La grande notizia di oggi è che la realtà supera sempre la fantasia: sembra incredibile, ma il week end pasquale è stato peggio di quanto immaginassi. Alla Sacra Famiglia Unita s'è aggiunta, sabato 7 aprile, una frizzante serata all'insegna della malinconia e del rimpianto intitolata A Volte Ritornano - La III B Dieci Anni Dopo. Suppongo che l'incontro con gli ex-compagni di classe dopo un periodo sufficientemente lungo per temere pance mollicce, incipienti calvizie e fallimenti di vario tipo sia una specie di forca caudina sotto cui, prima o poi, bisogna passare. In qualità di fuoriuscita, fuorisede, fuggiasca o come cavolo vi pare finora mi ero risparmiata incontri nostalgici, aggiornamenti, pettegolezzi e "sai che fine ha fatto" di varia natura. Ma a qualche genio è venuto in mente che, per raccogliere tutti, bisognava organizzare l'incontro a ridosso di qualche festività comandata. Così sabato mattina squilla il telefono. Risponde mia madre, la sento domandare "come stai?" e poi esclamare "Che piacere risentirti!". "Come se davvero gliene fregasse qualcosa" penso inzuppando bovinamente il cornetto nel caffelatte, convinta che fosse l'ennesimo parente fuggito all'altro capo del mondo che ti ignora 364 giorni l'anno ma non può esimersi dal romperti le balle alle dieci del mattino di sabato santo. A un tratto un "te la passo" colpisce le mie meningi atrofizzate. Chi osa costringermi a interagire con l'umana specie ad una siffatta ora del mattino? Rassegnata, e pure un po' incazzata per la poca prontezza di mia madre (avresti potuto dire che dormivo, no?), mi trascino fino al telefono e ringhio un "pronto" dentro la cornetta. Una risata mi accoglie dall'altra parte: " e da quando dormi fino a tardi?" mi domanda una voce ignota eppure familiare. Sto per rispondere "E tu perchè rompi i coglioni a quest'ora", ma mi limito a domandare incerta "Annalisa?!". Sì, proprio Annalisa. Nel salotto di casa dei miei si materializza Raffaella Carrà vestita di lustrini e comincia a urlare: Direttamente da 11 anni fa, da un passato remoto e polveroso, Annalisa è quiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Capisco che sarà una brutta giornata. So cosa vuole prima che lo dica, qualcosa che vorrei evitare a tutti i costi, ma sono cronicamente incapace di dire di no e quindi ci andrò, reciterò il mio ruolo alla perfezione e fingerò di essere contenta: la cena di classe. Ci sono tutti? Sì, ci sono tutti. Per 11 anni ho conservato in testa il ricordo dei miei compagni congelati in fase diciottenne e acneica, ma adesso non si scappa, mi tocca scoprire che adulti sono diventati. E presentarmi davanti a loro, lasciare che mi scrutino, mi valutino, mi analizzino e stabiliscano se sono all'altezza di quello che ero o se ho tradito le speranze. Il piacere di stare insieme, il piacere di rivedersi, il piacere di raccontare cos'è accaduto: tutte cazzate. Siamo estranei, non ci conosciamo più, sarebbe come fermare uno per strada e chiedergli se vuole venire a mangiare una pizza con te. L'unica ragione per cui si mette in scena il teatrino della cena di classe - dieci anni dopo - è perchè arriva un momento nella vita in cui si ha bisogno di tirare le somme parziali per capire a che punto sei e come ti sta andando. E gli unici termini di paragone credibili sono quelli conosciuti quando la storia era ancora da scrivere, quelli che avevano le tue stesse possibilità e magari le tue stesse aspirazioni. Così mi sono ritrovata a vagare per Teramo con un branco di sconosciuti infreddoliti e fino alle 3 del mattino ho ascoltato racconti di nascite, morti, scelte, divorzi alternate con una lunga serie di "ti ricordi quando". Così ho scoperto che metà della classe ha avuto figli ed è sposata, che alcuni sono già divorziati, che una è addirittura vedova. Che il tizio che ci portava al mare con la 500 scassata del nonno ora fa l'avvocato e ha un SUV. Che quella che voleva fare la giornalista lavora in un bar. E che, anche se non ho visto pance flaccide e incipienti calvizie, avrei preferito continuare a ricordarmeli brufolosi e adolescenti.










Noooooo la rimpatriata noooo che tristezza!!!! Non era meglio una chiusa di 24 ore con la bara?