpaese nella stragrande maggioranza dei casi vale la sua tesi.
nella migliore delle ipotesi i poveri cittadini vedendola avranno pensato che si fa veramente di tutto per "tirare a campare", nella peggiore l'avranno commiserata prendendola per matta, in un mondo civile ed umano non l'avrebbero giudicata affatto per il suo involucro...
credo che inizierò a portare i sandali anche a -10 gradi dal prossimo inverno!