Il cervello è ben strano. Proprio nel momento in cui potrebbe stare un pochino in pace, solo con se stesso, si mette a pensare a questioni o individui così irrilevanti che ti sei persino dimenticato di loro. Così ieri sera, nel silenzio del mio monolocale, me ne stavo rannicchiata sotto le coperte mentre il gatto faceva le fusa quando il mio cervello ha ripescato dalla mia frammentata memoria due miei ex-coinquilini: Ciccio e Ciccia. Costoro di sicuro avevano anche un nome di battesimo, ma devo averlo rimosso. Ciccia era un gendarmone alto e con la testa incassata fra le spalle, la bocca sottile, i denti distanti e l'espressione fissa. Era di La Spezia, ma lavorarava all'Unicredit a Bologna ed era la donna più simile a un uomo che io abbia mai visto. Ciccio, al contrario, superava il metro e mezzo solo grazie a un taglio a spazzola che gli faceva guadaganare centimetri e, a giudicare dallo sguardo invasato e il sorriso contratto, non sarebbe stato difficile credere che fosse un serial killer, un terrorista, o qualunque altra cosa comporti uno stato di esaltazione permanente. Ciccio e Ciccia erano di una simplicitas quasi commovente. La loro vita si riduceva a lunghe sessioni di inebetimento davanti alla televisione e a una partecipazione accorata a tutti i reality in circolazione. Riempivano le giornate di commenti sull'atteggiamento, le disavventure, le vicissitudini sentimentali di questo o quel VIP, neanche fossero in perenne seduta dal parrucchiere. Le domande più complesse, e probabilmente anche le uniche, in grado di turbare la loro assoluta quiete encefalitica erano "Cosa mangiamo a pranzo/cena?" . E la risposa era sempre la stessa: pesto. Ciccio e Ciccia erano di destra perchè gli extracomunitari vengono in Italia e ci rubano il lavoro, e perchè loro non volevano mescolarsi con quei comunistacci che, durante il G8 di Genova, avevano "saccato i poliziotti come orsi". Saccare come orsi significava, nel loro semplice gergo, riempire di botte ed era la loro locuzione preferita: qualunque azione comportasse una percentuale, seppur minima, di violenza veniva espressa con la frase "saccare come orsi". Si poteva saccare come un orso una persona, un animale, e persino un oggetto. A me non risulta che gli orsi siano così mansueti da stare lì a prendersele senza reagire, ma tant'è. La violenza, in qualunque forma, era praticamente era l'unica cosa in grado di accendere nei loro sguardi un guizzo di vita che, dopo quache secondo, cedeva di nuovo il passo al solito nulla assoluto.
Una sera in cui Ciccio non c'era, Ciccia aveva rimorchiato un tale in strada e credo che lo abbia rivisto altre 2/3 volte durante altrettante assenze di Ciccio. Una sera durante una cena a base di linguine al pesto, tanto per cambiare, squilla uno dei cellulari di Ciccia (ne avevano 4 ciascuno). "Ciccio per cortesia puoi rispondere tu, ciccio caro?"
Ciccio ubbidisce scodinzolando e dall'altra parte una voce maschile chiede di parlare con Ciccia. "Chi parla?" domanda Ciccio. Click. Il furbone riattacca. Ciccio si irrita e decide di richiamarlo. "Pronto" risponde l'altro. "Chi sei?" domanda secco Ciccio. "Io Antonio" si presenta l'altro "tu invece devi essere il cornuto". Ciccio diventa rosso come un gambero, chiude la comunicazione e si volta a guardare Ciccia, troppo presa dal Grande Fratello per interessarsi del disastro che stava investendo la sua vita sentimentale. Ciccio avanza a grandi passi verso Ciccia, rosso e con gli occhi iniettati di rabbia. Per un attimo ho pensato che l'avrebbe saccata come un orso. A due passi da lei si ferma e esclama: "Ciccia, mi ha detto che sono cornuto!". Ciccia, continuando a fissare la tv: "Ah davvero, ciccio? Ti dispiace se ne parliamo durante la pubblicità, ciccio? sennò non capisco cos'è successo fra Francesca e Giovanni".
Descrizione perfetta della maggior parte delle persone di questo mondo. "Leggendoti" mi è venuto in mente la pubblicità di Aldo, Giovanni e Giacomo quella "cervello da canarino"!
Ho bisogno di un consiglio, ho visto nella lista dei libri che hai letto Ragionevoli dubbi, mi dici com'è?. Un grazie grosso grosso.