Ecco, ho finito: ho corretto il comunicato. E l'ho pure inviato. Ora però il problema è un altro: come evitare di commettere un crimine, investire un'innocua vecchietta che attraversa la strada, travolgere una mamma che spinge una carrozzella, defenestrare qualcuno. Insomma come far arrivare la mia fedina penale immacolata al momento di andare a letto, evitando altresì atti di auto lesionismo. Perchè correggere il comunicato di U. è un'esperienza ai confini della sopportabilità che scatenerebbe istinti omicidi in Madre Teresa di Calcutta. Figuriamoci in me. E pensare che stamattina ero triste, malconcia, un po' ammaccata dalla depressione metereopatica provocata da due giorni di pioggia ininterrotti, ma tutto sommato pacifica. Mi ero persino riproposta, cristianamente, di lasciare a U. ogni illusione sulla sua presunta grandezza giornalistica. Perchè a volte non avere senso della realtà aiuta a sopravvivere. Però al centesimo congiuntivo sbagliato inserito in una frase di 25 righe senza nè capo nè coda, la nevrosi s'è risvegliata. E, come ogni buon mato che si rispetti, ho iniziato a sentire una vocina ripetere ossessivamente che U. è pagato per scrivere come me. Solo che lui non lo sa fare nonostante abbia un contratto decente e guadagni cinque volte quello che prendo io,tanto che, alla faccia dell'ambiente e dell'inquinamento, si è comprato uno di queglio odiosi SUV del cazzo. In più si sente realizzato perchè è convinto di essere un grande giornalista, nonchè un fine conoscitore dell'animo umano, mentre io mi sento una vecchia scarpa senza alcuna prospettiva se non lo sfruttamento a vita e una serena vecchiaia all'ospizio dei poveri perchè, in 40 anni di onesta schiavitù, mi sarò meritata una lussuosa pensione da 200 euro. La vocina mi ha ricordato anche dell'ammirazione di U. nei confronti di Oriana Fallaci e di come, in occasione della sua morte, egli l'abbia definita la maggiore scrittrice italiana, con buona pace di Elsa Morante, Matilde Serao, Natalia Ginzburg, Dacia Maraini e altre stronzette di questo calibro. Nella stessa occasione il nostro eroe mi aveva anche chiamato ignorante perchè avevo espresso il mio disaccordo con un diplomatico sopracciglio alzato.
Così ho deciso di vendicarmi. E ho lasciato il comunicato così com'era: sono andata nel suo ufficio e, sfoderando il mio miglior sorriso, gli ho detto che era splendido, un capolavoro. E ho aggiunto sospirando: "quanto mi piacerebbe saper scrivere come te!". Quando è troppo, è troppo.
Così ho deciso di vendicarmi. E ho lasciato il comunicato così com'era: sono andata nel suo ufficio e, sfoderando il mio miglior sorriso, gli ho detto che era splendido, un capolavoro. E ho aggiunto sospirando: "quanto mi piacerebbe saper scrivere come te!". Quando è troppo, è troppo.










Posso proporti una lenitiva letturina con cui svariare?
Karl MArx "Manifesto del partito comunista" ;)